22/07/2010
Berlusconi: “Contro il Pdl furibonde campagne mediatiche”
Berlusconi: “Contro il Pdl furibonde campagne mediatiche”Il presidente del Consiglio si scaglia contro i media che a suo dire stanno facendo una campagna stampa contro la maggioranza. E propone “l’operazione memoria“. Un dossier sulle “cose buone” fatte fin qui dal suo governo
"In questi giorni sono riprese contro il governo e contro il Popolo della libertà furibonde campagne mediatiche". Inizia così l'appello che Silvio Berlusconi rivolge ai simpatizzanti del Pdl sul sito forzasilvio.it, anticipato dal sito del Tg1, in vista della riunione prevista per oggi con i coordinatori regionali e nazionali.
"Calunnie" e "furibonde campagne mediatiche", prosegue il premier, non riusciranno a oscurare il lavoro del governo "se il Popolo della libertà sarà unito attorno al proprio governo, coeso tra leader, dirigenti e popolo".
"I nostri avversari - si legge ancora nel testo – sono maestri nelle chiacchere, con le quali cercano di nascondere i loro demeriti e di oscurare il tanto di buono che abbiamo fatto in questi due anni difficili". Per questo, viene lanciata quella che il sito definisce “Operazione Memoria” "per dire le tante cose buone che abbiamo fatto finora e che sono la premessa per quelle che porteremo a compimento nella seconda parte della legislatura".
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10/07/2010
Berlusconi: "Libertà di stampa non è un diritto assoluto"
Berlusconi: "Libertà di stampa non è un diritto assoluto"All'indomani dello sciopero dei giornalisti il premier interviene sul ddl intercettazioni in un messaggio ai Promotori della libertà: "Dovete togliere il bavaglio alla verità imposto dalla stampa schierata con la sinistra che distorce la realtà"
Silvio Berlusconi affida un "compito non facile ma importante" ai promotori della Libertà e lo fa all'indomani dello sciopero dei giornalisti sul ddl intercettazioni: "Dovete togliere il bavaglio alla verità - dice in un messaggio audio ai Promotori della libertà. Quel bavaglio imposto dalla stampa schierata con la sinistra, pregiudizialmente ostile al governo, che disinforma, distorce la realtà e calpesta in modo sistematico il diritto sacrosanto della privacy dei cittadini". Un diritto che si traduce, per il premier, "nell'uso sereno del telefono" ma che i giornalisti "calpestano invocando la loro libertà come se fosse un diritto che prescinde dai diritti degli altri".
"In democrazia - ha proseguito Berlusconi - non esistono diritti assoluti perché ciascun diritto incontra il proprio limite negli altri diritti egualmente meritevoli di tutela che, in caso della privacy, sono prioritariamente meritevoli di tutela". Si tratta, ha aggiunto ancora il premier, di "un principio elementare della democrazia ma che la stampa italiana, nella sua maggioranza, ha deciso di ignorare".
Nel messaggio ai Promotori della libertà il premier parla anche della crisi economica. "La ripresa economica è una realtà confermata da tutte le rivelazioni statistiche". E invita a diffondere "nei gazebo un messaggio di fiducia e ottimismo". Il premier ha fatto presente come i dati economici indichino che "le cose stanno cominciando a funzionare" citando "l'aumento della produzione industriale, la crescita delle esportazioni e l'aumento del Pil dello 0,5% che è il più elevato rispetto agli altri paesi europei".
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Intercettazioni, Alfano al Colle: “Modifiche significative”
Intercettazioni, Alfano al Colle: “Modifiche significative”Nel giorno dello sciopero della stampa contro la legge bavaglio, il ministro della Giustizia è salito al Quirinale e, nell’incontro con il segretario generale Marra, ha annunciato la volontà della maggioranza di apportare cambiamenti al testo
Al disegno di legge sulle intercettazioni saranno apportate modifiche significative. Lo ha annunciato al Colle il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Venerdì 9 luglio, giorno dello sciopero nazionale dei giornalisti contro la legge bavaglio, il Guardasigilli ha infatti incontrato il segretario generale del Quirinale Donato Marra e al lui ha confermato la volontà di Berlusconi di modificare il ddl intercettazioni. Il contenuto di questi emendamenti è a segreto. Si può ipotizzare che verranno affrontate le criticità, come le aveva definite lo stesso Giorgio Napolitano, che riguardano la durata degli ascolti, le multe agli editori e i margini per mettere le microspie nelle intercettazioni ambientali.
