26/09/2009

Leonard Cohen manda avanti il sosia

Leonard Cohen manda avanti il sosia

 

Il cantautore ebreo canadese sul palco in Israele dopo 24 anni. Arriva all'aeroporto di Tel Aviv, vede un passeggero che gli somiglia e lo convince a fingersi lui. Esce indisturbato

 

Nel cerchio rosso Leonardo Cohen, con il cappello il suo sosia
Nel cerchio rosso Leonardo Cohen, con il cappello il suo sosia

GERUSALEMME – Il doppio concerto non s’ha da fare? E allora beccatevi il mio doppio. Un falso da (cant)autore. Così simile al vero che ci sono cascati tutti. La storica tournée di Leonard Cohen, il cantautore ebreo canadese che giovedì sera è tornato su un palco in Israele dopo 24 anni d’assenza, per mesi è stata preceduta dalle polemiche per la sua scelta d’esibirsi sia a Tel Aviv che nei Territori palestinesi. Le proteste, le accuse, le minacce di boicottaggio l’hanno costretto a cambiare programma. Ma non a togliersi qualche capriccio - o forse a ritagliarsi qualche precauzione in più -, per esempio atterrando e mandando avanti un sosia.

IMPROVVISATO - È successo tutto molto in fretta, racconta l’organizzatore della tournée, Shmuel Tsemaj: prima di passare i controlli di polizia, all’aeroporto, Cohen ha notato un signore brizzolato che un po’ gli somigliava. Gli s’è avvicinato, s’è presentato e gli ha dato borsalino nero e giacca scura, chiedendogli se poteva «donargli cinque minuti di celebrità». Richiesta accolta: quando si sono aperte le porte del Ben Gurion, i fotografi e le tv non hanno esitato a inquadrare quel signore scortato dalle bodyguard che usciva fingendo di tossire, coprendosi un po’ la faccia. Senza accorgersi che Leonard Cohen, l’originale, era il mite signore qualche metro dopo, mischiato fra il seguito. Che solitario e indisturbato saliva su un taxi e se ne andava in hotel.

STAR BENEDICENTE - L’hanno accolto da grande star, il poeta che canta. Trenta camere d’un albergo a Tel Aviv riservate al suo entourage. Per lui, la suite che in queste settimane ha alloggiato Madonna e Quentin Tarantino. Gli hanno riservato anche un elicottero privato: ne approfitterà, prima del silenzio di Yom Kippur, per andare sul mar Morto. I biglietti per l’unica data costavano più di 200 euro: bruciati in pochi giorni, allo stadio di Ramat Gan sono andati a sentirlo in 50 mila. Ragazzine e pensionati, grandi striscioni inneggianti alla pace, Halleluja cantata in coro dalle curve alla tribuna. Tre ore e un quarto di concerto, chiuse addirittura da una «benedizione» alla folla, quasi una prerogativa per chi ha in sorte il nome sacerdotale dei Cohen.

CON LE ONG PACIFISTE - In gran forma, nonostante il malore della settimana scorsa in Spagna, il vecchio Leonard ha voluto incontrare a un cocktail anche le ong che si battono per il dialogo arabo-israeliano. C’era lo scrittore David Grossman con la sua associazione, Irgun Mishpahot Shkulot, il Forum delle famiglie in lutto, a cui andrà l’incasso del tour. E c’era pure un arabo di Ramallah, fratello d’una vittima dei check-point, venuto apposta per criticare pubblicamente la «Campagna palestinese per il boicottaggio culturale d’Israele», il gruppo radicale che ha fatto saltare la serata nei Territori, accusando Cohen di mettere sullo stesso piano l’«appoggio al sionismo e la solidarietà agli occupati». Sono state numerose le pressioni, anche perché fosse annullata anche la data israeliana: «Capisco la rabbia di chi ha boicottato», ha detto l’uomo, «ma boicottare è sempre una cosa stupida. Prima, bisogna dialogare». Leonard l’ha applaudito e abbracciato.

Francesco Battistini


04/06/2009

Pieraccioni ingaggia la sosia di Marilyn

Pieraccioni ingaggia la sosia di Marilyn

 

Ciak Cammeo di Francesco Guccini che fa lo psichiatra. Il regista sta preparando un cine-panettone in cui fa rivivere la star. «L’unico film sulla Monroe mai visto»

 

Leonardo Pieraccioni (Ansa)
Leonardo Pieraccioni (Ansa)

ROMA — Leonardo Pierac­cioni, 44 anni, è il regista a cui l’ispirazione si accende ogni due anni, e in un periodo circo­scritto, a Natale. Ma riscatta quest’aspetto mercantile alla Shylock shakespeariano con la simpatia bonaria: «Tra me e il pubblico s’è preso un ritmo, non ci stanchiamo a vicenda». Elenca a memoria, in lira e in euro, tutti i suoi incassi: «Il Ci­clone 78 miliardi, gli ultimi due esattamente 22 milioni e mezzo, secondo me ci sono an­date le stesse persone»). Nelle sue commedie ogni volta sban­da per una bella ragazza. Qui si arrampica su un mito. Marilyn nella provincia toscana.

