04/12/2011
Il contratto che fece nascere la Apple e la storia del socio rovinato dalla sua paura
Il contratto che fece nascere la Apple e la storia del socio rovinato dalla sua pauraCARTE STORICHE. All'asta da Sotheby's la copia dell'accordo costitutivo della società. Le carte sono di Ronald Wayne, che lasciò subito l'azienda
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05/10/2011
Ue: «Giudizio sull'Italia non cambia». Fmi: "Italia deludente negli ultimi 20 anni". Agenzie di rating, cosa sono e come lavorano
Ue: «Giudizio sull'Italia non cambia». Fmi: "Italia deludente negli ultimi 20 anni". Agenzie di rating, cosa sono e come lavoranoDopo il declassamento di Moody's. «Ha preso seri impegni che vanno nella giusta direzione per arrivare al pareggio di bilancio nel 2013». Downgrade da Aa2 ad A2 e le previsioni restano negative. Secondo l'agenzia, nel nostro paese restano "incertezze economiche e politiche". Palazzo Chigi: "Decisione attesa". Bersani: "Il paese è migliore del giudizio, ma c'è un problema di fiducia". Nel suo rapporto sull'Europa il Fondo Monetario Internazionale sottolinea come riforme inadatte e incomplete, tasse troppo complesse, scarsa produttività del lavoro abbiano frenato lo sviluppo. Dai loro giudizi dipende l'andamento dei mercati. Sono il punto di riferimento e lo spauracchio di risparmiatori, banche centrali, governi nazionali, politici. Ecco chi sono i tre giganti che hanno il potere di condizionare l'economia.
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19/09/2011
San Gennaro fa (subito) il miracolo. Il sindaco de Magistris bacia la teca
San Gennaro fa (subito) il miracolo. Il sindaco de Magistris bacia la tecaIl cardinale sepe: «sangue già sciolto quando l'ho preso dalla cassaforte». Alle 9.11 si ripete il prodigio. «Giggino» polemico: «Un governo in scadenza non può cancellare feste religiose»
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26/02/2011
Fiammiferi, l'archivio Saffa salvato da un ex operaio
Fiammiferi, l'archivio Saffa salvato da un ex operaioFILLUMENIA. Ermanno Tunesi ha strappato dal macero antiche scatole, cerini tagliati a mano, bozzetti per le illustrazioni
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10/10/2010
Diventa celebre per aver perso borsa di studio per un video porno: tutto falso
Diventa celebre per aver perso borsa di studio per un video porno: tutto falsoIl filmato hard per un sito lo ha girato volontariamente e a pagamento. Elizabeth Hawkenson, studentessa di geologia alla Arizona State University ha ancora il suo sussidio
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26/08/2010
Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo Dna
Studio shock su Hitler: aveva origini ebraiche e la prova è nel suo DnaUno studio genetico condotto sui parenti del Führer dimostra in modo scientifico che il dittatore non era affatto ariano. Ben 39 discendenti del fondatore del Reich sono stati sottoposti a esami
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25/08/2010
«Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre»
«Vivo con 14 euro al giorno: sto dai miei e ceno alle sagre»La storia | I ventenni nel limbo dell'eterna adolescenza. Denis, ragazzo boomerang: «Studio, lavoro (poco) e combatto»
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14/07/2010
Confessioni di uno stalker pentito
Confessioni di uno stalker pentitoStoria di un’ossessione e di una cura. La confessione di un magazziniere di 60 anni. «Ogni volta che penso a lei vado dallo psicologo»
«Sentivo dentro queste parole: "Morta lei, starai bene". Era un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». È la confessione di uno stalker che chiameremo Angelo: 60 anni, magazziniere a Milano. Avrebbe voluto uccidere Maria, l’ex fidanzata. Si è fermato in tempo, con l’aiuto degli psicologi dell’Osservatorio nazionale dello stalking.
