23/09/2011
Telefonini 4G: chiusa l'asta per gli 800 Mhz, allo Stato per ora 3,7 miliardi
Telefonini 4G: chiusa l'asta per gli 800 Mhz, allo Stato per ora 3,7 miliardiH3g è rimasta a mani vuote. Le bande per gli 800 Mhz sono andate due a Telecom Italia per 992,2 milioni di euro, 2 a Vodafone per 992,4 milioni e 2 a Wind per 977,7 milioni
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30/06/2011
Santoro-La7, interrotte le trattative Lui: «Colpa del conflitto d'interessi»
Santoro-La7, interrotte le trattative Lui: «Colpa del conflitto d'interessi»Il condUttore: «Gli stessi problemi legali che la Rai pone a Milena Gabanelli». La nota dell'azienda: «Inconciliabili posizioni»
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24/07/2010
Dossier Telecom, indagati Tronchetti Provera e Buora
Dossier Telecom, indagati Tronchetti Provera e BuoraL’ex presidente della società è accusato insieme all’allora vice presidente di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e abusi informatici. I legali scacciano i sospetti: “Estranei ai fatti”
L'ex presidente di Telecom Marco Tronchetti Provera è indagato insieme all'allora vice presidente Marco Buora per "associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e accessi abusivi informatici" nell'ambito dell'inchiesta sui presunti dossier illeciti della società. La notizia, anticipata dal “Corriere della Sera”, viene confermata da ambienti giudiziari. Ad avviare l'indagine sui manager è stata la procura di Roma che ha poi trasmesso gli atti per competenza a Milano. Il legale di Tronchetti Provera, Roberto Rampioni precisa: "E' estremamente difficile commentare qualcosa di cui non si ha alcuna evidenza, al di là della sommaria ricostruzione riportata dalla stampa e precisamente dal Corriere della Sera di oggi". Sia il suo assistito che Buora comunque sarebbero "estranei" ai fatti.
“Ricostruzioni, interpretazioni e sottolineature non possono tuttavia modificare i fatti, che sono molto lineari - prosegue il legale - la vicenda riguarda un sistema informatico (Radar) presente in TIM dal 1999 (ben prima dunque dell'arrivo di Tronchetti Provera e Buora: 2001). Tale sistema fu scoperto e segnalato nel giugno 2006 sia all'Autorità Giudiziaria di Milano sia al Garante della Privacy dalla Telecom di Tronchetti Provera: su espressa indicazione di Tronchetti Provera. Per questi fatti, che – si badi bene - nulla hanno a che vedere con la vicenda dei dossier, i Pubblici Ministeri di Milano non hanno mosso alcuna contestazione né a Tronchetti Provera né a Buora all'esito delle indagini nel luglio 2008 (e, per vero, a identiche conclusioni sembra esser giunto il PM di Roma, avendo anch'egli chiesto l'archiviazione). Anche per questo, seppur attualmente, stando alle notizie di stampa, fosse pendente presso la Procura di Milano un fascicolo in indagini preliminari derivante dalla trasmissione da parte del GIP di Roma, tale circostanza non preoccuperebbe perché a tali fatti Tronchetti Provera e Buora sono estranei. Salvo pensare che - ma è oltre il paradosso - denunciando loro Radar, volessero "autodenunciarsi".
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11/07/2010
Telecom, da lunedì via al piano esuberi Sacconi: «Difficile il dialogo sociale»
Telecom, da lunedì via al piano esuberi Sacconi: «Difficile il dialogo sociale»Programmati 3.700 tagli entro i prossimi 11 mesi. In tutto si arriverà a 6.822 unità. A breve le lettere con i licenziamenti. I sindacati: «Comportamento vergognoso». Preoccupato il ministro
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MILANO - L'annuncio è arrivato venerdì nel pieno dello sciopero nazionale, mentre le lettere con i licenziamenti saranno sul tavolo dei sindacati lunedì. Telecom Italia comincia così le manovre per dare corso agli esuberi programmati nel piano triennale 2010-2012: in totale 6.822, di cui più della metà, 3.700, nel corso dei prossimi 11 mesi e cioè fino al 30 giugno del 2011. Una doccia fredda, sottolineano i sindacati, che viene letta dal segretario nazionale di Slc-Cgil, Alessandro Genovesi, come «un comportamento vergognoso da parte di un'azienda che ha registrato più di 1,5 miliardi di euro di guadagni netti, che ha già circa mille lavoratori in contratto di solidarietà e che continua a remunerare a peso d'oro dirigenti e manager». Genovesi chiede quindi al governo di affrontare la situazione e di convocare le parti sociali, perché «è in gioco il futuro di tutti gli oltre 50mila lavoratori di Telecom».
