13/01/2012

Auto blu, giro di vite del governo

Auto blu, giro di vite del governo

Il tribunale amministrativo regionale chiedeva di intervenire per «risparmi significativi». Con un decreto presentato dal ministro Patroni Griffi, l'esecutivo ottempera ad una ordinanza del Tar

Continua...


10/01/2012

«Bocciato senza essere interrogato». Condannato ministero dell'istruzione

«Bocciato senza essere interrogato». Condannato ministero dell'istruzione

La storia. Il ragazzo non passò l'esame di maturità e ripetè l'anno passando a una scuola privata. Il Tar ha condannato il ministero dell'istruzione al risarcimento

Continua...


13/12/2011

Se all'università è vietato essere geniali

Se all'università è vietato essere geniali

Finisce gli esami a Legge in soli 24 mesi ma per laurearsi dovrà aspettare 2 anni. Nei nostri atenei ormai l’intelligenza è un fastidio.

Continua...


18/07/2011

«Rosella no, meglio la rosetta» Protesta web contro Sensi al Comune

«Rosella no, meglio la rosetta» Protesta web contro Sensi al Comune

IL RIMPASTO. Un gruppo su Facebook organizza web mob, petizione e (forse) corteo contro la nomina al Campidoglio

Continua...


10/07/2011

Ischia, una bimba bocciata in prima elementare

Ischia, una bimba bocciata in prima elementare

Il caso in una scuola di Lacco Ameno, comune dell'«isola verde». I genitori: siamo stati abbandonati, ricorreremo al Tar.

Continua...


03/08/2010

Pedaggi autostradali, stop al governo

Pedaggi autostradali, stop al governo

Il Consiglio di Stato conferma la decisione del Tar che nei giorni scorsi aveva bocciato gli aumenti dopo il ricorso della Provincia di Roma e di Rieti. Bloccati i rincari

 

ROMA - I pedaggi autostradali aumentati dal decreto del governo devono essere abbassati secondo quanto disposto giovedì scorso dal Tar del Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti oggi rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza del Tribunale amministrativo avanzata dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, che aveva presentato un ricorso urgente contro il Tar. Il Consiglio, si legge nell’ordinanza, ha fissato la discussione nel merito al 31 agosto.

STOP AI RINCARI - Resta perciò in vigore lo stop agli aumenti dei pedaggi autostradali, deciso dalla sentenza del Tar nella scorsa settimana contro le disposizioni contenute nella Manovra. Secondo il Consiglio di Stato «la situazione controversa» relativa all’aumento dei pedaggi autostradali «va conservata immutata in tutti i suoi aspetti sino alla decisione cautelare da parte del Collegio». Infatti, specifica il decreto, «non ricorrono gli estremi per una misura cautelare connotata dalla estrema urgenza», come invece teorizzato nel ricorso della presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio ha così respinto "l’istanza di misure cautelari provvisorie" e ha stabilito che l’appello del governo contro l’ordinanza del Tar «potrà essere esaminato nel rispetto del contraddittorio tra le parti nella camera di consiglio fissata per il 31 agosto».

ZINGARETTI : «VITTORIA DEI CITTADINI» - «Esprimo grande soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato, che proprio oggi ha rigettato il ricorso d'urgenza presentato da Anas e Governo contro la sentenza del Tar inerente gli aumenti ai caselli. Si tratta di un'altra vittoria per tutti i cittadini». Lo afferma in un comunicato Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, che aveva presentato il ricorso al Tar seguito ad molti comuni della provincia.«Adesso, al più presto, l'Anas si adegui alla decisione presa dal Tar e confermata dal Consiglio di Stato di diminuire i pedaggi - conclude Zingaretti - perché chi amministra la cosa pubblica deve rispettare la legge senza atteggiamenti servili con i potenti e lassisti con le persone normali». red 031416 ago 10

Redazione online


12/03/2010

Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica

Talk show in tv, sospeso il divieto Il Pd: riprendano anche sulla tv pubblica

 

BERSANI: «ne prenda atto anche la Rai». Gasparri: «Par condicio ormai superata». Accolto il ricorso di Sky e de La 7 contro il regolamento che vietava i dibattiti politici in periodo elettorali.

 

Gad Lerner, conduttore de «L'infedele», su La 7

ROMA - Stop al regolamento dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici. La questione ora rimbalzerà anche sulla Rai, dove i talk show sono stati sospesi con un regolamento varato dalla Vigilanza. Il consiglio di amministrazione di Viale Mazzini è stato convocato in seduta straordinaria per lunedì alle 12 per discutere della questione

UDIENZA IL 6 MAGGIO - Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media «considerato che a conclusione di una prima delibazione - spiegano i giudici nella motivazione - propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata», nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento. Il Tribunale, accogliendo la richiesta di Sky e Ti Media, ha fissato l'udienza di merito al 6 maggio.

