11/12/2010

Cancun, mezza vittoria al vertice Onu

Cancun, mezza vittoria al vertice Onu

Creato un fondo da 100 miliardi di dollari per facilitare il passaggio a tecnologie pulite. Il summit sul clima si chiude con un atto che va oltre Kyoto, ma senza impegni vincolanti. La Bolivia non ci sta

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10/11/2010

G20 a Seul su finanza e crisi. Ma tra i Grandi non c'è intesa

G20 a Seul su finanza e crisi. Ma tra i Grandi non c'è intesa

Cameron alla Cina: «Collabori per riequilibrare L'economia mondiale». Il Comitato di Presidenza: «Ogni Paese è rimasto sulla sua posizione originale»

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21/09/2010

Sarkozy all'Onu: «Tassiamo tutte le transazioni finanziarie del mondo»

Sarkozy all'Onu: «Tassiamo tutte le transazioni finanziarie del mondo»

Apertura del summit «millenium goals»: 8 obiettivi per l'umanità entro il 2015. Il presidente francese: «Servono fonti di finanziamento per la lotta contro la povertà e le pandemie»

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08/04/2010

Riduzione nucleare, Obama e Medvedev a Praga per il nuovo Trattato Start

Riduzione nucleare, Obama e Medvedev a Praga per il nuovo Trattato Start

Usa-Russia. Il testo prevede la riduzione, entro sette anni, delle testate strategiche a un numero inferiore a 1.550 per Paese

 

Obama saluta appena sceso dall'Air Force One atterrato a Praga (Ap)
Obama saluta appena sceso dall'Air Force One atterrato a Praga (Ap)

PRAGA - Il presidente americano Barack Obama è a Praga. Il leader della Casa Bianca è giunto nella capitale della Repubblica ceca per la storica firma del nuovo Trattato Start con il presidente russo Dmytri Medvedev. Barack Obama e Dmitry Medvedev firmeranno al Castello di Praga, nella Sala Spagnola, il Nuovo Start, il trattato per la riduzione delle armi strategiche che sostituisce lo Start 1 scaduto lo scorso 5 dicembre, aprendo la strada fra l'altro anche all'avvio di negoziati per la riduzione delle armi nucleari tattiche.

IL TESTO - Il trattato prevede la riduzione, che dovrà avvenire entro sette anni dalla sua ratifica, delle testate strategiche a un numero inferiore a 1.550 per Paese. I missili, i sottomarini e i bombardieri saranno ridotti a 800 e sarà introdotto un nuovo regime di ispezioni (gli ispettori americani non potranno più essere basati in modo permanente presso la base di Votkinsk, uno dei punti più difficili da negoziare, insieme all'inclusione nel preambolo di un riferimento alla difesa missilistica). Al suo arrivo a Praga, Obama, che è stato accolto dal Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, si riunirà con Medvedev. L'incontro con Medvedev - in cui oltre al programma nucleare iraniano e alla crisi a Bishkek, si parlerà anche della guerra in Afghanistan e dello scudo anti-missile- sarà diviso in due parti: alla prima sessione parteciperanno i rispettivi consiglieri, mentre nella seconda i due leader dialogheranno da soli. Al termine del loro incontro, i due presidenti firmeranno il trattato. Il presidente Usa è accompagnato da un'equipe di consiglieri, tra cui il segretario di Stato, Hillary Clinton, e il consigliere per la Sicurezza Nazionale, James Jones. Dopo la partecipazione a una colazione con il presidente ceco, Vaclav Klaus e Medvedev, Obama dovrebbe concludere la giornata a Praga con i leader dei paesi dell'est europeo, ai quali farà capire che il miglioramento delle relazioni con la Russia non avrà ripercussioni nei rapporti con loro.

LA FIRMA - La firma dell'accordo, nella stessa capitale dove un anno fa Obama illustrò per la prima volta il suo sogno di un mondo senza armi nucleari, avviene quattro giorni prima che il presidente Usa accolga a Washington un vertice sulla sicurezza nucleare al quale parteciperanno 47 Paesi e nel quale gli Usa vogliono che si adottino misure concrete per garantire la sicurezza di tutti i materiali nucleari del mondo nell'arco di quattro anni. La lotta alla proliferazione nucleare è uno dei cardini della politica estera di Obama: tra l'altro martedì il suo governo ha presentato la nuova strategia che impegna gli Usa a non fare uso di armi atomiche contro paesi che rispettino il Trattato di non proliferazione Nucleare, anche se questi Paesi dovessero utilizzare armi chimiche o batteriologiche.

