12/06/2010
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democrazia
Berlusconi: le toghe di sinistra negano la democraziaNuovo affondo del presidente del Consiglio contro i giudici. Il premier promette una "imminente riforma" della giustizia e parla dei programmi Rai che definisce pollai in cui si diffama il premier: "Tutti i talk show Rai contro di noi tranne uno"
Riforma della giustizia, Rai, ici, par condicio. Questi alcuni degli argomenti affrontati da Silvio Berlusconi che sul sito forzasilvio.it ga risposto alle domande dei simpatizzanti di partito.
L'intervento più forte è quello contro la giustizia e i programmi di Viale Mazzini, pollai in cui si diffama il premier.
Le toghe politicizzate puntano a rovesciare il voto - Silvio Berlusconi ha rivolto un nuovo attacco ai magistrati: esiste una "anomalia grave", quella di una certa parte di giudici "politicizzati" che quando non condividono una legge la "impugnano" e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che "è costituita da una maggioranza di giudici di sinistra" e la fanno abrogare. Per la necessità di "porre rimedio a questa anomalia", ha spiegato, è "ormai imminente" una "grande riforma della giustizia alla quale stiamo lavorando".
Secondo il presidente del Consiglio alcuni giudici hanno come "obbiettivo rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale, il voto della gente". E ha aggiunto: "Quando una legge votata da questa maggioranza non è da loro condivisa, impugnano questa legge, la portano davanti alla Corte costituzionale costituita in maggioranza da giudici di sinistra e ne ottengono l'abrogazione". "E questo la sinistra lo chiama rispetto delle regole, ma è l'esatto contrario, è la negazione della democrazia, è un'anomalia grave che non va confusa con lavoro della grande maggioranza dei magistrati che sono persone perbene".
Immediata la riposta del segretario del Pd Pierluigi Bersani. "Quando il premier parla di giustizia, non si sa mai cos'abbia in testa. La sta già azzoppando in modo molto serio con la legge sulle intercettazioni". "Combatteremo su quella - osserva Bersani riferendosi al ddl sulle intercettazioni - e se ne arriveranno altre combatteremo su altre".
I talk show Rai contro il governo - Silvio Berlusconi, sul sito Internet dei simpatizzanti del Pdl ha risposto anche a domande relative alla situazione in cui versa la tv italiana. "La sinistra continua a ripetere come un mantra che il presidente del Consiglio controlla tutte le televisioni", ma in Rai "tutti i talk show tranne uno sono contro il premier e il governo" ha affermato. Per quanto riguarda Mediaset il premier ha aggiunto che, a parte Emilio Fede "l'ultimo dei Mohicani che fa il tifo per me", tutte le altre trasmissioni sono assolutamente "super partes". E ha aggiunge: "Per apparire in Tv, il premier in Italia dispone di una conferenza stampa di fine anno oppure di uno o due talk show all'anno dove i temi sono scelti da altri e i tempi sono cosi' ristretti da impedire una comunicazione efficace". Tra l'altro c'è "una comunicazione che considero del tutto impossibile nei pollai allestiti" in alcune trasmissioni dove "si fa solo diffamazione e disinformazione a vantaggio di una stessa parte politica che è la sinistra".
Iva - A proposito dell'Iva, Berlusconi ha dichiarato che si tratta di "una promessa che il nostro governo ha mantenuto". L'Iva per cassa, ha aggiunto "è uno dei primi provvedimenti varati come governo dopo le elezioni, la complessità della materia ha reso necessario un regolamento attuativo, ma dall'aprile 2009 è vigente e, a quanto mi risulta, applicata".
Par condicio - Sul sito forzasilvio.it il presidente del Consiglio ha inoltre preannunciato una riforma della par condicio. "Per impedirmi di comunicare in tv la sinistra si è anche inventata la legge della cosiddetta par condicio"; "appena possibile dovremo rivedere da cima a fondo le regole sulla comunicazione politica in televisione".
