11/03/2012

Strage di civili:"Massacrati in casa e bruciati". Karzai "Omicidio intenzionale, imperdonabile"

Strage di civili:"Massacrati in casa e bruciati". Karzai "Omicidio intenzionale, imperdonabile"

Afghanistan - distretto di Panjwayi. 16 morti e 9 feriti, soprattutto donne e bambini. Versioni contrastanti sugli autori. Nuove tensioni tra Nato e popolazione

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04/03/2012

Strage a Brescia, camionista uccide l'ex moglie e altre tre persone

Strage a Brescia, camionista uccide l'ex moglie e altre tre persone

DELITTO PASSIONALE. Tra le vittime la figlia ventenne della donna. L'uomo fermato da un carabiniere residente a pochi metri dal delitto

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12/09/2011

Ustica,ministeri condannati a risarcire i parenti delle vittime

Ustica,ministeri condannati a risarcire i parenti delle vittime

LA CONDANNA CIVILE. Sentenza del tribunale di Palermo a 31 anni dalla strage

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03/05/2011

Mafia, Brusca cita il premier «Gli dissi: accordo o bombe»

Mafia, Brusca cita il premier «Gli dissi: accordo o bombe»

Il pentito depone a firenze e conferma la trattativa: Mancino committente finale: «Mandai Mangano da Berlusconi e Dell'Utri: senza revisione del 41 bis le stragi sarebbero continuate»

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03/01/2011

«Dio, aiutami a realizzare i miei sogni» L'ultimo messaggio di Mariouma su Fb

«Dio, aiutami a realizzare i miei sogni» L'ultimo messaggio di Mariouma su Fb

La strage di cristiani copti ad alessandria d'egitto. Lo ha scritto prima di andare in chiesa. Ora il suo profilo è diventato meta di «pellegrinaggio»

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04/12/2009

Spatuzza in aula: «Parlo delle stragi» Dell'Utri: mafia vuol colpire il governo

Spatuzza in aula: «Parlo delle stragi» Dell'Utri: mafia vuol colpire il governo

 

Il senatore pdl: «Vogliono far cadere un esecutivo che lotta contro i clan». Nel bunker di Torino il pentito che accusa Berlusconi. La difesa: «Sarà un petardo, altro che bomba atomica»


 

 

Cineoperatori e fotografi in un'aula del tribunale di Torino (Ansa)
Cineoperatori e fotografi in un'aula del tribunale di Torino (Ansa)

TORINO - Gaspare Spatuzza entra in aula pochi minuti prima di mezzogiorno. Il pentito di mafia, protetto da due paraventi, è chiamato a deporre al processo d'appello per concorso in associazione mafiosa nei confronti di Marcello Dell'Utri (che è presente). Un intervento molto atteso, alla luce delle precedenti dichiarazioni rese da Spatuzza davanti ai pm (l'ex mafioso ha definito il senatore del Pdl e il premier, Silvio Berlusconi, come interlocutori di Cosa Nostra). I giudici hanno respinto l'istanza di revoca della testimonianza dell'ex boss. E Spatuzza ha iniziato la sua deposizione confermando di voler rispondere alle domande.

«UN PETARDO» - In precedenza, l'avvocato di Dell'Utri Nino Mormino ha affermato che le accuse di Spatuzza si riveleranno essere «un petardo», non «una bomba atomica» (un evidente riferimento alla frase pronunciata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante il fuori onda delle polemiche).

«ATTESE ECCESSIVE» - In precedenza, prima dell'avvio dell'udienza, aveva parlato il Pg della Corte d'Appello di Palermo, Antonino Gatto, secondo il quale «si sta enfatizzando troppo qualcosa che ha un certo rilievo ma non così eccessivo». «Tutto questo toglie serenità» aveva aggiunto il magistrato.

