11/05/2011
Merkel: «La Germania potrebbe sostenere Draghi»
Merkel: «La Germania potrebbe sostenere Draghi»«Persona di grande esperienza». In una intervista a Die Zeit primo «sì» del Cancelliere al governatore. Tremonti: già firmato un documento
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07/11/2010
Un bacio contro il Papa, la protesta dei gay a Barcellona
Un bacio contro il Papa, la protesta dei gay a BarcellonaBenedetto XVI ha auspicato “più sostegno alla famiglia” criticando la laicità dello Stato spagnolo. La risposta degli omosessuali non si è fatta attendere: al passaggio della papamobile centinaia di coppie si sono baciate per far capire che non la pensano proprio così...
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28/08/2010
«Bin Laden è al soldo della Cia»
«Bin Laden è al soldo della Cia»Per il leader cubano l'ex presidente usava il capo di Al Qaeda per suscitare terrore. Fidel Castro: «A Bush non è mai mancato il sostegno di Osama»
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24/05/2010
I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»
I vescovi: «La politica pensi ai figli L'Italia verso il suicidio demografico»L'appello del cardinale ai politici: «serve impegno bipartisan». Bagnasco suggerisce di introdurre il quoziente familiare e chiede che venga garantito lavoro ai giovani
| Il card.Angelo Bagnasco |
CITTÀ DEL VATICANO - Quoziente familiare e lavoro ai giovani. Mentre il governo è impegnato a mettere a punto la manovra economica, il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, si rivolge alla politica e lancia l'allarme. L’Italia, spiega il numero uno dei vescovi italiani, «sta andando verso un lento suicidio demografico». Per questo, «urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale». Non solo. Secondo i vescovi italiani è necessario che la politica compia un «supplemento di sforzo» per garantire il lavoro ai giovani. L'occupazione «spesso oggi latita, creando situazioni di disagio pesante nell'ambito delle famiglie giovani e meno giovani, in ogni regione d'Italia, e con indici decisamente allarmanti nel Meridione. Il lavoro, in sostanza, è tornato ad essere, dopo anni di ragionevoli speranze, una preoccupazione che angoscia e per la quale chiediamo un supplemento di sforzo e di cura all'intera classe dirigente del Paese: politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti».
«IMPEGNO BIPARTISAN» - Per Bagnasco serve in Italia un impegno bipartisan per affrontare il nuovo giro di vite e le nuove ristrettezze imposte dalle decisioni dell'Unione Europea per affrontare gli ulteriori sviluppi della crisi economica. A riguardo il presidente della Cei, auspica «un responsabile coinvolgimento di tutti nell'opera che si presenta sempre più ardua».
PEDOFILIA - Aprendo a Roma la 61esima assemblea generale dei vescovi italiani, il presidente della Cei ha affrontato diversi temi. Primo fra tutti lo scandalo pedofilia. «La Chiesa farà di tutto per continuare a meritare la fiducia delle famiglie italiane, anche di quelle non credenti» ha promesso Bagnasco. Il cardinale ha ricordato che gli importanti cambiamenti all'interno della Chiesa nelle procedure sanzionatorie con regole uniformi sia per quel che concerne la responsabilizzazione delle Diocesi sia per quanto riguarda la competenza del governo centrale, prevedendo anche, caso per caso, la rinuncia alla prescrizione furono introdotti dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Dottrina della Fede, sempre «con l'avallo di Giovanni Paolo II». «Il perdono del peccato non guarisce automaticamente la malattia né sostituisce la giustizia» ha poi aggiunto Bagnasco, mettendo anche in guardia dal rischio che le multinazionali della pornografia possano allargare la loro influenza tramite il digitale terrestre.
