13/04/2012
L'Imu si pagherà in tre rate
L'Imu si pagherà in tre rateConte (pdl) si dice contrario a modifiche a favore degli anziani in casa di riposo. La novità sarà contenuta in un emendamento del relatore al dl fisco che sarà presentato lunedì mattina
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24/11/2011
Canone Rai: la tassa più evasa dagli italiani
Canone Rai: la tassa più evasa dagli italianiOgni anno Viale Mazzini perde circa 700 milioni di introiti. Il Codacons: "Oltre al 27% delle famiglie, il 96% degli esercizi pubblici non paga il canone
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22/07/2010
Il premier frena, in bilico la tassa unica dei Comuni
Il premier frena, in bilico la tassa unica dei ComuniL'IMPOSTA MUNICIPALE PREVEDREBBE ANCHE UN'ADDIZIONALE PER RECUPERARE L'ICI. Si allontana l'«Imu», avrebbe sostituito almeno tre tributi
| Il premier Berlusconi e il ministro Tremonti |
Imposta municipale unica: Imu. Era il coniglio che il «geniale» Giulio Tremonti, come l’ha definito un giorno Silvio Berlusconi, si stava apprestando a cavare dal cappello per restituire ai Comuni italiani un pezzo di autonomia fiscale in vista del federalismo. Peccato soltanto che la parola «tasse» nel vocabolario del premier non esista. E che la semplice prospettiva di tenere a battesimo una nuova imposta sia considerata negli ambienti a lui più vicini una ipotesi sciagurata.
Anche se questa tassa ne sostituirebbe almeno tre. Ecco spiegato come ancora prima di nascere l’Imu rischi di incamminarsi sul viale del tramonto . L’articolato del disegno di legge che «istituisce» l’imposta è pronto: messo a punto da Tremonti con i suoi più stretti collaboratori. L’Imu assorbirebbe il gettito Irpef sugli immobili, l’imposta di registro sulle transazioni immobiliari e la tassa ipotecaria catastale dovuta sui mutui, che contestualmente verrebbero abolite. In tutto una quindicina di miliardi: somma pressoché identica a quella dei trasferimenti statali diretti ai municipi. Soldi che però, a differenza dei fondi statali, verrebbero a regime gestiti, dopo una fase transitoria, interamente dai sindaci. Ai quali, secondo il disegno di legge di Tremonti, sarebbe consentito anche di recuperare con uno stratagemma il gettito dell’Imposta comunale sugli immobili abolita dal governo Berlusconi. In che modo? Grazie alla possibilità, prevista dal disegno di legge, di introdurre un’«addizionale Imu» che sostituisca una lunga serie di balzelli comunali: Tarsu, Tosap, Cosap e imposta sulle insegne e la pubblicità. Modulandone il livello i Comuni potrebbero agevolmente riappropriarsi di quei 3,4 miliardi che il colpo di spugna sull’Ici per la prima casa ha tolto ai loro bilanci. E che i sindaci non hanno mai digerito. Al punto da aver provato diverse volte a riprendersi quella piccola leva fiscale. Per esempio proponendo la cosiddetta «service tax»: una imposta sul valore patrimoniale degli immobili, ma corretta in base al reddito dei proprietari. Proposta già avanzata quando alla guida dell’Anci c’era l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici, ma che non aveva mai fatto breccia per la stessa ragione che adesso sembra frenare l’Imposta municipale unica.
