17/05/2010

Moratti: «Un successo fantastico» Mou: «Qui non mi sento a casa»

Moratti: «Un successo fantastico» Mou: «Qui non mi sento a casa»

LE DICHIARAZIONI. Il patron: «Adesso completiamo tutto». Il tecnico smentisce l'accordo col Real, ma ammette: «Dopo la finale penserò a cosa può farmi felice»

 

Moratti, festa in campo a Siena (Ansa)

MILANO - Scudetto all'Inter, onore alla Roma. I nerazzurri conquistano il diciottesimo titolo, grazie alla vittoria sul Siena per 1 a 0. Inutile il successo dei giallorossi sul campo del Chievo per 2 a 0.Massimo MorattiJosé Mourinho. Il tecnico smentisce ogni accordo con il Real Madrid, ma non esclude l'ipotesi di un addio a fine stagione. Anzi. «Dopo la finale sarò egoista per uno, due, tre giorni e penserò a cosa potrà farmi felice. Non è vero che ho un piede e mezzo a Madrid. Ci penserò dopo. Durante la stagione, in alcuni momenti ho pensato che questo non era il mio habitat naturale, non era il paese per me, qui non mi sento a casa. Poi, quando è ricominciata la Champions, è arrivato il momento di giocare e non c'era spazio per pensare. Adesso sono pronto a dare tutto in una settimana storica per l'Inter. Penso soprattutto all'Inter, ai giocatori, ai tifosi. Dopo la finale, andrò in vacanza e mi prenderò qualche giorno per me stesso». Lo "Special One", in ogni caso, si gode il successo in campionato: «Ha vinto la squadra migliore. Abbiamo dimostrato in questa stagione di essere i più forti d'Italia e per questo abbiamo vinto. Il nostro è un successo meritato. Vincere all’ultima giornata? È un'esperienza nuova che non voglio ripetere. Vincere campionato e Coppa Italia nella stessa stagione è fantastico. In Europa il Chelsea e il Bayern hanno fatto lo stesso. Ma soltanto uno tra noi e Bayern adesso può vincere tutto. In questo momento non ho la forza di guardare i dvd del Bayern. Ma da domani si ricomincia a lavorare». 

Ecco le dichiarazioni degli altri protagonisti:

MAICON: «È stato lo scudetto più difficile. Abbiamo lasciato un po' di punti alla fine e le altre squadre ne hanno approfittato. Ma alla fine abbiamo conquistato lo scudetto, l'abbiamo meritato perché siamo stati in testa dall'inizio del campionato. Sono contento. Adesso festeggiamo lo scudetto, domani riposiamo e poi ci prepariamo alla finale di sabato». 

ZANETTI: «Il primo pensiero dopo questa vittoria? La mia famiglia e i tifosi che sono venuti qui a tifare insieme a noi. Adesso festeggiamo questo quinto scudetto, ce lo meritiamo. È uno scudetto vinto contro tutto e tutti. Abbiamo messo forza in tutte le partite del campionato. Nessuno ci ha regalato niente. Però dobbiamo fare i complimenti anche alla Roma».

RANIERI: «Io posso fare i complimenti al presidente (Moratti, ndr), è da tanto che sta lottando e sta ai vertici. Complimenti di cuore perché ha fatto una squadra 'monstre' e auguro il bene in Champions League. Spero che torni una squadra italiana al top in Europa. Non posso dire 'ci ho creduto o no', avevo promesso il massimo, volevo che la mia squadra lottasse fino all'ultimo, perché l'Inter può segnare fino all'ultimo. Potevo cominciare a crederci se loro perdevano o pareggiavano negli ultimi cinque minuti, non quando la partita era all'inizio».

DE ROSSI: «Gli abbiamo dato fastidio fino all'ultimo. A differenza del passato vanno fatti i complimenti all'Inter. Dove abbiamo perso lo scudetto? Non è giusto andare fare un'analisi di questo tipo. In alcuni match siamo stati fortunati, in altri meno. Ho parlato con Francesco (Totti, ndr), ci siamo abbracciati. Se continuerà a giocare? Ci mancherebbe».

