21/10/2011

Omicidio in teatro, ex ufficiale dell'esercito uccide un regista

Omicidio in teatro, ex ufficiale dell'esercito uccide un regista

SUI NAVIGLI - il movente forse da ricercare in una lite per questioni lavorative. L'assassino è entrato indossando l'uniforme dell'esercito. E' stato disarmato dai carabineri

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01/02/2011

Giovane attrice muore schiacciata dal semaforo abbattuto da un'auto

Giovane attrice muore schiacciata dal semaforo abbattuto da un'auto

Viale Monte Ceneri - La ragazza stava appendendo le locandine del suo spettacolo. Sonia Bonacina, 28 anni, era con il compagno attore e regista. «Ubriaco il guidatore»

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22/11/2010

Sipari chiusi: in scena lo sciopero del cinema e del teatro

Sipari chiusi: in scena lo sciopero del cinema e del teatro

I lavoratori della produzione culturale e dello spettacolo si fermano contro i tagli al settore contenuti nella Finanziaria. Niente prove, niente spettacoli, niente set. Il ministro Bondi: "Comprendo i motivi della protesta, pongono problemi reali"

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18/05/2010

Lutto nella cultura, morto Sanguineti

Lutto nella cultura, morto Sanguineti

DECEDUTO A GENOVA. aveva 79 anni. Poeta, scrittore e critico. La sua attività iniziata con l’esperienza avanguardistica degli anni Sessanta

 

GENOVA - È scomparso all'età di 79 anni il poeta e scrittore genovese Edoardo Sanguineti. L'intellettuale è morto nell'ospedale Villa Scassi, nel capoluogo ligure. Poeta, scrittore e critico, Sanguineti era nato a Genova il 9 dicembre del 1930.

LETTERATO E SAGGISTA - Sanguineti è stato una figura di letterato a 360 gradi, fuori e dentro il mondo accademico. Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, ma anche autore di teatro, critico, saggista. La sua attività è stata sempre caratterizzata da una battaglia culturale iniziata con l’esperienza avanguardistica degli anni Sessanta. Insieme ad Angelo Guglielmi, Edoardo Sanguineti fu infatti il teorico più famoso del Gruppo 63.

Edoardo Sanguineti con Pietro Ingrao e Ettore Scola
Edoardo Sanguineti con Pietro Ingrao e Ettore Scola

POETA - Capofila della neoavanguardia poetica, partecipò alla raccolta collettiva di poesia "I nuovissimi" (1961) da dove approdò con un ruolo determinante e fondativo al 'Gruppo 63'. La sua poesia sperimentale - è stato detto - rappresenta la «dissoluzione» del linguaggio quotidiano, come dimostrazione dell'impossibilità del comunicare nella società dei consumi. Dal "linguismo" folgorante dei primi lavori e dalla bulimia senza razionalità di parole e immagini (Laborintus, Erotopaegnia, Triperuno), Sanguineti elaborò con il tempo un regime satirico e grottesco a cui non fu estraneo il realismo marxista e la psicoanalisi che grande influsso ebbero su di lui. Di questi fase sono Wirrwar, Postkarten, Stracciafoglio, Seggnalibro, Bisbidis, Senzatitolo, Per musica. La sua capacità critica si è applicata a Dante (interpretazione di Malebolge), al '900 (Tra liberty e crepuscolarismo, Guido Gozzano,Indagini e letture, Scribili). Sua la cura dell'antologia Poesia italiana del novecento. Molto attivo anche nella narrativa: da Capriccio italiano a Il gioco di Satyricon. Non ultima la sua passione per il teatro: K. E le altre cose, Faust. Un travestimento. Così come molte riduzioni teatrali tra cui quella dell'Orlando Furioso per il regista Ronconi.


Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»

Carla Fracci attacca Alemamno: «Vergogna, mai ricevuta in due anni»

LA CONTESTAZIONE. L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera contro il sindaco, fischiato dai lavoratori dello spettacolo

ROMA - Carla Fracci contro il sindaco Gianni Alemanno. Una contestazione a gran voce e col viso rosso di rabbia. Alemanno ha appena concluso il suo intervento al teatro dell'Opera di Roma dove si sono radunati centinaia di lavoratori dello spettacolo per protestare contro il decreto sulle Fondazioni liriche recentemente approvato dal Governo. E l'etoile ha appena ricevuto un'ondata di applausi dopo aver accennato qualche passo di danza in platea.

EX DIRETTRICE - L'ex direttrice del corpo di ballo del Teatro dell'Opera ha atteso che Alemanno si sedesse in platea dopo il suo intervento. Quindi l'etoile si è alzata dal suo posto avvicinandosi a meno di un metro dal sindaco, additandolo e urlando. «Vergogna, in due anni non mi hai mai ricevuto». Rossa in volto, la ballerina che da poco non ricopre più il ruolo di direttrice del corpo di ballo del teatro dell'Opera, ha continuato ad additare il sindaco, prima parlandogli da distanza, poi avvicinandosi ad Alemanno, e additandolo con le dita: «È colpa tua», dice a gran voce. Poi torna a sedersi al suo posto, dall'altro lato della sala. «Non è una questione personale - ha precisato dopo la Fracci -. Per due anni gli ho chiesto un incontro che non mi ha concesso, in cui volevo parlargli non certo del suo futuro ma di quello del teatro».

APPLAUSI & FISCHI - «La lirica è una relatà che voglio difendere», aveva esordito nel suo intervento Alemanno, in qualità di presidente della Fondazione dell'ente lirico romano, dal palco dominato da uno striscione con su scritto: «Tutti in coro contro il decreto ammazzamusica», mentre tutto il teatro era pieno di manifesti e striscioni. Esordio applaudito. Applausi anche quando ha affermato di «non condividere una scelta che faccia ricadere solo sui lavoratori le difficoltà della crisi». I primi fischi sono arrivati quando il sindaco ha parlato, anziché del ritiro del decreto Bondi che i sindacati vorrebbero, di «una seria fase negoziale che permetta di modificarlo». La contestazione vera e propria è arrivata invece quando Alemanno ha sostenuto che «la volontà del ministro Bondi è stata quella di porre la questione in maniera molto dura proprio per attivare un confronto» e che «da qui devono partire contro-proposte per rendere più efficiente la gestione degli enti lirici».

LE REAZIONI - Solidale con il sindaco di Roma il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che in una nota spiega: «Il clima è troppo incandescente, perchè qualcuno, invece di cercare soluzioni condivise e soprattutto praticabili, si ostina a gettare benzina sul fuoco, e fra questi non è certamente il governo». Chiede invece le scuse di Alemanno all'etoile il senatore del Pd Vincnzo Vita che, entrando nel merito della vicenda chiede che il decreto di riforma delle fondazioni liriche venga «ritirato». Vita, vicepresidente della commissione cultura di Palazzo Madama, tra i politici intervenuti questo pomeriggio a Roma al Teatro dell'Opera alla kermesse organizzata dai sindacati, che sottolinea: «siamo decisi all'ostruzionismo, al Senato abbiamo pronti 4-500 emendamenti». Arriva a chiedere le dimissioni di Carla Fracci da assessore della Provincia di Firenze» il gruppo Pdl in Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze. «Il gruppo Pdl in Provincia di Firenze - dichiara il capogruppo Samuele Baldini - condanna l'atteggiamento dell'assessore Fracci contro il sindaco Alemanno, tanto più improprio perchè l'assessore stava rappresentando, a nostro modo inopportunamente, la Provincia al Teatro dell'Opera a Roma in difesa anche del Maggio Musicale Fiorentino. L'assessore ha inveito contro il sindaco di Roma per motivi esclusivamente personali e di ordine professionale che sembrano interessarle di più della sua funzione nell'interesse del nostro territorio. Per questo - conclude il gruppo del Pdl - crediamo inaccettabile che possa continuare a svolgere il suo mandato all'interno della giunta provinciale e ne chiediamo subito le dimissioni».

