08/02/2010

"Voglio somigliare a Jessica Alba" L'alt dell'attrice: «Non farlo»

"Voglio somigliare a Jessica Alba" L'alt dell'attrice: «Non farlo»

 

Una 21enne cinese si sottoporrà a diversi ritocchi per tornare col suo ex, fan sfegatato della sex symbol, la diva alla ragazza: «chi ti ama veramente, lo fa a prescindere da qualunque cosa»

 

A sinistra Xiaoqing, a destra Jessica Alba
A sinistra Xiaoqing, a destra Jessica Alba

Essere Jessica Alba: una ragazza cinese vuole trasformarsi nell'attrice americana. Xiaoqing, 21 anni, porta una parrucca color biondo scuro. Cerca di imitare le movenze della Alba e acquista gli stessi capi indossati dalla sex symbol 29enne. Ora, con un intervento chirurgico importante vuole cambiare i lineamenti del viso. Non per una mania personale, ma per piacere finalmente al suo ex fidanzato. La star di Hollywood non ci sta e lancia un appello per dissuadere Xiaoqing.

EX RAGAZZO - L'imitazione è la forma più sincera di adulazione. Ma forse Xiaoqing è andata oltre. O meglio, il suo ex fidanzato: la 21enne ha detto infatti di essere a pezzi dopo la rottura avvenuta un mese fa con il ragazzo, un fan sfegatato dell'attrice che ha recitato ne I Fantastici Quattro e Silver SurferInto the Blue. Da Los Angeles è intervenuta ora Jessica Alba, rivolgendosi direttamente alla giovane: «Non farlo. Penso che non dovresti mai cambiare così te stessa. Se qualcuno ti ama veramente, ti amerà a prescindere da qualunque cosa». Xiaoqing, che lavora per una Internet company di Shangai, ha spiegato che nel corso della loro relazione durata un anno e mezzo, il suo ragazzo, che ha 28 anni, era ossessionato dalla Alba: ha riempito il loro appartamento di sue fotografie e poster, inoltre parlava continuamente dei lei, il suo idolo. Ciononostante, il ragazzo non l'avrebbe mai obbligata ad assomigliare all'attrice, ma non le ha mai nascosto che gli sarebbe piaciuto. L'ultimo regalo è stata una parrucca bionda. e

DESIDERIO - «Quando ho rotto con il mio ragazzo, ero molto triste», ha detto Xiaoqing quando si è presentata allo Shangai Time Plastic Surgery Hospital, l'ospedale che ha acconsentito ad aiutarla a realizzare il suo desiderio. «I miei amici... mi hanno consolato ma non ha funzionato, così mi hanno suggerito di ricorrere alla chirurgia per diventare come lei». Il direttore dell'ospedale, Jiang Shan - che interverrà "pro bono" sulla ragazza anche per dimostrare le sue abilità - ha spiegato che Xiaoqing avrà bisogno di diversi interventi per modificare occhi e naso. «Se vuole sembrare più bella di ciò che è adesso penso che potremmo aiutarla ad esaudire il suo desiderio - ha sottolineato - se invece vuole assomigliare completamente a Jessica Alba, credo che più di un intervento abbia bisogno di risolvere il suo problema psicologicamente».

MODA - Benchè molti blogger e coetanei si siano scatenati sui forum del Paese con commenti e critiche, la ragazza resta ferma sulla sua posizione: «Come membro della giovane generazione di questo Paese, posso scegliere di decidere cosa voglio nella vita», ha affermato Xiaoqing. Che dalle colonne dei media cinesi si rivolge al suo ex: «Se dopo l'intervento chirurgico non mi volesse ancora accettare, rinuncerò a lui», ha sottolineato. Assomigliare alle celebrità ricorrendo al ritocco è assai comune a molti ragazzi nella Cina d'oggi, ha spiegato l'ospedale. Il governo stima che centinaia di milioni di yuan vengano spesi ogni anno per interventi di chirurgia plastica.

