19/04/2011

Cuba: approvate le riforme economiche

Cuba: approvate le riforme economiche

Proposte da Raul Castro, via libera dal Congresso del Partito comunista. «Solo il socialismo può vincere le difficoltà, ma si terrà conto delle tendenze di mercato»

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06/10/2010

Karzai sta trattando con i talebani

Karzai sta trattando con i talebani

Svolta a Kabul. Lo confermano fonti afghane e arabe. Obiettivi: ritiro delle truppe Usa e integralisti nel governo

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06/08/2010

Tramonta l'era del Libero Web

Tramonta l'era del Libero Web

Chris Anderson di «Wired» si prepara a lanciare il dibattito. La svolta americana che fa vacillare il mito del «tutto gratis»

 

Chris Anderson
Chris Anderson

NEW YORK - È solo un'indiscrezione che la rivista si rifiuta di confermare, ma la voce che «Wired» stia preparando un servizio di copertina dal titolo «Il Web è morto?» sta già suscitando polemiche furiose tra i blogger delle tecnologie digitali. Che un magazine considerato a lungo l'organo di riferimento degli ideologi dell'utopia digitale possa mettere in discussione il futuro della Rete ha già di per sé un sapore blasfemo. Se a questo si aggiunge che autore dell'articolo sarebbe lo stesso direttore Chris Anderson, che decreterebbe il tramonto dell'informazione offerta nella prateria gratuita e indifferenziata del Web, a favore di quella più definita (e pagata) delle applicazioni per piattaforme mobili (telefoni smart, lettori elettronici come l'iPad), lo sconcerto diventa totale. Nell'ultimo libro, Free, (Gratis, nell'edizione italiana pubblicata da Rizzoli), Anderson - assurto allo status di guru con la sua teoria della «coda lunga» - aveva infatti esaltato la totale disponibilità e gratuità dell'informazione che circola liberamente in rete, immaginandola anche come la base di nuovi modelli di business per le imprese innovative. Per i più maligni è facile collegare, ora, il cambiamento di rotta del direttore di «Wired» all'interesse dell'editore della rivista, Condé Nast, a puntare sulla nuova, redditizia, applicazione del magazine, rispetto alla versione gratuita online.

Per adesso può sembrare una discussione costruita sulle nuvole
, visto che «Wired» si è chiusa a riccio e che i titoli iperbolici spesso fanno tendenza e donano celebrità (vedi La fine della storia di Fukuyama), ma spesso hanno poca sostanza. Proprio «Wired» ne sa qualcosa, visto l'incidente di 13 anni fa, quando (in era pre Anderson) pubblicò l'infelice titolo di copertina «Dite addio al vostro browser». In realtà, depurato della terminologia a effetto (il Web non scomparirà affatto), il tema c'è tutto, visto che effettivamente il nuovo mondo delle applicazioni (soprattutto della Apple, ma non solo) sta cambiando le regole del gioco: come ha notato fa Michael Hirschorn in un'analisi appena pubblicata dal mensile «Atlantic», l'era dell'egemonia assoluta del web browser sta finendo. Gli utenti, che su Internet e sul pc sono abituati a ottenere tutto gratis, si stanno dimostrando disponibili a pagare per contenuti di qualità offerti su piattaforme mobili. È la strada che stanno sperimentando, ad esempio, i quotidiani - a cominciare proprio dal «Corriere della Sera» - con le loro versioni disponibili su iPad o smartphone.

Tutto questo non è destinato a far svanire la rete
, così come l'abbiamo conosciuta negli ultimi 15 anni, ma certamente la impoverirà (nel senso che molti contenuti di qualità non transiteranno più per il Web), la renderà uno strumento caratterizzato da un grado crescente di obsolescenza. Tutto ciò fa gridare al tradimento chi aveva scolpito nel marmo i proclami degli anni Ottanta di quanti sostenevano che «l'informazione deve essere gratuita oltre che libera». Le indiscrezioni filtrate da «Wired» meritano attenzione, perché vengono da una fortezza che ha fin qui issato con orgoglio quella bandiera ideologica, anche se da tempo molti si chiedevano come fosse possibile tenere insieme l'impresa cartacea della rivista, con l'elevato volume di vendite in edicola, ma anche il crollo delle entrate pubblicitarie negli anni della recessione, con l'attività del sito Internet gratuito. Una risposta l'abbiamo già perché, se le notizie sulla prossima cover story sono per ora delle ipotesi, sappiamo per certo che nei mesi scorsi nel gruppo è scoppiato un non troppo sotterraneo conflitto tra sito e rivista «fisica». Con Chris Anderson che, dismessi i panni del guru, è stato costretto a indossare quelli del pompiere.

