21/08/2010

Benitez, primo titulo. L'Inter trionfa in Supercoppa

Benitez, primo titulo. L'Inter trionfa in Supercoppa

I nerazurri battono la Roma 3-1 a San Siro e ripartono conquistando il primo trofeo stagionale in palio. Giallorossi in vantaggio con Riise al 21'. Al 42' pareggia Pandev, poi nella ripresa si scatena Eto'o autore di una doppietta.

Continua...


26/06/2010

A testa bassa. Pochi tifosi e molti fischi per gli azzurri

A testa bassa. Pochi tifosi e molti fischi per gli azzurri

Dopo la clamorosa eliminazione dal Mondiale la nazionale rientra in Italia. Pochissimi tifosi ad attendere la squadra di Lippi. Tensione sul volo, Pepe ai giornalisti: "Becchini".

 

 

 

Dopo l'amara eliminazione dai mondiali in Sudafrica, la nazionale di calcio e' rientrata in Italia. Gli azzurri, usciti alle 8 e 30 dalla sala arrivi, sono stati contestati: una ventina di tifosi ha accolto i giocatori con ripetute grida: "Vergognatevi, vergogna". I bersagli più colpiti sono stati Cannavaro e Gilardino. Gli azzurri sono quindi sfilati, mestamente ed in silenzio, protetti da un cordone di agenti di polizia e alla spicciolata. Ad attendere gli azzurri anche un "plotone" di giornalisti e fotoreporter. Poche le parole dette da capitan Cannavaro: "Contestazioni? La gente ha capito". E Pazzini invece non vede l'ora di girare pagina: "Ora voglio andare subito in vacanza e mettermi dietro le spalle questa brutta avventura e smaltire la delusione".

In aereo, invece, si era consumato lo sfogo di Simone Pepe. "Chi scrive per Il Giornale tra di voi? Non c'è nessuno? Allora visto che ha messo 11 bare azzurre in prima pagina fategli sapere che è un becchino". L'aereo che riportava gli azzurri in Italia dopo la disfatta al mondiale era appena partito, quando il neojuventino, brandendo una copia di ieri del quotidiano milanese (con una vignetta di Forattini molto dura in prima pagina) si è avvicinato in coda, dove si trovavano gli inviati al seguito: voce alta, visibilmente alterato, il giocatore ha gettato ai cronisti il quotidiano. "Le bare - ha poi spiegato - sono davvero troppo, una cosa vergognosa. Se noi siamo morti, chi ha deciso di pubblicare una cosa del genere è un becchino. E se tanto mi dà tanto, mi verrebbe da dire che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone". E' un mesto rientro.


Dal 777 Alitalia sono sbarcati poco dopo le 8 il presidente federale Abete, il Ct Lippi ed alcuni giocatori: il capitano Cannavaro, Pepe, De Santis, Quagliarella, Bonucci, Montolivo, Gilardino, Pazzini e Di Natale. Tra gli ultimi a scendere le scalette dell'aereo De Rossi, l'unico dei quali sotto l'aereo ha ricevuto qualche incitamento da diversi operatori aeroportuali che si erano lì radunati. Tra la quarantina di persone sbarcate, compreso parte dello staff tecnico, anche Riva, Peruzzi e Di Livio. Lungo il tragitto dall'aereo alla sala arrivi tutti sono rimasti in silenzio, sulla navetta bus, alcuni con indosso occhiali da sole: sguardi tesi, gli unici a dispensare qualche sorriso De Rossi e Di Natale. Una volta giunti nella sala arrivi, dove ora gli azzurri sbarcati stanno attendendo i bagagli, si è radunata spontaneamente una piccola folla di viaggiatori in quel momento presenti che ha circondato, incuriosita, la delegazione azzurra, alla quale è stato fatto un piccolo cordone di agenti di polizia e militari della Guardia di Finanza. Il tutto avviene tranquillamente, non ci sono, per il momento, né contestazioni né sfottò, anzi molti scattano foto ricordo ed i più gettonati di tutti sono De Rossi e Quagliarella. Anche capitan Cannavaro si è concesso a foto ricordo con alcuni dei viaggiatori in attesa anche essi dei bagagli. Il Ct Lippi è stato tra i primi a lasciare lo scalo romano mentre tutto il resto del gruppo azzurro era ancora in attesa dei bagagli nella sala arrivi. Per oltre un quarto d'ora molti viaggiatori ed operatori aeroportuali hanno voluto scattare foro ricordo accanto ai protagonisti della fallimentare spedizione in Sudafrica.