RIFORME E UNITÀ - Quanto al federalismo, il cardinale ha ribadito il sì dei vescovi ad una riforma che si muova in questa direzione, sottolineando tuttavia che «l'unità del Paese resta una conquista e un ancoraggio irrinunciabile». La Chiesa italiana, ha anche assicurato il numero uno dei vescovi, non risparmierà «energie morali né culturali» per partecipare al «significativo anniversario» dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
MAFIA - Bagnasco ha accennato poi ai «risultati importanti che a ripetizione si stanno ottenendo» nella «formidabile azione di contrasto che stanno svolgendo contro le cosche malavitose e la loro pervasiva ramificazione su tutto il territorio nazionale e oltre»: «Se da una parte ci dicono quanto il malaffare sia radicato nel nostro Paese, dall’altra ci avvertono che il male, anche quello più organizzato, non è imbattibile» ha sottolineato il presidente Cei.
CROCIFISSO - Infine Bagnasco ha auspicato che la Corte europea di Strasburgo, in sede di ricorso, rettifichi con «lungimiranza» l'«incredibilità» della sentenza di primo grado in cui si chiedeva la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche pubbliche. La Corte affronterà il ricorso nel prossimo mese di giugno.
Redazione online
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23/05/2010
Diciotto anni fa la strage di Capaci «Non solo la mafia contro Falcone»
Diciotto anni fa la strage di Capaci «Non solo la mafia contro Falcone»Arrivata a palermo la "nave della legalità", a bordo 2.500 studenti. Le rivelazioni del procuratore nazionale Piero Grasso. Messaggio di Napolitano: massimo sostegno a indagini
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| Gli studenti arrivati a Palermo per la commemorazione (Photomasi) |
PALERMO - Diciotto anni fa la strage di Capaci. Alle 17.58 del 23 maggio 1992, l'autostrada Palermo-Mazara del Vallo saltava in aria per mano mafiosa, sventrata dall'esplosione di 500 chili di tritolo. Quel cratere uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Una delle pagine più buie della storia recente del Paese è stata ricordata domenica mattina dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ha deposto una corona di fiori davanti alla stele lungo l'autostrada. Alla cerimonia ha partecipato il capo della polizia Antonio Manganelli.
GRASSO - Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, che partecipa alla commemorazione nell'aula bunker del carcere Ucciardone, luogo simbolo della lotta a Cosa Nostra, ha fato un'analisi sullo stato delle indagini. «Non solo la mafia aveva interesse a eliminare Giovanni Falcone. Lui non voleva combattere la mafia e l'illegalità a metà, le voleva eliminare dalle fondamenta. Voleva tagliare le relazioni tra la mafia e gli altri poteri. E su questo le indagini sono ancora attuali» ha affermato il procuratore durante un incontro con gli studenti arrivati a bordo della "nave delle legalità", attraccata domenica mattina al porto di Palermo. I ragazzi, partiti da Civitavecchia, in serata hanno avuto modo di confrontarsi con il procuratore Grasso, il capo dipartimento per la programmazione del ministero dell'Istruzione Giovanni Biondi, il responsabile per la legalità di Confindustria Antonello Montante, Andrea Colucci di Confcommercio e Giulio Bacosi, avvocato di Stato. I relatori hanno risposto alle domande degli studenti e Piero Grasso ha raccontato a lungo la sua amicizia con Falcone. «Il rapporto d'amicizia tra noi due - ha detto Grasso - è cominciato dopo il maxiprocesso. Poteva sembrare una persona altezzosa e sprezzante, ma nell'intimità, con gli amici, era una persona diversa: scherzosa, quasi demenziale, e molto affettuosa con i nostri figli. Aveva una grande forza, nonostante le avversità ogni volta si ritirava su ed era pronto a lottare di nuovo». Grasso ha quindi spiegato il mutamento che la mafia ha avuto dalle stragi a oggi: «Ha fatto un salto di qualità, ha capito che le stragi non pagano e cerca di rendersi invisibile. La forza della mafia oggi è questa: non ha visibilità e si ristruttura e si organizza negli affari, diventando sempre più potente». Pertanto, secondo Grasso, è importante educare i ragazzi alla legalità: «I problemi non si risolvono mettendo in carcere i mafiosi, ma se voi giovani riuscirete a costruire una classe dirigente che dica no alla mafia e all'illegalità». Biondi ha quindi evidenziato l'utilità dell'ora di Costituzione a scuola: «Aiuta a trasformare i principi della Costituzione in azioni civili, altrimenti la Costituzione rimarrebbe solo un libro». In chiusura, Montante si è rivolto ai ragazzi invitandoli a «indignarsi anche per poco e a non tollerare l'illegalità. Solo così il paese potrà tornare alla normalità».
