04/05/2011

Verde, nuovo record storico: 1,6 al litro Nei distributori Tamoil, infatti, il prezzo alla pompa è salito a 1,599 euro al litroeco

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Nei distributori Tamoil, infatti, il prezzo alla pompa è salito a 1,599 euro al litro

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16/08/2010

Economia mondiale, storico sorpasso di Pechino su Tokyo

Economia mondiale, storico sorpasso di Pechino su Tokyo

E gli analisti si attendono il sorpasso definitivo entro la fine dell'anno. Nel secondo trimestre 2010 il Pil della Cina è salito a 1.336,9 miliardi contro gli 1.288,3 del Giappone

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04/06/2010

Borse in calo, tonfo a Milano e New York L'euro scivola ai minimi da marzo 2006

Borse in calo, tonfo a Milano e New York L'euro scivola ai minimi da marzo 2006

Mercati finanziari in forte calo, per Wall Street seconda peggiore seduta dell'anno. Sotto quota 1,21 contro dollaro, il livello più basso da quattro anni. Piazza Affari cede il 3,79%

 

Traders preoccupati a Wall Street (Ap)
Traders preoccupati a Wall Street (Ap)

MILANO - Borse pesanti in Europa nell'ultima seduta della settimana, con Milano tra le peggiori: il Ftse Mib ha chiuso la seduta con un pesante ribasso, -3,79%. A pesare sui listini europei lo scivolone del comparto bancario, penalizzato dalle voci riguardanti forti perdite sui derivati per la banca francese Société Générale e i timori sulla situazione delle finanze dell'Ungheria. A Milano pesanti soprattutto Intesa Sanpaolo e Unicredit. Ma la situazione non è stata difficile soltanto nel vecchio continente: Wall Street ha fatto registrare una chiusura fortemente negativa con l'indice Dow Jones in perdita del 3,13% a 9.933,94 punti, il Nasdaq in arretramento del 3,63% a 2.219,17 punti e lo S&P 500 in calo 3,42% a 1.065,13 punti. Il Dow Jones dall'inizio del 2010 è in calo del 4,8%, il Nasdaq del 2,2% e lo S&P 500 del 4,5%.

EFFETTO DISOCCUPAZIONE - Per la Borsa newyorkese si tratta della seconda peggiore seduta dell'anno, ai livelli minimi dal febbraio 2008. Negli Stati Uniti gli ultimi dati sul mercato del lavoro in America hanno deluso le attese. A maggio sono stati creati 431 mila nuovi posti di lavoro: molti ma meno degli oltre 500mila previsti in media dagli analisti, tenuto conto del fatto che nella maggior parte dei casi si tratta di assunzioni temporanee per un censimento. Guardando al solo settore privato la creazione di nuovi è rallentata ai livelli più bassi dall’inizio dell’anno. Nel frattempo, secondo il dipartimento del Lavoro Usa, il tasso di disoccupazione ha mostrato un nuovo calo, di due decimali al 9,7 per cento; ma anche questa voce racchiude fattori non rassicuranti. Rappresenta solo coloro che sono attivamente alla ricerca di un lavoro, mentre ne sono esclusi quelli che, scoraggiati, rinunciano a cercarlo, fenomeno particolarmente accentuato nelle fasi di recessione prolungata.

LE ALTRE BORSE EUROPEE - In deciso calo, oltre a Milano, le altre Borse europee: Francoforte ha chiuso in calo dell'1,91%, Londra ha perso l'1,63% mentre ancora più netto il calo a Parigi, arretrata del 2,86%. Madrid è crollata nel finale, lasciando sul terreno il 3,8 per cento.

L'EUROAI MINIMI - Intanto l'euro scende sotto la soglia 1,21 dollari e aggiorna i minimi da quattro anni. La moneta unica europea ha toccato un minimo di seduta di 1,2051 dollari, il livello più basso da marzo 2006. Lo scivolone della moneta unica è avvenuto in coincidenza con il peggioramento di tutte le piazze azionarie europee. Il massimo giornaliero è stato 1,2216 dollari.

