06/03/2012

Canada, un medico legale risolve il mistero dei piedi mozzati trovati sulle spiagge

Canada, un medico legale risolve il mistero dei piedi mozzati trovati sulle spiagge

BRITISH COLUMBIA. Nella baia di Vancouver una serie di macabri ritrovamenti negli anni: potrebbero essere di donne e uomini morti suicidi

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04/01/2012

È lo Stato il vero evasore: deve 90 miliardi alle imprese

È lo Stato il vero evasore: deve 90 miliardi alle imprese

La pubblica amministrazione lascia a secco i creditori: il tempo medio per i pagamenti è 186 giorni. Maglia nera alla sanità: 40 miliardi il debito complessivo.

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29/12/2009

Mottaki: «Pugno in bocca a Londra»

Mottaki: «Pugno in bocca a Londra»

 

Teheran accusa Paesi esteri per i disordini, in particolare la Gran Bretagna. Il ministro degli esteri: «La Gran Bretagna non interferisca». Arrestata la sorella del Nobel Ebadi

 

TEHERAN - Non sono solo le proteste interne a non piacere al governo iraniano, che adesso se la prende anche con le critiche al suo operato che vengono mosse da più fronti internazionali. Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, secondo quanto ha riferito l'agenzia Isna, ha detto oggi che se la Gran Bretagna non cesserà di parlare contro la repressione delle proteste in Iran, «riceverà un pugno in bocca». Ieri il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha definito molto «preoccupante» la «mancanza di autocontrollo» mostrata dalle forze dell'ordine iraniane negli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura, con un bilancio di almeno otto morti e decine di feriti. Ma anche diversi altri Paesi europei hanno espresso la stessa posizione. «Le dichiarazioni di certe autorità straniere - ha affermato Mottaki - mostrano le cose vergognose che hanno fatto. Fino ad ora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara». Dall'inizio delle proteste di piazza seguite alle elezioni presidenziali del 12 giugno, Mottaki ha affermato che il tutto era conseguenza di un complotto di Londra. Nessuna parola, invece, contro l'amministrazione americana, nonostante la presa di posizione di Obama che dalle Hawaii lunedì sera ha criticato il governo di Teheran.

«FOMENTANO LE PROTESTE» - Il portavoce di Mottaki, Ramin Mehmanparast, poco prima aveva invece ha accusato alcuni Paesi stranieri di fomentare le proteste degli ultimi giorni, annunciando l'apertura di un'inchiesta. «Sarà convocato al ministero degli Esteri l'ambasciatore britannico - aveva annunciato - per esprimergli la nostra contrarietà all'ingerenza del suo Paese negli affari interni dell'Iran». Il portavoce ha precisato che diversi giornalisti sono stati arrestati «per aver agito illegalmente», tra questi il giornalista siriano Reza al-Basha, inviato di Dubai Tv. Inoltre i guardiani della rivoluzione hanno diramato un comunicato per segnalare che i media occidentali distorcono le notizie per causare un rovesciamento del governo di Ahmadinejad.

MANIFESTAZIONE ANTI-MOUSAVI - I sostenitori dell'esecutivo, in ogni caso, scenderanno in piazza mercoledì pomeriggio (le 12,30 in Italia) per una manifestazione che punta a condannare il movimento riformista accusato di avere offeso la memoria dell'imam Hussein, celebrato domenica in occasione della Ashura, quando la protesta antigovernativa è esplosa in tutto il paese. Per gli organizzatori della manifestazione di domani, il 'movimento verdè avrebbe inoltre offeso la Guida Suprema della repubblica, l'ayatollah Ali Khamenei. La manifestazione è organizzata dall'Associazione Islamica dei commercianti, dal Centro nazionale responsabile delle moschee e dall'Istituto della propaganda islamica. Il sito 'Javan', vicino ai pasdaran, invita i sostenitori del governo a riunirsi dopo la manifestazione di fronte alla casa del leader riformista Mir-Hossein Mousavi a Teheran, al fine di chiedere pubblicamente il suo arresto in quanto traditore dei principi della repubblica islamica.