Non che l’applicazione dell’Imu non comporterebbe qualche problemino di carattere tecnico. E pure piuttosto serio. Per dirne una, la frequenza delle transazioni immobiliari è notoriamente molto diversa da città a città: il gettito dell’imposta di registro e della tassa catastale è perciò territorialmente assai disomogeneo. Per questo era prevista la costituzione di un fondo perequativo nel quale sarebbe confluito il gettito delle tre tasse per essere poi redistribuito. I sindaci avrebbero poi progressivamente preso in mano le redini della nuova imposta. In ogni caso i vantaggi, in termini di semplificazione, compenserebbero ampiamente le difficoltà di applicazione. Ma se risolvere i problemi tecnici è sempre possibile, per quelli politici è decisamente più complicato. I Comuni insistono perché venga loro restituita l’autonomia impositiva: e questo, sostengono, non può che avvenire se non attribuendo loro il potere di tassare gli immobili. E per corroborare questa tesi portano i risultati di uno studio internazionale dell’Ifel secondo cui otto Paesi su dieci applicano un simile sistema. Nella maggioranza di governo questa linea ha l’appoggio della Lega Nord. Non a caso il disegno di legge delega sul federalismo dice chiaramente che per i Comuni si deve privilegiare la fiscalità connessa agli immobili. E lo stesso Tremonti, in una relazione al Parlamento, ha aperto qualche importante spiraglio.
Il fatto è che grazie alla promessa dell’abolizione dell’Ici fatta in campagna elettorale Berlusconi ha vinto le ultime elezioni politiche, e chiaramente non è disposto a rimangiarsela. Nemmeno indirettamente. Tanto più in un momento complicato come questo, con i sondaggi che indicano un preoccupante calo di popolarità. Una situazione di cui Tremonti è ben consapevole, se un giorno, mentre presentava ai sindaci la sua riforma fiscale per i Comuni, qualcuno lo avrebbe sentito far riferimento alla necessità di persuadere il presidente del Consiglio. Missione evidentemente non proprio agevole. Così per il momento l’«istituzione» dell’Imu prevista dall’articolato di Tremonti è sospesa: se ne parla soltanto come ipotesi «facoltativa». Di conseguenza, è sospeso anche il capitolo del fondo perequativo. E per ora si resta ai trasferimenti puri e semplici dello Stato centrale. Il federalismo fiscale può ancora attendere un po’...
Sergio Rizzo
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29/10/2009
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese
Saia, relatore al ddl Finanziaria: Intervento di 2-3 miliardi di euro, «massimo di 4». La maggioranza presenta tre proposte. Il vice ministro Vegas: «Interessante, ma ora non ci sono risorse»
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| (Ansa) |
MILANO - «Un alleggerimento dell'Irap per le piccole e medie imprese con meno di 50 addetti e che potrebbe essere legato al mantenimento dei lavoratori in azienda». È questa una «ipotesi allo studio» della maggioranza che potrebbe presentare una nuova proposta con l'obiettivo di introdurre la novità già nella Finanziaria. Lo riferisce il relatore Maurizio Saia (Pdl), a margine dei lavori della commissione Bilancio al Senato, evidenziando come si tratti ancora di una fase preliminare e come il governo non abbia ancora espresso alcuna valutazione in merito. «In tutto si potrebbe trattare di un intervento del peso di circa 2-3 miliardi. A dirla grande di 4 miliardi», spiega Saia. Ma il lavoro del relatore non sarà facile in quanto dovrà mettere d'accordo la proposta della Lega sopra citata, con quelle del Pdl che variano tra 8 e 12 miliardi, e il Tesoro che, per bocca del vice ministro Vegas, dice «proposte interessanti, ma ora non ci sono risorse».
I DETTAGLI - Al momento, spiega Saia, il tentativo è di trovare «una sintesi tra le proposte messe in campo dalla maggioranza, dalla Lega ma anche dall'opposizione». Si tratta «di un'ipotesi che può venire anche smentita. Io come relatore mi carico delle istanze parlamentari e cerco di sollecitare il governo». Nel caso in cui si arrivasse a trovare una mediazione già in commissione, la proposta potrebbe essere comunque formalizzata solo dal relatore o dal governo. L'Irap sarà comunque «tra gli ultimi capitoli che affronteremo» durante l'esame in commissione spiega il relatore. In alternativa, occorrerebbe attendere l'approdo del testo in aula.