MILANO — «"Morta lei, starai bene": le parole che sentivo nel sonno, come un altro me stesso che mi diceva quello che dovevo fare». E seguendo quella voce da incubo Angelo (nome di fantasia), 60 anni, magazziniere di Milano, si trova con un coltello in mano, lungo la strada diretta a casa dell’ex fidanzata, deciso a eliminare lei, amata-odiata, «unica fonte del mio dolore». «Mi fermarono i carabinieri, fu come svegliarmi da un brutto sogno, al momento non mi spiegai come avessi fatto ad arrivare fin lì». Ma oggi Angelo lo sa. Dopo un percorso di anni (ancora non è finito), con l’aiuto dell’Osservatorio nazionale sullo stalking (www.stalking.it), l’uomo ha ricostruito le tappe di un’ossessione assurda che poteva sfociare in tragedia. «Conobbi Maria (nome di fantasia) in azienda, aveva qualcosa di speciale, anche lei era molto attratta da me». Una storia di pochi mesi: lui sposato con un figlio; lei, quasi trent’anni di meno, con qualche problema di salute. Per questo Maria si trasferisce al Sud, nel paese natale. Angelo la sostiene, e la relazione continua al telefono: «Ero sicuro di lei, mi chiamava in continuazione, l’aiutai a comprare una macchina ». È Angelo a consegnarle l’auto in paese: «Fu l’occasione per stare tre giorni insieme, ma alla stazione successe l’inverosimile». Maria, senza spiegazioni, come spesso accade, lascia intendere che la liaison non avrà seguito: «Ci sentiamo a Natale, non prima». Angelo incassa, poi si sente male. «Era come se mi fosse crollato il mondo addosso, finii all’ospedale, la cercai al telefono, lei non rispose». Quella frase alla stazione fa scattare il delirio. «Da quel giorno non fui più lo stesso, stavo male, sentivo un bisogno irresistibile di chiamarla». Così Angelo da innamorato si trasforma in instancabile persecutore: «Lei aveva tirato su un muro, ma ogni volta che trovavo il telefono spento, mi saliva la rabbia e una forza incontenibile mi spingeva a cercarla con ogni mezzo. Ero diventato uno stalker». Quaranta telefonate al giorno con quattro cellulari diversi, centinai di messaggini, fax: per farle sapere che non intende sparire. Non solo: «Verrò da te per vedere il tuo nome scritto sulla tomba»; poi: «Stai attenta a quando attraversi la strada»; e ancora: «Non vedo l’ora di sapere che sei morta», «La tua vita non vale nulla, ogni giorno che passa è un giorno in meno che vivrai». Le frasi più ricorrenti. Con uno scopo: «Volevo farle capire quanto male mi aveva fatto e quanto io volevo fargliene».
Ma il conflitto non manca: «A volte rileggevo quelle parole, emi vergognavo di me stesso, allora le inviavo nuovi messaggi: "Scusami cucciola, sei la cosa più importante della mia vita». Angelo si pente, ma dura poco. Dopo quattro mesi, Maria lo querela per molestie (non esisteva la legge sullo stalking). I carabinieri di Milano convocano Angelo, gli spiegano che è meglio lasciar perdere. Ma la denuncia ha l’effetto contrario: «Per me fu come una sfida, presi un treno la sera stessa». Inizia così un pendolarismo settimanale che dura quasi due anni: «Sentivo il bisogno di vederla, la seguivo a 40 metri di distanza, mi accontentavo che sapesse che c’ero». Placare l’ansia, ridurre la sofferenza, provare soddisfazione nel farla soffrire: Angelo vive per questo, per farle sapere che lei, con la sua querela, non è riuscito ad allontanarlo. Intanto iniziano i problemi fisici: l’uomo perde 30 chili, non regge più la tensione. Decide così di trasferirsi nel paese di Maria. «Desideravo respirare la sua aria, solo così mi sentivo tranquillo». Ma gli incubi continuano, di notte «la voce» gli parla di progetti di morte. «Cercai di farla finita più di una volta, per smettere di soffrire. Ma confidavo anche nella sua morte». «Via lei, via il dolore»: l’ossessione prosegue, Angelo sta per toccare il fondo. Ma in qualche modo cerca aiuto e parla con il padre della ex fidanzata: «Ebbi da lui il nome di Massimo Lattanzi, presidente dell’Osservatorio sullo stalking, così è iniziata la mia ripresa». Angelo inizia una sorta di terapia: di fatto quando vuole vedere Maria, chiama Lattanzi e ne parlano insieme. «Se non lo avessi incontrato, sarebbe finita male, e solo in un modo». La morte di Maria e forse anche la sua: «Dico solo che quando si fanno certe cose, si è costretti ad agire così, è un impulso irresistibile. Io ci sono caduto dentro e conosco il meccanismo, per fortuna sono stato fermato in tempo». E Maria?: «Grazie alla mediazione dello psicologo siamo in rapporti civili, a volte ci sentiamo. Se un’altra donna mi abbandonasse? Non rifarei le stesse cose: nessuna sarà mai importante come Maria, lei era l’altra metà della luna, l’unico grande amore. Ancora oggi penso a lei».
Grazia Maria Mottola
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21/06/2010
Sorteggio Italia? E' già successo nel '68 e andò di lusso
Sorteggio Italia? E' già successo nel '68 e andò di lussoE' capitato un'altra volta che il nostro destino venisse deciso da una monetina lanciata in aria. Nell'unica edizione degli Europei finita con la vittoria azzurra. Che sia, dunque, un nuovo benevolo segno del destino?
Successe un'altra volta che il destino dell'Italia venisse deciso da una monetina lanciata in aria. Ci andò benissimo allora, anno 1968, l'unica edizione dei campionati europei che si chiuse con un successo italiano. La semifinale con l'Unione Sovietica a Napoli finì sul pareggio, 0-0, anche dopo i supplementari. Non c'erano i rigori, la finalista andava decisa dalla sorte.
Nel chiuso dello spogliatoio del San Paolo solo l'arbitro tedesco occidentale Tschenscher e i due capitani, quello italiano era Facchetti. La prima monetina - raccontano i testimoni dell'epoca - finì sotto la pedana della doccia, ma si scelse di non sollevarla. Altra moneta e finale assegnata all'Italia. Alla fine della giornata la pedana fu rimossa per le pulizie, e la prima monetina recuperata: avrebbe vinto l'Unione Sovietica giura chi c'era.