E' atterrato alle 10.06 all'aeroporto di Milano Malpensa il volo Alitalia da Roma Fiumicino con a bordo la parte di delegazione della Nazionale italiana rientrata da Johannesburg e che non si è fermata nella capitale. Al terminal 2 non si vedono tifosi. Solo un nutrito gruppo di giornalisti, fotografi e cameramen sta attendendo di fronte ad un varco lontano dall' aerostazione.


01/06/2010

Mihajlovic, ancora non c'è ed è già un caso

Mihajlovic, ancora non c'è ed è già un caso

Sport. La carriera di Sinisa e l’altolà di Sofri per le sue idee politiche

 

mihahilovich2.jpgEvitate di sfruculiarlo. L’autocontrollo non è mai stato il suo forte. Meglio non chiedere referenze a Vieira, che si sentì apostrofare per il colore della sua pelle (Versione di Patrick: «Mi ha chiamato scimmia». Versione di Sinisa: «Lui mi ha detto zingaro di m. e io gli ho risposto negro di m.»). E meno male che non ci sarà un incontro ravvicinato con Mutu, sputato e calpestato durante un tristemente famoso Lazio-Chelsea: otto giornate di squalifica. E’ tutto? Non proprio. Nel suo curriculum (eccellente) di calciatore tuttofare, figura anche un’indagine per uno striscione, «Onore alla tigre Arkan», in morte di un terrorista serbo accusato di genocidio e apparso nella curva degli ultrà della Lazio pare su sua specifica richiesta. Ecco, le abbiamo citate tutte e subito le macchie sulla sua carriera perché è giusto non far finta di non sapere, ma anche perché per gli sbagli del passato Mihajlovic ha già regolato i suoi conti con la giustizia sportiva.

Non è un buon esempio? Adriano Sofri, sul Foglio e poi sul Riformista, ha scritto che non può essere l’uomo giusto per Firenze: «Ha usato e abusato del suo ruolo sportivo per esaltare le sue opinioni, e poiché i suoi idoli erano Arkan e le tigri serbiste e le loro imprese criminali, mi sembra difficile che ideali simili non influiscano sul modo di considerare l’agonismo sportivo e la formazione dei campioni a lui affidati». E’ un processo alle intenzioni. Dopo l’episodio dello striscione, non ci ha più provato. Continua a ritenere Arkan un eroe? Sarebbe orribile, ma irrilevante per il suo lavoro. Del resto, Mourinho è il più grande di tutti e nessuno gli chiede conto delle sue idee di destra radicale. Né si è mai eccepito su quanto possa essere condizionato il gioco di Hiddink dai suoi rigidi ideali socialisti. Il nuovo allenatore della Fiorentina ha il diritto di essere giudicato per il suo (breve) passato da tecnico e soprattutto per il lavoro che saprà svolgere d’ora in avanti. Certo, il carattere di una persona, quello non si cambia.

Mihajlovic è uno che non porgerà mai l’altra guancia. Ne sa qualcosa anche Totti, recentemente vittima dei suoi strali. Ma avere carattere significa avere quello che viene definito un cattivo carattere e nello stesso tempo avere quello che viene definito un cattivo carattere significa avere carattere. Non è detto che questo sia un male per un capo in generale e per un allenatore in particolare. D’accordo, Prandelli non era così, eppure ha lavorato benissimo e, ultima stagione a parte, ha ottenuto risultati straordinari con i suoi metodi da buon padre di famiglia. Ma non c’è una sola strada per il successo. E’ ragionevole pensare che i dirigenti viola abbiano voluto cambiare registro in panchina proprio per non avere un replicante, magari buono come Cesare, ma meno bravo di lui.