Ma poi, durante una conferenza nell'istituto di tecnologia dell'Università di Rochester
, il direttore di «Wired» ha dato una spiegazione della scelta di immettere nel sito Web solo una parte molto limitata dei contenuti della rivista, che va molto al di là delle motivazioni economiche. In sostanza, oltre che al problema del «pagamento delle news», Anderson ha fatto riferimento alla difficoltà, per l'utente della rete, di leggere su uno schermo, e con la distrazione continua dei link, i lunghi e approfonditi articoli - spesso di molte pagine - che compaiono sulla rivista. Articoli molto più facilmente fruibili nel contesto meglio delimitato (e ben pagato) delle applicazioni. Insomma, anche i profeti del Web cominciano a riconoscere che esiste un problema di capacità di concentrazione: non aveva torto Nicholas Carr quando, in piena solitudine e, anzi, subissato da critiche assordanti, parlava del rischio di una superficialità da sovraesposizione a Internet: un tema al quale lo studioso ha appena dedicato il suo nuovo libro, The Shallows, pubblicato all'inizio di giugno.

Comunque, se è vero che i fattori culturali e psicologici cominciano ad avere una loro rilevanza nella revisione critica del ruolo del Web
, la tendenza di fondo al suo progressivo ridimensionamento (o superamento) ha soprattutto un'origine economica: l'esplosione del nuovo mondo delle applicazioni. Migliaia di luoghi accoglienti, ma anche con le loro pareti ben delimitate, fioriti nel villaggio dell'application store della Apple, al quale ora si stanno aggiungendo il garage della Intel e le nuove iniziative di Google, Facebook e Samsung.

Massimo Gaggi


17/06/2010

Svolta sexy della stellina Miley Cyrus «Finora mi hanno censurata»

Svolta sexy della stellina Miley Cyrus «Finora mi hanno censurata»

L’intervista - Dato l’addio ad Hannah Montana la 17enne attrice punta sul cinema. «Ogni donna deve poter diventare come vuole»

 

 

LISBONA - Chiudere col passato. Strano che a pensarci sia Miley Cyrus, una ragazzina che i 18 anni li compirà il 23 novembre. Lanciata nel 2006 da Hannah Montana, sitcom in cui interpretava una studentessa con una seconda vita da popstar, e velocemente diventata un marchio di successo dal cinema alla musica, Miley ora cerca di smarcarsi dall’immagine brava ragazza-buoni sentimenti che la Disney le ha costruito addosso. Negli Stati Uniti andrà in onda a luglio l’ultima serie, poi dovrà camminare con le proprie gambe. Sia nella musica con Can’t Be Tamed, il nuovo album che uscirà martedì prossimo, sia nel cinema con un film con Demi Moore in lavorazione quest’estate. E così ecco la nuova immagine aggressiva, i video sexy (vedi quello del singolo Can’t Be Tamed) e le paparazzate studiate ad arte che la mettono su quel (pericoloso) percorso già fatto da Britney Spears, pure lei uscita dalla stessa fabbrica di idoli per teen. Per sottolineare il cambiamento Miley coglie subito l’occasione per prende le distanze da casa Disney: «In passato sono stata un po’ censurata. E ora penso che sia il momento di tirare fuori canzoni che significano molto per me. È bello poter scrivere un album e dire veramente quello che vuoi» racconta. Minigonna e stivaloni sopra al ginocchio, beverone di Starbucks in una mano, smartphone col quale manda sms nell’altra, Miley si racconta. A Lisbona per Rock in Rio c’erano 80 mila fan a seguirla (almeno la metà bambini) e lei si è presentata con un body che lasciava poco all’immaginazione. Il giorno dopo i titoli erano per il nuovo look e tutti lì a domandarsi se fosse adatto al suo pubblico.

