21/04/2009

Un pezzo d'Italia nel cuore del sapere

Un pezzo d'Italia nel cuore del sapere

 

Aumentano le domande di ammissione ai suoi college: nel 2008 salite del 21%. Sempre di più gli italiani che studiano e lavorano all'università di Cambridge, la prima in Europa

 

Il ponte sul Cam River, sullo sfondo il King's College con la sua cappella (foto di A. Craighero)
Il ponte sul Cam River, sullo sfondo il King's College con la sua cappella (foto di A. Craighero)

CAMBRIDGE (Gran Bretagna) – Straniero che arriva, italiano che va. Da un lato l’Ocse spiega come in Italia tra il 2004 e il 2006 ci sia stato un incremento di iscritti provenienti dalle università straniere, una tendenza inversa rispetto a quanto accaduto in passato. Dall‘altro, però, la fuga di cervelli dal nostro Paese sembra tutt’altro che esaurita. Sono altre cifre a dirlo, ad esempio quelli dell’Ucas, il servizio di ammissione ai college e alle università britanniche, che certificano come il numero di italiani desiderosi di completare la propria formazione all’estero o di avviare altrove la propria carriera accademica sia in continua crescita. Queste due facce di una stessa medaglia stanno a significare che il flusso dei talenti scientifici è una risorsa ambivalente, che rafforza l’interscambio culturale fra le nazioni, in un’unica corrente di evoluzione del pensiero. Ma qual è la realtà che affrontano e con cui si confrontano gli italiani che decidono di vivere questa esperienza in un altro Paese? Quali sono le motivazioni che li spingono e le speranze che ripongono da una scelta che è al tempo stesso fuga da un sistema ingessato e ricerca di maggiore prestigio? Per scoprirlo siamo stati a Cambridge, che con Oxford rappresenta l’università per antonomasia. E dove vive, studia e lavora un pezzo importante di Italia.

ARRIVI E PARTENZE – Le università italiane sono spesso al centro di polemiche e del malcontento per tagli che si sono perpetrati negli anni a discapito della ricerca. E nel balletto di chi va e viene, si scopre che agli studenti stranieri stuzzica l’idea di iniziare un percorso nel Belpaese, mentre a quelli italiani piace la prospettiva di avvalersi del prestigio scientifico britannico famoso in tutto il mondo. Sono i dati dell’Ucas (University and colleges admissions service ) e del Cnaa (Council for national academic awards) a confermare «l’altra migrazione», quella degli italiani, verso i più prestigiosi atenei del Regno Unito. Dal novembre del 2008, nell’olimpo gotico europeo, da Cambridge alla “rivale” Oxford, passando per Brighton, Leicester e i principali atenei di Londra, si è registrato il 21% di richieste in più tra i cosiddetti «undergraduate degrees», i ricercatori e i dottorandi. Ma a guardare bene, le domande pervenute dall’Italia già nel 2007 erano state 1.163, con un incremento dell’11,8% rispetto all’anno precedente e le richieste accettate erano state 646, pari al 55% delle domande presentate.

IL TOP IN EUROPA – Cambridge resta in testa alle preferenze degli italiani, per prestigio e storia. Non potrebbe essere diversamente, considerando che si tratta della prima università d’Europa e della quarta nel mondo dopo Harvard, Stanford, Berkeley, secondo il World University Ranking 2008. La qualità dell’istruzione universitaria è abbinata all’ossessione per la ricerca e alla solidità del fascino della tradizione: un cocktail che la città e l'università vivono in simbiosi. E’ un’istituzione, questo connubio tra mondo accademico e centro abitato, che quest'anno compie 800 anni, tanti ne sono passati dalla sua prestigiosa fondazione.