PREOCCUPATO IL MINISTRO - Il governo, per ora, si fa sentire con il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che si dice preoccupato e in una nota sottolinea che i licenziamenti rendono «più difficile il necessario dialogo sociale». Le posizioni di sindacati e azienda che dovranno sedersi attorno ad un tavolo al ministero del Lavoro sembrano però al momento distanti. «Noi siamo disponbili alla trattativa, speriamo che ci sia la stessa volontà da parte del gruppo telefonico», afferma il segretario generale della Fistel-Cisl, Vito Antonio Vitale. E Genovesi chiede a Telecom di cambiare «la propria strategia» e di dare «garanzie di sviluppo», avvertendo che se dovesse scegliere la strada del «muro contro muro, se ne assumerà tutte le responsabilità».
ESUBERI E NORME - La procedura prevista dalla legge che regola i licenziamenti collettivi dà 75 giorni ai sindacati per discutere con l'azienda e per chiedere una riduzione del numero degli esuberi o il ricorso a misure alternative come la cassa integrazione o la messa in mobilità. Intanto Telefonica, che detiene attraverso Telco oltre il 10% del capitale di Telecom Italia, è sempre più vicina all'operatore mobile brasiliano Vivo, controllato da Portugal Telecom, dopo che la Corte di Giustizia Ue ha bocciato la 'golden sharè portoghese per bloccare l'offerta del gruppo spagnolo. Il gigante guidato da Cesar Alierta ha offerto a Portugal Telecom 7,15 miliardi di euro per rilevare la quota del 50% che detiene in Brasilcel, la holding che controlla il 60% di Vivo. (fonte Ansa)
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28/06/2010
Dossier illegali, il gup: Tronchetti inattendibile
Dossier illegali, il gup: Tronchetti inattendibileIl gup di Milano, Mariolina Panasiti, parla di totale inaffidabilità delle dichiarazioni rese dall'ex presidente di Telecom e ora numero uno di Pirelli nell'ambito del procedimento sui dossier illeciti creati da una struttura interna alle aziende
Il Gup di Milano, Mariolina Panasiti, parla di totale "inaffidabilità" delle dichiarazioni rese da Marco Tronchetti Provera nell'ambito del procedimento sui dossier illeciti creati da una struttura interna a Telecom e Pirelli.
Nelle motivazioni dell'ordinanza con cui, tra l'altro, ha fatto cadere l'accusa di appropriazione indebita per Emanuele Cipriani e Giuliano Tavaroli, il gup, inoltre, scrive: "L'attendibilità delle dichiarazioni di Tronchetti è risultata gravemente inficiata non soltanto dalle nette smentite alla sua ricostruzione degli avvenimenti fornita dalle contrarie indicazioni rese dagli altri testimoni e, in particolare, da quelli esaminati in fase di udienza; non soltanto da una valutazione logica degli avvenimenti, che conduce a ritenere che le operazioni sopra descritte ( i dossier illeciti, ndr) non potevano essere frutto di una attività autoreferenziale di Tavaroli, bensì di un pieno e soddisfatto interesse aziendale e di Tronchetti in particolare; non soltanto dall'analisi della documentazione rinvenuta quale sopra riportata; ma anche da alcune affermazioni pervenute dal predetto in udienza, che icasticamente descrivono quello che è stato durante tutte le indagini l'atteggiamento processuale del Presidente delle due società, sintetizzabile in una radicale negatoria anche degli aspetti più evidenti della vicenda, che assai difficilmente poteva non conoscere, proprio perché verificatisi in entrambe le aziende da lui dirette".