NAPOLITANO - Il presidente Napolitano ha inviato un messaggio a Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso e presidente della fondazione "Giovanni e Francesca Falcone": «Meritano il massimo sostegno le indagini tuttora in corso su aspetti ancora oscuri del contesto in cui si svolsero i fatti devastanti di quel drammatico periodo - scrive il capo dello Stato -. Esse potranno consentire di sgombrare il campo da ogni ambiguità sulle circostanze e le responsabilità di quegli eventi, rispondendo all'ansia di verità che accomuna chi ha sofferto atroci perdite e l'intero paese».
COMMEMORAZIONE - Come ogni anno, Palermo ricorda la tragedia con manifestazioni, celebrazioni e incontri. Al porto è arrivata la "nave della legalità", con a bordo 2.500 studenti che hanno raggiunto l'aula bunker del carcere Ucciardone, luogo simbolo della lotta a Cosa Nostra: a conclusione del primo maxi-processo, istruito da Falcone e Borsellino, il 16 dicembre 1987 furono condannati, per la prima volta nella storia, i vertici della mafia. In quest'aula è in corso la commemorazione della strage, mentre in città sono stati allestiti cinque "villaggi della legalità" dove i cittadini possono conoscere da vicino l’attività di associazioni antiracket come Libera e Addiopizzo. Nel pomeriggio due cortei si snodano per le strade di Palermo per incontrarsi sotto l'"Albero Falcone", nell'ora in cui si consumò la strage.
«PIÙ VICINI ALLA VERITÀ» - Alla commemorazione è presente anche Maria Falcone. «Siamo più vicini alla verità sulle stragi di Capaci e via D'Amelio - ha affermato all'Ucciardone -. Abbiamo ormai la certezza che a farle non fu solo la mafia. D'altronde Giovanni aveva detto che dietro alla mafia ci sono menti raffinatissime. Gli italiani hanno il diritto di sapere cosa ci fu dietro le stragi in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino». Oltre tremila persone stanno partecipando al convegno: i 2.500 studenti arrivati sulle due navi arrivano da 250 scuole, selezionate con un concorso nazionale indetto dal ministero dell'Istruzione e dalla Fondazione Falcone. Ricordano la figura del magistrato trucidato a Capaci insieme al ministro dell'Istruzione Gelmini, ai ministri dell'Interno e della Giustizia Maroni e Alfano, al procuratore Grasso e al procuratore di Palermo Francesco Messineo.
INTERCETTAZIONI - Quest'ultimo ha parlato del discusso disegno di legge sulle intercettazioni all'esame del Parlamento: «Teoricamente il ddl non riguarda indagini antimafia ma ne restringe l'utilizzo nelle inchieste ordinarie; spesso però le indagini antimafia prendono spunto da inchieste ordinarie, per cui restringendo le intercettazioni su quest'ultime si rischia di intervenire anche sulle indagine stesse. C'è un interesse a proteggere la privacy, ma tocca al potere legislativo cercare la formula giusta per bilanciare questo interesse con la necessità di fare le indagini nel modo migliore».
