30/12/2009

Ha il lavoro più bello del mondo Ma rischia la vita per una medusa

Ha il lavoro più bello del mondo Ma rischia la vita per una medusa

 

I suoi compiti: pattugliare le spiagge e aggiornare il blog. Ben Southall, custode dell'isola di Hamilton, è stato punto da una specie letale che sfugge alle reti di protezione

 

 

Ben Southall (Afp)
Ben Southall (Afp)

Avrà pure il lavoro più bello del mondo, ma Ben Southall se l'è vista brutta. A maggio ha vinto il concorso per fare il custode dell'isola di Hamilton, nel Queensland, per sei mesi. Ma ora, durante un "pattugliamento" in mare, ha rischiato la vita: è stato infatti punto da una medusa.

MEDUSA LETALE - Come racconta Southall nel blog dell'isola - la cui cura è pressappoco il suo unico obbligo contrattuale - si trattava di una medusa Irukandji, una specie assai velenosa ma così piccola da sfuggire alle reti di protezione poste attorno alle spiagge (i mari australiani sono il paradiso non solo per i sub, ma anche per alcune delle specie velenose più letali del pianeta). «Ho sentito una specie di puntura d'ape sul braccio» racconta Ben. Poi ha avvertito un formicolio crescente e a quel punto è stato portato da un medico. I sintomi successivi - febbre, mal di testa, senso di oppressione al torace e pressione alta - hanno fornito la spiegazione di quanto accaduto. Ben ci ha messo diverse ore a smaltire il veleno della malefica medusa. «Pensavo che gli ultimi giorni sull'isola sarebbero stati rilassanti - ha ammesso l'inglese, il cui contratto scade il 31 dicembre -. E invece, dopo essere scampato a canguri, squali, ragni e serpenti, eccomi sconfitto da una minuscola creatura». La medusa Irukandji può causare l'arresto cardiaco e la morte. Nel 2002 - sempre in Australia - due turisti, un inglese e un americano, sono morti dopo un contatto con questo animale tanto piccolo quanto pericoloso.

 

Una medusa Irukandji (Ap)
Una medusa Irukandji (Ap)

NIENTE STRESS - A maggio Ben Southall, 34 anni, si è aggiudicato il "miglior lavoro del mondo" - impegno di sei mesi per uno compenso di 105.000 dollari - dopo un concorso che ha suscitato grande attesa e curiosità. Ha battuto gli altri 15 finalisti, selezionati fra oltre 34mila candidati provenienti da oltre 200 Paesi del mondo: ex guida turistica in Africa, è appassionato di alpinismo e maratone. Tra i compiti del guardiano non ci sono attività particolarmente stressanti: deve prendere il sole, esplorare i fondali marini e alimentare, con osservazioni e fotografie, il sito web e il blog. Volendo può anche giocare a golf sul campo annesso alla villa (con piscina) che occupa insieme alla fidanzata, il tutto a spese delle autorità australiane. Le quali gioiscono per la pubblicità e i ricavi: le casse del Queensland (che dal turismo ricava annualmente circa 18 miliardi di dollari, crisi economica permettendo) si sono già arricchite di 110 milioni di dollari.


14/05/2009

Coralli scomparsi entro la fine del secolo A rischio la vita di 100 milioni di persone

Coralli scomparsi entro la fine del secolo A rischio la vita di 100 milioni di persone

 

In pericolo il «Triangolo dei Coralli» tra Malesia e Filippine. I risultati della ricerca scientifica diffusa dal Wwf: «Colpa del riscaldamento globale, si corra ai ripari»

 

Un pesce pagliaccio tra gli anemoni della barriera corallina in Papua Nuova Guinea (Cat Holloway / Wwf)
Un pesce pagliaccio tra gli anemoni della barriera corallina in Papua Nuova Guinea (Cat Holloway / Wwf)

Entro la fine del secolo le barriere coralline potrebbero sparire da quell'angolo del pianeta Terra dove sono presenti in maggiore densità, il cosiddetto «Triangolo dei coralli» che si estende tra le coste e i mari di sei Paesi indonesiani: Filippine, Malesia, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Timor Est. Queste terre, pur rappresentando solo l1% della superficie terrestre, comprende il 30% delle barriere coralline mondiali. Non solo: si trovano qui il 76% delle specie di coralli censite in tutto il mondo e oltre il 35% delle spiecie di pesci presenti nelle barriere coralline, compreso il tonno. A lanciare l'allarme sulla sopravvivenza di questo ecosistema - e su una popolazione di circa 100 milioni di persone che con la scomparsa dei coralli di fatto si troverebbe priva di ogni forma di sostentamento - è il Wwf, che in occasione della Conferenza mondiale degli oceani, che si è aperta martedì a Manado, in Indoniesia, ha presentato uno studio realizzato da un team di esperti - biologi, economisti, studiosi di ecosistemi - che si sono avvalsi di oltre 300 analisi scientifiche.