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18/05/2010
L'Antitrust apre istruttoria su Telecom
L'Antitrust apre istruttoria su TelecomLa procedura è scattata dopo una denuncia dell'operatore concorrente. L'accusa: ha abusato della sua posizione dominante nei confronti di Fastweb per aggiudicarsi delle gare
MILANO - L'Antitrust ha deciso di avviare un'istruttoria nei confronti di Telecom Italia per verificare se abbia abusato della propria posizione dominante nei confronti degli operatori concorrenti. In particolare, l'Autorità dovrà verificare se la società abbia rifiutato (rendendoli invece disponibili alle proprie divisioni commerciali) informazioni e servizi all'ingrosso necessari ai competittor per poter predisporre offerte economiche e tecniche competitive alla clientela non residenziale. La procedura è stata decisa dopo una denuncia di Fastweb.
IL CASO - Secondo i fatti segnalati, Telecom Italia, sfruttando la sua natura di operatore verticalmente integrato, avrebbe cercato di escludere Fastweb dalla competizione per le gare Consip e Enel per l'affidamento dei servizi di telefonia fissa e connettività IP. In particolare, Telecom si sarebbe rifiutata di fornire le informazioni tecnico-economiche ritenute necessarie da Fastweb per la predisposizione delle proprie offerte. Le gare Consip ed Enel, oltre ad avere una particolare rilevanza in termini di valore complessivo (rispettivamente 1,3 miliardi e 240 milioni di euro come base d'asta), hanno un significativo valore strategico per gli operatori. L'aggiudicazione di forniture così consistenti e di lunga durata, infatti, consente ad un operatore alternativo di utilizzare gli investimenti infrastrutturali effettuati per la fornitura ai grandi clienti per espandere geograficamente la propria capacità concorrenziale, nonchè per raggiungere in tempi accelerati una soglia di clienti sufficiente a generare economie di scala necessarie per poter competere efficacemente con Telecom.
Redazione online
23:44 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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30/04/2010
Grillo: «Telecom ha venduto tutto Celebro il funerale della società»
Grillo: «Telecom ha venduto tutto Celebro il funerale della società»Con una fascia a lutto Il comico è intervenuto all'assemblea degli azionisti. «Stimo Bernabè ma doveva denunciare le precedenti gestioni». L'ad: «Siamo un’azienda sana, viva e vivace»
| Beppe Grillo, davanti alla sede Telecom a Rozzano (Epa) |
ROZZANO (Milano) - «Se la Telecom in questi ultimi dieci anni ha venduto quasi tutto, le partecipazioni, gli immobili, addirittura le centrali telefoniche, il debito è rimasto di 34 mld, i ricavi sono scesi, la domanda da ragioniere è: dove sono finiti i soldi?». Alla domanda che pone Beppe Grillo intervenendo all'assemblea degli azionisti Telecom. «Semplice», risponde Grillo, «sono finiti in stock options milionarie, dividendi agli azionisti del salotto buono, che hanno spolpato viva la Telecom». Grillo suggerisce: «fate un'indagine nei confronti del management degli ultimi dieci anni e guardate il loro stato patrimoniale prima e dopo» l'ingresso in Telecom.
BERBABÈ - «Io stimo Bernabè», ha aggiunto il comico e blogger genovese, «ma non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare», ovvero «denunciare Colaninno, Buora, Ruggiero, ecc». Secondo Grillo bisognerebbe fare una legge che stabilisca che non si possono distribuire dividendi se il debito supera il 50% degli utili». Grillo si è presentato con una fascia nera al braccio». «Celebro il funerale della società - ha detto - la più grande società tecnologica del nostro paese ruba il futuro di mio, tuo figlio», quando decide di mettere in vendita gli asset tecnologici, esternalizzandoli in una una scatola (Ssc), che «sarà efficientata e venduta». Insomma, ha detto, «che futuro ha il paese quando Telecom efficienta gli ingegneri?». Secondo Grillo, «Telecom è morta ma si possono ancora espiantare gli organi ancora caldi». e in ogni caso, ha continuato, l'azienda dovrà «essere venduta a Telefonica, lo sappiamo tutti, o qualche gruppo internazionale».
