07/12/2011

Un pianeta nella zona ideale per ospitare la vita

Un pianeta nella zona ideale per ospitare la vita

A una distanza di 600 anni luce da noi. Kepler-22 è grande due volte e mezzo la Terra e ha una temperatura superficiale che consente l'acqua liquida

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15/10/2010

Scontro tra asteroidi, mistero spaziale

Scontro tra asteroidi, mistero spaziale

ASTRONOMI PERPLESSI. Dopo la collisione si è formata un'insolita cosa a X

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18/06/2010

Giove e l'impatto misterioso. Sulla Terra sarebbe stata una catastrofe

Giove e l'impatto misterioso. Sulla Terra sarebbe stata una catastrofe

Il telescopio spaziale Hubble comincia a fornire qualche ragionevole risposta. Una cometa o un asteroide della dimensione di alcuni chilometri è caduto nell’atmosfera

 

 

 

Il punto dell'impatto
Il punto dell'impatto

Il mistero del corpo caduto su Giove si infittisce nonostante il telescopio spaziale Hubble della Nasa cominci a fornire qualche ragionevole risposta. La storia inizia per caso il 3 giugno scorso quando l’astrofilo australiano Anthony Wesley scrutando il più grande pianeta del sistema solare vede per caso un bagliore, riprendendolo. Nello stesso momento nelle Filippine un altro astrofilo, Chris Go, registra la stessa cosa. L’immagine fa il giro degli osservatori amatoriali e professionali per cercare di dare una risposta alla causa del fenomeno. I bagliori osservati si rivelano intanto due esaminando i video, complicando ancora di più le cose.

HUBBLE - Il 7 giugno la Nasa puntava su Giove persino il suo più potente occhio orbitale, l’Hubble, per investigare eventuali cambiamenti nella zona della caduta. E in effetti analizzando il luogo con varie lunghezza d’onda (visibile, infrarosso e ultravioletto) si vede traccia dell’accaduto. Così si cominciano a tirare le file dell’intrigante vicenda che per fortuna ha riguardato Giove e non la Terra. La spiegazione è questa. Il corpo di una cometa o di un asteroide della dimensione di alcuni chilometri è caduto nell’atmosfera di Giove esplodendo nell’impatto con gli strati più elevati. Il primo bagliore è derivato dalla scia generata nell’attraversamento come accade con l’impatto delle meteoriti nell’atmosfera terrestre nella notte agostana di San Lorenzo, il secondo lampo è generato dall’esplosione stessa.

ESPLOSIONE - Il corpo deve essersi prima sbriciolato e il frammento maggiore dovrebbe aver avuto la dimensione di un paio di chilometri. Le riprese di Hubble che hanno fotografato le tracce aiutano la possibile ricostruzione dei fatti. Tutti hanno ricordato la grande caduta dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy 9 nel 1994, ma anche l’anno scorso Giove era stato lo scenario di un evento analogo. Ma sul gigante del sistema solare – dicono gli astronomi – le cadute di corpi celesti sono sicuramente più frequenti di quanto si immagini e di quanto si registri sempre casualmente. Questo perché essendo un grande pianeta la sua forza di gravità attira i piccoli corpi in transito. Ma anche l’occhio del satellite Soho dell’Esa europea registra in continuazione comete che precipitano sul Sole. Insomma il tutto dimostra come il rischio asteroidi o comete non sia così remoto come si continua a credere. Se il corpo caduto su Giove fosse precipitato sulla Terra sarebbe stata una catastrofe. E la colpa allora sarebbe stata degli astronomi? Privi degli strumenti adeguati anche loro sono impotenti. Non ci resta che aspettare.

 

Giovanni Caprara


26/05/2010

Il pianeta divorato dalla stella

Il pianeta divorato dalla stella

Il telescopio Hubble ha raccolto la prova. La stella nana Wasp-12 sta «mangiando» il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più

 

Wasp-12 e il suo pianeta, ricostruzione da Nasa
Wasp-12 e il suo pianeta, ricostruzione da Nasa

L’occhio del telescopio spaziale Hubble della Nasa ha finalmente raccolto la prova: la stella nana Wasp-12 sta divorando il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più. Lo chiamano cannibalismo cosmico. Succede tra galassie grandi e piccole, tra due stelle, e ora si è visto che il fenomeno si verifica anche fra una stella ed un suo pianeta.