DELL'UTRI - Durante una pausa del processo, Dell'Utri ha affermato che «la mafia ha interesse a buttare giù un governo che lotta contro» i clan. «Sono dati oggettivi - ha aggiunto - c'è stato il massimo dei latitanti catturati, il massimo dei beni sequestrati, il massimo delle pene severe contro i condannati per mafia. Spatuzza è un pentito della mafia, non dell'antimafia. Ma io sono sereno. L'unica cosa che è incredibile e assurda è che mi sento come a teatro dove c'è un protagonista 'povero Marcello' ma non sono io, è un altro. Di fronte a queste accuse una persona normale o impazzisce o si spara. Io non sono normale, e non mi sparo». «I Graviano? Non li ho mai conosciuti, io non conosco nessuno» ha ribadito Dell'Utri. «Provenzano? Sta scherzando. Io conoscevo Vittorio Mangano, punto e basta». Il senatore del Pdl ha negato di avere ricevuto messaggi mafiosi: «Ma quali messaggi? Le dichiarazioni di Ciancimino mi fanno ridere...». E poi: «La mafia ha votato per noi? Che ne so, può essere; d'altronde in passato aveva votato anche per Orlando. Purtroppo non gli hanno ancora tolto il diritto di voto. Fino a quando qualcuno non gli impedisce di votare, ciò che fanno non è controllabile».


19/10/2009

Grasso: «Con la mafia ci fu trattativa. Salvata la vita di molti ministri»

Grasso: «Con la mafia ci fu trattativa. Salvata la vita di molti ministri»

 

«il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista». Di Pietro: «Parole gravissime. Adesso faccia i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato»

 

 Pietro Grasso (Ansa)
Pietro Grasso (Ansa)

MILANO - La trattativa con la mafia nei primi anni ’90 c’è stata ed anzi Cosa Nostra aveva capito di poter ricattare lo Stato. A sostenerlo è il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, intervistato dal Tg 3. «Quando Riina dice a Brusca, come lui ci riferisce, che "si sono fatti sotto" vuol dire che è scattato il meccanismo di ricatto nei confronti dello Stato: la strage di Falcone ha funzionato in questo modo. L’accelerazione probabile della strage di Borsellino può allora essere servita a riattivare, ad accelerare la trattativa con i rappresentanti delle istituzioni», dice Grasso. Per il procuratore «il momento era terribile, bisognava cercare di fermare questa deriva stragista che era iniziata con la strage di Falcone: questi contatti dovevano servire a questo e ad avere degli interlocutori credibili. Il problema - continua - è di non riconoscere a Cosa nostra un ruolo tale da essere al livello di trattare con lo Stato, ma non c’è dubbio che questo primo contatto ha creato delle aspettative che poi ha creato ulteriori conseguenze». In ogni caso dopo l’arresto di don Vito Ciancimino e Riina «le stragi prendono un’altra strada, ma continuano. Io ritengo - conclude Grasso - che ci sia sempre un unico filo che collega le stragi iniziali, come l’omicidio Lima, a tutte le altre, tra cui quelle mancate dell’attentato all’Olimpico».

«LA TRATTATIVA HA SALVATO LA VITA A MOLTI MINISTRI» - L'intervista in serata al Tg3 ha fatto seguito a un'altra, uscita sulla Stampa, nella quale il procuratore nazionale antimafia sosteneva che la trattativa tra Stato e mafia «ha salvato la vita a molti ministri. Anche via D'Amelio -afferma Grasso- potrebbe essere stata fatta per "riscaldare" la trattativa. In principio pensavano di attaccare il potere politico e avevano in cantiere gli assassinii di Calogero Mannino, di Martelli, Andreotti, Vizzini e forse mi sfugge qualche altro nome. Cambiano obiettivo - dice il magistrato - probabilmente perché capiscono che non possono colpire chi dovrebbe esaudire le loro richieste. In questo senso si può dire che la trattativa abbia salvato la vita a molti politici». Grasso, cita le carte processuali e anche di un "papellino" comparso poco tempo prima del "papello": «Potrebbe essere stato consegnato ai carabinieri del Ros, al col. Mori che nega l'episodio, da uno strano collaboratore dei servizi che chiedeva l'abolizione dell'ergastolo per i capimafia Luciano Liggio, Giovanbattista Pullará, Pippo Calò, Giuseppe Giacomo Gambino e Bernardo Brusca. Anche quelle richieste ovviamente finirono nel nulla perchè irrealizzabili».

