18/11/2010

La Via Lattea ha catturato un pianeta di un'altra galassia

La Via Lattea ha catturato un pianeta di un'altra galassia

Un caso di «cannibalismo galattico».Intercettata una corrente di stelle di una galassia nana già inglobata a 2 mila anni luce dalla Terra

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30/09/2010

Le stelle, la luce e la scoperta, I buchi neri non sono più neri

Le stelle, la luce e la scoperta, I buchi neri non sono più neri

Scienza. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di ricercatori italiani. Confermata la teoria di Hawking sui «mostri celesti»

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19/07/2010

Svelate le prime mappe del cosmo

Svelate le prime mappe del cosmo

Lo spazio visto da herschel. Straordinarie immagini dal più grande telescopio spaziale mai costruito

 

A sinistra, l'immagine di una galassia a spirale nell'ottico (sopra) e nell'infrarosso (sotto). A destra, il confronto ottico e infrarosso in una galassia ellittica (Da Inaf).
A sinistra, l'immagine di una galassia a spirale nell'ottico (sopra) e nell'infrarosso (sotto). A destra, il confronto ottico e infrarosso in una galassia ellittica (Da Inaf).

MILANO - Galassie antichissime, lontane 10 miliardi di anni che appaiono come gocce luminose nel buio del cosmo, il primo ritratto di una culla di stelle a soli 1.000 anni luce dalla Terra, molecole di acqua e altri composti tutti indizi dell'esistenza di pianeti nella nebulosa di Orione: sono i primi risultati scientifici del più grande telescopio spaziale mai costruito, il satellite Herschel dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa).

ORIONE E I NUOVI PIANETI IN FORMAZIONE - A queste scoperte la rivista Astronomy and AstrophysicsIstituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e di molte università fra cui Padova, Bologna, Milano Bicocca. Le galassie visibili nelle immagini di Herschel come dense gocce luminose sono distanti da tre a dieci miliardi di anni e sono nate quando la formazione delle stelle era molto più diffusa di oggi nell'Universo. L'incubatrice di stelle invece è vicinissima, soli 1.000 anni luce nella costellazione dell'Aquila. È così ricca di polveri che finora nessun'altro telescopio a infrarossi era riuscito a osservarla. Si distinguono 700 grumi di polveri e gas: sono embrioni di stelle, 100 dei quali già alle fasi finali della loro formazione. Il satellite ha fotografato anche la nebulosa di Orione e qui ha identificato molecole di acqua, monossido di carbonio, formaldeide, metanolo, cianuro di idrogeno, ossido di zolfo: indizi di stelle e pianeti in formazione. Con il contributo dei ricercatori italiani è stato anche risolto il mistero della polvere mancante nelle galassie dell'ammasso della Vergine. In alcune zone del gigantesco ammasso della Vergine, composto da almeno 2.500 galassie distante da noi 55 milioni di anni luce, la polvere che permea lo spazio tra le stelle, l'ingrediente fondamentale per la formazione di nuovi astri, è molto carente. dedica una sezione speciale di 152 articoli, molti dei quali firmati anche da ricercatori italiani, dell'

PERCHE NASCONO POCHE STELLE - Un fenomeno drammaticamente evidente soprattutto nelle galassie ellittiche, già note per avere un bassissimo tasso di formazione di nuove stelle. Gli scienziati hanno dimostrato che la polvere viene sì prodotta continuamente nelle galassie ellittiche, ma non riesce a sopravvivere per più di 50 milioni di anni a causa degli urti fra i granelli di polvere e il gas caldo che permea queste galassie che disintegrerebbero nel tempo le particelle fino a farle sparire completamente. «Il telescopio Herschel sta eseguendo perfettamente i suoi compiti - ha osservato Barbara Negri, responsabile dell'Agenzia Spaziale Italiana per l'esplorazione e osservazione dell'Universo - e gli studi sulla polvere che permea lo spazio tra le stelle forniranno una prova fondamentale nella comprensione dei meccanismi di formazione di nuove stelle». (Fonte Ansa)


07/01/2010

Le «vedove nere» del satellite Fermi

Le «vedove nere» del satellite Fermi

 