HUBBLE - Dalla nascita dell’astro e con la stessa materia era nato il corpo planetario che ora l’astro-madre si riprende, distruggendolo. Il fatto era stato suggerito da Shu-lin Li dell’Università di Pechino dopo che l’esopianeta era stato scoperto ancora nel 2008 durante la ricerca condotta da astronomi britannici nota come Wide Area Search. Ma occorreva tutta la potenza di Hubble per raccogliere la debole radiazione che arriva da Wasp-12 nella costellazione Auriga e lontana dalla Terra 600 anni luce. Il pianeta, essendo molto vicino all’astro tanto da compiere un giro completo intorno ad esso in poco più di un giorno, riesce a far sentire in modo violento la sua forza di gravità attirando a sé il materiale di cui è formato lo stesso pianeta noto come Wasp-12b. Esso è analogo nelle caratteristiche al nostro Giove, il gigante del sistema solare, e quindi è gassoso ma quattro volte più grande. Gli strumenti di Hubble misurando sia l’attenuazione della luminosità causata dal transito del corpo planetario sia il tipo di radiazione hanno permesso agli scienziati della Open University britannica di capire che intorno al pianeta c’è una grande nube di materiale costantemente risucchiato dall’astro-madre. Anche nella materia astrale l’universo manifesta la violenza della natura.

Giovanni Caprara


25/03/2010

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

Spazio: il 90% delle galassie non si vede

 

La conferma è arrivata dalle osservazioni con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile

galassie.jpg

 

Misteri e domande dal mondo delle galassie. Nelle osservazioni delle isole stellari c’era il dubbio che qualcuna sfuggisse al conto. Il dubbio era legittimo perché ora con il telescopio VLT dell’Eso, in Cile, si è addirittura scoperto che il 90% delle galassie lontane non si riesce a vedere. Nella caccia si cercava di rilevare la luce emessa dall’idrogeno che gli astrofisici chiamano “riga Lyman-alfa”. Adesso si è visto che la radiazione viene intrappolata dalle galassie più remote al 90% e quindi da Terra non si scorgono. Con questa valutazione precisa si dovranno rifare i conti, scrivono gli autori sulla rivista Nature, e il cielo risulterà più affollato.

LUMINOSITA' 100 VOLTE SUPERIORE ALLA VIA LATTEA - Sempre su Nature si racconta che gli scienziati della Durham University britannica scrutando, sempre con i telescopi in Cile, quattro regioni della galassia “SMM J2135-0102” hanno trovato che ciascuna di esse è cento volte più luminosa della nostra galassia Via Lattea ai confini della quale noi abitiamo. Tuttavia, mentre rimane misterioso il motivo per cui le stelle di queste zone si formino tanto rapidamente, gli studiosi sono d’accordo nel dire che gli astri si formavano in maniera più efficiente quando l’universo era più giovane rispetto ad oggi. Allora, insomma, tutto accadeva più rapidamente. Infine su Science un gruppo di astrofisici di varie università americane, da Harvard a Tucson, indagando l’evoluzione misteriosa dei Quasar (“Quasi stelle” lontanissime che emettono segnali radio) hanno costruito un modello teorico che cerca di dare una risposta. Essi suggeriscono che essi nascano dalla collisione di due gigantesche galassie ricche di gas accendendo quel processo di accrezione al centro dello scontro (dove si ritiene si formi un buco nero) e rilevato grazie all’emissione di radiazione X . Ma la conclusione finisce con un punto di domanda. Sarà questa la vera origine?

Giovanni Caprara


07/10/2009

Scoperto l'«anellone» di Saturno

Scoperto l'«anellone» di Saturno

 

Dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa. Si trova all'estrema periferia del sistema del pianeta, inclinato di 27 gradi rispetto agli anelli principali

 

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PASADENA (California) - Il telescopio spaziale della Nasa, Spitzer, ha scoperto il più grande anello di Saturno mai osservato. Il Jet Propulsion Laboratory della Nasa di Pasadena ha annunciato che l’anello si trova all'estrema periferia del sistema di Saturno, in un’orbita inclinata di 27 gradi rispetto al principale anello conosciuto. Uno studio sarà pubblicato sulla rivista Nature.

ANELLI - Di Saturno si conoscevano sette anelli principali e molti altri minori. Il nuovo anello è composto di particelle di ghiaccio e di polvere a una temperatura di 157 gradi sotto zero. L’anello è molto esteso e non è facile vederlo, perché non riflette la luce visibile. Il telescopio Spitzer, lanciato nel 2003 e che orbita intorno al Sole al 106 milioni di chilometri dalla Terra, ha potuto localizzarlo grazie ai raggi infrarossi. L’anello comincia a 5,95 milioni di chilometri dal pianeta e si estende fino a 11,9 milioni di chilometri.

