17/11/2010
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti sigilli all'impianto Riso Scotti Energia
Traffico di rifiuti a Pavia, sette arresti sigilli all'impianto Riso Scotti EnergiaAi domiciliari c'è anche il presidente del consiglio di amministrazione dell'azienda, Giorgio Radice. Nella struttura, secondo gli inquirenti, venivano bruciate anche materiali pericolosi per l'ambiente
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14/10/2010
Impiegato Fiat «solidale» con i colleghi di Pomigliano: giudice ordina reintegro
Impiegato Fiat «solidale» con i colleghi di Pomigliano: giudice ordina reintegroIL CASO. Era stato licenziato per aver inoltrato una mail delle tute blu polacche sulla questione dello stabilimento campano
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29/07/2010
Fiat, via a newco Pomigliano. Sarà fuori da Confindustria
Fiat, via a newco Pomigliano. Sarà fuori da ConfindustriaTutti i lavoratori dello stabilimento campano saranno riassunti dalla nuova società costituita per gestire l’accordo del 15 giugno, non firmato dalla Fiom. La newco Fabbrica Italia non sarà iscritta all’Unione Industriale di Napoli
Da fine settembre tutti i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano saranno riassunti dalla newco, la nuova società costituita per gestire l'accordo del 15 giugno, non firmato dalla Fiom. La newco Fabbrica Italia non sarà iscritta all'Unione Industriale di Napoli. Lo ha riferito il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo, al termine dell'incontro in cui l'azienda ha comunicato ufficialmente ai sindacati la nascita della new company. Della newco, controllata da Fiat Partecipazioni, faranno parte anche i mille lavoratori della Ergom, azienda dell'indotto Fiat. All'incontro non ha partecipato la Fiom.
"La Fiat ci ha comunicato che sono già partiti tutti gli ordini relativi all'investimento per la Panda - ha spiegato Di Maulo - e che già ad agosto cominceranno i lavori per la ripulitura dell'area che ospiterà la linea della vettura a partire dalla lastratura". A settembre saranno definite le regole contrattuali della newco e verrà sottoposta ai 5.200 lavoratori la lettera di riassunzione, man mano che ci saranno le esigenze produttive. Quindi, per un periodo, una parte dei dipendenti continuerà a far parte di Fiat Group Automobiles per produrre l'Alfa 159.
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23/06/2010
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di Marchionne
Pomigliano in bilico: dopo il voto i dubbi di MarchionneSacconi: «Sono fiducioso». Bonanni: «Il lingotto rispetti l'accordo». L'azienda orientata a non trasferire la produzione della Panda dalla Polonia all'impianto campano
| Sergio Marchionne in una foto d'archivio |
MILANO - Dopo il risultato del referendum tra i lavoratori dello stabilimento di Pomigliano, dove una maggioranza di poco più del 60 per cento ha detto sì all'intesa con l'azienda, la Fiat starebbe ripensando al piano di trasferimento della produzione della Panda dalla Polonia. Secondo alcune indiscrezioni il Lingotto si aspettava una percentuale di favorevoli più vicina all'80 per cento. In queste ore la Fiat sta valutando tutte le opzioni, non escludendo la rinuncia agli investimenti sullo stabilimento campano. A questo punto il futuro dell'impianto di Pomigliano diventerebbe molto incerto.
SACCONI : «NON VOGLIO NEMMENO PENSARCI...» - «Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea» dice il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, alla luce del risultato del referendum. «Non ho parlato direttamente con Marchionne, ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti su Pomigliano». «Al momento - aggiunge però Sacconi - non è previsto alcun incontro. Il governo opera quando le parti lo chiedono».
BONANNI: «LINGOTTO RISPETTI GLI ACCORDI» - Secondo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, il Lingotto adesso «deve rispettare gli impegni». «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - dice Bonanni a margine di una conferenza stampa a Pomigliano - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere, con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro così saremo contro un abbozzo di ripensamento». Il leader sindacale afferma che sulla vertenza c'è stata «una campagna che hanno voluto politicizzare in tutti i modi sia a destra che a sinistra. Tutto sommato i lavoratori hanno preso la posizione giusta». «Ci sono le condizioni per fare gli investimenti - aggiunge - e garantire Pomigliano, anzi per garantire lo stabilimento e anche altri posti di lavoro». Da qui l'appello: «Chiediamo alla Fiat di procedere perché ha potuto contare su un vasto piedistallo su cui poter costruire prospettive». Bonanni invita anche le altre organizzazioni sindacali a guardare avanti. «Sono convinto che anche la Cgil si unirà a noi perché qui stiamo discutendo se la fabbrica debba stare in piedi o meno. Non è un gioco qualsiasi. Qui ci sono 5mila posti di lavoro più l'indotto e c'è l'avvenire industriale del Napoletano. Non è un gioco». Bonanni non ci sta infine a definire l'intesa siglata lo scorso 15 giugno con la Fiat una violazione dei diritti costituzionali: «È una bufala, una fregnaccia paurosa» afferma il segretario Cisl, spiegando di essere rammaricato per il fatto che la valutazione della vicenda si sia proprio fondata su questo assunto.
