25/12/2010

Razzo indiano esplode in diretta

Razzo indiano esplode in diretta

LE IMMAGINI TRASMESSE IN TV. Dopo il decollo da una base della città di Chennai. Trasportava un satellite per le telecomunicazioni

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11/03/2010

Ora è Slim l'uomo più ricco del mondo

Ora è Slim l'uomo più ricco del mondo

 

La classifica di Forbes. Il magnate messicano delle telecomunicazioni scavalca Bill Gates. Ferrero è il primo italiano della lista

 

Carlos Slim (Ansa)
Carlos Slim (Ansa)

Come ogni anno, il mensile Forbes ha pubblicato la classifica degli uomini più ricchi del mondo, ovvero quelli che hanno un patrimonio netto uguale o superiore a un miliardo di dollari (sono 1.011, più dei 793 di un anno fa; patrimonio medio di 3,5 miliardi di dollari). Il primo degli italiani è Michele Ferrero, 28esimo nella lista generale con 17 miliardi di dollari, seguito da Leonardo Del Vecchio (59esimo nella lista generale con 10,5 miliardi). Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è il terzo (74esimo nella lista generale, con 9 miliardi), superando gli altri italiani in classifica, ovvero Giorgio Armani, Mario Moretti Polegato, Carlo, Gilberto, Luciano e Giuliana Benetton, Ennio Doris, Francesco Gaetano Caltagirone, Stefano Pessina e Silvio Scaglia.

CLASSIFICA GENERALE - Nella classifica generale, l'uomo più ricco del mondo è il magnate messicano delle telecomunicazioni Carlos Slim con 53,5 miliardi di dollari, che ha superato il fondatore di Microsoft Bill Gates, 53,0 miliardi (è la prima volta dal 1994 che il titolo non va a un americano). Al terzo posto c'è il finanziere Warren Buffet, 47 miliardi. Il sindaco di New York Michael Bloomberg è 23esimo con 18 miliardi di dollari, mentre i cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page sono appaiati al 24esimo posto con 17,5 miliardi, staccando l'amministratore delegato di Microsoft Steven Ballmer, 33esimo con 14,5 miliardi.

Redazione online


17/10/2009

Banda larga, l'Europa a due velocità

Banda larga, l'Europa a due velocità

 

Il viceministro Romani: «Partiamo in ritardo, ma entro il 2012 tutti avranno 2 mega». La Finlandia darà lnternet veloce a tutti, la Svizzera lo fa già da un anno. E l'Italia? Inizia ad inseguire...

 

(Corbis)
(Corbis)

HELSINKI — L’annuncio è di quelli solenni: la Finlandia «sarà il primo Paese al mondo » a garantire per legge la connessione a banda larga a tutti i cittadini. A dire il vero qualcuno ci era arrivato prima: la Svizzera, che già nel 2006 aveva previsto di dotare tutti i propri abitanti di una connessione minima (in effetti non particolarmente veloce) da 600 bit. L’obiettivo doveva essere raggiunto entro il gennaio 2008. «E così è stato» confermano ora con orgoglio dal Bakom, l’ufficio federale per le comunicazioni che ha sede a Biel, nel Canton Berna. Ma primogenitura a parte, quello della Finlandia è un segnale di tutto rispetto, perché è la prima volta che il governo di un Paese Ue prende un impegno di breve e non di medio o lungo termine.

Che la Finlandia faccia da apripista non deve apparire strano, considerando il rapporto di questo Paese con nuove tecnologie e telecomunicazioni: Nokia è il marchio che in campo economico gli fa da ambasciatore nel mondo ed è finlandese quello che è considerato il principe degli «smanettoni», Linus Torvalds, l’inventore di Linux, l’anti-Windows. A partire da luglio—ha decretato il ministero delle Telecomunicazioni di Helsinki —, ogni cittadino avrà diritto ad una connessione con almeno un mega di velocità. L’obiettivo del governo è peròmolto più ambizioso: moltiplicare per cento la velocità di banda entro la fine del 2015. Cento mega a testa che dovrebbero rendere la vita di tutti i giorni davvero a portata di click, un traguardo quasi obbligatorio per una nazione dove vivono meno di 5 milioni e mezzo di abitanti sparsi su oltre 337 mila chilometri quadrati di territorio, dal Baltico alla Lapponia.

