06/07/2010

Uruguay, è la fine di un sogno. L'Olanda vola in finale

Uruguay, è la fine di un sogno. L'Olanda vola in finale

Al Green Point Stadium di Città del Capo è un tripudio di bandiere arancioni: van Bronckhorst, Sneijder e Robben condannano i sudamericani (3-2) e regalano agli olandesi una finale che mancava da 32 anni. Inutili le reti di Forlan e Pereira.

olanda_in_finale.jpg

URUGUAY-OLANDA 2-3
18' Van Bronckhorst (O), 41' Forlan (U), 70' Sneijder (O), 73' Robben (O), 91' Pereira (U)



Sulle tribune del Green Point Stadium di Città del Capo sventolano solo le bandiere arancioni dell'Olanda: la formazione allenata da van Marwijk liquida l'Uruguay (3-2) e conquista la finale di questo primo Mondiale in terra d'Africa. E in Sudafrica si è già stabilito un record: con l'eliminazione dell'Uruguay chiunque alzerà la Coppa sarà la prima volta che una nazionale europea conquista un Mondiale fuori dal proprio continente.

Olanda subito in vantaggio al 18' del primo tempo con un gran tiro all'incrocio di Van Bronckhorst, gli Orange dominano per quasi tutto il primo tempo ma al 41' arriva il gol del pareggio di Diego Forlan. Il sogno dei sudamericani si frantuma nel secondo tempo sui piedi di Sneijder e sulla testa di Robben, due gol in soli tre minuti: al 70' e al 73' finisce la partita dell'Uruguay. Inutile la rete della speranza di Maxi Pereira e l'assedio dell'Uruguay nel finale: il sogno sudamericano si interrompe nei quarti di finale.


Trentadue anni dopo l'Olanda conquista di nuovo la finale di un Mondiale. Gli Orange, dopo aver raggiunto per la quarta volta le semifinali, sono riusciti ad arrivare - come nel 1974 e nel 1978, all'epoca dell'Arancia Meccanica di Johan Cruijff - alla finalissima. In entrambi i casi, l'Olanda perse contro i padroni di casa (1-2 contro la Germania Ovest nel 1974, 1-3 dopo i tempi supplementari contro l'Argentina quattro anni dopo).


28/01/2010

Si chiama F10 la Ferrari della rinascita «Torneremo vincenti con l'anima latina»

Si chiama F10 la Ferrari della rinascita «Torneremo vincenti con l'anima latina»

 

Montezemolo: «ha le caratteristiche per essere la monoposto del riscatto». La Rossa per la coppia Alonso-Massa. Lo spagnolo: «Un sogno». Il brasiliano: «Un ritorno speciale»

 

La nuova Ferrari F10 (Afp)
La nuova Ferrari F10 (Afp)

MILANO - Si chiama F10 la nuova Ferrari che correrà quest'anno nel campionato mondiale di Formula 1. Il nome della nuova Ferrari riprende la tradizione legata all'anno del debutto in gara. Il progetto, sigla interna 661, è l'interpretazione dei regolamenti dopo i chiarimenti forniti dalla Fia per quanto concerne il diffusore.

LE CARATTERISTICHE - La liberalizzazione di quell'area consente di ottenere potenzialmente grandi vantaggi in termini di prestazioni. Rispetto alla F60, la F10 è nata con l'obiettivo di massimizzare il rendimento aerodinamico del doppio diffusore. Gli attacchi del motore alla scocca sono stati modificati ed è stata rivista la forma della scatola del cambio e il disegno della sospensione posteriore. La parte anteriore è stata sensibilmente rialzata ed è scavata nella parte centrale, in modo da ottimizzare il flusso dell'aria. Altra importante novità è l'abolizione del rifornimento e la conseguente necessità di un serbatoio capace di contenere la quantità di carburante per terminare la gara su ogni circuito. La lunghezza della vettura è aumentata per alloggiare il nuovo serbatoio ma anche per installare radiatori più lunghi e stretti. La necessità di dover iniziare le gare con una vettura molto più pesante ha imposto una revisione dell'impianto frenante, in collaborazione con la Brembo. Per aumentare il livello di sicurezza sono state introdotte nuove prove di impatto per la centina dello schienale e per il serbatoio a pieno carico. È stato poi aggiornato il dado della ruota per aumentare la sicurezza in fase di rilascio vettura ai box. Tra le molte novità tecniche, anche l'aumento del peso minimo a 620 kg e pneumatici anteriori più stretti che dovevano incentivare l'utilizzo del Kers, sistema accantonato almeno per quest'anno. Oltre alle dimensioni ridotte, gli pneumatici 2010 avranno mescole e costruzioni diverse da quelle dello scorso anno e saranno provati solamente a partire dai test di febbraio, limitati a 15 giorni con una sola vettura in pista ciascuno.