Fonte: Corriere della Sera


08/12/2009

Alla Scala quattordici minuti d'applausi per la Carmen

Alla Scala quattordici minuti d'applausi per la Carmen

 

In scena l'opera di Bizet diretta dal maestro Daniel Barenboim. Fuori dal teatro storico di Milano momenti di tensione per la protesta degli enti lirici italiani, in crisi. Prima dell'apertura del sipario attimi solenni con l'inno di Mameli

 

 

 

MILANO Atmosfera tesa, cupa, e non soltanto per la pioggia e il freddo. Piazza Scala, blindata da forze dell'ordine in assetto antisommossa, ha atteso la «prima» in un clima poco festoso e molto legato alla crisi. Fin dal pomeriggio hanno manifestato i lavoratori del teatro Regio di Torino, quelli del Verdi di Trieste, quelli del teatro dell'Opera di Roma e molti altri. Accanto alle bandiere degli organizzatori della protesta (Cgil, Cisl, Uil, Fials, Cub e Cobas) c'erano bandiere rosse, palloncini e megafoni per urlare slogan. La crisi è stata protagonista anche all'interno del teatro, dove alle 18 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto il suo ingresso, accolto da applausi. Il sovrintendente Stephane Lissner lo ha accolto e quindi accompagnato al palco reale per assistere alla Carmen diretta da Barenboim. Lo spettacolo è stato preceduto da una pausa di silenzio, un momento di riflessione chiesto dai lavoratori del Teatro in segno di solidarietà con le difficoltà di altri teatri e lavoratori. Appena entrato il maestro Daniel Barenboim, si sono accese le luci del teatro, ed il pubblico dopo averlo applaudito si è alzato per il minuto di silenzio. Finito il momento di riflessione, è cominciato l’inno di Mameli, eseguito in onore del presidente Napolitano. Dopodiché è partito il preludio di Carmen.

BRAMBILLA UNICO MINISTRO - «Non so chi c'è e chi non c'è»: Michela Vittoria Brambilla ha risposto così a chi le ha chiesto perché fosse l'unico ministro presente, dopo la defezione di Bondi, molto contestato dalla piazza.  «Posso dire le mie ragioni - ha detto il ministro del Turismo -. La Scala è fondamentale per promuovere l'Italia nel mondo. È un marchio dell'eccellenza italiana e mi piace la lirica». Il sindaco di Milano Letizia Moratti, come preannunciato, ha sfoggiato un vestito verde di Armani. Accanto a lei in platea il presidente della Regione Roberto Formigoni, il vicepresidente della Scala Bruno Ermolli, l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni, quello di Edison Umberto Quadrino, Cesare Romiti, l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, l’ex sovrintendente Carlo Fontana, l’ex procuratore capo di Milano, attualmente alla guida del Conservatorio Francesco Saverio Borrelli, il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera.

LE TENSIONI - Intorno alle 17 ci sono stati momenti di tensione tra i manifestanti, alcune centinaia, e agenti delle forze dell'ordine. In almeno tre occasioni i manifestanti hanno tentato di sfondare le transenne che recintavano l'area della protesta, scatenando alcuni parapiglia con le forze dell'ordine. E in una circostanza alcuni lavoratori hanno scagliato uova contro gli spettatori diretti a teatro mentre i militanti dei centri sociali hanno acceso a più riprese fumogeni rossi. Appesi alle transenne c'erano striscioni di diverse rappresentanze sindacali che protestano contro i tagli agli spettacoli. Il segretario provinciale Fials, Sandro Malatesta, ha spiegato: «La nostra è una protesta dovuta contro i tagli che rappresentano la rovina dei teatri lirici». Sui cartelloni si leggevano slogan come «Ieri Attila oggi Bondi», «Piangi, pagliaccio», «Basta tagli alla cultura». Accanto a loro i lavoratori delle aziende in crisi, a rischio licenziamento: l’Alfa di Arese, la Lares-Metalli Preziosi di Paderno Dugnano e altre, oltre a esponenti dei centri sociali milanesi.