«I finlandesi hanno un indubbio vantaggio — commenta con un po’ di invidia il nostro viceministro alle Comunicazioni, Paolo Romani —: l’alfabetizzazione informatica. Praticamente tutti hanno un computer in casa e Internet lo usano abitualmente da anni». Una fotografia molto diversa da quella del Belpaese dove solo il 47% della popolazione tra i 15 e i 74 anni (circa 22 milioni di persone) naviga nel web e solo il 52% delle famiglie possiede un pc, secondo i dati dell’«Osservatorio Italia Digitale 2.0». Ma ancor più preoccupante, secondo Romani, è il «digital divide », il ritardo infrastrutturale che oggi riguarda tra il 12 e il 13% della popolazione, ovvero 7 milioni e 800 mila italiani che, al di là della loro propensione all’utilizzo di Internet, non hanno attualmente accesso alla banda larga. Un numero che sale a 22 milioni se si usa come parametro la connessione superveloce da 20 Mega, promessa dai provider ma di fatto garantita solo in alcune aree.

Per questo il governo ha dato il via libera ad un progetto da 1.471 milioni, di cui 800 milioni messi dallo Stato, che però attende ancora il via libera del Cipe. Un impegno non da poco, che secondo Romani permetterà di cancellare le disparità tra zona e zona mettendo tutti i cittadini in condizione di navigare ad almeno 2 mega «entro il 2011-2012». Per fare questo saranno aperti più di 33 mila cantieri, che coinvolgeranno circa 50 mila persone per l’allestimento di nuove centraline e la posa dei cavi. Ma i 2 mega sono solo un primo traguardo: il secondo step del programma prevede un ulteriore investimento di 6-7 miliardi di euro per portare la connessione a 50 mega. Di questo però si parlerà solo tra alcuni anni.

Intanto nei giorni scorsi il «Broadband quality index», uno studio delle università di Oxford e di Oviedo, ha messo l’Italia al 38esimo posto nella classifica mondiale sulla qualità della banda larga (in testa ci sono Corea del Sud e Giappone). Su una scala di 100, il voto dato alla nostra connessione è stato 28,1, considerato «sufficiente» per i servizi web disponibili oggi, ma ben al di sotto di quella quota 50 ritenuta indispensabile per le applicazioni dei prossimi 3-5 anni.

 

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Alessandro Sala


17/08/2009

Telecom multata dall'Antitrust

Telecom multata dall'Antitrust

 

Ha reso più difficile il passaggio di propri clienti ad altri operatori. Due sanzioni per pratiche commerciali scorrette. La compagnia dovrà pagare 600 mila euro

 

La sede di Telecom Italia (Lapresse)
(Lapresse)

MILANO- Due multe per un ammontare complessivo di 600 mila euro. Ecco quanto dovrà pagare Telecom per pratiche commerciali scorrette. Lo ha deciso l'Antitrust che nel bollettino settimanale spiega il perché delle sanzioni.

LE MULTE- La prima ammenda per 320.000 euro è stata inflitta per aver ritardato o bloccato il passaggio ad altri operatori, in particolare Wind, di propri clienti della rete fissa. Nel secondo procedimento, che invece riguarda il mobile, Telecom Italia ha avviato una «strategia finalizzata al mantenimento dei clienti che abbiano manifestato l'intenzione di cambiare operatore». In questo caso l'iniziale sanzione da 340.000 euro è stata ridotta dalla stessa Antitrust dopo aver accertato il comportamento «ampiamente collaborativo di Telecom Italia che ha spontaneamente adottato misure volte a migliorare significativamente l'informativa nei confronti dei clienti».

