25/07/2009

I tesori di Paestum sotto il mais. L’offesa infinita alla Magna Grecia

I tesori di Paestum sotto il mais. L’offesa infinita alla Magna Grecia

 

Gli scavi sono fermi, la strada è costruita lungo le mura dell’antica Poseidonia. Invisibili per i visitatori antichi uffici, botteghe e abitazioni


I templi a Paestum (Corbis)
I templi a Paestum (Corbis)

Ho sempre avuto la sen­sazione che i grandi complessi archeologi­ci del nostro Mediter­raneo — da Segesta a Elea, da Oblontis a Tharros — quando sorgono nei pressi della costa, venga­no quasi vivificati dalla luce e dall’aria marina che li fa miracolosamente rivi­vere nonostante i millenni trascorsi. È per questo che da alcuni anni, cerco sempre di passare qualche settimana a Paestum, non solo per approfittare della sterminata spiaggia ma per rias­saporare la meravigliosa atmosfera dei tre templi greci del VI secolo a.C. (Nettuno, Cerere e la Basilica) sempre con la speranza che quella metà del­l’antica Poseidonia venga finalmente riportata alla luce.

La strada nella zona archeologica (Corbis)
La strada nella zona archeologica (Corbis)

Ed è qui, infatti, che mi sembra do­veroso fare qualche osservazione più archeologica che turistica senza nes­suna pretesa storico-scientifica. So­no davvero molti anni ormai, che mi chiedo — e chiedo agli specialisti e alle autorità locali — come mai la so­lenne città di Poseidonia sia ancora per più della metà sottoterra, anzi sot­to il granturco che la ricopre. Come mai non possiamo ammirare gli altri settori dell’antica città greca anche nel suo quartiere degli affari, delle botteghe e delle abitazioni? E come mai dell’anfiteatro solo un terzo appa­re visibile al di là della strada asfalta­ta, che ancora interrompe a mezzo la città? Perché tutto il resto sta esso pu­re sotto le «proprietà private» che, ovviamente, potrebbero — anzi do­vrebbero — essere requisite o co­munque liberate da ogni interferen­za data la ineffabile importanza di questo «sito archeologico»; certo il più solenne di tutta la Magna Grecia? Credo che nessuna scusante tecnica o politica possa giustificare questo stato di cose.

Ma c’è un altro episodio cui non posso fare a meno di accennare ed è la recente operazione mirante a crea­re lungo il fossato erboso che costeg­gia la base di tutte le mura, una sorta di viottolo in cemento e travertino. Si tratta di un’operazione che consiste nell’aver sollevato di quota il terreno esistente e, attraverso cordoli di tra­vertino, aver creato un percorso pedo­nale che s’ imposta a pochi metri dal­le antiche mura e il cui impatto cro­matico e tecnologico ferisce crudel­mente la misteriosa solennità della fortificazione grecoromana. Viene in questo modo squilibrata la percezio­ne che si aveva delle mura stesse, e viene alterato il rapporto fra la strada e la cinta muraria. Il che ovviamente finisce per sconciare crudelmente la «poesia» del luogo dove le antiche pietre e l’erba convivevano pacifica­mente e dove un’ampia strada asfalta­ta, già preesistente, era più che ido­nea a chi volesse percorrere l’intero perimetro murario.

Le mie, com’è ovvio, sono solo ele­mentari annotazioni di un incolto tu­rista o (se si preferisce) di un appas­sionato archeologo dilettante, ma spe­ro possano avere una minima eco al­meno perché riprendano i lavori di «sgombero» di tutta l’area dell’antica Paestum e perché si proceda con la massima delicatezza nel recupero del­le mura senza offenderle con manu­fatti escogitati da improvvide iniziati­ve delle autorità locali e delle diverse Sovrintendenze, che hanno, peraltro, provveduto a ricostruire parte delle mura con le pietre originali giacenti ai loro piedi. Una manovra che ripri­stina maggiormente il fascino dell’an­tica cerchia muraria. Ma, se la rico­struzione di qualche settore delle mu­ra è un fatto positivo, non si dimenti­chino le altre storture che purtroppo ancora incombono su questa zona: non solo per quanto concerne l’abusi­vismo edile — già segnalato sulle co­lonne del 'Corriere' — ma per quan­to si riferisce ad altri fondamentali in­sediamenti archeologici, sempre di questa area campana che non godo­no del dovuto rilievo. Mi riferisco al­l’area di Hera argiva — sito già scoper­to e studiato da Zanotti Bianco e Mon­tuori — che giace ai bordi del fiume Sele a pochi chilometri dai templi, quasi dimenticato. E più ancora ad al­tri due epicentri favolosi: il nucleo ur­bano di Velia (Elea) in minima parte «scavato», sul quale è da registrare il grande impegno nel restauro di Raffa­ele D’Andria. Questo acuto studioso oltre a ciò, sta recuperando la delizio­sa città sepolta (sotto un abitato di ca­solari anonimi) di Buccino, l’Antica Volcei; dove ogni casa presenta negli scantinati o sotto le fondamenta mira­bili mosaici di epoca romana.