MISSIONE ITALIANA. Identificate altre «millisecond pulsar». La scoperta apre una nuova via alla verifica finale della teoria di Einstein

 

(Afp)
(Afp)

In meno di tre mesi i radioastronomi hanno identificato quasi una ventina di nuove millisecond pulsar. Si tratta di antichissime stelle di neutroni rotanti che riprendono vita assorbendo materia da una stella vicina, talvolta fino a consumarla pressoché completamente. Una sorta di vedove nere del cosmo. Queste pulsar sono al contempo gli orologi più precisi in natura, e per questo potrebbero aiutarci ad aggiungere l’unico tassello mancante alla Teoria della Relatività Generale di Albert Einstein: la rivelazione diretta delle onde gravitazionali. Questa scoperta è stata possibile grazie alle indicazioni fornite da Fermi, la missione satellitare della Nasa dedicata allo studio della radiazione gamma, alla quale l’Italia partecipa con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Il risultato viene presentato a Washington durante la conferenza internazionale dell’American Astronomical Society.

LE «VEDOVE NERE» - Una pulsar è ciò che rimane dell’esplosione di una stella di grande massa.
È una sorta di nocciolo densissimo che eredita un intenso campo magnetico, e ruota molto velocemente su se stesso. Ma, poiché durante questa rotazione emette particelle accelerate e radiazione su una banda molto ampia (dal radio ai raggi gamma), col tempo tende a esaurirsi. Le più antiche fra le pulsar sono anche le più veloci. Si chiamano millisecond pulsar e ruotano centinaia di volte al secondo. Sono così veloci perché hanno fatto parte di un sistema binario, e sono riuscite a procrastinare la loro fine «succhiando» materia dalla stella compagna. In questo modo è come se fossero ringiovanite: grazie all’acquisizione di altra materia riescono a guadagnare nuova accelerazione nella loro rotazione. Quattro delle pulsar appena scoperte, poi, sono in sistemi binari con stelle la cui massa è stata consumata fino a ridursi a non più di dieci volte la massa di Giove. Vengono per questo chiamate «vedove nere» (black widows): perché a forza di succhiare materia stanno esaurendo la stella compagna che ha consentito loro di riprender vita.

LA PRIMA PULSAR - La prima millisecond pulsar fu scoperta 28 anni fa e da allora ne sono state trovate solamente una sessantina nella nostra galassia: a causa della bassissima intensità della loro emissione radio sono, infatti, oggetti che è molto difficile individuare con una ricerca svolta “alla cieca” perlustrando l’intera volta celeste. Quello che ha fatto Fermi è fornire ai radioastronomi una mappa del cielo, che si è rivelata una vera e propria mappa del tesoro. Nelle vicinanze del disco della nostra galassia, Fermi ha individuato un centinaio di sorgenti gamma ben localizzate ma non identificate, cioè prive di associazione certa con sorgenti note ad altre lunghezza d’onda. I radioastronomi hanno osservato alcune di queste sorgenti e hanno scoperto delle sorgenti radio che si sono rivelate velocissime pulsar. Dopo la sorpresa, hanno capito di avere in mano un metodo straordinario che permette loro di andare a colpo sicuro. Sfruttando cinque fra i più potenti telescopi radio al mondo, hanno iniziato ad analizzare tutte le sorgenti gamma potenzialmente interessanti: nel giro di pochi mesi hanno riconosciuto ben 17 millisecond pulsar. Queste particolari pulsar sono stelle ancora poco conosciute, quindi grandi speranze vengono riposte dai ricercatori su questa scoperta per la comprensione della natura e della evoluzione di queste esotiche sorgenti astrofisiche.

