27/08/2010
La vendetta del web contro la donna che buttò il gatto nel cassonetto
La vendetta del web contro la donna che buttò il gatto nel cassonettoIdentificata dalle telecamere di sorveglianza. Ora è minacciata di morte per quel gesto.
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21/08/2010
Cosenza: autista bus aggredisce anziano, nessuno interviene
Cosenza: autista bus aggredisce anziano, nessuno intervieneUn pensionato di 78 anni è stato picchiato dopo il diverbio per l'apertura di una porta tra l'indifferenza dei passanti. Una telecamera di sorveglianza ha ripreso la scena.
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03/08/2010
Australia, lo strano caso dell'italiano arrestato che vuole restare in carcere
Australia, lo strano caso dell'italiano arrestato che vuole restare in carcereSi chiama Croce Scarpello e ha 31 anni. La stampa lo ha soprannominato «L'uomo dei misteri». Dopo aver rubato un’auto di sorveglianza, ha cominciato a girare a zonzo sulla pista dello scalo di Melbourne
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| Un'immagine dell'aeroporto di Melbourne (dal web) |
MELBOURNE (AUSTRALIA) - Lo scorso 24 luglio ha eluso il sistema di sicurezza dell'aeroporto di Melbourne e, dopo aver rubato due tute della Virgin Airlines e un’auto di sorveglianza, ha cominciato a girare a zonzo sulla pista dello scalo. In questi giorni i media australiani s'interrogano sul misterioso caso di Croce Scarpello, trentunenne italiano, che a causa della sua bizzarra impresa è stato arrestato dalla polizia locale e rischia di rimanere a lungo in galera. Il suo caso è stato rimandato al 9 settembre e, se nulla cambia, l'italiano dovrà aspettare più di un mese prima di ritrovare la libertà.
VOLONTÀ DI RIMANERE IN CARCERE - In realtà Scarpello non sta facendo nulla per agevolare la sua posizione. Attraverso un interprete ha rivelato che non vuole contattare nessun familiare in Italia e che vorrebbe aspettare il referto dello psicologo per capire quale siano le sue reali condizioni di salute: «Attendo il giudizio dello psicologo per capire se sto bene - ha dichiarato Scarpello agli inquirenti -. Per quel che mi riguarda io sto benissimo». Ai magistrati che hanno definito la sua condotta «più che insolita», Scarpello ha ribadito che intende rimanere in carcere e aspettare che «la legge faccia il suo corso».
L’ESPERIENZA AUSTRALIANA - «L'uomo dei misteri», come è stato ribattezzato dalla stampa australiana, sarebbe arrivato all'aeroporto di Melbourne con un volo partito da Sydney. Nelle tasche aveva appena 87 euro e presentava diverse ferite alle mani e alle braccia. Per riuscire a raggiungere la pista dell'aeroporto, Scarpello avrebbe scavalcato un recinto di filo spinato. Non si sa se abbia precedenti né se sia affetto da qualche disturbo mentale. Rachel Dransfield, l'avvocato che difende Scarpello, ha dichiarato che il suo assistito è arrivato per la prima volta in Australia nel novembre scorso alla ricerca di lavoro. Tuttavia sarebbe rimasto nel paese dell'Oceania appena un giorno e poi sarebbe subito ripartito per l'Italia «sopraffatto dalle barriere linguistiche e culturali».
NOTIZIE DALL’INTERPOL - Il pubblico ministero Matthew Sinnett è sicuro che Scarpello non sia una minaccia per la sicurezza nazionale e si è messo in contatto da giorni con l'Interpol di Roma per aver notizie dell'arrestato: «Come al solito laggiù sono molto lenti» ha spiegato con una punta di disprezzo Sinnett, sottolineando come dall'Italia non sia arrivata ancora nessuna notizia del connazionale. Per adesso l'italiano dovrà rimanere in carcere fino a quando non sarà pronta la perizia psichiatrica. Il magistrato Felicity Broughton ha fortemente criticato questa decisione sostenendo che la custodia cautelare è illegale perché rischia di diventare interminabile. Secondo la legge australiana - ha spiegato il magistrato - un uomo senza precedenti dovrebbe essere scarcerato fino a che la sua pericolosità non sia provata da una perizia psichiatrica.