Il cammino verso il titolo fu ancora più tormentato: la prima finale contro la Jugoslavia si concluse con un pareggio (1-1), il regolamento imponeva la ripetizione dell'incontro: vinsero gli azzurri, 2-0 con gol di Riva e Anastasi, gli azzurri erano stati appena rifondati da Valcareggi dopo l'umiliazione della Corea, nel '66. Tra i campioni d'Europa c'era anche Roberto Rosato, difensore tra i più forti che l'Italia abbia mai prodotto. Se n'è andato in queste ore, e l'impresa del '68 era stata evocata proprio in suo onore. Un segno del destino?
15:20 Scritto in SPORT | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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06/06/2010
A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"
A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"Via agli scavi nelle campagne di Mosca. Ottanta tonnellate d´oro furono saccheggiate dai francesi nel freddo autunno del 1812
MOSCA - Il tesoro di Napoleone, ottanta tonnellate d'oro saccheggiate dall'esercito francese nell'autunno del 1812, sarebbe ancora intatto, sepolto sotto un cumulo di terra a poche centinaia di chilometri da Mosca. Che sia vero o meno, la caccia è già cominciata e giornali e tv si stanno preparando per seguire le prime operazioni di scavo la mattina del 12 giugno. Le guiderà lo storico Aleksandr Serjoghin che è convinto di aver finalmente localizzato, con un metodo che definisce "alla codice da Vinci", un patrimonio da restituire al governo russo. Segretissime, per ovvii motivi, le coordinate dell'area di scavo. Il più fidato collaboratore di Serjoghin, Vladimir Poryvajev, precisa solamente che "si trova in un triangolo tra le città di Smolensk, Elnja e Kaluga. A circa trecento chilometri dalla capitale".
Il dibattito sull'esistenza del tesoro di Napoleone è cominciato più o meno subito dopo la disfatta dell'esercito francese. Di sicuro, nella sua avanzata estiva del 1812, il gigantesco esercito napoleonico, composto da 800mila uomini, aveva saccheggiato tutto il saccheggiabile nelle città e nei villaggi conquistati. Secondo la ricostruzione degli storici russi, i soldati francesi avevano accumulato nei loro zaini un piccolo tesoro privato tra gioielli e monete di almeno dieci chili a testa. Ma il saccheggio vero e proprio avvenne dopo il 14 settembre quando, pur fiaccato dalle sanguinose battaglie di Smolensk e di Borodino, l'esercito francese entrò a Mosca. Come è noto i russi avevano incendiato edifici, magazzini, scorte di viveri nella cosiddetta "operazione terra bruciata". Rendendosi conto dell'inutilità di occupare una città deserta, senza cibo e rifornimenti Napoleone ordinò la ritirata. Ma prima, forse per rabbia, forse per vocazione, fece compiere uno dei più minuziosi saccheggi che la storia ricordi. Sui famosi 200 carri furono caricati gioielli, candelabri, cornici e dipinti preziosi, perfino il grande crocifisso d'oro del campanile "Ivan il terribile" nel cuore del Cremlino.
Della ritirata nell'inverno russo si sa tutto. I soldati percorsero la Staraja Smolenskaja, verso Smolensk, soffrendo la fame, il gelo e gli attacchi della cavalleria cosacca. Ed è lungo la Staraja Smolenskaja che per anni si è cercata traccia dei duecento carri di bottino mai arrivati in Francia. In epoca sovietica furono trovati una decina di zaini pieni di refurtiva, ma niente di più. Adesso Serjoghin avrebbe scoperto che durante la fuga un piccolo contingente di militari francesi si sarebbe allontanato dagli altri per nascondere il tesoro in un luogo sicuro. Nell'area top secret individuata sono state trovate cinture, bottoni e munizioni di soldati napoleonici. Inoltre gli abitanti della zona avrebbero affermato di aver sentito la leggenda popolare di un centinaio di francesi apparsi dal nulla che avrebbero scavato per una notte intera nelle campagne per poi dileguarsi. Serioghjn è convinto di avere una mappa precisa di quel luogo. Il tutto grazie a un matematico russo emigrato in Francia, Roman Aleksandrovic, che ha scovato in un archivio il ritratto di un funzionario napoleonico celebre per aver sempre curato la custodia dei valori.
Il quadro presenta due singolarità: il cappello a tricorno insolitamente posato per terra e un cielo stellato dipinto persino con più cura dei dettagli del resto del quadro. Secondo Aleksandrovic, cappello e posizione delle stelle nasconderebbero il segreto. Il team russo è sicuro del successo ed è già in vena di dediche e di scelte simboliche. "Cominceremo il 12 giugno - spiega Serjoghin - proprio perché è il 198esimo anniversario dell'invasione francese". Errore grossolano per uno storico. Il 12 giugno è la data del calendario giuliano allora in vigore. In realtà la data corretta sarebbe il 23 giugno. Ma è probabile che, una volta diffusa la notizia, si voglia fare in fretta. Ottanta tonnellate d'oro potrebbero scatenare troppe tentazioni.
NICOLA LOMBARDOZZI
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