LA RISPOSTA- In merito alle decisioni dell'Antitrust, Telecom Italia sottolinea in una nota che, per quanto riguarda la portabilità del numero mobile, l'Autorità per la Concorrenza ha valutato contrarie al Codice del Consumo talune modalità di offerte commerciali di telefonia mobile a clienti intenzionati a trasferire la propria utenza presso altri operatori mobili. «Fermo restando il convincimento della correttezza dei propri comportamenti» Telecom «è comunque intervenuta sulle procedure oggetto di indagine, rimuovendo ogni comportamento, rilevato dall'Antitrust Agcm in modo critico, prima della conclusione del procedimento stesso». Una scelta che «ha determinato il superamento di ciò che era stato oggetto dell'indagine».


18/04/2009

Le Carte prepagate? Costano troppo «Entrino le società di telefonia mobile»

Le Carte prepagate? Costano troppo «Entrino le società di telefonia mobile»

 

Indagine antitrust. Commissioni di ricarica fino a 5 euro. Possibili risparmi per i consumatori con l'ingresso delle tlc

 

ROMA - I costi delle carte prepagate sono «ancora elevati» se si considerano «gli strumenti offerti dal sistema bancario». Lo sottolinea l'Autorità garante della concorrenza e del mercato secondo la quale sono «possibili risparmi per i consumatori con l'ingresso nel mercato delle società di telefonia mobile nel settore dei micropagamenti». Sono gli elementi principali dell'indagine conoscitiva sul settore appena conclusa dalla stessa Antitrust. Per l'Autorità, inoltre, l'Italia risulta «ancora arretrata nell'utilizzo della moneta elettronica».

IN LINEA CON COSTI BANCARI - I costi delle carte prepagate sono «in linea con quelli degli altri strumenti di pagamento tradizionali come conti correnti e carte di credito», rileva l'Antitrust nelle conclusione dell'indagine sul settore, offerte dal sistema bancario, con commissioni di ricarica che possono arrivare fino a 5 euro. Per favorire una loro riduzione occorre sfruttare le potenzialità legate a un possibile ingresso, nel mercato dei pagamenti elettronici, degli operatori telefonici mobili che, con 80 milioni di carte, costituivano alla fine del 2007 la principale componente delle carte prepagate chiuse».

USA E GETTA - Dallo studio dell'Autorità emerge che nel mercato italiano si registra una domanda crescente di carte prepagate «aperte», tipicamente le carte bancarie o postali, grazie alle quali è possibile effettuare qualsiasi tipologia di pagamento: alla fine del 2007 l'insieme delle carte ricaricabili e «usa e getta» emesse da banche e Poste Italiane era pari a 5,8 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente del 30,1% e una crescita media annua, dal 2003, del 72,2%. L'incidenza di questo strumento nel settore delle carte di pagamento (il complesso delle carte di credito e di debito) per quanto ancora relativamente contenuta, è in continua crescita: era del 6,4% nel 2006, è arrivata al 7,8% alla fine del 2007, con un ruolo leader di Poste Italiane che copre quasi il 60% del segmento.

NUMERI - In base all'indagine a campione condotta dall'Antitrust su 33 istituti bancari e Poste Italiane, emerge che lo stock di prepagate è costituito per poco meno di 3,9 milioni da carte nominative ricaricabili e per il restante (poco più di 900.000) da carte al portatore non ricaricabili (usa e getta). Nel 2006 si sono registrate più di 25 milioni di operazioni di pagamento con carte prepagate presso Pos o su Internet, con transazione dal valore medio di 60 euro, a fronte di circa 12,4 milioni di prelievi presso gli sportelli Bancomat, per importo medio di 97 euro presso la propria banca e 105 euro presso gli altri istituti. Il valore caricato nelle carte prepagate bancarie è stato pari nel 2006, con riferimento ai principali operatori, a circa 3,5 miliardi di euro. Il costo annuo per il consumatore medio della carta prepagata «varia a seconda che il possessore della carta abbia o no un conto corrente presso una banca», riferisce sempre l'Antitrust sottolineando che «gli 80 milioni di carte prepagate telefoniche presenti in Italia rappresentano, per la loro ampia diffusione e per le tecnologie connesse, lo strumento attraverso il quale esercitare una positiva pressione competitiva nel settore dei pagamenti elettronici».