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02/04/2010
Torna Annozero ed è record: oltre 5 milioni di spettatori
Torna Annozero ed è record: oltre 5 milioni di spettatori
Prima puntata dopo la pausa forzata pre elettorale. Con il 21,88% di share ha nettamente vinto la serata. Su Canale 5 i Ris Roma hanno avuto 4.227.000 (16,44%)
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| (Ansa) |
ROMA - Tolto il bavaglio, Michele Santoro torna a spopolare in tv: con 5 milioni 159 mila spettatori e il 21,88% Annozero è andato in onda con livelli record di ascolti. La puntata, dopo la pausa forzata pre elettorale, ha nettamente vinto la serata. Su Canale 5 i Ris Roma hanno avuto 4.227.000 (16,44%) nel primo episodio e 3.999.000 (17,58%) nel secondo; su Raiuno la replica del Commissario Montalbano, L'odore della notte, ha avuto 3.943.000 (16,07%). In seconda serata vince Porta a porta su Raiuno con 1.509.000 (17,92%). Nel complesso la Rai vince il prime time con 45,42% (Mediaset 37,84%) con Canale 5 rete leader al 19,49% grazie anche a Striscia la notizia, seguita da 6.554.000 (26,36%). Alla Rai anche la seconda serata con il 41,74% (Mediaset 35,47%) e l'intera giornata con il 41,54% (Mediaset 38,47%).
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26/03/2010
Santoro: «Non siamo al fascismo ma certe assonanze preoccupano»
Santoro: «Non siamo al fascismo ma certe assonanze preoccupano»
Il conduttore di annozero: 120.000 utenti unici sul web per «Raiperunanotte». Applausi a Travaglio che ha ricostruito i passaggi della vicenda delle intercettazioni della procura di Trani
| Il pubblico al Paladozza di Bologna per la serata evento di Michele Santoro |
BOLOGNA - Un filmato montato con un parallelo tra un comizio di Mussolini e l'intervento di Berlusconi alla manifestazione del Pdl di Piazza San Giovanni e le loro domande «retoriche» rivolte al popolo. Così al Paladozza di Bologna è iniziata «Raiperunanotte», la trasmissione nata dall’iniziativa ideata da Michele Santoro contro la decisione della Rai di sospendere tutti i talk show politici per rispettare la par condicio. Niente Rai, niente "Annozero", ma "Raiperunanotte". Un evento reale e visibile, al Paladozza di Bologna e sui maxischermi nella piazza fuori, per miglia di persone che hanno voluto partecipare direttamente all'insolito talk show. Un evento mediatico trasmesso da altre tv, in particolare da Sky Tg 24, ma anche da emittanti locali. E che ha soprattutto giocato la carta del web. Dirette sono state effettuate dal sito "Raiperunanotte", creato per l'occasione, dai siti di Corriere, Repubblica, Stampa, da YouDem e altri ancora.
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| Michele Santoro (Ansa) |
NAPOLITANO - Prende poi la parola Santoro che, dal palasport emiliano, si rivolge al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Noi non siamo al fascismo - dice il giornalista - ma certe assonanze sono comunque preoccupanti... Noi siamo qui per il nostro lavoro di giornalisti. «Noi non solo abbiamo il diritto di parlare ma anche il diritto di farci sentire, e il dovere di parlare e farci sentire. Noi dobbiamo essere ascoltati e per questo stasera noi accendiamo le nostre luci perché ricominci Annozero». Santoro ha ricordato poi il caso delle intercettazioni di Trani: «Vorrei ricordarle signor presidente - ha aggiunto - che per una telefonata Nixon dovette dimettersi: aveva ordinato di spiare i suoi avversari del partito democratico e una commissione del Senato, quando scoprì che le telefonate erano state registrate, disse di pubblicarle per sapere cosa è successo. Qui si è compiuto un delitto di grande gravità: interferenza politica sulla libertà di espressione». E ha ricordato che il 25 marzo di 40 anni fa «la radio libera di Danilo Dolci fu chiusa per un intervento della polizia era la prima radio libera italiana. Aveva violato al legge perché aveva violato il monopolio». «Io - ha aggiunto, rivolgendosi sempre a Napolitano - non voglio tirarla per la giacchetta, non voglio nè che firmi nè che non firmi, ma voglio ribadire che se i partiti non si allontano dalla Rai, sarà sempre prigioniera del conflitto d'interesse. Noi abbiamo il diritto, ma anche il dovere di parlare e di farci sentire, noi dobbiamo essere ascoltati. Per questo - ha concluso - noi accendiamo le nostre luci perchè ricominci Annozero». Alla fine del discorso Nicola Piovani ha eseguito in diretta la sigla di Annozero.
CORNACCHIONE - Poi irrompe un esilarante Antonio Cornacchione: «Con questa iniziativa - dice Cornacchione - si può dimostrare che in Italia non c’è la censura e quindi anche questa manifestazione andrà a favore di Berlusconi. Sento un afflato di amore che arriva dagli spalti. Quanto amore arriva da voi amici! Siamo 2, 3, 4... 6 milioni. Le cifre me le ha date Verdini". Nel suo intervento di dieci minuti circa, il comico spiega che la "censura ha colpito due paladini della libertà, due giornalisti che non guardano in faccia a nessuno: Feltri e Minzolini». «Silvio - continua - non ha mai censurato nessuno, ci tiene a rimanere incensurato».
