11/10/2010
L'ultima messa di don Aniello. Applausi, rabbia e commozione
L'ultima messa di don Aniello. Applausi, rabbia e commozioneDopo sedici anni, Manganiello lascia Napoli. Trasferito a Roma. Il parroco anticamorra lascia (controvoglia) il rione don Guanella tra le proteste dei fedeli: «Lo hanno cacciato»
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13/08/2010
Alla regia ci pensano i club. È la svolta del calcio in tv
Alla regia ci pensano i club. È la svolta del calcio in tvLa rivoluzione. Con la nuova legge, sarà la Lega a produrre le partite. Le società potranno censurare striscioni e replay
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28/03/2010
Tifosi Juve: sciopero, schiaffo a Zebina e lancio di uova
Tifosi Juve: sciopero, schiaffo a Zebina e lancio di uova
Prima della sfida con l'Atalanta contestazione davanti all'hotel dove i bianconeri erano in ritiro. Preso di mira il difensore francese. Venerdì notte volantini davanti al club: "Vergogna. Mai così in basso in 103 anni di storia".
Protesta ad "Ultranza" - Come annunciato, gli ultras delle curve bianconere hanno "scioperato" posizionandosi fuori dagli spalti, davanti all'uscita dei giocatori dagli spogliatoi. Sono circa trecento. I pochi rimasti dentro lo stadio hanno fischiato Melo, Diego, Zebina, Cannavaro alla lettura delle formazioni, riservando applausi solo a Del Piero e Marchisio. La partita con l'Atalanta è iniziata in un clima insolitamente silenzioso. In precedenza, i tifosi della Juventus hanno contestato la squadra anche nel centro cittadino. Decine di sostenitori bianconeri hanno atteso i giocatori all’uscita dell’hotel che ospitava il ritiro della formazione. Uova e oggetti sono stati lanciati contro il pullman della squadra. Una persona si è avvicinata a Jonathan Zebina e ha colpito il difensore francese con una robusta manata alla schiena. Il giocatore, come hanno mostrato le immagini di Sky Sport, non ha reagito ed è salito sul pullman. Zebina, con Felipe Melo, è stato protagonista recentemente di attriti con la tifoseria della Juventus.
Venerdì notte - Singolare protesta, la venerdì notte a Torino, davanti alla sede della Juventus. Ignoti, molto probabilmente dei tifosi delusi dalla stagione bianconera, hanno sparso decine di volantini - scritti al computer - di fronte agli uffici bianconeri di corso Galileo Ferraris. "Vergogna - si legge - via la dirigenza via". Secondo gli agenti della Digos, che sono intervenuti sul posto, i volantini sarebbero stati lasciati intorno alle 3. "Mai così in basso in 103 anni di storia", scrivono gli autori della protesta.
Zac non molla - Alberto Zaccheroni non alza bandiera bianca. La sua Juventus, reduce dal pesante k.o. subito a Napoli, continua a inseguire il quarto posto. Obiettivo raggiungibile, almeno in teoria. "Lotteremo fino alla fine, la classifica non è gratificante e sappiamo di dover lottare sino alla fine. Promesse non se ne fanno, contano i fatti e non le parole", dice alla vigilia del match casalingo con l'Atalanta.
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02/07/2009
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
«La mia rete è intatta, operativa in pochi minuti»
Intervista Smentisce il ritorno col Bologna: «Adesso non mi va». Moggi: «Vedrete che intercettazioni verranno fuori»
| Uno striscione contro Moggi esposto in uno stadio (Image Sport) |
MILANO - «È andata così. Sono arrivato a Bologna e ho pensato: ora telefono al mio caro vecchio amico Renzo Menarini, gli chiedo se ha voglia di andare a cena e...».
E Menarini aveva voglia.
«Sì, certo che aveva voglia... Ma perché non si dovrebbe aver voglia di venire a cena con me? È vietato? O forse qualcuno vuole impedirmi di vedere gente, di parlare, di vivere?».
Luciano Moggi, senta: qualcuno è solo preoccupato di un suo possibile rientro nel mondo del calcio.
«E perché? E che ho fatto, io? Ho ucciso? No. Ho rubato? No. Ho fatto solo del bene, io, al calcio italiano...».
(Luciano Moggi da Monticiano, 72 anni, ex capostazione, ex temuto direttore generale della Juventus non casualmente soprannominato Lucianone, Big Luciano, Lucky Luciano e Gran Burattinaio, già squalificato per cinque anni dalla Corte federale della Federcalcio e imputato a Napoli nel processo per Calciopoli, risponde da uno dei suoi cinque telefonini. Non sembra preoccupato, né imbarazzato. Anzi, nel corso del colloquio riderà spesso. E se le sensazioni contano qualcosa, gli è rimasta la risata da uomo potente).
Menarini le ha offerto di collaborare con il Bologna?
«Ma chi l’ha messa in giro questa voce?».
Moggi, su.
«Guardi che io vado a cena spesso anche con altri presidenti ».
Tipo?
«Zamparini, Spinelli...».
Però con Menarini avete parlato di lavoro.
«Con Menarini abbiamo parlato di tutto... perché poi, sia chiara una cosa...».
Cosa?
«Io avrò pure una squalifica di cinque anni, ma potrei comunque fare il consulente... solo che... non mi va».
Bugia.
«Giuro: per adesso, non ho voglia. Anche se mi chiamano in tanti».
Chi?
«Decine di presidenti. E non solo in Italia. Volessi, potrei chiudere questa telefonata e ricominciare a lavorare».
Lei aveva una formidabile, molto chiacchierata rete di contatti. Potrebbe essere ancora operativa?
«La mia rete è intatta. Conoscenze, rapporti, amicizie. Tutto potrebbe tornare a funzionare in pochi minuti».