24/02/2009

Telefonia: Agcom multa 5 operatori

Telefonia: Agcom multa 5 operatori

 

Sanzioni per 2,8 milioni di euro a Vodafone, Telecom Italia, Opitel, Bt Italia ed Eutelia, infrazioni relative a portabilità, indici di qualità e servizi non richiesti

 

Multe dall'Agcom per diversi operatori di telefonia (Ansa)
Multe dall'Agcom per diversi operatori di telefonia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MILANO - L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), nell'ambito della sua attività a tutela dei consumatori, ha concluso negli ultimi mesi una serie di procedimenti diretti a verificare la corretta osservanza - da parte di alcuni operatori telefonici - delle norme in tema di portabilità del numero, servizi non richiesti, indici di qualità, applicando sanzioni per complessivi 2.804.000 euro. Lo annuncia la stessa Agcom. Gli operatori multati sono Vodafone (1.680.000 euro), Telecom Italia (536mila euro), Opitel (348mila euro), Bt Italia ed Eutelia (120mila euro ciascuna).


03/02/2009

L'Iran celebra la rivoluzione lanciando il suo primo satellite

L'Iran celebra la rivoluzione lanciando il suo primo satellite

 

 

Ad agosto scorso lo stesso annuncio, poi smentito. Si chiama Omid (speranza) e servirà per le telecomunicazioni. La tv:«Grande risultato per il Paese»

 

(Afp)
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TEHERAN - In coincidenza con il trentesimo anniversario della rivoluzione khomeinista l’Iran ha messo in orbita il suo primo satellite per telecomunicazione Omid (speranza) grazie al vettore Safir-2 (ambasciatore). Lo ha annunciato l’agenzia iraniana Fars. Il lancio ha coinciso anche con l’inaugurazione del nuovo centro spaziale iraniano, la cui localizzazione non è dato conoscere.

IL LANCIO - «E’ il primo satellite ad essere lanciato nella storia della nostra nazione ed è stato trasportato dal razzo vettore Safir-2», scrive l’agenzia Fars, mentre quella ufficiale, Irna, precisa che il lancio è stato effettuato lunedì sera. La televisione iraniana, che ha trasmesso in differita il momento del lancio (comunicato via telefono - in bachelite bianca, vecchio modello - a un visibilmente soddisfatto Ahmadinejajd) ha parlato di un «altro grande risultato per gli scienziati iraniani e il nostro paese nonostante le sanzioni». A fine novembre l’Iran aveva annunciato di aver proceduto con successo al lancio del suo secondo razzo spaziale, Kavoshgar-2 e al recupero di una sonda che trasportava. Ad agosto scorso la stessa agenzia aveva annunciato la messa in orbita del satellite, salvo poi smentirla poche ore dopo, precisando che il satellite lanciato era finto.

 


11/11/2008

Telefoni e concorrenza, tariffe a confronto

Telefoni e concorrenza, tariffe a confronto

Sulle bollette gli effetti della competizione tra i diversi operatori del fisso e del mobile. La differenza di prezzo può superare il 50%. Telecom Italia ha chiesto di ritoccare il canone del fisso di 1,26 euro

 

 

Nei telefoni in Italia la concorrenza c'è e si vede. Sia nel fisso che nel mobile e nell'accesso a Internet. Molto spesso però l'abbondanza e la complessità delle offerte commerciali volutamente o no creano confusione tra i consumatori generando la famigerata «giungla tariffaria». E dato che la recessione spinge singoli e famiglie a fare economia, magari anche là dove prima ci si poteva concedere qualche distrazione, tanto più si sente l'esigenza di scegliere la bolletta più coerente con il proprio portafoglio.

