28/11/2010

Wikileaks, Frattini: "Sarà l'11 settembre della diplomazia"

Wikileaks, Frattini: "Sarà l'11 settembre della diplomazia"

Escono le prime indiscrezioni sui file che saranno svelati stasera. Critiche a Mandela, David Cameron e Karzai. Nel dossier ci sarebbero anche informazioni sui rapporti tra Italia e Russia. Washington: "Così si mettono a rischio delle vite"

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08/10/2010

Spie e talebani tra le fila dei contractors

Spie e talebani tra le fila dei contractors

La beffa e il danno: più rischi per i soldati presenti nel paese. Polemica negli Usa. Scandalo in Afghanistan: uomini vicini alla guerriglia assunti e pagati dalle aziende chiamate dal Pentagono

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09/07/2010

Usa, si dichiarano colpevoli le spie russe arrestate

Usa, si dichiarano colpevoli le spie russe arrestate

Come ai tempi della Guerra fredda sarebbe stato raggiunto un accordo per uno scambio di spie tra Stati Uniti e Russia. Potrebbe essere rilasciato l'esperto nucleare Sutyagin, arrestato 11 anni fa con l'accusa di tradimento a favore di Washington

 

 

Le spie russe arrestate il mese scorso hanno accettato di dichiararsi colpevoli. La dichiarazione verrà ufficializzata in un tribunale Federale dello Stato di New York. Seconde alcune fonti giornalistiche le dieci spie verranno condannate a 11 giorni di carcere per non aver dichiarato immediatamente di essere agenti del governo di Mosca e quindi espulse. Da una notizia trapelata da fonti di stampa russe ed americane, la scarcerazione degli agenti è la mossa iniziale di uno scambio organizzato tra Washington e Mosca. In cambio delle spie, la Russia infatti sarebbe pronta a liberare Igor Sutyagin, incarcerato con l'accusa di essere uno 007 statunitense, e che si troverebbe già a Vienna.


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30/06/2010

Spie arrestate, l'ira di Mosca «Vogliamo spiegazioni»

Spie arrestate, l'ira di Mosca «Vogliamo spiegazioni»

All'indomani della visita del leader del Cremlino Medvedev. Proteste russe per il blitz dell'Fbi: catturati in dieci. «Accuse infondate». Il caso di Anna Chapman

 

Il ministro degli Esteri russo Lavrov (Epa)
Il ministro degli Esteri russo Lavrov (Epa)

MOSCA - Lo smantellamento di una rete di dieci spie russe infiltrate da molti anni negli Stati Uniti ha fatto soffiare per alcune ore gelidi venti di Guerra Fredda sul reset nei rapporti tra Washington e Mosca. Ma l'indignazione del premier Vladimir Putin per gli arresti e per la spettacolarità dell'annuncio di lunedì è stata seguita da un messaggio sdrammatizzante della Casa Bianca: la vicenda non influenzerà il reset avviato con successo nei rapporti tra i due Paesi. Resta però l'imbarazzo per la vicenda divampata domenica con gli arresti delle spie e lunedì con l'annuncio del ministero della Giustizia Usa pochi giorni dopo il grande benvenuto dato da Obama alla Casa Bianca al presidente russo Dmitri Medveved. Aggravato dal fatto, emerso solo oggi, che Obama era sicuramente al corrente della vicenda quando giovedì ha portato il suo ospite a mangiare hamburger e patatine fritte in una tavola calda della Virginia proprio per sottolineare il calore del rapporto personale tra i due leader.