Dunque, parliamo di Mihajlovic allenatore. Ottima spalla di Mancini all’Inter. Forse anche qualcosa di più. Di sicuro, curava l’addestramento specifico dei difensori. Per il resto è sempre difficile calcolare il peso specifico di un allenatore in seconda. Va comunque detto che la prima stagione di Mancini senza Mihajlovic, al Manchester City, è stata deludente: fallito l’obiettivo zona Champions nell’anno in cui una delle big four, il Liverpool, ha steccato la stagione. Anche Sinisa ha steccato la prima. A Bologna non ha lasciato il segno: esonerato e senza di lui la squadra si è salvata. Meglio, molto meglio a Catania. Sembrava una missione impossibile. Perché la squadra, pronosticata da retrocessione a inizio stagione, con Atzori aveva cominciato giocando benino ma senza fare punti.

Con il suo arrivo è cominciata una rimonta fantastica e realizzata mantenendo alta la qualità del gioco. Salvezza, e senza eccessivi affanni. Gruppo condotto con grande personalità. Si può dire che Mihajlovic sia stato l’unico allenatore giovane a non avere sbagliato stagione. Ha messo in campo una squadra offensiva, intensa, armonica, piacevole. Senza timori reverenziali nei confronti delle grandi (ha battuto Inter e Juventus). Anche duttile tatticamente con quel 4-3-3 di base che si trasforma in 4-1-4-1 quando c’è la necessità di ripiegare. Insomma, quella della Fiorentina è sicuramente una scommessa, ma non un azzardo puro. E, per fortuna, Arkan è morto e anche da vivo non ha mai giocato a pallone.

Gianfranco Teotino


12/03/2010

La moglie di Kakà contro il tecnico del Real: «Codardo». Poi smentisce

La moglie di Kakà contro il tecnico del Real: «Codardo». Poi smentisce

 

LA POLEMICA. Carolina Celico rilancia un messaggio scritto su Twitter dal portavoce del giocatore. «Ma non volevo farlo mio»

 

Kakà con la moglie (foto d'archivio)
Kakà con la moglie (foto d'archivio)

MADRID - Il messaggio l'ha scritto il suo portavoce. Ma è stata sua moglie a rilanciarlo su Twitter. In ogni caso, la frase apparsa in Rete contro Manuel Pellegrini rischia di incrinare i rapporti tra Kakà e il Real Madrid. «Un allenatore codardo - aveva scritto Diogo Kotschko sul popolare sito di microblogging - sostituisce sempre un giocatore per sviare l'attenzione dalla propria incompetenza». Un riferimento alla decisione del tecnico della squadra spagnola di togliere anzitempo il fuoriclasse brasiliano nella sfida di Champions League contro il Lione (pareggiata 1 a 1 e costata l'eliminazione al Real). Il messaggio è stato subito rilanciato dalla moglie di Kakà, Carolina Celico, che poi ha negato di averlo voluto far proprio. Lo stesso Kotschko ha minimizzato la sua frase: «Non volevo offendere nessuno, era solo una reazione a caldo». E poi: «Visto che su Twitter non posso parlare da tifoso, da oggi commenterò solo ricette».

LA RABBIA - Quanto a Kakà, uscito dal campo visibilmente contrariato, ha spiegato che non ce l'aveva per la sostituzione ma «per la situazione e perché sapeva di non poterci fare più nulla».


14/01/2010

Cellino raddoppia: tiene il Cagliari e prende il West Ham

Cellino raddoppia: tiene il Cagliari e prende il West Ham

 

IL COLPO. A Londra ritroverà dopo 5 anni Zola

 

Cosa lo avrà spinto a partire per Londra, trovare finanziamenti inglesi per 70 milioni di euro e comprare il glorioso West Ham, ce lo spiegherà lui, Massimo Cellino, quando la trattativa sarà formalizzata e definita nei dettagli. Resta il fatto che il presidente del miracolo Cagliari sta per diventare il proprietario degli Hammers, i Martelli incrociati, che non hanno il peso specifico di Chelsea, Liverpool o Manchester United, ma hanno saputo mettere nella propria bacheca tre Fa Cup e una Coppa delle Coppe. Siamo partiti alla conquista dell’Inghilterra, il calcio più affascinante e seguito del mondo. Capello è il loro c.t., Ancelotti guida i Blues e Roberto Mancini è appena diventato l’allenatore del Manchester City.

