01/08/2010

Chelsea e Marc hanno detto sì I Clinton: «Cerimonia perfetta»

Chelsea e Marc hanno detto sì I Clinton: «Cerimonia perfetta»

Tra gli ospiti poche star e molti amici. La figlia dell'ex presidente ha sposato il suo fidanzato storico, il finanziere Mezvinsky



Chelsea Clinton ha detto sì. La 30enne ex first daughter della Casa Bianca, figlia di Bill e dell'attuale segretario di Stato Hillary Clinton, ha sposato poco dopo la mezzanotte italiana il finanziere 32enne Marc Mezvinsky. Da sogno la cornice delle nozze: i due giovani si sono promessi eterno amore all'Astor Court Estate, un gioiello architettonico costruito all'inizio del Novecento sul modello del Grand Trianon di Versailles, su un vasto prato incorniciato da alberi, adagiato sulle sponde dell'Hudson, e a circa 150 chilometri a nord di New York, nei pressi dell'elegante cittadina di Rhinebeck. Ecumenica la cerimonia: Chelseaè infatti una protestante metodista mentre Mezvinsky è di religione ebraica.

IL COMUNICATO DELL'EX COPPIA PRESIDENZIALE - È stata una cerimonia «perfetta», hanno annunciato in un comunicato i genitori della sposa, l'ex presidente americano Bill Clinton e lil segretario di Stato Hillary. - «Oggi, abbiamo seguito con grande orgoglio ed una immensa emozione la bellissima cerimonia di matrimonio di Chelsea e Marc ad Astor Counts, insieme alla famiglia e agli amici più vicini», ha scritto l'ex coppia presidenziale. «Non avremmo potuto immaginare giornata più perfetta - proseguono i Clinton - per celebrare l'inizio della loro vita insieme e siamo così felici di accogliere Marc nella nostra famiglia. A nome degli sposi vogliamo ringraziare in modo particolare la popolazione di Rhinebeck per averci accolto, e tutti gli altri per gli auguri in questa giornata così particolare». Attorno all'evento un interesse degno di un matrimonio hollywoodiano o addirittura di nozze reali. Centinaia di cronisti sono accorsi nella piccola Rhinebeck, invasa dai camioncini Minifly per le trasmissioni televisive in diretta, e dato che tutto si èp svolto nella massima segretezza e privacy, sono circolate le voci più assurde ed incontrollabili. Si è parlato di una megafesta dai costi che oscillano tra i 3 ed i 5 milioni di dollari, di 4-500 invitati, tra cui star della tv come Oprah Winfrey, del cinema come Steven Spielberg, della canzone come Barbra Streisand. S'è parlato di fuochi artificiali sull'Hudson, ma quelli erano in programma. A poche ore dal matrimonio, celebrato poco dopo la mezzanotte italiana, quotidiani seri come il New York Times e il Washington Post avevano però ridimensionato l'evento, mentre il settimanale People, «bibbia» del gossip Usa, citando fonti vicino ai Clinton parlava di spese complessive ben inferiori al milione di dollari.

POCHE STAR E MOLTI AMICI - Alla vigilia del matrimonio, per la prova generale, solo due personalità erano state avvistate con certezza: l'ex segretario di Stato Usa Madeleine Albright, e Vernon Jordan, l'ex stretto consigliere di Clinton alla Casa Bianca. La maggior parte dei circa 400 invitati erano in realtà giovani ventenni e trentenni sconosciuti, amici o colleghi della coppia, oltre alla famiglia. C'era Roger, il fratellastro di Bill Clinton, con il quale l'ex presidente (che ha perso una decina di chili su richiesta esplicita di Chelsea) è stato visto venerdì alla Trattoria Gigi, il ristorante italiano di Rhinebeck gestito da Laura Pensiero. C'erano i fratelli di Hillary, Hugh e Tony Rodham, con la figlia Fiona, la flower girl della cerimonia, incaricata di cospargere di petali il percorso nuziale. Il mondo di Hollywood è rimasto discreto. L'unica attrice che ha accettato di parlare con le televisioni, una amica personale dei Clinton, è Mary Steenburgen, premio Oscar per «Melvin & Howard», accompagnata dal marito, anche lui attore, Ted Danson. È stato anche visto il miliardario Steve Bing, amico personale di Bill Clinton.