Francesco Tortora
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27/04/2010
Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»
Il Garante della privacy: «Telecamere solo garantendo la libertà delle persone»Nuove regole per la videosorveglianza. Da sei mesi ad un anno per adeguarsi. Appositi cartelli per segnalare la loro presenza e verifica dell'authority prima della loro attivazione
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| Due telecamere per la videosorveglianza nel centro Milano (Ansa) |
Sistemi integrati di videosorveglianza solo nel rispetto di specifiche garanzie per la libertà delle persone. Appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere collegate con le sale operative delle forze di polizia. Obbligo di sottoporre alla verifica del Garante della privacy, prima della loro attivazione, i sistemi che presentino rischi per i diritti e le libertà fondamentali delle persone, come i sistemi tecnologicamente avanzati o «intelligenti».
I TEMPI - Queste, in sostanza, le nuove regole varate dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali per installare telecamere e sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici o privati. Il periodo per adeguarsi è stato fissato, a seconda degli adempimenti, da un minimo di sei mesi ad un massimo di un anno. Il provvedimento generale, che sostituisce quello del 2004 e introduce importanti novità, si è reso necessario - spiega il Garante - non solo alla luce dell'aumento massiccio di sistemi di videosorveglianza per diverse finalità ma anche in considerazione dei numerosi interventi legislativi adottati in materia: tra questi, quelli più recenti che hanno attribuito ai sindaci e ai comuni specifiche competenze, in particolare in materia di sicurezza urbana, così come le norme, anche regionali, che hanno incentivato l'uso di telecamere. Il provvedimento, di cui è stato relatore Francesco Pizzetti, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, tiene conto delle osservazioni formulate dal Ministero dell'interno e dall'Anci.
LE REGOLE - Ecco in sintesi le regole fissate dal Garante. Principi generali Informativa: i cittadini che transitano nelle aree sorvegliate devono essere informati con cartelli della presenza delle telecamere. Nel caso in cui i sistemi di videosorveglianza installati da soggetti pubblici e privati siano collegati alle forze di polizia è necessario uno specifico cartello, sulla base del modello del Garante. Le telecamere istallate a fini di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica non devono essere segnalate, ma il Garante auspica comunque l'utilizzo di cartelli che informino i cittadini. Conservazione: le immagini registrate possono essere conservate per periodo limitato e fino ad un massimo di 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (es. banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana. Eventuali esigenze di allungamento dovranno essere sottoposte a verifica preliminare del Garante. Settori di particolare interesse Sicurezza urbana: i Comuni che installano telecamere per fini di sicurezza urbana hanno l'obbligo di mettere cartelli che ne segnalino la presenza. La conservazione dei dati non può superare i 7 giorni. Sistemi integrati: per i sistemi che collegano telecamere tra soggetti diversi, sia pubblici che privati, o che consentono la fornitura di servizi di videosorveglianza «in remoto» da parte di società specializzate (es. società di vigilanza, Internet providers) mediante collegamento telematico ad un unico centro, sono obbligatorie specifiche misure di sicurezza. Per alcuni sistemi è necessaria la verifica preliminare del Garante. Sistemi intelligenti: per i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permettono l'associazione di immagini a dati biometrici (es. «riconoscimento facciale») o in grado, ad esempio, di riprendere e registrare automaticamente comportamenti o eventi anomali e segnalarli è obbligatoria la verifica preliminare del Garante. Violazioni al codice della strada: obbligatori i cartelli che segnalino i sistemi elettronici di rilevamento delle infrazioni. Le telecamere devono riprendere solo la targa del veicolo. Deposito rifiuti: lecito l'utilizzo di telecamere per controllare discariche di sostanze pericolose ed «eco piazzole». Settori specifici Luoghi di lavoro: le telecamere possono essere installate solo nel rispetto dello norme in materia di lavoro. Vietato comunque il controllo a distanza dei