EMENDAMENTI - Sul taglio dell'Irap, il Pdl ha presentato due proposte di modifica in commissione Bilancio e la Lega una. «Abbiamo presentato un emendamento complessivo che include interventi sull'Irap e sull'Irpef per 35 miliardi di euro», spiega il presidente della commissione Finanze al Senato, Mario Baldassarri (Pdl). «Poi sono stati presentati singoli emendamenti che sono pezzi di un quadro. Dentro questo, uno sull'Irap con deduzione sul monte salari per tutti che costa 12 miliardi di euro. Un altro che deduce il monte salari fino a cento addetti e costa 8 miliardi. La Lega ha presentato un emendamento sul taglio dell'Irap per le aziende sotto i 50 addetti e l'opposizione ha presentato proposte di modifica».
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01/10/2009
Palermo soffoca nella spazzatura: tornano i roghi nelle strade
Palermo soffoca nella spazzatura: tornano i roghi nelle strade
L'Amia non esce dal deficit nonostante l'aumentato del 175% della Tarsu. A Partanna, Mondello e Bonagia, la raccolta dei rifiuti non viene effettuata da oltre dieci giorni.
PALERMO - Palermo è di nuovo soffocata dai rifiuti, riesplode l'esasperazione dei cittadini e tornano i roghi. Trenta incendi sono stati appiccati la notte scorsa a cassonetti e a cumuli di pattume che marcisconono praticamente in tutta la città.
NELL'ULTIMO ANNO TASSA AUMENTATA DEL 175% - Vi sono quartieri, come Partanna, Mondello e Bonagia, dove da oltre dieci giorni non viene effettuata la raccolta a causa delle continue difficoltà dell'azienda comunale Amia che non riesce a risollevarsi dal deficit benchè il Comune nell'ultimo anno abbia aumentato del 175% la Tarsu, oggi tra le più alte d'Italia.
ROGHI - I roghi hanno impegnato i vigili del fuoco fino alle 5.30 del mattino. In via Piave, nel quartiere Montegrappa, in quattro ore sono stati innescati tre incendi ai mucchi di spazzatura che avevano trasformato la strada in una discarica. Roghi di vaste proporzioni, da cui si è sprigionato un denso fumo nero, anche in via Conte Federico a Brancaccio, in via del Bassotto a Bonagia, in via Bernini all'Uditore, in via Enrico Albanese nei pressi del carcere dell'Ucciardone, in viale delle Scienze vicino alla cittadella universitaria, in via Imera. In alcuni casi, persone che vedevano le fiamme avvicinarsi pericolosamente alle loro abitazioni hanno chiesto l'intervento della polizia.
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29/09/2009
Videorivolta: disdiciamo il canone Rai Le istruzioni per staccare la spina
Videorivolta: disdiciamo il canone Rai Le istruzioni per staccare la spina
Annozero, Romani: "Verifica legittima" Dalla Lega un odg per abolire il canone
Roma - "Una verifica legittima. Nessuna censura". Il vice ministro alle Comunicazioni, Paolo Romani, incontra il presidente della commissione di Vigilanza Ra, Sergio Zavoli, e fa il punto sulla situazione del "dossier Annozero" aperto dal governo con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. L'incontro di oggi, durante il quale è stata ribadita l’intenzione di acquisire informazioni dai vertici Rai per verificare la corretta attuazione del contratto di servizio, precede quello con i vertici dell’azienda, convocati da Scajola l’8 ottobre. In quella sede, ha detto Romani, "acquisiremo al massimo livello le informazioni" relative "ad Annozero ed eventualmente altri programmi sui quali riteniamo che, da parte del governo, debba esserci la verifica della corretta attuazione del contratto di servizio".
Il responso dell'Agcom Due atti dell'Authority: la diffida per Beppe Grillo e Marco Travaglio per le affermazioni su Giorgio Napolitano e Renato Schifani e il parere richiesto da Masi per il contratto di Travaglio in cui si parla "di possibili sanzioni anche forti, fino al 3% del fatturato". Romani cita anche "il codice etico, di cui si fa menzione nel contratto di servizio", dove "si chiede a tutti i dipendenti e collaboratori di ottemperare a quanto previsto dal codice in tema di obiettività e rispetto del pluralismo. E il fatto che si sia contravvenuto a questo è per noi un altro elemento". Dunque per Romani c’è "un combinato disposto di norme dalle quali si capisce che il governo è in piena facoltà di chiedere informazioni". Di qui la decisione di attivare l’istruttoria, sapendo che il governo era "tenuto a informare la Vigilanza, cosa che ho voluto fare oggi in via addirittura preventiva".