IL BLITZ - Intanto l'Fbi preparava il blitz contro le dieci talpe russe che per anni si erano infiltrate nel cuore dell'America, tra le villette di New York e i professori di Harvard. Nel colloquio tra Obama e Medvedev la vicenda dello spionaggio non era comunque mai stata menzionata. Alcune fonti hanno fatto sapere che il presidente Obama non era contento del tempismo degli arresti (dopo anni di indagini) così a ridosso del suo benvenuto a Medvedev. Ma l'Fbi ha fatto pressioni sottolineando che una delle spie sorvegliate stava per fuggire ed occorreva quindi agire rapidamente. Nella vicenda è intervenuto oggi con vigore Putin: «La polizia in Usa è andata fuori controllo, scaraventando persone in carcere: spero che quanto sta accadendo - ha ammonito - non danneggi i progressi raggiunti nelle nostre relazioni». Gli ha risposto prima il dipartimento di Stato: «Abbiamo fatto significativi progressi negli ultimi 18 mesi. Abbiamo raggiunto risultati concreti. Andremo avanti per questa strada, nonostante tutto». Un messaggio poi rinforzato dalla Casa Bianca con parole analoghe sottolineando la cooperazione degli ultimi tempi con Mosca all'Onu su temi come l'Iran e la Corea del Nord. Il ministero degli Esteri russo aveva ha ammesso che le persone arrestate sono cittadini russi, aggiungendo che non avevano però «commesso alcuna azione contro gli interessi americani» ed ha chiesto che i legali del consolato russo possano vedere gli arrestati. Il tempismo dell'annuncio di ieri ha provocato oggi non solo le smentite indignate delle autorità russe («sono accuse infondate») ma anche pungenti rimostranze sulla spettacolarità dell'annuncio «fatto nello spirito di passioni spionistiche da tempi della Guerra Fredda» e sul tempismo «sullo sfondo del reset nei rapporti tra Russia e Stati Uniti».

L'INCHIESTA - L'inchiesta ha dimensioni internazionali. Un undicesimo sospetto, un canadese con passaporto americano, è stato fermato ma poi rilasciato su cauzione oggi a Cipro. Alcuni degli agenti che si erano infiltrati negli Usa, comprese alcune coppie con bambini, affermavano di essere canadesi o peruviani. Altri avevano usato falsi passaporti irlandesi e britannici. Londra e Dublino hanno aperto inchieste per indagare sull'origine dei passaporti falsi. Per molti in Russia non vi sono dubbi. Si tratta di una manovra dei 'Falchì che cercano di sabotare il miglioramento dei rapporti tra i due Paesi, fatto scattare da Obama col famoso reset. «È anche un colpo contro il presidente Obama», affermano. Ma è anche un colpo contro la ratifica del nuovo trattato START 2 da poco firmato. Secondo l'Fbi tra gli obiettivi dati agli agenti dai loro capi a Mosca c'era quello di acquisire informazioni in molti campi: dai programmi del Pentagono sulle bombe ad alta penetrazione ai criteri di selezione dei nuovi agenti della Cia. Tra le frasi in codice usate dalle spie: «Ma non ci siamo incontrati l'anno scorso in aprile in Thailandia?». La risposta attesa: «Non era aprile ma piuttosto il mese di maggio». (fonte: Ansa)

Redazione online


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21/04/2009

Washington: in una «casa del mistero» l'Fbi spia l'ambasciata russa

Washington: in una «casa del mistero» l'Fbi spia l'ambasciata russa

 

Un edificio vicino alla sede diplomatica sarebbe usato per sorvegliare chi entra e chi esce dalla residenza, ma il bureau spiega: e' tutto un gioco, loro sanno che noi sappiamo

 

La casa dell'Fbi con, sullo sfondo, l'ambasciata russa a Washington
La casa dell'Fbi con, sullo sfondo, l'ambasciata russa a Washington

WASHINGTON (USA) – E’ la casa dei misteri. Tre piani, più un solaio con tre ampie finestre. Fino a pochi giorni fa le tendine era tutte abbassate e c’era una luce accesa – anche di giorno – sul portico di ingresso. Un edificio anonimo che “guarda” l’ingresso principale dell’ambasciata russa a Washington. Una posizione ideale: si vede bene chi entra e chi esce. Ora, secondo alcune indiscrezioni, la casa sarebbe una postazione usata dall'Fbi per tenere d’occhio la rappresentanza diplomatica.