Il prof. Ove Hoegh-Guldberg
Il prof. Ove Hoegh-Guldberg

SCENARIO DA CATASTROFE - La conclusione a cui giunge la ricerca è tutt'altro che tranquillizzante: i cambiamenti climatici, l'aumento della temperatura degli oceani e del livello dell'acqua e della sua acidità, i sempre più frequenti eventi calamitosi come siccità e burrasche, avranno effetti devastanti. E per questo la comunità internazionale deve subito correre ai ripari, intervenendo soprattutto sul riscaldamento del pianeta, sul fronte della lotta all'inquinamento e sul contenimento degli eccessi di pesca. «Nello scenario attuale - spiega il prof. Ove Hoegh-Guldberg, dell'università di Queensland, a capo del team di esperti - la gente vedrà distruggere i tesori biologici del Triangolo dei Coralli. La povertà aumenterà, sparirà la sicurezza del cibo, l'economia soffrirà e i popoli della costa dovranno emigrare sempre più verso aree urbane». Con tutte le conseguenze che gli esodi massicci finiscono con il comportare.

Etika Rupeni transenna un giardino di coralli al Great Astrolabe Reef, nelle Fiji (Cat Hollowyay / Wwf)
Etika Rupeni transenna un giardino di coralli al Great Astrolabe Reef, nelle Fiji (Cat Hollowyay / Wwf)

RIDUZIONE DEI GAS SERRA - La ricetta individuata non è nuova: ridurre le emissioni di gas serra con investimenti internazionali che rafforzino l'ambiente naturale della regione. Va detto che le conseguenze catastrofiche annunciate si riferiscono al peggiore dei possibili scenari presi in considerazione dallo studio, ovvero quello di un continuo andamento negativo del quadro climatico e di uno scarso impegno nella protezione delle aree costiere. «Ma anche nello scenario positivo bisognerà affrontare la perdita di una parte delle barriere coralline, l'aumento del livello del mare e delle bufere, la siccità e la ridotta disponibilità di cibo ricavato dal pescato costiero - fa notare il Wwf -. Ma con una differenza sostanziale che consiste nel fatto che le comunità rimarranno ragionevolmente intatte e saranno in grado di affrontare le difficoltà. Una gestione efficace delle risorse costiere, che includa reti regionali di aree marine protete, la protezione delle mangrovie e dei letti dei fiumi e una buona gestione del pescato si tradurranno in un declino più lento di queste risorse».

LA CONFERENZA DI COPENHAGEN - La scadenza individuata per elaborare le strategie di difesa è quella del prossimo dicembre, quando a Copenhagen avrà luogo la Conferenza delle parti della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. Sarà lì che bisognerà trovare un intesa sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Solo in questo modo, dice l'associazione, sarà possibile proteggere le comunità più vulnerabili anche dalla perdita di cibo e di sostentamento.


20/10/2008

Specie aliene e turisti: allarme Galapagos

Specie aliene e turisti: allarme Galapagos

Viaggio nelle isole rese famose dagli studi di Darwin. Animali a rischio, si pensa alla clonazione

 

 

 

 

Una iguana di mare delle Galapagos
Una iguana di mare delle Galapagos
Devono la loro fama alla visita dell'illustre evoluzionista inglese Charles Darwin, di cui nel 2009 ricorrerà il bicentenario della nascita. Devono la sopravvivenza all'isolamento geografico e alle premure di generazioni di naturalisti. Ma le relazioni ecologiche hanno risvolti imprevedibili, così oggi le isole Galápagos, santuario della biodiversità protetto dall'Unesco, sono minacciate da nuove invasioni. Ne abbiamo parlato con il direttore della Charles Darwin Foundation, lo zoologo inglese Graham Watkins. Finora i progetti di conservazione hanno dato buoni risultati, a cominciare dalla cattura di decine di migliaia di capre, maiali e asini che avevano depredato l'ecosistema al punto di estinguere alcune specie di tartarughe terrestri giganti, già ridotte al lumicino dalla caccia indiscriminata di balenieri e coloni: «La liberazione totale da queste specie invasive è prevista per il 2010».