ANGELETTI: «CONFERMARE L'INTESA» - «Credo che l'opzione per la Fiat sia esattamente una, quella di confermare la validità dell'accordo e quindi l'investimento da realizzarsi nei prossimi mesi per trasferire la Panda a Pomigliano» concorda il segretario della Uil, Luigi Angeletti, a Sky Tg24. Angeletti sottolinea che «se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità, allora non si farebbe nulla». Se questa posizione può andar «bene per la politica, per le imprese sarebbe soltanto un pretesto».
AIRAUDO (FIOM): «LA FIAT SI È INCARTATA» - «Temo che la Fiat a Pomigliano si sia incartata e abbia fatto un referendum su se stessa» è il commento di Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom-Cgil, a margine di un presidio dei lavoratori delle aziende in crisi in corso a Torino davanti alla Regione Piemonte. «Siamo di fronte ad un voto coraggioso dei lavoratori che hanno saputo, nonostante le pressioni e il ricatto, esprimere un dissenso sulle condizioni che vengono poste dall’azienda per portare la Panda a Pomigliano». «Non si può gestire il rapporto con il paese e con i lavoratori - prosegue il sindacalista - nello stesso modo in cui si gestisce un consiglio di amministrazione che delibera o meno un investimento». Airaudo ha poi osservato: «La Fiat deve ricordarsi che oltre ad essere una multinazionale è un’azienda italiana. Si comporti secondo le regole e le leggi italiane». Secondo il sindacalista della Fiom «siamo disposti a fare la Panda polacca ma non siamo disposti ad avere contratti polacchi. Siamo in Italia e Marchionne dovrebbe rendersene conto. Sulle regole italiane siamo pronti a riprendere il negoziato non da oggi ma da ieri».
Redazione online
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16/06/2010
Bialetti, tramonto di un mito: chiude la fabbrica di Omegna
Bialetti, tramonto di un mito: chiude la fabbrica di OmegnaL'azienda conferma la decisione di chiudere lo stabilimento: "Non ci sono i presupposti e le condizioni necessarie per rivedere la posizione". La Cgil rifiuta nuovi incontri, ma Cisl e Uil sperano ancora di riuscire a far cambiare idea alla proprietà
La direzione della Bialetti in una lettera inviata alle organizzazioni sindacali, pur dicendo di apprezzare lo sforzo delle stesse e delle Istituzioni locali di proporre un piano alternativo alla chiusura della fabbrica di Omegna, afferma di ritenere che "non ci siano al momento i presupposti e le condizioni necessarie per rivedere la propria posizione e conferma la decisione di chiudere il sito nei tempi stabiliti". L'azienda aggiunge di essere comunque disponibile a un incontro di approfondimento per dare modo alle stesse organizzazioni sindacali di esplicitare quanto esposto nel documento presentato, che per altro "non propone nessuna soluzione concreta, ma solo dichiarazioni di intenti non supportate da numeri o da considerazioni in merito alla sostenibilità economia e alla reale fattibilità".
Cisl e Uil hanno replicato deplorando la posizione della Cgil che rifiuta nuovi incontri con l'azienda, e dicendosi convinte che il documento della Bialetti sarà valutato nell'incontro di giovedì 17 e che in quella sede cercheranno ancora di convincere la proprietà a cambiare posizione. "La scelta di chiudere Bialetti - dicono - non è di oggi; probabilmente il problema andava affrontato qualche anno fa quando i conti non tornavano e noi chiedevamo solo aumenti salariali. Sarebbe stato duro per noi affrontare una realtà per quello che era; parlare di produttività e bilanci, ma forse avremmo potuto salvare Bialetti".
