28/07/2010
Piemonte, via al riconteggio dei voti
Piemonte, via al riconteggio dei votiBerlusconi: «Non ribaltare il voto per via giudiziaria». Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dal presidente della Regione Roberto Cota
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| Cota (a sinistra) e Bresso (Ansa) |
TORINO - Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dai legali del presidente della regione Piemonte Roberto Cota, relativa alla decisione del Tar del Piemonte, che ha ordinato il riconteggio elettorale di circa 15 mila schede delle ultime elezioni regionali.
SODDISFAZIONE DEI LEGALI DELLA BRESSO - Soddisfatti i legali dell’ex governatore Mercedes Bresso. «Il Consiglio di Stato - ha spiegato l’avvocato Luca Di Raimondo - ha stabilito che con il riconteggio non c’è alcun danno grave per la Regione Piemonte, la cui attività amministrativa può andare avanti con regolarità. Inoltre - ha aggiunto il legale di Bresso - è stato detto che la certificazione dei voti prevede il contraddittorio tra le parti, che sono quindi entrambe garantite».
BERLUSCONI: NON RIBALTARE VOTO VIA GIUDIZIARIA - Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il presidente del Consiglio: «Mi auguro per il rispetto dovuto alla sovranità popolare, che non si voglia ribaltare per via giudiziaria la scelta dei cittadini piemontesi. La legge è chiara: chi vota una lista con una croce sola dà due voti, uno alla lista e uno al candidato presidente. A meno che non scelga di dare esplicitamente un voto disgiunto.
Redazione online
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13/07/2010
Le mani della 'ndrangheta sul nord Italia
Le mani della 'ndrangheta sul nord ItaliaMaxi blitz: oltre 300 fermi tra Reggio Calabria e Milano, tra gli indagati in Lombardia politici e carabinieri. L'organizzzione criminale strutturata come Cosa nostra. Maroni: operazione eccezionale
Come Cosa nostra - La 'ndrangheta ha ormai una struttura verticistica e tutti gli affiliati, sia che operino in Italia, sia che si trovino all'estero, dipendono gerarchicamente dalle cosche della provincia di Reggio Calabria. E' quanto è emerso dall'inchiesta condotta dalle Procure distrettuali di Reggio Calabria e Milano che ha portato al maxi blitz con oltre 300 arresti. La 'ndrangheta, dunque, non ha piu una struttura familistica, ma si è organizzata sul modello di Cosa nostra siciliana.
Dalle indagini che hanno portato ad oltre 300 arresti di oggi da parte di Polizia e Carabinieri è emerso come la 'ndrangheta, dopo un lento processo evolutivo, gia' delineato da alcuni collaboratori di giustizia nei primi anni '90, abbia raggiunto una nuova configurazione organizzativa, in grado di coordinare le iniziative criminali delle singole articolazioni, soprattutto nei settori del narcotraffico internazionale e dell'infiltrazione negli appalti pubblici. E' stato documentato tecnicamente come le cosche della provincia di Reggio Calabria costituiscano il centro propulsore delle iniziative dell'intera organizzazione mafiosa, nonché il punto di riferimento di tutte le proiezioni extraregionali, nazionali ed estere.
Accertati, infine, modalità e movente di un grave fatto di sangue consumato nell'hinterland milanese, che aveva notevolmente allarmato l'opinione pubblica.
Cosche egemoni controllavano la Lombardia La maxi-operazione di carabinieri e polizia, denominata 'Il crimine', ha colpito le più importanti e potenti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere. Di fatto sono state "destrutturate", dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i padrini della cupola reggina si incontravano al Santuario della
Madonna dei Polsi di San Luca per stabilire strategie e nuove regole, mentre i clan attivi in Lombardia avevano anche provato senza successo ad inserirsi nel business dell'Expo.
I fermi - Nel maxi blitz di carabinieri e polizia, coordinato dalle Dda di Milano e Reggio Calabria, è stato arrestato Pino Neri, considerato il capo dell'ndrangheta in Lombardia. A quanto si è appreso da fonti investigative, Neri era, fino a prima dell'arresto, il vertice assoluto della mafia calabrese in Lombardia.
Tra le figure di spicco fermate, molti dei capimafia della cupola reggina tra cui Cosimo Filomeni, detto il Brigante. Inoltre, è stato fermato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell'Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell'inchiesta, che ha accertato infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, sono indagati anche l'assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l'ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta).
Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel corso del blitz sono stati effettuati anche sequestri di beni per oltre 50 milioni di euro tra cui attività commerciali nella disponibilità delle cosche.