Redazione online


14/07/2010

Sneijder e Yolanthe, sposi da sogno a Siena

Sneijder e Yolanthe, sposi da sogno a Siena

Le nozze. Un cocchio trainato da sei cavalli bianchi porterà la stella del calcio olandese e la modella Yolanthe Cabau Van Kasbergen fino alla Chiesa dei Santi Giusto e Clemente, al centro di Castelnuovo Berardenga

 

 

 

CASTELNUOVO BERARDENGA (SIENA) - E se il capitano della Spagna, il bel portiere Casillas, alla fine dell'intervista ha dato un bacio alla sua bella fidanzata giornalista, bacio che è diventato quasi più importante della vittoria del mondiale, la stella dell'Olanda, Wesley Sneijder, non vuol essere da meno in campo amoroso, anche se è soltanto secondo nella coppa del mondo. Un cocchio trainato da sei cavalli bianchi porterà il calciatore e la futura moglie Yolanthe Cabau Van Kasbergen fino alla Chiesa dei Santi Giusto e Clemente, al centro di Castelnuovo Berardenga, in provincia di Siena, dove sabato si sposeranno.


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MATRIMONIO DA SOGNO - «Hanno deciso di sposarsi qua perchè vogliono organizzare qualcosa da sogno e sono stati conquistati da questa location esclusiva, in cui hanno un paese tutto per loro e dalla bellezza degli spazi» dice Andrea Prevosti, direttore generale di Castel Monastero, il resort in cui è stato trasformato il borgo medievale del nono secolo di Monastero d’Ombrone, 23 chilometri da Siena, interamente prenotato dai futuri coniugi Sneijder per festeggiare l’evento con i circa 250 invitati. Troppi, gli invitati, per la parrocchia dei Santissimi Jacopo e Cristoforo all’interno del borgo che, tra piscine, campi da tennis e mille metri quadri di centro benessere a disposizione degli invitati, conta su 75 tra camere e suite e una villa indipendente. Così il matrimonio si celebrerà nella chiesa di Don Vezio a Castelnuovo, 7 km da Castel Monastero, quasi 9000 abitanti a cavallo tra la zona del Chianti e delle Crete senesi.

 

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CI SARA' ANCHE ZEMECKIS - «Saremo capitale per un giorno» dice il sindaco Roberto Bozzi, alludendo anche all’arrivo sabato alle 18 del regista americano Robert Zemeckis, per l’inaugurazione della rassegna cinematografica «Cine&Chiantì alla vicina Villa Chigi, dove gli invitati di Sneijder lasceranno le auto per raggiungere a piedi la chiesa neoclassica fatta erigere nel 1846 dal conte Alessandro Lucarini Saracini. La scelta del luogo da parte della coppia è avvenuto nello scorso inverno, quando vennero entrambi a visitare Castel Monastero. Yolanthe, modella e conduttrice nata ad Ibiza, madrina del Giro d’Italia 2010, eletta donna più sexy d’Olanda 2006 e 2007, è tornata anche in occasione di Siena-Inter nell’ultima giornata di campionato. «Sono veramente una bella coppia, sembrano molto innamorati. Sono alla mano, semplici, hanno buon gusto e rispetto della tradizione locale. A differenza di altri matrimoni famosi hanno un’immagine privata uguale a quella pubblica», racconta Prevosti, che organizzerà anche il matrimonio di un membro della famiglia reale svedese per il 2011.

CUOCHI OLANDESI - Arriveranno fiori dall’Olanda e i festeggiamenti avverranno prevalentemente all’esterno, nella piazza del borgo, dove andranno in scena anche i fuochi d’artificio, se il sopralluogo di giovedì andrà come previsto. Nessuna indiscrezione sul menù, se non che arriveranno cuochi olandesi per curare un paio di piatti dei Paesi Bassi che saranno cucinati venerdì sera, attingendo per il resto a tutti ingredienti locali. Un’organizzazione che non poteva non essere da sogno, come da sogno fu la proposta del campione interista, avvenuta in aereo mentre la coppia stava volando a Dubai per le vacanze natalizie. Da sogno al punto che le immagini, secondo indiscrezioni, saranno esclusiva di un reality, il cui ricavato andrà in beneficenza.