Gianfranco Zola (Ansa)
Gianfranco Zola allenatore degli hammers (Ansa)

Il West Ham, tornato in Premier League nella stagione 2005-2006, già prima di Cellino parlava italiano: Gianfranco Zola ne è il manager, Gianluca Nani (ex Brescia), il direttore sportivo, Alessandro Diamanti cerca di illuminarne il gioco. Ora tutti e tre potrebbero diventare dipendenti del vulcanico Cellino, che a Londra ha studiato tanto che parla l’inglese come l’italiano, ha la residenza a Miami e ogni giorno è alla spasmodica ricerca di avventure che diano un senso all’esistenza. L’anno scorso lui, istrionico e volubile, ha meravigliato il mondo del calcio per aver confermato Allegri sulla panchina del Cagliari dopo cinque sconfitte nelle prime cinque giornate. E alla fine il Cagliari di punti ne ha fatti 53. Adesso, all’improvviso, tenta la scalata alla Premier. Non è soltanto uno dei quattro candidati a rilevare il West Ham travolto dai debiti (45 milioni di euro), ma secondo notizie che arrivano direttamente da Londra anche il più vicino ad acquistarlo.

La sua offerta, 68 milioni di euro, è la più convincente. Cellino sta lavorando sottotraccia da molti giorni, ma martedì è volato in Inghilterra per chiudere la questione. Prima è stato respinto, poi richiamato. E in queste ore i legali delle due parti stanno mettendo a punto i dettagli e preparando i contratti. Quando c’è di mezzo Cellino i colpi di scena vanno messi in preventivo. Ma la trattativa è virtualmente conclusa. Una beffa per David Gold e David Sullivan, ex proprietari del Birmingham City, convinti che la loro proposta fosse la migliore. Ma non ci resterà bene neppure l’imprenditore malese Tony Fernandes, proprietario della scuderia Lotus, deciso a entrare nel mondo del calcio. La Inter- Market, il quarto pretendente, pare sia decisa a tentare un rilancio disperato. Tutto inutile. Se non succederanno fatti nuovi, già oggi Cellino potrebbe diventare, di fatto, il proprietario del West Ham e ricominciare a lavorare con Zola cinque anni dopo il divorzio da Cagliari. I rapporti tra i due non sono certo eccezionali e la panchina dell’ex c.t. della Under 21 potrebbe non essere solidissima. Ma questa è un’altra storia.

Alessandro Bocci


10/01/2010

Il Togo ci ripensa: «Giochiamo» Ma il governo ordina il rimpatrio

Il Togo ci ripensa: «Giochiamo» Ma il governo ordina il rimpatrio

 

Oggi al via la coppa d'africa. La retromarcia dei giocatori: «In campo in memoria dei caduti nell'assalto al bus». Poi lo stop del premier

Una foto della nazionale del Togo scattata a Lome il 31 dicembre scorso (Epa)

I giocatori della nazionale di calcio di Togo hanno annunciato a sorpresa nella notte di aver alla fine deciso di partecipare alla Coppa d'Africa in Angola, «in memoria» dei tre componenti della loro delegazione morti a seguito dell'assalto armato di venerdì contro il loro pullman. Una scelta non condivisa però dal governo del Togo che ha annunciato per bocca dello stesso primo ministro di Lomè, Gilbert Fossoun Houngbo che la nazionale di calcio del Togo «rientrerà"»oggi nel suo Paese.

IN CAMPO - «In memoria dei suoi scomparsi, la squadra nazionale ha deciso di partecipare alla Can (Coppa d’Africa per nazioni)», aveva dichiarato in precedenza uno dei giocatori del Togo, Thomas Dossevi. «Siamo tutti molto colpiti al cuore, questo non è più una festa, ma abbiamo voglia di mostrare i nostri colori, i nostri valori e che siamo uomini». «Si tratta - ha spiegato l’attaccante del Nantes - di una decisione che è stata presa quasi all’unanimità dal gruppo che si è riunito nella notte e ha deciso questo dopo aver ottenuto rassicurazioni dalle autorità angolesi».