Shirin Ebadi
Shirin Ebadi

«MIRAVANO A ME» - Intanto, il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, che ricevette il premio nel 2003, ha reso noto che sua sorella è stata fermata dai servizi segreti iraniani, precisando che tre uomini e una donna si sono presentati lunedì sera presso la sua abitazione a Teheran. Dopo una perquisizione dell'edificio, hanno prelevato la 47enne docente di medicina Nushin Ebadi e sequestrato il suo computer. «L'hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro», ha detto Shirin Ebadi, avvocatessa e attivista per i diritti umani. «Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta», ha aggiunto.

ATTO ILLEGALE - Il premio Nobel ha aggiunto che due mesi fa la sorella era stata convocata dagli apparati di sicurezza. «In quella occasione le è stato detto che doveva convincermi a cessare le mie attività in difesa dei diritti umani, altrimenti sarebbe stata arrestata». Shirin Ebadi è all'estero per sicurezza dalle elezioni presidenziali dello scorso giugno «L'arresto di mia sorella è un atto illegale. Il Paese ha bisogno ora di calma più che in qualsiasi altro momento e questo può essere ottenuto solo rispettando la legge. Ogni atto illegale avrà conseguenze negative».


25/10/2009

Due autobombe a Bagdad, è strage

Due autobombe a Bagdad, è strage

 

IRAQ: il bilancio provvisorio è di oltre sessanta morti e 160 feriti. Attentatori suicidi in azione vicino alla sede del governatorato provinciale e del ministero della Giustizia

 

Scene di distruzione dopo il duplice attentato a Bagdad (Ap)

Almeno 40 persone hanno perso la vita e 75 sono rimaste ferite quando due autobombe, guidate da attentatori suicidi, sono esplose, domenica mattina, vicino alla sede del governat0rat0 provinciale e del ministero della Giustizia nel centro di Bagdad. Lo ha reso noto la polizia irachena. Le due forti esplosioni hanno fatto tremare gli edifici e una colonna di fumo si è levata nell'area. Le due esplosioni sono avvenute in rapida successione attorno alle 10.30 locali. Ne è seguita una sparatoria, secondo quanto riferito dal sito della Bbc. I due edifici governativi si trovano nella Zona verde della capitale irachena, sede di numerosi edifici ministeriali.

ATTENTATO GRAVISSIMO - «Eravamo a poche miglia dal luogo dell'esplosione, ma ne abbiamo potuto sentire l'effetto» ha detto il corrispondente della Bbc a Baghdad, Gabriel Gatehouse. Quello di oggi è il più grave attentato a Baghdad dal 19 agosto scorso (sesto anniversario dell'attacco in cui morì l'inviato speciale dell'Onu Sergio Vieira de Mello), quando due camion bomba lanciati contro i ministeri delle finanze e degli esteri fecero 95 morti ed oltre 550 feriti.


02/10/2009

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

L'allarme degli agenti penitenziari: «Il carcere ci sta uccidendo, aiutateci»

 

La denuncia di Eugenio Sarno dopo l'ennesimo suicidio di un poliziotto delle carceri: situazione disperata, «ci offende il silenzio delle istituzioni»

 

Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre
Agenti di polizia penitenziaria nella manifestazione davanti a Montecitorio del 22 settembre

ROMA - «Tre suicidi in appena cinque giorni. Quattordici in poco meno di due anni. Non si tratta di coincidenze, ma di concreti segnali del profondo malessere dei poliziotti penitenziari sempre più depressi e arrabbiati per le condizioni in cui sono costretti ad operare. È una vera e propria emergenza». Eugenio Sarno, Segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, è sconvolto dalla notizia che l’agente di polizia penitenziaria Domenico Apicella, 48enne di Serre di Salerno, ha prima ucciso entrambi i genitori ed il cane e poi si è tolto la vita.