La Santanché: "Gazebo in piazza" Continua la protesta contro il canone Rai e in particolare la trasmissione Annozero di Michele Santoro. Stamani Daniela Santanché, leader del Movimento per l’Italia, ha allestito un gazebo in piazza San Babila. Santanché ha presentato nell’occasione alcune proposte: "Dovremmo creare Annoduemila, la trasmissione alternativa ad Annozero - ha detto -. Visto che Santoro va in onda ogni giovedì noi potremmo ideare una trasmissione identica, con le stesse modalità, sulla stessa rete, ma con un altro conduttore, e parlare male del centrosinistra". Santanché chiede anche di discutere della Rai in parlamento: "Dovremmo privatizzare due reti su tre, in questo modo la terza rete diventerebbe il vero canale di Stato con una informazione corretta e obiettiva". Critiche anche alla modalità con cui Santoro è tornato in Rai: "Dico basta con i palinsesti dettati dai giudici, in Italia non esiste alcuna trasmissione di destra che dimostri un tale livore nei confronti della sinistra. Propongo un controllo preventivo dei programmi, intorno a questo problema c’è grande interessa come dimostrano le firme che stiamo raccogliendo oggi". Nei gazebo è possibile prendere un modulo per la sospensione del canone. È sufficiente compilarlo e spedirlo con raccomandata con ricevuta di ritorno. "Alle persone che aderiranno alla disobbedienza non può succedere nulla, anche perché l’evasione del canone riguarda più di un milione di persone che non pagano senza alcuna motivazione" ha concluso la Santanché.
La Lega contro il canone "Abolire il canone Rai, nonché la relativa tassa di concessione governativa, definendo una forma alternativa di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo secondo criteri di equità, efficacia ed appropriatezza". Questo lo scopo dell'ordine del giorno presentato oggi da Davide Caparini (Lega Nord), segretario di presidenza in commissione Vigilanza Rai, durante la discussione generale in aula alla Camera dei deputati sul decreto legge correttivo al pacchetto di misure anti-crisi. "Si tratta di una tassa che non ha più motivo di esistere per diverse ragioni. Prima di tutto - afferma Caparini - è antiquata, perché istituita nel 1938, quando ancora non era nata la televisione. Inoltre è iniqua e profondamente ingiusta, sia territorialmente che socialmente. Territorialmente perché, mentre nel Nord del Paese il mancato pagamento di questa imposta si attesta al 5%, nel Meridione ha un’evasione del 30% con alcuni comuni che vanno oltre il 90%. È iniqua socialmente in quanto colpisce tutte le fasce di reddito".
L'Agenzia delle Entrate: "Evasori" Chi non paga il canone Rai è un evasore fiscale. Lo afferma il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, spiegando che il canone della tv pubblica "è un’imposta". "Sì" risponde Befera a chi gli chiede se si può considerare un evasore un contribuente che non paga l’abbonamento.
Grande stronzata in quanto nessuna legge fa riferimento esplicito al pagamento del canone Rai, se non per le frequenze radio, ed infatti la legge che regola le frequenze datata 1938 qundo appunto, come dice Caparini, non esisteva la televisione quindi non si può parlare di evasione fiscale ai denni dell'erario e tantomeno del servizio pubblico, pertanto si può didire in ogni momento per chi paga questa subdola tassa dove non viè nessuno che la impone, infine vorrei proprio vedere chi tra i politici e anche quelli dell'erario pagano quella che loro stessi definiscono evasione fiscale.