Sulla base di dati e metodologie utilizzati dall'Autorità per le Comunicazioni (Agcom), abbiamo così provato a confrontare i prezzi dei principali operatori nei due campi di offerta più affollati: la telefonia mobile e le formule «integrate» telefono più Internet. Il metodo scelto è quello adottato dall'authority britannica Ofcom e ritenuto valido dall'autorità italiana: e che consiste nel definire tre tipologie di consumatori (i «basket», panieri, secondo la terminologia anglosassone) e identificare le varie offerte sul mercato in modo da confrontare i prezzi e mettere a fuoco le proposte più convenienti. Qualche avvertenza è indispensabile. Per ogni operatore il dato di spesa mensile è relativo alla media dei tre principali piani tariffari. Inoltre si è assunta una durata media di due minuti per conversazione, indicazione suggerita dalle statistiche più consolidate, e che viene utilizzata anche dagli istituti di ricerca specializzati. Non sono stati considerati i piani tariffari in abbonamento, che, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia rappresentano una quota modesta delle linee: solo il 12% a settembre 2008. Né sono state contate le molte opzioni e promozioni presenti sul mercato, la cui analisi avrebbe reso impossibile un confronto omogeneo. Infine, nelle chiamate internazionali, sono stati riportati i prezzi relativi a chiamate in Europa. Abbiamo ipotizzato una coppia con bassi consumi che non manda sms e totalizza complessivamente 60 minuti di telefonate al mese, una famiglia con due adolescenti (300 minuti) e un single con alti consumi (380 minuti).

Dal confronto si ricava che H3G è l'operatore più conveniente per il primo «basket», cioè per chi telefona poco; mentre Wind ha le offerte economicamente più vantaggiose sia per la famiglia di quattro persone che per il single. Infatti la coppia spende 10,2 euro mensili con H3G, 11,6 con Wind, 12,3 con Vodafone e 15,5 con Tim. La famiglia con i due figli adolescenti 87,4 euro con Wind, 89,9 con H3G, 98,8 con Vodafone e 116 con Tim. E il single 94,9 euro con Wind, 101,6 con H3G, 110,2 con Vodafone e 136 con Tim.

Da questo confronto — pur con i limiti e le avvertenze ricordati— emergono comunque alcune cose molto chiare. La prima è che la concorrenza nella telefonia mobile è molto forte, visto che la differenza di prezzo può superare addirittura il 50%. In secondo luogo Wind si caratterizza come la compagnia low cost della telefonia mobile. H3G ha un profilo simile, ma punta su una competizione di servizio e non solo di prezzo: è stata la prima a lanciare l'Umts, offre la tivù mobile con standard Dvb-h (come anche Tim e Vodafone), fa un marketing innovativo che consiste nel quasi regalare (in gergo sussidiare) il telefonino. Una strategia che tuttavia finora non l'ha premiata. Se Wind è Ryanair, Tim e Vodafone sono le compagnie di bandiera. Tim resta la più costosa. E questo sembra confermare la buona reputazione e la fedeltà al marchio di cui gode presso il pubblico. Mentre Vodafone riesce a collocarsi in uno spazio intermedio tra low cost e offerta di qualità, probabilmente cogliendone i vantaggi in termini sia di quote di mercato che di redditività. Fin qui la telefonia mobile.