lavoratori, sia all'interno degli edifici, sia in altri luoghi di prestazione del lavoro (es. cantieri, veicoli). Ospedali e luoghi di cura: no alla diffusione di immagini di persone malate mediante monitor quando questi sono collocati in locali accessibili al pubblico. È ammesso, nei casi indispensabili, il monitoraggio da parte del personale sanitario dei pazienti ricoverati in particolari reparti (es.rianimazione), ma l'accesso alle immagini deve essere consentito solo al personale autorizzato e ai familiari dei ricoverati. Istituti scolastici: ammessa l'installazione di sistemi di videosorveglianza per la tutela contro gli atti vandalici, con riprese delimitate alle sole aree interessate e solo negli orari di chiusura. Taxi: le telecamere non devono riprendere in modo stabile la postazione di guida. Trasporto pubblico: lecita l'installazione ma rispettando limiti precisi come l'angolo visuale circoscritto. Web cam a scopo turistico: la ripresa deve avvenire con modalità che non rendano identificabili le persone. Soggetti privati Tutela delle persone e della proprietà: si possono installare telecamere senza il consenso dei soggetti ripresi, ma sempre sulla base delle prescrizioni indicate dal Garante. (Fonte: Ansa)
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21/04/2010
Ecco come sparano i killer ragazzini Nuovo video choc a Napoli
Ecco come sparano i killer ragazzini Nuovo video choc a NapoliL'episodio, in via tribunali al centro storico, risale al 17 gennaio 2009. La freddezza consumata dell’assassino minorenne. L'omicidio di un vigilante ripreso dalle telecamere
NAPOLI — Sabato sera: mentre la guardia giurata 27enne Umberto Concilio ispeziona con un collega le saracinesche dei negozi, la strada è illuminata dalle auto di chi, con la pancia piena, lascia le pizzerie per tornare a casa. Umberto, fra poche ore compirà 28 anni. La sua famiglia lo aspetta per festeggiare. L’ultimo negozio da controllare, una banca alla fine della strada che dà su Castel Capuano, e poi via, anche lui a casa. Sarebbe andata così se solo, contemporaneamente, il 17enne Manuel Brunetti insieme con un complice non fosse stato lì ad attenderlo dietro l’angolo, proprio all’incrocio con via Pietro Colletta. Mentre i due vigilantes, passo dopo passo, percorrono via Tribunali, la distanza fra loro e i ragazzini si riduce. Dal filmato ripreso dalle telecamere della banca, si nota l’attesa, il temporeggiare, il nervosismo dei due ragazzini che, killer spietati, attendono la preda.
Umberto Concilio e il suo collega giungono all’incrocio. Li si vede arrivare da via Tribunali, passare dietro un’auto, discorrere in una serata come tante, con le luci, la movida e tutto il resto, quando tutto ti aspetteresti tranne di essere ucciso da una coppia di killer-bambini. Il tempo di vederli sbucare. I due, armati, scattano e raggiungono i vigilantes in due secondi. Con la freddezza del killer professionista, uno dei due stendendo il braccio punta la pistola dritto al volto delle guardie giurate. E’ un attimo, poi due lampi. Concilio è a terra, e mentre un lago di sangue comincia ad allargarsi sotto di lui le auto fanno retromarcia, la gente scappa, i motorini girano bruscamente. E i killer-bambini sono già imboscati fra i vicoli di Partenope, la metropoli occidentale dove, pure se hai una divisa, sei armato, e il traffico ti scorre intorno, puoi succedere che qualcuno ti punti una pistola al volto e prema il grilletto. Umberto Concilio, morto il giorno dopo in ospedale, è stato ucciso perché volevano rubargli la pistola di ordinanza.
I fatti risalgono al 17 gennaio 2009. Manuel Brunetti è stato arrestato sei mesi più tardi, e rinchiuso nel carcere minorile di Airola. Anche lì, ha dato problemi. Il 26 ottobre scorso, durante la pausa per la cena, insieme ad altri quattro detenuti riuscì ad immobilizzare le guardie carcerarie aggredendole all’interno del refettorio con diversi pugni al volto. Prese le chiavi da uno degli agenti di custodia, la banda uscì dall’istituto di pena rubando una Lancia Musa parcheggiata poco distante. Neanche il blocco improvviso dell’auto — l’antifurto scattò dopo pochi metri— riuscì ad arrestare la corsa dei fuggiaschi, che, bloccata un’Alfa 156, scaraventato l’autista fuori dall’abitacolo, proseguirono imperterriti nella propria corsa. L’auto venne trovata la mattina dopo a Torre del Greco. Brunetti, l’ultimo degli evasi ad essere preso, venne trovato il 24 novembre in un’abitazione di Pinetamare.
