17/01/2012
Draghi sulla crisi: «La situazione è peggiorata»
Draghi sulla crisi: «La situazione è peggiorata»STRASBURGO - AUDIZIONE DELL'AUTORITA' RISCHI SISTEMICI. «Dobbiamo imparare a convivere con le agenzie di rating». Monti: «Il giudizio negativo era sull'Europa, non su di noi»
10:57 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: mario draghi, fiscal compact, efsf, agenzie di rating, strasburgo, crisi debito, economia | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/01/2012
Rifiuti, Italia condannata da Strasburgo. E il ministro Clini: «Lunedì il piano»
Rifiuti, Italia condannata da Strasburgo. E il ministro Clini: «Lunedì il piano»18 cittadini di somma vesuviana avevano chiesto i danni materiali allo stato. La Corte dei Diritti dell'uomo riconosce la violazione dal 1994 fino al 2009. Legambiente: condivisibile
15:59 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: cronaca, rifiuti, corte, strasburgo, condanna italia, corte dei diritti dell'uomo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
13/09/2011
Berlusconi: «Sulla manovra sono tranquillo»
Berlusconi: «Sulla manovra sono tranquillo»Alla Camera attesa la fiducia, il voto finale domani intorno alle 20. Il premier a Bruxelles vede van Rompuy: «Opposizioni ci costringono a rassicurare le istituzioni Ue»
11:47 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: economia, strasburgo, barroso, van rompuy, buzek, berlusconi bruxelles | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
10/09/2011
Manovra: Berlusconi martedì all'Ue
Manovra: Berlusconi martedì all'UePotrebbe saltare l'audizione prevista con i pm sul caso Tarantini-Lavitola. Il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore: «Se il premier è impegnato, faremo un altro incontro»
15:54 Scritto in CRONACA, POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: silvio berlusconi, jose manuel barroso, giovandomenico lepore, napoli, gianpaolo tarantini, escort, strasburgo, valter lavitola, cronaca, politica | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
24/03/2011
G8, la Corte di Strasburgo assolve l'Italia per la morte di Carlo Giuliani
G8, la Corte di Strasburgo assolve l'Italia per la morte di Carlo GiulianiLa decisione è stata presa a maggioranza dai giudici della Grande Camera. «Nessuna responsabilità». I genitori del ragazzo: «Non ci arrenderemo. Pronti a causa civile»
17:00 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: carlo giuliani, corte europea diritti uomo, cronaca, g8 genova, mario placanica, strasburgo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
04/11/2009
Bruxelles sulla sentenza della Corte dei Diritti umani: decidano i singoli
Bruxelles sulla sentenza della Corte dei Diritti umani: decidano i singoli
"Crocifisso competenza dei vari Stati"
![]() | |
Ad esprimere la posizione di Bruxelles è stato Michele Cercone, portavoce del commissario alla Giustizia Jacques Barrot. «Vorrei anzitutto invitare i media -ha detto Cercone- a chiarire ai propri lettori che il Consiglio d’Europa è un organismo internazionale indipendente che non ha niente a che fare con l’Unione europea». Fatta questa premessa, Cercone ha spiegato che «la Commissione non ha commenti da fare al giudizio della Corte di Strasburgo, che appunto non è un’istituzione dell’Ue. E quanto alla presenza di simboli religiosi in edifici pubblici vige il principio di sussidiarietà, e dunque ricade interamente nelle competenze degli Stati membri».
Il portavoce a Bruxelles ha inoltre ricordato che «non vi è alcuna normativa Ue» che regoli la materia e «anche le norme comunitarie contro la discriminazione escludono il riferimento ai simboli religiosi attribuendone la competenza agli Stati membri». Per questo, ha concluso, «la Commissione europea non commenta sia sul profilo del giudizio della Corte sia del contenuto». Tuttavia Pia Ahrenkilde, portavoce del presidente della Commissione Josè Manuel Barroso, ha spiegato che per il capo dell’esecutivo Ue «resta valido sottolineare l’importanza delle radici cristiane dell’Europa, ma in generale. In questo specifico settore (quello dei simboli religiosi) non abbiamo commenti da fare».