Redazione online


19/12/2009

Approvato l'Accordo di Copenaghen dopo la dura opposizione del Terzo mondo

Approvato l'Accordo di Copenaghen dopo la dura opposizione del Terzo mondo

 

Ban Ki-moon: «È una prima tappa essenziale, lavoreremo perché diventi vincolante». All'intesa minimalista si erano opposte America Latina, isole del Pacifico e Africa. Sudan: «Sarà un Olocausto»

 

Un delegato cede al sonno durante la maratona notturna (Ap)

COPENAGHEN - Alla fine anche i Paesi in via di sviluppo hanno ceduto e «hanno preso nota» poco dopo le 10,30 di sabato dell'Accordo di Copenaghen, la cui intesa (senza valore vincolante) era stata raggiunta venerdì sera dal presidente americano Barack Obama e sottoscritta dal premier cinese Wen Jiabao, dal primo ministro indiano Manmohan Singh e dal presidente sudafricano Jacob Zuma. Nella dichiarazione finale saranno elencate le nazioni a favore dell'Accordo e quelle contrarie. «L'accordo è stato siglato, si tratta di una prima tappa essenziale. La tempestica non è chiara, ma faremo di tutto perché l'accordo diventi legalmente vincolante entro il 2010», ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Il vertice è stato dichiarato ufficialmente chiuso alle ore 15,28, con 21 ore e 38 minuti di ritardo rispetto a quanto stabilito in partenza.

ACCORDO - L’accordo, un documento di appena tre pagine, fissa come obiettivo il limite di riscaldamento del pianeta a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Prevede anche degli aiuti di 30 miliardi di dollari su tre anni (rispetto ai 10 inizialmente previsti) per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici, e una successiva crescita degli aiuti fino a 100 miliardi di dollari entro il 2020.

OPPOSIZIONE - Il fatto di «prendere nota» dell’accordo «dà uno statuto giuridico sufficiente per rendere l’accordo operativo senza avere bisogno dell’approvazione delle parti», ha spiegato Alden Mayer, un esperto e direttore della Union of concerned scientists. Il Terzo mondo ha ceduto anche perché, senza un accordo all'unanimità come previsto in casi simili dalle Nazioni Unite (e questo, come hanno fatto notare in molti, tra i quali il presidente francese Nicolas Sarzoky, è un grande limite perché è oggettivamente arduo mettere d'accordo gli interessi di 193 nazioni diverse), non avrebbero potuto essere attivati nemmeno i fondi compensativi. Durante la notte si era registrata la ferma opposizione del piccolo arcipelago nel Pacifico di Tuvalu (il primo Paese che ha già avuto «rifugiati climatici») e poi da una raffica di interventi contrari di nazioni latinoamericane: Venezuela, Bolivia, Cuba, Nicaragua e Costarica.

LE CRITICHE - Poco dopo le 3 di notte è arrivato il no di Jan Fry, il rappresentante di Tuvalu che già nei giorni scorsi si era distinto per aver descritto in lacrime la minaccia climatica che pesa sul suo Paese. «Avete messo trenta denari sul tavolo per farci tradire il nostro popolo, ma il nostro popolo non è in vendita», ha detto Fry. Sono seguite decine di interventi, con molte critiche per i metodi seguiti dalla presidenza danese e dal gruppo dei leader di 25-30 nazioni che ha cercato di far uscire il negoziato dalla situazione di stallo. Molto virulento, e poi molto criticato, è stato l’intervento del rappresentante del Sudan e del G77, che ha paragonato il tentativo di imporre l’accordo all’Olocausto, dicendo che condannerebbe il popolo dell’Africa all’incenerimento.