D'ALEMA - Grillo ha quindi puntato l'indice sul «conflitto di interesse» del presidente Gabriele Galateri, che siede nel cda di 4 società. Il comico ha quindi rammentato che al tempo della Sip, quando i boiardi di Stato «rubavano» e quando «Pascale aveva acquistato per il proprio ufficio un Canaletto da un falsario e lo aveva messo in bilancio alla Telecom», l'azienda di tlc aveva un patrimonio immobiliare di 40mila miliardi: immobili, un parco auto e circa 300 partecipazioni in società nel mondo. Il suo debito era irrisorio, attorno a un miliardo di vecchie lire. Telecom è poi stata «disintegrata» dalla politica. «Bernabè non fa un nome - ha asserito Grillo - non menziona D'Alema, Draghi, Ciampi. D'Alema - ha detto Grillo - regalò a Colaninno, Gnutti e altri capitalisti la società, indebitandola con 45-46 miliardi di euro». Grillo ha infine criticato il fatto che l'azienda, pur essendo altamente indebitata, continui a distribuire dividendi. «È come se - ha spiegato - mentre la casa va a fuoco, si utilizzasse l'acqua per farsi la doccia».
«NON C’È NESSUN FUNERALE DA CELEBRARE» - «Non condivido assolutamente la scelta di presentarsi all’assemblea con una fascia per celebrare un funerale, qui non c’è nessun funerale da celebrare perché Telecom è un’azienda sana, viva e vivace e ha tutto il potenziale per tornare uno dei protagonisti».Questa la replica dell’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, alle ’accuse’ di Beppe Grillo. Anche Gabriele Galateri, presidente di Telecom Italia, nel prendere la parola dopo che si è conclusa la fase degli interventi dei piccoli azionisti, ha sconfessato Grillo: «Rifiuto categoricamente le affermazioni secondo cui l’azienda è in crisi. «Sentire che l’azienda è in crisi e la fascia funebre al braccio sono estremizzazioni fuori luogo», ha detto, riferendosi indirettamente al look di Beppe Grillo. «La ristrutturazione è necessaria per essere competitivi, per stare sul mercato e questo non vuol dire essere in crisi ma essere un’azienda viva», ha sottolineato Galateri.
Redazione online
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28/04/2010
Posta certificata, il sito è ancora in tilt «Troppi contatti, potenziamo il sistema»
Posta certificata, il sito è ancora in tilt «Troppi contatti, potenziamo il sistema»Moltissimi utenti non sono riusciti a completare la procedura di iscrizione. Circa 400 mila contatti dal lancio della Pec, oltre 25 mila registrazioni. Le scuse di Poste italiane e Telecom
| Il sito della Pec |
MILANO - La signorina sorride al centro della pagina: «È stato raggiunto il numero massimo di connessioni. Riprovare più tardi». Però lei non si smuove da lì: alle 14, alle 15, alle 16, alle 17 e alle 18 appare sempre lo stesso messaggio. Più snervante di certe code allo sportello. Eppure, la Posta elettronica certificata - lanciata lunedì da Renato Brunetta - doveva servire proprio a snellire il dialogo con la pubblica amministrazione, garantendo valore legale alle comunicazioni.