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15/06/2010
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”
Pomigliano, Epifani: “Marchionne ci ripensi”Dopo il no della Fiom all’accordo con la Fiat sullo stabilimento campano, il segretario della Cgil fa un appello all’azienda dalle pagine di Repubblica. Intanto oggi alle 14 nuovo incontro tra i dirigenti del Lingotto e le rappresentanze sindacali
“Marchionne ci ripensi, non contrapponga lavoro a diritti. Pomigliano non può diventare una fabbrica-caserma". Questo l'appello che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, rivolge all'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, dopo il no di ieri della Fiom al piano presentato ai sindacati. Secondo Epifani, intervistato da Repubblica, anche il cosiddetto “Piano B” "sarebbe una sconfitta".
In particolare ciò che la Cgil critica sono i profili di incostituzionalità contenuti nella proposta della Fiat in materia di malattia e sciopero. "C'è un capitolo del documento della Fiat - spiega Epifani - che apre problemi molto gravi. Riguarda la malattia e lo sciopero. Abbiamo consultato insigni giuristi e ci dicono che, senza chiarimenti e correzioni, quelle clausole appaiono illegittime o addirittura incostituzionali, Mi domando: si può sottoscrivere un accordo con questi profili di illegittimità?".
Secondo Epifani anche i metalmeccanici di Cisl e Uil avevano sollevato lo stesso tipo di perplessità "ma poi ha prevalso lo spirito di chiudere. Ma c'è il rischio di un fiorire di iniziative giudiziarie se non vengono chiariti quegli aspetti perché le nostre preoccupazioni sono molto fondate".
Intanto la Fiom si prepara a fermare le braccia: per il 25 giugno, alle 4 ore di sciopero generale indetto dalla Cgil contro la manovra economica, ne aggiungerà altre quattro a sostegno della vertenza su Pomigliano. Mentre il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fa appello ai vertici della Cgil per indurre le tute blu ad accettare l'intesa e, allo stesso tempo, invita il Lingotto a considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda come nel territorio circostante come nell`intero Paese sull`ipotesi di accordo".
Oggi, il Lingotto ha convocato alle ore 14 i sindacati per fare il punto sulla situazione
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12/06/2010
Pomigliano, un accordo che divide
Pomigliano, un accordo che divideIL CONVEGNO DI SANTA MARGHERITA LIGURE. Sacconi: «Una svolta». Marcegaglia: «No inaccettabile». Marchionne: «Passo avanti». La Fiom: «Niente ricatti»
| Il ministro Sacconi |
SANTA MARGHERITA LIGURE - L'accordo separato sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco (siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, mentre la Fiom non ha accettato le condizioni poste dal Lingotto) è uno dei temi "caldi" durante il convegno dei giovani industriali di Santa Margherita Ligure. Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si tratta di «un punto di svolta nelle relazioni industriali». «Lo ricorderemo come un passaggio importante - afferma il ministro - e dimostra che da oggi questo Paese è ancora più moderno perché si è adeguato alla competizione. Vale più questo accordo di molti incentivi perché non c'è incentivo finanziario che possa compensare un disincentivo normativo». «Pomigliano - insiste Sacconi - è un modo di investire senza l'intervento della finanza pubblica in cui Fiat compie una scelta che non costa al bilancio dello Stato». Un accordo che arriva per la « fortuna dei lavoratori del sito, della Campania e dell'intero paese e che dimostra come tutte le organizzazioni sindacali, tranne una, hanno saputo assumersi la responsabilità». E alla Fiom, che non ha aderito alla proposta Fiat, dice: «Confido che alla fine firmeranno tutti. L'importante è che abbiano firmato Cisl, Uil, Fismic e Ug».
CONFINDUSTRIA - E mentre a Santa Margherita Ligure arriva l'eco delle dichiarazioni di Sergio Marchionne (alla domanda se siano sufficienti quattro sindacati su cinque per andare avanti con il piano di investimento, l'ad risponde di no, aggiungendo però che «quello di ieri è stato un passo enorme in avanti»), anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, affronta il tema: «Il no della Fiom all'accordo con Fiat sullo stabilimento è inaccettabile. Non si può dire di no per difendere alcuni lavoratori grandi assenteisti che si mettono in falsa malattia - afferma la Marcegaglia. - Chiediamo alla Fiat di ripensare la sua posizione e di cogliere questa sfida».