16:23 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (1) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: corte europea, sentenza, crocifisso, scuole, strasburgo, diritti dell'umo, polemiche, contestazioni, vaticano, accolta, richiesta, italiana, finlandese | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
«Via il crocefisso dalle scuole» Vaticano: «Sentenza miope»
«Via il crocefisso dalle scuole» Vaticano: «Sentenza miope»
Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. Accolta la richiesta di un'italiana di origine finlandese. Il governo presenta ricorso. La Cei: «Sentenza ideologica»
| (Emblema) |
MILANO - «La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana. Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in una nota annuncia che «il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo». Se la Corte accoglierà il ricorso, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera (organo della Corte chiamato a pronunciarsi su un caso che solleva una grave questione relativa all’interpretazione o all’applicazione della Convenzione o dei Protocolli, oppure un’importante questione di carattere generale). Qualora invece il ricorso non dovesse essere accolto, la sentenza diverrà definitiva tra tre mesi, e allora spetterà al Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa decidere, entro sei mesi, quali azioni il governo italiano deve prendere per non incorrere in ulteriori violazioni. Il Vaticano ha espresso «stupore e del rammarico» per una sentenza «miope e sbagliata». Netta la presa di posizione della Cei che boccia la sentenza parlando di «visione parziale e ideologica».
LA RICORRENTE - La cittadina che ha fatto ricorso alla Corte di Strasburgo è Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia: nel 2002 chiese all'istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola arrivò risposta negativa e a nulla valsero i ricorsi della Lautsi. A dicembre 2004 il verdetto della Corte Costituzionale, che ha bocciato il ricorso presentato dal Tar del Veneto. Il fascicolo è quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale, che nel 2005 ha a sua volta respinto il ricorso, sostenendo che il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell'identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa posizione. Ma ora la storia si ribalta: i giudici di Strasburgo, interpellati dalla Lautsi nel 2007, le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano dovrà versarle un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. Si tratta della prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche. «Ora lo Stato italiano dovrà tenere conto della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo» hanno dichiarato i coniugi di Abano.
LA SENTENZA - «La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche - si legge nella sentenza dei giudici di Strasburgo - potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei». Ancora, la Corte «non è in grado di comprendere come l'esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che può essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana». I sette giudici autori della sentenza sono Francoise Tulkens (Belgio, presidente), Vladimiro Zagrebelsky (Italia), Ireneu Cabral Barreto (Portogallo), Danute Jociene (Lituania), Dragoljub Popovic (Serbia), Andras Sajò (Ungheria), e Isil Karakas (Turchia).
VATICANO - Il Vaticano considera sbagliata e miope la decisione della Corte europea di Strasburgo. Lo ha detto il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi che, in un breve intervento alla Radio Vaticana e al Tg1, ha riferito dello «stupore e del rammarico», con cui - nella città pontificia - è stata accolta la decisione del tribunale del Consiglio D'Europa. «Il Crocifisso - ha spiegato - è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l'umanità. Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». «In particolare, è grave - ha aggiunto - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana. La religione dà un contributo prezioso per la formazione e la crescita morale delle persone, ed è una componente essenziale della nostra civiltà. È sbagliato e miope volerla escludere dalla realtà educativa», ha sottolineato. E poi ha aggiunto: «Stupisce che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all' identità storica, culturale, spirituale del popolo italiano».. «Non è per questa via - ha concluso - che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini».
COMMENTI - A livello politico sono numerose (e bipartisan) le perplessità espresse in merito alla decisione della Corte di Strasburgo. «Mi auguro din d'ora - è l'auspicio del presidente della Camera Gianfranco Fini - che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell'identità italiana». Per il ministro Mariastella Gelmini (Pdl) «la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione». E anche il neo-leader del Pd Pierluigi Bersani esprime dubbi sulla decisione della Corte di Strasburgo: «Io penso che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno» ha detto il segretario dei democratici. Secondo Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl «queste decisioni ci allontanano dall'idea di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman. Di questo passo il fallimento politico è inevitabile». Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc la sentenza «è la conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea. Il crocefisso è il segno dell'identità cristiana dell'Italia e dell'Europa». «Spero che la sentenza sia semplicemente orientativa, che si collochi cioè nel rispetto delle credenze religiose» dice Paola Binetti (Pd). Esulta invece Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Unione degli atei e degli agnostici razionalisti, parlando di «un grande giorno per la laicità italiana». «Esprimo un plauso per la sentenza: uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna» sostiene Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista. Per Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei valori alla Camera «la sentenza di Strasburgo non è una buona risposta alla domanda di laicità dello Stato, che pure è legittima e condivisibile». Duro Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia: «I sostenitori del crocefisso in aula dovevano aspettarselo: in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre confessioni esibendo un simbolo di una determinata confessione».