Stefano Piedimonte
Fonte: Corriere.it
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09/05/2009
Il calabrone-spia che gironzola nell'ufficio
Il calabrone-spia che gironzola nell'ufficio
L'idea di un'azienda norvegese. Il "PD-100 Black Hornet" è un mini-elicottero, di pochi centimetri, dotato di telecamera
Questo elicotterino potrebbe diventare il nuovo giochino preferito del vostro capoufficio: minuscolo, maneggevole e silenzioso. Semplicemente perfetto per un controllo discreto dei dipendenti al lavoro. Questa, perlomeno, è l'idea dell'azienda norvegese che intende commercializzare il futuristico prototipo volante e radiocomandato. Il "PD-100 Black Hornet" è il più piccolo elicottero al mondo equipaggiato con microtelecamera nella pancia. Nel filmato promozionale della "Prox Dynamics" il mini-velivolo svolazza per i corridoi e nelle stanze di un ufficio senza farsi notare.
MOTORE ELETTRICO - È stabile e resiste pure ai colpi di vento; non sia mai che un dipendente apra improvvisamente la finestra. All'esterno il profilo del "calabrone nero" è talmente sottile che, già a pochi metri d'altezza, si confonde nel paesaggio. È azionato da un micro motore elettrico ed è grande appena 10 centimetri. Pesa 15 grammi, raggiunge le 20 miglia all'ora ed ha un'autonomia di volo di 15 minuti. Oltre a fungere da potenziale "spia" da ufficio è pensabile un suo utilizzo anche per il controllo del traffico e, soprattutto, per missioni di sicurezza o militari.
Elmar Burchia
20:58 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/04/2009
Washington: in una «casa del mistero» l'Fbi spia l'ambasciata russa
Washington: in una «casa del mistero» l'Fbi spia l'ambasciata russa
Un edificio vicino alla sede diplomatica sarebbe usato per sorvegliare chi entra e chi esce dalla residenza, ma il bureau spiega: e' tutto un gioco, loro sanno che noi sappiamo
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| La casa dell'Fbi con, sullo sfondo, l'ambasciata russa a Washington |
WASHINGTON (USA) – E’ la casa dei misteri. Tre piani, più un solaio con tre ampie finestre. Fino a pochi giorni fa le tendine era tutte abbassate e c’era una luce accesa – anche di giorno – sul portico di ingresso. Un edificio anonimo che “guarda” l’ingresso principale dell’ambasciata russa a Washington. Una posizione ideale: si vede bene chi entra e chi esce. Ora, secondo alcune indiscrezioni, la casa sarebbe una postazione usata dall'Fbi per tenere d’occhio la rappresentanza diplomatica.
SEGRETO SVELATO - Già un anno fa una tv aveva “svelato” il segreto scoprendo persino una macchina fotografica dietro uno dei finestroni dell’ultimo piano. Poi con una ricerca mirata su Internet – interrogando siti a pagamento che forniscono ogni genere di informazioni – i reporter hanno scoperto che la casa apparteneva proprio all’Fbi. Ad aggiungere sale all’intrigo ha contribuito qualche esperto puntando l’attenzione sullo spiazzo erboso al lato dell’edificio: lì sotto, è la tesi, potrebbe esserci un tunnel per lo spionaggio elettronico. Lo scoop ha suscitato reazioni diverse. I patrioti hanno accusato i giornalisti di essere degli irresponsabili. Gli scettici hanno accolto con una risata le rivelazioni. Sostengono che la macchina fotografica – per giunta di vecchio tipo – è stata volutamente messa in modo che si potesse vedere. E aggiungono che i russi sanno benissimo di essere sorvegliati. Inoltre il gigantesco complesso dell’ambasciata è circondato da molti altri edifici che possono essere trasformati – se necessario – in postazioni per la sorveglianza. Dunque la casetta rientra in un “gioco” tra le spie. O semplicemente è un’abitazione normale.