09/06/2010

Naomi, nozze da favola in Veneto

Naomi, nozze da favola in Veneto

Il "sì" al magnate russo a Venezia, poi festa in una villa palladiana del Vicentino

 

Naomi Campbell (archivio)

 

VICENZA - Snobbati gli yatch di Saint Tropez. Ignorati gli sfarzi moscoviti. Addirittura sbeffeggiati i noti lussi londinesi e newyorkesi. Naomi Campbell si vuole sposare a Vicenza. In quella provincia berica che ha conosciuto ai tempi della love story con Matteo Marzotto e che ora le è rimasta nel cuore. Al suo innamoratissimo magnate russo non resta che accontentarla. Già, perché secondo l’ultimo «rumors» dei salotti vip circola già la voce che la pantera nera delle passerelle vorrebbe celebrare la festa delle sue nozze con Vladislav Doronin in una villa palladiana del Vicentino. La notizia è stata lanciata dal settimanale russo Argumenty i Fakti e, a ruota, ora i giornali di gossip di mezzo il mondo la danno per certa. Ancora una volta, dunque, un vip internazionale sceglie la «romantica» Italia per il giorno più importante della sua vita e, in questo caso, addirittura la tranquilla campagna all’ombra dei Colli Berici. Ma la Campbell sembra voglia spingersi addirittura oltre: il giornale russo afferma che la top model avrebbe chiesto al fidanzato di regalarle proprio una villa palladiana, non si sa se quella in questione per il ricevimento o qualche altra nei paraggi.

 

La top model con il futuro marito Vladislav Doronin (archivio)
La top model con il futuro marito Vladislav Doronin (archivio)

Sembra, inoltre, che l’entourage di Doronin stia addirittura già valutando in queste settimane le possibilità di acquisto con i referenti locali e che presto si giungerà ad una trattativa. Ma tanto amore sembra essere ricambiato: Naomi, da parte sua, sarebbe disposta anche a cambiare religione, diventando ortodossa, pur di poter celebrare il matrimonio in Italia e una delle sedi per le nozze potrebbe essere la chiesa di San Giorgio dei Greci a Venezia. Insomma: un evento, organizzato fra la laguna e la terra del Palladio, e potrebbe diventare un ulteriore volano per il turismo veneto. Felice, infatti, il governatore Luca Zaia, intervistato per l’occasione da Klaus Davi: «Il Veneto rappresenta un concentrato di eccellenze turistiche, enogastronomiche, culturali - spiega Zaia -. E il fatto che Naomi Campbell abbia magnificato in numerose occasioni le bellezze della nostra regione non fa che confermare il fatto che siano riconosciute a livello internazionale». Adesso, è già tempo di toto-nomi per cercare la villa in questione. Vladimiro Riva, del consorzio turistico «Vicenza è», testimonia come, da sempre, a rimanere del cuore di Naomi sia La Rotonda, anche se non si esclude una scelta «meno scontata e più di nicchia». Esclusa anche l’ipotesi di «ospitata» dai Marzotto, primario collegamento che viene in mente fra Vicenza e Naomi: chi conosce la famiglia e ieri ha provato ad avere delle informazioni più dettagliate, ha capito che, al di là dei rapporti cordiali, non c’è un’organizzazione comune dell’evento. Ad aiutare la venere nera potrebbe, invece, essere stato qualche ottimo amico vicentino, come quello di sempre: Renzo Rosso. «Noi cadiamo dalle nuvole, non ne sappiamo nulla - spiega l’assessore provinciale al Turismo Dino Secco - anche perché Naomi sarebbe tenuta a contattarci solo nel caso ci chiedesse villa Cordellina, gestita dalla Provincia. Cercheremo, comunque, di saperne di più nei prossimi giorni ».