OROLOGI PRECISISSIMI - Ma questo risultato è importante anche per un’altra ragione. Le millisecond pulsar sono sul lungo periodo gli orologi più precisi che esistano in natura, e fanno concorrenza agli orologi atomici costruiti dall’uomo. Il monitoraggio dei cambiamenti temporali in un «dispositivo» così preciso ed esteso su tutto il cielo potrebbe permettere di rivelare per la prima volta in modo diretto le onde gravitazionali, che rappresentano il tassello mancante alla verifica sperimentale della Teoria della Relatività Generale. Monitorando le variazioni del periodo di rotazione indotte dalla deformazione della struttura dello spaziotempo dovuto alle onde gravitazionali, questa costellazione di millisecond pulsar appena scoperta potrebbe così venire a costituire una sorta di sistema GPS per la rivelazione della radiazione di fondo gravitazionale.
«Fino all'avvento di Fermi si conoscevano solo una manciata di pulsar gamma, sottolinea Ronaldo Bellazzini, responsabile dell’esperimento Fermi per l’INFN. In poco più di un anno Fermi ha scoperto diverse decine di nuove pulsar fra cui numerose rotanti attorno al loro asse anche centinaia di volte al secondo. Ma non solo - prosegue Bellazzini - ora Fermi ha iniziato a giocare a ruoli invertiti rispetto ai telescopi radio: mentre prima erano questi a consegnarci la ricetta con cui cercare questi oggetti esotici e misteriosi, ora è Fermi a indicare ai grandi telescopi radio dove puntare le loro sensibilissime antenne per individuare questi deboli ma estremamente precisi orologi cosmici».

LA SORPRESA - «I più sorpresi sono stati proprio i colleghi radioastronomi» dice Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi. «Dopo avere passato anni a scandagliare il cielo per scovare ad una ad una con grande fatica le pulsar velocissime, adesso non possono credere che qualcuno dica loro dove andare a guardare. Così facendo risparmiano tempo di osservazione e tempo di calcolo dedicato all’analisi dei dati, e al contempo la loro produttività è aumentata in modo vertiginoso. Se si premiasse la produttività degli astronomi, avrebbero diritto ad un bonus sostanzioso». «Inoltre - prosegue Caraveo - questo risultato, oltre ad aumentare in modo considerevole il numero di pulsar superveloci nella nostra galassia, dimostra che l’emissione gamma è una caratteristica comune a questo tipo di oggetti. Si tratta di un grande risultato della missione Fermi, risultato sul quale nessuno avrebbe scommesso appena qualche mese fa». «L’accurata elaborazione dei dati di Fermi effettuata presso l’ASI Science Data Center, il centro elaborazione dati scientifici dell’Agenzia Spaziale Italiana a Frascati, sta contribuendo in modo determinante al successo di questa missione, consentendo alla comunità scientifica di sfruttare al meglio e rapidamente i dati rilevati dal satellite» fa notare Paolo Giommi, responsabile del centro per l’ASI.


30/12/2009

Dagli egizi alle tv , come l’Oroscopo è diventato di massa

Dagli egizi alle tv , come l’Oroscopo è diventato di massa

 

Stelle e futuro - Il Garante: superstizione. Gli astrologi: un passatempo. Previsioni da 3000 anni. Nel ’900 la svolta dei rotocalchi


 Dagli egizi alle tv Ecco come l’Oroscopo è diventato di massa

Astra inclinant, non necessitant: «Gli astri influenzano, ma non costringono», scriveva Tommaso d’Aquino. Chissà cosa direbbe il Santo di fronte al successo popolare dell’astrologia, con giornali, radio e televisioni così prodighe di consigli per una gestione del futuro a buon mercato. Amore, fortuna, soldi, tutto è scritto nelle stelle. «Uno sfruttamento della credulità e della superstizione delle persone più vulnerabili », accusa il Garante per la comunicazione. «Calma, l’oroscopo da rotocalco è solo un passatempo—rispondono gli astrologi —, niente più di un giochino innocente». Gli astri, del resto, non costringono nessuno.

È proprio attraverso i giornali che si diffondono gli oroscopi come li conosciamo (e li critichiamo) oggi. «Un tempo erano riservati a Papi e sovrani, e la posizione dei pianeti veniva calcolata con estrema precisione secondo il giorno, l’ora e il luogo di nascita del personaggio», spiega l’esperto di astrologia Roberto Donzelli. Poi, nel Novecento, da quello «personalizzato» si è passati all’oroscopo di massa: «L’anno di svolta fu il 1930, in Inghilterra, quando alla nascita di Margaret, la sorella di Elisabetta, i Windsor fecero pubblicare sul Times il suo quadro astrale. Non era mai accaduto prima e da allora ogni suddito britannico, proprio come la principessa, voleva il proprio oroscopo».

