13/06/2010
Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancro
Strategie della speranza: i futuri farmaci per battere il cancroOncologia. Tutte le novità dal congresso mondiale di Chicago: Cure più diversificate e cocktail terapeutici
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| (Grazia Neri) |
CHICAGO — Siamo entrati nella terza era delle cure anticancro: quella della diversificazione. Dopo la chemioterapia, che agisce impedendo la moltiplicazione delle cellule tumorali (ma anche di quelle sane), dopo la targeted therapy, la terapia cosiddetta personalizzata, che va a colpire bersagli molecolari del tumore (ma che spara un pò nel mucchio e tanto personalizzata, finora, non è), la lotta al cancro prende nuove rotte. E diventa sempre più complessa per chi la deve gestire (i medici) e per chi dovrebbe capirne la portata (i pazienti, il pubblico in generale e anche gli amministratori che devono pensare ai costi). All'Asco, il congresso annuale più importante al mondo per gli oncologi, appena concluso a Chicago, sono emerse le nuove tendenze delle cure, con la presentazione di farmaci già in via di registrazione, perché hanno superato le verifiche degli studi clinici, e di composti ancora nella «pipeline» delle aziende farmaceutiche, in fase, cioè, di sperimentazione più o meno avanzata, che diventeranno i farmaci del futuro. Le nuove molecole (tantissime, nell'ordine delle centinaia) sono il prodotto di ricerche che partono da filosofie diverse di lotta al cancro.
BLOCCARE I RIFORNIMENTI - Uno degli approcci terapeutici più originali ha come obiettivo non tanto quello di colpire il tumore, ma quello di agire sull'ambiente che lo circonda. Avanguardia di questa strategia sono stati i composti anti-angiogenesi: bloccano la proliferazione dei vasi sanguigni e privano il tumore di ossigeno e nutrienti per la crescita. Ora sta arrivando sul mercato un farmaco anti-melanoma, l'ipilimumab, un anticorpo monoclonale che agisce sul sistema immunitario dell'organismo e in particolare sui linfociti (globuli bianchi) togliendo un «blocco» che impedisce a queste cellule di aggredire il tumore: è la nuova immunoterapia. Il principio è simile a quello della vaccinazione, un altro approccio che si sta facendo strada in campo oncologico e il primo vaccino contro il tumore alla prostata è stato appena registrato negli Stati Uniti. La seconda linea strategica, molto più complessa, sfrutta specifiche caratteristiche metaboliche o genetiche del tumore, che stanno alla base della sua crescita incontrollata, andando a colpirne i punti-chiave, meglio se contemporaneamente. «Le vie che attivano la proliferazione delle cellule sono diverse — spiega Filippo de Braud che lavora all'Istituto Europeo di Oncologia a Milano ed è membro dell'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco — e ognuna è caratterizzata da una successione di eventi innescati da uno stimolo. Ecco allora che è possibile bloccare, con i farmaci, queste vie sia orizzontalmente che verticalmente. Orizzontalmente quando vado a colpire più punti da cui hanno origine gli stimoli proliferativi. Oppure verticalmente, quando blocco lo stimolo iniziale e di conseguenza impedisco la cascata di eventi successivi che portano alla proliferazione».