Ogni sua mossa è guardata e analizzata. Le dà fastidio?
«Non prendo in gran considerazione le critiche. Come mi vesto è come mi vesto, quello che dico e faccio è quello che dico e faccio. La cosa più bella dello stare su un palco è che nessuno può tagliare o aggiungere nulla alle tue parole e farti dire quello che non hai detto».

Ha presentato Full Circle dicendo che è dedicata a uno dei Jonas Brothers. È Nick col quale ha avuto una storia?
«Ho fatto uno scherzo! Sapevo che sarei finita nei guai... È dura parlare fra le canzoni quando non sei sicuro che tutti ti capiscano perché parli americano. E ovunque sei appena dici Jonas Brothers tutti capiscono di che stai parlando. L’ho detto per quello».

«Hannah Montana» è completamente nel passato?
«Abbiamo appena finito di girare l’ultima stagione. Quindi direi che da un paio di settimane è nel passato. Sono un po’ preoccupata perché è dura lasciare la coperta di Linus».

Questa quarta e ultima serie sarà trasmessa negli Stati Uniti a partire da luglio. Come finisce?
«Non posso dirlo. Il finale è un modo positivo per uscire dalla storia, senza piangere perché è finita. È stato un fenomeno, una parte importante nella vita mia e di molti altri. E voglio che l’ultimo episodio mostri quanto siamo cresciuti e maturati».

Incontrerà ancora Hannah Montana nella sua vita?
«Non credo. Quando fai qualcosa e la molli, devi lasciare e basta. Non voglio fare confusione col passato. E non vorrei tornare e non avere lo stesso successo».

Ha detto che si dedicherà al cinema. Progetti?
«Ora sono concentrata su un film con Demi Moore che si chiama Lol. È il remake di un film francese. Non volevamo che uno studios ce lo americanizzasse così sarà una produzione indipendente».

Come è lavorare con Demi Moore?
«Lei è spaventosa. Come Ashton (Kutcher, il marito, ndr). Io e Liam (Liam Hemsworth, il fidanzato, ndr) li guardiamo con ammirazione. Dimostrano che ci sono coppie normali a Los Angeles e che si può avere una vita normale. Sono conosciuti per i loro film e non per le loro vite personali e questo è qualcosa che hanno solo le superstar. Lei è passata dall’essere una che faceva commedie teen quando aveva 16 anni all’essere un’attrice seria che ha lavorato con tutti. Con Ashton siamo diventati amici al primo incontro, lui è divertente, ha charme e ti insegna sempre qualcosa».

Proseguirà con gli studi?
«Sto finendo la high school e non andrò al college. Mia nonna ci è andata a 72 anni. Se c’è qualcuno che mi insegna che non è mai troppo tardi è lei».

Nel concerto ha cantato anche un medley di brani di Joan Jett e delle Runaways. Perché?
«Joan Jett è la mia vita! Mio fratello era ossessionato da Kurt Cobain e io da Joan Jett. Sono una fan sfegatata. La mia strofa preferita è in Bad Reputation: «Girls can do what they wanna do, so that’s what I am gonna do» (le ragazze possono fare quello che voglio e questo è quello che farò), è un inno per ragazze».

Si sente un modello, un portavoce di una generazione?
«È una cosa grande... sarebbe figo... Per tutte le donne e le ragazze ci sarà una canzone nel disco, Liberty Walk, che parla di persone che si mettono assieme e combattono per una causa».

Come vede i suoi coetanei?
«Penso che in questa generazione ci sia più potere per le donne di quanto mai ce ne sia stato. Ci sono donne che hanno bisogno di sentire Beyoncé che canta Single Ladies: anche se è una canzone leggera e divertente ha un valore perché parla dell’essere indipendenti. Anche Lady Gaga fa la stessa cosa, lo mostra, non ha bisogno di dirlo, glielo si legge addosso. Non devi esser qualcuno, puoi essere chi vuoi e scegliere la tua vita e ci sono sempre più donne libere di dirlo e queste sono le persone che guardo con ammirazione».

Ha iniziato da bambina. A 50 anni ci sarà ancora?
«Voglio continuare più a lungo possibile. Mia zia Dolly (Parton, stella del country, è la madrina di Miley, ndr) quando è sul palco spacca ancora e si diverte. Non si limita a esibirsi ma ha anche una bellissimo rapporto col pubblico che non è cambiato in 40 anni».