Guido Olimpio
13:31 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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04/10/2008
Gli scanner che «spogliano» negli aeroporti europei
Gli scanner che «spogliano» negli aeroporti europeiSicurezza: Adottati, tra le proteste, negli Usa. Mettono in rilievo i corpi. Lunedì il voto a Bruxelles. I Radicali: è pornografia
BRUXELLES — «La Commissione delle comunità europee, preso in considerazione il trattato che stabilisce la comunità europea, nel rispetto del regolamento 300/2008 sulle regole comuni per la sicurezza dell’aviazione civile e richiamando il regolamento 2320/2002, in particolare l’articolo 4, propone....».
«...Ma lo sapete, quello che propone? — chiosa sbalordito l’eurodeputato radicale Marco Cappato — nientemeno che introdurre la pornografia obbligatoria per gli agenti di polizia negli aeroporti, facendo apparire i passeggeri completamente nudi, inclusi i loro genitali. Qui si tocca uno dei diritti umani fondamentali, quello alla privacy! ».
Il documento vaga da una stanza all’altra del Parlamento europeo, come la classica mina. È un regolamento che autorizza, in tutti i 27 Stati della Ue, qualcosa che negli Usa è già prassi diffusa (e molto contestata, anche lì): i controlli obbligatori con i «body scanners», cioè con quella sorta di apparecchio per radiografie, sui corpi dei passeggeri in partenza. Misure indispensabili — dicono i suoi sostenitori — per trovare le armi non individuabili in altro modo, nascoste a fil di pelle sotto la biancheria, o in qualche piega del corpo. Macché, dicono invece gli oppositori: un sopruso inammissibile, perché quelle onde sparate sotto canotte, slip e reggiseni mostrano tutto, ma proprio tutto, anche eventuali difetti fisici o anomalie che un uomo o una donna preferirebbero probabilmente tenere per sé, in ogni caso non rivelare a un occhiuto estraneo.
I body-scans sono già comparsi in Olanda e Gran Bretagna: ma oggi vi si sottopone soltanto chi vuole, in alternativa alla normale perquisizione.
Pare che, tempo fa, si fosse anche deciso di comprarli per metterli agli ingressi dell’Europarlamento. Ma con il nuvolone delle polemiche che poi si è levato, non si è più saputo nulla. La bozza del nuovo regolamento di cui si discute ora giace alla commissione parlamentare trasporti, chiamata a deliberare lunedì prossimo. Ma proprio per il suo carattere particolare, il testo è «rimbalzato» anche alla commissione libertà pubbliche: e si levano sonori mugugni specialmente fra i deputati dell’Alde, l’Alleanza dei democratici e liberali per l’Europa. Marco Cappato, che è uno di loro, ha presentato un’interrogazione parlamentare: si chiede fra l’altro se «prima di adottare queste misure di pornografia obbligatoria non sarebbe necessaria un’approfondita analisi sui costi-benefici rispetto a misure meno fondate su tecnologie invasive, e di più sullo sviluppo di capacità di "intelligence preventiva" ».
Sono in ballo, secondo il deputato e gli altri critici del provvedimento, la privacy e «la dignità della persona e la protezione dei dati», e queste tecnologie potrebbero avere «un impatto sulla salute». Da qui il timore che il via libera ai raggi X possa «esporre l’Unione europea e gli Stati membri a condanne per violazione dei diritti umani da parte dei tribunali ed organismi per i diritti umani nazionali, europei ed internazionali ».
C’è ancora tempo: anche se lunedì la commissione voterà sì, il regolamento entrerà comunque in vigore dopo diversi mesi. Nell’attesa, i «body scanner» aspetteranno, e con essi anche i segreti più o meno nascosti dei corpi dei passeggeri, e delle passeggere.
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20/09/2008
Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del crac
Vigili a piedi e vie al buio Catania sull'orlo del cracSospeso il capo del personale che ha premiato i dirigenti. Sperperi e organici gonfiati. Il sindaco si appella al premier.