Protesta ambientalista a Copenaghen (Ap)

LA BOZZA DELLA SERATA - L’intesa fra Usa, Cina, India e Sudafrica, dopo un lungo momento d’incertezza a tarda sera era stata sottoscritta a malincuore anche l’Ue, che non aveva partecipato all’incontro quadrilaterale promosso da Obama. L'Ue aveva valutato criticamente il testo scaturitone. Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, durante una conferenza stampa convocata alle 2 di notte con il presidente di turno dell’Ue e primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, ha sostanzialmente spiegato come a quel punto sembrasse essere ormai l’unico accordo possibile, pur riconoscendo che restava al di sotto delle attese e delle ambizioni di Bruxelles. La presidenza dalla conferenza del premier danese Lars Loekke Rasmussen, nonostante le critiche iniziali, è stata poi difesa da molti altri interventi. Si discute ancora se retrocedere la proposta di accordo a un documento informativo, o se approvarlo mettendo una nota a piè di pagina con la menzione dei Paesi contrari.


18/12/2009

«Intervista esclusiva con Ban Ki-moon» Ma era un sosia del segretario dell'Onu

«Intervista esclusiva con Ban Ki-moon» Ma era un sosia del segretario dell'Onu

 

Vari lanci di agenzia: «prudentemente ottimista». poi la smentita. Disavventura di un giornalista dell'Afp all'aeroporto di Copenaghen. L'uomo è stato al gioco e ha risposto

 

 

La vicenda raccontata sul sito di «Libération»
La vicenda raccontata sul sito di «Libération»

COPENAGHEN - Pensava di avere tra le mani un'intervista in esclusiva. Dopo quattro ore ha scoperto di aver preso un'incredibile cantonata. È ciò che è capitato domenica a un giornalista dell'Afp, l'agenzia di stampa francese. Il reporter, appena sbarcato all'aeroporto di Copenaghen per seguire il summit sul clima, non poteva credere ai suoi occhi. Mentre ritirava i bagagli, ha visto nello scalo danese una persona che assomigliava moltissimo a Ban Ki-moon, il segretario generale dell'Onu. Prendendo la palla al balzo si è avvicinato e gli ha chiesto un'intervista. Peccato che si trattasse di un sosia che è stato al gioco e proprio come se fosse il segretario generale del Palazzo di Vetro ha risposto alle incalzanti domande del giornalista discettando sui problemi climatici del mondo e sull'importanza del summit internazionale.

LANCI D'AGENZIA - Dopo aver terminato l'intervista esclusiva, il giornalista ha inviato il resoconto all'agenzia francese. «Il segretario dell'Onu Ban Ki-moon si dichiara prudentemente ottimista sull’esito della conferenza, domenica al suo arrivo all’aeroporto di Copenaghen» si legge in un primo lancio d'agenzia pubblicato dall'Afp alle 14.23 di domenica. Ne sono seguiti altri sei in cui il falso Ban Ki-moon parlava in generale del summit sul clima e delle sue aspettative. Le dichiarazioni del sosia sono state riprese dai diversi siti d'informazione (come Lematin.ch) e da innumerevoli network internazionali. Alle 18.36 la doccia fredda. L'Afp pubblica un breve ma essenziale lancio d'agenzia che recita: «Per favore, annullare la nostra serie di lanci intitolati: "Clima, da Copenaghen Ban Ki-moon si dice prudentemente ottimista", "Il segretario dell'Onu ha fatto sapere di essere ancora a New York"». Come hanno potuto appurare in seguito i giornalisti presenti al summit, il politico sudcoreano è arrivato a Copenaghen solo martedì, due giorni dopo la falsa intervista del reporter dell'Afp.

IMBARAZZO E SCONCERTO - Il falso scoop ha provocato imbarazzo e sconcerto tra i giornalisti dell'agenzia francese. Ciò che non ha funzionato sono i normali processi di verifica della notizia. È davvero strano che, dopo il lancio della prima agenzia, i giornalisti dell'Afp a New York non abbiano subito informato la redazione transalpina della presenza di Ban Ki-moon nella città americana. La redazione dell’Afp difende il collega: «Il giornalista che ha raccolto le dichiarazione del falso Ban Ki-moon era davvero in buona fede - ha spiegato al quotidiano Libération il caporedattore dell'Afp Dimitri de Kochko -. La persona intervistata era davvero un sosia. Il mio collega si è avvicinato e ha chiesto se si trovava di fronte al segretario generale dell'Onu e il sosia ha risposto di sì».