Altre volte partiti e movimenti politici hanno iniziato campagne che invitavano alla disobbedienza fiscale sul canone Rai. Ma il prezzo da pagare è stato alto: l’Agenzia delle Entrate si è messa alle costole del nuovo evasore, e se prima non si desisteva dal proposito, arrivava una bella cartella fiscale con tutto il suo carico di conseguenze. Perfino il fermo amministrativo di beni (auto, moto, altre proprietà) che non potrebbero più essere usati né rivenduti. Rischio dunque altissimo, e molte campagne (dai radicali alla Lega Nord) contro il canone Rai sono finite nel nulla per una comprensibile e motivatissima paura degli abbonati.
Il modulo
Ma anche se pochi la conoscono esiste una via legale alla disdetta del canone. L’hanno percorsa nell’ultimo triennio circa 600 mila vecchi abbonati a cui non è accaduto praticamente nulla. È tutto in regola, tanto è che è la stessa Rai a spiegare come fare nel suo sito dedicato agli abbonamenti. Per non pagare più il canone c’è una sola pre-condizione: quella di essere in regola con i pagamenti passati. Poi bisogna dichiarare di non volere più un televisore a colori in casa. Se lo si aveva (il canone è una sorta di tassa di possesso dell’apparecchio), bisogna autocertificare di averlo distrutto o rottamato oppure venduto, donato ad altri di cui bisogna indicare le generalità. Ma non è necessario avere un “complice”. Si può anche semplicemente dichiarare che non si vuole più utilizzare quel televisore. Questa intenzione va comunicata compilando apposito modulo che si può reperire su molti siti Internet e presso tutte le associazioni a difesa del consumatore e inviare disdetta a mezzo raccomandata all’Agenzia delle Entrate - S.A.T. - Sportello Abbonamenti Tv- Ufficio Torino 1- c.p. 22 - 10121 Torino. Nel modulo chi disdetta il canone chiederà all’erario di venire a suggellare uno o più televisori presenti nella propria abitazione. Per ognuno degli apparecchi in possesso dovrà pagare per l’ultima volta una mini-tassa di 5,16 euro attraverso un vaglia postale da inviare alla medesima destinazione. A questo punto si potrà non pagare più il canone Rai per il resto della vita. E gli apparecchi tv possono restare in funzione fino a quando non saranno messi i suggelli da parte dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate. Verranno? L’esperienza di centinaia di migliaia di cittadini che ha già seguito la via legale del divorzio dal canone Rai dice che è altamente improbabile. Ancora più improbabile se questo tipo di disdette arriva a pioggia.
La legge prevede infatti che non sia l’Agenzia delle Entrate ad occuparsi della suggellazione degli apparecchi, ma la Guardia di Finanza. I militari non possono entrare in casa di un cittadino se non glielo permette il diretto interessato. Se insistono, si ha diritto a chiedere visione del mandato loro consegnato. Si può chiedere di ripassare con regolare mandato (che non potranno avere) o portargli in strada un apparecchio per compiere la procedura. Loro lo infileranno in un sacco di iuta che verrà richiuso con i sigilli. In qualsiasi momento questi potranno essere tolti tornando a pagare regolarmente il canone di abbonamento Rai. Ma si può in genere dormire sonni tranquillissimi: la Guardia di Finanza ha ben altro da fare che correre in giro con quei sacchi di iuta. Di questi tempi poi è caccia grossa ai grandi evasori, ai paradisi fiscali, alle finte residenze e gli apparecchi Rai da suggellare rischiano di finire davvero in fondo alla lista delle comande e spesso per essere del tutto dimenticati.
