21/04/2010

Roma sparita, se la macchina del tempo si chiama Facebook

Roma sparita, se la macchina del tempo si chiama Facebook

Sul social network impazza il gruppo creato per scoprire com'era un tempo la città eterna, che il 21 aprile 2010 compie 2763 anni. Un viaggio nel passato attraverso oltre 7mila foto tra tradizioni dimenticate, angoli scomparsi e pezzi di storia

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“Non è la macchina del tempo ma ci si avvicina parecchio”. Si chiama Roma Sparita ed è un gruppo nato su Facebook dedicato alla città eterna che proprio il 21 aprile festeggia 2763 anni dalla sua fondazione. Oltre 68 mila iscritti, ma il numero cresce di ora in ora. Tutti sono fan della capitale o, meglio, della città che non c’è più. La pagina nasce infatti con l’intento di riscoprire la Roma di un tempo attraverso le foto.

“E’ un atto d’amore per la memoria di questa città”
si legge nella descrizione del gruppo che in rete è diventato subito un vero e proprio fenomeno tanto che sulla stessa scia ne è già nato un altro dedicato a Milano. L’obiettivo è “rendere accessibile, gratuitamente a tutti, almeno l'anteprima di immagini originali che testimonino Roma com'era”. A dar vita a questa sorta di viaggio nel passato ci sono semplici utenti appassionati di storia o di fotografia, ma anche alcuni addetti ai lavori, come archeologi o guide turistiche.

Ed eccola la città eterna nella sua evoluzione storica e urbanistica in un percorso di oltre 7 mila immagini.
Le foto sono suddivise per rioni, ma ci sono anche gli album “Scene di vita”, “Roma nel cinema”, “Libri su Roma”, “Mezzi di trasporto”, “Dipinti e disegni”. Tutti gli utenti possono caricare le loro immagini, purché siano precedenti al 1990. Nelle didascalie, che ora stanno iniziando ad essere tradotte anche in inglese a conferma del successo internazionale del gruppo, deve poi esser indicato il luogo e la data (leggi il regolamento).

Sfogliando i vari album riemergono i costumi e le tradizioni di un passato di cui oggi sono testimoni solo i nonni dei romani doc.

Si scopre, ad esempio, che in Piazza San Giovanni nei giorni di festa si vendevano le lumache. “Mia nonna mi raccontava la festa di S. Giovanni vissuta come festa di popolo. La mattina successiva si potevano ammirare i cumuli di gusci di lumache ingerite dalle centinaia e centinaia di romani” scrive Alfredo.
Tornano le immagini di quando il mercato si faceva a Piazza Navona e non a Campo dei Fiori, o quelle delle botteghe che sorgevano nelle arcate del Teatro di Marcello.

Ma la rete restituisce anche pagine di storia, come
i funerali di Vittorio Emanuele II, la folla in piazza Venezia per la proclamazione dello Stato di Guerra, o i parà tedeschi in ritirata su via dei Fori Imperiali. C’è spazio anche per le foto di una Fontana di Trevi con i turisti in costume e i piedi “a mollo” o per i manifesti elettorali “di altri tempi”.
Sulla pagina di Roma Sparita, però, non sono solo le immagini a parlare, ma anche le migliaia di commenti che accompagnano le foto. Ricordi dei tempi che furono, ma anche richieste di informazioni. “Che meraviglia quell'arco a via Barberini. Non sapevo ci fosse. Stupendo davvero!” dice Katerina. “L'arco fu abbattuto per problemi di viabilità insieme alla casa bianca alla sinistra che fece posto all'attuale hotel” le spiega Marco.
Tante foto e tanti post che danno vita a un vero e proprio manuale interattivo della città eterna realizzato dagli utenti. Un nuovo modo, forse, per scoprire e studiare la storia della propria città

Chiara Ribichini


10/10/2009

Twitter impara l'italiano

Twitter impara l'italiano

 

Nuova strategia che punta ad estendere il numero di utenti. Oltre alla nostra lingua sarà anche tradotto in francese, tedesco e spagnolo

 

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Twitter parlerà anche in italiano. L'annuncio arriva direttamente dal blog ufficiale del social network , per il momento disponibile solo in lingua inglese e in giapponese. Presto l'interfaccia sarà tradotta in altre quattro lingue: oltre all'italiano, ci sono francese, tedesco e spagnolo.

NUMERO DI UTENTI - Una strategia che punta ad estendere il numero di utenti. In Italia, si stima che i seguaci dei cinguettii di Twitter siano poche decina di migliaia, contro gli oltre 11 milioni di utenti attivi di Facebook, tradotto in più di 70 idiomi. Il compito di tradurre sarà affidato agli stessi twitters: in un primo momento, verranno coinvolte un numero limitato di persone, che riceveranno un invito a partecipare alla traduzione e dovranno , accettare precise condizioni, come la gratuità della collaborazione e il riconoscimento dei diritti di proprietà a Twitter. A questo punto, i volontari, visualizzeranno una schermata speciale di Twitter e potranno suggerire il modo migliore per tradurre termini e espressioni inglesi nella propria lingua, votando le scelte dagli altri traduttori. Se non si è stati inseriti nella lista dei prescelti, è possibile farne richiesta attraverso un modulo.

TRADUZIONE - Una volta raggiunto un certo numero di suggerimenti, Twitter sceglierà la traduzione più efficace e la sottoporrà all’ulteriore giudizio della community degli utenti. Saranno tradotte anche le applicazioni esterne che “girano” sul social network e permettono di fruire del servizio di microblogging, i cui i post si limitano a 140 battute, in maniera personalizzata.