Redazione online


17/05/2010

La nuova miss America è musulmana

La nuova miss America è musulmana

RIVOLUZIONI. Rima Fakih, originaria del Libano, è la prima della storia

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LAS VEGAS - Occhi scuri, capelli neri, 24 anni, nata nel Michigan, ma di origini libanesi: Rima Fakih è la prima donna di religione islamica a diventare Miss America. La ragazza è stata incoronata domenica sera da Donald Trump al casinò Planet Hollywood di Las Vegas. La candidata, che ha superato le 50 pretendenti al titolo di Miss Usa 2010, rappresentava lo stato del Michigan e non era tra le favorite nel concorso. Ma la bellezza bruna, laureata in Economia, ha dimostrato nella finale di non essere solo sexy e attraente, ma anche intelligente e sicura di sé: nella sua prima intervista dopo l'incoronazione ha sostenuto senza esitazioni di considerare la pillola contraccettiva un farmaco del tutto normale, che dovrebbe essere a carico dell'assicurazione sanitaria.

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PIZZA - In ogni caso Rima è entrata nella storia, essendo la prima musulmana e americana a essere eletta la più bella del Paese. Il concorso si svolge ogni anno dal 1952. La famiglia della ragazza celebra sia le festività cattoliche che quelle musulmane. Rima si è trasferita negli Stati Uniti da bambina ed è cresciuta a New York, dove ha frequentato una scuola cattolica. E sul significato di tale vittoria ai cronisti ha risposto: «Chiedetemelo dopo che avrò mangiato finalmente una pizza!». Entusiata anche il direttore del comitato arabo-americano contro la discriminazione: «È un momento storico. Dimostra la grandezza dell'America e che ognuno ha una possibilità per farcela».

Elmar Burchia


23/02/2010

Torino: arrestati dalla Digos sette anarco-insurrezionalisti

Torino: arrestati dalla Digos sette anarco-insurrezionalisti

 

Sei uomini e una donna, perquisita anche Radio Blackout. Contestato il lancio di letame in un ristorante storico del centro, gli assalti ai banchetti della Lega e al Cie

 

TORINO - Sei uomini e una donna ritenuti appartenenti all'area anarco-insurrezionalista sono stati raggiunti da provvedimenti giudiziari a Torino. Tre le misure cautelari in carcere, tre gli arresti domiciliari, per una settima persona è stato disposto il divieto di dimora. Sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a vari reati. La procura ha disposto anche 23 perquisizioni a Torino, Mantova, Trento e Cuneo, coinvolta anche Radio Blackout, storica radio di riferimento dell'autonomia. Sono contestati episodi commessi negli ultimi due anni, tra cui l'incursione con lancio di letame al ristorante Il Cambio, i danneggiamenti in piazza Castello ai banchetti della Lega Nord, numerose incursioni nelle sedi di partito e le proteste davanti al Centro identificazione espulsione di Torino e alla Croce Rossa.

Redazione online


15/04/2009

Dopo 38 anni di carriera Stefano D'Orazio lascia i Pooh

Dopo 38 anni di carriera Stefano D'Orazio lascia i Pooh

 

 

In programma anche un ultimo tour con partenza il 24 luglio. Prima dell’addio un album in uscita l'8 maggio con Dodi Battaglia, Red Canzian e Roby Facchinetti

Ecco l'attuale band al completo in una foto scattata nel 1973. Da sinistra Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Stefano D'Orazio (Archivio Corriere della Sera)

Ecco l'attuale band al completo in una foto scattata nel 1973. Da sinistra Roby Facchinetti, Red Canzian, Dodi Battaglia e Stefano D'Orazio

ROMA - Dopo 38 anni di carriera con i Pooh, il batterista Stefano D’Orazio lascia il gruppo. Prima dell’addio, però, darà vita insieme ai suoi tre compagni - Dodi Battaglia, Red Canzian e Roby Facchinetti - a un nuovo disco in uscita l’8 maggio e a un nuovo tour in partenza il 24 luglio.

LA STORIA - Il gruppo nacque a Bologna nel 1966. Lo componevano a quei tempi il batterista Valerio Negrini (batterista), Mauro Bertoli (chitarrista) e Vittorio Costa (cantante) e inizialmente si chiamavano «Jaguars» successivamente diventato «Pooh» per l'esistenza di un gruppo romano con lo stesso nome.

