24/05/2009

Il «Patto di Bagnaia» per i giornali ai ragazzi

Il «Patto di Bagnaia» per i giornali ai ragazzi

 

Osservatorio Giovani-Editori Il summit su stampa e studenti. Ceccherini: un quotidiano per ogni diciottenne

 

(Siena) — Il primo «patto di Bagnaia», come è stato subito ribattezzato, ha visto la luce sotto una pioggia di flash. E certo non è cosa da tutti i giorni assistere alla stretta di mano con cui due tra i protagonisti della politica italiana, Massimo D'Alema e Gianfranco Fini, hanno siglato insieme al presidente dell'Osservatorio Giovani-Editori Andrea Ceccherini la loro adesione al progetto del Quotidiano in Classe. «Due esponenti di parti distinte — riassume Ceccherini — sono qui a testimoniare il valore per cui leggere serve, soprattutto, a pensare. Un esercizio essenziale se vorremo fare dei giovani di oggi i lettori di domani, e dei cittadini migliori». Un ringraziamento speciale va a Paolo Bonaiuti, «per aver voluto lanciare da qui la sua proposta di un abbonamento gratuito di 6 mesi a un quotidiano ai diciottenni che ne faranno richiesta. Sono orgoglioso che se ne sia convinto sulla base della nostra esperienza, ma non penso sia giusto limitarla ai soli partecipanti al progetto; il Paese cresce solo se crescono tutti i suoi giovani». «Felice e onorato di testimoniare il valore dell'iniziativa» D'Alema, «convinto della necessità di lavorare tutti insieme» Fini. Inizia D'Alema auspicando la rottura del «fronte del male» tra «il cattivo politico, che si riabilita finendo sui giornali, e il cattivo giornalista, che pensa che le dichiarazioni siano notizie», Fini rilancia: «Spero che buona politica e buon giornalismo facciano un patto». Sfumature diverse sulla libertà di stampa, per Massimo «c'è un problema serio di equilibrio dell'informazione», per Gianfranco «se non c'è un editore puro, ci possono essere condizionamenti». Vale anche per la tv?, gli chiede Massimo Gramellini. «Certamente». Il ministro degli Esteri Franco Frattini chiede alla stampa di «fare educazione civica sui nostri valori», con approfondimenti sulla politica estera; parla di immigrazione ed Europa, rassicura il leader dell'Udc Casini (autore di un appello sul Corriere) sul caso Khodorkovsky. Che quella di ieri fosse la giornata della politica si era capito da subito, con la risposta di Giuseppe Guzzetti, presidente Acri (l'associazione delle fondazioni di origine bancaria), a una domanda di Francesco, liceale pisano: «Una legge elettorale con un parlamento nominato e non eletto è qualcosa su cui bisogna riflettere». Guzzetti parla del lavoro delle Fondazioni nelle scuole, di integrazione necessaria, di partecipazione. Sulla lavagna scrive il titolo del proprio intervento: «I giovani devono avere speranza e impegnarsi al cambiamento». Anche Giovanni Bazoli, presidente del Comitato di sorveglianza Intesa San Paolo, sceglie un titolo nella direzione di quella «politica come attività potenzialmente più nobile» le cui sirene, ammette, hanno suonato anche per lui («ma dissi di no»): «La Costituzione come fondamento della convivenza di un popolo». Perfino la tavola rotonda «dei presidenti» — Diego Della Valle (Tod's), Giuseppe Mussari (Banca Monte dei Paschi di Siena), Marco Tronchetti Provera (Pirelli) — è fitta di riferimenti ai quotidiani «distanti dalla gente perché entrano nel Palazzo»; si invocano «chiarezza e trasparenza», i valori cui si richiamano gli stessi ragazzi. Che fino all'ultimo partecipano al dibattito — anche da casa, con punte di 50.000 contatti unici su Corriere.it — attenti, irruenti e provocatori, «irriverenti come avevamo chiesto», li ringrazia Ceccherini. Il dialogo, stavolta, c'è stato davvero.