Sul sito internet del quotidiano sportivo francesi l'Equipe il centrocampista togolese Alaixys Romao, in forza al Grenoble, aveva confermato: «Saremo sul campo lunedì per affrontare il Ghana. Sono morte delle persone per questa Coppa d'Africa, altre sono rimaste ferite. Non è possibile abbandonarle e partire come vigliacchi. Se restiamo qui, è per loro. Ma anche per non dare soddisfazione ai ribelli. Il nostro governo non è necessariamente d’accordo con noi ma siamo tutti determinati a giocare questa competizione». Il ct, Hubert Velud, che ha assistito alla riunione dei giocatori dichiarava: «A caldo, tutti pensavano di rientrare. Le autorità togolesi hanno predisposto una cellula psicologica che ha valutato il nostro stato mentale. Nessuno si è chiuso nel silenzio. Siamo sconvolti, ma proveremo a partecipare». La nazionale del Togo del resto è sempre in ritiro all'interno del villaggio olimpico, dove si trovano anche le delegazioni della Costa d'Avorio e del Ghana, con una nutrita presenza di soldati. L'ospedale H28, dove i feriti dell’agguato sono in cura, si trova in prossimità.

IL GOVERNO - Ma il governo del Togo manteneva la sua posizione e ribadiva che intende va richiamare i calciatori. Prima per bocca del portavoce del governo e poi dello stesso premier togolese.

I GUERRIGLIERI - Intanto i separatisti dell'enclave angolana di Cabinda, autori dell'attacco alla nazionale di calcio del Togo, hanno dichiarato che «le armi continueranno a parlare» a Cabinda.


09/01/2010

Angola: nell'agguato uccisi in tre, vittime anche fra lo staff della nazionale del Togo

Angola: nell'agguato uccisi in tre, vittime anche fra lo staff della nazionale del Togo

 

La squadra abbandona la coppa d'africa. Oltre all'autista, morte anche altre 2 persone. Nove i feriti nell'attacco avvenuto al confine con il Congo

 

 

(Reuters)


 

(Ap)
(Ap)

E' stata una strage. Due membri dello staff della nazionale del Togo sono morti in seguito all'attacco contro il pullman della nazionale avvenuto venerdì al confine tra Congo e Angola. Lo hanno riferito fonti ufficiali. Finora l'unico decesso accertato era quello dell'autista del pullman della squadra. Secondo alcune fonti le vittime sarebbero l’allenatore in seconda Hubert Velud e l’addetto stampa. Uno dei portieri Kodjovi Obilalé, sarebbe invece in condizioni gravissime e sarebbe stato trasportato d'urgenza in Sud Africa. Oltre al portiere ci sono anche altri 8 feriti. L’attacco al pullman del Togo, con colpi di mitra, è stato rivendicato dal Fronte di liberazione dell’enclave di Cabinda (Flec), che si batte dal 1975 per l’indipendenza di questo territorio che si trova tra la Repubblica democratica del Congo e il Congo-Brazzaville.

RITIRO - Il Togo si ritira quindi dalla Coppa d’Africa. Lo ha annunciato il presidente della federazione calcistica della squadra africana. La competizione continentale africana di calcio prenderà comunque il via lo stesso domenica in Angola. Il Togo è inserito nel Girone B nel torneo insieme a Costa d’Avorio, Burkina Faso e Ghana.

LA RASSICURAZIONE - Sull'atto terroristico è intervenuto anche il primo ministro dell'Angola. che ha dichiarato che l'attacco contro la nazionale del Togo «è stato un atto isolato» e «la sicurezza delle squadre è garantita».

GIOCATORI DI SQUADRE ITALIANE - Intanto la paura di nuovi attentati serpeggia tra alcune squadre italiane che hanno giocatori in Angola per giocare la Coppa d'Africa. L'Udinese ha chiesto ufficialmente il rientro di Kwadwo Asamoah. È lo stesso club friulano ad annunciarlo con una nota sul proprio sito alla luce dell'attentato contro la nazionale del Togo. «In merito e in riferimento ai gravissimi fatti accaduti in Angola durante la manifestazione della Coppa d'Africa e a tutela primaria dell'incolumità fisica del nostro giocatore Kwadwo Asamoah - si legge - l'Udinese Calcio ha richiesto alla Federcalcio del Ghana ed alla Fifa il rientro immediato del nostro giocatore. Vi è da sottolineare inoltre che la situazione generale, già di per sè molto preoccupante, è resa ancor più pericolosa per la Nazionale ghanese giocando la stessa nel medesimo girone del Togo e conseguentemente nei luoghi dove è avvenuto il vile e gravissimo attacco agli atleti togolesi».
all'Inter non si registrano particolari preoccupazione per Samuel Eto'o, che in vista del torneo continentale si trova ancora in ritiro con il Camerun a Nairobi in Kenya. Secondo quanto fa sapere il club, l'attaccante nerazzurro con la sua nazionale dovrebbe lasciare Nairobi tra domenica e lunedì per raggiungere a bordo di un volo charter privato l' Angola, dove farà l'esordio in Coppa d'Africa mercoledì.