Francesco Tortora


Obama incontra il premier cinese Wen Jiabao : «Un passo avanti»»

Obama incontra il premier cinese Wen Jiabao : «Un passo avanti»»

 

Il presidente usa tenta di vincere le ultime resistenze cinesi. Faccia a facci con Wen Jiabao. La bozza d'accordo: aumento di temperatura entro i 2 gradi e 100 miliardi di dollari per i Paesi poveri

 

Barack Obama (Ansa)

COPENAGHEN (DANIMARCA) - I due paesi che hanno in mano la maggior parte dei destini del mondo si sono incontrati: Obama ha avuto un lungo faccia a faccia con il premier cinese Wen Jiabao a margine della conferenza sul clima a Copenaghen. «È stata una discussione costruttiva su tutte le questioni chiave» ha spiegato una fonte della delegazione di Obama, e si tratta di un «passo avanti» verso il raggiungimento di un accordo. Obama e Wen proseguiranno i negoziati con una serie di «incontri bilaterali con gli altri Paesi per vedere se si riesce ad arrivare a un'intesa», ha aggiunto la fonte.

SI ACCETTI ANCHE UN'INTESA NON PERFETTA - «Il mondo accetti anche un'intesa non perfetta. L'America è pronta a prendersi le sue responsabilità in quanto leader. Non sareste qui se non foste convinti che il pericolo è reale. Il cambiamento climatico non è fantascienza, ma è scienza, è reale»». Si era espresso così Barack Obama davanti al plenum del vertice Onu, prima di incontrare il premier cinese. «Siamo qui non parlare ma per agire» ha poi detto ancora Obma, ma la verità è che la possibilità di un accordo sul clima resta al momento ancora lontana, se non avverrà qualche fatto nuovo. Obama non ha però fatto nuovi annunci su impegni ulteriori degli Usa. Sulla riduzione di C02, ha detto di sperare che gli Usa saranno in grado di ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra del 17% entro il 2020 rispetto al 2005, così come previsto dalla legislazione pendente davanti al Congresso.

LA BOZZA - Passi avanti sono comunque stati fatti rispetto agli ultimi giorni. Nel giorno conclusivo del vertice del vertice sul clima, dopo una discussione durata per gran parte della notte a Copenaghen è pronta una bozza d'intesa da sottoporre all'esame dei «grandi» del mondo: l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo che raggiungerà i 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020 per adottare tecnologie «pulite» e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici. Queste le linee-guida anticipate da due fonti che hanno partecipato ai negoziati. Tuttavia la resistenza della Cina e dell'India a un'intesa rimane forte e per questo c'è grande attesa per quanto sarà in grado di fare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama giunto oggi a Copenaghen, per superare le ultime difficoltà, se la cosa sarà possibile.

I DETTAGLI - La bozza, presentata dalla presidenza danese che ospita il summit, è stata già sottoposta all'esame degli esperti di clima di 26 Paesi diversi, i più influenti, e sarà oggi esaminata dagli oltre 100 capi di Stato e di governo che sono già arrivati o che stanno sbarcando a Copenaghen. Il testo messo a punto dagli «sherpa» e che ovviamente potrebbe ancora subire cambiamenti, allo stato non cita però obiettivi per i tagli delle emissioni dei Paesi industrializzati. Si è lavorato fino a notte fonda per limare il documento. «Abbiamo tentato di dare un ombrello politico all'accordo», ha detto il premier svedese, Fredrik Reinfeldt, che detiene la presidente di turno dell'Ue. «C'è stato un dialogo molto costruttivo», gil ha fatto eco il premier danese e presidente della conferenza Onu, Lars Loekke Rasmussen.
La bozza, come detto, prevede un pacchetto di aiuti ai Paesi più vulnerabili, che parte da 10 miliardi di dollari all'anno tra il 2010 e il 2012, passa a 50 miliardi di dollari annualmente fino al 2015 e 100 miliardi entro il 2020; e propone una serie di meccanismi di raccolta del denaro. I tagli alle emissioni dovranno invece essere tali da non far superare l'aumento di due gradi Celsius (le piccole isole che rischiano di essere sommerse dall'innalzamento del livello dei mari causati dallo scioglimento dei ghiacci avevano chiesto un limite massimo di 1,5 gradi). Le prossime ore saranno decisive per le trattative sul nodo centrale, il taglio alle emissioni. I leader di 26 Paesi ricchi e in via di sviluppo si sono già incontrati nelle primissime ore del giorno per tentare di superare le profonde divisioni; e si incontreranno di nuovo. Trattative febbrili dunque, soprattutto per convincere Cina e India, al primo e al quarto posto nella lista dei Paesi più inquinanti: i due giganti asiatici si sono detti finora disponibili a misure volontarie per rallentare le emissioni di CO2, ma sono riluttanti a consentire ispezioni dall'esterno che verifichino il rispetto degli impegni.