BALOTELLI: «Sono molto contento, vincere 3 scudetti è un'esperienza fantastica. Ora c'è la finale di Champions, il top del top. Dobbiamo vincere anche quella. Per sempre all'Inter? Poi vediamo, adesso sono qua per giocare la finale di Champions».
è raggiante: «Fantastico, ora speriamo di completare il tutto. Se abbiamo vinto contro tutto e contro tutti? All'Inter capita sempre.... Quanta sofferenza». Complimenti agli avversari, comunque: «Ranieri è stato bravissimo, ci ha fatto molta paura. Ha messo la Roma in condizioni di essere una grandissima squadra, e l'anno prossimo ci potremo confrontare anche a livello europeo». Mentre i nerazzurri sono in piena festa, però, arrivano le ammissioni di


09/02/2010

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

 

Scene di Panico, vomito e persino un ricovero a Napoli: la mussolini scrive a Bondi. L'associazione dei consumatori farà azioni legali per ottenere lo stop per chi ha meno di 18 anni

 

Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)
Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)

MILANO - Terrore nelle sale, gioia alla cassa. «Paranormal activity» sbarca nei cinema italiani e, a causa del suo grande successo (è al secondo posto nella classifica degli incassi in Italia questa settimana) attira nel buio della sala anche molti minori. Che ne escono terrorizzati. Causando l'ira delle associazioni dei genitori e di quelle dei consumatori per il fatto che la pellicola non sia stato vietata a chi ha meno di 18 anni. Tanto che il Codacons sta «studiando azioni legali a tutela degli spettatori minorenni del film, attualmente in programmazione nel nostro Paese».

LA NOTA - «I casi accertati di attacchi di panico e gli altri effetti psicologici registrati nei minorenni, legati alla visione della pellicola - spiega il Codacons in una nota - dimostrano chiaramente l'esigenza di vietarne la visione ad un pubblico di età inferiore ai 18 anni». «Ma c'è anche un altro scenario che potrebbe aprirsi», aggiunge il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi. «I minorenni che in questi giorni hanno subito effetti legati alla visione del film, quali attacchi di panico, tremori, vomito, stato di choc, ecc..., potrebbero richiedere il risarcimento dei danni in tribunale». L'associazione ricorda come già nel 2007, proprio grazie ad un ricorso del Codacons, il Tar del Lazio dispose che il film di Mel Gibson «Apocalypto» fosse immediatamente vietato ai minori di anni 14, allo scopo di evitare conseguenze negative per i più giovani.

LA RUSSA: «STOP AL TRAILER IN TV» - Sulla vicenda si è espresso anche il ministro della Difesa che ha chiesto di vietare il passaggio del trailer del film in tv, almeno nelle fasce non protette e che comprendono un pubblico di minorenni. «Ho visto mio figlio che aveva paura di quello spot, di quel trailer passato in tv - ha detto Ingnazio La Russa. La tv dice tante parole, si fa un gran parlare di fasce protette, di programmi e poi infilano in una fascia oraria "frequentata" da bambini 10 trailer di quel film, che poi credo facciano più paura del film stesso».

MUSSOLINI - Anche Alessandra Mussolini, presidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, lancia in una nota «un allarme al ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi» sul film. L’esponente del Pdl spiega infatti che si tratta di un «film ad alto contenuto ansiogeno e non vietato ai minori, che sta provocando numerosi casi di attacchi di panico e di problemi psicologici tra i giovani».

I CASI - Certo una pubblicità migliore di questa «Paranormal acttivity» non se la poteva aspettare. Un film del terrore che fa veramente paura, di questi tempi, è merce rara. Ma cosa è successo veramente in questi giorni nelle sale italiane? Le cronache raccontano di gente che lascia la sala e addirittura di una ragazzina ricoverata a Napoli. «Sabato notte - riferisce un infermiere del 118 partenopeo - si sono verificati diversi episodi di attacchi di panico durati più di mezzora, cosa insolita in questi casi, e talora neanche l'arrivo dell'ambulanza è servito a calmare i soggetti colpiti da crisi. Altri spettatori sono stati colpiti da vomito e da tremore. Il caso più grave quello di una ragazzina di 14 anni che, in evidente stato catatonico, è stata portata in ospedale».
Una cosa però è certa. La polemica manderà ancora più gente nelle sale. E il film, che, costato 15.000 dollari (circa 11.000 euro), ha incassato solo negli Usa 48 milioni di dollari (oltre 35 milioni di euro), promette di continuare a fare ottimi risultati al botteghino anche nel nostro Paese.