FARMACI MULTIFUNZIONE - L'idea, dunque, è quella di «farmaco multifunzione», capace cioè di aggredire il tumore su più fronti in contemporanea: ce ne sono tanti in sperimentazione, ma nessuno è in commercio. «I più interessanti - aggiunge de Braud - sono le cosiddette "piccole molecole" (small molecules)». Interessanti perchè sono piccole e possono essere prodotte da batteri (e non da cellule umane come gli anticorpi monoclonali), sono formate da singole catene e si possono allungare e accorciare con facilità, non danno reazioni allergiche e possono essere «caricate» alle due estremità con altre molecole antitumorali. In attesa di questi nuovi composti, gli oncologi si stanno sempre più orientando, in clinica, verso i cocktail di farmaci (anche di anticorpi monoclonali, quei composti il cui nome termina in -mab) per potenziarne l'effetto. Una ricerca condotta da Luca Gianni, oncologo dell'Istituto Tumori di Milano sul tumore al seno, ha dimostrato, per esempio, che la combinazione di due anticorpi monoclonali non solo è efficace sul tumore, ma attiva anche il sistema immunitario. Altro bersaglio delle nuove terapie sono i geni o i prodotti di geni. «L'Emea (l'ente europeo per l'approvazione dei farmaci, ndr) — dice Giorgio Scagliotti, pneumologo e oncologo all'Università di Torino — ha registrato un farmaco, il gefitinib (già in Italia, ndr), per il tumore al polmone cosiddetto non a piccole cellule in fase avanzata, sulla base di una specifica mutazione di un gene». La mutazione riguarda il gene Egfr (cioè il recettore per il fattore di crescita dell'epidermide) e fa sì che la cellula proliferi più attivamente: il farmaco, che si somministra per bocca, funziona soltanto nei pazienti che presentano questa alterazione. «La vicenda del gefitinib è interessante — commenta Pierfranco Conte, oncologo all'Università di Modena — . Il farmaco sembrava funzionare poco e ci sono voluti sette o otto anni per capire che può invece essere molto efficace su certi pazienti, quelli appunto con la mutazione. I farmaci, che abbiamo oggi, offrono vantaggi limitati a tanti pazienti, in futuro offriranno grandi vantaggi a pochi pazienti. Per fare questo è indispensabile ricorrere alla diagnostica molecolare, alla ricerca delle caratteristiche specifiche per ogni singolo tumore». Altro esempio di mutazione per il tumore al polmone non a piccole cellule: questa volta è il gene Alk (produce un enzima, chiamato chinasi, isolato per la prima volta nei linfomi) che si fonde con un altro gene e dà origine a una proteina di fusione capace di stimolare la crescita cellulare; su quest'ultima, secondo studi preliminari presentati a Chicago, funziona bene un nuovo farmaco, il crizotinib. «È l'inizio della storia - continua Scagliotti - occorre proseguire sulla strada del sequenziamento totale dei geni del tumore alla ricerca di quali e quante mutazioni sono correlate alla malattia e su queste informazioni progettare farmaci specifici». È questa la vera personalizzazione del trattamento. Ultimo capitolo: le cellule staminali cancerose, quelle che «seminano» metastasi e nuovi tumori. I ricercatori stanno cercando di identificare alcuni loro enzimi specifici (della classe delle chinasi) contro cui indirizzare i farmaci, comprese le «piccole molecole». C'è solo da chiedersi se questo futuro sarà sostenibile da parte dei sistemi sanitari o dalle tasche dei cittadini.
Adriana Bazzi
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09/06/2010
Via al Mondiale azzurro, Italia in viaggio per il Sudafrica
Via al Mondiale azzurro, Italia in viaggio per il SudafricaLa Nazionale di Marcello Lippi ha lasciato intorno alle 22 l'albergo che la ospitava nei pressi dell'aeroporto milanese di Malpensa da dove poco dopo è partita alla volta di Johannesburg tra l'entusiasmo dei tifosi.
Gli azzurri hanno lasciato in tarda serata l'Italia alla volta del Sudafrica. Gli uomini di Lippi hanno abbandonato poco dopo le 22 l'albergo che li ospitava a meno di un km dall'aeroporto di Malpensa da dove, tra l'entusiasmo di qualche centinaia di tifosi, sono poi partiti alla volta di Johannesburg. L'arrivo nel paese di Mandela è previsto intorno alle 9. Da quel momento si potrà dire definitivamente aperta l'avventura sudafricana dei campioni del mondo.