Andrea Laffranchi

Fonte: Corriere della sera


27/05/2010

Caso Claps, disposto l'arresto per Restivo «Elisa pugnalata e morta dissanguata»

Caso Claps, disposto l'arresto per Restivo «Elisa pugnalata e morta dissanguata»

Indiscrezioni sul risultato dell'autopsia. L'uomo è attualmente detenuto in Inghilterra per un altro omicidio, quello della sarta Heather Barnett

 

Danilo Restivo
Danilo Restivo

SALERNO - Svolta nel caso Claps: la magistratura di Salerno ha disposto l'arresto di Danilo Restivo per l'omicidio della studentessa potentina scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere è stato ritrovato il 17 marzo scorso nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. La richiesta, avanzata dalla Procura generale di Salerno, è stata firmata dal gip. Il provvedimento è in corso di notifica a Restivo in Inghilterra, dove l'uomo è detenuto per un altro omicidio, quello della sarta Heather Barnett. L'accelerazione nelle indagini potrebbe essere stata impressa dalla comparazione tra il dna di Restivo e le tracce trovate nel sottotetto della chiesa.

L'AUTOPSIA
- Nel frattempo, emergono anche alcune indiscrezioni sull'autopsia effettuata sul corpo della ragazza. A quanto riferisce l'Adnkronos, Elisa Claps è stata pugnalata più volte con un'arma da taglio e a punta ed è morta dissanguata. I risultati sono emersi nell'autopsia svolta presso l'istituto di medicina legale di Bari. Non sono emersi, invece, elementi per sostenere che Elisa sia stata finita per soffocamento. Secondo gli inquirenti, inoltre, Elisa è stata uccisa nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo e l'omicidio è avvenuto nel giorno stesso della sua scomparsa.

L'ULTIMO INCONTRO
- Danilo Restivo, per sua stessa ammissione, è stato l'ultimo ad aver visto in vita Elisa Claps, la mattina del 12 settembre '93. I due si incontrarono nella chiesa della Trinità, dove Restivo voleva consegnarle - secondo quanto ha dichiarato lui stesso - un regalo. Restivo ha poi raccontato che Elisa si allontanò dalla chiesa, mentre lui si trattenne alcuni minuti in preghiera. Sulla vicenda ha lungamente indagato prima la Procura di Potenza, e poi quella di Salerno. Per fatti legati alla scomparsa di Elisa Claps, Restivo ha già subito una condanna definitiva per false dichiarazioni al pubblico ministero.

L'AVVOCATO - Il legale della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, rimanda ogni commento. «Sono 17 anni che si aspetta questo momento», dice soltanto, facendo trasparire una profonda soddisfazione. «Voglio attendere di leggere il provvedimento prima di commentare, anche per una forma di rispetto nei confronti degli inquirenti. Aspetto con ansia di poter leggere anche la perizia autoptica, e domani (venerdì, ndr) chiederò di poterne avere visione». «Esprimiamo soddisfazione per un atto che invano avevamo elemosinato per 17 anni» dice invece il fratello di Elisa, Gildo Claps. La famiglia «auspica» che l'arresto «sia il primo tassello di una verità attesa da un tempo interminabile».

IL RITROVAMENTO
- L'ordine di arresto arriva a 72 giorni dal ritrovamento, nel sottotetto della canonica della chiesa della Santissima Trinità di Potenza, dei resti (scheletrizzati e mummificati) della studentessa di cui si erano perse le tracce quando aveva 16 anni. Il cadavere fu scoperto la mattina del 17 marzo da un operaio romeno che stava facendo un sopralluogo in vista di alcuni lavori per riparare i danni causati da un'infiltrazione di acqua piovana. La certezza che il cadavere fosse quello di Elisa arrivò già nel pomeriggio del 17 marzo, in seguito al riconoscimento di alcuni oggetti della ragazza (gli occhiali, i sandali, una maglia che la madre aveva tessuto per lei e l'orologio Swatch). I resti furono rimossi il pomeriggio del 18 marzo e trasportati al Policlinico di Bari dove il 23 marzo è cominciata l'autopsia eseguita dal professor Francesco Introna. La chiesa della Trinità fu chiusa il 17 marzo, riaprì per alcune ore la mattina del 18 e poi venne definitivamente sbarrata per consentire il lavoro degli agenti della Polizia scientifica. Giovedì 25 marzo emerse, inoltre, la notizia del ritrovamento precedente a quello «ufficiale» del 17 marzo: tra fine gennaio e inizio febbraio, il cadavere fu visto dal viceparroco della chiesa, il brasiliano don Vagno, e da due donne delle pulizie, che, però, hanno sempre smentito.