L'ARTICOLO SOSPESO - Nello specifico, il Tribunale ha sospeso l'articolo 6 comma 2 del regolamento, che stabilisce che «i notiziari diffusi dalle emittenti televisive e radiofoniche nazionali e tutti gli altri programmi a contenuto informativo... si conformano con particolare rigore ai principi di tutela del pluralismo, dell'imparzialità, dell'indipendenza, dell'obiettività e dell'apertura alle diverse forze politiche, nonché al fine di garantire l'osservanza dei predetti principi, allo specifico criterio della parità di trattamento tra i soggetti e le diverse forze politiche».

IL SECONDO RICORSO - Il tribunale ha invece respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perchè ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, «sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento», in quanto appunto «approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell'organo che ha adottato l'atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza». Quanto poi alla parte del ricorso dei consumatori che riguardava il Cda Rai, per il Tar «non sussistono presupposti per accogliere» la richiesta di discussione.

«LA RAI NE PRENDA ATTO» - Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si è augurato a questo punto che possano riprendere subito anche i programmi di approfondimento della Rai. «Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l'assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico - ha dichiarato in una nota -. Ci aspettiamo che tali criteri siano fatti propri anche dalla commissione parlamentare di Vigilanza Rai e che tutto il sistema sia messo nelle stesse condizioni». «Il rischio - ha aggiunto - è che il solo servizio pubblico rimanga ostaggio di norme che limitano libertà e discussione. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi che sono stati sospesi nei giorni scorsi». «È chiaro che la sentenza impone anche una revisione della posizione della Rai - ha aggiunto Luca Borgomeo, dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart.. I cittadini hanno bisogno di maggiore approfondimento, soprattutto in un momento di caos politico come questo. Intervenire solo sui talk show non ha comunque senso. Le maggiori violazioni avvengono nei tg».

«PAR CONDICIO SUPERATA» - «La sentenza del Tar dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge - ha commentato invece il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri -. Il presidente dell'Autorità per le comunicazioni, Calabrò, aveva votato contro l'estensione delle decisioni della Commissione di vigilanza alle emittenti commerciali. Quindi il Tar conferma le valutazioni di prudenza che erano venute proprio dal presidente dell'Agcom. Ma al di là dei cavilli, anche in questo caso bisogna privilegiare la sostanza. Subito dopo le elezioni vanno varate norme nuove che garantiscano il pluralismo, ma che superino una normativa, quella voluta dalla sinistra che prima l'ha invocata e adesso si lamenta, che crea rigidità eccessive e che apre la strada a un contenzioso interminabile».

I DUBBI DEI RADICALI - Mette tuttavia le mani avanti il radicale Marco Beltrandi, relatore del regolamento sulla par condicio nella Commissione di Vigilanza Rai, secondo cui la decisione del Tar non muta le regole per i talk show. «A quanto si apprende - ha detto il parlamentare - , il Tar Lazio avrebbe sospeso un solo comma, il 2, dell'articolo 6, della delibera dell'Agcom che applica la par condicio alle televisioni private in occasione delle regionali del 27 - 28 marzo 2010». Ma tale sospensione non riguarderebbe i talk show che sono citati soltanto al comma 5 dell'art. 6 della delibera dell'Agcom. «La delibera della Vigilanza sulla Rai tv - ha sottolineato - è stata invece pienamente confermata dal Tar Lazio che ha rigettato la richiesta di sospensiva avanzata; anche qualora il Tar Lazio avesse sospeso il comma 5, dell'art. 6, la motivazione del Tar sarebbe smentita nel merito dal fatto che trasmissioni come Matrix e Terra hanno continuato ad essere messe in onda, anche prima di ogni sospensiva, dimostrando che non è il regolamento ad aver imposto un qualunque stop». «A prescindere da tutto questo, qualora le tv private e la Rai stessa ritenessero di voler rivedere l'assurda decisione di bloccare i talk show per non voler rispettare le blande, rispetto ad altri Paesi, norme sulla par condicio nell'ultimo mese della campagna elettorale, io - ha sottolineato Beltrandi - quale estensore del regolamento e noi come soggetto politico radicale non potremmo che compiacercene, essendo esattamente quanto chiediamo con insistenza da settimane, mentre denunciamo l'incredibile ulteriore sabotaggio operato dalla Rai tv della campagna elettorale con le tribune non ancora calendarizzate, dopo 10 giorni da quando sarebbero dovute cominciare».