I Pooh nel '71 (Archivio Corriere della Sera)(Archivio Corriere della Sera)

(Massimo Barbaglia)(Ansa)

(Archivio Corriere della Sera)

(Archivio Corriere della Sera)

 



05/04/2009

La studiosa vaticana: «Ho le carte, i Templari adoravano la Sindone»

La studiosa vaticana: «Ho le carte, i Templari adoravano la Sindone»

 

LA SCOPERTA. L'autrice lavora nell'Archivio segreto della Santa Sede. «L'idolo per cui furono condannati era Cristo»

 

CITTÀ DEL VATICANO — Ora lo sappiamo: i Templari, in effetti, adoravano un «idolo barbuto». Però non era Bafometto, come volevano gli inquisitori che li processarono per arrivare a sciogliere nel 1314 l'ordine più potente e illustre del medioevo cristiano, il «grande complotto innescato nel 1307 dal re di Francia Filippo IV il Bello». E non era neanche un idolo, in verità, per quanto senza dubbio fosse barbuto: l'oggetto della loro venerazione era la Sindone, il telo di lino che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù e ne reca impressa l'immagine. Furono i Cavalieri a custodire in gran segreto la Sindone nel secolo e mezzo in cui se ne perdono le tracce, dal saccheggio di Costantinopoli del 1204 alla ricomparsa in Europa a metà del Trecento. Si tratta di argomenti sui quali fioccano le bufale e il 99 per cento di ciò che si racconta, Umberto Eco docet, è «spazzatura».

Ma qui la fonte è più che affidabile: lo scrive l'Osservatore Romano, anticipando alcune pagine de «I templari e la sindone di Cristo», il nuovo libro di Barbara Frale che il Mulino pubblicherà entro l'estate. L'autrice è una giovane e serissima ricercatrice dell'Archivio segreto vaticano che da anni studia e scrive dei Templari. Attingendo ai documenti del processo, cita tra l'altro la testimonianza della «prova d'ingresso», nel 1287, di «un giovane di buona famiglia del meridione francese», Arnaut Sabbatier: «Il precettore condusse il giovane Arnaut in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati del Tempio: qui gli mostrò un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi».

Nel 1978 fu lo storico di Oxford Ian Wilson, ricorda la studiosa, il primo a sostenere la tesi che il misterioso «idolo» barbuto dei Templari fosse in realtà il telo rubato dalla cappella degli imperatori bizantini nel 1204, durante la quarta crociata, e che i Cavalieri l'avessero custodito in segreto. Ora Barbara Frale spiega di aver trovato «molti tasselli mancanti» a sostegno della teoria. Fonti inedite che spiegano anche le ragioni dell'adorazione e della segretezza. «I Templari si procurarono la sindone per scongiurare il rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo: era il miglior antidoto contro tutte le eresie», scrive. «I catari e gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano né vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto, non era risorto». Che l'avessero trafugata i Templari o fosse stata comprata, doveva rimanere celata: sui responsabili del saccheggio pendeva la scomunica di Papa Innocenzo III. Ma era una reliquia potente e ne valeva la pena: «L'umanità di Cristo che i catari dicevano immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare. Questo è qualcosa che per l'uomo del medioevo non aveva prezzo».

Gian Guido Vecchi


16/01/2009

Lo storico «Gambrinus» perde il gazebo

Lo storico «Gambrinus» perde il gazebo

 

La Soprintendenza non ha dato parere positivo. Sotto quelle tende prendevano il caffè i Presidenti

 

Giorgio Napolitano sotto la tenda del Gambrinus

Giorgio Napolitano sotto la tenda del Gambrinus

 

NAPOLI - Addio, per ora, ai gazebo. Prima era toccato ai ristoranti del lungomare, ora tocca allo storico caffè Gambrinus, sosta obbligata per i presidenti della Repubblica e dai leader politici, rinunciare allo spazio esterno con sedie e tavolini.

PERMESSO - Il sequestro è stato eseguito, stamane, venerdì, dai vigili urbani in piazza Trieste e Trento, sede del noto caffè napoletano, per assenza del parere positivo della Soprintendenza e del permesso di costruzione.

A DUE PASSI DAL PLEBISCITO - Aperto nel 1860, il Gambrinus - allora Gran Caffè - era centro politico, urbano e morale della città. Qui D'Annunzio scrisse i versi di «A vucchella»; qui sedevano il giornalismo, la legge, l'arte, la politica di Napoli, tutti riuniti in un cenacolo ideale che un prefetto fascista trasformò in banca nella parte più bella.

Ma nel 2001, il Gambrinus ha riconquistato quelle sale affacciate su piazza del Plebiscito, con la loro splendida galleria di affreschi e dipinti dell'Ottocento napoletano.