PROCESSO INGLESE
- Sul fronte inglese, il giudice del Tribunale della Corona (Crown Court) di Winchester, Guy Boney, ha stabilito durante l'udienza preliminare che Restivo rimarrà in custodia fino al 24 settembre: giorno in cui sarà avviato il processo per l'omicidio della Barnett con la presentazione in aula del documento che rileva i capi di imputazione. Il nome di Restivo è stato associato anche ad un altro delitto, quello della studentessa coreana Oki Shin. Secondo l’avvocato Giovanni Di Stefano, legale dell’uomo condannato all'ergastolo per quell’omicidio, nel caso di Oki ci sarebbero «elementi in comune con gli omicidi di Elisa Claps e di Heather Barnett». L’avvocato Di Stefano ha presentato al Tribunale inglese una richiesta di incriminazione nei confronti di Restivo per l’omicidio della ragazza coreana, uccisa a Bournemouth il 12 luglio del 2002.

Redazione online


23/02/2010

La svolta di Obama

La svolta di Obama

 

Dai social network ai social media

 

Il Dipartimento di Stato Usa ha sostituito il temine “social network” con “Social Media” per riferirsi a quell’insieme di piattaforme web che vanno da Facebook a Twitter. Non è un cambiamento di poco conto poiché sta a significare che per l’amministrazione del presidente Barack Obama questi sono i nuovi mezzi di comunicazione di massa ai quali guardare per l’informazione del futuro. “Il mondo sta cambiando velocemente e noi vogliamo cogliere tutte le opportunità di questa rivoluzione”, ha detto Alec Ross, responsabile per l’innovazione nell’ufficio del Segretario di Stato Hillary Clinton, rivolgendosi a una platea di 30 giornalisti di tutto il mondo giunti a Washington per una serie di incontri sulle nuove tecnologie organizzati dal Foreign Press Centers.


Dai colloqui è emersa la strategia della Casa Bianca nel campo della comunicazione: milioni di persone in tutto il mondo oggi stanno sui social network per conversare, organizzare la propria vita sociale e scambiare opinioni. Per una gran parte di esse questi sono anche la fonte principale dalla quale attingono notizie. Dunque è nata una nuova audience (il pubblico dei Social Media) e se vogliamo stare in contatto, condividere, e conversare con loro, dobbiamo portare l’informazione in questo “nuovo mondo sociale”.


Il cambiamento è radicale: fino a pochi anni fa essere in internet voleva dire aprire un sito web e aspettare che gli utenti interessati, per un motivo o per l’altro, arrivassero a visitarlo. Oggi la Casa Bianca ha ribaltato quella prospettiva: se le persone stanno principalmente altrove (i social network) non si può attendere che vengano da noi, ma dobbiamo muoverci portando noi i contenuti dove gli utenti si aspettano di trovarli (i social media). “Dobbiamo portare l’informazione, i nostri atti amministrativi dove le persone vivono e discutono, perché questa è la strada per ampliare ed arricchire la nostra presenza ed avere una relazione diretta con la gente”, spiega Katie Dowd, new media director.


La svolta di Obama, il primo “Internet president” come viene definito dal suo staff, nasce dall’intuizione che anche nella pur giovane vita di internet si stia aprendo una nuova era: se prima era sufficiente essere sul web con un sito per avere assicurata una certa influenza, oggi per essere veramente rilevanti  questo non basta più. Per raggiungere milioni di persone e parlare con loro c’è solo una opportunità: non essere semplicemente su internet, ma fare parte di internet; essere inseriti in quel sistema di conversazione e informazione, di interazione e condivisione che fino a poco tempo fa indicavamo sotto il nome di social network e al quale, da adesso, dovremmo abituarci a fare riferimento come ai social media.