L'elefantino simbolo di Catania è salvo: una mano pietosa ha rimosso l'asta su eBay («Causa dissesto finanziario vendesi statua raffigurante un elefante conosciuta come U Liotru») indetta da un feroce burlone. Resta da salvare Catania. Il che, al momento, appare più complicato. Basti dire che i cittadini risultano avere un debito municipale di 3.379 euro a testa. Pari quasi a quello dei tarantini, il cui Comune è sprofondato nell'abisso umiliante del dissesto finanziario. Abisso che i catanesi vedono ormai prossimo. Di giorno, s'intende. Di notte, infatti, non vedono più niente: stufa di aspettare il pagamento delle bollette, l'Enel ha tagliato la luce a larga parte dei lampioni cittadini. Anche e soprattutto nei quartieri a rischio.
Al punto che La Sicilia, qualche settimana fa, è arrivata a esultare amara per il ritorno dell'illuminazione il giorno della festa della patrona: «Sant'Agata “riaccende” Catania / Ma subito dopo è tornato il buio». «Chi di munnizza ferisce di munnizza perisce», sospirava venerdì sera qualche passante in piazza Duomo, davanti ai cassonetti di spazzatura rovesciati in mezzo al salotto buono della città dai dipendenti di una delle cooperative di netturbini senza stipendio da un mese. E questo è il tema al quale si aggrappano i cittadini etnei: possibile che Silvio Berlusconi, dopo aver fatto un figurone rimuovendo la spazzatura nelle strade di Napoli, si esponga davvero al rischio che proprio Catania, cioè la città dove nella primavera 2005 la destra riuscì ad arroccarsi e a resistere dopo una serie di vittorie della sinistra che sembrava inarrestabile, sia sommersa dai rifiuti e travolta dalle proteste di piazza? Possibile che non riesca a fare un miracolo per salvare dalla catastrofe il municipio governato dall'aprile del 2000 e fino a tre mesi fa proprio dal suo medico di fiducia, Umberto Scapagnini? «E che c'entro io? — è sbottato ieri con Il giornale di Sicilia l'ex sindaco, famoso anche per le sue fortune galanti, presentandosi alla riunione convocata dal suo successore con tutti i parlamentari cittadini —. La situazione era già grave prima e noi siamo stati martirizzati dal governo di centrosinistra che ci faceva arrivare in ritardo i finanziamenti. Colpa loro e della Sovrintendenza, che ha impedito che vendessimo degli immobili che ci avrebbero permesso di tenere i conti in ordine ».
Dunque? «Dunque sono d'accordo: facciamo una commissione d'inchiesta e vediamo ». Un rapporto della Corte dei Conti, datato a giugno nei giorni delle dimissioni di quello che la sinistra ha ribattezzato per l'effervescenza «Sciampagnini », offre una versione diversa. E denuncia «gravi irregolarità », «carente attendibilità delle scritture contabili », «indeterminatezza delle risorse », «insufficienza delle risorse destinate al bilancio 2003»... E così via. Fino a precisare che la Sovrintendenza, a proposito di quegli immobili che il Municipio voleva vendere per tappare un po' di buchi (resta indimenticabile il dirottamento alle casse catanesi di soldi tolti dai fondi dell'8 per mille per pagare tra l'altro i ballerini brasiliani che avevano danzato sotto l'Etna per la gioia di Surama De Castro, la bella carioca che allietava il primo cittadino) aveva verificato la loro «appartenenza al patrimonio indisponibile». Di più, bacchettavano i magistrati contabili: la situazione già a giugno appariva «fortemente compromessa » per la «mancata tempestiva soluzione dei gravi problemi manifestatisi ben prima del 2003». Quando al governo, per capirci, non c'era la sinistra ma la destra. In una recentissima lettera a Berlusconi, Raffaele Stancanelli, il sindaco che proviene da An, chiede aiuto per «la difficilissima e gravissima situazione in cui versa il Comune di Catania per l'enorme situazione debitoria che ho ereditato e che ammonta a euro 357.000.000 a cui va aggiunto l'indebitamento complessivo delle società partecipate pari, al 31/12/2007, a euro 100.511.475; ed in queste somme non è compreso il debito residuo». Il quale, come si legge in una relazione della