Redazione online


09/12/2009

Arrivano le prime dita bioniche

Arrivano le prime dita bioniche

 

Impiantate con successo a una donna spagnola. Che ora può di nuovo afferrare gli oggetti e sfogliare le pagine

 

Maria Antonia Iglesias è un ex-pianista spagnola a cui nel 2003, in seguito ad una grave infezione, erano state amputate tutte le dita della mano destra e rimossa completamente la mano sinistra. La signora aveva dovuto non solo rinunciare alla sua passione per il pianoforte, ma anche alla possibilità di compiere i più banali gesti quotidiani, come afferrare un bicchiere o sfogliare le pagine di un libro.

DITA ARTIFICIALI – Di recente, però, la signora Iglesias ha ricominciato a leggere i giornali e a svolgere gli altri gesti che prima le erano proibiti. È infatti una delle prime pazienti ad utilizzare ProDigits, le dita artificiali realizzate dalla società inglese Touch Bionics. La protesi si presenta come un guanto personalizzato che può essere indossato su qualsiasi mano: all'interno sono installati sensori mioelettrici che percepiscono la tensione generata dai muscoli del braccio e la trasformano in movimento.

BENEFICI – La signora Iglesias ha ora ripreso anche ad esercitarsi con il pianoforte. «Sono davvero contenta di aver aderito a questo progetto, per me si tratta di un sogno che si realizza», ha dichiarato al Times. La protesi permette infatti di raccogliere oggetti di piccole dimensioni, come pure di afferrare una penna e scrivere con precisione.

COSTI - A seconda della tipologia scelta, il guanto bionico può costare tra i 38mila e i 50mila euro. Per ora si tratta di una tecnologia proprietaria, ma la compagnia inglese intende proporla anche ai servizi sanitari pubblici. Si calcola infatti che solo in Europa ci sono 52 mila persone che hanno subito un'amputazione parziale o totale delle dita. E la cifra sale a 1,2 milioni di individui nel mondo.

PROSTETICA - Si allarga così il fronte delle applicazioni prostetiche hi-tech che permettono ai diversamente abili di tornare a compiere normali gesti. Touch Bionics ha già realizzato una mano bionica che sembra funzionare a tutti gli effetti. Resta però il problema dei costi, non proprio alla portata di chiunque soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. È per questo che all'Università di Stanford stanno lavorando ad una gamba artificiale che costa solo 20 dollari. Potrebbe permettere a migliaia di vittime di guerra di poter tornare a camminare.

Nicola Bruno


22/06/2009

Le donne vincono la sfida A San Siro 55mila fan

Le donne vincono la sfida A San Siro 55mila fan

 

La Gelmini critica la Rai: occasione persa. Successo del maxiconcerto voluto dalla Pausini che ha riunito 41 cantanti: 1,5 milioni di euro per i terremotati

 

 

MILANO - Chi pensava che le grandi emo­zioni sarebbero arrivate solo dalle 20 in poi si è sbagliato di grosso. Certo, a quell’ora ciascu­no dei 55 mila che erano ieri a San Siro ha avuto la pelle d’oca. Fiorella Mannoia e Laura Pausini, madrine della manifestazione pro Abruzzo con Giorgia, Elisa e Gianna Nannini, hanno intonato «E penso a te». Il primo dei tanti duetti della serata. Ma la festa era comin­ciata nel primo pomeriggio. Sin dall’inizio lo stadio è stato preso d’assalto. Alle 16.15 prato, primo e secondo anello erano già pieni. Alla prova della solidarietà, insomma, Milano ha risposto meglio di Roma...

«Amiche per l'Abruzzo»: da sinistra Consoli, Elisa, Mannoia, Pausini e Giorgia (Bettolini)
«Amiche per l'Abruzzo»: da sinistra Consoli, Elisa, Mannoia, Pausini e Giorgia (Bettolini)