Redazione online
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19/03/2010
Sì al dl incentivi, fondo da 300 milioni Previsti sconti per l'acquisto di cucine
Sì al dl incentivi, fondo da 300 milioni Previsti sconti per l'acquisto di cucine
I soldi per finanziare il fondo saranno trovati con il recupero dell'evasione fiscale. Il Cdm vara il decreto che finanzia il fondo a sostegno dei settori in crisi. Bersani: «Queste cose non servono»
MILANO - Via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge sugli incentivi. Il fondo che sarà attivato allo Sviluppo economico per sostenere i settori colpiti dalla crisi sarà di 300 milioni, che dovrebbero arrivare dal recupero dell'evasione fiscale. Il decreto è piuttosto contenuto: solo 5 articoli, compreso l'ultimo che stabilisce l'entrata in vigore della legge. Il fondo - prevede sempre il provvedimento - potrà essere però successivamente incrementato con altre risorse da parte del ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il ministero dell'Economia. Per il ministro della Pubblica amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta, il decreto approvato dal governo rappresenta «un importante provvedimento di rilancio dei settori economici in crisi». Critico invece il leader del Pd Pier Luigi Bersani. «Non credo che siano queste le cose che servono, serve spingere sull'innovazione, sui problemi strutturali della piccola impresa e dare degli orizzonti, aiutare la ricerca e l'internazionalizzazione» ha detto il segretario dei democratici.
SCONTI SULLE CUCINE - Il decreto, stando a quanto contenuto nella bozza, prevede fino a 1.000 euro di sconto sulle cucine. È previsto un contributo, sotto forma di riduzione, «per il 10% del costo e nel limite massimo di singolo contributo pari a 1.000 euro, per la sostituzione dei mobili per cucina in uso con cucine componibili ed elettrodomestici da incasso ad alta efficienza».
PORTI - Nel decreto legge incentivi è stato previsto tra le altre cose, un fondo con una dotazione iniziale di 80 milioni di euro destinato a finanziare, da subito, le opere infrastrutturali nei porti di rilevanza nazionale. Lo ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, aggiungendo anche che «il fondo sarà ripartito con decreto interministeriale tenendo conto della gestione più virtuosa dei porti. Si tratta indubbiamente - osserva Matteoli in una nota - di un ulteriore segnale dell'attenzione che il governo vuole dedicare ai porti e al loro rilancio, in particolare allo sviluppo degli investimenti in infrastrutture per competere in un mercato complesso e globale che registra i primi sintomi di ripresa».
Redazione online
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11/03/2010
Bce: «Correzione dei conti entro il 2011»
Bce: «Correzione dei conti entro il 2011»
L'ISTITUTI DI FRANCOFORTE: Le banche sostengano famiglie e imprese. «Eurolandia deve spingersi ben oltre il requisito minimo fissato nel patto di stabilità e crescita allo 0,5% del Pil»
| Jean-Claude Trichet (Afp) |
MILANO - «La riforma della spesa va posta in primo piano». Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile, facendo il punto sull'evoluzione dei conti pubblici nell'Eurozona. Il processo di risanamento delle finanze pubbliche, ribadisce l'istituto di Francoforte, «dovrebbe iniziare al più tardi nel 2011 e spingersi ben oltre il requisito minimo di correzione annua fissato nel patto di stabilità e crescita allo 0,5% del Pil». Secondo la Banca centrale europea, servono «interventi risoluti, in particolare da parte delle economie con alti livelli di disavanzo e debito» e che ciascun paese deve definire «le strategie di uscita dalle misure di stimolo e le strategie di riequilibrio dei conti pubblici per il prossimo futuro». Per la Bce infatti visto «il brusco deterioramento del rapporto spesa pubblica/Pil, e la già elevata pressione fiscale, la riforma della spesa dovrà avere un ruolo di primo piano». Si accrescerà così la probabilità di ridurre il disavanzo, si creeranno i presupposti per affrontare le pressioni previste sulla spesa derivanti dall'invecchiamento della popolazione e, nel tempo, si contribuirà a moderare l'onere fiscale e a sostenere la crescita potenziale.
