18/12/2011

Gli ultimi soldati Usa hanno lasciato l'Iraq

Gli ultimi soldati Usa hanno lasciato l'Iraq

Nel Paese restano ora solo 157 uomini addetti all'addestramento e all'ambasciata. All'alba le truppe americane si sono spostate in Kuwait. Molti dei militari riusciranno a trascorrere il Natale in famiglia

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23/09/2011

Incidente a Herat, morto un italiano

Incidente a Herat, morto un italiano

Davanti alla base. Coinvolta una pattuglia del nostro contingente in Afghanistan, due soldati in gravissime condizioni

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15/10/2010

Iraq, nuovi video di abusi sui prigionieri

Iraq, nuovi video di abusi sui prigionieri

Li ha pubblicati un ex soldato americano sul blog di Michael Moore. Nelle immagini si vedono alcuni uomini bendati e con le mani legate.

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09/10/2010

Nuovo attentato contro i soldati italiani Uccisi quattro alpini nella zona di Farah

Nuovo attentato contro i soldati italiani Uccisi quattro alpini nella zona di Farah

Afghanistan / Erano tutti della brigata «Julia». Il blindato «Lince» non li ha protetti. I militari sono caduti in un'imboscata: spari dai guerriglieri dopo l'esplosione di un ordigno artigianale

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08/10/2010

Spie e talebani tra le fila dei contractors

Spie e talebani tra le fila dei contractors

La beffa e il danno: più rischi per i soldati presenti nel paese. Polemica negli Usa. Scandalo in Afghanistan: uomini vicini alla guerriglia assunti e pagati dalle aziende chiamate dal Pentagono

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09/09/2010

Afghanistan: incriminati 5 soldati Usa, uccidevano civili per divertimento

Afghanistan: incriminati 5 soldati Usa, uccidevano civili per divertimento

Altri sette soldati avrebbero insabbiato gli omicidi. I militari sono finiti sotto processo: «Ammazzavano a casaccio e collezionavano le dita dei morti come trofei»

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16/05/2010

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Bangkok, ultimatum ai manifestanti Scontri in centro: almeno 8 morti

Sale il numero delle vittime e dei feriti. Gli Usa evacuano l'ambasciata. L'esercito assedia l'accampamento delle camicie rosse

 

(Epa)
(Epa)

BANGKOK - La situazione diventa di ora in ora più tesa nel centro del Bangkok, dove vanno avanti da tre giorni gli scontri tra i militari e le camicie rosse durante i quali hanno perso la vita 24 persone (almeno 8 soltanto nell'ultima giornata). Tra i morti non vi sono stranieri. Circa 200, finora, i feriti; tra loro tre giornalisti stranieri, il più grave è un canadese che lavora per France 24, Nelson Rand, colpito da tre proiettili. Nelle ultime ore, altre truppe sono arrivate a rinforzare la presenza dei militari in preparazione di quello che si teme sia una sorta di «resa dei conti» con i manifestanti anti-governativi, ormai cinti in assedio. Un assedio che sta lasciando senza cibo l'accampamento che le camicie rosse hanno istituito da due mesi nel centro finanziario della capitale thailandese. «C'è un piano per evacuare il quartiere di Ratchaprasong se l'occupazione non finirà» è l'ultimatum lanciato da un portavoce dell'esercito, anche se non è stato ancora stabilito quando dare inizio all'operazione. I manifestanti si difendono anche con armi improvvisate come mazze e fionde, e rischiano la vita per recuperare i corpi dei compagni caduti sotto il fuoco dei militari.

AMBASCIATE CHIUSE - La Farnesina ha sconsigliato ai cittadini italiani di recarsi a Bangkok. Dopo la chiusura delle ambasciate statunitense e britannica, ha chiuso i battenti anche la sede diplomatica canadese, stretta tra le zone in cui si sono verificati gli scontri più gravi, vicino al parco Lumphini. Gli Stati Uniti hanno evacuato lo staff «non essenziale» dell'ambasciata nel Paese asiatico e ha esortato i cittadini americani a non viaggiare in Thailandia.

LA MARCIA - Nella giornata di sabato, circa 2.000 manifestanti si sono radunati sulla strada principale che porta alla maggiore area commerciale di Bangkok, a Klong Toey, a circa due chilometri dall'area presidiata dall'esercito. Le camicie rosse dell'opposizione hanno incendiato pneumatici e lanciato bottiglie incendiarie, mentre i soldati hanno risposto sparando in aria per cercare di disperdere i dimostranti.

