27/01/2010

Ferran Adrià vuole ritrovare l'ispirazione Il ristorante molecolare chiude per 2 anni

Ferran Adrià vuole ritrovare l'ispirazione Il ristorante molecolare chiude per 2 anni

 

El Bulli, 3 stelle Michelin per tre anni consecutivi, È sulla costa brava. Lo chef catalano è stressato («Lavoro 15 ore al giorno»), ma promette: «Dal 2014 il menù non sarà più lo stesso»

 

Ferran Adrià davanti a El Bulli (Afp)
Ferran Adrià davanti a El Bulli (Afp)

MILANO - Ferran Adrià, guru della cucina molecolare, ha perso l'ispirazione e ha deciso di prendersi due anni per ritrovarla. Senza badare a spese. D'altra parte lo chef catalano è noto in tutto il mondo (tanto amato quanto discusso) e il suo ristorante sulla Costa Brava, El Bulli, è meta di buone forchette e spericolati acrobati del gusto. «Ho bisogno di tempo per decidere come sarà il 2014 - ha detto in una conferenza stampa durante il congresso di gastronomia "Madrid Fusion" -. Non saranno due anni sabbatici: ho bisogno di tempo per riorganizzare il menù. Quando tornerò non sarà più come prima». Il problema è che Adrià lavora troppo («15 ore al giorno») e non ha tempo per la fantasia: «Nel formato attuale di El Bulli è impossibile continuare a creare». Dunque chiuderà i battenti nel 2012 e 2013. Chi non l'avesse provato è ancora in tempo, ovviamente previa prenotazione (di mesi). E per i nostalgici, in attesa del 2014, lo chef ha messo in vendita un kit di ingredienti e additivi per la cucina molecolare fatta in casa.

Un piatto di Adrià (da www.elbulli.com)
Un piatto di Adrià (da www.elbulli.com)

TRE STELLE MICHELIN - Le 3 stelle Michelin per tre anni consecutivi, dal 2006 ad oggi (in Italia i tre stelle sono 5), e l'elezione a miglior ristorante del mondo da parte della rivista inglese Restaurant hanno fatto di Adrià una specie di leggenda. Che forse ora è diventata un peso. El Bulli, nella città di Roses, è aperto da aprile a settembre. Un pasto costa in media 200 euro. D'inverno Adrià mette a punto nuovi piatti nel suo laboratorio a Barcellona. La sua storia ha del romanzesco: dopo un inizio di carriera in salita (faceva il lavapiatti), negli anni '90 ha lanciato la sua cucina molecolare ottenendo un grande successo. Dice di voler creare «un inaspettato contrasto di sapori, temperature e colori dove niente è quel che sembra. L'idea è di provocare, sorprendere e deliziare». E in effetti le portate non sono mai banali, a volte impressionano. Come dice Adrià: «Il cliente ideale non viene a El Bulli per mangiare, ma per provare un'esperienza».

 

 

Redazione online


02/10/2009

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

 

La denuncia di Eugenio Sarno dopo l'ennesimo suicidio di un poliziotto delle carceri: situazione disperata, «ci offende il silenzio delle istituzioni»

 

Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre
Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre

ROMA - «Tre suicidi in appena cinque giorni. Quattordici in poco meno di due anni. Non si tratta di coincidenze, ma di concreti segnali del profondo malessere dei poliziotti penitenziari sempre più depressi e arrabbiati per le condizioni in cui sono costretti ad operare. È una vera e propria emergenza». Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, è sconvolto dalla notizia che l’agente di polizia penitenziaria Domenico Apicella, 48enne di Serre di Salerno, ha prima ucciso entrambi i genitori ed il cane e poi si è tolto la vita.