Il signor Faccio
L’operazione è dunque legale, si può compiere in circa 15 minuti, e serve soprattutto come messaggio a chi amministra e gestisce la Rai con una limitatissima pena del contrappasso. Peraltro se il pressing delle disdette avrà successo e la tv di Stato tornerà alla sua unica vera missione, che è di svolgere un servizio per e non contro il pubblico si potrà anticipare qualsiasi missione a scoppio ritardato delle fiamme gialle tornando a pagare il canone meno a malincuore. Per altro per capire i termini della sanzione dei suggelli basta ripercorrere un caso che è arrivato fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo. È quello di un cittadino italiano, Bruno Antonio Faccio, che il 20 dicembre 1999 aveva inoltrato alla Rai la richiesta di disdetta legale dall’abbonamento al servizio radiotelevisivo pubblico. I sigilli al televisore sono stati posti il giorno 29 agosto 2003, quindi a tre anni e mezzo di distanza dalla disdetta. Lui è ricorso alla Corte sostenendo la violazione del diritto di ogni cittadino ad essere informato e la violazione della sua vita familiare per quei sigilli. Gli hanno dato torto, sostenendo che la misura è proporzionata alla necessità di dissuadere dal mancato pagamento di una “piccola tassa da 107,5 euro”. Il signor Faccio è comunque una eccezione. Nel solo 2007 le disdette legali al canone sono state oltre 250 mila. I sigilli messi agli apparecchi dalla Guardia di Finanza meno di 10 mila.
Il modulo (reperibile su http://www.associttadini.org/canonerai/ oppure http://sosonline.aduc.it/modulo/disdetta+del+canone+rai_24.php):
Lettera da inviare raccomandata A/R quando si intende far suggellare il televisore.
La cessazione può essere effettuata in qualsiasi periodo dell'anno, se fatta entro e non oltre il mese di novembre vale dal gennaio dell'anno successivo. Il pagamento d'euro 5,16 è unico, spetterà alla Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - mandare i propri incaricati ad insaccare e sigillare il televisore che l'utente dovra' mettere a loro disposizione.
A - SE SI POSSIEDE IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:
1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a
"Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"
indicando sulla causale di versamento:
"Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n........................".
2) Cartolina contrassegnata con la lettera D ("D" = DENUNCIA DI CESSAZIONE DELL' ABBONAMENTO), compilarla in ogni sua parte, e barrare la casella "Intende far suggellare il Televisore a Colori".
Spedire la cartolina "D" assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale per mezzo di lettera Raccomandata A.R..
Conservate con cura il vecchio libretto e tutti i documenti relativi alla pratica.
B - SE NON SI POSSIEDE PIU' IL LIBRETTO DI ABBONAMENTO ALLA RAI:
1) Effettuare il pagamento di euro 5,16 mediante vaglia postale intestato a
"Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"
indicando sulla causale di versamento: "Intendo far suggellare il mio televisore ed indico il numero del mio abbonamento n........................",
2) Raccomandata con ricevuta di ritorno a:
Spett. "Agenzie delle entrate Ufficio Torino 1 - SAT Sportello abbonamenti TV - Cas. Post. 22 - 10121 Torino"
Il sottoscritto chiede la cessazione del Canone TV e, pertanto, concede autorizzazione - a voi o alla Guardia di Finanza in vostra vece - ad accedere alla propria residenza per far suggellare il televisore tipo.............................................................(N° di Ruolo .......................... ........................) detenuto presso la propria residenza ed unica dimora. A tale scopo ha corrisposto l'importo di euro 5,16 a mezzo vaglia postale n° ....................... del ....../......./...... (allega in copia la ricevuta del versamento) sul quale ha indicato il numero di ruolo dell'abbonamento. Dichiara altresì di non essere più in possesso del libretto di abbonamento e di non possedere altri televisori. Dichiara altresì - a quanto gli è dato sapere - che gli appartenenti al suo nucleo familiare hanno unica dimora presso la sua residenza e che non posseggono altri televisori. Allega fotocopia proprio documento identità. E' edotto delle sanzioni penali previste dall'articolo 76 del TU sulla documentazione amministrativa (DPR 28/12/2000 n.445) nel caso di mendaci dichiarazion, falsita' negli atti, uso e esibizione di atti falsi o contenenti dati non piu' rispondenti a verita', sotto la sua personale responsabilita'
Cognome ........................................................... Nome...........................................................