Le accuse - Associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura, traffico internazionale di armi e stupefacenti, riciclaggio e infiltrazione nei pubblici appalti; queste le accuse nei confronti dei fermati tra i quali uomini delle forze dell'ordine e esponenti politici.
Il boss Pino Neri incoronato in un centro intitolato a Falcone - Stando alle indagini il boss Pino Neri sarebbe stato 'eletto' con un vero e proprio brindisi durante una cena a Paderno Dugnano, nel Milanese. Alla riunione avrebbero partecipato diversi esponenti della 'ndrangheta che hanno deciso di eleggere Neri come boss lombardo. La centralità della struttura messa in piedi dagli 'ndranghetisti nella regione del Nord sarebbe testimoniata anche dal nome dato all'organizzazione, "La Lombardia", appunto, e si risconterebbe anche dal numero degli arresti effettuati dalle forze dell'ordine proprio in Lombardia, circa la metà dei 300 eseguiti nell'operazione.
Secondo le risultanze, il boss avrebbe dato vita a una organizzazione diversa dalla classica struttura 'ndranghetistica, non solo orizzontale ma anche verticale, una specie di organo di coordinamento.
Maroni: "'Ndrangheta colpita al cuore" - "Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la 'ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l'aspetto organizzativo che quello patrimoniale". E' quanto afferma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, congratulandosi con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e con il comandante generale dell'Arma, Leonardo Gallitelli, "per l'eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d'Italia". "Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia - prosegue Maroni - sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell'azione di contrasto alla criminalita' organizzata".
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22/05/2010
Detroit, operai applaudono Marchionne «In Italia sarebbe inimmaginabile»
Detroit, operai applaudono Marchionne «In Italia sarebbe inimmaginabile»L'amministratore delegato di Fiat-Chrysler ha presentato la nuova Jeep Grand Cherokee: «È il segno della rinascita», «la società tornerà in borsa, forse nel 2011»
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| Marchionne guida la nuova Jeep Grand Cherokee a Detroit (Ap) |
DETROIT - «Purtroppo tutto ciò è inimmaginabile in Italia». Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat-Chrysler, è stato accolto a Detroit a suon di applausi. Non dei manager, ma degli operai dello stabilimento in cui viene prodotta la nuova Jeep Grand Cherokee. Alla domanda se la situazione del mercato automobilistico Usa, e di Chrysler in particolare, possa essere paragonata a quella italiana, Marchionne ha risposto così: «Ma avete visto che reazione abbiamo avuto oggi? Purtroppo tutto ciò è inimmaginabile in Italia».
LA NUOVA JEEP - L'occasione era la presentazione della nuova Grand Cherokee: «È il segno della rinascita di Chrysler - ha detto Marchionne -, rappresenta il meglio: la direzione verso cui stiamo andando nel produrre alta qualità, veicoli a tecnologia avanzata». L'auto sarà sul mercato americano da giugno al prezzo di 30.995 dollari (la Laredo 4x2) e 32.995 dollari (la Laredo 4x4), circa 500 dollari meno del modello attualmente in circolazione.
IN BORSA NEL 2011 - Marchionne ha annunciato che Chrysler tornerà in Borsa, «probabilmente nel 2011». Ha poi precisato di preferire che sia il gruppo General Motors a farsi avanti per primo. Alla presentazione della Grand Cherokee erano presenti, oltre al sindaco di Detroit Dave Bing, tre rappresentanti del mondo politico americano: la governatrice del Michigan Jennifer Granholm e le parlamentari Debbie Stabenow e Carolyn Cheeks Kilpatrick.
Redazione online
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31/10/2009
Camorra, arrestato il boss Russo
Camorra, arrestato il boss Russo
Soddisfazione di Maroni: «Una giornata da incorniciare, continua la lotta alle mafie». Condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era tra i 30 ricercati più pericolosi d’Italia
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| Salvatore Russo come appariva nella foto segnaletica della Polizia di Stato |
NAPOLI - Il super latitante Salvatore Russo, capo dell’omonimo clan camorristico attivo nell'agro nolano è stato catturato all’alba dagli agenti della Squadra mobile di Napoli. Il boss, già condannato all'ergastolo per omicidio e associazione mafiosa, era inserito nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia ed era latitante dal 1995.
FRATELLI LATITANTI - Salvatore Russo era latitante così come il fratello Pasquale, tuttora ricercato dalle forze dell’ordine. Un tempo erano al vertice del clan guidato dal boss Carmine Alfieri, oggi pentito. La vita criminale dei fratelli Russo inizia negli anni Settanta, dopo aver stretto legami con il clan di Mario Fabbrocino e contatti con Michele Zaza e quindi con la mafia siciliana. Russo era ricercato per associazione di tipo mafioso, omicidio, occultamento di cadavere e altri reati. Il 15 aprile del 1994 erano state diramate anche le ricerche in campo internazionale.