DI PIETRO: «ADESSO FACCIA I NOMI» - «Quelle di Grasso sono parole che non avremmo mai voluto ascoltare». E' di Pietro a reagire nel modo più critico alle due interviste del procuratore: «Deve fare i nomi di chi ha gestito questa indecente mercificazione dello Stato e della sua dignità». «Piero Grasso - continua Di Pietro - deve dire quali politici sono stati salvati e perché la mafia voleva ucciderli. Cosa avevano promesso i politici? Cosa hanno ottenuto? Chi sono i porta nome e porta interessi della mafia in Parlamento? Alcuni nomi li conosciamo: il primo sarebbe stato Giulio Andreotti, uomo di "esperienza" nei rapporti con la mafia, salvato dal reato di favoreggiamento per prescrizione; un altro è Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, oggi in appello con 9 anni di condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa». «Vogliamo tutti i nomi -prosegue Di Pietro- l'intera lista, per poterli allontanare dalle istituzioni e processare, oltre che per i reati più ovvi, anche per alto tradimento della Patria. Si, di questo stiamo parlando e nessuno in uno Stato ha l'autorità per poter "vendere" i suoi cittadini alla criminalita. I politici coinvolti nella trattativa con la mafia -conclude Di Pietro- vadano a dare le loro indecenti spiegazioni ai familiari di Giovanni Falcone, della moglie, Francesca Morvillo, dei tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montanaro, a quelli di Borsellino, di Agostino Catalano, di Emanuela Loi, di Vincenzo Li Muli, di Walter Eddie Cosina, di Claudio Traina».

AGNESE BORSELLINO: «MIO MARITO TEMEVA DI ESSERE SPIATO» - «Stranamente negli ultimi giorni che precedettero via d'Amelio, mio marito mi faceva abbassare la serranda della stanza da letto, perché diceva che ci potevano osservare dal Castello Utveggio». È questo un passaggio dell'intervista rilasciata a La Storia Siamo Noi di Rai Educational, da Agnese Borsellino, la moglie del magistrato ucciso assieme agli agenti della scorta nella strage di via D'Amelio. L'intervista andrà in onda lunedì alle 23.30 su RaiDue. Il castello Utveggio si trova sul monte Pellegrino e domina dall'alto la città di Palermo; secondo alcuni esperti di mafia, tra cui l'ex consulente di diverse Procure Gioacchino Genchi, sarebbe stato un punto di osservazione da parte di apparati dei servizi segreti.


26/07/2009

Auto di ragazzi si rovescia, tre morti

Auto di ragazzi si rovescia, tre morti

 

Stragi del sabato sera. Altri due sono feriti gravi. L'incidente vicino Verona

 

MILANO - Tre giovani sono morti e altri due sono rimasti gravemente feriti in un incidente stradale accaduto poco dopo le 4 a Cà degli Oppi di Oppeano (Verona). Secondo quanto si è appreso i cinque, tra i 19 e i 21 anni, viaggiavano sulla stessa vettura che è uscita di strada, rovesciandosi più volte prima di finire la sua corsa in un fossato. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Oppeano e Legnago, oltre ai vigili del fuoco.

WEEKEND DI SANGUE - Sale così a sedici morti il bilancio provvisorio delle vittime negli incidenti stradali avvenuti nel weekendi sulle strade e autostrade italiane. Sabato erano infatti state tredici le vittime. Ieri, in un incidente avvenuto a Gaeta è morta una bimba di 5 anni travolta da una WW golf guidata da un diciannovenne. Un 39enne è stato investito da un pirata della strada a Torvaianica (Roma) e sempre nella giornata di ieri una invasione di corsia, forse per un sorpasso sulla superstrada Benevento -Telese-Caianello, che ha coinvolto una Audi A3, un autoarticolato e una Passat, hanno perso la vita due coniugi e due giovani.

SERATA TRA FESTE - Le vittime dell'ultimo incidente si chiamavano Sebastiano Isoli, 20 anni, di Zevio; Raffaella Parisi (19), di Verona; e Nicola Ferrigato (20), di Zevio. I due feriti si trovano negli ospedali di Verona: M.R. (21), di Zevio è ricoverato nel reparto di rianimazione del Borgo Roma, mentre M.F. (20), di Zevio, dopo essere stato stabilizzato al nosocomio di Legnago, è stato portato al reparto di neurochirurgia del Borgo Trento. Seppur gravi i due giovani non sarebbero in pericolo di vita. Il gruppo di amici stava rientrando a casa dopo una serata trascorsa in una discoteca di Cerea (Verona). Avevano lasciato il locale alla chiusura, intorno alle 4.30. Pare che M.F., a cui il padre aveva dato la vettura, sentendosi stanco, avesse chiesto a Isoli di guidare il mezzo, una Fiat Punto.