Gabriela Jacomella


09/05/2009

Quaranta anni dopo, stretta di mano tra le vedove di Pinelli e Calabresi

Quaranta anni dopo, stretta di mano tra le vedove di Pinelli e Calabresi

L'incontro al Quirinale dopo 40 anni di fronte a Napolitano. Napolitano: «Giuseppe Pinelli fu vittima due volte». E su Battisti e Petrella chiede «attenzione e rigore»

 

L'incontro tra Gemma Capra (vedova Calabresi) e Licia Rognini (vedova di Giuseppe Pinelli) (Ansa)
L'incontro tra Gemma Capra (vedova Calabresi) e Licia Rognini (vedova di Giuseppe Pinelli) (Ansa)

ROMA - È il «giorno della memoria» in tutta Italia in ricordo delle vittime del terrorismo. Ma quest'anno le celebrazioni hanno un valore particolare. Alla vigilia c'erano premesse e volontà, auspicate dal presidemte della Repubblica Giorgio Napolitano, di chiudere con la stagione di odio e rancore. E in questo clima al Quirinale si sono incontrate per la prima volta dopo quarant'anni Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli e Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi.

LA STRETTA DI MANO - «Finalmente, dopo 40 anni, possiamo stringerci la mano e guardarci negli occhi. Finalmente due famiglie si ritrovano». Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, si china sorridente verso Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli, seduta in seconda fila, nel salone dei Corazzieri, al Quirinale, pochi istanti prima che inizino le celebrazioni del «Giorno della memoria» per ricordare le vittime del terrorismo. Licia Pinelli non si alza, vista anche l'avanzata età, ma ricambia il sorriso e risponde: «Fingiamo che non siano passati tutti questi anni». È stata una giornata «intesa e ricca di emozioni» - riferisce all'Ansa la signora Calabresi, accompagnata dal figlio Mario al Quirinale -. Terminata la cerimonia le due donne sono state ricevute dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Poi, prima di salutarsi e dopo aver «parlato di figli e nipoti», una promessa reciproca: «Ci rivedremo presto. La signora Pinelli - fa sapere Gemma Capra Calabresi - mi ha invitata a casa sua».

NAPOLITANO: PINELLI VITTIMA DUE VOLTE - Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel suo discorso ha accomunato «nel rispetto e nell'omaggio i familiari di tutte le vittime di una stagione di odio e di violenza, rispetto e omaggio» e ha rivolto un particolare ricordo alla «figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti e poi di un'improvvisa, assurda fine». Poi ha precisato: «Qui non si vuole rimettere in questione un processo, qui si compie un gesto politico e istituzionale, si rompe il silenzio su una ferita, non separabile da quella dei 17 che persero la vita a Piazza Fontana, e su un nome, di cui va riaffermata e onorata la linearità, sottraendola alla rimozione e all'oblio». «Grazie- dice con voce commossa il Capo dello Stato- signora Pinelli per aver accettato, lei e le sue figlie, di essere oggi con noi».

VALUTAZIONE STORICA - «Non si possono gettare indiscriminati e ingiusti sospetti sull'operato di quanti indagarono e in particolare sull'operato della magistratura» anche se i processi per nei gravi fatti di terrorismo «rimasero spesso non determinate le cause sul piano dei profili di responsabilità individuali e non solo», ha detto Napolitano. Su questo aspetto ha invitato tutti a soffermarsi sulla valutazione storica. «È parte dolorosa della storia italiana delle seconda metà del '900 - ha detto - anche quanto è rimasto incompiuto nel cammino della verità e delle giustizia. Il nostro Stato democratico porta su di se questo peso».

BATTISTI E PETRELLA - Poi rivendica «attenzione e rigore» il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nelle azioni che ha promosso di recente per assicurare alla giustizia italiana il terrorista Cesare Battisti che ha ottenuto una formula vicina all’asilo politico in Brasile, paese che non ha concesso l’estradizione verso l’Italia. Napolitano pur senza citare espressamente i loro nomi, ricorda i casi di Cesare Battisti in Brasile e Marina Petrella in Francia. «Attenzione e rigore ho dovuto mostrare in tempi recenti nell’esercizio delle mie funzioni - spiega il presidente - nei rapporti con i capi di Stato della Francia e del Brasile per trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italiana».