Certo, calcolando solo la posizione del sole, le previsioni sui giornali non sono più rivolte al singolo ma devono valere per un dodicesimo dell’umanità. Un po’ di approssimazione, diciamo, è d’obbligo. La passione per l’oroscopo è però ormai inarrestabile. Negli anni Cinquanta e Sessanta conquista quotidiani e riviste: «Il più letto è quello di Tv Sorrisi e Canzoni», spiega l’astrologo e storico dell’astrologia Antonino Anzaldi. Negli anni Settanta si assiste a un nuovo boom: «Amica inserisce i tagliandi astrologici, che i lettori possono inviare al giornale con i propri dati per ricevere l’oroscopo personalizzato. Poi, nel ’77, nasce Astra, di gran lunga la rivista più seria del settore che nei periodi di agosto e dicembre arriva a vendere anche 500 mila copie».

Televisione e radio non stanno a guardare. E gli astrologi diventano personaggi: «Anzi, è più vero il contrario—continua Anzaldi —, al di là della loro bravura nel calcolo degli astri, hanno successo proprio perché sono innanzitutto dei personaggi. Uno su tutti: Francesco Waldner». Fu anche un sensitivo, affascinò Freud e Jung, e la leggenda vuole che riuscì a prevedere persino l’anno della sua morte, il 23 giugno del 1995. «Nel 1985 fu trasmesso Zodiaco, il primo varietà giocato sui segni zodiacali», ricorda Rudi Stauder, ex direttrice di Astra, mensile ora guidato da Andrea Monti.

Millenni prima di finire negli show televisivi, la pratica astrologica nacque tra gli Egizi intorno all’VIII secolo a.C.. Dopo le conquiste di Alessandro Magno entrò in contatto con la cultura greca: «I Greci collegano i miti alle costellazioni e riempiono il cielo di storie meravigliose — spiega la storica Eva Cantarella —, come quella della ninfa Callisto trasformata in Orsa da una gelosissima Era, la moglie di Zeus». Gli oracoli, poi, vanno interpretati: «Ibis redibis non morieris in bello, risponde la Sibilla Cumana al soldato. Che però, a seconda della virgola, si può tradurre in due modi: "Andrai, ritornerai, e non morirai in guerra", oppure "Andrai, non ritornerai, e morirai in guerra"». Rubare i segreti al futuro non era facile neppure allora.

Fabio Cutri


16/06/2009

Belgio: ragazza tatuata a ripetizione in viso contro la sua volontà

Belgio: ragazza tatuata a ripetizione in viso contro la sua volontà

 

La vicenda è avvenuta a courtrai: l'uomo, un romeno, non aveva capito la richiesta. Kimberley Vlaeminck voleva farsi mettere 3 stelline sotto l'occhio. Si è addormentata e se ne è ritrovate 56

 

Kimberley Vlaeminck la ragazza tatuata contro la sua volontà (da «Het Laatste Nieuws»)
Kimberley Vlaeminck la ragazza tatuata contro la sua volontà (da «Het Laatste Nieuws»)

BRUXELLES (BELGIO) - Aveva chiesto tre stellette - ne ha ricevuto 56: una ragazza belga vuole denunciare un tatuatore perchè, a quanto pare, l'avrebbe tatuata contro la sua volontà. A riportare la curiosa vicenda è il quotidiano «Het Laatste Nieuws»: in prima pagina ha pubblicato una foto di Kimberley Vlaeminck, una 18enne con la parte sinistra del viso completamente decorata di stelline nere, ciascuna del diametro tra i due millimetri e un centimetro. Un'«opera», a quanto sembra, non voluta.