LA SODDISFAZIONE DEL GOVERNO - Grande soddisfazione è stata espressa dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che parla dell'ennesima «giornata da incornicare» e che definisce l'arresto «un colpo durissimo alla camorra, un grande successo delle forze dell'ordine e della squadra mobile». Maroni ha inoltre detto che si sta «chiudendo il cerchio dei super latitanti: questa è la strada migliore per battere definitivamente la camorra e tutte le mafie. Stiamo realizzando successi straordinari contro mafia e camorra. Non ci fermeremo, vogliamo vincere la guerra contro le ogni forma di criminalità organizzata».
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18/06/2009
Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro
Ricorso immigrato contro Atm respinto dal giudice del lavoro
Soddisfatta L'azienda dei trasporti: «tutto come previsto». La motivazione: «Ci dispiace, ma non ha presentato la domanda». Il legale: «Ora la presenteremo»
| Mohamed Hailowa, 18 anni, elettricista |
MILANO - Il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Maria Gabriella Mennuni, ha respinto il ricorso presentato da Mohamed Hailowa, marocchino di 18 anni, contro l'Atm (Azienda di trasporti milanesi), nel quale lamentava di non potere essere assunto in base a un decreto regio del 1931 che prevede la cittadinanza italiana o europea per lavorare nelle concessionarie del trasporto pubblico. La motivazione: il ragazzo non ha mai presentato la domanda di assunzione.
ATM SODDIFATTA, L'AVVOCATO RECLAMA - L'Atm esprime «soddisfazione» per l'ordinanza del giudice. «Siamo soddisfatti del risultato - spiega l'azienda in una nota -. Come ampiamente previsto è stato rigettato il ricorso». «A questo punto presentiamo la domanda di assunzione, e vediamo che succede», annuncia invece il legale di Hailowa, l'avvocato Alberto Guariso. Il legale ha aggiunto che lunedì presenterà reclamo contro la decisione del giudice che «contrasta con alcune sentenza della Corte di giustizia europea». «Una volta che l’Atm dichiara in giudizio che non vuole nè può assumerlo - ha chiarito l’avvocato - il giudice deve decidere nel merito, non può tirarsi indietro come ha fatto».
«NON HA FATTO DOMANDA» - Nelle motivazioni dell'ordinanza il giudice spiega che manca l'interesse ad agire da parte del giovane marocchino «difettando il requisito della concretezza che sarebbe stato raggiunto attraverso la presentazione alla convenuta (l'Atm, ndr) della domanda di assunzione». Il giovane, infatti, che voleva lavorare nell'azienda come operaio elettricista, non ha mai presentato la domanda, ma ha letto sul sito dell'azienda il bando di concorso vedendo che potevano essere assunti solo cittadini italiani o europei. Per questo ha deciso di presentare il ricorso. Il giudice nelle motivazioni però chiarisce che «il contenuto di un bando di concorso non sembra rappresentare un serio ostacolo alla semplice presentazione di una domanda di ammissione».
IL REGIO DECRETO - I legali del giovane (regolare in Italia), gli avvocati Alberto Guariso e Lidio Neri, avevano chiesto al giudice nel loro ricorso di dichiarare implicitamente abrogata la norma del regio decreto e quindi di far rimuovere il requisito di cittadinanza e, in subordine, di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta. Avevano parlato anche di «comportamento discriminatorio» da parte dell'azienda. Il giudice, nelle motivazioni dell'ordinanza, spiega che «solo una volta che sia stata presentata la domanda di partecipazione o ammissione diventa possibile per il giudice l'esame di quell'atto amministrativo presupposto di cui si deduce l'effetto discriminatorio». Nulla esclude infatti che, secondo il giudice, «il ricorrente possa avere accesso ad altro posto di lavoro e non avere più interesse a coltivare l'intenzione di lavorare» per l'azienda. Dunque, a parere del giudice, «sembra abnorme ordinare alla convenuta così come richiesto di accettare e valutare una domanda del ricorrente non ancora presentata», ricorrente che «si è limitato a sottoporre al giudice un astratto quesito giuridico».
LA DISCRIMINAZIONE: «VA APPROFONDITA» - Secondo il magistrato, tuttavia, «la questione per i suoi risvolti giuridici e sociali» merita «certamente un maggiore approfondimento nel merito», ma in questo caso «con profondo rincrescimento, deve fermarsi all'accertamento negativo della sussistenza delle condizioni» per il ricorso.
15:43 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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