SEGRETO SVELATO - Già un anno fa una tv aveva “svelato” il segreto scoprendo persino una macchina fotografica dietro uno dei finestroni dell’ultimo piano. Poi con una ricerca mirata su Internet – interrogando siti a pagamento che forniscono ogni genere di informazioni – i reporter hanno scoperto che la casa apparteneva proprio all’Fbi. Ad aggiungere sale all’intrigo ha contribuito qualche esperto puntando l’attenzione sullo spiazzo erboso al lato dell’edificio: lì sotto, è la tesi, potrebbe esserci un tunnel per lo spionaggio elettronico. Lo scoop ha suscitato reazioni diverse. I patrioti hanno accusato i giornalisti di essere degli irresponsabili. Gli scettici hanno accolto con una risata le rivelazioni. Sostengono che la macchina fotografica – per giunta di vecchio tipo – è stata volutamente messa in modo che si potesse vedere. E aggiungono che i russi sanno benissimo di essere sorvegliati. Inoltre il gigantesco complesso dell’ambasciata è circondato da molti altri edifici che possono essere trasformati – se necessario – in postazioni per la sorveglianza. Dunque la casetta rientra in un “gioco” tra le spie. O semplicemente è un’abitazione normale.

Guido Olimpio


30/09/2008

L'MI6 recluta le nuove spie su Facebook

L'MI6 recluta le nuove spie su Facebook


Svolta modernista del servizio segreto britannico: annunci promozionali sul social network. Già in passato l'ingelligence di sua Maestà aveva usato la rete per cercare nuovi agenti

 

 

 

 

LONDRA (Gran Bretagna) - I servizi segreti inglesi si adeguano ai tempi e, anziché usare i canali tradizionali per reclutare le future generazioni di spie, hanno scelto Facebook, il social network più famoso e diffuso al mondo, per cercare di attirare nuovi adepti. E così, da questo mese, basta un clic di mouse su uno degli «Spy Wanted adverts» che compaiono sul sito inglese per ritrovarsi nel mondo di James Bond e provare a vedere l’effetto che fa.

GLI ANNUNCI - Come scrive il Daily Mail, sono tre i tipi di annunci che l’MI6 ha postato su Facebook, indirizzati ad altrettante tipologie di persone: il primo è riservato a coloro che hanno un background universitario e promette una carriera a lungo termine («Graduates of all ages can develop long-term careers»); il secondo è rivolto a quanti hanno un lavoro noioso e sono alla ricerca di qualcosa di diverso e di più elettrizzante («Time for a career change? MI6 can use your skills») per proteggere la patria dagli attacchi dei nemici, mentre il terzo offre ai potenziali interessati «un posto di prestigio nella storia mondiale» («A career in world events? Help influence world events»).

I PRECEDENTI - Non è comunque la prima volta che il MI6 cerca reclute sul web, visto che in passato sul sito online dell’Intelligence di Sua Maestà erano apparsi annunci pubblicitari che invogliavano le persone «motivate, di alto profilo, con una vivace curiosità politica, un’intelligenza pronta e una spiccata prospettiva internazionale» a prendere in considerazione una carriera da 007, mentre è dal 2006 che l’MI6 usa regolarmente giornali e radio per le sue inserzioni di lavoro. E’ però indubbio che la scelta di Facebook rappresenti un tuffo nella modernità.

IL RECLUTAMENTO - «I servizi segreti continuano ad identificare sempre nuove e più accattivanti opportunità per ingaggiare agenti – ha spiegato un portavoce del MI6 al giornale londinese – nell’ambito della campagna di reclutamento di potenziali candidati e gli annunci su Facebook ne sono un esempio. Va anche aggiunto, però, che il titolo di “agente operativo” in realtà copre diverse attività svolte dagli agenti segreti, che vanno dalla semplice analisi dei dati all’invio di uomini in nazioni ostili per raccogliere informazioni, nel più autentico stile di James Bond».


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