01/07/2010

Litiga con la moglie e poi strangola il figlioletto di 2 anni nel Leccese

Litiga con la moglie e poi strangola il figlioletto di 2 anni nel Leccese

Tragedia familiare. Il fatto è accaduto in località Torre San Giovanni, in via Monte Pollino, sul litorale di Ugento

 

UGENTO (LECCE) - Un uomo ha strangolato il figlioletto di due anni durante un violento litigio con la moglie e poi ha tentato di togliersi la vita. Il fatto è accaduto in località Torre San Giovanni, in via Monte Pollino, sul litorale di Ugento.

LA RICOSTRUZIONE - L'omicida ha 25 anni. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, durante una violenta lite familiare, colto da un raptus, il giovane ha messo le mani intorno al collo del figlioletto, strangolandolo. Poi, resosi conto di ciò che aveva fatto, ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene. Quando sul posto è arrivato personale del '118', il giovane non avrebbe detto subito la verità, ma avrebbe raccontato che il piccolo aveva avuto un malore. È bastato poco però ai soccorritori per capire che cosa fosse realmente accaduto. L'omicida è ora ricoverato nell'ospedale di Casarano dov'è piantonato dai carabinieri; la sua vita non è in pericolo.


29/07/2009

Strangola la figlia neonata e confessa «Ero stanca di sentirla piangere»

Strangola la figlia neonata e confessa «Ero stanca di sentirla piangere»

 

La donna ha precedenti per reati contro il patrimonio e il convivente è in carcere. Una 23enne, che ha anche un altro bimbo di 13 mesi, ha ucciso la figlia di un mese soffocandola con un cuscino

 

CATANIA - Una giovane di 23 anni, Claudia Barbera, ha strangolato la figlia di appena un mese soffocandola con un cuscino. È successo nel popolare rione Librino di Catania. La donna, che ha un altro figlio di 13 mesi, ha reso ampia confessione. «Piangeva sempre, ero stanca non lo sopportavo più», così la giovane Claudia avrebbe spiegato il suo folle gesto ai carabinieri, che l'hanno scoperta, e poi al procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e al sostituto Miriam Cantone. I magistrati stanno valutando l'ipotesi di disporre una perizia psichiatrica sulla donna che è ricoverata nell'ospedale Vittorio Emanuele di Catania, in stato di arresto per omicidio volontario piantonata da militari dell'Arma. Il dramma, hanno accertato gli investigatori, è maturato in un ambiente familiare non sereno: l'infanticida in passato è stata denunciata per reati contro il patrimonio e il padre della piccola è detenuto in carcere a Catania e non ha mai conosciuto la figlia. La donna ha anche un altro figlio di 13 mesi, che è per il momento dai nonni, di cui si stanno occupando i servizi sociali del Comune e la Procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni.

I SOCCORSI E LA CONFESSIONE - Le indagini per la morte della neonata erano state avviate dopo il trasferimento della stessa neonata, da parte del personale del 118, nel pronto soccorso dell'ospedale Garibaldi. Per i medici si poteva trattare di una morte per soffocamento dovuta a motivi naturali. I carabinieri invece, insospettiti dall'atteggiamento della madre della piccola, hanno avviato accertamenti ricostruendo la personalità della donna, molto fragile psicologicamente e vissuta in un ambiente familiare non sereno. Investigatori dell'Arma l'hanno interrogata e dopo prime confuse risposte ha ammesso le proprie responsabilità. La donna ha confessato di avere agito perchè straziata dai pianti continui della figlia. In preda a un raptus ha quindi prima cercato di farla smettere tappandole naso e bocca con le mani, quindi ponendole un cuscino sul viso soffocandola. Poi, in una continua escalation di rabbia, l'ha anche strangolata e picchiata, colpendola ripetutamente all'addome. Quando si è ripresa e si è accorta di cosa aveva commesso, ha detto ai carabinieri, ha chiamato il 118 cercando soccorsi per la sua bambina, che però era già morta.