Quando Jo Squillo ha cantato «Siamo don­ne» i cori sono esplosi. Manco stesse cantan­do Vasco. Ad aprire era stata Antonella Rug­giero pochi minuti prima. «Abbiamo raccol­to 1 milione e mezzo di euro», gongola Rober­to De Luca, l’organizzatore che ha messo in piedi la maratona. Nel pomeriggio sono pas­sate tutte su quel palco (in totale 41). Piccola cronaca. Bene Malika Ayane, voce su cui investire, con quattro ironici balleri­ni- tennisti, gran successo per le star anni Ot­tanta come Ivana Spagna e Donatella Rettore (però i due chirurghi estetici sarebbero da de­nuncia) e per le più recenti come Alessandra Amoroso di «Amici«, platea indifferente a Giusy Ferreri (non ha fatto le sue hit «Non ti scordar mai di me» e «Novembre»), qualche fischio per Anna Oxa (incomprensibile la scel­ta di un pezzo come «Processo a me stessa» e il riarrangiamento di «Ti lascerò») e secondo l’agenzia Agi anche al ministro Maria Stella Gelmini, apparsa in un video con i bimbi del­la scuola che verrà ricostruita con i fondi, sot­to controllo di un comitato di garanti con la supervisione di Pubblicità Progresso. Che per l’80% andranno appunto alle elementari De Amicis e per il restante 20% alla onlus Aiutia­moli a vivere che si occuperà di assistenza e comprerà case di legno per gli sfollati.

C’erano anche altre donne sul palco: le de­ejay dei network privati che hanno trasmesso la diretta dell’ultima parte (e da oggi su molti dei loro siti c’è la versione integrale). Manca­va la Rai. «Spiace constatarlo. Un’occasione perduta», sottolinea la Gelmini. Fin qui la prima parte dello spettacolo. «Oggi ho già pianto di gioia sei-sette volte. Sono stata a San Siro due anni fa, ma questa sera sono più felice», dice la Pau nel backsta­ge. Aggiunge: «Questo concerto significa uni­tà e gioco di squadra. Di noi cantanti e di tutti quelli, protezione civile e volontari che stan­no in Abruzzo». Ed eccolo il gioco di squadra. Irene Grandi accompagnata da Syria, Dolcenera e Noemi. Quindi Carmen Consoli al basso, Marina Rei alla batteria, Paola Turci alla chitarra e Nada danno vita a una band speciale. Arrivano i pezzi pregiati. E sono duetti su duetti. Parte Fiorella Mannoia. La classe non è acqua. Quando arriva il momento di «Quello che le donne non dicono» si aggiungono Pausini, Elisa, Giorgia e Consoli. Applausi. Tocca a Giorgia. Altro che lady sofisticata da teatri, la sua voce riempie lo stadio. I suoi duetti sono con Laura su «Gocce di memoria» ed Elisa su «E poi».

Elisa dà una sferzata elettrica. Con l’arrivo della Nannini per «Gli ostacoli del cuore» la potenza è al quadrato. La futura mamma chiu­de con «Luce» assieme a Pausini e Grandi. Il turno di Laura fa salire ancora di più l’emozio­ne con un’infilata di successi da paura: «Tra te e il mare» (con Elisa), «Io canto», «Invece no», «Primavera in anticipo» (con Giorgia), «E ritorno da te», «Come se non fosse mai stato amore» e «La solitudine»(con Nanni­ni). Gianna trascina tutti verso il finale rock: chiama Giorgia («Come saprei») e Laura («Sei nell’anima»), fa esplodere lo stadio con «Fotoromanza» e «Bello e impossibile». C’è anche l’inedita «Donna d’Onna», brano che lei ha scritto per l’evento, cantato da tutte le madrine. A quel punto tutti a letto, ma non prima di godersi «Il mio canto libero» con le 41 assieme sul palco.

 

 

Andrea Laffranchi


07/05/2009

Nutella meglio anche di Ikea Ferrero è il marchio più affidabile

Nutella meglio anche di Ikea Ferrero è il marchio più affidabile

 

Il risultato dell'inchiesta annuale del Reputation Institute. Il gruppo di Alba: «Il riconoscimento è anche un successo dell'industria italiana nel mondo»

 

Il prodotto più famoso della Ferrero (Ansa)
Il prodotto più famoso della Ferrero (Ansa)

ROMA - La Ferrero è la società il cui marchio ha la migliore reputazione e affidabilità al mondo. È il risultato dell'inchiesta annuale del Reputation Institute sui marchi globali. Il gruppo di Alba (Cn) è salito dal quarto posto al gradino più alto del podio, lasciando dietro colossi come Ikea e Johnson & Johnson. La società ha ottenuto un indice di 85,17 su un totale di 100, oltre un punto sopra la svedese Ikea, il re dell'arredamento low cost. E, sottolinea la rivista specializzata Forbes, «una differenza superiore a mezzo punto è considerata notevole».