06/08/2009

Sarkò va su Facebook con un team di ventenni

Sarkò va su Facebook con un team di ventenni

 

Ispirata da Obama la svolta web dell’Eliseo. Più informazione online. Ma senza usare Twitter. La svolta dopo il malessere di fine luglio

 

Sarkozy e la moglie Carla Bruni al mare a Cap Negre (Reuters)
Sarkozy e la moglie Carla Bruni al mare a Cap Negre (Reuters)

PARIGI - Potere di Barack Obama: che il primo nero sia arrivato alla Casa Bianca gra­zie (anche) a Internet lo si è detto e ridetto. Che Nicolas Sarkozy, attualmente in pau­sa estiva-convalescenza, sia determinato a riconqui­stare i francesi (anche) in vista del voto 2012 è inutile dirlo. E quindi non sorprende che l’«on­ni-presidente» abbia de­ciso di seguire l’esem­pio del collega america­no e scommettere sulla Rete. Anzi, qualcuno no­ta, è arrivato tra gli ultimi.

ALTRI - Solo per fare dei nomi, François Fillon, il suo primo ministro, e François Bayrou, suo rivale nel 2007, sono noti internauti. L’ex premier socia­lista Laurent Fabius da genna­io ha un suo blog (per altro ce l’ha pure Ahmadinejad e da tempo). Idem Dominique de Villepin, anche lui ex primo ministro ora in apparente ri­monta. E metà dei ministri, ri­vela uno studio, è attivo su al­meno due siti. Sarko, invece, nella campagna elettorale che lo portò all’Eliseo aveva pun­tato tutto sulla tradizione, sul­la «Francia che si alza pre­sto», leggi operai, contadini e impiegati, che del Web (ma non è detto) possono fare an­che a meno. Dal trionfo del maggio 2007 i tempi però sono cam­biati. Il Paese è andato avanti, le tecnologie pure. Ma, soprat­tutto, i sondaggi sono andati all’indietro. Anche se proprio mercoledì è uscita un’indagine che vede Sarkozy in netto recupero.

SVOLTA - Il «malaise» che lo ha colpito a fine luglio a Versailles (eccesso di jogging e di dieta, per colpa — pare — di Carla) ha fatto tenerezza. Il presidente ha guadagnato 12 punti di popolarità balzando a quota 53% e il 55% degli interpellati gli raccomanda di «non accentrare tutto il lavoro su di sé» (richiesta per altro avanzata più volte, per altri motivi, dall’opposizione). La svolta internettiana era iniziata a metà maggio, con l’apertura di una pagina Face­book. Aveva ospitato le foto di Woody Allen all’Eliseo, quelle dei Sarkozy con i Ga­tes. Brevi commenti. Poi, do­po il malessere, era stata inon­data da migliaia di messaggi al presidente malato. A cui lui aveva risposto rassicurante prima di partire per Cap Ne­gre, l’eremo chic dei Bruni Te­deschi, e rinchiudersi in un ra­ro silenzio, accompagnato da un ozio altrettanto inusuale. Con l’attivismo-interventi­smo invece abituale, Sarkozy ha deciso che non solo reste­rà utente attivo su Facebook (o chi per lui), ma che l’Eliseo avrà un nuovo sito. Una squa­dra di cinque esperti (età me­dia 25 anni) ha passato due settimane a Washington per studiare quello della Casa Bianca, qualche idea è venuta poi da una missione a Ma­drid. «Entro fine anno www.elysee.fr sarà una vera piattaforma di scambi e una fonte d’informazione per tut­ta la Francia», ha annunciato il consulente per la comunica­zione di Sarkozy, Franck Lou­vrier.