A questo punto vien fatto di riflette­re, anche in chiave economico-turisti­ca (di cui certo non sono deposita­rio), su come sarebbe opportuno, da un punto di vista storico scientifico, ma anche turistico, attivare maggior­mente la presenza di visitatori in que­sta zona così poco «reclamizzata». Or­ganizzando degli itinerari archeologi­ci ad alto livello, guidati da speciali­sti, che permettessero di rendersi conto (anche ai visitatori stranieri og­gi purtroppo molto scarsi) non solo dell’imponente presenza dei tre tem­pli di Paestum, ma di quella dei siti archeologici citati: Velia, Buccino, Hera argiva, tutti ancora troppo «di­menticati» negli itinerari culturali del nostro Paese.

GILLO DORFLES


19/04/2009

Egitto, individuata la tomba di Cleopatra

Egitto, individuata la tomba di Cleopatra

 

Gli archeologi: «Forse è la scoperta più importante del 21esimo secolo». Accanto alla regina il corpo di Antonio, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside

La presunta tomba di Cleopatra e Marco Antonio (Epa)

La presunta tomba di Cleopatra e marco Antonio

CAIRO - Sulla cima di una collina da cui si vede il mare, sotto i resti di un tempio dedicato a Iside: è qui, secondo gli archeologi, che potrebbe riposare il corpo di Cleopatra. La tomba della regina egiziana non è mai stata localizzata, ma gli archeologi hanno raccolto prove che testimonierebbero che i sacerdoti di Cleopatra, dopo il suo suicidio, ne avrebbero trasportato il corpo al tempio, dove potrebbe riposare accanto al suo amante, Marco Antonio. «Questa potrebbe essere la più importante scoperta del 21esimo secolo - ha detto Zahi Hawass, capo archeologo -. Questo è il luogo perfetto dove potrebbero essere sepolti i loro corpi».

 

(Epa)

AMANTI VICINI - Un gruppo di archeologi egiziani e della Repubblica dominicana hanno deciso di iniziare a scavare alla ricerca della tomba di Cleopatra all'inizio dell'anno. Grazie all'ausilio di un radar, gli studiosi hanno individuato quelle che potrebbero essere tre camere alla profondità di 20 metri sotto le rocce. Gli storici ritengono, sulla base dei testi scritti da Plutarco, che Antonio e Cleopatra siano stati sepolti assieme. Kathleen Martinez, una studiosa della Repubblica dominicana fautrice della teoria secondo cui Cleopatra è sepolta nel tempio, crede che una delle camere possa ospitare i resti dei due amanti. Temendo di poter essere portata come prigioniera a Roma, Cleopatra si suicidò facendosi mordere da un'aspide e si crede che anche Antonio si sia ucciso dopo la sconfitta contro Ottaviano ad Azio.

(Reuters)(Epa)

(Reuters)(Afp)I resti del tempio sotto il quale è stata trovata la tomba (Epa)

I resti del tempio sotto il quale è stata trovata la tomba (Epa)

 

Una mummia trovata nella tomba (Afp)

(Epa)

(Epa)

(Afp)

(Epa)

(Epa)

Monete e maschere trovate nel tempio, sotto una statua di Cleopatra (Epa)

Monete e maschere trovate nel tempio, sotto una statua di Cleopatra (Epa)

 

Due mummie nella tomba: potrebbero essere quelle di Cleopatra e Marco Antonio (Afp)

Due mummie nella tomba: potrebbero essere quelle di Cleopatra e Marco Antonio (Afp)