I MORTI - Domenica scorsa un assistente capo a Monza si è tolto la vita in caserma. Lo stesso giorno, anche l'omicidio-suicidio di un ex ispettore appena andato in pensione a Venezia. Uomini che condividevano un lavoro stressante e svolto in condizioni quasi di emergenza. «Apicella lo conoscevo personalmente – racconta il sindacalista –. Era un uomo tranquillo che svolgeva il suo lavoro nel carcere di Eboli, uno di quelli in cui la situazione non è nemmeno disperata. Per questo sono scosso e arrabbiato: abbiamo più volte lanciato l’allarme, anche con una manifestazione lo scorso 22 settembre davanti a Montecitorio. Il ruolo di Cassandra non ci fa piacere soprattutto quando si tratta di vite umane. E il silenzio del ministro Alfano ci offende e ci indigna».

LE CIFRE - Sono i numeri ad ancorare le parole. Nelle carceri italiane vivono, o meglio sopravvivono, circa 64.700 detenuti: le strutture, infatti, ne potrebbero contenere solo 43.218. A vigilare su di loro, solo 38.500 divise, cinquemila in meno di quanto sarebbe necessario: «Il risultato – spiega Sarno - è che se va bene, un agente ha la responsabilità di 80-100 detenuti. Se va male, invece, e soprattutto la notte, deve controllare due o tre padiglioni, ovvero dalle 200 alle 450 persone». I dati nel Lazio «raggiungono il paradosso». L’organico nella nostra regione arriva a 5.166 unità, a fronte di un numero previsto di 4136. «Un esubero apparente – aggiunge il segretario - perché negli istituti di vigilanza lavorano solo 3.327 persone. Ne mancano all’appello 1.839 che sono impiegati nei palazzi del potere. Noi valutiamo che almeno 700 di loro facciano gli acchiappamosche, i reggiombrelli o i camerieri nei corridoi ministeriali. La politica dovrebbe riportarli subito al loro servizio nelle carceri».

LE CARCERI - Nelle carceri, appunto, dove «l’ambiente è fetido, le strutture fatiscenti sovraffollate oltre ogni immaginazione e la sopraffazione impera – denuncia Sarno -. Se il detenuto sta bene, sta bene anche l’agente. Ciò che vediamo nelle carceri ogni giorno ci affligge. Il sistema penitenziario sta trasformando la pena in supplizio e il lavoro in tortura». Di fronte a tutto ciò, i lavoratori tornano a chiedere impegni concreti. «Siamo stanchi delle promesse vuote mentre la gente si ammazza ed ammazza – conclude Sarno -. Ionta ed Alfano diano un segno della, loro presenza e si dimostrino capaci di individuare soluzioni immediate. Altrimenti ne traggano le conseguenze e rimettano i rispettivi mandati».

Carlotta De Leo


15/07/2009

Grecia, la polizia evita 17 suicidi annunciati in Rete

Grecia, la polizia evita 17 suicidi annunciati in Rete

 

Controllate da aprile le chat in cui 17 persone, tra cui 9 minori, annunciavano l'intenzione di togliersi la vita, gli agenti hanno informato le famiglie, evitando esito fatale della vicenda


ATENE - La polizia greca ha evitato i suicidi annunciati in Rete di diciassette giovani, depressi per mancanza di lavoro, ragioni sentimentali e isolamento. L'unità contro i crimini elettronici della polizia ateniese ha reso noto di avere seguito dallo scorso aprile le chat su Internet dei giovani, tutti greci (tra cui nove minorenni) tranne uno, un finlandese, nelle quali i ragazzi parlavano dei loro problemi rivelando un profondo stato di depressione e annunciavano l'intenzione di togliersi la vita.

INFORMATE LE FAMIGLIE - Gli agenti hanno allora informato le famiglie sulle intenzioni dei ragazzi ad Atene e altre località del paese, al fine di evitare un esito fatale delle vicende. Per il giovane finlandese è stata avvertita l'Interpol. Nei mesi scorsi era stata l'unità per i crimini elettronici di Salonicco ad intervenire per sventare diversi altri casi di potenziali suicidi annunciati su Internet.