Redazione Online




12/08/2009

Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»

Prof di religione e scrutini, la Cei contro il Tar : «Sentenza vergognosa»

 

«L'Ora di religione parte integrante della cultura italiana». I vescovi: «Dai giudici decisione che danneggia la laicità dello stato e alimenta diffidenza verso le toghe»

 

L'ora di religione in un liceo artistico

MILANO - Affondo della Cei sulla sentenza del Tar. Il tribunale del Lazio ha stabilito che i crediti scolastici aggiuntivi concessi a chi segue le lezioni di religione sono illegittimi e che i docenti di religione, non avendo diritto a concorrere con il proprio insegnamento alla formazione del voto finale, non possono partecipare a pieno titolo agli scrutini. E i vescovi parlano di «decisione vergognosa» e «pretestuosa». Per monsignor Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'Università, la decisione dei giudici è «povera di motivazioni» e «danneggia la laicità dello stato». Monsignor Michele Pennisi, commissario Cei annuncia inoltre che appena i vescovi si riuniranno «a settembre per la commissione episcopale dell'Educazione e della Scuola», il problema sarà «analizzato» e «certamente da parte della Cei ci sarà una netta presa di posizione».

«ORA DI RELIGIONE PARTE DELLA NOSTRA CULTURA» - Per Coletti, dietro la sentenza del Tar c'è «un atteggiamento pregiudiziale anche se non del tutto ideologico», che rischia di «incrementare il sospetto e la diffidenza verso la magistratura». Non solo: il presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica ritiene, spiegandolo ai microfoni di Radio Vaticana, che l'ora di religione non va «a sostenere scelte religiose individuali», ma «è una componente importante di conoscenza della cultura di questo Paese, con buona pace degli irriducibili laicisti e purtroppo dobbiamo dire con buona pace anche dei nostri fratelli nella fede di altre confessioni cristiane». Coletti parla poi di «bieco illuminismo». «Se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità».

«NON TOCCA A NOI FARE RICORSO» - «Non credo - afferma poi l’esponente della Conferenza episcopale italiana - che tocchi alla Chiesa come tale fare un ricorso. Tocca a cittadini italiani, più o meno organizzati in partiti o in associazioni culturali, esprimere il loro parere, il loro dissenso, di fronte ad una sentenza così povera di motivazioni. Credo che lo stesso Ministero dovrà fare un ricorso, perché ciò che è stato messo sotto accusa non è un’opinione della Chiesa o dei vescovi, ma è una circolare del Ministero e qualcosa che attiene all’organizzazione della scuola di Stato».

LE CRITICHE DI AVVENIRE - «La decisione del Tar laziale ha già suscitato la legittima protesta dei docenti, per l'evidente tentativo, già per altro portato avanti anche nel recente passato, di emarginare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane», scrive da parte sua il quotidiano cattolico Avvenire. Per il giornale della Cei, siamo davanti a «un tentativo alquanto maldestro. La sentenza del Tar, infatti, arriva dopo la conclusione dei lavori della commissione paritetica Ministero dell'Istruzione-Cei, che ha deciso all'unanimità di passare dalla votazione con gli 'aggettivì (sufficiente, buono...) ai voti numerici. Quando la decisione sarà avallata dal Consiglio di Stato, anche il voto di religione - sottolinea il quotidiano cattolico - farà media e il problema dei crediti sarà quindi superato una volta per tutte».

REAZIONI - La sentenza continua dunque ad alimentare polemiche. Da una parte, le chiese evangeliche e i Valdesi esprimono viva soddisfazione per la decisione del Tar. Ed esulta Marco Rizzo, dei Comunisti Sinistra Popolare: «Finalmente si riconosce agli studenti il diritto a essere esaminati da docenti scelti con pubblici concorsi e non dal giudizio insindacabile delle curie vescovili». «Il Tar del Lazio ha ragione, la Cei ha torto: abolire l'ora di religione» afferma Franco Grillini, presidente di Gaynet. Dall'altra parte non mancano le critiche alla sentenza, giudizi negativi che arrivano in particolare modo dal Pdl. «Siamo di fronte ad una deriva anticattolica che non ha precedenti nella storia e nella tradizione del nostro paese» ha detto in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «La Gelmini dia mandato e impugni subito quella incivile sentenza» è la richiesta che viene dal deputato dell'Udc Luca Volontè.