PRESIDENTI AL BAR - Tra i suoi clienti d’eccezione, il Gambrinus, conta diversi presidenti della Repubblica. Il primo gennaio 2002, l’allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, spese proprio al Gambrinus i suoi primi euro: 154 centesimi per due caffè. Una presenza, la sua, che si è ripetuta anche negli anni successivi. Nel luglio del 1991 Francesco Cossiga, invece, consumò, un aperitivo; mentre, sia nel dicembre del 1993 che nel gennaio 1998, Oscar Luigi Scalfaro si concesse un caffè ed una sfogliatella, tipico dolce napoletano. L’ultima visita illustre, è stata quella del presidente Giorgio Napolitano, in occasione della sua consueta visita di Capodanno.

L'ex Presidente della Repubblica Ciampi con la moglie all'uscita dal GambrinusRomano Prodi con il prefetto PansaIl Presidente della Repubblica Giorgio NapolitanoLA STORIA - Il Gran Caffè diventa «Gambrinus» nel 1890, quando il proprietario del Caffè d'Europa, all'angolo di via Chiaia, commerciante amico di letterati e attori, affittò quei locali e li affidò alla perizia dell'architetto Antonio Curri. Nelle sale comparvero pastelli di Volpe, Irolli, Caprile, Casciaro, Pratella, Postiglione; paesaggi ed altre opere di Migliaro, Scoppetta, Campriani, Diodati, Esposito, D'Agostino, Chiarolanza, Capone, Ragione, Palumbo. Tra i marmi di Jenny e Fiore, gli stucchi di Bocchetta, i bassorilievi del Cepparulo e le tappezzerie del Porcelli, e grazie per la prima volta all'impiego dell'energia elettrica l'insegna brillò nella notte dell'inaugurazione, il 3 novembre del 1890. Si leggeva: «Birreria Caffè Gambrinus».
La belle époque napoletana aveva il suo scenario: ai tavolini all'esterno e all'interno, vi si trovavano abitualmente a scrivere e chiacchierare Salvatore Di Giacomo, Eduardo Scarfoglio, Ferdinando Russo, Roberto Bracco, Achille Torelli, Enrico De Nicola, Giovanni Porzio, Libero Bovio, Ernesto Murolo, Saverio Procida, ma anche intellettuali di passaggio come Gabriele D'Annunzio. Di lui parlavano le amiche Matilde Serao ed Eleonora Duse scambiando poi sorrisi coi pittori Morelli, Altamura, Casciaro, Caprile, Dalbono e Postiglione. Chiuso dal regime fascista negli anni Trenta riaprì per la gioia dei napoletani negli anni Cinquanta.


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23/11/2008

Il giudice: «Via i crocefissi dalle aule» È la prima volta nella storia della Spagna

Il giudice: «Via i crocefissi dalle aule» È la prima volta nella storia della Spagna

Il giudice di Valladolid ordina la rimozione del simbolo religioso da un istituto pubblico. «I minori devono avere la sensazione che lo Stato è neutrale»

 

 

La parete di un'aula della scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid (foto da Internet)
La parete di un'aula della scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid
                                               

MADRID - Da tutte le aule e da tutti gli spazi comuni della scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid dovranno essere rimossi i crocefissi: lo ha stabilito il giudice del tribunale della città nel nord della Spagna, Alejandro Valentin, accogliendo così la richiesta avanzata nel 2005 dal genitore di un alunno e da una associazione locale per la difesa della scuola laica, secondo i quali, come recita la Costituzione spagnola, va garantito «la libertà di religione e di culto» e assicurato il carattere «laico e neutrale» dello stato spagnolo sui temi religiosi.

LA MOTIVAZIONE - Il giudice ha motivato la decisione, la prima del genere in Spagna, sostenendo che «la presenza di simboli dove ci sono minori in piena fase di formazione potrebbe provocare in loro la sensazione che lo Stato è più vicino» alla religione cattolica rispetto ad altre confessioni. La decisione è la prima del genere nella storia della Spagna. Una questione simile fu affrontata a Jaen, in Andalusia nel 2006, ma il quel caso il governo regionale aveva preceduto il possibile intervento della giustizia facendo rimuovere di sua iniziativa i crocefissi da una scuola.

CONTRARIO IL CONSIGLIO D'ISTITUTO - Trent'anni dopo la fine della dittatura franchista, che elevò il cattolicesimo al rango di religione di stato, un giudice dà dunque ragione a un'associazione in difesa della laicità, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico. I crocefissi erano presenti nella scuola Macias Picavea di Valladolid dal 1930, e più volte il consiglio di istituto si era espresso contro la loro rimozione, dopo le prime richieste pervenute già nel 2005. In Spagna la costituzione del 1978 assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e delle sue istituzioni, ma tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla costituzione stessa davanti a un crocifisso.


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