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TRAVAGLIO - Come fa di solito durante le puntate di Annozero, Marco Travaglio a «Raiperunanotte» ha ricostruito i passaggi della vicenda delle intercettazioni della procura di Trani sul caso Rai e Agcom, che avevano al centro proprio «Annozero», definendolo uno «scandalo peggiore del Watergate», che sarebbe stato eccessivamente minimizzato. Il suo intervento è stato accolto da un applauso scrosciante, è stato forse il più applaudito fra tutti i protagonisti dell'iniziativa. «Masi - ha detto Travaglio - ha sollecitato esposti contro la propria azienda. È come se Moratti prima del derby chiamasse l'arbitro per chiedergli di inventarsi un fallo per espellere il proprio centravanti, magari su richiesta del presidente del Milan. Berlusconi dice che si è sempre espresso anche pubblicamente contro Annozero: ma è come se uno dicesse per tutta la vita che vuole ammazzare la moglie, poi assolda un killer e al processo si scusasse dicendo... "va beh, ma io l'ho sempre detto..."».
Successivamente il giornalista è intervenuto anche sul pasticcio delle liste del Pdl a Roma, ironizzando sul decreto interpretativo del governo.
FLORIS -LERNER - Poi è intervenuto il conduttore di «Ballarò», Giovanni Floris che si è detto «non d'accordo sul parallelo con il fascismo ma non è questo il punto - ha aggiunto -. Io penso che il bello di questo periodo sia che a una ingiustizia come la chiusura delle trasmissioni sia seguito un periodo in cui le persone hanno reagito. Questo ha portato a più aria. Dopo tutta l'aria che è stata sottratta in questo Paese, penso che sia il momento di ricominciare a respirare». Le intercettazioni saranno valutate dalla magistratura, ma da quelle telefonate emerge che c'è un politico che vede una cosa che non gli piace e ne chiede la chiusura. L'idea che quello che non ti soddisfa possa essere chiuso è un'idea asfittica». A seguire Gad Lerner: «Di fronte all'evidenza della Rai trattata come una tv privata di proprietà privata dei partiti, perché questo è stato il meccanismo che ha bloccato le tramissioni, forse bisogna che anche noi ripensiamo il modo di stare in tv dei politici. Questa compagnia di giro bisogna che cambi, gli ospiti sembrano sempre gli stessi di qualsiasi cosa si parli. Sembrano essere competenti di tutto».
RECORD WEB - Poi Santoro segnala che la diretta di «Rai per una notte» è il più grande evento in diretta del web italiano con 100.000 contatti unici in contemporanea. Poi diventati 120.000. Santoro successivamente ha mostrato Piazza Azzarita e ha parlato di Roma, Milano, Torino, commentando: «Dall'Italia è venuta una risposta straordinaria».
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| Daniele Luttazzi (Ansa) |
LUTTAZZI - Successivamente è cominciato lo show di Daniele Luttazzi, tutto concentrato su Silvio Berlusconi. Ma anche sul direttore del Tg1 Minzolini e il direttore generale della Rai Masi accusati insieme al premier nel monologo del comico di «fare un uso criminoso della tv». «Erano otto anni che aspettavo di dirlo...» ha detto Luttazzi facendo riferimento all'«editto bulgaro» del 2002, che sancì il suo allontanamento dalla Rai insieme a Enzo Biagi e Michele Santoro. Aprendo il suo intervento, pieno di battute al vetriolo sul premier Luttazzi spiega: «Berlusconi ogni tanto ha dei rimorsi, poi pensa a quanto è ricco e tutto passa...»). Luttazzi ha fatto un monologo di una ventina di minuti, forte, esplicito, pieno di allusioni sessuali, ma soprattutto molto critico contro il governo ed in particolare contro «Silvio Lolito Berlusconi» come lo ha definito, «lui è un fuoriclasse, la costituzione gli va stretta, sarebbe come far giocare Tiger Woods a golf in uno sgabuzzino». Quindi, Luttazzi ha dettagliatamente spiegato la sua teoria sui motivi per cui Berlusconi avrebbe il 60% del consenso, con una metafora sul sesso anale. Nel suo monologo non ha risparmiato battute nei confronti dell'ex vicepresidente della Regione Puglia Frisullo e del direttore del Tg1 Minzolini. «C'è una differenza - ha detto Luttazzi - fra una prostituta e certi giornalisti: ci sono certe cose che una prostituta non fa». Dagli spalti applausi scroscianti, anche quando Luttazzi ha criticato l'eccessiva timidezza dell'opposizione. Alla fine Luttazzi conclude contro il partito dell'amore berlusconiano, ricordando con Quintiliano che «Odiare i mascalzoni è cosa nobile».
LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA ANNOZERO - Arriva anche il momento più strettamente giornalistico con una ricostruzione delle intercettazioni telefoniche sul caso Santoro, con le telefonate del premier al mebro dell'Agcom Innocenzi e di quelle tra quest'ultimo e Masi.
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| Una immagine della piazza (Ansa) |
BENIGNI - Poi è il momento dello show di Roberto Benigni che invita tutti ad andare in «Zimbabwe il paese della libertà dove però non ci sono i masai, ma i Masi». «Siamo il paese della libertà - scherza Benigni - dove si può chiudere una trasmissione e si può fare una manifestazione contro i magistrati». Benigni poi sciorina battute sui radicali «che si sdraiano dappertutto», e sulle cifre fornite da Denis Verdini sulla manifestazione di sabato del Pdl, infine saluta Enzo Biagi («Peccato che non possa partecipare a questa iniziativa»). «Sant'Agostino diceva che anche quando se ne fa un cattivo uso, come Santoro, la libertà è un bene - conclude l'attore -. Si riferiva proprio a Santoro...».
INTERVISTA A FEDE- La trasmissione si conclude con un'intervista al direttore del Tg4 Emilio Fede, che minimizza la porta delle intercettazioni e sottolinea: «Hanno forse chiuso Annozero?». Fede poi chiede «maggiore rispetto per il capo del governo». E conclude: «Berlusconi non ha mai chiesto la chiusura di Annozero».
CROZZA E VAURO - C'è spazio per un ultimo sipario comico con Crozza che imita il ministro Brunetta e per le tradizionali vignette di Vauro.
LA DENUNCIA DELLA FNSI - Poco prima che si accendessero le telecamere di «Raiperunanotte» il presidente dell'Fnsi Roberto Natale intervenendo al microfono svela: «Abbiamo notizie di telefonate al gruppo di lavoro di Santoro da parte di dirigenti Rai che vogliono sapere cosa stanno facendo i collaboratori ricordando l'obbligo di esclusiva». «Ricordi bene la Rai, la vergognosa Rai di questi giorni che questa è un'iniziativa sindacale - prosegue Natale - e non si azzardino a pensare a provvedimenti, pensino piuttosto alle scandalose telefonate del direttore generale». Il riferimento è alle intercettazioni relative all'inchiesta sul caso Rai- Agcom.
Redazione online
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16/03/2010
Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»
Garimberti: «La Vigilanza batta un colpo»
Il presidente della Rai: «Tutto è cominciato dal loro regolamento, che è illegittimo». «Io le trasmissioni le avrei riprese comunque, ma la maggioranza del cda ha deciso così»
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| Il presidente del Cda della Rai, Paolo Garimberti (Ansa) |
ROMA - «Cosa mi aspetto dalla Vigilanza? Che batta un colpo». A margine della presentazione a Palazzo Chigi della Giornata mondiale del Teatro, il presidente della Rai, Paolo Garimberti, torna sulla questione dei talk show interrotti in base al regolamento della Vigilanza. E ribadisce: «Questa storia di rimpalli comincia dal regolamento della Vigilanza, che è illegittimo».
«ANCHE SENZA» - Garimberti spiega che lui le trasmissioni le avrebbe riprese lo stesso «anche senza il colpo della Vigilanza. La maggioranza del Consiglio ha voluto così, io mi rimetto alle decisioni della maggioranza. Sia chiaro però - aggiunge - che lo stop dei talk rende un pessimo servizio alla Rai, all'informazione e agli utenti. Ma la colpa non è solo dalla Rai è alla fonte, e quindi del regolamento». Quando «ci viene detto da Beltrandi - ha aggiunto - che potevamo andare in onda lo stesso, io rispondo che sì lo potevamo fare ma a rischio. Troppo facile dire potevate andare in onda con il rischio. Mi aspetto che si sblocchi la situazione».