NUOVI ORIZZONTI - Oltre ad aumentare il numero di utenti, Twitter sta cercando d'implementare i propri guadagni: secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, i vertici dell'azienda sarebbero impegnati in due trattative separate con Google e Microsoft, per consentire l'indicizzazione dei tweet all'interno dei rispettivi motori di ricerca in cambio di qualche milione di dollari e della suddivisione dei profitti ottenuti tramite gli annunci pubblicitari dai due colossi del web. In questo modo i micropost verrebbero visualizzati da Google e Bing in tempo reale, permettendo di conoscere i temi e gli argomenti che stanno suscitando interesse nella twittosfera.

Elvira Pollina


21/08/2009

Piacenza, insulti a prof su Facebook Denunciati 5 minorenni

Piacenza, insulti a prof su Facebook Denunciati 5 minorenni

 

I genitori dovranno rispondere in sede civile. I ragazzi hanno creato un gruppo sul social network e dovranno rispondere di diffamazione a mezzo internet

 

PIACENZA- Questa volta non è stata considerata una «ragazzata». Nessuna scusante per i cinque ragazzi che hanno aperto un gruppo su Facebook, per insultare una loro ex insegnante di una scuola media di Piacenza. Sono stati denunciati dalla polizia e dovranno rispondere al reato di diffamazione a mezzo internet. Rischiano anche di essere condannati a risarcire la professoressa in sede civile. Una punizione esemplare. Anche perché questi casi sono in crescita.

L'IDEA- I giovani, tra i 14 e i 15 anni, hanno creato un gruppo aperto, a gennaio scorso, per scambiarsi opinioni e pareri sulla loro ex insegnate di lettere. Il gruppo conteneva anche commenti ingiuriosi su argomenti vari, dai metodi didattici a valutazioni personali sulla donna. I ragazzi erano riusciti ad ottenere anche una foto. È stata la professoressa a scoprire la pagina e ha sporto denuncia. La polizia è riuscita a rintracciare i ragazzi tramite l'inidirzoz Ip del computer. Con loro anche un sesto ragazzino: non è stato denunciato perché all'epoca dei fatti aveva meno di 14 anni. Una denuncia e rischio di un risarcimento al quale dovranno rispondere i genitori.

I PRECEDENTI- Vessati, insultati e tormentati. I professori vengono spesso presi di mira sui social network. A Padova una professoressa di un liceo artistico è stata trasformata in una pornostar. I suoi studenti erano riusciti anche a fare un fotomontaggio con uno scatto rubato in classe. Poi c'è stato il caso al liceo Agnesi di Milano dove nel mirino c'era anche il preside. Una gogna mediatica che i docenti sono stufi di subire e da tempo hanno chiesto provvedimenti più seri. In realtà le punizioni sono state, per la maggior parte, relegate sempre in ambito scolastico. Condotta e sospensioni. E da oggi anche denunce per i più giovani. I ragazzi sono avvisati.


30/09/2008

L'MI6 recluta le nuove spie su Facebook

L'MI6 recluta le nuove spie su Facebook


Svolta modernista del servizio segreto britannico: annunci promozionali sul social network. Già in passato l'ingelligence di sua Maestà aveva usato la rete per cercare nuovi agenti

 

 

 

 

LONDRA (Gran Bretagna) - I servizi segreti inglesi si adeguano ai tempi e, anziché usare i canali tradizionali per reclutare le future generazioni di spie, hanno scelto Facebook, il social network più famoso e diffuso al mondo, per cercare di attirare nuovi adepti. E così, da questo mese, basta un clic di mouse su uno degli «Spy Wanted adverts» che compaiono sul sito inglese per ritrovarsi nel mondo di James Bond e provare a vedere l’effetto che fa.

GLI ANNUNCI - Come scrive il Daily Mail, sono tre i tipi di annunci che l’MI6 ha postato su Facebook, indirizzati ad altrettante tipologie di persone: il primo è riservato a coloro che hanno un background universitario e promette una carriera a lungo termine («Graduates of all ages can develop long-term careers»); il secondo è rivolto a quanti hanno un lavoro noioso e sono alla ricerca di qualcosa di diverso e di più elettrizzante («Time for a career change? MI6 can use your skills») per proteggere la patria dagli attacchi dei nemici, mentre il terzo offre ai potenziali interessati «un posto di prestigio nella storia mondiale» («A career in world events? Help influence world events»).

I PRECEDENTI - Non è comunque la prima volta che il MI6 cerca reclute sul web, visto che in passato sul sito online dell’Intelligence di Sua Maestà erano apparsi annunci pubblicitari che invogliavano le persone «motivate, di alto profilo, con una vivace curiosità politica, un’intelligenza pronta e una spiccata prospettiva internazionale» a prendere in considerazione una carriera da 007, mentre è dal 2006 che l’MI6 usa regolarmente giornali e radio per le sue inserzioni di lavoro. E’ però indubbio che la scelta di Facebook rappresenti un tuffo nella modernità.

IL RECLUTAMENTO - «I servizi segreti continuano ad identificare sempre nuove e più accattivanti opportunità per ingaggiare agenti – ha spiegato un portavoce del MI6 al giornale londinese – nell’ambito della campagna di reclutamento di potenziali candidati e gli annunci su Facebook ne sono un esempio. Va anche aggiunto, però, che il titolo di “agente operativo” in realtà copre diverse attività svolte dagli agenti segreti, che vanno dalla semplice analisi dei dati all’invio di uomini in nazioni ostili per raccogliere informazioni, nel più autentico stile di James Bond».


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