11:29 Scritto in CULTURA | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: corte europea, sentenza, crocifisso, scuole, strasburgo, diritti dell'umo, polemiche, contestazioni, vaticano, accolta, richiesta, italiana, finlandese | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
21/10/2009
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
Libertà di informazione in Italia Strasburgo boccia due mozioni opposte
L'IDV DENUNCIA: «PRESSIONI AD ALTISSIMO LIVELLO». All'Europarlamento non passano due risoluzioni presentate dal centrodestra e dal centrosinistra
![]() |
| La seduta dell'Europarlamento sulla libertà di stampa (Afp) |
STRASBURGO - Il Parlamento europeo, riunito in assemblea plenaria a Strasburgo, ha respinto due risoluzioni di segno opposto sulla libertà di stampa in Italia e in altri Stati membri (i documenti in italiano sul sito dell'Europarlamento). Nella prima, presentata dai gruppi di centrodestra - Ppe in testa - e appoggiato da conservatori ed euroscettici, si afferma che in Italia non esiste alcuna minaccia alla libertà d'informazione. La risoluzione ricorda le parole del presidente Napolitano, che ha invitato a non usare l'Europarlamento come «istanza di appello» delle decisioni nazionali, e conclude che «la libertà di stampa è un valore fermamente stabilito in Italia». Il Ppe ha anche presentato un pacchetto di 11 emendamenti per modificare la risoluzione del centrosinistra, inserendo appunto un riferimento al monito di Napolitano e il suo ruolo di garante della Costituzione. Su 644 votanti, 297 hanno votato a favore, 322 contro e 25 si sono astenuti.
![]() |
| Gli eurodeputati verdi con un fazzoletto azzurro per ricordare il 'caso Mesiano' (Reuters) |
SCARTO DI TRE VOTI - Il testo era stato avanzato in risposta alla risoluzione preparata da Pd e Idv (e frutto dell'intesa tra socialisti e democratici, liberaldemocratici, verdi e sinistra unitaria), che hanno invece lanciato un allarme sulla situazione della libertà di stampa nel Paese, denunciando in particolare l'anomalia del conflitto di interessi di Berlusconi e pressioni da parte del governo contro i media italiani ed europei e chiedendo alla Commissione europea di emanare una direttiva sul pluralismo. Anche questa seconda mozione è stata bocciata a sorpresa dall'Europarlamento, con uno scarto di soli tre voti: su 686 votanti i favorevoli sono stati 335, i contrari 338, gli astenuti 13. La sorpresa nasce soprattutto dal fatto che l'aula plenaria di Strasburgo aveva in precedenza bocciato con una discreta maggioranza sia le risoluzioni del centrodestra (quella comune e quelle dei singoli gruppi) sia gli undici emendamenti presentati dal Ppe al testo del centrosinistra. Inoltre, ancor più sorprendente, la bocciatura della risoluzione del centrosinistra è arrivata dopo che il Parlamento aveva approvato le singole parti del testo. L'esito del voto è stato accolto con esplosioni di giubilo dei parlamentari del Pdl, che davanti all'aula hanno definito la sinistra italiana «drogata dalla cultura dell'odio contro Berlusconi».
GLI ALTRI TESTI - Dopo aver bocciato le due risoluzioni, il Parlamento europeo ha sottoposto a votazione anche i testi dei singoli gruppi politici. Tutti sono stati rigettati con il caso particolare della risoluzione firmata dal gruppo dei liberlademocratici, in cui milita l'Idv, che ha ottenuto pari voti: 338 favorevoli, 338 contrari e 8 astensioni. Il pareggio equivale comunque a una bocciatura. La risoluzione dei socialisti e democratici è stata invece rigettata per 12 voti, 333 sì contro 345 no, e quella dei popolari con uno scarto maggiore, 297 sì e 322 no. In conclusione il Parlamento europeo resta senza una risoluzione sulla libertà di informazione in Italia e in altri Stati membri.