IL PREMIER IN TV - Il premier tailandese, Abhisit Vejjajiva, ha dichiarato alla tv nazionale che l’esercito sta cercando di «riportare l'ordine nella capitale con il minor numero di vittime», per il bene del Paese. Nel suo intervento alla tv, il primo ministro ha invitato i manifestanti a interrompere le proteste, che vanno avanti ormai dallo scorso marzo, ribadendo che il problema - a suo avviso - è che alcuni «terroristi» si sono infiltrati tra le camicie rosse. Kwanchai Praipana, uno dei leader dei manifestanti, aveva in precedenza rilanciato la sfida al governo: «Continueremo a combattere», aveva dichiarato, chiedendo a Vejjajiva di dimettersi e di assumersi la responsabilità della più grave crisi politica della Thailandia degli ultimi 18 anni.

 

Redazione online


13/05/2010

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Bangkok, tensione alle stelle. Fuoco sulle "camicie rosse"

Un manifestante è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario. Ferito gravemente Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare del movimento di protesta. Chiuse le ambasciate degli Stati Uniti e della Gran Bretagna

 

 

 

Torna altissima la tensione in Thailandia. Un manifestante delle "camicie rosse" è rimasto ucciso negli scontri con i soldati all'entrata del quartiere finanziario di Silom a Bangkok. L'uomo è stato colpito mentre un gruppo di manifestanti si stava dirigendo in una strada che le forze di sicurezza hanno chiuso come parte del massiccio giro di vite sull'accampamento nel distretto commerciale che le camicie rosse hanno occupato due mesi fa. Un numero non precisato di feriti è stato ricoverato nel distretto finanziario Silom di Bangkok in seguito a una forte esplosione e ad alcuni colpi di arma da fuoco, che hanno raggiunto anche il leader carismatico dei manifestanti. Gli Stati Uniti hanno deciso di chiudere la loro ambasciata a Bangkok: "La situazione è pericolosa", informa una nota di Washington. E poco dopo la stessa decisione è stata presa anche dalla Gran Bretagna.

Testimoni hanno detto che si era sentito uno scoppio seguito da spari di armi automatiche vicino alla zona fortemente presidiata di Silom, nei pressi di un accampamento occupato da migliaia di manifestanti antigovernativi. Fonti ospedaliere hanno riferito di aver ricoverato un numero imprecisato di feriti circa mezz'ora dopo l'esplosione e gli spari.


Colpito anche Khattiya Sawasdipol, ex soldato e capo militare di fatto del movimento, ora ricoverato in terapia intensiva dopo esser stato ferito alla testa, ha detto un suo aiutante che ha risposto al suo telefonino. Khattiya, meglio conosciuto come "Comandante Rosso", è una figura di culto per i manifestanti, mentre il governo lo definisce un "terrorista", accusandolo di essere coinvolto in dozzine di attentati con granate che hanno ferito più di 100 persone.


L'esercito thailandese stamani aveva detto che avrebbe inviato mezzi blindati nelle strade attorno all'accampamento nel centro di Bangkok per evitare che altri contestatori si unissero al raduno che dura da nove settimane. Il primo ministro Abhisit Vejjajiva è sotto un'enorme pressione per mettere fine alla violenta crisi politica che sta paralizzando la capitale. Ieri, il premier ha cancellato le elezioni del 14 novembre che aveva proposto nell'ambito del suo piano di "riconciliazione nazionale" e ha chiuso i colloqui con le camicie rosse dopo che avevano fatto nuove richieste.


20/05/2009

Indonesia, cade aereo militare con soldati e famiglie: 97 morti

Indonesia, cade aereo militare con soldati e famiglie: 97 morti

 

Incidente in volo. Il velivolo è precipitato su una risaia, colpite anche delle case. Tra i passeggeri dieci bambini

 

GIACARTA (Indonesia) - Un aereo militare da trasporto C-130 Hercules con a bordo 98 persone tra soldati e loro familiari e undici membri dell'equipaggio è precipitato in Indonesia su una risaia colpendo anche due case. Almeno 97 persone sono morte e 15 sono rimaste ferite (di cui dieci gravemente), alcune della quali a terra colpite dai detriti del velivolo.