Ragioneria Generale alla Corte dei Conti, firmata mercoledì dallo stesso sindaco, aggrava il buco di altri 549.709.272 euro. Totale: oltre un miliardo e sette milioni di euro. Pari, appunto, a quei 3.379 euro di «rosso» pro capite di cui dicevamo. Quasi seicento (dati Standard & Poor's) più di ogni milanese, quasi mille più di ogni romano. «Dalle fredde cifre che ho elencato si evince una situazione che pesa come un macigno sulla città», scrive Stancanelli. E si sfoga: «Un'Amministrazione che non riesca a soddisfare i tanti fornitori che vantano crediti per oltre 170 milioni di euro (con inevitabili ricadute sulla stessa vivibilità, con mezza città al buio, strade dissestate, servizi sociali allo sbando, notevoli ritardi nei pagamenti degli stipendi, scuole sfrattate per morosità, etc. etc.) non può aspirare ad alcun futuro». Gli esempi del progressivo degrado, sotto l'occhio di Francesco Bruno che fa insieme il ragioniere generale del Comune e della Provincia fino a ieri governata dal potente Raffaele Lombardo, non si contano. Vigili urbani che per motivi elettorali sono stati via via promossi in massa col risultato che oggi su 540 poliziotti municipali solo 5 sono vigili semplici e 535 ispettori i quali, sia pur carichi di onori, devono uscire in strada il meno possibile perché spesso mancano i soldi per la benzina.
Organici gonfiati a dismisura tanto che oggi, dopo la sistemazione di altri duecento Lsu per l'80% stipendiati dalla Regione e presi in carico nonostante mancasse la copertura finanziaria, c'è un dipendente comunale ogni 72 catanesi. Stipendi distribuiti facendo i salti mortali o non distribuiti affatto, come quelli dei tre revisori dei conti ai quali il Municipio (così imparano a volere mettere il naso...) non solo ha tolto l'ufficio ma ha smesso di pagare il dovuto. Due milioni di premi di produzione (il responsabile del personale è stato sospeso solo ieri) distribuiti ai funzionari per i «brillanti» risultati. Consulenze strampalate come quella da 24 mila euro data («consulente per lo sviluppo industriale ») a una sventola ventenne nota per essere stata Miss Eritrea. Per non dire delle municipalizzate. Lo scrive, nel suo sfogo a Berlusconi, lo stesso sindaco: «Con quale autorevolezza si potrà intervenire drasticamente sulle società partecipate, vera piaga non solo del bilancio, sol che si consideri come l'energia, fattore di ricchezza e di guadagno in tutto il mondo, sia diventata a Catania causa di dissesto economico e di diffuso clientelismo?» L'ultimo bilancio consuntivo dell'Amt, l'azienda municipale dei trasporti, si riassume in poche cifre: tre milioni di viaggiatori (il 10%) persi in un anno, una vendita di biglietti che non arriva a coprire neppure un quinto dei costi (oltre un terzo, a Milano), un buco salito nei soli ultimi cinque anni a quasi 83 milioni di euro. Vale a dire 83 mila euro per ogni dipendente. Insomma: un disastro tale che perfino Enzo Bianco, cioè l'uomo che aveva sfidato la destra alle comunali del 2005 e che dell'amministrazione di «Sciampagnini» pensa il peggio del peggio, si è spinto a scrivere a Tremonti pregandolo, al di là delle responsabilità del dissesto che devono essere accertate, di «adoperarsi, in quanto titolare del dicastero azionista di riferimento della Cassa Depositi e Prestiti, affinché questa possa dare una riposta positiva alla richiesta di dilazione dei mutui». Quanto sia profondo il precipizio spalancato davanti, del resto, lo ammette lo stesso sindaco Stancanelli (confortato da Berlusconi con parole rassicuranti) che nella missiva alla Corte dei Conti di mercoledì, dopo essersi lamentato di come il ministero dell'Economia abbia liquidato la sua richiesta di un via libera sul piano di risanamento dicendo di «non essere l'autorità deputata ad esprimere pareri» e dopo aver criticato la durezza dell'Istat che quel piano gli ha bocciato, paventa che Catania precipiti entro settembre «in uno stato di dissesto ineludibile ». Una crisi, scusate la battuta, al buio.
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