«LA RIPRESA PROCEDE IN MANIERA DISCONTINUA» - La ripresa economica dell'Eurozona, assicura la Bce, va avanti, anche se appare destinata a procedere in maniera «discontinua», e con ritmi di crescita «modesti» in un contesto «caratterizzato da perdurante incertezza». Nel frattempo, l’istituto di Francoforte si attende che l’inflazione resti contenuta e in questo contesto «l’attuale livello dei tassi continua ad essere adeguato». La scorsa settimana, nella riunione di inizio mese, il Consiglio direttivo della Bce ha confermato il principale riferimento sul costo del danaro di Eurolandia all'1%, minimo storico. Allo stesso tempo ha invece deciso di proseguire con una graduale rimozione delle misure supplementari espansive volte a contrastare la crisi, che fanno leva su liquidità concesse alle banche a condizioni particolarmente favorevoli. La Banca centrale avverte che seguiterà a erogare alle banche liquidità abbondanti, ma allo stesso tempo vuole evitare «distorsioni connesse al mantenimento di misure non convenzionali oltre il necessario».
APPELLO ALLE BANCHE - Nel Bollettino mensile, la Bce lancia poi un appello agli istituti di credito a fare un ulteriore sforzo per fornire credito a famiglie e imprese e per farlo dovranno ripatrimonializzarsi. «Negli ultimi mesi - scrive l'Eurotower - le banche hanno proceduto nel ridimensionamento dei propri bilanci complessivi, ma dovranno dimostrarsi capaci di gestire questo adeguamento assicurando al tempo stesso la disponibilità di credito al settore non finanziario», appunto: le famiglie e le imprese. Secondo la Banca centrale europea, le banche «per raccogliere la sfida dovrebbero sfruttare il miglioramento delle condizioni di finanziamento e rafforzare ulteriormente le proprie basi patrimoniali, beneficiando appieno, laddove necessario, delle misure di sostegno pubblico a favore della ricapitalizzazione».
Redazione online
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13/11/2009
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Cosentino parla con il premier: «Io mantengo la candidatura»
Il sottosegretario accusato di essere vicino alla camorra: «L'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto», «il leader del pdl non mi ha chiesto un passo indietro». l'opposizione chiede le dimissioni
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO -ROMA - Nessun passo indietro. Nemmeno sulla volontà di candidarsi per la carica di presidente della Regione Campania. Nonostante le durissime parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che aveva dichiarato che ormai «la sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». «Io mantengo la candidatura: l'ho detto a Berlusconi e lui ha preso atto». Così il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, uscendo da Palazzo Grazioli, dove ha incontrato il presidente del Consiglio, a proposito della candidatura a governatore della Campania. E il Cavaliere cosa le ha detto? Gli è stato chiesto. «Ha preso atto e comunque non mi ha chiesto un passo indietro». «Il presidente - ha riferito Cosentino - mi ha espresso solidarietà. Conosceva le carte processuali e lo stesso avvocato Niccolò Ghedini le aveva viste», ha aggiunto parlando dell'inchiesta della procura di Napoli che ha portato alla richiesta di misure cautelari nei suoi confronti. «Io gli ho detto che mantengo la candidatura», ha proseguito il sottosegretario al termine dell'incontro nella residenza-ufficio del Cavaliere, sottolineando di aver spiegato al premier «le ragioni del territorio e soprattutto ho sostenuto che non possono essere alcuni procuratori a decidere l'evoluzione democratica. Io sono l'espressione dell'intera regione Campania e quindi mantengo la mia candidatura che è ancora più forte di prima dopo quello che è successo». Insomma, ha aggiunto, «qualsiasi decisione dovrà avere il territorio come protagonista».