I MORTI - Domenica scorsa un assistente capo a Monza si è tolto la vita in caserma. Lo stesso giorno, anche l'omicidio-suicidio di un ex ispettore appena andato in pensione a Venezia. Uomini che condividevano un lavoro stressante e svolto in condizioni quasi di emergenza. «Apicella lo conoscevo personalmente – racconta il sindacalista –. Era un uomo tranquillo che svolgeva il suo lavoro nel carcere di Eboli, uno di quelli in cui la situazione non è nemmeno disperata. Per questo sono scosso e arrabbiato: abbiamo più volte lanciato l’allarme, anche con una manifestazione lo scorso 22 settembre davanti a Montecitorio. Il ruolo di Cassandra non ci fa piacere soprattutto quando si tratta di vite umane. E il silenzio del ministro Alfano ci offende e ci indigna».

LE CIFRE - Sono i numeri ad ancorare le parole. Nelle carceri italiane vivono, o meglio sopravvivono, circa 64.700 detenuti: le strutture, infatti, ne potrebbero contenere solo 43.218. A vigilare su di loro, solo 38.500 divise, cinquemila in meno di quanto sarebbe necessario: «Il risultato – spiega Sarno - è che se va bene, un agente ha la responsabilità di 80-100 detenuti. Se va male, invece, e soprattutto la notte, deve controllare due o tre padiglioni, ovvero dalle 200 alle 450 persone». I dati nel Lazio «raggiungono il paradosso». L’organico nella nostra regione arriva a 5.166 unità, a fronte di un numero previsto di 4136. «Un esubero apparente – aggiunge il segretario - perché negli istituti di vigilanza lavorano solo 3.327 persone. Ne mancano all’appello 1.839 che sono impiegati nei palazzi del potere. Noi valutiamo che almeno 700 di loro facciano gli acchiappamosche, i reggiombrelli o i camerieri nei corridoi ministeriali. La politica dovrebbe riportarli subito al loro servizio nelle carceri».

LE CARCERI - Nelle carceri, appunto, dove «l’ambiente è fetido, le strutture fatiscenti sovraffollate oltre ogni immaginazione e la sopraffazione impera – denuncia Sarno -. Se il detenuto sta bene, sta bene anche l’agente. Ciò che vediamo nelle carceri ogni giorno ci affligge. Il sistema penitenziario sta trasformando la pena in supplizio e il lavoro in tortura». Di fronte a tutto ciò, i lavoratori tornano a chiedere impegni concreti. «Siamo stanchi delle promesse vuote mentre la gente si ammazza ed ammazza – conclude Sarno -. Ionta ed Alfano diano un segno della, loro presenza e si dimostrino capaci di individuare soluzioni immediate. Altrimenti ne traggano le conseguenze e rimettano i rispettivi mandati».

Carlotta De Leo


14/08/2009

Grignani, fischi e malore sul palco

Grignani, fischi e malore sul palco

 

Gli spettatori: «Ha steccato spesso». E L'esibizione finisce su youtube. Il cantante sviene durante il concerto in provincia di Potenza. Il vicesindaco: «Uno show indegno»

 

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POTENZA - Qualche «stecca» di troppo, i fischi del pubblico e lo svenimento sul palco. Una vera e propria serataccia, per Gianluca Grignani. Il cantante si è esibito la notte scorsa a Viggianello (Potenza), paese nel Parco del Pollino, al confine tra Basilicata e Calabria, davanti a circa 2000 persone. Secondo quanto riferito da molte persone che hanno assistito allo spettacolo, il cantante ha spesso «steccato» e ha eseguito solo parte delle canzoni in scaletta. A un certo punto, c'è stato il malore. Grignani è stato soccorso dalla Croce Rossa che era presente nel campo sportivo e poi è stato accompagnato dai Carabinieri in un albergo, ma - secondo quanto si è appreso - le sue condizioni non sono gravi. Il concerto era inserito nella quinta edizione del Merkurion Music Live.