LA DINAMICA - Stavano percorrendo la strada statale 434 Transpolesana, in località Cà degli Oppi di Oppeano, quando la vettura, in un tratto rettilineo (sembra non andasse a forte velocità), è uscita di strada e dopo aver urtato una spalletta in cemento si è rovesciata adagiandosi nell'alveo di un canale che fiancheggia la sede stradale. L'allarme è stato lanciato da una guardia giurata che stava prestando servizio nel centro commerciale. Tre giovani sono morti sul posto nonostante gli sforzi dei vigili del fuoco e dei sanitari del Suem per rianimarli dopo averli estratti dalle lamiere. Sono in corso di accertamento le cause dell'incidente da parte dei carabinieri. La tragedia ha colpito la comunità di Zevio, dove vivono tre delle quattro famiglie coinvolte nel dramma: dei cinque ragazzi, infatti, due (Ferronato) erano fratelli gemelli. Di questi uno è deceduto mentre l'altro, M.F è rimasto ferito. Quest'ultimo nell'incidente, oltre al fratello, ha perso anche la fidanzata Raffaella Parisi. Le salme sono state trasportate presso la camera mortuaria dell'ospedale di Borgo Trento, a disposizione dell'autorità giudiziari
a.

 


19/07/2009

Totò Riina: dietro le stragi i piani alti della politica

Totò Riina: dietro le stragi i piani alti della politica

 

I «messaggi» del boss accusato di decine di omicidi che parla in carcere con l'avvocato: «Non ho scritto io il papello. Nesso tra bombe e Tangentopoli». «Borsellino fu ucciso da quelli che fecero la trattativa»


PALERMO
— È stato condannato a una sfilza di ergastoli per decine di omicidi e per le più sanguinarie stragi di mafia, a cominciare da quelle di Capaci e via D'Amelio. Sa che ogni sua parola può essere interpretata come un messaggio obliquo. Ma quando ieri mattina Totò Riina, il capo dei corleonesi, è uscito dalla cella a regime di carcere duro per incontrare in una saletta il suo avvocato, Luca Cianferoni, aveva bisogno di sfogarsi: «Ne so poco perché qui non mi passano nemmeno i giornali. Ma questa storia della "trattativa", di un mio "patto" con lo Stato, di tutti gli impasti con carabinieri e servizi segreti legati al fatto di via D'Amelio non sta proprio in piedi. Io della strage non ne so parlare. Borsellino l'ammazzarono loro». Un boato così fragoroso e inquietante nemmeno il suo avvocato se l'aspettava, proprio nel diciassettesimo anniversario del massacro. Ovvia la domanda immediata: «Loro? Chi sono "loro"?». E arriva la risposta, a differenza di tante altre volte, dei silenzi ermetici di tante udienze dibattimentali: «Loro sono quelli che hanno fatto la trattativa, quelli che hanno scritto il "papello", come lo chiamano. Ma io della trattativa non posso saperne niente di niente. Perché io sono oggetto, non soggetto di trattativa. E la stessa cosa è per quel foglio con le richieste che qualcuno avrebbe presentato attraverso Vito Ciancimino. Mai scritto da me. Facciamo pure la perizia calligrafica appena viene fuori e scopriremo che io non ho niente a che fare con questa vicenda».

