11/08/2009
Torna in carcere l'omicida della fidanzata
Torna in carcere l'omicida della fidanzata
SOVERATO - il padre della vittima: «Chi ha ucciso deve pagare». Il gip dispone l'arresto di Luigi Campise, condannato a 30 anni e scarcerato per decorrenza dei termini
| Barbara Bellorofonte |
SOVERATO (Catanzaro) - Luigi Campise torna in carcere. I carabinieri hanno arrestato a Soverato il giovane 26enne che nel marzo del 2007 uccise la fidanzata, Barbara Bellorofonte, di 18 anni, e che dopo la condanna a 30 anni di reclusione era stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. L'arresto è stato disposto dal gip che ha accolto la richiesta di emissione della misura cautelare fatta dalla Procura della Repubblica e motivata dal pericolo di fuga dell'indagato.
COMUNICATO - La notizia del nuovo arresto di Campise è stata diffusa dalla Procura della Repubblica di Catanzaro con un comunicato a firma del procuratore vicario, Salvatore Murone. «Su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro - si afferma nel comunicato - il gip del tribunale ordinario di Catanzaro, in data odierna, ha ripristinato la custodia cautelare in carcere nei confronti di Luigi Campise, imputato dell'omicidio di Barbara Bellorofonte, il quale con sentenza di primo grado era stato condannato alla pena di 30 anni di reclusione. La misura è già stata eseguita dai carabinieri di Soverato». «Il ripristino della custodia cautelare in carcere - prosegue il comunicato della Procura di Catanzaro - era stato chiesto dal magistrato competente in concomitanza con la scarcerazione di Campise disposta nell'ambito di altro procedimento»
LA LETTERA - Nei giorni scorsi il padre della vittima, Giuseppe Bellorofonte, aveva scritto una lettera al Corriere della Sera: «Ignoro i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l'omicida - scriveva l'uomo - ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo è se è giusto tutto questo!». E dopo la notizia del nuovo arresto, Giuseppe Bellorofonte è tornato a parlare al Tg1: «È giusto che il giovane che ha ucciso mia figlia ritorni in carcere, perché se lui ha sbagliato deve pagare e deve rimanere in carcere e non fuori». Il padre di Barbara, poi, tra le lacrime, ha ricordato la figlia: «Una ragazza dolcissima, bella, solare. Era tutto per noi ed adesso non c'è più. Ora noi genitori andiamo a trovarla al cimitero. Il suo fidanzato diceva che l'amava, che era geloso. Ma uno che ama non spara alla persona amata in testa. Così ha distrutto la nostra famiglia».
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Libero l'omicida della fidanzata, Alfano muove gli ispettori
Libero l'omicida della fidanzata, Alfano muove gli ispettori
Campise: «Non volevo uccidere barbara, è stato un raptus». Il ministro della Giustizia dispone accertamenti dopo la lettera del padre della vittima pubblicata sul Corriere
| Barbara Bellorofonte |
ROMA - «Ho immediatamente incaricato i miei ispettori di fare degli accertamenti preliminari per acquisire delle informazioni in tempi rapidissimi e per comprendere subito, già oggi, come è potuto accadere. E dunque ho inviato gli ispettori in via d'urgenza». Intervistato dal Tg5, il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta così la scarcerazione di Luigi Campise, l'ex fidanzato di Barbara Bellorofonte condannato in primo grado a 30 anni di carcere per l’omicidio della ragazza, avvenuto due anni fa.
LA LETTERA - Era stato il padre della giovane a sollevare il caso con una lettera pubblica dal Corriere della Sera nella quale si chiedeva se questa fosse giustizia. «L'assassino di mia figlia - afferma Bellorofonte - è libero di scorrazzare per le strade di Soverato nonostante la condanna a 30 anni. Che delusione la giustizia: non ci credo più. Ignoro i motivi che hanno indotto la giustizia italiana a liberare l'omicida, ma quello che mi chiedo da padre, da cittadino, da uomo, è se è giusto tutto questo! Se è giusto additare ai nostri giovani questo esempio di comportamento e far capire che in Italia tutto è permesso, tutto è possibile, compreso un omicidio, tanto poi si riesce sempre a trovare il modo di essere liberati». Alfano ha espresso innanzitutto «un senso di forte vicinanza nei confronti dei familiari della ragazza uccisa» spiegando poi che «a volte l'ossequio formale della legge contrasta fortemente con il senso profondo di giustizia di ciascuno di noi. Quando ciò accade evidentemente qualcosa non va». UN RAPTUS - Intanto Luigi Campise definisce «una casualità» il delitto. «Sono assolutamente pentito - ha detto al Tg1 - ma questa tragedia è stato il frutto di un raptus. Non volevo uccidere Barbara».
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