PARTITO - Il partito del presidente, l’Ump, ha imboccato la stessa strada. Sotto la guida del pre­sidente generale Xavier Ber­trand, e con l’appoggio del pubblicitario Christophe Lam­bert, il 21 luglio ha annuncia­to la nuova strategia per la «Toile», come i francesi chia­mano Internet. Il settimanale politico-satirico Canard En­chainé ne ha dato ampio con­to: il sito si chiamerà «I creato­ri del possibile», partirà ad ot­tobre, sarà aperto a tutti e non porterà nemmeno il logo del partito. Un colpo di vita, o comun­que un inizio, almeno per Sarkozy e il suo staff. Perché, ha messo in chiaro Louvrier, «il presidente per ora non use­rà Twitter dato che non ha certo tempo per dedicarsi ai video». Errore grossolano su­bito scoperto dai cattivissimi internauti francesi: Twitter, infatti, è una rete sociale che ospita sì micro-filmati ma so­prattutto brevi messaggi. Il commento di www.slate.fr è stato sintetico: «Twitter per loro significa video? All’Eli­seo, sembrerebbe, resta un po’ di lavoro da fare».

Cecilia Zecchinelli


27/06/2009

Clima: la Camera Usa approva legge storica su taglio emissioni

Clima: la Camera Usa approva legge storica su taglio emissioni

 

SVOLTA EPOCALE PER GLI STATI UNITI. Le industrie, incluse le raffinerie, dovranno ridurre le emissioni di anidride carbonica e altri gas del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050

 

WASHINGTON - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ottenuto una importante vittoria sul fronte della lotta al cambiamento climatico, quando la Camera dei Rappresentanti ha approvato un provvedimento che punta a ridurre le emissioni industriali ritenute responsabili del riscaldamento globale. La Camera, controllata dai Democratici, ha approvato la legge, una priorità nel programma di governo di Obama, con 219 voti favorevoli e 212 contrari. Il provvedimento ora passa al Senato, dove potrebbe essere modificato e approvato entro l'autunno. Obama ha elogiato la Camera per quest'"azione storica" e ha sollecitato il Senato ad agire.

SVOLTA EPOCALE - «È un passo audace e necessario che rispetta la promessa di creare nuove industrie e milioni di nuovi posti di lavoro, diminuendo la nostra dipendenza pericolosa dal petrolio straniero», ha detto Obama. Il Presidente Usa potrà ora vantare significativi progressi nella lotta al riscaldamento globale dopo che per anni Washington è stata accusata dai paesi stranieri di partecipare poco agli sforzi internazionali sul clima. La legge prevede che le grandi compagnie Usa, incluse le raffinerie, società del settore manifatturiero e utilities, riducano le emissioni di anidride carbonica e altri gas associati al riscaldamento globale del 17% entro il 2020 e dell'83% entro il 2050, rispetto ai livelli del 2005. Obiettivi da raggiungere adottando gradualmente una energia alternativa più pulita rispetto a quella inquinante basata sul petrolio o sul carbone. Al centro del provvedimento, lungo circa 1.500 pagine, vi è un programma di «cap and trade» (un sistema che fissa un tetto alle emissioni e ne consente lo scambio). In base al piano, il governo emetterà un numero minore di autorizzazioni alle compagnie, che potranno vendersele l'un l'altra in base alle necessità.

 


18/03/2009

Svolta Sky, arriva il canale per tutti

Svolta Sky, arriva il canale per tutti

 

Nasce l'«ammiraglia» dell'intrattenimento. Dopo Fiorello e Cuccarini arriva Panariello. Un palinsesto generalista per contrastare Rai e Mediaset: il 1˚ aprile gag del comico, poi talent show e fiction

 

MILANO - Anche se sono diventate tre, non si esce dal duopolio. Ora è Sky contro Raiset. Perché la pay tv di Rupert Murdoch entra a piedi uniti nel territorio che fino a poco tempo fa è stato di Rai e Mediaset. Il cavallo di troia è Fiorello. Ma non c'è solo lui. Dietro si muovono volti - Lorella Cuccarini e Giorgio Panariello - e programmi. Il restyling è di contenuto ma anche di forma: il canale 109 della piattaforma satellitare (ora Sky Vivo) dal 1˚aprile diventa Sky Uno, si candida a rete ammiraglia della piattaforma e avrà un palinsesto più generalista. L'idea è quella di farne un canale- vetrina anche perché il 109 è il primo canale Sky (fatta eccezione per il canale all news Sky Tg24) che si trova scorrendo i canali con il telecomando.