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21/07/2009

Cometa si schianta su Giove: la scoperta dell'anno è di un astronomo dilettante

Cometa si schianta su Giove: la scoperta dell'anno è di un astronomo dilettante

 

Anthony Wesley, 44 anni, australiano, fotografa l'impatto. L'evento poi confermato anche dalla Nasa, si è creata una cicatrice nera sulla superfice del pianeta

La traccia su Giove dello schianto (nel riquadro) ripreso da un telescopio a raggi infrarossi (Nasa)

MILANO - E' la scoperta astronomica dell'anno. E la si deve ad un astronomo dilettante. Una cometa (o forse un asteroide) si è schiantata su Giove e l'evento è stato ripreso (quasi) in diretta. Tutto merito di un programmatore informatico australiano Anthony Wesley, 44 anni, che ha scoperto la zona dell'impatto mentre scrutava il cielo da casa. Il Laboratorio Propulsione Jet (Jpl) della Nasa ha confermato la scoperta usando il potente telescopio a infrarossi di Mauna Kea, nelle Hawaii.

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

LA SCOPERTA - La notizia della scoperta di Wesley ha lasciato attonito il mondo dell'astronomia. Wesley ha detto che gli ci sono voluti 30 minuti per realizzare che una macchia scura che ruotava nelle nubi di Giove il 19 luglio era effettivamente il primo impatto visto dagli astronomi da quando una cometa entrò in collisione con il Pianeta gigante nel luglio 1994. «Ho pensato che probabilmente si trattava di una normale tempesta polare», ha detto Wesley sul suo sito web. «Ma dal momento che continuava a ruotare e le condizioni miglioravano, improvvisamente ho capito che non era solo scura, era nero in tutti i canali, il che significava che era veramente una macchia nera», spiega Wesley dalla sua casa a Murrumbateman, a nord di Canberra. Le fotografie mostrano la zona dell'impatto, una «cicatrice nera», vicino al Polo Sud di Giove. «Siamo stati molto fortunati ad aver guardato Giove esattamente in quel momento, in quell'ora per assistere all'evento. Non avremmo potuto progettarla meglio», ha detto Glenn Orton, scienziato del Jpl della Nasa, al quotidiano australiano Sydney Morning Herald.

 

La traccia su Giove dello schianto (da jupiter.samba.org)

La traccia su Giove dello schianto (Nasa)

 


07/04/2009

La «mano» che afferra le stelle

La «mano» che afferra le stelle

 

La stella di neutroni PSR B1509-58. Originata 1.700 anni fa a 17 mila anni luce dalla Terra. Scoperta da Chandra, telescopio orbitale ai raggi X

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Una gigantesca mano che sembra afferrare le stelle: è questa la spettacolare scoperta fatta dai ricercatori della Nasa. Una stella di neutroni, distante circa 17 mila anni luce dalla Terra, che ha le sembianze di una grande mano: l'incredibile scoperta è stata possibile grazie a Chandra, telescopio orbitale ai raggi X, che invia da quasi dieci anni immagini dallo spazio e che è destinato a scomparire presto nell'infinito spazio.

STELLA DI NEUTRONI - La stella di neutroni PSR B1509-58 misura appena 20 chilometri di diametro e ha solo 1.700 anni, quindi - ragionando in dimensioni cosmiche - assai giovane. Tuttavia, il minuscolo pulsar è in grado di scaraventare le particelle nello spazio a oltre 200 milioni di chilometri orari e produrre un'immensa nebulosa, grande 150 anni luce. Il campo magnetico prodotto è tre miliardi più potente di quello del nostro pianeta. La particolarità sta però nei suoi «gas di scarico»: la nebulosa ai raggi X dà all'osservatore l'illusione di vedere una «mano cosmica» che afferra le stelle.


25/03/2009

Il sole morente? Come l'occhio di gatto

Il sole morente? Come l'occhio di gatto

 

ASTROFISICA. Dal telescopio Hubble immagini di nebulose planetarie

 

La nebulosa «Cat's Eye»
La nebulosa «Cat's Eye»

MILANO - Come finirà, come si trasformerà il Sole quando inesorabilmente morirà fra circa cinque miliardi di anni, una volta esaurita la sua riserva di idrogeno che l’alimenta con un continuo processo di fusione nucleare? La risposta ci viene da una galleria di immagini di nebulose planetarie che gli astrofisici stanno studiando proprio per vedere il destino dell’astro che ci mantiene in vita sulla Terra. La più bella di queste nebulose è senza dubbio quella battezzata “occhio del gatto” (Cat’s Eye) ripresa dal telescopio spaziale Hubble: è una sequenza di disegni e colori straordinari che attraverso una seducente bellezza racconta la tragedia della morte di un corpo cosmico che prima brillava nel buio cosmico.