COPPIA LATINA - Tanta attenzione sulla vettura, come sempre. Ma tanta anche per i piloti, coppia inedita con il «debuttante» Fernando Alonso, alla sua prima festa in rosso Ferrari, e il ritrovato Felipe Massa. Un'impronta «latina» che fa sognare i tifosi. Per lo spagnolo si è realizzato un sogno: «Per me è la prima volta con la Ferrari - spiega lo spagnolo - è molto emozionante. Ringrazio tutta la squadra che ha fatto un ottimo lavoro per costruire un sogno. Grazie anche agli sponsor e ai partner perchè c'è tanta passione. Noi siamo pronti a prenderci le responsabilità in pista e con Felipe saremo una squadra molto forte». Il brasiliano non può non ricordare la paura del recente passato e conta di esorcizzarla proprio tornando al volante della Rossa: «E' un grande piacere per me essere qui, una presentazione speciale dopo un anno difficile, un incidente. Sono felice, orgoglioso, con una voglia più grande di quella che ho sempre avuto. Spero che sia una macchina competitiva, che possiamo lottare per il titolo. Noi faremo di tutto per portare la Ferrari davanti».

MONTEZEMOLO: «NUOVO CICLO» - «Vogliamo tornare ad essere vincenti. Vogliamo tornare alla posizione che, sappiamo, deve essere della Ferrari». La F10, secondo il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, deve essere la monoposto del riscatto. «Siamo una squadra latina, che parla italiano, consapevole di rappresentare le eccellenze di uno straordinario paese, cui riesce tutto quando ha lo spirito di squadra. Nel nostro team lo spirito di squadra c'è, anche se è rinnovata perché un ciclo è finito e per fortuna è finito anche il 2009. La macchina ha in sè tutte le capacità degli uomini e delle donne della Ferrari per farne una monoposto vincente». Montezemolo ha poi citato i due piloti: «Felipe è più forte di prima, Ferdinando (il presidente lo ha chiamato proprio così ndr) ci ha battuto nel 2005 e nel 2006 con forza e capacità. E adesso siamo contenti di averlo qui perché è un ragazzo in gamba».

DOMENICALI: POTENZIALE GIUSTO - «Abbiamo tutto il potenziale per fare bene in una stagione che deve rappresentare il punto di svolta» dice Stefano Domenicali, team principal della Ferrari. «Abbiamo due nuovi piloti. Diamo il benvenuto a Fernando Alonso nella nostra famiglia. È due volte campione del mondo, si dice che non c'è due senza tre . Arriva con noi al momento giusto per tutti, con la voglia di fare bene e rinsalsando il concetto di squadra. E abbiamo il nuovo Felipe, dopo l'incidente drammatico della scorsa stagione in Ungheria. È diventato papà, ha tutto per dimostrare il pilota che è. Ha tutto per riprendere il cammino da dove il destino lo ha interrotto su quel rettilineo in Ungheria».

Questi i dati tecnici della nuova Ferrari F10
Autotelaio: In materiale composito a nido d'ape con fibra di carbonio. Cambio longitudinale Ferrari. Differenziale autobloccante. Comando semiautomatico sequenziale a controllo elettronico con cambiata veloce. Sette marce più retromarcia. Freni a disco autoventilanti in carbonio Brembo. Sospensioni indipendenti con puntone e molla di torsione anteriore/posteriore. Peso, con acqua, olio e pilota, 620 kg. Ruote BBS (anteriori e posteriori) 13".
Motore: Tipo 056, a 8 cilindri a V 90 gradi, 32 valvole. Blocco cilindri in alluminio, fusione in sabbia. Distribuzione pneumatica. Cilindrata totale 2398 cm3. Peso maggiore di 95 kg. Iniezione e accensione elettronica. Benzina Shell V-Power. Lubrificante Shell Helix Ultra.