L'OPPOSIZIONE VUOLE LE DIMISSIONI - Cosentino è accusato dalla procura di Napoli di aver appoggiato il clan dei casalesi, la potente associazione camorristica del casertano, tanto da averne chiesto l'autorizzazione all'arresto alla Camera dei deputati. Un'accusa che ha scatenato l'ira dell'opposizione. «Nicola Cosentino non può rimanere al suo posto di sottosegretario. Ho inviato una lettera a tutti i capigruppo dell'opposizione per presentare una mozione di sfiducia nel caso la Camera respinga la richiesta d'arresto». Lo afferma in una nota il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Il sottosegretario all'Economia - aggiunge Donadi - è accusato di reati gravissimi, di collusione con il clan dei Casalesi e la procura ha chiesto il suo arresto. Cosentino dovrebbe avere la dignità di dimettersi e il governo quella di rimuoverlo, invece nel centrodestra tutti fanno finta che non stia succedendo niente». «Il braccio di ferro - conclude il capogruppo Idv - sulla candidatura di Cosentino alla presidenza della Campania, infine, è stata una farsa. Un minuto dopo la sua eventuale elezione, infatti, Cosentino verrebbe arrestato, perchè perderebbe l'immunità parlamentare».
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11/11/2009
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
L'ordinanza del gip su Cosentino «Sostegno elettorale dai Casalesi»
Il sottosegretario all'economia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, «pressioni su enti prefettizi per incidere sul rilascio delle certificazioni antimafia»
| Nicola Cosentino (LaPresse) |
MILANO - Nicola Cosentino «contribuiva, sin dagli anni '90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone (..) Da tale sodalizio Consentino riceveva puntuale sostegno elettorale». È quanto si legge nel capo di imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa emesso dal gip Raffaele Piccirillo nei confronti del sottosegretario all'Economia e coordinatore regionale del Pdl. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere, 351 pagine in tutto, è stata trasmessa alla Camera per l'autorizzazione all'esecuzione. «È stata notificata questa mattina al presidente della Camera la richiesta di custodia in carcere per Cosentino» ha confermato Gianfranco Fini. Che in merito al destino politico del leader del Pdl campano ha opposto un severo alt: «La sua candidatura non è più nel novero delle cose possibili». Pare, d'altra parte, che il coordinatore campano del Pdl abbia anche avuto un colloquio telefonico con Berlusconi. Il premier avrebbe invitato Cosentino a tenere duro e ad andare avanti.
«SOSTEGNO ELETTORALE» - Nelle 351 pagine dell'ordinanza, il gip Piccirillo parla di un vero e proprio sodalizio tra il sottosegretario e le famiglie Bidognetti e Schiavone. Da tale legame Cosentino, si legge, «riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione delle elezioni a cui partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001». Cosentino avrebbe in particolare «garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali».
«INDEBITE PRESSIONI» - Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a «indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia». Cosentino è anche accusato di aver creato e cogestito «monopoli d'impresa, quali l'Eco4 spa e nella quale Cosentino esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l'assunzione di personale e per diverse utilità».
«ASSUNZIONI MASSICCE IN CONCOMITANZA DELLE ELEZIONI» - Uno dei capitoli affrontati dal gip Piccirillo nell'ordinanza è quello delle assunzioni «massicce» in coincidenza con le scadenze elettorali. Il magistrato riporta alcuni brani di un interrogatorio reso dall'imprenditore Michele Orsi (titolare della Eco4 ucciso in un agguato di camorra) il 15 giugno. In quella circostanza Orsi «confermava il rapporto politico privilegiato allacciato sin dagli albori della società mista, a suo dire su sollecitazione del presidente Valente, con Nicola Cosentino e Mario Landolfi». Michele Orsi «descriveva - spiega il giudice - i termini essenziali dello scambio instaurato con i detentori del potere politico». L'accaparramento dei contratti di raccolta dei rifiuti solidi urbani presso tutti o quasi tutti i Comuni consorziati e la promozione di un ciclo integrato alternativo - osserva il magistrato - era l'impegno che i politici assumevano verso gli uomini del Consorzio. Massicce assunzioni (Orsi parla del 70% delle risorse umane) di personale inutile e talvolta del tutto inoperoso, effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali o per conquistare il favore di persone che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi della ECO4 s.p.a.».