IDV: «PRESSIONI E MINACCE» - Quello dell'Europarlamento è stato un voto determinato da «pressioni e minacce ad altissimo livello». Lo denuncia Pino Arlacchi, eurodeputato dell'Italia dei Valori (gruppo Alde), che accusa il Ppe di aver influito in maniera irregolare sul risultato delle votazioni. Arlacchi fa anche il nome di due colleghi di gruppo, gli irlandesi Pat the Cope Gallagher e Liam Aylward, che avrebbero votato contro i dettami del gruppo liberaldemocratico per le pressioni ricevute. «Vedevo che il mio vicino (Gallagher, ndr) votava regolarmente in maniera diversa dalla mia - ha spiegato Arlacchi -. Gli ho chiesto se si stava sbagliando, mi ha risposto imbarazzatissimo "we got pressure", ho ricevuto pressioni». Secondo Arlacchi anche Aylward gli avrebbe confidato di aver «subito pressioni dal governo» per votare contro la posizione del proprio partito. «Ognuno usa le armi che gli sono proprie - ha affermato Arlacchi durante una conferenza stampa dell'Idv -: noi la trasparenza mentre loro si muovono sul piano delle pressioni e delle minacce. Senza, il risultato sarebbe stato completamente diverso. È difficile lavorare in queste condizioni - ha concluso Arlacchi -. Il "berlusconismo" come metodo di lavoro si è allargato su tutta l'Europa».
15:50 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: strasburgo, europarlamento, libertà di informazione, respinto, risoluzioni, libertà di stampa, italia, centrodestra, centrosinistra, pdl, pd, idv, testo | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
05/08/2009
Le carceri italiane sono sovraffollate
Le carceri italiane sono sovraffollate
Secondo l'associazione "ANTIGONE" lo stato rischia un risarcimento da 64 milioni di euro. Un detenuto dovra essere risarcito per danni morali e per trattamenti inumani.
![]() |
| (foto d'archivio) |
STRASBURGO - L'Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella in cui è stato recluso per alcuni mesi nel carcere di Rebibbia. A stabilire che Izet Sulejmanovic, condannato per furto aggravato a due anni di detenzione, è stato vittima di «trattamenti inumani e degradanti» è la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo sulla base del ricorso presentato dal detenuto. Tra il novembre 2002 e l'aprile 2003, secondo quanto accertato dalla corte, Sulejmanovic ha condiviso una cella di 16,20 metri quadri con altre cinque persone disponendo, dunque, di una superficie di 2,7 metri quadri entro i quali ha trascorso oltre diciotto ore al giorno.
STANDARD - La corte, nella sua decisione, rileva come la superficie a disposizione del detenuto è stata molto inferiore agli standard stabiliti dal Comitato per la prevenzione della tortura che stabilisce in 7 metri quadri a persona lo spazio minimo sostenibile per una cella. La situazione per il detenuto è poi migliorata essendo stato trasferito in altre celle occupate da un minor numero di detenuti, fino alla sua scarcerazione nell'ottobre del 2003. Per questo la corte ha condannato l'Italia a un risarcimento di mille euro nei confronti di Sulejmanovic.
NUMERI - Secondo i dati forniti dal Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, sono 63.587 i detenuti nelle carceri italiane. Il sovraffollamento resta insomma un problema aperto. I dati resi noti solo a metà giugno dal Dap segnalavano un totale di 63.416 detenuti. Le ultime rilevazioni, che il ministero della Giustizia ha pubblicato sul proprio sito, indicano quindi un ulteriore aumento di oltre 170 reclusi. Numeri di questa entità non si sono mai registrati dal dopoguerra a oggi. Non solo. La metà dei detenuti nelle carceri italiane è in attesa di giudizio. Le cifre comunicate dal ministero indicano infatti che su un totale di 63.587 reclusi, 30.436 sono in carcere in qualità di imputati, e quindi in via cautelare in attesa del processo, e altri 31.192 sono invece già stati condannati. Gli internati per motivi psichici sono 1.820. La posizione di altri 139 detenuti, infine, risulta ancora da classificare. Da un punto di vista territoriale, è la Lombardia la regione con il maggior numero di reclusi, con 8.455 persone in carcere. Seguono la Sicilia (7.587) e la Campania (7.437). Il Sappe lancia l'allarme, denunciando come la situazione delle carceri sia, in alcune regioni, ampiamente oltre il limite. Secondo il sindacato autonomo di Polizia penitenziaria le strutture detentive italiane «si sono ridotte a meri depositi di vite umane» e sono ben 11 le regioni che hanno superato la capienza tollerabile: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Veneto. Altre due, inoltre, la Lombardia e la Basilicata, sono al limite. Tutto ciò a fronte di una pesante carenza di organico nelle file della polizia penitenziaria. «A livello nazionale - sottolinea il segretario, Donato Capece - sono in totale in servizio 35.300 persone» che devono fare i conti con «turni di servizio, piantonamento, servizio di traduzioni, riposi e assenze».