Ma non dite che assomiglierà a Raiuno, alla pay tv il paragone non piace. Spiega Kathryn Fink, direttore dei programmi Sky: «Sky Uno sarà un canale nuovo, rivolto a un pubblico certo più ampio rispetto al canale attualmente al 109 del bouquet Sky e con volti popolari. Ma non somiglierà a Raiuno e neanche a Italia 1. Cioè non avrà nulla a che vedere con un canale generalista. Sky Uno sarà incentrato sull'intrattenimento, con particolare attenzione al varietà e alla comicità, reinventate come solo una tv a pagamento può fare. Offrirà una programmazione complementare agli altri nostri canali, arricchendo la piattaforma Sky anche in termini di ascolto». Non dite che assomiglierà a Raiuno, ma Sky Uno strizza l'occhio alla tv generalista: lì andranno tutti i volti che hanno una solida storia alle spalle della tv in chiaro. Lì verrà riproposta (dal 3 aprile) una fiction come Donne Assassine, con volti che si potrebbero tranquillamente vedere in una fiction Rai o Mediaset come Martina Stella, Claudia Pandolfi, Violante Placido... Il varietà (Fiorello e Panariello), il talent show (Cuccarini), la fiction, le «strisce» dei programmi di Maria De Filippi... manca solo il tg e sembra la serata di Canale 5 o Raiuno. Però proprio SkyTg24 gioca di sponda con Fiorello che avrà una finestra nel servizio active dove leggerà in chiave ironica le notizie del giorno e dovè anticiperà i contenuti del suo show che ogni sera sarà diverso.

Si punta molto sull'intrattenimento, anello debole di Sky, ma non dite che assomiglierà a Raiuno. Racconta Andrea Scrosati, vice presidente di Sky Italia: «L'intrattenimento è uno dei generi della pay tv, noi abbiamo deciso di investire sulla produzione originale italiana. Ma è un intrattenimento diverso da quello della tv generalista. La televisione in chiaro ha come obiettivo quello di trasmettere programmi che raggiungano il maggior numero possibile di ascoltatori nello stesso momento, i nostri programmi sono pensati e costruiti sulla base delle specifiche passioni dei nostri clienti». Tra i volti generalisti di Sky Uno c'è anche un Panariello... senza volto che inizierà a martellare l'abbonato con il programma che non c'è. Tante gag-audio di pochi secondi che rimbalzeranno decine di volte a partire dalla giornata inaugurale, il 1˚aprile. È addirittura un format... Dopo un impegno simile, ovvio che anche il comico toscano entrerà nel palinsesto Sky con un progetto tutto suo. Intanto arriva il volto di Lorella Cuccarini, che dal 9 aprile condurrà Vuoi ballare con me?, talent show per aspiranti ballerini con sorpresa: chi verrà scelto potrà partecipare al programma solo a patto di avere come partner uno dei propri genitori. Spiega «la più amata dagli italiani»: «È una sfida stimolante, mi sembra di essere tornata al 1987, quando passai alla Fininvest con Baudo. Era un momento di espansione, di grande fermento, c'era la voglia di sperimentare qualcosa di diverso. Sento la stessa atmosfera».

Ma non dite che assomiglierà a Raiuno. «Sky è sempre stata forte su calcio e cinema, mi sembra che ora avverta l'esigenza di sviluppare quella che era la sua parte più debole. Sull'intrattenimento fino ad ora Sky non ha fatto grossi investimenti, si limitava spesso a mandare in onda format stranieri sottotitolati. Ora il vento è cambiato, non nel senso che voglia fare un canale generalista, ma per intercettare quegli spettatori delusi dalla tv generalista. Il prime time sul satellite inizia alle 22: aspettiamo a braccia aperte chi non ha trovato cosa guardare su Rai e Mediaset». Giampiero Solari, regista e autore (guarda caso anche per Fiorello e Panariello...) è consulente artistico per Sky. Gioca con le parole: «L'importante non è avere i personaggi, ma il progetto per i personaggi: la proposta di Sky punta sulla varietà, le ultime scelte vanno in questa direzione, non per ammiccare alla tv generalista». In quest'ottica sarà difficile vedere un talk show su Sky, perché «la tv in chiaro a una certa ora della sera diventa tutta un talk show, noi dobbiamo dare qualcosa di diverso a chi paga l'abbonamento». Non sarà Raiuno però...

 

 

Renato Franco