«SHOW INDEGNO» - Tra fan che erano presenti al concerto c'è stata preoccupazione e amarezza. «Tanta solidarietà umana a Gianluca Grignani per quello che è accaduto - afferma il vicesindaco di Viggianello, Francesco Rizzo - ma era irriconoscibile. Mi è sembrato difficile capire che fosse lui - dice - non era il cantante che ho potuto ascoltare in radio, sembrava proprio un'altra persona. È salito sul palco già turbato, non era assolutamente in forma e non so il perché. Non ha cantato, si può dire che urlava. È un peccato perché c'erano duemila persone che volevano vederlo ed ascoltarlo. Poi, dopo un'oretta, dopo che era risalito sul palco, c'è stato questo episodio. Lo abbiamo visto e sentito cadere per terra, ora non so dire se è stato un mancamento o se è inciampato in qualche filo. La Croce rossa lo ha subito soccorso». La delusione è stata tanta tra gli spettatori che hanno pagato un biglietto di 10 euro. «Mi dispiace umanamente ma finché è stato sul palco lo spettacolo sinceramente lo giudico indegno - aggiunge il vicesindaco Rizzo -. Adesso i nostri legali valuteranno se intraprendere delle azioni perché un danno c'è stato all'immagine della Pro Loco e del Comune che hanno organizzato il concerto. In più sembra che ci sia anche qualche richiesta di rimborso del biglietto».

«FORTE STRESS» - Dallo staff del cantante fanno intanto sapere che il malore avuto la notte scorsa, «è dovuto a un forte stress da lavoro». Alcuni collaboratori che l'hanno accompagnato in Basilicata hanno riferito che «Grignani era arrivato a Viggianello già molto provato, ma ha comunque deciso di salire sul palco». Il cantante sta adesso valutando se confermare alcune tappe del suo tour estivo.


26/07/2009

Porta i fiori sulla tomba della madre e poi si butta dalle scale del cimitero

Porta i fiori sulla tomba della madre e poi si butta dalle scale del cimitero

 

TRAGEDIA AL VERANO. Alla base del gesto estremo della donna di 62 anni forse la solitudine e lo stress di un recente trasloco

 

 

Il cimitero monumentale del Verano (foto Ap)
Il cimitero monumentale del Verano (foto Ap)

Ha portato i fiori. Li ha sistemati con cura davanti alla lapide dove riposano le spoglie della madre. Poi si è lanciata nel vuoto da un'altezza di almeno 13 metri, giù dalla tromba delle scale di una cappella del cimitero monumentale del Verano a Roma. È probabilmente l'ultimo atto di un dramma della solitudine, il suicidio di una donna di 62 anni, il cui corpo è stato scoperto dagli addetti del cimitero domenica mattina all'apertura del camposanto.

LA RICERCA DEI FAMILIARI - La donna, secondo i carabinieri della stazione San Lorenzo che stanno cercando di trovare un parente o un amico della donna, era nel cimitero da sabato. I carabinieri hanno trovato il corpo coperto da un grembiule. La salma sarà sottoposta ad autopsia, ma sembra molto probabile che si tratti di un suicidio. La donna ha abitato per lungo tempo nella zona di San Pietro e recentemente si era trasferita altrove: nessuno dei vecchi vicini di casa, però, è stato ancora in grado di indicare ai carabinieri il nuovo indirizzo. «Era una donna sola, senza figli - spiega un carabiniere - e forse lo stress del trasloco, il cambiamento di quartiere, di abitudini oltre alla solitudine, sono stati fatali per la sua situazione psicologica».


25/09/2008

Il cybersesso porta ansia e depressione

Il cybersesso porta ansia e depressione

 

Più intensa è l'attività sessuale online, più la salute mentale peggiora. Il risultato di uno studio condotto in Australia: l'utente-tipo è maschio, buon livello culturale, tra i 18 e gli 80.

 328416766.jpgSYDNEY - Profilo: il soggetto frequenta siti internet dedicati al sesso per diverse ore al giorno. Il soggetto soffre di depressione, ansia e stress in proporzioni allarmanti. Molto in sintesi, questo emerge da uno studio condotto dallo psicologo australiano Marcus Squirrell, della Swinburne University of Technology di Melbourne. Sotto accusa dunque il cosiddetto "cybersex", il sesso virtuale. L'utente-tipo è maschio, con un buon livello culturale, di età compresa tra i 18 e gli 80 anni. Un hobby che non invecchia.

