16/09/2009

A Prato ucciso un 70enne Arrestata una ragazza di 22 anni

A Prato ucciso un 70enne Arrestata una ragazza di 22 anni

 

La giovane, di origine Rom, è stata arrestata. Prima del delitto ci sarebbe stata una lite tra i due, forse in seguito alla richiesta di soldi o altro

 

PRATO - Un uomo di 72 anni è stato ucciso la notte scorsa davanti al pronto soccorso dell'ospedale di Prato, dove aveva accompagnato la suocera per un ricovero. A colpirlo, con una coltellata, secondo la ricostruzione della polizia, è stata una giovane di 22 anni, nata e residente a Prato, di origine rom, che è stata arrestata con l'accusa di omicidio volontario.

UN LITIGIO ALL'ORIGINO DEL DELITTO - Secondo una prima ricostruzione, tra i due ci sarebbe stato prima un litigio, forse in seguito alla richiesta di soldi o altro da parte della giovane che stazionava davanti al pronto soccorso. Poi quest'ultima avrebbe tirato fuori il coltello e colpito l'uomo. Il settantaduenne è stato subito soccorso dai medici dell' ospedale, ma per lui non c'era più nulla da fare. Sul posto è poi intervenuta la squadra mobile di Prato che ha rintracciato la giovane sempre nell'area del'ospedale. Portata in questura e interrogata, la ventiduenne avrebbe ammesso le sue responsabilità.


29/07/2009

Non sopporta separazione: uccide la moglie davanti al bambino e poi si spara

Non sopporta separazione: uccide la moglie davanti al bambino e poi si spara

 

Agghiacciante caso di omicidio-suicidio a Rho, nel Milanese. I coniugi 34enni erano separati di fatto. Lei aveva denunciato il marito: «Mi ha minacciato con la pistola»

 

 

I corpi dei due coniugi giacevano uno accanto all'altro (Photoviews)
I corpi dei due coniugi giacevano uno accanto all'altro (Photoviews)

MILANO - Agghiacciante tragedia familiare a Rho, nel Milanese. Un uomo di 34 anni, Piero Amariti, al culmine di un violento litigio ha ucciso la moglie, Cristina Messina, 34 anni, a colpi di pistola e poi si è suicidato con la stessa arma. Tutto è avvenuto sotto gli occhi della sorella della donna e del maggiore dei figli della coppia, di 6 anni (c'è anche una bambina di 4 anni). Con ogni probabilità, i motivi alla base della disputa sono da ricondurre alla separazione che aveva portato alla divisione della coppia: a quanto sembra i due ormai erano separati di fatto e nella casa di famiglia viveva soltanto la donna con i bambini. L'uomo evidentemente non sopportava questa situazione, che lo ha portato alla follia.

I SOCCORSI - Il fatto è avvenuto prima delle 8 di mercoledì mattina in via Vincenzo Bellini angolo via Rossini a Rho, in provincia di Milano. Inutili i soccorsi del 118: entrambi i coniugi erano già morti all'arrivo dei sanitari. Piero Amariti lavorava in un'agenzia di pratiche auto, mentre la moglie Cristina lavorava in un bar-trattoria di fianco alla concessionaria del padre. Sembra anche che da tempo vi fossero cattivi rapporti tra genero e suocero.

 

La casa della tragedia (foto Salerno)
La casa della tragedia (foto Salerno)

LA TRAGEDIA - Secondo la prima ricostruzione, Piero Amariti sarebbe arrivato la mattina presto davanti alla casa della moglie e avrebbe aspettato che lei uscisse con l'auto, una Citroen 5. La donna è uscita in auto con la sorella e il figlio maggiore: lui l'ha minacciata con la pistola, facendola uscire dalla vettura, e le ha sparato due colpi, che l'hanno raggiunta uno alla testa e l'altro alla gola. Un proiettile ha poi colpito la portiera della macchina. Quindi l'uomo ha rivolto la pistola a tamburo, una 357, contro se stesso e si è sparato alla testa. Il bambino ha visto tutto.

LA DENUNCIA - Secondo la testimonianza di una parente, a fine giugno i due coniugi avevano avuto una violenta lite, durante la quale l'uomo aveva minacciato di togliersi la vita e di uccidere anche la moglie. Per questo la donna, lo scorso 30 giugno, aveva presentato una denuncia contro il marito alla Polizia di Rho. Gli agenti avevano accompagnato Piero Amariti è stato accompagnato al Pronto Soccorso, dove i medici, visto che non era un caso acuto, non rilevarono né chiesero la necessità di un trattamento sanitario obbligatorio (Tso), come ha precisato il direttore sanitario dell'ospedale di Rho, Davide Cartoni. La Procura aveva anche autorizzato la polizia a perquisire l'auto della coppia. In quell'occasione non venne trovata alcuna arma: la pistola usata questa mattina dall'uomo per uccidere la moglie e suicidarsi è risultata infatti detenuta illegalmente.