Elmar Burchia


26/09/2009

Leonard Cohen manda avanti il sosia

Leonard Cohen manda avanti il sosia

 

Il cantautore ebreo canadese sul palco in Israele dopo 24 anni. Arriva all'aeroporto di Tel Aviv, vede un passeggero che gli somiglia e lo convince a fingersi lui. Esce indisturbato

 

Nel cerchio rosso Leonardo Cohen, con il cappello il suo sosia
Nel cerchio rosso Leonardo Cohen, con il cappello il suo sosia

GERUSALEMME – Il doppio concerto non s’ha da fare? E allora beccatevi il mio doppio. Un falso da (cant)autore. Così simile al vero che ci sono cascati tutti. La storica tournée di Leonard Cohen, il cantautore ebreo canadese che giovedì sera è tornato su un palco in Israele dopo 24 anni d’assenza, per mesi è stata preceduta dalle polemiche per la sua scelta d’esibirsi sia a Tel Aviv che nei Territori palestinesi. Le proteste, le accuse, le minacce di boicottaggio l’hanno costretto a cambiare programma. Ma non a togliersi qualche capriccio - o forse a ritagliarsi qualche precauzione in più -, per esempio atterrando e mandando avanti un sosia.

IMPROVVISATO - È successo tutto molto in fretta, racconta l’organizzatore della tournée, Shmuel Tsemaj: prima di passare i controlli di polizia, all’aeroporto, Cohen ha notato un signore brizzolato che un po’ gli somigliava. Gli s’è avvicinato, s’è presentato e gli ha dato borsalino nero e giacca scura, chiedendogli se poteva «donargli cinque minuti di celebrità». Richiesta accolta: quando si sono aperte le porte del Ben Gurion, i fotografi e le tv non hanno esitato a inquadrare quel signore scortato dalle bodyguard che usciva fingendo di tossire, coprendosi un po’ la faccia. Senza accorgersi che Leonard Cohen, l’originale, era il mite signore qualche metro dopo, mischiato fra il seguito. Che solitario e indisturbato saliva su un taxi e se ne andava in hotel.

STAR BENEDICENTE - L’hanno accolto da grande star, il poeta che canta. Trenta camere d’un albergo a Tel Aviv riservate al suo entourage. Per lui, la suite che in queste settimane ha alloggiato Madonna e Quentin Tarantino. Gli hanno riservato anche un elicottero privato: ne approfitterà, prima del silenzio di Yom Kippur, per andare sul mar Morto. I biglietti per l’unica data costavano più di 200 euro: bruciati in pochi giorni, allo stadio di Ramat Gan sono andati a sentirlo in 50 mila. Ragazzine e pensionati, grandi striscioni inneggianti alla pace, Halleluja cantata in coro dalle curve alla tribuna. Tre ore e un quarto di concerto, chiuse addirittura da una «benedizione» alla folla, quasi una prerogativa per chi ha in sorte il nome sacerdotale dei Cohen.

CON LE ONG PACIFISTE - In gran forma, nonostante il malore della settimana scorsa in Spagna, il vecchio Leonard ha voluto incontrare a un cocktail anche le ong che si battono per il dialogo arabo-israeliano. C’era lo scrittore David Grossman con la sua associazione, Irgun Mishpahot Shkulot, il Forum delle famiglie in lutto, a cui andrà l’incasso del tour. E c’era pure un arabo di Ramallah, fratello d’una vittima dei check-point, venuto apposta per criticare pubblicamente la «Campagna palestinese per il boicottaggio culturale d’Israele», il gruppo radicale che ha fatto saltare la serata nei Territori, accusando Cohen di mettere sullo stesso piano l’«appoggio al sionismo e la solidarietà agli occupati». Sono state numerose le pressioni, anche perché fosse annullata anche la data israeliana: «Capisco la rabbia di chi ha boicottato», ha detto l’uomo, «ma boicottare è sempre una cosa stupida. Prima, bisogna dialogare». Leonard l’ha applaudito e abbracciato.

Francesco Battistini