LA VICENDA - Domenica scorsa Kimberley si è recata assieme alla sorella e al papà nel negozio «Tatoo Box» a Courtrai, in Belgio. Al tatuatore avrebbe chiesto di metterle tre piccole stelle vicino al suo occhio sinistro, ha detto la giovane fiamminga. Dopo che questo ha cominciato col lavoro, la ragazza si sarebbe addormentata e, una volta svegliata, si è accorta del «capolavoro» indesiderato sulla sua faccia. «Mi sono svegliata appena in tempo, prima che cominciasse a tatuarmi anche il naso», ha spiegato la giovane. «Poi ho visto cosa aveva fatto. Ho contato 56 stellette, è orribile. Guardatemi, sono mostruosa!», ha detto al quotidiano belga. La giovane donna ha dichiarato di non voler più neppure uscire di casa per colpa del suo «aspetto imbarazzante». All'origine dell'equivoco ci sarebbe un'incomprensione linguistica: «Penso che non abbia capito cosa volessi veramente», ha detto la giovane. «Ora spero soltanto che il laser mi possa aiutare a togliere questa bruttura!» L'artefice del danno, il 37enne romeno Rouslain Toumaniantz dal canto suo, rigetta tutte le accuse: «La mia cliente è stata sveglia durante tutto l'intervento», ha detto. «Non l'ho ipnotizzata ne tantomeno drogata, lei era d'accordo», ha spiegato, aggiungendo che: «i problemi sono sorti solo quando il padre e il fidanzato hanno visto il tatuaggio». Tatuaggio che alla ragazza è costato l'equivalente di 65 euro.

Elmar Burchia


30/04/2009

Scoperte le stelle che mangiano pianeti

Scoperte le stelle che mangiano pianeti

 

Alcuni astri «cannibalizzano» ciò che orbita loro intorno, oppure lo «consumano» poco a poco

 

A forza di indagare, talvolta si trovano anche delle sorprese sgradevoli. Questo stato d’animo deve aver attanagliato alcuni cacciatori di pianeti extrasolari, verificando con i calcoli e poi trovando riscontro diretto, che alcune stelle dopo essersi formate ed aver generato, in un certo senso, con il materiale circostante dei pianeti , se li sono pure mangiati.

PIANETA «DIVORATO» - Un gruppo di astrofisici dell’Università dell’Arizona (Brian Jackson, in particolare) a parte la constatazione di un influsso reciproco sulla velocità di rotazione e di un trasferimento da orbite lontane ad orbite vicine dei pianeti medesimi, sono arrivati alla conclusione che il pianeta Corot-7b finirà presto, in termini astronomici, (circa 25 milioni di anni) per essere inghiottito dal vicino astro dal quale dista appena 0,017 unità astronomiche (1 unità equivale a 150 milioni di chilometri). Insomma c’è un’attrazione fatale che porta all’annientamento.

PIANETA «CONSUMATO» - Ma non solo. Un'altra ricerca condotta da Helmut Lammer dell’Accademia delle scienze austriaca a Graz, ha dimostrato che c’è un’altra attività non meno divoratrice effettuata dalle stelle-madri. Scrutando il pianeta extrasolare WASP-12b che compie un giro intorno all’astro in un giorno si è reso conto che il corpo planetario era notevolmente dimagrito perdendo il 25 per cento della sua massa nell’arco degli ultimi dei due miliardi di anni di vita presunta. Per fortuna è abbastanza corpulento (è 1,4 volte il nostro Giove, il più massiccio dei pianeti del nostro sistema solare) e quindi anche se l’astro gli strappa continuamente materia con la sua possente forza di gravità ha ancora un’attesa di vita non trascurabile. Insomma, il cannibalismo non c’è solo tra gli animali: si era già visto anche tra le galassie ed ora tra stella e pianeta. La natura, dunque, non fa differenze.

Giovanni Caprara


07/04/2009

La «mano» che afferra le stelle

La «mano» che afferra le stelle

 

La stella di neutroni PSR B1509-58. Originata 1.700 anni fa a 17 mila anni luce dalla Terra. Scoperta da Chandra, telescopio orbitale ai raggi X

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Una gigantesca mano che sembra afferrare le stelle: è questa la spettacolare scoperta fatta dai ricercatori della Nasa. Una stella di neutroni, distante circa 17 mila anni luce dalla Terra, che ha le sembianze di una grande mano: l'incredibile scoperta è stata possibile grazie a Chandra, telescopio orbitale ai raggi X, che invia da quasi dieci anni immagini dallo spazio e che è destinato a scomparire presto nell'infinito spazio.