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09/07/2010
Una libertà che è di tutti
Una libertà che è di tuttiIL DIRITTO A ESSERE INFORMATI. Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati.
Una giornata di silenzio che in realtà serve a parlare. Una giornata senza radio, televisioni, giornali e siti Internet per far sì che siano i cittadini a rivendicare il proprio diritto a essere informati. Perché la protesta indetta dalla Federazione nazionale della stampa non è la difesa corporativa dei giornalisti, ma il grido di allarme di chi si preoccupa per gli effetti che avrà la nuova legge sulle intercettazioni: limiti forti alla possibilità di diffondere notizie; di fare informazione.
Decine di parlamentari, non soltanto dell’opposizione, si sono espressi sui rischi delle nuove norme. Ma è stato soprattutto il presidente della Repubblica, fatto non usuale, ad evidenziare più volte le «criticità» del provvedimento che riscrive le regole per imagistrati ancor prima di quelle per la stampa. Sullo sfondo rimane lo scontro politico che di fatto sta trasformando questa legge in un trofeo per uno degli schieramenti - ormai trasversali - che riuscirà a farla approvare oppure a farla finire su un binario morto.
Si parla di intercettazioni, ma quello che riguarda le conversazioni telefoniche e ambientali è soltanto uno dei tanti divieti di pubblicazione. Nessun colloquio registrato potrà mai più essere reso noto fino alla celebrazione del processo, così come gli atti di indagine anche non più segreti, perché ormai conosciuti dalle parti. «Bisogna salvaguardare la privacy dei cittadini », ripetono i sostenitori della legge. Principio sacrosanto, è vero, ma che va salvaguardato senza intaccare il diritto-dovere dell’informazione.
La scelta di imporre ai giornalisti di poter soltanto riassumere le carte processuali in realtà aumenta il pericolo che il contenuto di ogni documento possa essere riportato in termini lacunosi o strumentali. E priva persino gli indagati o gli arrestati della possibilità di utilizzare, per far valere le proprie ragioni, quanto affermato dal giudice o dalla pubblica accusa. Almeno fino al dibattimento. In quella sede la privacy evidentemente non si deve più tutelare, visto che anche le intercettazioni potranno comunque diventare pubbliche.
La corsa all’approvazione della legge, con la possibilità che si proroghino addirittura le sedute della Camera fino a metà agosto come se ci si trovasse di fronte ad un’emergenza, non sembra giustificata. A questo punto dovrebbe essere la stessa maggioranza, di fronte a una mobilitazione forte e a un dibattito politico tanto acceso, a comprendere che il momento di fermarsi è ormai arrivato. Nessuno deve avere paura delle regole, tantomeno i giornalisti. Ma questo non può trasformarsi in una limitazione o addirittura in una censura preventiva. Esistono già leggi che puniscono gli abusi, anche per quanto attiene agli aspetti deontologici. Nulla vieta che si possano cambiare in alcune parti per renderle ancora più efficaci. Tenendo però sempre presente che conoscere quanto sta accadendo è un diritto primario dei cittadini. Il diritto alla riservatezza e il diritto di cronaca possono convivere, come avviene in tante altre democrazie. Perché da noi no?
Fiorenza Sarzanini
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21/05/2010
Matteoli: mai avuto conti occulti
Matteoli: mai avuto conti occulti«HO GIÀ DATO MANDATO AI MIEI LEGALI DI PROTEGGERE IL MIO BUON NOME». Il ministro smentisce le notizie apparse sulla stampa di un conto in Lussemburgo a lui riconducibile
ROMA - «Non ho, nè mai ho avuto conti aperti nè disponibilità in banche estere, tantomeno in filiali di banche italiane operanti in Lussemburgo. Non possono dunque esistere operazioni bancarie direttamente o indirettamente a me riconducibili, ovvero a persone a me collegate». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli smentendo la notizia pubblicata oggi su alcuni quotidiani secondo la quale ci sarebbe un conto riconducibile al Ministro in una banca operante in Lussemburgo. «Quanto riportato da alcuni quotidiani è quindi assolutamente falso e calunnioso, specie per me che all'estero non ho mai messo piede in una banca. Ho già dato mandato al mio legale di proteggere il mio buon nome in ogni sede». Il nome di Matteoli era comparso nell'ambito dell'inchiesta su «appaltopoli» (la gestione degli appalti per i grandi eventi) in relazione al coinvolgimento di un suo collaboratore, Ercole Incalza, capomissione delle Infrastrutture.