Spari contro il bus del Togo: autista ucciso, giocatori feriti

Spari contro il bus del Togo: autista ucciso, giocatori feriti

 

In ospedale anche alcuni dirigenti. «Sospendete la coppa d'africa». Venti minuti di terrore al confine tra Congo e Angola: il veicolo sotto i colpi di mitragliatrice dei ribelli

 

 

LUANDA (Angola) - Colpi di mitra contro il pullman del Togo: la Coppa d'Africa si macchia di sangue. A due giorni dall'inizio del torneo, in programma da domenica in Angola, sull'evento sportivo piomba la notizia di un assalto al pullman di una delle selezioni partecipanti. L'automezzo su cui viaggiava la Nazionale del Togo è diventato il bersaglio dell'azione di un gruppo di ribelli nell'enclave di Kabinda, ricca regione petrolifera nel Nord dell'Angola. Tra notizie frammentarie e ricostruzioni parziali, si delinea un quadro drammatico: un morto, l'autista del veicolo, e 9 feriti tra calciatori, dirigenti e medici della comitiva.

LA RICOSTRUZIONE - L'inferno, alla frontiera tra Angola e Congo, si è scatenato verso le 15.15. Secondo fonti vicine all'organizzazione del torneo, l'azione sarebbe stata compiuta da una banda di ladri. La polizia avrebbe risposto al fuoco dei malviventi, con il pullman al centro della bufera per 20 interminabili minuti. «Io sto bene, ma alcuni giocatori sono conciati male», ha detto l'attaccante Thomas Dossevi all'emittente Radio Monte Carlo fornendo le prime indicazioni sull'accaduto. A riportare danni sarebbero stati, tra gli altri, il portiere Kodjovi Obilalè e il difensore Serge Akakpo. «Avevamo varcato il confine da 5 minuti, siamo stati scortati da mezzi della polizia: uno davanti e uno dietro. Tutto sembrava tranquillo quando si è scatenata una tempesta di proiettili. Siamo stati attaccati come cani, ci siamo dovuti nascondere per 20 minuti sotto i sedili per evitare le pallottole», ha aggiunto il calciatore che milita in Francia con la maglia del Nantes. «La polizia - ha detto ancora - ha risposto al fuoco ma la situazione era impossibile da gestire. E lo è anche ora, sono scioccato. Quando siamo scesi dall'autobus ci siamo chiesti cosa fosse successo e perché fosse capitato a noi. Piangevamo e ringraziavamo Dio».

Serge Akakpo, uno dei giocatori feriti
Serge Akakpo, uno dei giocatori feriti

GLI SPARI - Dall'Inghilterra, il Manchester City ha fatto sapere che il centravanti Emmanuel Adebayor è «scioccato ma illeso». Nelle stesse condizioni è Moustapha Salifou, centrocampista che milita nella Premier League con la casacca dell'Aston Villa. Alaixys Romao, centrocampista del Grenoble, ha fatto riferimento a 7 feriti ma ha precisato che il gruppo è diviso tra diversi ospedali. La situazione avrebbe potuto essere ancor più drammatica se, come ha raccontato il centrocampista Richmond Forson, i criminali non avessero sbagliato bersaglio all'inizio della loro azione: «Hanno sparato soprattutto contro il bus che era davanti a noi e che trasportava i bagagli». «Pensavano che noi viaggiassimo su quel mezzo. Poi hanno preso di mira il nostro pullman, hanno colpito l'autista e le persone sedute davanti. Il parabrezza è andato in frantumi immediatamente», ha spiegato ancora. Il Togo è inserito nel Girone B, insieme a Costa d'Avorio, Burkina Faso e Ghana e dovrebbe esordire lunedì. Il condizionale è d'obbligo perché la squadra in questo momento non sembra avere alcuna intenzione di pensare al campo e al pallone. «Nessuno vuole giocare - ha detto Romao-. Non siamo in grado di farlo. Prima di tutto pensiamo alla salute di chi è stato ferito, c'era tanto sangue. In queste situazioni bisogna pensare a chi ci è vicino, a chi ci vuole bene. Poteva essere la fine».