SVOLTA - La svolta che ha ridato fiato al negoziato è comunque ancora una volta «made in Usa» anche se gli europei hanno spinto al massimo per un risultato più incisivo. Obama si è fatto precedere a sorpresa dal segretario di Stato Hillary Clinton che giovedì ha sparso a piene mani fiducia accompagnando le dichiarazioni di buona volontà con una apertura forte: gli Stati Uniti accettano di partecipare al fondo di aiuti per i Paesi in via di sviluppo per 100 miliardi di dollari entro il 2020. Resta in piedi l'incognita Cina che giovedì ha mostrato un eccesso di tattica: prima ha gettato nel panico i negoziatori delle Nazioni Unite facendo sapere che un accordo era «impossibile»; quindi, attraverso una dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, ha chiesto un «accordo equilibrato, giusto e ragionevole». Intanto oggi, forse non a caso, è trapelato uno studio choc delle Nazioni Unite che dice a chiare lettere che se si firmasse un accordo alle condizioni attuali il Pianeta rimarrebbe a rischio catastrofe. Secondo questo documento confidenziale, le offerte di riduzione delle emissioni di Co2 sul tavolo dei negoziati, porterebbero ad un aumento medio delle temperature mondiali di tre gradi rispetto all'obiettivo dei 2 gradi. E sarebbe una catastrofe per il pianeta.


15/12/2009

Clima rovente a Copenaghen: fermati 200 No-global

Clima rovente a Copenaghen: fermati 200 No-global

 

Scontri tra polizia e manifestanti nel quartiere hippie. I dimostranti hanno lanciato molotov e allestito barricate, alle quali hanno poi dato fuoco

 

 

 

COPENAGHEN - La polizia danese è intervenuta lunedì sera a Christiania, quartiere di Copenaghen dove dagli anni Sessanta vive una comunità hippy, per sgomberare barricate incendiate erette nelle strade. Circa 210 persone sono state arrestate, secondo quanto appreso da fonte della polizia. I poliziotti sono penetrati poco prima di mezzanotte nella cosiddetta «città libera» con i cani, ha dichiarato Henrik Suhr, portavoce della polizia della capitale danese. L’intervento fa seguito al lancio di molotov avvenuto luendì sera contro i poliziotti che tentavano di spegnere gli incendi delle barricate sulla carreggiata, obbligando le forze dell’ordine a ricorrere ai gas lacrimogeni per riportare la calma.

FESTA E MOLOTOV - Un gran numero di militanti danesi e stranieri hanno partecipato lunedì sera a una festa a Christiania in una ex caserma occupata dal 1971 dagli hippy e diventata poi il più grande rifugio di emarginati d’Europa. Secondo un testimone interpellato dalla rete TV2 News, la polizia, che ha bloccato tutti gli ingressi e le uscite del quartiere, è intervenuta entrando in una tenda dove si teneva la festa e ha lanciato gas lacrimogeni per scacciarne gli occupanti. Le forze dell’ordine erano intervenute già all’inizio della serata per spegnere gli incendi appiccati alle barricate fatte con cassonetti di fronte all'ingresso del quartiere. Le persone arrestate sono state condotte al centro speciale di detenzione istituito vicino a Copenaghen in occasione del vertice mondiale sul clima. In precedenza lunedì diciassette persone erano state arrestate in seguito a una manifestazione di oltre un migliaio di militanti che chiedevano l’apertura delle frontiere ai profughi climatici.