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16/10/2009
Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»
Napolitano: «Rispettare pluralismo tv Distinguere democrazia da dispotismo»
Vilipendio, il quirinale auspica l'abolizione. «Libertà d'espressione richiede analisi in sede europea, i giornalisti non sottovalutino responsabilità del lavoro»
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| Napolitano (Lapresse) |
ROMA - Rispettare l'insostituibile valore del pluralismo nella stampa e nella tv, in particolare quella pubblica. È l'invito lanciato dal presidente Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata dell'informazione celebrata al Quirinale con promotori e vincitori dei premi giornalistici che hanno ottenuto l'adesione della presidenza della Repubblica. Il capo dello Stato ribadisce «il carattere discriminante che l'esistenza di una stampa e di una informazione pluralistiche e libere assume, per distinguere la democrazia dal dispotismo».
TEMPI DIFFICILI - Napolitano ha sottolineato che la libertà d'espressione e il suo uso richiedono analisi e proposte in sede europea, invitando i giornalisti a non sottovalutare i limiti e le responsabilità del proprio lavoro. Il presidente spiega che «i giornalisti vivono oggi tempi difficili in Italia e nel mondo occidentale, per effetto di accelerate trasformazioni tecnologiche, di ricadute della crisi finanziaria economica globale e di processi più a lungo termine di ristrutturazione del potere economico anche in campo editoriale».
VILIPENDIO - Il capo dello Stato ha parlato anche del reato di vilipendio, auspicandone l'abolizione. Napolitano ha invitato chiunque abbia titolo per esercitare l'iniziativa legislativa a proporre l'abrogazione dell'art. 278 del Codice penale. Il presidente fa questa «postilla telegrafica», come la definisce, alla fine del suo discorso per la cerimonia al Quirinale per la Giornata nazionale dell'informazione. «Giudichino i cittadini che cosa è libertà di critica e che cosa non lo è nei confronti delle istituzioni - ha concluso -, che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica». Il riferimento al vilipendio è di stretta attualità dopo che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo a carico del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e del direttore di Libero Maurizio Belpietro. Il presidente della Repubblica ha ricordato che il vilipendio «non è stato toccato dalla riforma dei reati di opinione di pochi anni fa».
SENSO DELLA MISURA - Infine Napolitano ha invocato «senso della misura», per se stesso e in maniera implicita anche per gli altri attori della politica e delle istituzioni. «A conclusione di una settimana incredibilmente densa, che mi ha visto impegnato in più occasioni di intervento pubblico - ha detto -, non mi soffermo, anche per senso della misura, su temi generali di carattere politico-istituzionale».
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23/09/2009
Ahmadinejad: Obama farà grandi cambiamenti. «Il nucleare? Lo si usi solo per scopi pacifici»
Ahmadinejad: Obama farà grandi cambiamenti. «Il nucleare? Lo si usi solo per scopi pacifici»
Il presidente iraniano apre all'amministrazione americana, «Per gli Usa siamo un'opportunità»
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| Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad tra i Guardiani della Rivoluzione (Afp) |
Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, in un'intervista alla stampa americana ripresa oggi dal quotidiano Haaretz, ha affermato che il suo paese non rappresenta una minaccia agli Stati Uniti, come afferma il presidente Barak Obama, ma è piuttosto «un opportunità».
L'APERTURA A OBAMA - Ahmadinejad ha detto che nell'incontro in programma l'1 ottobre col gruppo del 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania come membro aggiunto) l'Iran si aspetta una discussione aperta sulle questioni nucleari ma non è interessato a discutere di pressioni per arrestare il suo controverso programma nucleare che, ha ribadito, non ha fini militari. L'Iran, ha aggiunto, premerà invece per un programma internazionale di disarmo nucleare e per maggiori possibilità di impiego dell'energia nucleare a fini pacifici da parte di altri paesi. Secondo Ahmandinejad se il presidente Obama farà «grandi cambiamenti» nella politica del suo paese in Afghanistan, Iraq e in Medio Oriente troverà nell' Iran un amico.