Via ..................................................... Città ..................................................... CAP .............
Telefono............................................
Data .....................................
Firma .........................................
Spedire la raccomandata assieme alla copia della ricevuta del vaglia postale.
15:50 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (3) | Segnala
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19/05/2009
San Francisco fa la guerra ai mozziconi
San Francisco fa la guerra ai mozziconi
I filtri gettati in strada costano alla collettività 10 milioni di dollari ogni anno. Il sindaco ha annunciato una tassa di 33 centesimi sui pacchetti: serve per pulire marciapiedi e tombini
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| (Ap) |
NEW YORK - Per la prima volta, negli Usa, la lotta contro il tabacco insegue i fumatori anche dopo l'ultimo tiro di sigaretta. A San Francisco è infatti iniziata la guerra ai mozziconi, i filtri non biodegradabili, che inquinano le strade della città costando ogni anno oltre 10 milioni di dollari alla collettività. Il sindaco della città nord californiana Gavin Newsom ha infatti annunciato una tassa per sanzionare una vecchia abitudine dei suoi concittadini: il lancio dei mozziconi spenti in strada.
NUOVA TASSA - La proposta, che sarà presentata il prossimo mese al consiglio comunale, consisterà in un aumento di 33 centesimi sul prezzo dei pacchetti di sigarette, sufficiente a ripagare i milioni di dollari spesi ogni anno per rimuovere i filtri dai marciapiedi, dalla grondaie e dai tombini. Secondo Newsom, «la tassa contribuirà a ridurre l'uso del tabacco, quindi avremo anche un beneficio per la salute pubblica». San Francisco già ha dimostrato in passato un approccio severo nei confronti dei fumatori. La città ha imposto di recente un bando alla vendita di tabacco nei drugstore, le farmacie-supermecato, e ha vietato l'accensione delle sigarette in molti luoghi pubblici all'aperto. I produttori di tabacco hanno già fatto sentire la loro voce. Frank Lester, portavoce della Reynolds American, secondo produttore di sigarette negli Usa, ha spiegato che «anche se pensiamo che le persone non dovrebbero gettare i mozziconi in strada, ci opponiamo all'idea di una tassa addizionale». Più prudente è stata la Philip Morris, che preferisce attendere la presentazione formale della proposta prima di prendere posizione, pur avendo già annunciato la propria contrarietà ai nuovo aumento.
23:58 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/03/2009
A Torre del Greco c'è anche l'Ici sui loculi
A Torre del Greco c'è anche l'Ici sui loculi
La giunta di centrodestra ha deciso di far pagare un canone annuo di 15 euro per ogni nicchia del cimitero
NAPOLI - A Torre del Greco è stata già ribattezzata come la «tassa sui morti», i più gentili la chiamano invece «l'Ici sui loculi». Gli appellativi non certo lusinghieri la dicono tutta sulla popolarità del provvedimento con cui la giunta di centrodestra di Torre del Greco ha deciso di far pagare un canone annuo di 15 euro per ogni nicchia del cimitero comunale. La cifra scende a 10 euro per la custodia delle spoglie nei box comuni, ma la tariffa in questo caso è mensile e va applicata anche per le frazioni di soggiorno. La delibera che ha dato il via libera alla cosiddetta «Ici sui loculi» è stata approvata dal Comune di Torre del Greco agli inizi di marzo e sta ora scatenando il putiferio in città. L'amministrazione, è la giustificazione, prova a far quadrare i conti dell'ente locale, anche a costo di scelte tanto impopolari. Ciro Borriello, il sindaco di Torre del Greco, ai taccuini del quotidiano «Metropolis» che ha evidenziato il balzello, ha subito tenuto a precisare che la «tassa sui morti» non è proprio una sua idea. «Non è una tassa che ho inventato io», ha detto il primo cittadino, spiegando che semmai lui si è limitato «a rispolverare una legge mai applicata a Torre del Greco».