GRATIFICATI - «Il Gruppo Ferrero è fortemente gratificato dall'esito dello studio», commenta l'azienda. Un riconoscimento che la «riempie di orgoglio» e «uno straordinario tributo a tutti i collaboratori di Ferrero». Un risultato che «è frutto di una cultura aziendale che ha sempre prestato la massima attenzione alla valorizzazione delle risorse umane, oltreché grande sensibilità ai temi di responsabilità sociale». Una politica «pienamente nella continuità delle linee guida volute dal fondatore del Gruppo, Michele Ferrero. Il riconoscimento - sottolineano ancora alla Ferrero - «è anche un successo dell'industria italiana nel mondo».

RICERCA - L'indice del Reputation Institute è costruito su criteri quali la fiducia, l'ammirazione, il rispetto e la stima, oltre che su innovazione, governance e la qualità della performance. Ferrero ha costruito il primato sulla forza dei propri prodotti, più che sull'innovazione, dove è preceduta da Nintendo, o della leadership di mercato, dove cede il passo all'Ikea. La ricerca è stata condotta intervistando più di 60 mila persone in 32 Paesi, al fine di misurare la percezione che hanno i consumatori di oltre mille società di tutto il mondo. Fra queste è stata stilata una lista delle prime duecento società, all'interno delle quali, oltre la Ferrero, sono presenti anche Pirelli al 90° posto, Eni al 117° e la Coop al 120°, sopra marchi di spicco come Sony, Fuji e Nestlé. Fra i settori che hanno sofferto maggiormente, ci sono le banche e le istituzioni finanziarie, trascinate al ribasso dalla crisi. Scalano importanti posizioni in classifica le società cinesi, con la banca Icbc e China Telecom che mettono a segno i maggiori rialzi rispetto allo scorso anno.


28/04/2009

Telefonia, inizia l'era del «Facefonino»

Telefonia, inizia l'era del «Facefonino»

 

Migliaia di adesioni dei fan e apparecchi esauriti in un pomeriggio. Vodafone e «3» lanciano Internet sul cellulare partendo da Facebook: offerte mirate e device ad hoc

 

L'Inq1, il telefonino di «3» con Facebook integrato
L'Inq1, il telefonino di «3» con Facebook integrato

MILANO — Internet sempre in tasca, 24 ore su 24. E un solo click per entrare in Facebook, aggiornare il proprio status, in­serire nuove foto sul profilo. Quella che è già una realtà per i possessori di smartphone o i ti­tolari di contratti aziendali di­venta ora alla portata di tutti, grazie a piani tariffari agevolati e a cellulari da meno di cento euro che riescono a garantire una parte significativa delle funzionalità degli apparecchi più sofisticati (e costosi). Insomma, il web mobile diventa sempre più low cost.

INTERNET IN TASCA - Vodafone e 3 hanno lanciato quasi in contemporanea due iniziative che puntano soprattutto su quella che negli anni scorsi era stata definita la «generazione del pollice», quella dei giovani più avvezzi all'utilizzo di sms, al punto che quella che inizialmente era considerata una funzione accessoria dei telefoni nel giro di pochi anni un business redditizio al pari del traffico voce. Ma i tempi sono cambiati e la nuova moda adesso è il social network, l'agorà virtuale. Le nuove generazioni vivono perennemente in community e non è un caso che la nuova carta che compagnie telefoniche hanno deciso di giocarsi sia proprio quella di Facebook, il «sesto continente», la più estesa tra le comunità telematiche. Partono da lì, dal desiderio - per alcuni una vera e propria esigenza - di stare sempre in contatto con il resto del (loro) mondo.