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Redazione online


28/08/2009

Velista 13enne non farà il giro del mondo

Velista 13enne non farà il giro del mondo

 

Laura Dekker bloccata da tribunale olandese e affidata ai servizi sociali: l'impresa sarebbe durata due anni, voleva partire a settembre. Due giorni fa il record è andato a un inglese

 

Laura Dekker (Afp)
Laura Dekker (Afp)

Laura Dekker, olandese di 13 anni, non può realizzare il suo sogno, almeno per il momento: circumnavigare il globo in barca a vela in solitaria. Motivo: è troppo giovane. Laura voleva partire a settembre, per diventare la più giovane velista ad aver realizzato l'impresa che sarebbe durata due anni.

SOTTO TUTELA - Lo stop è arrivato dalla giustizia olandese: il tribunale dei minori di Utrecht ha sospeso la patria potestà dei genitori per due mesi e ha deciso l'apertura di un'inchiesta per valutare l'impatto che una simile esperienza può avere sullo stato fisico e psichico della ragazza. Per due mesi i genitori dovranno negoziare tutte le decisioni importanti riguardanti la figlia. «Questo - spiega il tribunale - significa che Laura non può cominciare il suo viaggio intorno al mondo senza il consenso dei servizi sociali». La ragazza non era in aula. Il padre ha ascoltato la sentenza, ma non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Erano stati proprio i servizi di protezione dell’infanzia a chiedere l’affidamento temporaneo, dopo che il padre aveva chiesto a luglio un’autorizzazione per dispensarla per due anni dall’obbligo scolastico.

NATA SU UNA BARCA - Laura Dekker aveva fatto parlare di sé anche in Gran Bretagna. A maggio, scrivono i media olandesi, era stata bloccata dalle autorità portuali di Lowestoft, che non volevano farla ripartire da sola sulla sua barca "Guppy". La ragazza il mare ce l'ha nel sangue, essendo nata da genitori patiti della vela. Non solo: quando è venuta al mondo, al largo delle coste neozelandesi, i genitori erano impegnati in un giro del mondo durato sette anni. Una famiglia davvero cosmopolita, tanto che Laura ha tre nazionalità: olandese, tedesca e neozelandese. Aveva pensato di trasferirsi in Nuova Zelanda per salpare sul suo "Guppy", ma le autorità olandesi hanno fatto sapere che i servizi di tutela dei minori del Paese avrebbero avuto lo stesso atteggiamento. Ma Laura non demorde: «Da quando ho dieci anni so che mi piacerebbe tantissimo fare il giro del mondo. Mi sembra una cosa molto carina», ha detto in tv. Un giorno il suo sogno diventerà realtà.

RECORD A UN INGLESE - Per il momento però il record di skipper più giovane ad aver girato il mondo in solitaria spetta a Mike Perham, inglese di 17 anni. Partito il 15 novembre 2008 da Portsmouth, ha viaggiato per 30mila miglia attraversando l'Atlantico, fino al Capo di Buona Speranza, raggiungendo poi l'Australia e la Nuova Zelanda. Da qui è ripartito verso nordest fino al Canale di Panama tornando così nell'Atlantico. Un viaggio in cui Perham ha sfidato il vento e le onde, affrontando anche numerosi problemi tecnici che lo hanno costretto a diverse soste. Dopo nove mesi, due giorni fa ha tagliato il traguardo situato tra Lizar Point, in Cornovaglia, e Ushant in Francia, scortato dalla Royal Navy che ha certificato la realizzazione del record. Anche Mike viene da una famiglia di appassionati navigatori. Il precedente record era stato stabilito dal 18enne australiano David Dicks.



02/08/2009

Addio all'orto biologico di Michelle: colpa dei fertilizzanti dei Clinton

Addio all'orto biologico di Michelle: colpa dei fertilizzanti dei Clinton

 

IL CASO. Sostanze nocive nel giardino della Casa Bianca, dove la moglie di Obama ha piantato i suoi frutti

 

 

Michelle Obama al lavoro nel giardino della Casa Bianca
Michelle Obama al lavoro nel giardino della Casa Bianca

NEW YORK - Il sogno 'biologico' di Michelle Obama si infrange: il suolo del giardino della casa Bianca è stato in precedenza trattato con sostanze tossiche. Per questo motivo, i frutti piantati dalla moglie del presidente americano non potranno mai essere considerati biologici. In particolare, acque di scarico sarebbero state usate come fertilizzante: queste acque conterrebbero un'elevata quantità di piombo e, per questo, sarebbero nocive.