L'ANM - E non è piaciuta all'Anm la presa di posizione della Cei contro la sentenza del Tar. Per il numero uno del sindacato dell toghe Luca Palamara «è legittimo che i provvedimenti giudiziari possano essere criticati e noi non possiamo che ribadirlo, purché - sottolinea - le critiche siano espresse nel rispetto di chi emette i provvedimenti. Colpiscono, nel giudizio espresso da monsignor Diego Coletti, quelle critiche che suonano solo come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è una cosa che sentiamo molto».


09/07/2009

Le pornostar battono Cacciari Via libera al festival hard

Le pornostar battono Cacciari Via libera al festival hard

 

Polemiche su «Erotica 2009», da oggi a domenica a Marghera. Il sindaco: «Evento pericoloso». Ma il Tar boccia l’ordinanza

 

Massimo Cacciari (Eidon)
Massimo Cacciari (Eidon)

Da una parte il sindaco filosofo, il pd Massimo Cacciari, contrario all’approdo a Venezia di Erotica 2009: «Por­terebbe alla rimozione dei freni inibitori». Dall’altra un nugolo di pornostar, da Milly D’Abbrac­cio a Vittoria Risi, da Valentine Demy a Sofia Gucci, paladine del festival dell’hard giunto alla sua 15a edizione: «Cacciari ven­ga a vederci e capirà che non c’entriamo niente con la prosti­tuzione ». In mezzo una batta­glia a colpi di ordinanze e ricor­si conclusasi ieri, parrebbe, con una sentenza del Tar e il via libe­ra alla manifestazione: la fiera del sesso si terrà da oggi a do­menica a Marghera. Come da programma. Unica prescrizione (comunicano gli organizzato­ri): il versamento di 10.000 eu­ro nelle casse comunali per i servizi di polizia municipale. Ul­timo ostacolo da superare (sot­tolinea il comandante dei vigili Marco Agostini): l’esame di agi­bilità della tensostruttura, la stessa usata per i concerti dei grandi, prevista per oggi. La polemica è iniziata una de­cina di giorni fa.

Dopo Roma e Bari, gli organizzatori della ker­messe, hanno confermato la tappa a Venezia. Ma dalla muni­cipalità di Marghera, in prima linea il presidente di Rifonda­zione Renato Panciera, si è leva­to un altolà: «Quella manifesta­zione compromette il nostro la­voro anti-prostituzione». Dello stesso parere la Cgil donne. Il sindaco Cacciari ha così raccol­to i malumori. Prima ha prova­to a traslocare la fiera al Terra­glio scontrandosi con i residen­ti. Lunedì sera ha firmato un’or­dinanza con la quale ha negato alla Geat Srl la licenza di pubbli­co intrattenimento. Le motiva­zioni del divieto: «tutelare le condizioni di vivibilità dell’abi­tato di Marghera» e scongiura­re «un potenziale pericolo per la sicurezza urbana». Vale a di­re: «La manifestazione — si leg­ge — può attrarre numeroso pubblico. E per le sue peculiari caratteristiche, prevedendosi 'l’attiva partecipazione degli spettatori', è inevitabile l’attiva­zione di meccanismi di rimozio­ne dei freni inibitori». Il riferi­mento va quindi alla «settanti­na di prostitute presenti nella stessa zona e nello stesso ora­rio » della manifestazione. E agli alti costi del servizio di vigilan­za «che resterebbe a carico del­l’amministrazione comunale». L’ordinanza ha incassato le critiche degli «assessori rosa» della giunta Cacciari: da Laura Fincato a Mara Rumiz. Ma an­che di Vladimir Luxuria, Tinto Brass. Quindi è stata impugna­ta dagli organizzatori che han­no presentato ricorso al Tar del Veneto puntando sul «ruolo di censore» assunto dal sindaco in base ai nuovi poteri: «L’ordi­nanza segna il passaggio dallo stato di diritto allo stato etico», ha affermato il portavoce Emi­lio Magliano.

Ieri la sentenza: Erotica 2009 andrà in scena. I tempi per un ricorso al Consi­glio di Stato non ci sono: «Trop­po intelligente, Cacciari, per in­filarsi poi in questa strada», ha detto l’assessore ai Lavori pub­blici Laura Fincato, parlando di «boomerang culturale». «Non capisco ma mi adeguo». Questa mattina Erotica 2009 si troverà però a dover affrontare l’esame di agibilità. Quindi a garantire alcune prescrizioni di ordine pubblico. «Ad esempio che l’uscita delle 'artiste' — 'tra vir­golette', sottolinea Agostini — non sia la stessa del pubblico». Come dire: la partita non è an­cora del tutto chiusa.

Alessandra Mangiarotti