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04/10/2009
Disastro Air France, l'accusa di due piloti: «Disastro evitabile, colpa dei sensori»
Disastro Air France, l'accusa di due piloti: «Disastro evitabile, colpa dei sensori»
Nello schianto morirono 228 passeggeri. Un rapporto indipendente indica nel malfunzionamento dei rilevatori di velocità la causa della tragedia
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| Uno dei resti dell'Airbus (Afp) |
PARIGI - «Bisogna smentire la tesi secondo la quale non sappiamo cosa sia successo». Due piloti francesi si apprestano a consegnare un rapporto indipendente al giudice incaricato di far luce sulla tragedia aerea dell'Airbus AF 447 precipitato tra Rio e Parigi con 228 persone a bordo. Lo rivela "Journal du dimanche". Il comandante Gérard Arnoux, presidente del Sindacato dei piloti di Air France, presenterà la relazione assieme al collega Henri Marnet-Cornus. I due sostengono che l'incidente non fu provocato da una causa unica. «Ma è una verità incontestabile che senza il guasto delle sonde Pitot (i sensori che indicano la velocità dell'aereo, ndr) non ci sarebbe stato alcuno schianto» afferma Arnoux.
SICUREZZA - Questi strumenti, prima dell'incidente, erano già stati al centro di alcune segnalazioni, a causa del loro malfunzionamento. Tanto che ne era stata richiesta la sostituzione. Secondo Arnoux, finora il ruolo delle sonde Pinot è stato minimizzato dal Bureau d'enquêtes et d'analyses (BEA), perché proprio quest'ultimo avrebbe dovuto avviare una seria inchiesta sulla sicurezza di questi strumenti. Arnoux punta anche il dito contro Air France: «Obnubilata dalla riduzione dei costi, i dirigenti non hanno compreso che la sicurezza è un investimento produttivo».
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03/07/2009
L’Airbus intatto in caduta libera
L’Airbus intatto in caduta libera
Il rapporto I risultati dell’indagine sul mezzo dell’Air France: i sensori solo una concausa. Discesa verticale da 12 mila metri. Allarme lanciato in ritardo
L’unica certezza è l’assenza di certezze. Come dire, dieci indizi non fanno una prova. Quasi perse ormai le speranze di ritrovare le scatole nere in fondo all’Atlantico, il primo rapporto completo sul disastro del volo Af447 dell’Air France non è giunto a nessuna conclusione. Il Bea, l’ufficio inchieste da un mese al lavoro, ha soltanto stabilito che l’Airbus A330 in rotta da Rio de Janeiro a Parigi con a bordo 228 passeggeri non si è distrutto in volo, ma è precipitato in mare, in piena velocità, con una forte accelerazione verticale. Non ci sono tracce di fuoco o di esplosivo. L’Airbus ha affrontato una tempesta non eccezionale. È precipitato all’improvviso, da un’altezza di dodicimila metri, toccando il mare con la pancia. La ricostruzione porta quindi ad escludere un’esplosione o un attentato, ma si limita ad indicare una serie di concause dell’incidente, avvenuto probabilmente in modo improvviso, dato che «nessun gilet di salvataggio è stato ritrovato gonfiato» e che «i passeggeri non erano preparati a un ammaraggio ». Il Bea ha inoltre precisato che nessun messaggio di allarme era stato inviato e che nessun problema era stato esplicitamente segnalato dall’equipaggio.
Le sole informazioni a disposizione degli inquirenti sono i messaggi automatici che vengono cioè trasmessi senza intervento del personale di bordo. Alain Bouillard, responsabile dell’ufficio inchieste, ha anche ricostruito un imprevisto «buco» nelle comunicazioni radio fra i controllori di volo in Brasile e i controllori di volo basati a Dakar, in Senegal. I piloti dell’Airbus avrebbero cercato di mettersi in contatto per tre volte con il sistema di Dakar senza successo, apparentemente perché i controllori di Dakar non avrebbero mai ricevuto il piano di volo. «Questo non è normale», dicono gli investigatori che si interrogano sul perché l’allarme sia stato lanciato alcune ore dopo la sparizione del velivolo. L’aereo sarebbe precipitato dopo aver segnalato un problema tecnico verso le 2.14. La mancanza di contatti, secondo gli inquirenti, è tuttavia una situazione abbastanza comune che si sta cercando di migliorare. Bouillard ha precisato che le ricerche delle scatole nere proseguiranno fino al 10 luglio prossimo. Secondo il Bea, le scatole nere potrebbero emettere segnali ancora per qualche giorno. Finora le unità della marina francese, brasiliana e americana hanno recuperato 51 corpi e 600 pezzi dell’Airbus.