TROPPI CONTATTI - Il giorno stesso della presentazione, il sito www.postacertificata.gov.it - attraverso il quale è possibile aprire la propria casella personale - è però andato in tilt. Motivo? L'inatteso «boom» di contatti, che al ministero considerano un segnale di apprezzamento per l'iniziativa. Ma la situazione, 24 ore dopo il lancio ufficiale, non appare affatto migliorata. Moltissimi utenti non sono riusciti ad avviare la procedura, in altri casi il sistema si è bloccato sul più bello. Qualcuno racconta sul web di aver provato addirittura durante le ore notturne, senza ottenere nessun risultato. Si può parlare ancora di effetto sorpresa? O qualcosa non sta funzionando come dovrebbe? «Sono mediamente 20mila gli accessi orari registrati al portale per oltre 400mila contatti dall'avvio del servizio» spiegano in una nota congiunta Telecom Italia e Poste italiane, che gestiscono il servizio. Più di quanto si attendessero, probabilmente, anche se Brunetta ha spiegato che il sistema dovrà essere in grado di attivare circa 40 mila pratiche al giorno per arrivare a 10 milioni di Pec entro il 2010.
MIGLIAIA DI REGISTRAZIONI - Per i rallentamenti, Poste Italiane e Telecom Italia si scusano con i cittadini: «Il sistema è in continuo potenziamento per rispondere - dicono - al crescente flusso di richieste e per soddisfare in maniera sempre più tempestiva le esigenze di informazione e di registrazione dei cittadini». Nuovo tentativo, allora. Che sia la volta buona? Niente da fare, la signorina è sempre lì: «Riprovare più tardi». E non c'è nessuno con cui scambiare quattro chiacchiere mentre si aspetta in coda.
Germano Antonucci
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27/04/2010
Un piano da 1,4 miliardi per la banda larga lombarda
Un piano da 1,4 miliardi per la banda larga lombardaFibra ottica - Confronto da Vodafone a Prysmian. I dubbi di Telecom. Consulto con i gestori, l’ipotesi dell’addio ai cavi di rame
MILANO — Procedono le prove di banda larga federalista al Nord. Nei piani alti del Pirellone lo staff del governatore fresco di rielezione, Roberto Formigoni, il consulente per il progetto di cablatura con la fibra ottica del territorio lombardo, Stefano Pileri, e gli esperti della società Between, hanno già tenuto, a porte chiuse, i primi due incontri: il primo con i manifatturieri del settore come Prismyan e Sirti e gli operatori alternativi, capitanati da Vodafone, Fastweb e Tiscali. Il secondo, a tu per tu, con i soli manager di Telecom Italia. Scelta tattica, certo. Che però sembra preconizzare la difficile convivenza da separati in casa che si prospetta nel primo tentativo di "società per la rete". Al centro degli incontri il corposo studio di 107 pagine preparato dal professore della Bocconi, Francesco Sacco, da Salvatore Lombardo di Invitalia e dagli ingegneri di Technovo, al quale ha lavorato anche l’ex responsabile rete per la Regione, Raffaele Tiscar. Dentro c’è già tutto: dai costi (da 1,09 a 1,429 miliardi nella sua versione evoluta), alle fee che dovranno pagare gli operatori fino al business plan che parla di una posizione finanziaria netta positiva dal 10˚ anno. L’Ente— come viene chiamata nel documento la società—avrà una dotazione di 300 milioni e sarà finanziata dalla FinLombarda per poi convergere verosimilmente verso un modello pubblico-privato. Insomma, l’annuncio fatto da Formigoni pochi giorni prima delle regionali del 28 marzo scorso, per posare 47 mila chilometri di vera banda larga da 20 megabit al secondo—in pratica un motore da Formula Uno per il web — non era solo una «sparata» elettorale.
Sul piano "Lombardia digitale", che sembra promettere di riuscire a livello federale dove fallì il consigliere dell’allora premier Romano Prodi, Angelo Rovati, si lavora a tamburo battente. Tra le persone chiamate a dare un giudizio informale ci sarebbe anche Francesco Caio. La molla politica del progetto è forte: l’orizzonte temporale fornito da Formigoni per la broadband ai cittadini lombardi, il 2015, ricorda troppo da vicino la data dell’Expo per essere casuale. Senza contare che il modello—a differenza di quello milanese di Fastweb che partì con Aem nel capitale — non prevede l’ingresso delle municipalizzate nell’equity della società, ma anzi la messa in concorrenza dei comuni per aggiudicarsi la cablatura da spendere poi come moneta elettorale con i propri concittadini. L’algoritmo del fare politica del territorio ha dunque digerito, almeno al Nord, l’accesso a Internet come tema prioritario.