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14/03/2010
Zavoli: «La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico»
Zavoli: «La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico»
Il presidente della commissione di Vigilanza. «Perso gran parte del tempo che spettava al Paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni»
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| Sergio Zavoli (Lapresse) |
ROMA - La Rai ripristini i programmi di approfondimento politico cancellati dall'attuale interpretazione della par condicio. Lo ha richiesto il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli. «Oggi tocca al consiglio di amministrazione della Rai che ha il prestigio, il senno e il dovere di fare, con i suoi margini d'autonomia, la prima mossa ripristinando i programmi di approfondimento», ha dichiarato Zavoli in una nota alla vigilia della riunione in seduta straordinaria del cda Rai in programma lunedì. «Tra errori veri e finti, diritti calpestati e declamati, si è perduta gran parte del tempo che spettava al Paese per misurarsi con le proprie idee sulle prossime elezioni».
RISCHI - Una situazione che «va sfebbrata», aggiunte Zavoli. «Il rischio è che all'appuntamento arrivino prima i comunicati sulle dispute e poi le idee su come votare. Fermiamoci, ciascuno rinfoderi le sue ragioni; poi, a conti fatti, ci si raccolga intorno alla politica per rifare, se possibile insieme, le regole prima di mandare all'aria la credibilità di una Repubblica alla quale i padri costituenti avevano augurato di 'non essere ancella di se stessa, di scuotersi, sapendo per cosa veramente doversi battere...'», vale a dire - conclude Zavoli - «per le regole». E intanto il Cda Rai - dice il senatore - cominci con il fare la prima mossa decidendo autonomamente per la messa in onda dei programmi di approfondimento al momento sospesi.
Redazione online
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12/03/2010
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica
BERSANI: «ne prenda atto anche la Rai». Gasparri: «Par condicio ormai superata». Accolto il ricorso di Sky e de La 7 contro il regolamento che vietava i dibattiti politici in periodo elettorali.
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| Gad Lerner, conduttore de «L'infedele», su La 7 |
ROMA - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici. La questione ora rimbalzerà anche sulla Rai, dove i talk show sono stati sospesi con un regolamento varato dalla Vigilanza. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini è stato convocato in seduta straordinaria per lunedì alle 12 per discutere della questione
UDIENZA IL 6 MAGGIO - Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media «considerato che a conclusione di una prima delibazione - spiegano i giudici nella motivazione - propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata», nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento. Il Tribunale, accogliendo la richiesta di Sky e Ti Media, ha fissato l'udienza di merito al 6 maggio.
L'ARTICOLO SOSPESO - Nello specifico, il Tribunale ha sospeso l'articolo 6 comma 2 del regolamento, che stabilisce che «i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo... si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche».
IL SECONDO RICORSO - Il tribunale ha invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, «sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento», in quanto appunto «approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza». Quanto poi alla parte del ricorso dei consumatori che riguardava il Cda Rai, per il Tar «non sussistono presupposti per accogliere» la richiesta di discussione.
«LA RAI NE PRENDA ATTO» - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è augurato a questo punto che possano riprendere subito anche i programmi di approfondimento della Rai. «Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l'assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico - ha dichiarato in una nota -. Ci aspettiamo che tali criteri siano fatti propri anche dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai e che tutto il sistema sia messo nelle stesse condizioni». «Il rischio - ha aggiunto - è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi». «È chiaro che la sentenza impone anche una revisione della posizione della Rai - ha aggiunto Luca Borgomeo, dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart.. I cittadini hanno bisogno di maggiore approfondimento, soprattutto in un momento di caos politico come questo. Intervenire solo sui talk show non ha comunque senso. Le maggiori violazioni avvengono nei tg».
«PAR CONDICIO SUPERATA» - «La sentenza del Tar dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge - ha commentato invece il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri -. Il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Calabrò, aveva votato contro l'estensione delle decisioni della Commissione di vigilanza alle emittenti commerciali. Quindi il Tar conferma le valutazioni di prudenza che erano venute proprio dal presidente dell'Agcom. Ma al di là dei cavilli, anche in questo caso bisogna privilegiare la sostanza. Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa, quella voluta dalla sinistra che prima l'ha invocata e adesso si lamenta, che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile».