LE RIVELAZIONI DI UN PENTITO - Di sostegno elettorale da parte dei clan a Cosentino parla anche l'imprenditore casertano Gaetano Vassallo, che dal 2008 collabora con i magistrati dopo essere stato arrestato nell'ambito delle inchieste sulle infiltrazioni dei clan nella gestione dello smaltimento rifiuti in Campania. In un interrogatorio reso ai magistrati il primo aprile dello scorso anno, Vassallo racconta che fu il boss Francesco Bidognetti a indicargli la necessità di procurare voti all'attuale sottosegretario. «Ebbi modo - spiega Vassallo - di conoscere Nicola Cosentino proprio attraverso Francesco Bidognetti, proprio nel periodo antecedente all'arresto di quest'ultimo. Mi ero aggiudicato il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani sul comune di San Cipriano con la Setia Sud, intestata a mio fratello Salvatore, e un giorno Francesco Bidognetti mi convocò affinchè indicessi una riunione con le maestranze per sostenere il candidato Nicola Cosentino per le elezioni provinciali. Me lo presentò come suo amico e io personalmente ebbi a prelevare Cosentino insieme al fratello minore e a portarlo presso il deposito dove erano riunite le maestranze, invitandole al voto secondo le indicazioni di Francesco Bidognetti». A partire da allora, continua il pentito, «ebbi modo di incontrare Cosentino anche dopo la sua elezione a parlamentare».
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23/10/2009
Bossi difende Tremonti: «Tentativo di farlo fuori»
Bossi difende Tremonti: «Tentativo di farlo fuori»
Il titolare di via XX settembre: «sui conti pubblici ferma linea del rigore. non mi dimetto». Il Cdm rinviato. In giornata Berlusconi vedrà il ministro dell'Economia che non si è recato a Palazzo Chigi
| Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi |
ROMA - «C'è un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Il leader della Lega Umberto Bossi torna a ribadire il suo sostegno al ministro dell'Economia, criticato negli ultimi giorni anche all'interno della stessa maggioranza di governo per le esternazioni sul posto fisso e colto di sorpresa dalle parole del premier sull'Irap. Tremonti non si è recato in mattinata a Palazzo Chigi dove alle 12 era convocato il Cdm - riunione poi annullata - ed è rimasto al ministero in attesa del ritorno di Berlusconi dalla Russia. La posizione del titolare di via XX Settembre non cambia e il ministro, dopo le perplessità espresse dal presidente della Camera e le parole del premier sull'Irap, non sembra disposto a cedere. «Sui conti pubblici resta ferma la linea del rigore» è la posizione di Tremonti, confermata dai suoi più stretti collaboratori. Fonti vicine al ministro garantiscono anche che Tremonti «non ha mai pensato di dimettersi e mai lo farà».
IN PROGRAMMA UN INCONTRO COL PREMIER - Il Consiglio dei ministri previsto per le 12 è stato rinviato a data da destinarsi, hanno riferito fonti ministeriali. A Palazzo Chigi si attende l'arrivo di Berlusconi di rientro dalla Russia. Il premier, rimasto bloccato all'aeroporto di San Pietroburgo da una tempesta di neve, dovrebbe ancora decidere quando riconvocare la riunione dei ministri e in giornata dovrebbe anche incontrare Tremonti. Il colloquio di chiarimento tra il ministro e il premier era stato concordato giovedì sera dai due durante una telefonata, dopo le parole del presidente del Consiglio su una «graduale riduzione dell'Irap».
RINVIATO IL CDM - Il Cdm dovrebbe tenersi a questo punto la prossima settimana, martedì o mercoledì. Venerdì mattina, prima di mezzogiorno, erano arrivati a Palazzo Chigi per la riunione che aveva all'ordine del giorno la riforma dell'Università, diversi ministri, tra gli altri, quella dell'Istruzione Maria Stella Gelmini e quello della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Era già presente, invece, il ministro degli Esteri Franco Frattini, per una conferenza stampa.
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