CONTATTI REALI - Gli adepti, secondo Squirrell, dedicano all'attività una media di poco più di 12 ore a settimana, tra chat, a sesso a distanza mediante webcam, download di video e immagini, scambio di e-mail erotiche. Più del 65% dei 1.325 uomini australiani e americani intervistati ha detto che agli incontri virtuali è a volte seguito un contatto reale. L'indagine, che viene presentata venerdì a Sydney, dà nelle intenzioni dell'autore un quadro esauriente dei navigatori del sesso. E l'aspetto più preoccupante è l'alto tasso di cattiva salute mentale nel campione esaminato.

DEPRESSIONE E ANSIA - «Il 27% soffre di depressione da moderata a grave secondo le scale standard. Il 39% ha alti livelli di ansia e il 35% soffre di stress da moderato a grave» spiega Squirrell. Più intensa è l'attività sessuale online, più salgono i livelli di depressione e ansia. Un'ipotesi, secondo lo studioso, è che trascorrendo tanto tempo su internet, costoro abbiano uan vita sociale molto ridotta. I risultati sono significativi dal punto di vista clinico, aggiunge, perché un numero crescente di uomini cerca aiuto psicologico e conoscere la tipologia di chi usa quei siti consentirà di identificarli e di aiutarli meglio.


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Impiegati digitali: connessi e sotto stress

Impiegati digitali: connessi e sotto stress

Da Pew Internet Research uno studio sui lavoratori in rete. La tecnologia in ufficio implica maggiore produttività,ma porta crescita della mole di lavoro e della stanchezza

 

 958230836.jpgNEW YORK – Si intitola «Networked Workers» ed è l'ultimo studio realizzato dall'istituto di ricerca Pew sugli effetti dell'adozione e uso delle tecnologie. In particolare questa volta l'analisi si è focalizzata sui lavoratori che utilizzano la Rete per la loro professione, che negli Stati Uniti corrispondono al 60% degli impiegati.

LA RICERCA – Tramite questa indagine - condotta nei mesi di marzo e aprile di quest'anno su un campione di oltre 2 mila cittadini americani adulti - Pew ha osservato le modalità di utilizzo dell'internet e delle tecnologie mobili sul posto di lavoro e a casa. I dati raccolti hanno messo in luce che i lavoratori sono sempre più flessibili, poiché il tempo dedicato al proprio impiego non si esaurisce nelle ore d'ufficio, ma si estende sempre più spesso all'ambito domestico, anche quando in teoria ci si dovrebbe dedicare alla propria vita privata.

ALWAYS ON – I cosiddetti networked workers sono infatti sempre connessi, che sia via telefono o palmare o via computer: il 93% di loro possiede infatti un cellulare, l'85% un desktop Pc, il 61% un portatile e il 27% un Blackberry. Insomma, la tecnologia ha maggiore presa su di loro di quanto ne abbia sugli altri colletti bianchi del Paese. Il tutto con risvolti positivi dal punto di vista della produttività e della condivisione dei progetti con colleghi e superiori, ma negativi se si ragiona in termini di stress. Basti pensare che il 49% degli impiegati in Rete ha sottolineato che "grazie" alle tecnologie in questione viene loro richiesto di svolgere una mole di lavoro superiore alla norma, e che spesso questo fa sì che non sia possibile staccare la spina nemmeno durante fine settimana e vacanze.

AMORE E ODIO - Certo nessuno li costringe a guardare il famigerato smartphone ogni due minuti per controllare la posta elettronica, sempre e ovunque, e probabilmente molti di loro lo butterebbero via molto volentieri, se non fosse che il fatto di essere sempre rintracciabili e aggiornati sugli avvenimenti «rende più competitivi all'interno di un'azienda», come spiegato dal general manager di una società di advertising di Philadelphia, Joe Soto, che ha ammesso di non aver spento il suo Blackberry nemmeno durante una vacanza nel deserto del Sahara.

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