Entra con la sagoma a gran­dezza naturale della Monroe. Titolo del nono film che sta gi­rando e producendo (con Me­dusa, uscita il 18 dicembre) Io e Marilyn. «È la storia di Gual­tiero Marchesi, mi chiamo co­me il cuoco, gli ho pure telefo­nato. Mi ha risposto: 'Vieni a trovarmi al ristorante'». Leo­nardo manutentore di piscine ha accanto l’ex moglie Barbara Tabita («era già in Ti amo in tutte le lingue del mondo che incassò...»), vanno al circo con la figlia e il domatore (Biagio Izzo) chiama Barbara per un gioco e non gliela restituisce più. Leo si sfoga con gli amici, la coppia gay formata dall’inse­parabile Massimo Ceccherini e la spalla di Bonolis, Luca Lau­renti, ma la trovata non è que­sta. «Cazzeggiando con loro, mi ritrovo in una seduta spiriti­ca. Se dobbiamo chiamare qualcuno, chiamiamo la don­na per antonomasia», dice Leo­nardo. Va via la luce, una tor­cia illumina una bionda di for­me generose e di bianco vesti­ta (è un fantasma...). «Da lì par­te il film».

Marilyn «rivive» in una lon­dinese di 32 anni, perfino il suo cognome è fedele, Kenne­dy, come l’amante della Mon­roe. Suzie Kennedy, racconta Leonardo, «conosce a memo­ria Marilyn, ha tormentato la sua parrucchiera per averne tutti i segreti, ha una Cadillac rosa cabrio. Non esiste una so­sia ufficiale, lei però è la più so­migliante, lo fa di mestiere». Se andate su YouTube c’è Su­zie- Marilyn che canta Happy Birthday come l’«originale» o fa pubblicità in tv. Anche Pie­raccioni ha pronto il suo spot: «È l’unico film di Marilyn che non avete mai visto». Ha con­sultato la Fondazione america­na della figlia di Lee Strasberg che gestisce i diritti dell’attrice scomparsa nel ’62 (oggi avreb­be 83 anni). «Ci hanno detto, la storia è divertente ma molto italiana. Evabbè’, ’ndo stia­mo? ».

A Francesco Guccini nell’abi­tuale cammeo stavolta tocca fa­re lo psichiatra. Leo pensa a una allucinazione, l’unico a cre­dergli è Rocco Papaleo, che per sei mesi ha avuto Hitler in casa. Nelle riprese a Firen­ze, Leonardo andrà al Duo­mo e a Ponte Vecchio, «le car­toline da cui il cinema rifugge. Questo film è un omaggio al­l’amore». Immaginario? «Chi non vor­rebbe stare accanto alla Mon­roe? L’idea del soggetto, che è di Giovanni Veronesi, è di far arrivare Marilyn nel mio mon­do. Questo è il mio film più pie­raccioniano». Se gli dite che fa sempre la solita commedia, ri­sponde: «E spero di continua­re a farla, vuol dire che ho tan­te cose da raccontare. La più grande soddisfazione è quan­do il pubblico dice: grazie Pie­raccioni, per due ore mi hai fat­to dimenticare la suocera». Nessun riferimento all’attuali­tà, se non che «i miei attori so­no tutti maggiorenni. No, su Berlusconi non faccio battute, dico solo che ora è più vicino agli italiani: anche lui, come noi, ha le corna». Ma Suzie-Marilyn vive il suo mestiere con ironia? «Questo non lo so. In un momento di transfert mi ha detto: 'A Marilyn questo film sarebbe piaciuto'».

Valerio Cappelli


22/11/2008

Roma, si fingeva Carlo Vanzina per avere rapporti sessuali con attrici: denunciato

Roma, si fingeva Carlo Vanzina per avere rapporti sessuali con attrici: denunciato

M.G. fingeva di effettuare casting per un presunto film del regista. Accusato da due donne: le accuse: tentata violenza sessuale, truffa e sostituzione di persona

 

 

 

ROMA - Utilizzava un trucco vecchio come il mondo, ma probabilmente ancora efficace. Si fingeva il regista Carlo Vanzina, regista e produttore di film di successo, da «Vacanze di Natale» a «Eccezzziunale...veramente», per poi approfittarsi di giovani attrici in erba.

Carlo Vanzina (Ansa)
Carlo Vanzina
E’ successo a Roma, dove due giovani donne si sono rivolte alla polizia, e, facendosi forza, hanno raccontato la loro storia di aspiranti attrici che per inseguire un sogno avevano dovuto sottostare ad un vero e proprio ricatto sessuale: in pratica promesse d’ingaggio in cambio di prestazioni sessuali.

LA VICENDA - A chiedere le prestazioni, ha appurato la squadra mobile diretta dal Vittorio Rizzi, un uomo che, fingendosi un addetto ai casting per conto del noto regista Carlo Vanzina, contattava via mail giovani attrici proponendo parti in alcuni film per poi approfittare del loro stato di soggezione. Nel corso della mattinata di venerdì, al termine delle indagini, i poliziotti hanno denunciato in stato di libertà M.G. per i reati di tentata violenza sessuale, truffa e sostituzione di persona. Nel corso della perquisizione effettuata a casa dell’uomo sono state trovate numerose foto di giovani donne vittime del raggiro.
Gli agenti della polizia nel corso delle indagine, sono risaliti ad una giovane donna, A.S., aspirante attrice polacca di 27 anni, molestata sessualmente dal finto talent scout. M.G., dopo aver convinto la giovane polacca ad un incontro per un provino, le ha dapprima proposto un rapporto sessuale in cambio dell’ingaggio poi, visto il netto rifiuto, ha tentato con la forza di abusare di lei. La giovane, molto scossa, è riuscita a chiedere aiuto telefonicamente ed il pronto intervento dei poliziotti ha evitato il peggio. M.G., vistosi scoperto, si è giustificato con gli agenti dicendo che aveva messo su l’intera vicenda solo per circondarsi di giovani e belle donne allo scopo di far ingelosire l’ex moglie, che lo aveva abbandonato.


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