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11/09/2009
Marina Berlusconi: «Noi e le nostre aziende meritiamo rispetto»
Marina Berlusconi: «Noi e le nostre aziende meritiamo rispetto»
La figlia del premier: «Basta con la dynasty. Successione? Mio padre sta benissimo», l'intervista integrale sul corriere della sera in edicola oggi
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| Marina Berlusconi (LaPresse) |
MILANO - «I giornali ormai da mesi si occupano di noi, delle nostre aziende come trofei da spartire». A parlare è Marina Berlusconi. In un'intervista sul Corriere in edicola oggi, la figlia del premier, al vertice della Fininvest da 13 anni, rompe il silenzio degli ultimi mesi, rivendicando i successi delle aziende della famiglia del presidente del Consiglio. E provando, nello stesso tempo, a mettere definitivamente a tacere le voci su una possibile lotta per la successione. «Mio padre gode di ottima salute - spiega -. E comunque ogni decisione spetta solo ed esclusivamente lui». Nell'intervista Marina Berlusconi parla di stampa e tv, sottolineando come la sinistra sia «saltata da Marx a Murdoch» pur di osteggiare il padre. Osserva che ogni libertà, compresa quella della stampa «ha un limite preciso che è il rispetto della libertà altrui». Poi, definisce «indegni» e «vergognosi» gli attacchi di cui il premier è stato oggetto negli ultimi mesi, tentativi di pugnalarlo alle spalle», non andati a buon fine. «Per fortuna mio padre ha i riflessi pronti». Nessun dubbio infine sull'inchiesta di Bari: nei verbali che chiamano in causa il premier, secondo la figlia del Cavaliere, «non c'è nulla che abbia il benché minimo rilievo penale».
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08/09/2009
Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo»
Caso Fini, tensioni nel Pdl Berlusconi: «Io lo stimo»
Bossi: «Voto agli immigrati? Gianfranco è matto». Nota del premier dopo l'attacco de "Il Giornale" al presidente della Camera
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| Bossi alla festa della Lega a Torino (Ansa) |
TORINO - «Rientra nei ranghi: non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato negli ultimi tempi». La dura frecciata a Gianfranco Fini arriva direttamente dalla prima pagina del "Il Giornale". Il direttore del quotidiano, Vittorio Feltri, accusa senza mezzi termini il presidente della Camera: «Sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi? Non è una domanda provocatoria. Nasce piuttosto da una constatazione. Sulla questione degli immigrati parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece come Marino, quello della cresta sulle note spese dell'Università da cui è stato licenziato». Secondo il direttore del "Giornale", Fini ha in mente una strategia. «Ti sta a cuore la simpatia della sinistra che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire, se sbaglio correggimi. Miri - conclude Feltri - al Quirinale perché hai verificato che la successione a Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla».
BERLUSCONI - Accuse che scatenano numerose reazioni politiche. In serata arriva anche la nota di Silvio Berlusconi: «Come si può ben immaginare non ero a conoscenza dell'articolo del dottor Feltri sul Presidente Fini apparso oggi su '"Il Giornale" - scrive il premier - articolo di cui non posso condividere i contenuti. Confermo invece al Presidente Fini la mia stima e la mia vicinanza». Il presidente del Consiglio si dissocia dunque per la seconda volta in pochi giorni dal direttore del quotidiano di famiglia: anche dopo gli attacchi a Boffo, direttore di "Avvenire" poi dimessosi, Berlusconi aveva affermato di «non condividere» gli articoli del "Giornale".
FELTRI - «Quando scrivo un articolo - replica Feltri - non mi aspetto gli applausi del presidente del Consiglio, scrivo un articolo perché penso che sia giusto farlo: è la mia opinione, che non riflette quella di nessun altro e che è normale non sia condivisa da qualcuno. E se tra questi qualcuno c'è il presidente del Consiglio, pazienza». «Non faccio un quotidiano di partito - rivendica Feltri - e non intendo fare il reggicoda di nessuno. Alemanno ha detto che ho invitato Fini a rientrare nel centrodestra e che piuttosto dovrei farlo io: ma io non sono mai stato nel centrodestra, faccio un altro mestiere. Il mio compito è stimolare anche dibattiti, non è contribuire a far chiarezza nel Pdl o a portarvi la concordia».
FARE FUTURO - A Feltri replica anche Alessandro Campi, politologo e direttore scientifico di 'FareFuturo', la fondazione di cui Fini è presidente: «È ridicolo accusare Fini di essere ambizioso. Tutti i politici lo sono. Ed è ridicolo accusarlo di non essere di destra: Fini lo è, ma il suo modo di intendere la destra è diverso da quello di Feltri». «Si tratta della prosecuzione della campagna di stampa che ha avviato il 'Giornale' contro quelli che si ritiene siano gli avversari diretti o indiretti, interni o esterni, reali o supposti del Cavaliere e di questo governo - dice Campi all'Adnkronos-. Il tutto all'interno di una strategia che da un lato punta a blindare Berlusconi da pettegolezzi e attacchi, dall'altro rischia di renderlo prigioniero dei suoi pretoriani».