FERTILIZZANTI - Il paradosso è che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe stata la famiglia Clinton a utilizzare le acque di scarico come fertilizzante negli anni '90. E cioè proprio i precedenti inquilini democratici della Casa Bianca: l'ex presidente Bill e la moglie Hillary, adesso Segretario di Stato di Obama.


20/07/2009

Muore alpinista italiana in Pakistan

Muore alpinista italiana in Pakistan

 

Cristina Castagna, 31 anni, aveva. All'attivo quattro "ottomila". Faceva l'infermiera. Tragedia sul Broad Peak. In un biglietto aveva scritto: «Se mi succede qualcosa lasciatemi in montagna»

 

Cristina Castagna
Cristina Castagna

VICENZA - Aveva un sogno, e non lo teneva nel cassetto: voleva salire sulle montagne che superano gli 8mila metri. Ne aveva già scalate quattro. Ma quel sogno è finito sul Broad Peak: lì è morta l'alpinista italiana Cristina Castagna, 31 anni, che è precipitata per decine di metri ed è finita in un crepaccio. La notizia della tragedia sulla montagna di oltre 8.000 metri nella catena del Karakorum in Pakistan, è stata diffusa dal Giornale di Vicenza, la città dalla quale la Castagna lavorava come infermiera al pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo. La giovane, soprannominata "el grio", il grillo, aveva appena conquistato la vetta e stava scendendo dal Broad Peak (8.047 metri), conosciuto come "K3" e la dodicesima montagna più alta del pianeta.

IL BIGLIETTO: «LASCIATEMI IN MONTAGNA» - I familiari hanno trovato un biglietto nel quale la giovane, prima della partenza, aveva lasciato scritto di suo pugno, «Se mi succederà qualcosa lasciatemi dove la montagna mi ha chiamato a sé». Il suo programma prevedeva, dopo il Broad Peak, di scalare successivamente il Gasherbrum I (8.068 metri). All'attivo aveva gia quattro cime sopra gli ottomila metri: lo Shisha Pangma conquistato nel 2004, al Gasherbrum II (2005), al Dhaulagiri (2007) e al Makalu espugnato lo scorso anno. Con lei l'alpinista italiano Gianpaolo Casarotto, anche lui vicentino, che ha tentato di soccorrerla, inutilmente


28/06/2009

Da Brindisi alla pedana di Piazza Venezia, il sogno prima della pensione di un vigile

Da Brindisi alla pedana di Piazza Venezia, il sogno prima della pensione di un vigile

 

Il maresciallo Spinelli ha diretto il traffico nel centro di Roma emulando Alberto Sordi: «Ci pensavo da 30 anni». «Mi è sembrato di essere un direttore d'orchestra»

 

 

 

Alberto Sordi in piazza Venezia ne «Il vigile» del 1961
Alberto Sordi in piazza Venezia ne «Il vigile» del 1961

Ci ha pensato trent'anni. Si è studiato la piazza per bene. Da dove arrivano le auto, dove vanno, quando fermarle. I segnali da dare, lo stop, le mosse migliori. Poi lo scorso settembre ha preso carta e penna e ha scritto al sindaco Alemanno: «Caro sindaco, ho un sogno, vorrei dirigere il traffico in piazza Venezia». Proprio come Alberto Sordi.

DALLA PEDANA - E così, sabato mattina, alle 11.30, il maresciallo Cosimo Teodoro Spinelli, 62 anni, da Brindisi è salito sulla pedana mobile al centro di piazza Venezia e per una ventina di minuti ha comandato il traffico di auto e bus nel cuore di Roma. «Mi è sembrato di essere un direttore d'orchestra», sorride ancora emozionato. Ringrazia il suo comandante Teodoro Nigro, sindaco e vicesindaco di Brindisi e tutti coloro grazie ai quali il suo sogno è stato realizzato.

Cosimo Spinelli (Jpeg)
Cosimo Spinelli (Jpeg)

«EMOZIONATO» - «Non è stato difficile - racconta -, avevo studiato tutto per bene: vengo a Roma due volte l'anno e ogni volta mi incanto a vedere il vigile urbano lassù sulla pedana, come gestiscola, come tutto il traffico di questa grande piazza dipenda da lui». Era il suo sogno. Dopo 37 anni di onorato servizio come vigile urbano a Brindisi, voleva chiudere così la sua carriera, prima di andare in pensione nel prossimo gennaio. «Mi sono fatto questo regalo - dice appena sceso dalla pedana mobile -, non avevo paura, ma sì, ero emozionato, molto emozionato: mi hanno fotografato i turisti, mi hanno salutato in tanti quando era lassù». Non c'era nessuno della sua famiglia però, «siamo venuti con l'auto di servizio, non potevamo trasportare nessuno», dice con un filo di dispiacere misto però a senso del dovere. E il collega brindisino che lo ha accompagnato aggiunge: «Questo è vero attaccamento al lavoro: prima della pensione uno sogna un'altra vita e invece lui ha voluto coronare così la sua carriera».