La pagina del Vodafone Social Network su Facebook
La pagina del Vodafone Social Network su Facebook

OFFERTA SOCIAL NETWORK - Ed è proprio dall'interno delll'ambiente Facebook che è possibile attivare la nuova promozione Vodafone, la «Mobi­le internet Facebook Edition», una tariffa flat che a 2 euro alla settimana permette di navigare da cellulare senza limiti di tem­po e di volume dati. Per usufruirne è necessario essere titolari, oltre che di un utenza Vodafone, anche di un proprio profilo Facebook. Niente negozio e niente call center: per fare partire la nuova opzione si parte direttamente dalla pagina fb del Voda­fone Social Network, che da gio­vedì scorso — giorno del debutto —, ha raccolto l'adesione di oltre 22 mila fan. Questi ultimi non sono da considerare automa­ticamente dei nuovi utenti del servizio , ma Vittorio Veltroni, direttore Vodafone Internet Services di Vodafone Italia, parla di «un altissimo tasso di redemption», ovvero di un ritorno in termini di contratti sottoscritti «davvero molto soddisfacente», anche se ancora non vengono ancora diffusi numeri ufficiali.

Mark Zuckerman, fondatore di Facebook, con l'Inq1
Mark Zuckerman, fondatore di Facebook, con l'Inq1

COMMUNITY SUL MONITOR - Sono invece stati più di mille in un solo pomeriggio coloro che lunedì hanno acquistato un Inq1, quello che la «3 Italia» ha già ribattezzato il «social mobile», ovvero un telefonino progettato apposita­mente per l’accesso ai social network. Molti negozi hanno subito esaurito le loro forniture. La particolarità del nuovo device? Oltre al prezzo, il fatto che questo apparecchio nasce proprio come interfaccia tra l'utente e la sua community: un unico passaggio è sufficiente per accedere alla ho­me del proprio profilo Face­book e anche al di fuori della na­vigazione il display riporta in tempo reale gli aggiornamenti che i propri amici hanno effet­tuato o le richieste e le notifi­che ricevute. L’Inq1, prodotto dalla Inq Mobile del gruppo Hutchinson Whampoa, permette anche di effettuare chiamate via Skype e di chattare illimitatamente con Windows live messenger. Co­sta 99 euro oppure si può avere in comodato d’uso a 10 euro al mese. Fino alla fine dell’anno gli utenti potranno navigare fi­no a 3 gigabyte al mese gratuita­mente; dal gennaio 2010 il ser­vizio, che comprende anche la chat illimitata e 10 ore di chia­mate Skype-to-Skype al giorno, costerà 5 euro al mese.

WEB MOBILE MA LOW COST - Di offerte flat per la navigazione via cellulare ne esistono diverse e sia Vodafone sia «3 Italia» le hanno da tempo messe in campo. La novità sta però proprio nel puntare su Facebook, nel rivolgersi ad un pubblico particolare, un target più che mirato. «Chiunque può navigare con un I-phone, un Blackberry o uno smartphone di ultima generazione - fa notare ancora Vittorio Veltroni -, ma l'obiettivo era estendere su vasta scala, anche e soprattutto tra coloro che dispondono di un telefono non particolarmente sofisticato perché non se lo possono permettere, la possiblità di accedere senza limiti ad alcuni servizi del web, tra cui appunto la gestione e la fruizione dei social network». La «3», che ai possessori di altri apparecchi offre opzioni come la «Naviga 3», ha pensato invece di integrare servizio, software e hardware in un unico apparecchio dedicato che tuttavia, a differenza dei telefoni naturalmente preposti alla navigazione - gli smartphone appunto - avrà un costo decisamente più accessibile. «Inq1 ha le stesse caratteristiche che hanno reso Facebook un fenomeno travolgente e costituisce un formidabile aggregatore di servizi di comunicazione, dall'email all'upload di foto all'instant managing - dice Vincenzo Novari, amministratore delegato di «3 Italia» -. E consente un'efficace organizzazione della propria vita di relazione, mettendo a frutto uno schermo, quello del cellulare, che è il più personale e privato».

LE ALTRE OFFERTE - Anche le altre compagnie telefoniche, pur non sfruttando direttamente l'onda lunga di Facebook (almeno per ora), hanno inserito tariffe ad hoc per la navigazione nei propri piani tariffari: le opzioni Mega 10 ore e Mega 1500 di Wind (la prima a due euro per dieci ore di navigazione al mese, la seconda per avere con 8 euro al mese l'equivalente di 1500 euro di traffico dati); Maxi Alice Week o Maxi Dream 10 di Tim (la prima per navigare fino a un massimo di 100 Mb al prezzo di due euro la settimana; la seconda, per i possessori dello smartphone Dream, per avere a 10 euro al mese 50 Bb al giorno di traffico dati). L’era dell’accesso teorizzata da Jeremy Rifkin negli anni Novanta, agli albori della new economy, diventa insomma sempre più a portata di mano. E questa volta nel senso letterale del termine.