Ma altrettanto interessante è il confronto tra le offerte integrate telefono- Internet. Dove le compagnie low cost sono almeno tre: Tiscali, Tele 2 (gruppo Vodafone) e Wind Infostrada. E le compagnie di bandiera sono Telecom Italia e Fastweb. Diversamente dalla telefonia mobile qui non c'è un price leader e le differenze tra offerta e offerta, anche tra low e high cost, sono più basse. Anche in questo caso abbiamo identificato tre profili di consumatori: una coppia di anziani con bassi consumi che totalizza 225 minu ti al mese, una coppia giovane con due bambini e consumi medi (650 minuti) e una coppia con due figli adolescenti e alti consumi (880 minuti mensili). Qualche avvertenza: sono state considerate solo le offerte base, la navigazione Internet sempre a tariffa piatta e chiamate di tre minuti. Così, secondo i nostri calcoli, la coppia anziana dovrebbe spendere 36,5 euro al mese con Tiscali, 36,8 con Tele 2, 39,2 con Wind Infostrada, 43,7 con Telecom Italia e 47,2 con Fastweb. La coppia giovane con due bambini 56,1 con Tiscali, 56,4 con Tele 2, 56,1 con Wind Infostrada, 64 con Telecom Italia e 67,8 con Fastweb. E infine la coppia con adolescenti spende 70,5 con Tiscali, 70,8 con Tele 2, 69,5 con Wind Infostrada, 77,4 con Telecom Italia e 83,1 con Fastweb.

Come si vede insomma anche nella telefonia fissa ci sono due aziende, l'ex monopolista e Fastweb, che puntano su qualità, marchio, reputazione e possono praticare prezzi un po' più alti. Fastweb, di proprietà della svizzera Swisscom, si conferma come l'operatore più caro ma anche più innovativo e tecnologico; quello tra l'altro con il più elevato numero di accessi diretti in fibra ottica d'Europa.

Da entrambi i confronti emerge in conclusione che al complicarsi delle offerte commerciali corrisponde in realtà una semplificazione progressiva del mercato, una più netta definizione dei singoli operatori. Grazie all'authority, la possibilità di cambiare operatore conservando il proprio numero funziona piuttosto bene, a vantaggio dei consumatori e della concorrenza. Se nel mobile Tim e Vodafone mantengono posizioni forti, è anche perché hanno saputo farsi percepire come enormi comunità di clienti. Ma anche nel fisso, dove l'eredità dell'operatore dominante è più forte, oggi c'è più concorrenza. Basta considerare la diminuzione della quota di Telecom Italia negli accessi fisici alla rete fissa, scesa dal 94% all'84% tra il 2005 e il primo trimestre 2008. Un dato sempre alto, certo, ma che va corretto al ribasso alla luce del fatto che nelle zone d'Italia in cui l'unbundling (affitto della rete) è disponibile da più tempo, ad esempio Milano, Torino e Roma, la quota Telecom è di parecchio inferiore e scende in qualche caso sotto il 50% del mercato.

Intanto Telecom Italia ha chiesto di ritoccare il canone del telefono fisso al dettaglio di 1,26 euro, portandolo da 12,40 a 13,66 euro mensili Iva esclusa. E, contestualmente, di aumentare di 1,7 euro per linea il canone all'ingrosso, cioè quello applicato dall'ex monopolista ai concorrenti per l'uso della propria infrastruttura: da 7,6 a 9,3 euro. L'Agcom ritiene che l'aumento del canone all'ingrosso non possa essere più alto di quello applicato alle famiglie. Perché in tal caso si ridurrebbe la possibilità per i competitor di proporre ai clienti offerte migliorative; e dunque si restringerebbero gli spazi della concorrenza. La questione, già affrontata la settimana scorsa, sarà discussa nel prossimo consiglio dell'authority che si terrà domani. A quanto si sa, la materia potrebbe richiedere maggiori approfondimenti, con un probabile rinvio della decisione. La previsione comunque è che Telecom dovrà abbassare le proprie pretese, come richiesto anche dalle associazioni dei consumatori.