Medico chirurgo, ex deputato di Forza italia, Ciro Borriello era già considerato una sorta di sindaco-sceriffo in città. Inflessibile nella lotta ai fuorilegge, famosa la sua battaglia contro i guidatori di moto e motorini senza casco per cui lo scorso agosto venne persino aggredito in strada. Ma Borriello non ci sta a passare per il duro anche con i morti, soprattutto in un momento così delicato per il portafogli delle famiglie. Così sulla tassa rispolverata dalla sua amministrazione tiene il punto: «Non sono io il cattivo di turno, semplicemente gli amministratori che mi hanno preceduto sono stati per così dire un po' distratti e non hanno preteso l'applicazione delle norme». Del resto la previsione di incasso che seguirà il discusso provvedimento ammonta a circa 300 mila euro per il solo 2009. E l'amministrazione di Torre del Greco ha promesso che questi soldi non andranno a tappare buchi di bilancio, ma saranno reinvestiti nel progetto per la ristrutturazione e ammodernamento del camposanto. Progetto già approvato e in attesa dei fondi necessari a partire. L'operazione di recupero e adeguamento prevede tra l'altro la costruzione di una nuova sala mortuaria e riguarderà non solo il complesso cimiteriale attuale, ma anche dell'area dell nicchiario «Magnolia», inaccessibile ai visitatori da ormai quasi cinque anni.
Sandro Di Domenico
15:49 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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13/01/2009
Permesso di soggiorno, resta il contributo
Permesso di soggiorno, resta il contributoIn serata chiarimento tra Berlusconi e Maroni. Non sarà una «tassa» ma un contibuto da definire tra 10 e 400 euro, come in molti Paesi Ue
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| Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni |
PRINCIPIO CONFERMATO - In mattinata Maroni, al termine di un incontro con il ministro della Giustizia Angelino Alfano sugli emendamenti al ddl sicurezza, aveva detto che il principio era stato confermato. «L'emendamento c'è - ha spiegato Maroni -, solo che al posto dei 200 euro per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno si prevede un contributo da definire con decreto». Il principio, ha aggiunto, «viene affermato così come previsto e votato». Nel ddl, ha proseguito il ministro, «resta il reato di immigrazione clandestina punito con un'ammenda e con la sanzione accessoria dell'espulsione decisa dal giudice di pace che si somma all'eventuale espulsione ordinata dal questore. È una possibilità in più di espellere un clandestino».
I NO DI FINI E DEL PREMIER - Sulla proposta si erano levate critiche anche all'interno della maggioranza. In particolare, avevano preso posizione contro il provvedimento sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva parlato di «norme discriminatorie»; il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante una passeggiata nel centro di Roma spiega di non essere «al corrente» di novità sulla introduzione della tassa per il permesso di soggiorno degli immigrati, anzi ribadisce di essere sempre stato contrario e di averne parlato con Bossi che non ha avuto obiezioni. «Non sono al corrente - spiega il premier - di novità al riguardo. Quando mi è stato presentato ho subito detto che ero contrario a quell’emendamento. Non c’è stata nessuna marcia indietro». A chi gli chiede se ne abbia parlato con Bossi nella cena di lunedì sera, Berlusconi risponde: «Ne ho parlato e anche lui non ha fatto obiezioni particolari a riguardo». Ora invece la Lega torna alla carica. Resta però da vedere cosa effettivamente succederà in Aula.
RICHIESTE IN CALO - Nel frattempo, ha sottolineato ancora Maroni, la crisi ha determinato un calo delle richieste di ingresso in Italia per lavoro da parte di extracomunitari. «A fronte dei 150 mila ingressi previsti dal decreto flussi - ha spiegato il ministro - sono arrivate 127 mila domande, 13 mila in meno quindi del tetto stabilito che per qualcuno era troppo severo». Ciò, ha puntualizzato , «dimostra che c'è una riduzione della richiesta: c'è una crisi che determina la perdita di lavoro in primo luogo dei cittadini extracomunitari».
23:03 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: bossi, lega, immigrati, tassa, contributo, permesso di soggiorno | OKNOtizie |
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