Intanto, si è concluso uno dei più spettacolari programmi di salvataggio: nel 1963 i ricercatori avevano trovato su Española alcuni esemplari di una tartaruga gigante che si credeva estinta. Erano talmente pochi che «gli individui sembravano incapaci di trovarsi l'un l'altro». Così «la Stazione prelevò un maschio e tre femmine dall'isola per capire se fossero in grado di riprodursi. Ulteriori ricerche permisero di aggiungere un maschio e nove femmine ancora, mentre lo zoo di San Diego nel 1977 restituì un altro maschio, Diego». I 15 superstiti ce l'hanno fatta: oggi «Diego è il padre del 60% dei più di 1400 individui rimpatriati. Dal 1990 queste tartarughe hanno ricominciato a riprodursi, ristabilendo così la specie». Non è tempo però di festeggiare, poiché nei mesi scorsi i ricercatori hanno scoperto che nuove emergenze provengono da insetti che usano il turismo e il commercio come mezzi di trasporto. Watkins non nasconde la preoccupazione: «Le specie invasive rimangono la principale minaccia per le isole. Al momento sono a rischio, o stanno per diventarlo, il fringuello delle mangrovie, l'uccello mimo di Floreana e il pinguino delle Galápagos».

Due specie di formiche di fuoco tropicali sono approdate decenni fa, nascoste nel terriccio dei vasi, e continuano la loro opera di predazione inarrestabile. Una mosca parassitica sta invadendo i nidi degli uccelli con le sue larve, «che si nutrono del sangue dei pulcini, infettandoli e portandoli alla morte nel 76% dei casi». Quest'anno è arrivata purtroppo anche la mosca mediterranea della frutta: «una delle specie più distruttive del mondo, in grado di colpire più di 400 varietà di piante». Nel frattempo, dai cargo di banane sono scese due specie, aggressivi e voraci, di vespe sociali. In alcuni casi per fermare l'invasione occorre chiamare un predatore esterno che la bilanci. E' un metodo rischioso, per i possibili effetti a catena incontrollabili, ma a volte funziona. La cocciniglia cotonosa solcata, un insetto di origine australiana, si nutre della linfa di più di 200 specie di piante e le infetta. E' controllata dalla coccinella rivale Rodolia cardinalis, altra specie immigrata, in questo caso ben accolta per i suoi meriti sul campo. Gli evoluzionisti sanno che fra estinzione e conservazione vige una triste asimmetria: basta un attimo per la prima, mentre la seconda richiede decenni di sforzi. A maggior ragione, se alle invasioni biologiche aggiungiamo quelle «culturali».

Il bisogno crescente della popolazione locale di raggiungere il benessere poco si armonizza con la conservazione, oggi però «la raccolta eccessiva di cetrioli di mare e di aragoste ha ridotto l'interesse commerciale della pesca. Il declino economico ha così portato a una riduzione dei conflitti con i pescatori». Si sono così spalancate le porte all'ultima generazione di invasori, in maglietta e calzoncini: «Il turismo cresce a un ritmo del 14% all'anno. Il numero di visitatori annuali è passato da 40.000 nel 1990 a più di 145.000 nel 2006, divenendo di gran lunga il principale motore economico dell'arcipelago». E' un'esplosione che comincia ad essere difficilmente regolabile e il cui indotto produce nuove costruzioni e strade, più imbarcazioni in mare, aumento delle maestranze locali: «Dal 1990 a oggi la popolazione è raddoppiata, da 60mila a più di 120mila persone». La crescita incontrollata di un turismo non più elitario genera dunque inquinamento, pressioni sugli animali e maggiori occasioni di contaminazione dall'esterno attraverso navi e aerei.

La sfida, conclude Watkins, starà tutta nelle capacità dei governi locali di guardare con lungimiranza al di là dei vantaggi di una crescita sregolata di breve periodo. Se l'habitat verrà degradato, perderemo per sempre le specie che ci hanno insegnato a capire l'evoluzione, ma ne risentirà prima o poi il turismo stesso. Le Galápagos sono dunque un laboratorio di sostenibilità a rischio e «un microcosmo dei cambiamenti sociali, economici ed ecologici che stanno avvenendo nel mondo intero». I turisti si affezionano a George il Solitario, l'ultimo, ultracentenario rappresentante della discendenza delle tartarughe dell'isola Pinta. Sarà difficile ripetere il miracolo di Española, ma George è riuscito nelle settimane scorse a fecondare una delle due femmine dell'isola di Isabela, le più simili a lui, con le quali convive nella Darwin Research Station. Di fronte al suo recinto un pannello informa che, in caso di fallimento nella riproduzione naturale, si proverà addirittura con la clonazione. Ma il direttore per il momento non si sbilancia: «La Fondazione non ha un programma in tal senso». Avrebbe potuto essere un bel regalo per il duecentesimo compleanno di Charles Darwin.


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