07/01/2010

L'ombra delle scommesse sul Torino

L'ombra delle scommesse sul Torino

 

Ma Cairo smentisce: «Non c'è alcuna inchiesta su di noi». Alcuni calciatori avrebbero puntato sulla partita dei granata contro il Crotone del 28 novembre

 

Il presidente del Torino Cairo (a destra), qui con l'ex direttore sportivo Foschi (Liverani)
Il presidente del Torino Cairo (a destra), qui con l'ex direttore sportivo Foschi (Liverani)

TORINO - Torna l'ombra del calcio-scommesse. E questa volta nell'occhio del ciclone, come anticipa la Gazzetta dello Sport, ci sarebbe il Torino. Anche se i vertici della società granata smentiscono. «Sono chiacchiere fastidiose e infondate». Il presidente del Torino, Urbano Cairo, smentisce dunque le indiscrezioni di stampa su un'inchiesta che vedrebbe coinvolti alcuni giocatori granata in un giro di scommesse. «Ho parlato con il direttore generale della Federcalcio, Antonello Valentini, e mi ha detto che al momento non c'è alcuna inchiesta in corso», ha aggiunto il patron granata.

CAIRO - «Non vorrei - sottolinea Cairo - che fossero voci messe in giro ad arte». Nel mirino della giustizia sportiva, secondo le indiscrezioni smentite da Cairo, sarebbe finita in particolare la partita casalinga contro il Crotone dello scorso 28 novembre. Quella che costò la panchina a Colantuono. Le voci si riferiscono in particolare a sei giocatori: solo uno, però, avrebbe disputato l'intera gara. La partita finì 2-1 per gli ospiti e costò la panchina al tecnico Colantuono, sostituito da Beretta. Le voci di una possibile inchiesta sulla vicenda non fanno che destabilizzare ulteriormente un ambiente già in ebollizione per i risultati deludenti. E per le dimissioni, giunte domenica sera, del direttore sportivo Rino Foschi.

ARIA PESANTE - Intanto intorno alla squadra si comincia a respirare un'aria pesante. Un gruppo di giocatori del Torino è stato infatti contestato pesantemente domenica sera, in un ristorante della collina torinese, mentre, con mogli e figli, stavano festeggiando il trentaquattresimo compleanno dell'attaccante David Di Michele. Una ventina di tifosi, alcuni dei quali con cinqhie dei pantaloni in mano, hanno insultato e sputato contro alcuni calciatori granata. Secondo indiscrezioni non confermate sarebbe volato anche qualche schiaffo. Sul posto è dovuta intervenire la Digos di Torino.


13/11/2009

Usa, rissa in campo nel calcio femminile

Usa, rissa in campo nel calcio femminile

 

Botte tra le calciatrici e tra i genitori in tribuna


Usa, rissa in campo nel calcio femminile VIDEO

 

Il calcio femminile in America sembra diventato uno degli sport più violenti di sempre. Dopo le immagini della calciatrice Elizabeth Lambert che ha rimediato una squalifica a tempo indeterminato per i calci e i pugni rifilati a un'avversaria ora è il turno delle calciatrici di un liceo nel Rhode Island e dei loro genitori, protagonisti rispettivamente di una rissa in campo e una sugli spalti.

LA RISSA - Troppo umiliante, infatti, per le giocatrici della Tolman High School il 5-0 che stavano subendo dalle rivali, le Villa Novans del liceo di Woonsocket. La situazione già particolarmente tesa, è degenerata verso la fine della partita quando due avversarie si sono scontrate. Da qui botte da orbi in campo, mentre in tribuna gli addetti alla sicurezza sono dovuti intervenire per sedare gli animi dei genatori-spettatori che avevano cominciato a darsele di santa ragione. Decisamente non un bello spot per il "soccer".


VIDEO: GUARDA L'INCREDIBILE RISSA TRA CALCIATRICI!