Il maresciallo Cosimo Spinelli in azione (Jpeg)
Il maresciallo Cosimo Spinelli in azione (Jpeg)

ESPERTO - E con un po' di orgoglio il maresciallo Spinelli dice che certo «sono abituato a incroci difficili: di solito a Brindisi dirigo il traffico in un crocevia di 5 strade, qui in piazza Venezia ce ne sono solo 3». Però ammette che «qui è un'altra cosa». E infatti «se proprio devo rinascere spero stavolta accada a Roma, dove farei sempre il vigile, naturalmente». Ma visto che alla pensione manca ancora qualche mese, butta lì: «La prossima città dove vorrei dirigere il traffico per un giorno è Torino, perché sono juventino».

 

 

 

 

Claudia Voltattorni


14/03/2009

NOZZE DA SOGNO IN CASA DI GIULIETTA

NOZZE DA SOGNO IN CASA DI GIULIETTA

 



VERONA - Tutto ha un prezzo, anche il romanticismo alla Giulietta e Romeo. La novità che farà sospirare i fidanzati di mezzo mondo è che da oggi a Verona, città dell'amore, è possibile sposarsi nella casa dell'eroina resa immortale da Shakespeare. Il rovescio della medaglia - in un'epoca di crisi - è che per farlo bisognerà sborsare 600 euro, se si è veronesi, 100 in più per le coppie residenti fuori Comune. Le nozze sul balcone di Giulietta sono aperte anche agli stranieri, che però avranno la tariffa più alta: 800 euro per i cittadini dell'Unione europea, fino ad arrivare a 1000 euro per gli extracomunitari. Soldi, precisa l'assessore comunale alle relazioni con i cittadini, Daniele Polato, che in realtà serviranno a pagare gli straordinari al personale municipale necessario per lo svolgimento del rito. Il progetto "Sposami a Verona" è stato lanciato dalla giunta comunale con una delibera che estende i luoghi e i giorni (anche festivi) per la celebrazione dei matrimoni a sale e palazzi prestigiosi della città: fra questi appunto, il cortile della casa di Giulietta con il celebre balcone.

"I prezzi più alti per i non veronesi non sono certo una differenziazione 'etnica' - spiega il sindaco Flavio Tosi - ma dipendono dal fatto che per loro l'amministrazione comunale deve sostenere maggiori spese". La volontà della giunta scaligerà è di far diventare Verona "capitale dei matrimoni" come Las Vegas, che già da anni propone 'pacchetti' turistici completi, nozze comprese. Ma il vento della crisi sembra soffiare anche sulla Casa di Giulietta. Le tariffe chieste per dirsi 'si'' nel luogo simbolo dell'amore sembrano disincentivare più di un turista. "Mi sembra troppo, soprattutto in un momento come questo", dicono Lorenzo e Giulia, lui friulano e lei siciliana, nel cortile della casa dei Capuleti, in via Cappello, affollato da centinaia di turisti come ogni giorno dell'anno. "Intanto sono contraria al matrimonio - premette Francesca, bolognese avvinghiata al suo compagno - ma se dovessi scegliere un luogo per le nozze mi piacerebbe venire qui".

Il fidanzato Andrea, veronese, è particolarmente legato a questo luogo reso famoso nel mondo dall'opera del drammaturgo inglese: "Certo 600 euro sono una bella cifra - riflette -, ma piuttosto che spenderli in Comune o in chiesa li destinerei volentieri a questo posto visitato da tanti innamorati". In controtendenza una comitiva di giovani giapponesi: Nobutaka, mano nella mano con una ragazza zeppa di piercing, si informa: "Mille euro quanti dollari sono? Meno di 1300? Non mi sembra molto, in Giappone tutto è caro, sposarsi costa tantissimo. E questo sarebbe il posto ideale per coronare un sogno d'amore". Dal Sol Levante a Oltremanica. Paul arriva dall'Inghilterra con un gruppo di amici: "Bello, molto bello. Ma non bisogna dimenticare la crisi e poi questa è la creazione di Shakespeare: almeno uno sconto a noi inglesi potrebbero farlo!". Daniela, bresciana, ha scelto la Casa di Giulietta per festeggiare la laurea in Scienze sociali: "Certo che mi piacerebbe tornare qui per il matrimonio. Però pagare 600 euro mi sembra troppo caro, anche se non è che da altre parti si spenda meno".