INDENNIZZI - «Poiché in Italia i detenuti che vivono in condizioni di sovraffollamento sono la quasi totalità - dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione 'Antigone' che si batte per i diritti nelle carceri, commentando la notizia della condanna - lo Stato rischia di dover pagare 64 milioni di euro di indennizzi». «La condanna dell'Italia da parte della corte dei diritti dell'uomo impone al governo soluzioni definitive per le carceri - dice Gonnella - e mette definitivamente fuori legge l'attuale gestione del sistema penitenziario».
L'AVVOCATO - «La Corte europea - dice invece l'avvocato Alessandra Mari -ha affermato che il sovraffollamento delle carceri rappresenta un trattamento inumano e degradante: è un principio importante e fondamentale, ed era proprio questo l'obiettivo del ricorso». Il ricorso, spiega l'avvocato che assieme al collega Nicolò Paoletti ha seguito la vicenda, è stato presentato nel 2003, subito dopo la scarcerazione di Sulejmanovic. Ed è stato lo stesso cittadino bosniaco a volerlo presentare, visto che già una volta la Corte europea gli aveva dato ragione. A marzo del 2000, racconta infatti l'avvocato Mari, «Sulejmanovic e un'altra cinquantina di rom di origine bosniaca che vivevano in un campo nomadi a Roma, ricevettero un ordine di espulsione dall'Italia: imbarcati su un volo, furono tutti riportati in Bosnia». In quell'occasione Sulejmanovic si rivolse alla Corte Europea che, due anni dopo, gli diede in parte ragione dichiarando il suo ricorso ammissibile. La vicenda, prosegue il legale, si concluse con un accordo amichevole tra il governo italiano e i cinquanta rom, che consentì loro di rientrare nel nostro paese. In Italia però Sulejmanovic aveva alcune pendenze penali da scontare e così finì a Rebibbia. «Altri stati europei erano stati condannati per il sovraffollamento e ora il fatto che la Corte europea si sia pronunciata anche sull'Italia - ribadisce l'avvocato Mari - apre la strada a decine di ricorsi anche nel nostro paese».
IONTA - Franco Ionta, capo dell'attuale Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, evita di commentare la sentenza ma si limita ad osservare che «i mille euro sono di equo indennizzo perché l'arco temporale sofferto dal ricorrente è stato molto limitato. La condizione carceraria del bosniaco, tra l'altro, viene definita più che accettabile (anche dal punto di vista dell'assistenza sanitaria) visto che il detenuto trascorreva almeno dieci ore al giorno fuori dalla cella per svolgere altre attività. Personalmente non mi risultano ricorsi dello stesso genere pendenti davanti alla Corte di Strasburgo e non credo che casi denunciati dal detenuto bosniaco siano oggi così diffusi in Italia».
17:51 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: carceri, italia, denunce, risarcimenti, strasburgo, corte europea, diritti dell'uomo, condanna, danni, trattamenti inumani, decisione, amministrazione penitenziaria, indennizzi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
04/05/2009
I pirati fanno rotta verso Strasburgo
I pirati fanno rotta verso Strasburgo
Le major contro la diffusione di copie illegali sul web: «Ma la lotta è difficile». In Svezia, secondo i sondaggi, il Piratpartiet è al 5%. E dall'Italia parte la campagna dell'hacktivist Bottoni
![]() |
| Il logo del Partito pirata |
MILANO - Nome in codice: progetto arancione. Obiettivo: "infiltrare" un hacktivist all'interno del Parlamento europeo. Un incrocio tra hacker e attivista, cioè, «che sia tecnicamente e politicamente in grado di seguire le attività legislative legate ad Internet» e alle nuove tecnologie. A poche settimane dalla discussa condanna inflitta da un tribunale di Stoccolma a "The Pirate Bay", il popolare sito di file sharing, i pirati della Rete si organizzano. E in nome delle libertà digitali si lanciano nell'arena politica. In Svezia, ad esempio, il "Piratpartiet", secondo un sondaggio del quotidiano The Local, potrebbe diventare addirittura la quarta forza del Paese, con il 5,1% delle intenzioni di voto. Ma anche i pirati italiani non se ne stanno con le mani in mano. A muoversi, in questo caso, è il loro "segretario": Alessandro Bottoni, 48 anni, leader del Partito pirata italiano, si candida alle europee (come indipendente) nelle liste di "Sinistra e libertà". Un impegno politico concreto, denominato appunto "progetto arancione", per «una Rete libera dove ciascuno possa esternare le proprie convinzioni confrontandosi liberamente, senza censura e senza vincoli, e condividendo».