FIOM - Dal canto suo, la Fiom tira dritto. «Non avremo ripensamenti se entro lunedì la Fiat non apporrà significativi cambiamenti nel testo che ci ha presentato» dichiara a CNRmedia Andrea Amendola, responsabile Fiom dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco. «Eravamo disponibili a parlare di flessibilità di turni e di orari, anche rispetto agli straordinari. Tutto questo, però, doveva essere legato anche alla garanzia per la sicurezza e alla salute dei lavoratori che stanno sulle linee di montaggio. Questa era ed è la nostra posizione», chiarisce, ribadendo: «ci deve essere un ripensamento da parte dell'azienda. Se non si pongono dei limiti il ricatto sull'occupazione sarà tale che poi non ci saranno più regole».
Redazione online
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12/02/2010
Fiorello scrive a Marchionne: «Salva Termini Imerese»
Fiorello scrive a Marchionne: «Salva Termini Imerese»
LA LETTERA APERTA PUBBLICATA SUL SUO SITO. Lo showman risponde all'appello degli operai: «Sarò vostro portavoce ma non posso interrompere gli spot»
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| Fiorello (Lapresse) |
MILANO - «Caro Sergio Marchionne, anni fa hai salvato la Fiat da una situazione difficile. Ora salva Termini Imerese». Fiorello risponde all'appello degli operai di Termini con una lettera aperta pubblicata sul suo sito. «Da parte mia - assicura lo showman siciliano- vi prometto che sarò portavoce delle vostre istanze nei confronti della Fiat e non smetterò di tenere accese le luci su Termini Imerese».
«NON INTERROMPO SPOT» - «Ho letto i vostri appelli e, da padre di famiglia, per di più siciliano, sono molto colpito - prosegue Fiorello rispondendo agli operai che si erano rivolti a lui in quanto testimonial della Fiat - non solo dalla situazione di Termini Imerese, ma anche dal ruolo che mi state attribuendo, che va oltre, purtroppo, le mie possibilità di artista». Spiega quindi che non può interrompere gli spot televisivi di cui è protagonista: «A dirsi è semplice, ma anche volendo non potrei farlo. Senza contare che gli spot sono già stati registrati e sono di proprietà esclusiva della Fiat. Servirebbe a qualcosa? Se la Fiat mi usa come testimonial vuol dire che aiuto a vendere qualche auto in più. Il segnale lo stiamo mandando adesso: voi che mi avete scritto su Facebook, io che sto rispondendo». «Qualcuno dirà che è una scelta di comodo? - conclude - Io spero che, al di là delle opinioni personali, venga rispettata la mia decisione di fare semplicemente il mio mestiere».
Redazione online
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17/12/2009
Tata e Mahindra & Mahindra interessate a Termini Imerese
Tata e Mahindra & Mahindra interessate a Termini Imerese
Lo stabilimento Fiat in Sicilia. I due colossi indiani avrebbero avviato contatti con il Lingotto. Scajola non saprebbe nulla della trattativa
| Centinaia di operai della Fiat e delle aziende dell'indotto di Termini Imerese in corteo il 14 dicembre a Termini Imerese. (Ansa) |
PALERMO - I gruppi automobilistici indiani Tata e Mahindra & Mahindra (M&M) avrebbero mostrato interesse per lo stabilimento della Fiat di Termini Imerese. È quanto scrive il sito d'affari online Business Standard, riportando fonti vicine al ministero dello Sviluppo Economico.
CONTATTI - I due colossi indiani avrebbero manifestato la propria disponibilità a presentare un progetto di takeover e avrebbero avviato contatti con il Lingotto. Secondo Business Standard il ministro Claudio Scajola non sarebbe a conoscenza delle trattative. Il 22 dicembre la Fiat presenterà a Palazzo Chigi il piano industriale. Fim Fiom e Uilm chiedono al Lingotto il mantenimento della produzione di auto in tutti i siti industriali italiani, compreso Termini Imerese dove, secondo i piani ufficiosi del Lingotto, non saranno prodotte più auto a partire dal 2012.