 

BAMBINI - È accaduto non lontano dalla base aerea di Iswahyudia, presso Magetan, nell'isola di Giava, alle 6,30 (l'1,30 in Italia). Tra i passeggeri dell'Hercules-130 c'erano dieci bambini. L'aereo era decollato da una base presso Giakarta, ed era diretto nelle provincie orientali di Sulawesi e Papua. Secondo un testimone, l'aereo sembrava come in stallo e cadevano già detriti come bulloni e viti già prima dello schianto.

 


03/05/2009

I soldati italiani sparano, muore bimba

I soldati italiani sparano, muore bimba

 

Avvertimenti senza risposta, poi la tragedia. Altri tre feriti, Avviata un'inchiesta. Afghanistan, colpi contro un'auto che non si ferma incrociando una pattuglia. La ragazzina aveva 13 anni

 

La Toyota Corolla su cui viaggiava la famiglia colpita a Herat (Ansa)
La Toyota Corolla su cui viaggiava la famiglia colpita a Herat (Ansa)

HERAT (Afghanistan) - Una bambina afgana di 13 anni è morta oggi in un incidente che ha visto coinvolta una pattuglia di militari italiani. Lo ha reso noto il comandante del contingente, il generale Rosario Castellano. Nella stessa circostanza si sono registrate tre persone ferite, tutti parenti della ragazzina.

LA RICOSTRUZIONE - L'incidente, secondo quanto riferito dal generale, è avvenuto alle 11 locali, a quattro chilometri da campo Arena, il quartier generale del Regional Command West. Una pattuglia di militari italiani composta da tre mezzi che stava procedendo lungo la strada ha incrociato un'autovettura civile che procedeva in senso opposto a forte velocità. Sono state attuate tutte le procedure di avvertimento previste in questi casi, ma l'automobile non si è fermata: sono stati esplosi infine un colpo in aria, uno sull'asfalto e uno sul cofano della vettura, una Toyota Corolla bianca, un veicolo tra quelli maggiormente segnalati come mezzi utilizzati come autobomba. Ma la Toyota Corolla rimanda anche alla memoria la tragica morte di Nicola Calipari, il funzionario del Sismi colpito a morte dal fuoco di una pattuglia statunitense nel tragitto verso l'aeroporto di Bagdad, in Iraq, dopo la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Anche in quel caso, secondo le autorità militari statunitensi, i soldati avevano aperto il fuoco non ricevendo risposte alle segnalazioni che intimavano l'arresto del veicolo.

ACCERTAMENTI IN CORSO - Solo successivamente all'esplosione dei colpi si è venuto a sapere che una bambina che si trovava a bordo è morta, mentre sono rimasti illesi, la madre e un'altra persona. Sono in corso accertamenti, ha detto il generale Castellano, per stabilire le modalità dell'incidente e le cause della morte della bimba. La pattuglia di militari italiani coinvolta nell'incidente fa parte dei cosiddetti Omlt, le squadre di addestramento dell'esercito afghano che opera nella zona di Herat. Il generale Castellano ha ribadito, parlando con i giornalisti al seguito di una delegazione parlamentare giunta ad Herat proprio nel momento in cui si stava accertando la dinamica l'incidente, che i militari hanno attuato tutte le procedure di segnalazione previste, a cominciare dai segnali luminosi e proseguendo con colpi di avvertimento. Infine, hanno fatto fuoco sul vano motore. Il generale Castellano ha anche detto che egli stesso incontrerà i familiari della bambina e il Governatore di Herat.

FRATTINI: «SGOMENTO E DOLORE» - Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto sapere di avere appreso con «profondo sgomento» la notizia del tragico incidente di Herat. «Il Ministro - si legge in una nota della Farnesina - esprime il suo profondo dolore per il destino di vittime innocenti di una tragica situazione che, purtroppo, estremisti e terroristi hanno creato in quel Paese, e la sua piena solidarietà alle famiglie delle persone ferite». «L'impegno italiano in Afghanistan - si dice ancora nel comunicato - resta rivolto al ristabilire la stabilità e la sicurezza della regione a vantaggio del benessere della popolazione civile afghana. L'Italia continuerà con i suoi valorosi soldati impegnati nella missione di pace a garantire alla popolazione civile afghana le condizioni di massima sicurezza». «Provo profondo dolore e rammarico per quanto accaduto - ha aggiunto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa -. Sono purtroppo le terribili evenienze che non possono essere mai escluse quando si opera in un teatro così difficile e pericoloso».