I DUBBI DEI RADICALI - Mette tuttavia le mani avanti il radicale Marco Beltrandi, relatore del regolamento sulla par condicio nella Commissione di Vigilanza Rai, secondo cui la decisione del Tar non muta le regole per i talk show. «A quanto si apprende - ha detto il parlamentare - , il Tar Lazio avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell'articolo 6, della delibera dell'Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 - 28 marzo 2010». Ma tale sospensione non riguarderebbe i talk show che sono citati soltanto al comma 5 dell'art. 6 della delibera dell'Agcom. «La delibera della Vigilanza sulla Rai tv - ha sottolineato - è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell'art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop». «A prescindere da tutto questo, qualora le tv private e la Rai stessa ritenessero di voler rivedere l'assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande, rispetto ad altri Paesi, norme sulla par condicio nell'ultimo mese della campagna elettorale, io - ha sottolineato Beltrandi - quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l'incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni da quando sarebbero dovute cominciare».
Redazione Online
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05/03/2010
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Par condicio: non c'è Annozero, crollano gli ascolti di Rai2, perso il 10,8% di share
Al posto del talk show di santoro è andato in onda il film «la carica dei 101». Durante la stessa fascia oraria i vari programmi hanno fatto registrare 2,5 milioni di spettatori in meno
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| Michele Santoro (Afp) |
MILANO - Il nuovo regolamento sulla par condicio in Rai pesa, eccome. Sugli ascolti in primo luogo e quindi di riflesso sulla pubblicità. Lo testimonia anche il risultato in termini di ascolti di Rai2 di giovedì che ha fatto registrare una perdita secca di 2.594.000 telespettatori pari al 10.80% in termini di share nella fascia oraria 21,14-23,40, quella normalmente dedicata ad Annozero.
CALO DI AUDIENCE - Senza il programma di Michele Santoro, Raidue registra un brusco calo in termini di audience, lasciando per strada oltre la metà degli ascolti ottenuti il giovedì sera. È quanto risulta dalle comparazioni dei dati Auditel effettuate dalla stessa redazione della trasmissione. In virtù del regolamento della par condicio sono stati cancellati i talk show: giovedì dunque il programma di Santoro non è andato in onda. Nella fascia occupata da Annozero - 21,14-23,40 - Raidue è stata seguita da 1.970.000 telespettatori pari cioè all'8,42%. Giovedì scorso, 25 febbraio, la puntata di Santoro sul caso Morgan era stata seguita da 4.564.000 telespettatori (19,22%). Nella serata di giovedì scorso, l'offerta di Raidue comprendeva La carica dei 101 dalle 21,04 alle 22,45: per il film 2.574.000 telespettatori e il 9.66% (e giovedì prossimo si prepara già la messa in onda del sequel, La carica dei 102). A seguire, tre minuti di Elezioni regionali, dalle 22,47 alle 22,50: per la rubrica 807.000 telespettatori e il 3,52%. Quindi, dalle 22,51 alle 23,04, il Tg2 con 988.000 spettatori e il 4,54%. Infine Electra - in onda dalle 23,07 alle 24,35 - con 837.000 spettatori pari al 7.29%.
Redazione online
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23/02/2010
Santoro a Travaglio: «Se te ne andassi non sarebbe una tragedia»
Santoro a Travaglio: «Se te ne andassi non sarebbe una tragedia»
Botta e risposta su «Il Fatto». L’opinionista: «Ero stanco e nervoso». Il conduttore: «Vivrei con amarezza la tua decisione ma non sarebbe una catastrofe irreparabile»
MILANO - Botta e risposta su «Il Fatto quotidiano» tra Michele Santoro e Marco Travaglio, dopo le polemiche dell’ultima puntata di Annozero. «Vivrei una tua decisione di prendere le distanze da Annozero con grande amarezza, ma non per ragioni personali», afferma il conduttore in una lettera aperta pubblicata dal quotidiano diretto da Antonio Padellaro. «Non sarebbe tuttavia una tragedia o una catastrofe irreparabile».
SANTORO - Santoro critica Travaglio per la performance dell’ultima trasmissione: «Hai saputo schivare e anche incassare molti colpi bassi ma questa volta è bastata una banalissima insinuazione di Porro (e non un’aggressione squadristica) per farti perdere il lume della ragione. Hai frequentato un sottufficiale dell’Antimafia prima che venisse condannato per favoreggiamento. Scusa, qual è il problema morale?». Il conduttore difende la propria conduzione a afferma: «Se la televisione è perfino peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi trombettieri ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza».