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04/08/2009
Presidio Innse, quattro operai su una gru Corteo fino alla stazione di Lambrate
Presidio Innse, quattro operai su una gru Corteo fino alla stazione di Lambrate
DALLE 15 ALLE 17 SCIOPERO DI SOLIDARIETÀ DEI METALMECCANICI. Ripreso lo smantellamento dei macchinari venduti dopo il vertice in Prefettura. Pd: «Fermare l'uso della forza»
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| Tensione tra manifestanti e polizia davanti alla Innse (Fotogramma) |
MILANO - Situazione ancora incandescente alla Innse di via Rubattino. Quattro operai sono saliti su una gru alta dieci metri, dopo essersi introdotti nello stabilimento intorno alle 11.30, chiedendo che sia fermato lo smantellamento dei macchinari e minacciando di lanciarsi nel vuoto. Altri lavoratori, una ventina, hanno raggiunto in corteo la stazione ferroviaria di Lambrate con striscioni che recitano «Giù le mani dalla Innse».
«VOGLIAMO TRATTATIVA VERA» - Nello stabilimento intanto si organizza la resistenza a oltranza. «Rimarremo quassù fino a che non ci sarà una trattativa vera, perché non si può smantellare una fabbrica di queste dimensioni - dice un funzionario della Fiom salito sulla gru assieme ai quattro operai -. Appena entrati abbiamo chiesto che tutti i lavoratori che stavano smontando i macchinari smettessero di farlo, cosa che è poi successa». I quattro, dai 30 ai 60 anni, sono entrati nella fabbrica aggirando il cordone delle forze dell'ordine che da giorni presidia l'area e poi sono stati raggiunti dal segretario milanese della Fiom Marina Sciancati e dal segretario generale Gianni Rinaldini, che, scortati da Digos e carabinieri, hanno portato agli operai panini e acqua. «Stanno bene, ma non scenderanno fino a che non ci sarà una risposta. Hanno visto che è già stato smontato il primo macchinario - spiega Sciancati -. Non ci sono ancora spiragli aperti». Il gesto di protesta ha di fatto portato al blocco dei lavori di smantellamento, effettuati da operai di due ditte di Arluno e Vicenza chiamati dal proprietario Silvano Genta.
PD: «NO ALL'USO DELLA FORZA» - E si allarga la solidarietà ai 49 dipendenti della Innse: la Fiom ha indetto per oggi, dalle 15 alle 17, uno sciopero nelle aziende metalmeccaniche della provincia di Milano. I partecipanti potrebbero raggiungere lo stabilimento di via Rubattino, dove il presidio dei lavoratori è andato avanti tutta la notte. Martedì mattina ci sono stati nuovi tafferugli tra i manifestanti, i giovani dei centri sociali e le forze dell'ordine. Una situazione condannata dal Pd: Cesare Damiano, responsabile lavoro, e Emanuele Fiano, deputato lombardo dei Democratici, hanno fatto un appello ai ministri Maroni e Scajola perché la vertenza non si risolva con l'uso della forza. «Occorre sospendere lo sgombero e lo smontaggio dei macchinari della fabbrica - affermano - e riaprire un tavolo di confronto per la piena tutela occupazionale di tutti i lavoratori». I due esponenti del Pd chiedono anche a Regione e Comune «di dare un segnale concreto e coerente». Il senatore del Pd Paolo Nerozzi ha chiesto al governo con un'interrogazione urgente interventi immediati per uscire dalla crisi: «Dobbiamo purtroppo registrare un aumento del grado di tensione all'interno dello stabilimento Innse - ha detto -. Torniamo a chiedere l'urgente apertura di un tavolo di consultazione».
SMONTAGGIO MACCHINARI - Nella sede della storica azienda in liquidazione alla periferia est di Milano erano riprese martedì mattina le operazioni di smontaggio dei macchinari. I 49 dipendenti, che chiedono di poter continuare a lavorare, spiegano che resisteranno «fino all'ultimo davanti alla fabbrica». Messi in mobilità a maggio 2008, ora si augurano che «arrivino altre persone per darci una mano. Già stiamo aumentando di numero e così potremo prendere forti iniziative di protesta». Al presidio sono presenti i sindacalisti della Fiom-Cgil, tra cui il segretario milanese Maria Sciancati. Lunedì il sindacato ha partecipato a un incontro in Prefettura con rappresentanti della Regione e della Provincia, al termine del quale il viceprefetto ha chiarito di dover far rispettare il decreto ingiuntivo per la consegna dei macchinari venduti. Così nella fabbrica sono entrati gli operai delle ditte acquirenti che hanno ripreso le operazioni di smontaggio. «Il tavolo con le istituzioni che abbiamo chiesto ci è stato negato e per ora non sono previsti nuovi incontri» spiega il sindacato.
Fonte Corriere della sera
16:43 Scritto in LAVORO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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