IL MINUTO DI SILENZIO - Prima dello spettacolo gli orchestrali sono rimasti in piedi per 60 secondi «a supporto dei lavoratori colpiti dalla crisi e, al tempo stesso - spiega una nota firmata dalla rappre­sentanza sindacale aziendale e da Cgil, Cisl, Uil e Fials - per ricordare quello che sta acca­dendo nei nostri teatri senza un adeguato sostegno pubbli­co». «Sicuramente ge­sti come questo hanno signifi­cato», è stato il commento del sindaco Letizia Moratti. Il minuto di silenzio indetto prima dello spettacolo come segno di vicinanza per i lavoratori colpiti dalla crisi, afferma invece il segretario provinciale Fials Sandro Malatesta, «è un segnale minimo che può servire per attirare l'attenzione sul nostro problema, ma certo serve molto di più». «È giusta la decisione di attuare un minuto di silenzio per i lavoratori in crisi, ma quanto fatto dal governo per loro non si è mai visto con nessun altro governo», è stato il commento del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, al suo arrivo a teatro.

NAPOLITANO: «FACCIO QUEL CHE POSSO» - «Non ho bacchette magiche né i cordoni della borsa. Quello che posso fare per la Scala e la musica lo faccio», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante l’intervallo della rappresentazione, andando a salutare i musicisti e le maestranze del teatro. «Complimenti alle maestranze - ha detto Napolitano - molti di voi li ho visti a Tokyo, ma questa è casa nostra. Abbiamo tanti ospiti stranieri e questo è motivo di gratificazione».

BASSO PROFILO - La Scala ha fatto una scelta di understatement: la regia di Emma Dante con pochi fronzoli e molto contesto sociale e la me­tamorfosi della cena di gala of­ferta dal Comune che quest'anno diventa un buffet in piedi (per trecen­to invitati) nei ridotti del tea­tro. Il menu: carpaccio di sal­mone, tagliata di storione, tim­balli di riso, tortini di zucca e uno scrigno di funghi porcini serviti dal Caffè Scala.

BACIO MALEDUCATO ALLA MARINI - Piccola gag fuori programma e non si sa quanto apprezzata per Valeria Marini. La showgirl, arrivata al Teatro alla Scala per assistere alla prima, è stata avvicinata da Enrico Lucci de «le Iene» che si è inginocchiato - mentre la Marini posava per i fotografi con un bell'abito lungo e scollato, rosso porpora - e ha approfittato della distrazione per baciare il fondoschiena dell'attrice, prima che la sicurezza riuscisse a fermarlo.


25/10/2009

Carrie Fisher a teatro, come in confessionale: anni di droga anche per colpa di Liz Taylor

Carrie Fisher a teatro, come in confessionale: anni di droga anche per colpa di Liz Taylor

 

L’attrice e scrittrice, celebre per il personaggio della principessa Leila. «La mia vita distrutta dalla saga di Star Wars»


NEW YORK - Lo show inizia con la storia—vera—di un amico gay (Gregory Stevens, consulente del Partito Repubblicano) morto di overdose nel suo letto nel 2005. «Come si è accorta che era morto?», chiede una spettatrice quando Carrie Fisher incoraggia la platea a farle delle domande. «Hai mai visto un cadavere?» risponde lei, «sono blu e gialli: i colori internazionali della morte. E poi sono pessimi conversatori».

«No, non ero nuda a letto con lui», replica ad un altro, «non lo sono da 15 anni e da 20 non vado in giro sbracciata». Il pubblico esplode in un boato di applausi e risate. La magia si ripete ogni notte al Roundabout Theatre (un tempo sede della leggendaria discoteca Studio 54) dove fino al prossimo 3 gennaio la 53enne attrice, sceneggiatrice e scrittrice americana porta in scena Whishful Drinking, ispirato all’omonimo memoir: uno degli show più caldi della nuova stagione teatrale newyorchese. Sono due ore di confessionale a metà fra cabaret, commedia stand-up e sit-com, durante le quali la Fisher, sola sul palco che fa il verso a Guerre Stellari, mette in piazza gli innumerevoli scandali e gossip di un’esistenza da sempre alla mercé dei tabloid. «La mia vita è stata rovinata da Star Wars, dai miei genitori, dalla fama, dalla droga, da Hollywood e da Paul Simon» scherza, presentandosi a piedi scalzi, gli occhi attorniati da stelline argentee. È molto appesantita da quando, nel lontano 1977, appena 19enne, conquistò il mondo nei panni della provocante principessa Leila nel classico di fantascienza di George Lucas. Anche in Italia divenne un trionfo senza precedenti di merchandising. C’erano e ci sono tuttora bamboline di plastica, candele, statuette da giardino e sexy doll gonfiabili. Trent’anni più tardi, Carrie è ancora inseguita dall’ombra troppo ingombrante di quel successo.

Ma oggi ci ride sopra, con un’onestà ben più devastante di quella che aveva sfoderato in Cartoline dall’Inferno, il romanzo semi-autobiografico, ispiratore di un film di Mike Nichols sul difficile rapporto tra una madre, attrice in declino ed alcolizzata (Shirley MacLaine) e la figlia, anch’essa attrice con problemi di tossicodipendenza (Meryl Streep). In Whishful Drinking niente e nessuno sono off-limit. E così si ride quando Carrie rammenta di aver avuto solo due anni quando il padre (il cantante Eddie Fisher, famosissimo negli anni 50) divorziò dalla madre (l’attrice Debbie Reynolds, l’ex «fidanzatina d’America ») per sposare Elizabeth Taylor. «I miei erano il Brad Pitt e la Jennifer Aniston dei loro tempi, solo più pazzi e disfunzionali », ironizza, «Liz Taylor era Angelina Jolie e io sono il tragico prodotto dell’incestuosità hollywoodiana. Ecco cosa succede quando due celebrità si riproducono». Molte delle sue storie sono surreali, come la terapia antidroga che ricevette da Cary Grant o il divieto di indossare il reggiseno impostole da Lucas «perché», le spiegò il regista, «nello spazio non esistono indumenti intimi». Carrie non risparmia frecciate ai suoi due ex mariti: Paul Simon («l’ho sposato perché è un cantante nano ebreo come mio padre») e Bryan Lourd, noto agente hollywoodiano e padre della sua unica figlia (oggi 17enne), che la lasciò per un uomo. «Ho il potere magico di rendere gay o calvi tutti i miei amanti», se la ride.

Prima del debutto a Broadway, l’attrice ha inviato il copione a tutte le persone citate nello show, offrendosi di tagliare le parti che avessero trovato offensive. «Non volevo mettere in imbarazzo nessuno», spiega, «non sono una velenosa arpia, anche se lo sembro». Ma non tutti apprezzano la sua onestà senza peli sulla lingua e infatti i critici teatrali si sono spaccati in due, con le testate più prestigiose a suo favore. Il New York Times lo definisce «un’esperienza estremamente ilare»; Usa Today «pieno di vitalità e gioia di vivere» mentre per Variety è addirittura «delizioso». Ma il New York Post lo boccia senza appello come «il bordello pacchiano e da quattro soldi di una travestita logorroica che non sa chiudere il becco». «È come un orrendo incidente d’auto», gli fa eco l’influente blogger Steve on Broadway «è impossibile distogliere lo sguardo». Alla recita del 21 ottobre, giorno del suo compleanno, una coppia abbandona il teatro dopo l’intervallo «perché ne abbiamo abbastanza del narcisistico autocompiacimento di un’ex drogata convinta che i suoi casini interessino a qualcuno».

Gli attacchi più feroci sono venuti dagli ex fan di Star Wars che sulla blogosfera le rimproverano di aver tradito principessa Leila, ingrassando troppo. «Scusatemi tanto se dopo Guerre Stellari non ho mangiato solo lattuga e semi di girasole», ribatte lei dal sito carriefisher. com, «se proprio insistete smetterò di nutrirmi e di prendere gli psicofarmaci per il mio disturbo bipolare, così potrete venire tutti a trovarmi in manicomio. Dove mi troverete ultra magra nel mio bikini metallico, proprio come allora».

Alessandra Farkas


24/09/2009

Protesta studenti blocca recita Moratti

Protesta studenti blocca recita Moratti

 

I ragazzi chiedono la riapertura del liceo serale gandhi. Milano, il sindaco era impegnata in un'interpretazione del «Lincoln Portrait» al Teatro Dal Verme

 

Letizia Moratti al Teatro Dal Verme prima della protesta (Photoviews)
Letizia Moratti al Teatro Dal Verme prima della protesta (Photoviews)

MILANO - Le hanno provate tutte. Dalle lezioni in piazza ai picchetti davanti a Palazzo Marino. Ma quando hanno saputo che il sindaco Letizia Moratti sarebbe stata al Teatro Dal Verme non hanno proprio resistito. Gli studenti del liceo serale Gandhi, chiuso da quest'anno, sono riusciti a sedersi in platea. Poi, quando il primo cittadino si accingeva a interpretare la sua parte nella recita Lincoln Portrait, hanno cominciato la loro protesta.

A TEATRO- Urla e grida. Slogan e recriminazioni. I ragazzi si sono lamentati con il sindaco (e tutto il teatro) per non essere stati ricevuti. La protesta è stata così improvvisa e al tempo stesso intensa che il sindaco è stata costretta a interrompere la sua recita e poco dopo anche i musicisti hanno smesso di suonare. «Perchè non posso più studiare? Spiegamelo», ha gridato una ragazza prima di essere allontanata dal servizio d'ordine. Dalla platea è partito qualche applauso di solidarietà agli studenti delle civiche, cui si è aggiunto anche qualche sparuto applauso da parte dei musicisti. I contestatori sono stati allontanati, ricevendo la solidarietà di alcune decine di manifestanti che, raccolti sotto le insegne del sindacato di base Sdb, hanno organizzato un presidio poco lontano dal teatro. Lo spettacolo, poi, è proseguito.

IL SINDACO - «È un peccato, era un pezzo molto bello». Con queste poche parole, all'uscita del camerino, il sindaco Moratti ha espresso la sua amarezza per la protesta. Eppure il sindaco, all'ingresso sul palco, tradiva una certa emozione. Una sensazione confermata dallo stesso marito Gianmarco. «Non l'ho mai vista così emozionata - ha detto entrando a teatro -: 14 anni fa si è presentata all'Onu davanti a 350 nazioni diverse, ha fatto un discorso straordinario ed era tranquillissima. Questa sera invece è emozionatissima». Nonostante la protesta, subito sedata dagli uomini della sicurezza, la Moratti ha portato a termine la sua esibizione. «L'ho vista solida, felice per la performance magnifica - ha detto Francesco Micheli, presidente del Festival Musicale Mito, nel cui palinsesto era stato inserito questo spettacolo -. Malgrado l'incidente si è comportata come se nulla fosse». Ad assistere al debutto sul palcoscenico del sindaco di Milano c'erano quasi duecento spettatori, tra cui alcune personalità del mondo dell'imprenditoria e della cultura milanese come Pier Gaetano Marchetti, Bruno Ermolli, Andree Ruth Shammah ed Elio Catania.