STELLA DI NEUTRONI - La stella di neutroni PSR B1509-58 misura appena 20 chilometri di diametro e ha solo 1.700 anni, quindi - ragionando in dimensioni cosmiche - assai giovane. Tuttavia, il minuscolo pulsar è in grado di scaraventare le particelle nello spazio a oltre 200 milioni di chilometri orari e produrre un'immensa nebulosa, grande 150 anni luce. Il campo magnetico prodotto è tre miliardi più potente di quello del nostro pianeta. La particolarità sta però nei suoi «gas di scarico»: la nebulosa ai raggi X dà all'osservatore l'illusione di vedere una «mano cosmica» che afferra le stelle.


02/04/2009

Parte la «maratona» astronomica

Parte la «maratona» astronomica

 

«100 Ore di Astronomia». Cinque giorni, 24 ore su 24, collegamenti con tutto il mondo scientifico per l'anno internazionale

 

Il logo dell'iniziativa
Il logo dell'iniziativa

«100 Ore di Astronomia» nell'Anno Internazionale dedicato dall'Onu alla scienza che studia i misteri dell'Universo, le stelle, i pianeti. Parte l'appuntamento mondiale più rilevante con l'astronomia, la maratona di 100 ore che coinvolgerà, in contemporanea, tutti i Paesi partecipanti all'International Year of Astronomy2009 (IYA2009). L'iniziativa è di fatto una celebrazione lunga 5 giorni pensata per avvicinare, 24 ore su 24, in tutto il mondo il grande pubblico all'astronomia.

WEBCAST DAGLI OSSERVATORI- Si parte con una cerimonia ufficiale dedicata a Galileo Galilei e alle sue scoperte, dal Franklin Institute di Philadelphia. il programma della maratona è in parte trasmesso sul web, via «webcast», in diretta su http://www.ustream.tv/channel/100-hours-of-astronomy. Venerdì sono previste 24 ore consecutive di webcast da grandi osservatori internazionali guidati direttamente dai ricercatori che vi lavorano. Quindi, sabato 4 aprile, sono in programma 24 ore di osservazioni pubbliche e gratuite ai telescopi, e infine, domenica 5 aprile, è prevista la celebrazione del Sole e della sua importanza essenziale per la vita del nostro Pianeta.

COLLEGAMENTO CON L'ITALIA - Durante il webcast del 3 aprile, intitolato «Attorno al mondo in 80 telescopi», alle 18:20, ci sarà anche un collegamento con l'Osservatorio Gravitazionale Europeo (Ego) di Cascina, in cui i ricercatori impegnati nella struttura parleranno delle loro ricerche. Ego è un ossevatorio fondato dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare italiano e dal Centre National del la Recherche Scientifique francese, per ospitare l'interferometro Virgo, per la rivelazione delle onde gravitazionali, quelle piccole increspature dello spazio-tempo, generate da violenti eventi astrofisici, come i esplosioni di supernovae o collisioni di buchi neri. «Virgo, con i suoi bracci di 3 km adagiati sulla pianura pisana, -spiega l'Infn- sará capace di captare questi deboli fremiti dell'universo, estendendo il suo "udito" anche a una parte della "materia oscura" invisibile ai telescopi». La Collaborazione Scientifica Virgo è guidata dall'italiano Francesco Fidecaro, del Dipartimento di Fisica di Pisa.

«FERMI» - Sempre venerdì, alle 20.00, ci sarà un altro collegamento di interesse italiano, legato al centro di Pisa dell'Infn. Durante un collegamento con la Nasa, infatti, gli scienziati parleranno di «Fermi», il rivelatore spaziale di raggi gamma, lanciato recentemente in orbita, alla cui costruzione ha contribuito in modo fondamentale il gruppo di studiosi pisano guidato da Ronaldo Bellazzini, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.


01/04/2009

La «firma» della materia oscura

La «firma» della materia oscura

 

ASTROFISICA. Una ricerca guidata dall'Italia potrebbe avere raccolto la sua prima evidenza concreta


Il satellite «Pamela»
Il satellite «Pamela»

ROMA - In una missione ideata e guidata dall'Italia, il satellite internazionale Pamela potrebbe avere raccolto la prima evidenza concreta della materia oscura, la materia invisibile quasi cinque volte più abbondante di quella visibile di cui sono fatte stelle, pianeti, animali e uomini. Il risultato, pubblicato su Nature, si deve alla ricerca coordinata dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e condotta in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Vi hanno partecipato l'università tedesca di Siegen, quella svedese AlbaNova di Stoccolma e la Russia, con la sua Agenzia spaziale e centri di ricerca a Mosca e San Pietroburgo. «Riconosco che potrebbe essere la firma della materia oscura», dice Piergiorgio Picozza, dell'Infn e coordinatore della missione, che comunque sottolinea che per avere questa certezza serviranno ancora molte altre verifiche.