FIUME DI GAS E POLVERI - Quando una stella termina la sua vita si trasforma in una gigante rossa espandendosi e lanciando nello spazio fiumi di gas e polveri. Nel caso del Sole (che ha una massa 330 mila volte quella della Terra) questo flusso travolgerà i pianeti trasportandoli nello stesso tempo lontani dal loro luogo originario. Le immagini analizzate dagli scienziati mostrano i vari passaggi del fenomeno. E la diffusione nel cosmo dei materiali è una vera inseminazione di elementi chimici che si ritroveranno incorporati nelle future generazioni di stelle.

SOLE IN QUIETE - Intanto il Sole torna a far notizia per la sua insolita quiete. L’anno scorso doveva segnare la ripresa del ciclo undecennale da una bassa attività ad una più elevata. La maggior parte dei mesi era stata segnata dalla tranquillità ma verso la fine dell’anno si registrava una ripresa verso la normalità. L’inizio del nuovo anno dimostra un ritorno alla quiete e se continua così, ma ci sono ancora nove mesi ed è prematuro affermarlo, si potrebbe battere il record del 1913 noto come l’ “anno senza macchie”.

Giovanni Caprara


12/03/2009

CIELI STELLATI PER SPIEGARE LE SCOPERTE DI GALILEO

CIELI STELLATI PER SPIEGARE LE SCOPERTE DI GALILEO

 

FIRENZE - Luci soffuse, pannelli e pavimenti scuri a richiamare il buio, e in alto le stelle. E' un'ambientazione volutamente notturna quella della mostra 'Galileo, immagini dell'universo, dall'antichità al telescopio', che si aprirà il 13 marzo a Palazzo Strozzi a Firenze e proseguirà fino al 30 agosto, e che è una delle tappe principali delle celebrazioni galileiane 2009 che ricordano le prime scoperte del grande scienziato pisano.

La mostra, presentata oggi da, tra gli altri, il curatore e ideatore Paolo Galluzzi, direttore dell'Istituto e Museo di storia della scienza di Firenze, da James Bradburne, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi, dall'assessore regionale alla cultura Paolo Cocchi, dal presidente dell'Ente Cassa di risparmio di Firenze Michele Gremigni, racconta in sei sezioni la storia dell'astronomia: si parte dagli albori (Mesopotamia, Egitto, cosmo biblico), si prosegue con la Grecia classica di Platone e Aristotele, l'idea del cosmo geometrico di Tolomeo, gli studi scientifici islamici, la cristianizzazione del cosmo, le tesi di Copernico e Tycho Brahe.

Una sezione è appositamente dedicata a Galileo: ci sono i dettagli delle sue scoperte e anche uno dei suoi primi cannocchiali e numerosi disegni della luna realizzati grazie a questo strumento. In una teca anche una reliquia, un dito della mano destra 'staccato' durante una traslazione della salma. Il percorso termina con coloro che possono essere considerati eredi dello scienziato, Keplero e Newton, e quindi con l'affermazione definitiva della scienza moderna.

Nel viaggio il visitatore è accompagnato da 250 opere provenienti dai maggiori musei del mondo tra disegni, dipinti, strumenti scientifici, atlanti astrologici e reperti archeologici. Chiaramente ogni singola opera ha un riferimento astronomico, come nei dipinti di Botticelli, Rubens, Guercino e Durer, così come negli oggetti: tra i più importanti l'Atlante Farnese, il monumentale arazzo astronomico di Toledo, e il dipinto di Jan Bruegel il vecchio 'Linder Gallery interior' esposto per la prima volta. Il tutto è arricchito dalla multimedialità e sono previsti percorsi dedicati a ragazzi e famiglie.

"Si tratta - ha detto Bradburne - di una mostra che ha un peso chiave in tutte le celebrazioni italiane di Galileò. "Il cielo - ha spiegato Galluzzi- non è solo un oggetto di studio dell'astronomia ma interpreta anche le aspettative dell'umanità, dai bisogni pratici come prevedere il tempo alle paure inconsce, al destino, alle suggestioni delle stelle. Galileo è stato uno scienziato trasversale, e la sua scienza era profondamente connessa con le arti dello spirito, dalla musica all'astrologia. Questa è la chiave dell'esposizione". La mostra, sotto l'alto patronato del presidente della Repubblica, è promossa da Ente Carifi e Fondazione Palazzo Strozzi con la Regione, il ministero dei Beni culturali e il Comitato nazionale per le celebrazioni galileiane.