Fra i corpi recuperati, anche quello del pilota, Marc Dubois. Un particolare — il fatto che indossasse i pantaloni — lascia pensare che si trovasse ai comandi e non in cuccetta per il turno di riposo nella traversata. Nel rapporto, si parla inoltre di «incoerenze» nella velocità del velivolo, ma si precisa che nulla permette ancora di collegare con certezza queste anomalie al funzionamento delle sonde di misurazione, le famose Pitot di cui Airbus aveva raccomandato la sostituzione alle compagnie acquirenti. Secondo un rapporto interno ad Air France, reso noto da Le Figaro, almeno sette incidenti senza gravi conseguenze sono avvenuti a partire dal maggio 2008 a causa delle sonde Pitot, tanto che la compagnia di bandiera francese aveva fatto di tutto per accelerare i programmi di sostituzione. L’andamento dell’inchiesta comincia a provocare le reazioni delle associazioni dei parenti delle vittime che vedono allontanarsi la verità sulla tragedia di un aereo moderno, affidabile, controllato da una delle più sicure compagnie del mondo.
Massimo Nava
16:19 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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25/06/2009
Addio ufficio oggetti smarriti Ritrovarli sarà quasi impossibile
Addio ufficio oggetti smarriti Ritrovarli sarà quasi impossibile
Trenitalia taglia il servizio. Ora c’è un call center (inutile). Nel 2008 recuperati 3.500 fra ombrelli, telefonini, protesi e passeggini
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| Un windsurf smarrito al «Bureau des objet trouvés» di Parigi, il più grande d’Europa con 70 mila oggetti depositati |
ROMA — In quella valigia rossa c’erano maglie e mutande di un bambino di quattro anni, le sue scarpe da ginnastica preferite, quelle con la suola che si illumina ad ogni passo, e una pistola di plastica verde che, secondo il proprietario, «spara vero fuoco e anche veri proiettili»: quando lui e suo padre scendono dal treno e capiscono di averla dimenticata a bordo, vanno a passi rapidi all’ufficio oggetti smarriti, «perché vedrai — dice il papà — è un posto fantastico, buio e misterioso nel quale mettono tutte le cose dimenticate, i ladri non possono prenderle perché il capotreno le raccoglie nei vagoni e le porta lì, anche le cose più preziose, sì, anche i pennarelli blu, anche i giocattoli, tutto, il capotreno è un brav’uomo, vedrai, domani porterà lì anche la nostra valigia», sorride quel papà. Che ancora non lo sa, ma quella che ha appena raccontato è poco più di una favola, di un ricordo sgranato, è la storia tratta da un’Italia che faceva attenzione a tenere viva la speranza. Invece, da una decina di giorni, l’ufficio oggetti smarriti, nelle stazioni, non c’è più. E chi dimentica qualcosa sul treno torna a casa con una certezza: non la ritroverà.