Evidente il richiamo al documento che il figlio di «don Vito», Massimo Ciancimino, sarebbe finalmente pronto a consegnare ai magistrati di Palermo e Caltanissetta, a loro volta impegnati in una revisione delle inchieste sulle stragi di Capaci e via D'Amelio. Fatti nuovi che per molti osservatori e anche per tanti familiari di vittime di mafia la stessa magistratura avrebbe potuto mettere a fuoco già alcuni anni fa, bloccata da omissioni e depistaggi denunciati negli ultimi giorni soprattutto dal fratello di Paolo Borsellino. Ma stavolta a pensarla così, per un paradosso tutto da interpretare, è proprio Salvatore Riina nello sfogo destinato a intercettare gli spinosi argomenti del processo in corso al generale Mario Mori e al colonnello Giuseppe De Donno: «Sono stati i giudici a bloccare l'accertamento perché ho chiesto io a Firenze quattro anni fa di sentire Massimo Ciancimino, per chiedergli quello che sta tirando fuori solo adesso. Ci ho provato a parlare di Ciancimino padre come tenutario di una trattativa con i carabinieri. E volevo che li sentissero tutti in aula, a Firenze. Ma i giudici non hanno ammesso l'esame. Ora parlano tutti di misteri. Ma ci potevamo arrivare, come dicevo io, quattro anni fa a parlare di una trattativa che io ho subito come un oggetto, sulla mia testa». E insiste con l'avvocato Cianferoni ricordandogli tutti i dubbi che gli vengono in cella ripensando a storie e personaggi vicini a Ciancimino padre: «La trattativa questi signori l'hanno fatta sopra di me. Non l'ho fatta io, estraneo ai patti di cui si parla».

Il boss dei boss, indicato come lo stragista più sanguinario di Cosa Nostra e come l'uomo che voleva fare la guerra per fare la pace, ribalta così il quadro. Forse anticipando una difesa da proporre negli eventuali nuovi processi determinati dalla possibile revisione, ma blocca ogni interpretazione: «Per me credo che non cambierà nulla anche con le nuove dichiarazioni di questo pentito, Spatuzza. Non sto facendo calcoli. Ma si deve almeno sapere che io la trattativa non l'ho coltivata». Sarà un modo per rovesciare la responsabilità sull'altro grande capo, Bernardo Provenzano? Riflette un po' Riina perché sa che molti dietro il suo arresto vedono proprio la mano di «don Binnu». «Mai detto e mai pensato», assicura a Cianferoni che trasferisce la convinzione. Aggiungendo l'ultima osservazione di Riina, pur esposta naturalmente a un basso tasso di credibilità: «Le dicerie su Provenzano sono false. Come la storia di Di Maggio. Trattativa, stragi e il mio arresto sono una faccenda molto più alta. Tocca i piani alti della politica. Bisogna capire che Borsellino è morto per mafia e appalti, non per i mafiosi». Politica? E qui riflette il legale di Riina che lo segue dal 1997, certo di interpretarne il pensiero: «Parla di politica intesa come "centri di interesse". E a quell'epoca erano tutti in fibrillazione. Insomma, per capire che cosa c'è dietro la morte di Borsellino bisogna risalire a Milano, non fermarsi a Palermo. E guardare al nesso fra Tangentopoli e le bombe della Sicilia. Quando volevano cambiare tutto».

Felice Cavallaro


08/07/2009

Cartelloni choc contro le stragi sulle strade

Cartelloni choc contro le stragi sulle strade

 

NUOVA ZELANDA. Campagna di forte impatto premiata con un Leone d'argento al festival della pubblicità di Cannes

 

 

Troppi morti sulle strade, in Nuova Zelanda hanno promosso una campagna choc: per catturare l’attenzione degli automobilisti e dei motociclisti il distretto neozelandese di Papakura ha ideato una serie di cartelloni alquanto impressionanti per sensibilizzazione sulla sicurezza stradale, al fine di ridurre il numero di incidenti mortali causati soprattutto dalle carreggiate bagnate dalla pioggia.

IL FILMATO - Ed è proprio in caso di pioggia che il gigantesco manifesto, che ritrae il volto di un bambino, comincia letteralmente a sanguinare: dalle orecchie, dal naso e dalla bocca. «Le prime forti piogge dopo l'estate provocano il maggior numero di morti sulle strade neozelandesi», comincia così, invece, il filmato che illustra la drastica azione adottata delle autorità del paese. Una campagna di forte impatto premiata recentemente con un Leone d'argento al festival internazionale della pubblicità di Cannes. Che, oltretutto sembra funzionare: da quando sono stati installati i cartelloni pubblicitari, una decina di giorni fa, non è stato registrato nessun incidente mortale su queste strade, ha riferito la polizia.

E.B.