TRAVAGLIO - Ribatte Travaglio: «L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse stanco e nervoso per conto mio, ho reagito in quel modo». Ammette l’opinionista di Annozero e giornalista e fondatore de Il Fatto): «Non nutro la tua stessa fiducia nel "pubblico" che saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di persone sentono dire che frequento mafiosi, penso che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata alla gravità dell’accusa, e se la reazione non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia». Travaglio ribadisce che per ribattere alle accuse «occorrerebbe del tempo per rispondere», e aggiunge: «Ma quel tempo non te lo posso chiedere perché, nella partita di Annozero, sarei costretto a giocarne un’altra, privata». (Fonte: Apcom)
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11/02/2010
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Par condicio, conduttori tv in rivolta Berlusconi: "Basta trasmissioni-pollaio"
Vigilanza: Dal 28 febbraio al 28 marzo salteranno le trasmissioni di approfondimento. Il premier: legge da abolire. Il Pd: decisione da rivedere. Garimberti: «Approfondiremo». Giovedì Cda Rai
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| Pier Luigi Bersani ospite a «Ballarò» (Eidon) |
MILANO - Michele Santoro parla di «abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». Giovanni Floris si scaglia contro «l'ingordigia della politica che si mangia l'editore, l'azienda, i conduttori, i giornalisti, gli ospiti e i telespettatori che pagano il canone». Anche Bruno Vespa, pur sottolineando di aver sempre rispettato la par condicio, definisce «molto grave» l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e si augura che ci possano essere spazi di mediazione. Un mare di polemiche dunque ha sommerso il regolamento sulla par condicio approvato martedì dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che stabilisce la sospensione delle trasmissioni di approfondimento nel mese precedente le elezioni regionali, dal 28 febbraio al 28 marzo. Per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la decisione del Parlamento sui talk-show è da rispettare: «Non è una decisione scandalosa di cui doversi preoccupare», anche perché alcune sono «trasmissioni-pollaio. Per una questione di decoro credo sia un bene che le trasmissioni siano diverse, non parlo di quella di Bruno Vespa ma di altre». Per il premier comunque la par condicio è una legge «liberticida e assurda». «Continuo a ritenere - è l'opinione del Cavaliere - che si deve abolire la par condicio reintroducendo quella norma che stabilisce presenze televisive proporzionali ai voti».
«LA DECISIONE VA RICONSIDERATA» - L'opposizione dal canto suo chiede una rapida inversione di rotta. «La decisione della commissione va rapidamente riconsiderata» è l'auspicio del leader del Pd Pier Luigi Bersani, secondo cui «non c'è incompatibilità alcuna tra le trasmissioni di approfondimento giornalistico, che ricadono sotto la responsabilità dei conduttori e il controllo della commissione di Vigilanza, e l'apertura nel palinsesto di finestre elettorali che mettono tutte le forze in parità di condizione». Ancora più critico il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni: «I programmi di informazione non sono i pollai di cui parla Berlusconi, ma uno degli spazi di libero confronto sanciti dalla Costituzione. Cancellare l'autonomia dei programmi di informazione, costringendoli nelle regole della comunicazione politica, non solo contrasta con dieci anni di regolamenti della Vigilanza e di Agcom, ma anche con la sentenza n. 155 del 2002 della Corte Costituzionale».
L'APPELLO A ZAVOLI - Dentro la Rai i consiglieri di opposizione - Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten - hanno rivolto un appello al presidente Sergio Zavoli e all'intera commissione di Vigilanza perché il regolamento venga riformulato in modo da garantire «l'autonomia del servizio pubblico anche in occasione di importanti consultazioni elettorali». Il testo approvato, spiegano, «sopprime per la prima volta tutte le trasmissioni di approfondimento e introduce regole di difficile applicazione anche nei notiziari violando due diritti fondamentali: il diritto dei giornalisti a informare e il diritto dei cittadini a essere informati». Secondo i tre consiglieri è a rischio l'autonomia editoriale della Rai e «le inevitabili variazioni di palinsesto determineranno pesanti conseguenze sull'intera programmazione e quindi sul fronte dei ricavi pubblicitari».
«IMMEDIATO APPROFONDIMENTO» - Dal canto suo il presidente della Rai Paolo Garimberti sottolinea che l'azienda è tenuta al rispetto delle decisioni della commissione, ma che «le novità in materia di comunicazione e informazione politica introdotte dal regolamento presentano aspetti che richiedono un immediato approfondimento». Dunque non si escludono ulteriori sviluppi. Giovedì il Consiglio di amministrazione dell'azienda di viale Mazzini si riunirà «per valutare l'impatto del regolamento sulla linea editoriale delle trasmissioni e più complessivamente sulla gestione aziendale a vari livelli».