Silvia Maria Dubois


30/10/2009

L’ingegnere e la mamma in coda per il metadone

L’ingegnere e la mamma in coda per il metadone

 

La Milano «normale» al Sert: «Le ville? Vendute per la cocaina». Anestesisti, televenditori, coppie sposate. Sono 90 i pazienti passati in 5 ore dalla struttura del centro

 

 

Strisce di cocaina (Fotogramma)
Strisce di cocaina (Fotogramma)

MILANO - «Una mia amica era incinta e continuava a pippare. 'Sei matta, non ci pensi al bambino?' domandavo. Rispondeva: 'Tran­quilla. Al massimo esce più picco­lo'. Quando ho saputo di aspettare la mia Ale, ho smesso. Ha nove me­si. Dico, giurano, che è nata sanissi­ma. Però ho usato cocaina per cin­que anni... Ogni dieci minuti, spe­cie la notte, la ispeziono. La visito, proprio come fossi un medico. Ho paura di trovare arti spostati, gli oc­chi che non si aprono, i riflessi spenti. Una ossessione. Io ho 29 an­ni».

«Mi guardi. Si vede che, insom­ma, vivo bene, una vita di un certo livello. Mi ci vede a finire dai ma­rocchini in stazione Centrale a cer­care l’eroina? Ci andavo ogni sera. Avevo schifo. E le parla uno che è ingegnere, ha cinquant’anni, ha passato una vita a costruire di tutto in Africa, conosce gente di livello, mia sorella, per dirle, lavora a... e io giravo a comprare l’eroina».

La mamma di Ale è una, l’inge­gnere è un altro, e siamo appena a due. Ieri mattina, al Sert di via Con­ca del Naviglio, il Centro servizi per le tossicodipendenze che serve il centro città, a ritirare il metadone sono passati in novanta. In cinque ore. Dalle 7.30 alle 12.30. Il Sert, che a Milano qualcheduno del Co­mune vorrebbe chiudere, ancora si porta dietro il ricordo e le immagi­ni dei decenni passati. Code di sche­letri spolpati dall’eroina; chi sveni­va, chi vomitava, chi cadeva a terra e ci rimaneva.

Nel primo semestre dell’anno il Sert ha seguito 3.466 persone. Si so­no visti un marito e una giornalista che si bombardavano di coca per ri­trovare l’intesa sessuale. È transita­to un tipo comparso nelle televen­dite. Si è fermato un anestesista che ogni giorno ha in mano i desti­ni di tanti di noi (l’ospedale è tra i più importanti). E si sono moltipli­cati i distinti signori che, invitati ad andare in bagno per il prelievo dell’urina, dalla tasca della giacca hanno tirato fuori un campione di pipì di un amico. Per camuffare l’al­ta concentrazione di droga. A ri­prenderli, la telecamera interna al­la toilette. Lo sanno che esiste, ci mancherebbe, vengono avvisati, è per la legge sulla privacy. La teleca­mera l’hanno messa per evitare che si imbrogli.

Il Sert, diretto dalla dottoressa Paola Sacchi, cura malati, e ci tiene che in giro si sappia. Non è un an­golo buio di reietti; piuttosto, è uno dei salotti di Milano. Dentro, si affollano gli invitati, insospettabili prigionieri di un male che la città ha diagnosticato eppure trascura­to. Per vergogna o per superbia.

Riccardo Gatti studia la tossicodi­pendenza da sempre. È stato a New York nel biennio ’89-’90: la droga invadeva le classi agiate. «Qui l’in­vasione», dice, «è già iniziata. Qua­si nessuno sembra volersene accor­gere. Anzi, chi denuncia questi pro­blemi dà fastidio. Noi proviamo a leggere cosa avverrà in futuro. In­crociamo i dati, studiamo. Sta tor­nando l’eroina. Cresceranno i con­sumatori. Si abbasserà l’età media. Mi chiede se ci sarà una presa di co­scienza? Non lo so. Mi domanda se devono scapparci i morti? Ma se si muore ogni giorno! Quanti giova­nissimi sono colpiti da infarto?».