MELONI, RONCHI E LA RUSSA - Anche il ministro Giorgia Meloni, ministro della Gioventù, difende il presidente della Camera: «Anche quando non si è d'accordo, e a me è capitato più di una volta di non essere d’accordo con Fini, ci si deve rispettare. Ma credo che si debbano rispettare tutti quelli che hanno il coraggio di esprimere le posizioni più diverse, da cui nasce un confronto che porta a una sintesi e serve a crescere». Per il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, «Fini è un leader coraggioso della Casa delle libertà, è il cofondatore del nuovo partito ed esprime una sensibilità che ha piena cittadinanza nel popolo del centrodestra». Interviene anche Ignazio La Russa: «In tante occasioni ho sostenuto il diritto di Vittorio Feltri a fare giornalismo anche con toni non 'political correct' - afferma il ministro della Difesa - ma l'ampio editoriale dedicato a Fini di oggi credo che parta da presupposti sbagliati e conduca a conclusioni errate». «È sbagliato ritenere che Fini si sia rivolto specificatamente a lui parlando di killeraggio giornalistico», sostiene La Russa. «Ero presente a Mirabello e il riferimento era al crescente uso in tutto il giornalismo degli attacchi feroci non alle idee non condivise ma alle persone che le professano. Partendo da questa premessa ingannevole, Feltri rimprovera Fini di avere su alcuni temi idee diverse da quelle professate un tempo. Ma il direttore - prosegue La Russa - in realtà conosce benissimo il vecchio adagio che anche in politica 'solo i paracarri stanno fermi' e che il nuovo ruolo di presidente della Camera consente a Fini, o forse gli impone, di non misurare col metro della opportunità le sue posizioni, ma di cercare di proiettarle verso un futuro possibile».
BOSSI - L'attacco di Feltri segue di poche ore quello di Umberto Bossi. Il ministro delle Riforme aveva definito «matto» il presidente della Camera sul voto agli immigrati alle elezioni amministrative, un tema che il presidente della Camera ha nella sua agenda sin dal 2003 e che ha recentemente rilanciato. Il giudizio è stato espresso dal leader della Lega Nord a Torino, alla festa del partito, come riportato dalla Stampa.it.
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07/09/2009
Ahmadinejad: «Sono pronto a incontrare Obama»
Ahmadinejad: «Sono pronto a incontrare Obama»
Il presidente dell'Iran: «Non negozieremo mai i nostri ovvi diritti». «In una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali»
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| Mahmoud Ahmadinejad (Afp) |
TEHERAN - Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad si è detto «pronto» a incontrare il presidente americano Barack Obama in una conferenza stampa pubblica davanti agli organi d'informazione internazionali. L’Iran, ha aggiunto Ahmadinejad, è pronto a un dialogo sul nucleare con i Paesi del gruppo 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania) in un quadro «giusto e logico. Non negozieremo mai gli inalienabili diritti dell'Iran. La questione è chiusa».
PROPOSTE - Il programma nucleare iraniano sarà al centro della riunione dell’Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) che si svolgerà in settimana a Vienna. L'Iran presenterà nei prossimi giorni le sue proposte sul nucleare. «Abbiamo detto due cose: creare opportunità per utilizzare a fini pacifici l’energia nucleare e prevenire lo sviluppo di armi di distruzione di massa», ha precisato il presidente iraniano. «Il nostro pacchetto di proposte arriva in risposta a una richiesta di ripresa dei negoziati. Abbiamo fissato il quadro e avanzato le nostre proposizioni».
«NOSTRE ELEZIONI VERA DEMOCRAZIA» - La conferenza stampa del presidente è avvenuta dopo la prima riunione del nuovo governo iraniano, in cui all'ordine del giorno c'erano le proteste seguite alla contestata elezione di Ahmadinejad. Il leader di Teheran ha detto che il voto ha segnato «la vittoria morale del popolo iraniano contro le potenze immorali straniere che avevano organizzato un complotto. In Iran invece esiste una vera democrazia». Intanto l'agenzia Fars riporta che è stato emesso dalla Corte rivoluzionaria un mandato di cattura nei confronti di Ali Karroubi, figlio del candidato riformista Mehdi Karrubi, per «irregolarità in attività economiche». L'agenzia aggiunge che Ali Karroubi ha avuto anche «un ruolo nei disordini», ma non precisa se il mandato di cattura sia stato già eseguito.
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