Eppure, all’ombra dei due incontri, sono già emerse le prime frizioni che potrebbero rallentare il progetto: per come è stato presentato nella sua versione più «evoluta» è chiaro che in gioco c’è il rischio di estinzione del vecchio e consunto rame in mezza Lombardia. Un tema che gela il sangue nelle vene di Telecom Italia. Per adesso sembra che tutti, anche l’ex monopolista, si siano mostrati «interessati» al progetto. Ma la partita a scacchi è alle prime mosse.
Agli operatori non sarebbero stati chiesti finanziamenti «diretti» ma l’impegno a spostare massicciamente sulla nuova nervatura digitale la maggior parte dei servizi. Il punto fondamentale è che il modello annunciato è quello del fibre to the home, cioè del cavo che non si ferma all’edificio ma che proprio come il vecchio filo telefonico della scomparsa Sip dovrà raggiungere tutti i pianerottoli anche se il cliente non chiederà l’allaccio. L’unbundling fatto per la fibra ottica con la possibilità per ogni operatore di viaggiare fino al cliente finale, ultimo miglio compreso, veicolando a questo punto anche il traffico voce. Proprio questo scenario avanzato, però, rischia di mandare in soffitta in qualche anno il 50% del rame lombardo con l’erosione del potere di controllo della rete da parte di Telecom. Il pericolo è che dalla fibra germini un avatar della società della rete richiesta dall’Agcom. Il piano valuta anche una rete senza lo sviluppo verticale negli edifici ma sottolinea che questo restringerebbe l’accesso di tutti.
Le bocce sono ferme. Tra le questioni da risolvere c’è anche l’esclusione di Milano, che rimarrebbe un fortino Fastweb. Su tutti grava il dilemma di Lyddington, paesino inglese che si è tassato per avere la banda larga. Ma sul costo finale dell’accesso al Web veloce in Lombardia c’è già l’ipoteca dell’affitto della rete da parte degli operatori: fee di zona da 100 mila euro, una tantum più 14-16 euro di canone mensile base. Costi che si scaricheranno sulle connessioni.
Massimo Sideri
12:50 Scritto in tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
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20/04/2010
Telecom: persi altri 4.500 posti
Telecom: persi altri 4.500 postiIl nuovo piano strategico per l'ex monopolista prevede un ulteriore taglio al personale, oltre quello già previsto. I posti persi salgono così a quasi 7.000. Dura reazione dei sindacati: è solo un'operazione finanziaria
Nuovi tagli in arrivo per Telecom Italia. In un incontro con i sindacati l'ex monopolista ha illustrato gli aggiornamenti del suo piano strategico per il biennio 2010-2012. In una nota diffusa ieri sera l'azienda spiega come ai tagli già previsti per questo periodo (circa 2300) si aggiungano altri 4522 posti da tagliare entro il dicembre del 2012. I posti persi dalla società telefonica in questo biennio sale dunque a 6.822.
Dura la risposta dei sindacati. Emilio Miceli, segretario generale della Slc-Cgil sottolinea come con questi nuovi tagli si arrivi, guardando al quinquennio 2008-2012, a 13.000 esuberi. Una cifra che corrisponde a ben il "20% dei lavoratori dell'azienda in Italia"."E la cosa più insopportabile - aggiunge - è che l'obiettivo è quello di poter giungere ad un aumento del dividendo e alla riduzione del debito di 5 miliardi: nessun cliente in più, nessun piano di rilancio, nessun investimento per innovare". Si tratta dunque di "un piano finanziario e non industriale e colpisce solo la parte più debole dell'azienda". I sindacati hanno deciso quindi "di convocare per lunedì 26 aprile il coordinamento nazionale unitario dei lavoratori Telecom per valutare le posizioni aziendali e decidere i comportamenti conseguenti".
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