Un 17enne di un liceo scientifico del centro è stato beccato dalla poli­zia che comprava cocaina. È finito al Sert. Ha confidato alla dottoressa che l’ha seguito: «Questa vicenda è stata un’occasione. Mamma e papà si sono accorti di me. Sono final­mente riuscito a spiegare loro per­ché da bambino avevo rifiutato quel corso sportivo che insistevano a farmi frequentare».

Al Sert, il grosso dei pazienti ha tra i 35 e i 40 anni; poi vengono i trentenni e i ragazzini. Cocaina, hashish, acidi, pasticche, e l’eroina, inalata o fumata.

L’ingegnere che emigrava in sta­zione Centrale dice: «Avevo dolori muscolari cronici. Il medico mi pre­scrive un farmaco. Divento dipen­dente. Fin quando esce dal merca­to. Cerco sostituti. Non funziona­no. Provo l’eroina. Funziona. E allo­ra continuo. Non mi crede?».

La mamma della piccola Ale è fi­glia di un imprenditore (marchio noto); i suoi divorziarono, lei andò a vivere da sola; posto in banca, no­ia, voglia di cambiare, e così disco­teche e locali (i soliti noti nomi) per fare la ballerina e la barista. «Al bancone mi pagavano un cocktail direttamente con una dose».

In certe feste, a casa sua, «girava­no i vassoi, quelli delle tartine, pie­ni di strisce di polvere. Ho iniziato perché volevo provare. Tanto smet­to appena voglio, mi dicevo. Ho avuto amici che per la coca hanno venduto tutto: uno aveva una villa spaziale non lontano da quella di Jo­vanotti e ora fa il barbone. Vivevo per la coca, pensavo alla coca. Io e le mie amiche. Due, brasiliane, alle feste si prostituivano, servivano soldi. Affittavo una delle mie stan­ze, in salotto si ballava, di là si face­va sesso. Un’altra amica era incin­ta ». Le è morto il bambino e «se l’è tenuto dentro per una settimana. Non voleva andare in ospedale. Aveva paura che la ricoverassero in­sieme ai tossici. Io sono stata una tossica. Sono finita in comunità. Ho bisogno di un lavoro. Ti lascio il curriculum, posso? Guarda che fac­cio anche le pulizie».

 

Andrea Galli


26/10/2009

Donna nata uomo si sposa in Chiesa

Donna nata uomo si sposa in Chiesa

 

FIRENZE. Le nozze celebrate da don Santoro, malgrado il parere contrario del vescovo: l'atto verrà annullato

 

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Sandra in abito grigio perla bacia il suo Fortunato
Sandra in abito grigio perla bacia il suo Fortunato

FIRENZE - Alla fine le nozze della donna nata uomo sono state celebrate, in Chiesa, e officiata da don Alessandro Santoro, 44 anni, parroco della Comunità delle Piagge. Sandra Alvino, nata «donna per sbaglio in un corpo di uomo», come dice lei, 64 anni fa, ha coronato il suo sogno. Anche se l'atto - al quale il vescovo fiorentino, monsignor Giuseppe Betori, si era opposto - è destinato a essere annullato.

Sandra è donna per la legge italiana dal 1982 (pochi anni prima si era sottoposta a un'operazione a Londra per il cambio di sesso). La Alvino e Fortunato Talotta, 58 anni, sono sposati civilmente da 26 anni. Lei, che si dichiara «cattolica praticante», da qualche anno ha iniziato una battaglia per vedere riconosciuta la propria unione anche dalla Chiesa. Gli sposi sono arrivati pochi minuti prima delle 11 davanti al prefabbricato della Comunità delle Piagge, dove ogni domenica don Santoro celebra la messa e dove, durante la settimana, vengono svolte le diverse attività della comunità. Tailleur grigio perla per lei, ravvivato da un foulard maculato, e stessa fantasia per le scarpe e per gli occhiali; abito blu scuro per lui. La cerimonia è stata celebrata lontano da telecamere e fotografi, per disposizione del parroco. Don Santoro era emozionato, anche se ha ricordato agli sposini che l'atto «comunque sarà annullato dalla Chiesa». Ma è anche un atto, ha detto, che «non cambia la realtà: voi siete una coppia di credenti che vive nella chiesa il suo essere coppia e questo il Dio della Vita benedice e accarezza».