Michele Galvan


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01/03/2009

Il grande sogno di Muhammad Yunus: la povertà rinchiusa in un museo

Il grande sogno di Muhammad Yunus: la povertà rinchiusa in un museo

 

Il «banchiere dei poveri» è in Italia per parlare della possibilità di aprire una filiale della Grameen Ban. L'inventore del microcredito lunedi' mattina in diretta

 

 

Muhammad Yunus
Muhammad Yunus

«Relegheremo la povertà nei musei. Ce ne sarà uno in ogni Paese, ci porteremo i bambini in visita: resteranno orripilati scoprendo la condizione infame che così tanti essere umani hanno dovuto sopportare per così lungo tempo e condanneranno i loro progenitori che hanno permesso tutto ciò». E’ questo il primo dei «sogni a occhi aperti» di una lunga lista che Muhammad Yunus ha messo nero su bianco nel suo ultimo libro, «Un mondo senza povertà». Desideri che l’economista del Bangladesh e premio Nobel per la Pace 2006 vuole veder realizzati nei prossimi 40 anni. Tra questi ce ne uno che sembra già a portata di mano, è l’idea che a quanto pare sta conquistando imprenditori, multinazionali e filantropi in tutto il mondo: curare il capitalismo malato con dosi massicce di iniziativa economica con finalità sociali.

Di questo, Yunus, l’inventore del microcredito che tutti chiamano «il banchiere dei poveri», è venuto a parlare in Italia e di questo si discuterà lunedì mattina nell’incontro pubblico con il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, trasmette in diretta dalle ore 11 (metterò il link di riferimento per chi vuole sentire e intervenire e per consentire ai moltissimi, soprattutto giovani e studenti, che non hanno trovato posto in sala, di seguire gli interventi). L’economista ripercorrerà la storia della sua Grameen Bank (la banca «del villaggio») fondata nel 1977 per sostenere i poveri più poveri del Bengala, in particolare le donne, attraverso il microcredito senza garanzie. La Graamen, oggi diffusa in 57 Paesi, è diventata anche perno di un gruppo che va dalle telecomunicazioni alla sanità.

Yunus, avvicinato ieri al suo arrivo a Milano, ha confermato al le indiscrezioni che circolano sulla possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank anche in Italia, dopo l’esperienza fatta in altri Paesi europei. «Ne stiamo discutendo, ci stiamo lavorando, speriamo di poter dire qualcosa a breve» ha affermato. Negli incontri di questi giorni tra Milano e Roma, Yunus promuoverà intanto il suo progetto di business sociale. «Un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali - spiegherà tra le altre cose Yunus - è assai più efficace di un dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene consumato una sola volta, mentre quello investito in un’impresa continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero sempre crescente di persone».

L’impresa sociale è controllata da investitori privati, si muove nel libero mercato, senza perdite e senza massimizzare il profitto, al servizio del pianeta e delle persone. Qualche esempio? L’azienda che produce e vende prodotti alimentari di alta qualità ma a basso prezzo puntando a un mercato di bambini poveri e malnutriti, senza farvi incidere costi di pubblicità e di confezionamento. Quella che sviluppi sistemi di energia elettrica da fonti rinnovabili e li venda a un prezzo ragionevole a quelle comunità rurali che non sono allacciate alla rete elettrica. Quella che ricicla rifiuti, liquami e altri prodotti di scarto che altrimenti finirebbero a inquinare aree abitate da poveri. C’è anche un secondo «modello», quello di società orientate al profitto ma possedute e controllate da persone disagiate; qui la finalità sociale sta tutta nel fatto che i dividendi e l’incremento della capitalizzazione vanno direttamente a beneficio dei poveri. Come possono fare i poveri a compiere un passo del genere? Solo se qualcuno fa loro credito, soprattutto se micro e senza garanzie. Tutto dipende dall’idea che abbiamo dei poveri. Per Yunus sono come Bonsai, piante a tutti gli effetti con un vaso di ridotte dimensioni che non consente loro di crescere. Tutto quello che dobbiamo fare è dare terra.