La speranza, a quanto pare, è andata smarrita. L’ufficio della stazione Termini in questi anni ha conservato, e in molti casi restituito, più di centomila oggetti. Era lì dal 1934, grazie a una legge dello Stato, e in breve ne nacque uno in ogni stazione, almeno in quelle più grandi. Funzionavano: a Bologna, Firenze, Milano, Torino, Bari, Palermo, Napoli, Genova e Venezia, nel 2008, sono stati recuperati 3.500 tra ombrelli, telefonini, portafogli, protesi, passeggini, e più di mille sono stati riconsegnati ai proprietari. Invece nelle stazioni più piccine, anche se ufficialmente non c’era un luogo fisico dedicato agli oggetti smarriti, subentrava la disponibilità di ferrovieri e capotreni e così le sale per i bagagli venivano usate anche per conservare ciò che i viaggiatori avevano dimenticato: in ogni scalo, comunque, c’era una stanza per andare a chiedere, per depositare la propria speranza. Tutto ciò che nessuno reclamava, poi, finiva all’asta, ogni sei mesi: chi le ha frequentate le racconta come «uno spettacolo, si trovava ogni tipo d’oggetto e ogni tipo di acquirente».
Adesso, non più: si possono consultare siti web dedicati agli oggetti smarriti, al massimo. «Abbiamo dovuto razionalizzare i servizi accessori — spiegano da Trenitalia —. Da quando siamo diventati una società per azioni non abbiamo più gli obblighi che avevamo prima». Significa che hanno cancellato ciò che non produce denaro. E la disponibilità verso il prossimo, si sa, non è un affare. Così, ora, ciò che si smarrisce sul treno ha una fine certa: diventa preda dei «cercatori d’oro — racconta un ferroviere — insomma quelli che salgono sui treni quando tutti scendono, e prendono ciò che trovano. Povera gente, disperata». Ma il personale di Trenitalia che al capolinea raccoglie gli oggetti dimenticati? «Non c’è più». E siccome in pochi sanno dei predatori degli oggetti perduti, è probabile che chi perde qualcosa provi a telefonare a Trenitalia: ed è così che si entra nel labirinto acustico dei call center, voci registrate che promettono e non mantengono, voci umane che si scusano o inventano scuse. Soprattutto, costano.
L’89.20.21, ad esempio: dal cellulare 15 centesimi alla risposta e quasi un euro e mezzo per ogni minuto. La voce metallica dice che si può scegliere tra sei opzioni, le elenca, e la sesta è per «parlare con un dirigente dell’assistenza passeggeri»: musichetta e poi la voce dice che «il servizio è attivo dal lunedì al venerdì dalle tredici alle quattordici». La linea cade, due minuti di tempo. Tra l’una e le due, va peggio: l’attesa, non volendo «perdere la priorità acquisita», dura dieci minuti, poi l’operatrice «Antonella» dice che «questa linea è esclusivamente per prendere appuntamento con un dirigente». Non me ne può passare uno? «No, il disco lo dice chiaramente, solo prendere appuntamento». Invece no: il disco dice altro e la telefonata è durata, in tutto, dodici minuti. E la valigia chissà dov’è. Allora si può richiamare, scegliere l’opzione cinque, ed ecco che «l’operatore A321», finalmente, ammette: «Non è più compito di Trenitalia accettare gli oggetti smarriti, o recuperarli, ci pensa il Comune». Solo che chiedere all’ufficio comunale romano, semplicemente, non serve: «Trenitalia sono anni che non ci porta niente».
Ufficialmente, il sito di Trenitalia «avvisa la gentile clientela che dal 13 giugno 2009 non si accetteranno più oggetti rinvenuti. Chiunque si presenterà in assistenza per la consegna di tali oggetti, sarà invitato a recarsi agli uffici comunali come previsto dal codice civile». Traduzione: chiunque si preoccuperà del prossimo, e lo aiuterà restituendo l’oggetto smarrito, è inutile che venga da noi, vada altrove. La speranza, nelle stazioni, è andata smarrita. Anche se non è facile da spiegare a un bambino: «E la mia pistola? E le mie scarpe con le luci? Ma non hai detto che le mettevano in un posto fantastico?».
Alessandro Capponi
16:02 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: trenitalia, tagli, servizi, oggetti smarriti, chiusura, cll center, inutilità, speranze, vanificate, certezze, ricordi | OKNOtizie |
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