COMPROMESSO - La campagna elettorale dell'hacktivist italiano si svolgerà tutta sulla Rete. Ed è proprio attraverso il suo blog, attivo da «tempi non sospetti», che Bottoni si presenta: «Convinto sostenitore dell'Open Source, per ragioni politiche e tecniche. Convinto oppositore delle aziende che sfruttano la loro posizione dominante per imporre al mercato soluzioni che vanno a danno degli utenti, Microsoft in cima alla lista». «Proprio come un hacker - ha spiegato Bottoni all'Adnkronos - mi voglio 'infiltrare' nel sistema per raccontare quel che succede sui temi che ci stanno a cuore e far viaggiare le informazioni. Naturalmente utilizzando il web». E la pirateria? «È ormai inevitabile - afferma Bottoni - riconoscere al privato cittadino il diritto di creare copie di file multimediali, siano essi film o brani musicali, e anche di distribuirle senza scopo di lucro. Ormai è chiaro che la battaglia contro il 'downloading' non può essere vinta perché i pirati troveranno sempre il modo di aggirare gli ostacoli. Lo sa anche la controparte ed è quindi saggio pensare a un compromesso. Far capire queste cose da un'aula parlamentare - sottolinea - sarebbe molto importante, anche per combattere decisioni sbagliate come quella adottata da Sarkozy di tagliare la connessione Internet a chi 'si comporta male': una misura punitiva che vuol favorire le case discografiche e di distribuzione cinematografica».
LETTERA APERTA - A proposito: proprio in Francia un gruppo di artisti che si dichiarano «da sempre» di sinistra - fra i quali la cantante Juliette Greco e l'attore Michel Piccoli - ha contestato l'atteggiamento del Partito socialista francese nei confronti della legge anti-pirateria proposta dal governo. In una 'lettera aperta', pubblicata su Le Monde, gli artisti affermano che «il diritto d'autore è un diritto dell'uomo» e chiedono perciò «regole rivolte agli operatori di telecomunicazioni» affinché cessino di «rapinare» le attività creative. Una critica alla posizione dei socialisti contro il provvedimento che prevedeva, fra l'altro, la sospensione dell'accesso al web per chi scarica illegalmente musica e film (la legge è stata respinta anche perché erano assenti molti deputati della maggioranza, ma il testo è stato già ripresentato dal governo).
COPIE PIRATA - La via francese contro la pirateria (detta anche «tre errori e sei disconnesso») è seguita attentamente oltreoceano. Il dibattito, negli Stati Uniti, si è infatti infiammato di nuovo dopo l'ultimo, eclatante caso che riguarda "X-Men Origins: Wolverine": circa un milione di utenti ha scaricato il film dalla Rete prima ancora che uscisse ufficialmente nelle sale. La pellicola è balzata ugualmente in testa ai box office con incassi record (87 milioni di dollari nel week end d'esordio nei cinema Usa), ma le major dell'intrattenimento (in questo caso la 20th Century Fox) puntano il dito contro le ingenti perdite provocate dalla pirateria. Anche perché sempre più spesso vengono diffuse online copie di qualità dei film in uscita (come nel caso di "Wolverine") o appena usciti. Sono lontani, insomma, i tempi in cui tramite il peer-to-peer si scaricavano soprattutto film registrati direttamente in sala attraverso l'uso di videocamere portatili (filmati di bassa qualità accompagnati dai commenti del pubblico e dagli scricchiolii delle poltrone). Darcy Antonellis, uno dei responsabili della Warner, ha spiegato alla Cnn che è lo stesso progresso delle nuove tecnologie ad aiutare la diffusione di copie illegali sulla Rete. Gli esperti che lavorano per l'industria dell'intrattenimento si trovano spesso disarmati di fronte alla creatività del "nemico". Tanto che la Cnn si domanda: in questi tempi digitali, la pirateria cinematografica può davvero essere fermata?
Germano Antonucci
20:49 Scritto in INTERNET | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: internet, pirateria, pirati, web, partito, politiche, europee, elezioni, candidato, campagna elettorale, strasburgo, partito pirata | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook










