06/11/2008

"Italia, un paese tecnofobico"

"Italia, un paese tecnofobico"

Ecco come ci vedono gli inglesi in un articolo pubblicato da The Guardian

 

 

 

 

Una nazione slow e felicemente sconnessa, che rischia però di perdere il treno dell'innovazione. Se non avete voglia di leggervi l'originale, qui Nicola Bruno ci propone una sua lettura 

Un Paese tecnofobico. L'ultimo baluardo dell'indifferenza digitale. I social network in salsa italiana? Altro che Facebook e MySpace, meglio le chiacchierate in piazza con gli amici. Così il quotidiano inglese The Guardian descrive il nostro Paese in un reportage che parla di una «nazione che ha dato i natali agli inventori del telefono e della radio», ma ancora disconnessa e poco interessata a Internet. Con il rischio, da una parte, di perdere per sempre il treno dell'innovazione; e il vantaggio, dall'altra, di non essere risucchiata dall'ossessione del "sempre connessi" e così continuare a vivere in maniera più slow e salutare.

SCONNESSI E CONTENTI - L'autore dell'inchiesta parte dai dati in controtendenza diffusi dell'istituto Jupiter Research secondo cui il tempo medio trascorso online in Italia (solo due ore alla settimana) diminuisce anziché crescere come nel resto d'Europa. Anche a considerare la percentuale di popolazione che utilizza Internet, il Belpaese arranca (33%) a debita distanza da nazioni come l'Olanda (68%), l'Inghilterra (57%), la Francia (48%) e la Germania (42%). Certo, in tutto ciò influiscono sicuramente gli scarsi investimenti per portare la banda larga in tutta la nazione, oltre a canoni ancora troppo costosi per la famiglia media. Eppure, secondo il quotidiano inglese, tra gli italiani permane un atteggiamento scettico nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione. Forse perché ai ritmi sincopati dell'always on si preferisce «il networking faccia-a-faccia, le chiacchierate vecchio stile passando il tempo a commentare le notizie o fare pettegolezzi mentre si gioca a carte nella piazza del paese».

TUTTO E' SLOW - Sarà pure infarcito dei soliti stereotipi da cartolina con cui gli stranieri guardano il Belpaese, ma come dare torto all'autore quando scrive: «l'Italia continua con pratiche tecnologiche che sconcertano la nuova generazione digitale: siti in Flash funzionali quanto la vetrina di un negozio, risposte in ritardo alle mail, una burocrazia che ha reso lenta e costosa l'adozione della posta elettronica». E così tanti giovani preferiscono emigrare all'estero pur di vivere al passo coi tempi. Chi invece ha scelto di restare, aggiunge l'autore, potrà forse evitarsi il «malessere derivante dalla sovraesposizione allo stile di vita digitale di cui soffre il resto dell'Occidente». Con il rischio, però, di ritrovarsi alla lunga in un Paese sempre più malato, se è vero che le «economie moribonde si riconoscono dalla scarsità di competenze tecnologiche e connessioni veloci».