I NOBEL IN BICICLETTA - Da queste parti si respira l’atmosfera della storia, di un luogo da cui sono transitate le migliori menti del Regno e dell’Europa. Non a caso hanno lasciato il segno ben 83 premi Nobel, tra cui: Isaac Newton, Francis Bacon, J. J. Thomson (padre dell’elettrone), James Clerk Maxwell (il genio dell’elettromagnetismo), Charles Darwin nonché gli scopritori del Dna, Francis Crick e James D. Watson. Un record assoluto, condiviso solo con la Chicago University. Tuttavia, non ci sono solo i fasti del passato e anche oggi uno dei passatempi preferiti degli studenti che studiano nei vari college è quello, durante le pause nei prati o sulle panchine lungo i vialetti, di osservare la gente che passa in bicicletta, perché non è raro riconoscere, tra loro, anche alcuni dei premi nobel degli ultimi tempi. E questa normalità, questo contatto diretto tra le eccellenze della scienza e gli studenti che sperano di diventarlo a loro volta, viene riassunta da John David Barrow, professore di scienze matematiche a Cambridge, specialista di astrofisica e cosmologia, autore di varie decine di libri tradotti in ventotto lingue : «Se non riesci a spiegare quello che fai alla gente che incontri al bar, significa che tu stesso non comprendi quello che fai».

Ambra Craighero


09/09/2008

GERMANIA, FUCKING BERLIN DOPO UN MESE E' GIA' IN TESTA ALLE CLASSIFICHE DI VENDITA

GERMANIA, FUCKING BERLIN DOPO UN MESE E' GIA' IN TESTA ALLE CLASSIFICHE DI VENDITA

Una Storia vera

Scritto da una siciliana: studentessa di giorno e prostituta di notte. Per pagarsi gli studi.

La copertina del libro
252035914.jpgBERLINO - Ai bei tempi, era la «professione» per definizione. E loro erano «le professioniste». Tutti capivano. Ora, sono precarie, come buona parte dei giovani. E Berlino è una loro capitale, raccontata in un romanzo uscito da un mese e che è nelle prime posizioni delle classifiche in Germania, Fucking Berlin. Lo ha scritto Sonia Rossi, nome d’arte di una ragazza siciliana arrivata a 18 anni nella metropoli tedesca per studiare matematica e finita, per ragioni economiche, a prostituirsi part-time: di giorno all’università, di notte tra centri di massaggio e bordelli.

VIOLENZE E TENEREZZE - Quando il sindaco di Berlino diceva che la città è «povera ma sexy» intendeva altro: Sonia, però, ha coniugato i due termini. Ha iniziato posando nuda davanti alla web-cam, per un provider di contenuti erotici. Poi, il salto netto verso la prostituzione e verso la doppia vita di studentessa-prostituta, ovviamente all’insaputa dei parenti (in Italia) e degli stessi amici di Berlino. Locali come il massage-parlour Extase, un Fkk-Club (per nudisti) nel quartiere di lusso di Charlottenburg, il Club One, bordello nella zona povera di Wedding erano i suoi luoghi di lavoro. E anche trasferte regolari, a Monaco e Friburgo. Quattro anni di vita orizzontale raccontati in Fucking Berlin. Momenti tristi e difficili, violenze, ma anche tenerezze e complicità con le ragazze, colleghe, che incontrava durante le notti. E una miniera di storie.

STORIE - Per esempio, il frequentatore regolare che, colpito da infarto, la fa avvertire dalla moglie. Il cliente che entra nel bordello per una quickie (40 euro) mentre la moglie cerca parcheggio. Il giovane padre di famiglia che spinge il passeggino di giorno e la visita di notte. L’anziano che la cerca solo per toccarla. Un’autobiografia erotica, insomma, nella Berlino giovane e disinibita, dove la prostituzione (come in tutta la Germania) non è fuorilegge e le opportunità di ogni genere sono moltissime. Sonia, ormai, ha smesso il part-time da due anni, l’età del figlio avuto dal fidanzato. Le mancano un paio di esami e la tesi, poi avrà la laurea in matematica della Humboldt Universität. Soprattutto, è entrata nella classifica dei bestseller con un libro scritto direttamente in tedesco (nel 2001, quando arrivò a Berlino, non ne conosceva quasi una parola): peccato non lo possa raccontare alla mamma.
Ps. Sonia Rossi assicura che, nonostante il part-time e la precarietà, in quegli anni semiclandestini ha regolarmente pagato le tasse.

 


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