LA CUGINA - «Piero era una brava persona, sapevo che si volevano bene, non mi risulta avessero avuto dei problemi ed erano bravissimi marito e moglie», ha raccontato invece una cugina acquisita del presunto omicida. «Per lui la cosa più importante era la famiglia, non mi risulta che abbia mai avuto atteggiamenti violenti o che abbia mai aggredito o minacciato la moglie. Sono sconvolta per quello che è successo, non riesco a capacitarmene».


09/07/2009

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

Caso Sandri, il pm in aula mima il gesto di Spaccarotella

 

Il processo - chiesti 14 anni di reclusione. «Ci sono 5 ricostruzioni concordanti: l'agente si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio»

 

 Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)
Il pm Giuseppe Ledda, con una Beretta a braccia tese per simulare in aula il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri (Ansa)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AREZZO - Ha impugnato la pistola in aula per mostrare alla corte il modo in cui il poliziotto Luigi Spaccarotella avrebbe esploso il colpo che l'11 novembre del 2007 uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri: per la dimostrazione, il pm Giuseppe Ledda - che ha chiesto 14 anni di reclusione per l'agente - ha portato in aula una Beretta, come quelle in dotazione alla polizia, e ha mimato il gesto impugnandola a braccia tese.

«CI SONO 5 RICOSTRUZIONI CONCORDANTI» - Giovedì mattina, in corte d'assise ad Arezzo, è iniziata la requisitoria del magistrato: «Ci sono 5 testimoni - ha detto Ledda - che con diversi angoli visivi hanno visto la scena o parti sostanziali di essa. Sono cinque ricostruzioni sostanzialmente concordanti: Spaccarotella si ferma e punta l'arma verso l'area di servizio». A quel punto il magistrato ha impugnato la pistola mimando il gesto. Riferendosi ad alcune discordanze fra le testimonianze, Ledda ha aggiunto: «Un braccio era teso, non ha rilevanza se l'altra mano fosse sull'arma, o sul polso». Poi il pm, impugnando la Beretta con il braccio destro teso e protraendo in avanti il sinistro, ha chiesto: «Altrimenti a cosa serviva questa mano sinistra? Cosa era un saluto romano? Un saluto generico? Ma via, sono scenari ridicoli».


18/04/2009

Salerno, 28enne ferito davanti a un locale

Salerno, 28enne ferito davanti a un locale

 

Gianluca De Sio colpito a un rene e a una spalla: è grave. Era insieme a due amici quando è scoppiata una rissa, c'era molta gente, difficile l'identificazione di chi ha sparato

 

SALERNO - Gravemente ferito davanti a una discoteca a Salerno: Gianluca De Sio, 28 anni, è stato colpito sabato all'alba con due o tre colpi di arma da fuoco davanti al locale Il Posto, vicino allo stadio Arechi. È stato ricoverato all'ospedale di Salerno e poi trasferito in quello di Battipaglia: colpito al rene e a una spalla, è gravissimo. Secondo la ricostruzione dei carabinieri davanti alla discoteca si sarebbe scatenata una rissa tra un gruppetto di giovani. Un ragazzo, non identificato, avrebbe estratto l'arma e sparato al ventottenne.

LA TESTIMONIANZA DEGLI AMICI - I carabinieri sono stati allertati dai proprietari del locale e dall'ospedale di Salerno dove è stato portato d'urgenza il ragazzo. Sono stati sentiti i due amici del giovane che però non sono riusciti a fornire particolari utili per l'identificazione dell'aggressore. Le indagini sono difficili perché davanti al locale c'era molta gente e quindi non è facile distinguere tra chi ha partecipato alla rissa e chi ha tentato di fare da paciere. Gli amici hanno detto di essersi resi conto della situazione quando hanno visto Gianluca a terra in una pozza di sangue.

«ABBIAMO SENTITO GLI SPARI» - «Abbiamo sentito i colpi di arma da fuoco e abbiamo chiamato i carabinieri» ha detto uno dei soci del locale Il Posto. Un episodio, precisano i gestori, che non si è verificato davanti alla loro discoteca ma nei pressi e precisamente nel parcheggio di fronte al cinema Medusa, vicino a un gabbiotto che vende i ticket per il parcheggio. «Noi in questa storia non c'entriamo nulla - sottolineano i titolari -. Abbiamo solo chiamato i carabinieri nel momento in cui, a locale chiuso, stavamo entrando nelle nostre macchine e abbiamo sentito gli spari». Dicono di non aver visto nulla, se non qualche macchina che andava via dopo l'accaduto. I carabinieri continuano gli interrogatori: una quindicina le persone presenti sul posto al momento dell'agguato.