Queste sue affermazioni fanno venire i brividi.
«E perché? Voi giornalisti scrivevate allusivi che ero il re del mercato, ma io sono solo uno che capisce di calcio».
In effetti, alla Roma che voleva trattare Davids, lei chiese in cambio De Rossi, Aquilani e D’Agostino, appena diciottenni.
«Li avevo visti in una partita contro la Primavera della Juve. Perché io, ecco, andavo in giro, visitavo gli stadi...».
E telefonava agli arbitri.
«Gli telefonavo, e allora?».
Bergamo, Pairetto. Sorteggi pilotati. Brutta storia, Moggi.
«Brutta per come la raccontate voi, sui giornali. Ma presto vi accorgerete che razza di intercettazioni ci sono nel processo di Napoli. E chi coinvolgono. Dovrete venire tutti a chiedermi scusa...».
Intanto i tifosi del Bologna le sconsigliano di tornare in città.
«Ma chi se ne importa dei tifosi del Bologna... io non ho mica chiesto niente al Bologna... ».
Moggi, ma non si stanca mai di stare nella parte del cattivo?
«No. Perché io, in fondo, sono buono».
Intervista di Fabrizio Roncone
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01/07/2009
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Bologna: la rabbia dei tifosi blocca l'arrivo di Moggi nel club rossoblu
Nella notte striscioni contro l'ex dg bianconero davanti allo stadio felsineo. Il patron Menarini conferma dei contatti ma precisa: «I tifosi stiano tranquilli perché non li tradiremo»
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| Luciano Moggi (Emblema) |
BOLOGNA - La rabbia dei tifosi ha fermato la «relazione pericolosa» tra il Bologna calcio e Luciano Moggi. L'ex direttore generale della Juventus (squalificato per 5 anni dalla giustizia sportiva a seguito dei processi di Calciopoli) almeno per il momento, non avrà alcun ruolo nel Bologna. Un'ipotesi contro cui la città aveva innalzato un muro che vedeva schierati in prima fila proprio i tifosi rossoblu. Il patron del Bologna, Renzo Menarini, ha tuttavia ammesso di aver cenato martedì sera con Moggi e di aver parlato di calcio con l'ex direttore sportivo bianconero, ma ha poi spiegato: «Io non voglio che Moggi entri nel Bologna e lui non vuole entrare nel Bologna. Non l'ho mai coinvolto nelle sorti del Bologna e lui non l'ha mai chiesto. I tifosi dovranno stare tranquilli perché non li tradiremo. Il caso Moggi non esiste». Una tesi confermata dal presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, che ha aggiunto: «Il signor Moggi è un uomo che ha lavorato tanti anni nel mondo del calcio, ha tanti amici e tanti estimatori e poi va bene così». Menarini ha escluso anche la possibilità che Franco Ceravolo, ex direttore sportivo del Livorno, possa ricoprire un ruolo nella società.
«NESSUN NOME DI INVESTITORI» - Da Moggi «non sono mai arrivati nomi e cognomi di possibili investitori, ma se avessi avuto da lui suggerimenti che potevano essere presi in considerazione per la società, li avrei presi - ha detto ancora il patron rossoblu -. Moggi ha detto che ha della gente che gira e che cerca investimenti nelle società, ma nulla di specifico». Il geometra infatti non nega «l'emorragia di capitali» che ha colpito il Bologna nell'ultimo anno, da quando la famiglia Menarini ha rilevato la proprietà. «Aspettavamo il soccorso della città, che però non ha risposto - spiega -. Qualcuno si è affacciato, ma senza proposte concrete. La nostra capacità di investimento è limitata, ma sufficiente per affrontare il prossimo campionato. Andremo avanti da soli, ma se ci sono compagni di viaggio che condividono la nostra visione li accoglieremo».
LA RABBIA DEI TIFOSI - Martedì, quando sembrava ormai certo l'arrivo di Moggi sotto le Due Torri, la città si è mobilitata: striscioni, rabbia sul web, perfino un'interrogazione parlamentare promossa da due deputate del Pd. Nella notte sono stati affissi di fronte allo stadio Dall'Ara alcuni striscioni che non lasciano spazio a dubbi: «Moggi magari muori oggi!», «Meglio la B con dignità che con Moggi in A», «Bologna campione del calcio pulito». Molti i messaggi nei forum dei tifosi, arrivati anche a organizzarsi per boicottare la campagna abbonamenti. Ma ora l'allarme sembra rientrato. Ma resta da ricostruire la squadra. Serve una campagna acquisti vivace se, come si propone la presidente Francesca Menarini, per il prossimo campionato si vuole stare «nella parte sinistra della classifica».
MOGGI: «HO MOLTI AMICI» - Lo stesso Moggi ha escluso un suo ingaggio al Bologna: «È ora di finirla con l'accostamento del nome Moggi a tutte le squadre in difficoltà. Dall'inizio dell'anno a oggi ne ho contate ben 12, dalla Pro Patria, passando per il Livorno e fino al Bologna». «Ho molti amici nel mondo del calcio - ha aggiunto - tra i quali molti presidenti che mi chiamano per chiedermi consigli non retribuiti. Comunque da oggi ho dato mandato ai miei legali per denunciare penalmente e civilmente tutti coloro che stanno strumentalizzando il mio nome infangandolo ancora di più di quanto hanno fatto in occasione dello scoppio di Calciopoli, creato dalla stampa». Moggi ha anche parlato della sua situazione giudiziaria: «Ho molto rispetto dei giudici del Tribunale di Napoli, a differenza di quelli sportivi, che mi hanno condannato sulla base di congetture e intercettazioni insignificanti. In questo momento il mio unico pensiero è quello di arrivare alla conclusione della mia vicenda processuale positivamente».
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