21/07/2009

«Uccidete la cultura»: artisti in piazza

«Uccidete la cultura»: artisti in piazza

 

Manifestazione bipartisan Tra cinema, teatro e lirica un migliaio a Montecitorio. Al sit-in contro i tagli del governo Moretti e Verdone ma anche Barbareschi

 

ROMA — Palloncini neri e cartelli listati a lutto per celebrare «la morte dello spettacolo »: così un migliaio di protagonisti del mondo del cinema, del teatro, della danza, della musica, ha protestato ieri in piazza Montecitorio, di fronte alla Camera dei deputati, contro i tagli del governo Berlusconi al Fus, Fondo unico per lo Spettacolo, con cui lo Stato finanzia il settore. Meno 130 milioni di euro quest’anno, passando dai 511 milioni previsti dal governo Prodi nel 2008, ai 380 attuali. A protestare attori e registi, ma anche molte maestranze, musicisti, ballerini, coreografi, costumisti. Tra i tanti volti noti, Carlo Verdone e Nanni Moretti, Mario Monicelli ed Ettore Scola, Luca Zingaretti e Mariangela Melato, Ricky Tognazzi ed Enrico Lucherini, Paolo Virzì e Giuliano Montaldo, Valerio Mastandrea e Ascanio Celestini.

Verdone, tra i primi ad arrivare, è anche uno dei più duri nel commento: «Un omicidio, stanno uccidendo la cultura. E se sono qui, lo faccio soprattutto per le nuove generazioni». «Delitto» è invece il termine che utilizzano entrambi gli esponenti del Pd giunti al sit-in per solidarizzare con i manifestanti: l’attuale e l’ex segretario del Pd, Dario Franceschini e Walter Veltroni.

In una piazza che ha ripetutamente invocato le dimissioni del ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (e contro i tagli ieri si sono espressi i due ex ministri della Cultura Francesco Rutelli e Giovanna Melandri) i fischi sono stati indirizzati soprattutto agli interventi dei due parlamentari del Pdl Luca Barbareschi e Gabriella Carlucci, che dal palco hanno comunque provato ad argomentare le loro ragioni, spiegando oltretutto di condividere in larga parte le proteste (contraria ai tagli del governo anche un’altra parlamentare del Pdl, Fiorella Ceccacci Rubino, che ha parlato di un settore «che contribuisce con imposte dirette e indirette a un gettito per l’erario di diversi miliardi di euro l’anno»). Barbareschi si è rivolto alla platea parlando di «atteggiamento fascista», poi, sommerso da cori di buuu, ha proposto «uno sciopero vero e a oltranza, per quattro mesi e non una manifestazione piccola come questa e fatta di lunedì» raccogliendo anche applausi.

Sui tagli al Fus ieri è intervenuto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ai giornalisti, durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale, ha spiegato di «non poter far nulla» per rispondere agli appelli che gli sono stati rivolti: «Perché siamo alla vigilia, anzi sull’orlo di una approvazione in Parlamento». Tuttavia, ha spiegato Napolitano, la questione tornerà presto alla ribalta, in autunno, con la legge finanziaria, quando si dovranno stabilire le priorità nell’erogazione delle risorse disponibili di fronte all’esigenza di ridimensionare la spesa pubblica. «Occorre fare uno sforzo — ha concluso il capo dello Stato — per selezionare le vere priorità, perché se si dice che tutte le spese sono prioritarie si dice che nessuna lo è».

Margini per un cambiamento di rotta del governo non se ne vedono, stando almeno alle parole pronunciate ieri sul palco da Andrea Purgatori, che a nome dell’associazione «100 Autori» ha fatto parte di una delegazione che subito prima della protesta ha incontrato a palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, in veste di mediatore tra le parti. «L’aria che tira — ha detto Purgatori — non è buona, nonostante Letta comprenda molte delle nostre ragioni ».

Edoardo Sassi


04/03/2009

Afghanistan, ucciso il marito dell'attrice: «La lasciava recitare»

Afghanistan, ucciso il marito dell'attrice: «La lasciava recitare»

 

Paween Mushtakhel, attrice e volto noto della tv afghana, ora indossa il burqa e si nasconde dai talebani. «E pensare che da ragazza portavo la minigonna»


 

 

Per oltre vent'anni il palcoscenico è stato la sua vita. Ora è diventato l'ombra della morte. Paween Mushtakhel, attrice e volto noto della tv afghana, sapeva far sorridere anche un Paese che arranca davanti alla rivincita talebana. Ora è costretta a nascondersi e non si dà pace: «Ho ucciso mio marito con il mio lavoro», ripete con il volto scuro di dolore, riferisce il Times. A dicembre, suo marito è stato assassinato davanti casa dopo mesi di avvertimenti. Lui non si era piegato, non ci pensava proprio a proibire alla moglie di andare in tv. E gli estremisti gliel'hanno fatta pagare. Da allora lei, rimasta vedova a 41 anni con due figli, vive nel terrore. In fuga, ospite in incognito tra una casa d'amici e l'altra.

Paween non è la sola donna nel mirino. Negli ultimi 18 mesi i talebani hanno ristabilito una presenza significativa nel 75% del territorio afghano. E man mano che le loro restrizioni intaccano il relativo liberalismo delle città, sono molte le donne lavoratrici a temere per la propria vita. «L'atmosfera è cambiata», constata amara Paween che ha stilato una lista di professioni ad alto rischio: parlamentari, attiviste di Ong, giornaliste, medici, insegnanti, attrici, cantanti e ballerine. I talebani giustificano gli attacchi sostenendo che sono lavori di copertura per atti immorali come la prostituzione. Sembrano tornare gli anni bui delle ronde di fondamentalisti pronte a terrorizzare e uccidere in nome della lotta al vizio. Così molte afghane danno le dimissioni piuttosto che correre rischi.

Non si era fatta intimorire la più famosa poliziotta afghana, Malalai Kakar, uccisa a settembre. Dopo la sua esecuzione sono rimaste a terra giornaliste, insegnanti e impiegate, comprese quattro cooperanti occidentali. Anche le studentesse non hanno vita facile: Shamsia, 17 anni, è stata sfigurata in volto con l'acido a Kandahar a novembre mentre andava a scuola. Stessa sorte per altre 11 ragazze e 4 professoresse.

C'è chi resiste nel segreto: «I miei genitori disapprovano che io lavori qui — racconta Zarghona, 22 anni, impiegata in una multinazionale a Kabul —. Dicono che ci sono maschi in ufficio e che non va bene per la mia reputazione. Abbiamo molta paura dei talebani. Non dico a nessuno che lavoro qui. Indosso sempre un burqa ora». Anche la signora Mushtakhel si nasconde dietro l'anonimità del burqa. «E pensare che da adolescente uscivo con il capo scoperto e la gonna corta», ricorda riferendosi agli anni Settanta, prima dell'invasione sovietica: «A quel tempo la popolazione di Kabul era istruita. Recitare era considerata un'arte », dice. La guerra che seguì distrusse la sua famiglia.

Durante il dominio talebano niente teatro. Quando dopo il 2001 tornò sul palco scoprì che la sua professione era diventata immorale. Nel 2005 recitava nel primo spettacolo di Shakespeare allestito in Afghanistan. «Tornavo a casa la sera quando era buio e la gente diceva: Come mai? Deve essere una prostituta». Cambiò casa ma rifiutò di lasciare la scena. E oggi maledice questa sua determinazione.

Alessandra Muglia