PAMELA - Lanciato nel 2006, il satellite Pamela (Payload for Antimatter Matter Exploration and Light - nuclei Astrophysics) è una sorta di osservatorio che misura particelle e antiparticelle. Quello che ha visto è un'abbondanza inattesa di positroni (gli equivalenti degli elettroni nell'antimateria) che potrebbe essere spiegata dalla presenza della materia oscura
Il dispositivo è composto da un magnete e da molteplici rivelatori di particelle, orbita e da circa tre anni attorno alla Terra, a un’altezza tra 350 e 600 chilometri, per studiare i raggi cosmici e, in particolare, la loro componente di antimateria. I raggi cosmici sono particelle accelerate a velocità vicine a quella della luce, probabilmente in seguito agli effetti di esplosioni di supernovae lontane o di altri fenomeni violenti nel cosmo; sono formati soprattutto da protoni, nuclei di atomi di elio, o più pesanti, ed elettroni. Tuttavia, tra le particelle più rare si trovano anche particelle di antimateria - identiche alle particelle di materia ma con carica opposta - e tra queste, in particolare, antielettroni, chiamati anche positroni, e antiprotoni.

LA SCOPERTA - I risultati pubblicati su Nature evidenziano un’anomalia nel rapporto tra il numero di positroni e il numero di elettroni rivelati. Questa abbondanza di positroni può trovare una spiegazione plausibile in un segnale di materia oscura, ma non è da escludere che si tratti di particelle provenienti da pulsar o da altre sorgenti astrofisiche. L’ipotesi è che le particelle di materia oscura presenti nella nostra galassia, interagendo fra loro, si annichilino o decadano, producendo sciami di particelle secondarie di alta energia e, in particolare, coppie protone-antiprotone ed elettrone-positrone che Pamela sta intercettando. «Questi dati, insieme a quelli pubblicati sul rapporto antiprotoni su protoni in febbraio su Physical Review Letters, rappresentano uno dei più importanti contributi di questi ultimi anni alla conoscenza del mistero della materia oscura, permettendo di restringere in modo molto significativo il campo delle ipotesi sulla sua natura», spiega Piergiorgio Picozza dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e Università di Roma Tor Vergata, coordinatore dell’esperimento Pamela.

MATERIA ESOTICA - Oltre ai nuclei di antimateria e ai possibili segnali di materia oscura, i fisici della collaborazione stanno cercando altri tipi di materia esotica, ma anche indicazioni sulle sorgenti dei raggi cosmici e sulle leggi che regolano i loro meccanismi di accelerazione e propagazione nella galassia, oltre a precise informazioni sull’evoluzione dell’attività del Sole. Il lavoro di analisi, cominciato dopo il lancio da Baikonur, in Kazakistan, il 15 giugno 2006, coinvolge una collaborazione internazionale, a cui partecipano scienziati italiani, russi, tedeschi e svedesi. I ricercatori italiani, provenienti dalle Sezioni Infn e università di Roma Tor Vergata, Trieste, Firenze, Napoli e Bari, dai Laboratori Nazionali di Frascati dell’Infn e dall’Ifac del Cnr di Firenze, costituiscono il nucleo centrale e più numeroso della collaborazione. La missione Pamela continuerà a fornire informazioni per almeno altri tre anni. «Andare nel cosmo a studiare l’antimateria di origine naturale è fondamentale per capire l’origine e l’evoluzione dell’Universo in cui viviamo» spiega Enrico Flamini, responsabile Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana. «Per questo l’impegno italiano in questo campo proseguirà con la missione AMS, il più grande cacciatore di antimateria mai costruito, che verrà agganciata alla Stazione Spaziale Internazionale alla fine del prossimo anno».