CONDUTTORI - Come si diceva, i conduttori dei principali approfondimenti televisivi della Rai sono sul piede di guerra. «Non credo sia il ruolo dei parlamentari quello di disegnare i palinsesti, fare gli inviti per il martedì sera, selezionare gli argomenti da trattare - dice Giovanni FlorisBallarò) -: i parlamentari hanno compiti ben più alti e importanti. Non è d'altronde compito di un giornalista parlare di argomenti stabiliti a prescindere, con interlocutori decisi da altri». Bruno Vespa (Porta a porta) difende la sua trasmissione: «L'esperienza di quindici anni ci insegna che Porta a porta ha sempre rispettato la par condicio ed è stata guardata al microscopio dentro e fuori le campagne elettorali. Ad altri è stato concesso il diritto di scorreria. Pur con questa premessa trovo molto grave l'azzeramento dei programmi informativi prima delle elezioni e spero che ci possano essere degli spazi di mediazione». Per Michele Santoro (Annozero) la decisione della Vigilanza «è un abuso di potere che non ha alcun fondamento legale». (
EMITTENTI PRIVATE - Il regolamento sulla par condicio sarà valido anche per le emittenti private, ma solo nella prima fase della campagna elettorale, dall'11 al 28 febbraio. Lo ha deciso la commissione Servizi e prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Una scelta prudente, legata alla necessità di approfondire alcuni questioni relative alla seconda fase della campagna elettorale. Da prassi, il regolamento che l'Agcom vara per le tv commerciali rispecchia quello che la commissione di San Macuto mette a punto per il servizio pubblico.
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09/12/2009
Maurizio Costanza dice basta
Maurizio Costanza dice basta
Si spegne un pezzo di storia della tv: chiude il Maurizio Costanzo Show


Roma - Domani va in onda l’ultima puntata dopo 25 anni di vita, 4.400 puntate e 32.800 ospiti perchè concluso il tempo della formula, il talk show raccontato e ragionato che per primo ha lanciato in Italia. È il Maurizio Costanzo show che chiude i battenti. "Domani, con l’ultima puntata di un programma cruciale per la storia di Mediaset, si chiude una pagina straordinaria della tv italiana. Quando ho iniziato a lavorare, il Costanzo Show era una realtà unica nel panorama televisivo e posso dire che Maurizio in questi anni ha raccontato l’Italia e la nostra vita quotidiana meglio di tutti", afferma Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente Mediaset che precisa: "per me c’è anche un forte coinvolgimento personale. Costanzo mi ha visto ragazzo e mi ha insegnato molto: la mia riconoscenza nei suoi confronti è profonda, totale. Condivido la sua scelta di dire stop, frutto della lucidità di un uomo che sa quando arriva il momento di cambiare. E per questo motivo gli formulo i più cari auguri per le sue nuove attività in tv, dove riuscirà a stupirci ancora una volta. In bocca al lupo, Maurizio".
Costanzo: "Con Berlusconi libertà assoluta" Un ringraziamento a "Silvio Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi che mi hanno lasciato sempre, e sottolineo sempre, l’assoluta libertà nella scelta degli ospiti e nella costruzione del programma", ha dichiarato Costanzo. "È stata una esperienza straordinaria ed è il caso di dire irripetibile. Ringrazio perciò quanti mi hanno consentito di vivere questa avventura professionale", dirà Costanzo nel discorso con cui, al termine della puntata, saluterà il suo pubblico. Dopo i ringraziamenti a Silvio Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi, Costanzo renderà omaggio a quanti, tra coautori, redattori, registi, tecnici, addetti alla produzione, collaboratori, hanno lavorato in questi anni alla realizzazione del programma. Poi, i ringraziamenti al pubblico: "Senza la vostra presenza costante per tanti anni -dirà Costanzo- qualunque programma, anche il più interessante, sarebbe naufragato. Grazie, perciò, perchè non avrei mai potuto avere quei 33 mila ospiti e vivere 25 anni della storia del nostro Paese con loro e con voi". "Voglio anche dire che ovunque io continuerò a fare televisione -concluderà il giornalista- le mie idee, i miei principi, le mie battaglie che mi hanno consentito di rimanere così a lungo davanti alle telecamere, saranno sempre le stesse. Con quelle idee e quelle battaglie ci siamo conosciuti e ci siamo reciprocamente apprezzati. Spero che così continui ad essere. Perciò: grazie e non perdiamoci di vista". Nella puntata in onda domani, Costanzo avrà come ospiti Afef, Andrea Camilleri, Enzo Iacchetti, in collegamento da Milano, Gino Strada, Raffaele Morelli, Katia Ricciarelli e Alfonso Signorini.
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