Alessandro Sala


17/04/2009

L'hi tech diventa una cosa semplice

L'hi tech diventa una cosa semplice

 

La nuova sfida tra le aziende. La facilità di utilizzo dei prodotti tecnologici è la strategia per cercare di uscire dalla crisi

 

(Ap)
(Ap)

Nell’hi-tech, la semplicità può essere la chiave del successo: tanto più se abbinata a un prezzo modico, e tanto più se proposta nel clima della recessione. L’ultimo esempio arriva dal Giappone ma riguarda, al momento, solo il mercato americano: ed è la scelta della Sony di puntare su una camcorder semplicissima ed economica (costa meno di 200 dollari), piuttosto che sugli “effetti speciali”.

La Webbie serve infatti a registrare videoclip da mettere su Internet ed è la risposta Sony al successo delle mini-videocamere a basso costo come Flip, la più venduta negli Stati Uniti. Per Sony, la cui cultura aziendale è legata al binomio qualità-prestazioni – commenta il Wall Street Journal – si tratta di una svolta. Ma il mercato della tecnologia offre molti esempi di semplicità come fattore di successo. La prima azienda a incorporare la parola semplicità nel proprio marchio è stata Philips, con il pay-off “sense and simplicity”. Non sempre la promessa è stata mantenuta: i manuali di istruzione per esempio restano ancora complicati. Ma sicuramente la multinazionale olandese ha fatto passi da gigante, anche grazie al lavoro di manager e designer italiani al suo vertice. E proprio nel design dei televisori, Philips ha lanciato una sfida decisiva che ha condizionato gli avversari, da Sharp a Samsung a Lg, alzando la qualità generale dei prodotti.

Una breve ricognizione tra i best-seller mostra che la facilità d’uso è la principale chiave di successo dei prodotti di svolta. Se Philips è stata la prima a parlare di semplicità, Apple è stata la prima a praticarla. Sicuramente non da oggi, ma certo iPod e iPhone sono gli esempi recenti più appropriati. La valanga di imitatori-competitori che ha cercato di addentare la mela di Steve Jobs testimonia il successo di un approccio all’inizio elitario, diventato poi di massa. Il mondo Blackberry e Palm è un altro esempio di semplicità di successo.

Prodotti facili da usare, anche da parte di un pubblico non giovane, oggetti che rispondono a bisogni comunicativi essenziali. I telefonini Nokia sono un altro esempio: qui in particolare c’è uno stile finnico che risale alla cultura di Alvar Aalto, una decifrabilità delle funzioni capace di fidelizzare il pubblico. Nel progettare prodotti belli e facili da usare, il design ha un ruolo essenziale. Design in senso lato e profondo, perché i prodotti di maggior successo sono figli di team multidisciplinari in cui lavorano fianco a fianco designer veri e propri, psicologi, sociologi, antropologi.

Ottenere la semplicità è una faccenda terribilmente complicata. Come dimostra il caso di Kindle 2, il libro elettronico di Amazon su cui già oggi in America si può leggere il corriere.it. Negli anni scorsi fior di esperti ci ha spiegato che l’e-book non sarebbe mai nato o sarebbe morto giovane. Si sbagliavano. Kindle 2 è un successo che tappa molte autorevoli bocche. Ha un prezzo interessante (359 dollari), è un bell’oggetto, ben retroilluminato e conta già su una library di 200 mila titoli. Purtroppo non è ancora disponibile in Italia, ma lo sarà l’anno prossimo. Conclusione: forse suonerà cinico, ma la crisi economica può servire da stimolo alle aziende a orientarsi verso prodotti più utili, facili ed economici. Capaci di conquistare anche il pubblico dei tecnologicamente illetterati. Dei meno giovani. Su questa strada l’ostacolo più grosso resta quello della distribuzione, perché troppo spesso prodotti anche eccellenti sono venduti male, malissimo. Da una rete che sa parlare soltanto con chi già sa. Le catene più efficienti lo hanno capito: il problema, oggi, è conquistare anche gli altri.

Edoardo Segantini