14/12/2009

I Paesi africani tornano ai negoziati

I Paesi africani tornano ai negoziati

 

Le loro delegazioni avevano abbandonato i lavori del vertice lunedì mattina. Dopo aver avuto rassicurazione che sarà data maggiore enfasi a nuovi impegni nel solco del Protocollo di Kyoto

 

Desmond Tutu a Copenaghen

COPENAGHEN - I Paesi africani hanno deciso di riprendere la partecipazione ai negoziati alla Conferenza Onu di Copenaghen sul clima, dopo aver avuto rassicurazione che sarà data maggiore enfasi a nuovi impegni nel solco del Protocollo di Kyoto. Il boicottaggio dei gruppi di lavoro era stato deciso lunedì mattina e alla protesta si erano associati anche gli altri Paesi in via di sviluppo del G77. La presidenza danese ha subito avviato contatti ed è riuscita a ricucire lo strappo, consumatosi a cinque giorni dall'arrivo venerdì prossimo dei leader di 120 Paesi per la fase negoziale conclusiva.

CHE COSA CHIEDONO - I Paesi in via di sviluppo chiedono di dare priorità a un secondo periodo di impegno per i tagli delle emissioni di C02 previsti dal Protocollo di Kyoto rispetto alla più ampia discussione sugli obiettivi di lungo termine per la cooperazione nella lotta ai cambiamenti climatici. «L'Africa ha tirato il freno d'emergenza per evitare che il treno deragli nel fine settimana», ha commentato Jeremy Hobbs, direttore esecutivo di Oxfam International. Fonti occidentali hanno riferito che gli animi si sono accesi dopo «le crescenti tensioni tra americani e cinesi» emerse nella tavola rotonda di domenica con i ministri dell'Ambiente di 50 Paesi. Il timore è che si ripeta il fallimento del 2000 all'Aja, quando si consumò la rottura nella conferenza che avrebbe dovuto completare le regole di Kyoto


12/12/2009

Città blindata, oggi il corteo no global La polizia teme le violenze dei Black Block

Città blindata, oggi il corteo no global La polizia teme le violenze dei Black Block

 

Attesi 80 mila manifestanti, la polizia teme infiltrazioni e violenze. Ambientalisti e no global di 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi sfilano per la città. In piazza anche Tutu

 

 

COPENAGHEN - La capitale danese si è svegliata super-blindata in attesa delle manifestazioni della galassia ecologista e no-global che prepara il contro-vertice. Le proteste contro il summit dell'Onu sul cambiamento climatico caratterizzeranno il weekend. Già venerdì si sono avuti alcuni anticipi di contestazione, e non solo a Copenaghen. Decine di migliaia di persone sono già scese in piazza in molti Paesi asiatici (ad Hong Kong, in Indonesia di fronte all'ambasciata Usa, nelle Filippine, in Australia), per chiedere ai leader che partecipano al summit di siglare un accordo che freni davvero il surriscaldamento del pianeta. E oggi organizzazioni non governative, movimenti pacifisti, gruppi ambientalisti scenderanno nelle strade della capitale danese, presidiata da una straordinaria presenza di polizia.

IL CORTEO - Gli organizzatori prevedono la partecipazione tra le 60.000 e le 80.000 persone. La marcia partirà dal Parlamento, davanti al Christiansborg Castle, alle 14, attraverserà la città e arriverà alcune ore dopo al Bella Center, teatro del summit, davanti a cui si terranno discorsi e eventi musicali: circa sei chilometri di percorso, organizzato da 515 organizzazioni di 67 Paesi diversi. E alla fine del corteo, ci sarà una veglia illuminata da candele presieduta dal Premio Nobel, Desmond Tutu. Uno dei principali gruppi organizzatori, Oxfam, ha preannunciato la presenza di vip, tra cui la modella danese-peruviana, Helena Christensen.

RISCHIO TAFFERUGLI - Ma il timore è che ci siano scontri e tafferugli, con l'infiltrazione dei «Black Bloc»; abitanti e negozianti sono stati avvertiti del rischio di eventuali violenze. Già venerdì, come detto, c'è stato un primo «assaggio», con l'arresto di una settantina di persone, tra cui alcuni italiani. I manifestanti arrivavano ancora venerdì notte, su autobus, treni, aerei e traghetti, provenienti da Berlino, Brema, Londra, Leeds, Amsterdam, Milano e decine di altre città europee. Il vertice si fermerà domani, domenica, mentre cominciano ad arrivare le delegazioni guidate dai ministri degli ambienti (per l'Italia, sarà presente Stefania Prestigiacomo); ma non si fermeranno le proteste. Tra l'altro è prevista un'azione per bloccare il porto di Copenaghen.