07/03/2012
Berlusconi non va a «Porta a Porta»
Berlusconi non va a «Porta a Porta»Annullata la trasmissione della registrazione. Le indiscrezioni: «Il partito si rivolta contro»
11:32 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, tensioni, pdl, trasmissione, bruno vespa, porta a porta, silvio berlusconi | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/02/2011
Manifestazione ad Algeri, primi arresti
Manifestazione ad Algeri, primi arrestiSALE LA TENSIONE. Divieti imposti dalle autorità. Imponenti schieramenti di forze dell'ordine. Una nuova piazza s'infiamma
11:39 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, algeria, algeri, manifestazioni, scontri, proteste, arresti, tensioni, speciale mediterraneo, forze dell'ordine | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/12/2010
Trichet: tensioni su Italia e Spagna Fmi: «Alcuni Paesi sull'orlo del baratro»
Trichet: tensioni su Italia e Spagna Fmi: «Alcuni Paesi sull'orlo del baratro»Strauss-khan (Fmi): «alcuni paesi della zona euro sono sull'orlo del burrone». Il presidente Bce: «Questo spiega perchè abbiamo deciso di mantenere un volume illimitato nel fornire fondi»
17:47 Scritto in ECONOMIA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: economia, bce, trichet, crisi economica, tensioni, italia, spagna, portogallo.riunione, consiglio direttivo, tassi, inflazione, pil, debito pubblico | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
12/07/2010
Casini: un governo per le riforme. Nessun veto su Berlusconi presidente
Casini: un governo per le riforme. Nessun veto su Berlusconi presidente«Da Vespa gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». Il leader dell'Udc: il Pd accetterebbe, Lega e Idv forse no.
| Pier Ferdinando Casini (Photoviews) |
ROMA — Un «governo di responsabilità nazionale». Secondo Pier Ferdinando Casini è l'unico modo per uscire dalla «crisi politica in atto»: un esecutivo aperto a tutti, che sarà guidato da chi sceglierà il Capo dello Stato, ma per il quale «non è possibile avanzare veti» su Silvio Berlusconi, perché «ha vinto lui le elezioni». È l'appello che lancia il leader dell'Udc dopo le polemiche a non finire seguite alla cena da Vespa, alla quale ha partecipato assieme al Cavaliere. A tavola Casini era seduto tra Gianni Letta e il cardinal Bertone: «Si è trattato di una gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». L'invito gli è arrivato una ventina di giorni prima, giustificato dal cinquantesimo di attività giornalistica del conduttore di Porta a Porta e lui è andato da solo mentre quasi tutti gli altri ospiti erano accompagnati dalle rispettive consorti. Per il resto «ottime pietanze», clima disteso, Berlusconi che parlava, «come sempre del più e del meno». E il segretario Vaticano «messo ingiustamente in mezzo: di politica italiana non ha detto niente, ha parlato dei rapporti con la Chiesa Russa e dei progressi diplomatici con il Vietnam». Nient'altro da quella cena? E l'offensiva che avrebbe portato avanti il Cavaliere nei suoi confronti, con Bossi che è arrivato a dire «o noi o loro»? «Beh, stando così le cose, allacciamoci le cinture di sicurezza: se basta una cena a far tremare il governo e a far parlare alcune forze politiche di "complotto ai vertici dello Stato", come ha fatto l'Idv, siamo davvero messi male».
La Lega è letteralmente insorta. «Insorgono per un nulla. Ammesso e non concesso che ci siano state offerte all'Udc, cosa che comunque non era possibile in quella cena, appare chiaro a tutti gli italiani che il nostro partito non ha alcuna intenzione di entrare nella maggioranza. Consiglio quindi a tutti gli amici, a destra e a sinistra, di evitare colpi di sole. Ma ciò che più mi meraviglia è che tra gli agitati ci sia soprattutto Tremonti: non vedo perché debba esserlo». Niente che lo giustifichi davvero? «Siamo usciti due anni fa da elezioni in cui tutti ci davano per morti. Poi hanno visto che alle europee abbiamo incassato un successo e alle Regionali siamo stati determinanti. E oggi facciamo addirittura spaventare Bossi e Tremonti. Avevamo detto che il bipolarismo non avrebbe portato a nulla di buono e in effetti non ha fatto altro che gonfiare la Lega e Di Pietro». Resterete quindi distanti dai due poli? «Forse non sono "pierfurbi", come si dice, ma neanche "pierfessi": se insisto con la proposta di un Partito della Nazione, che possa essere un approdo per tanti, ci sarà un motivo. Anche l'altra sera, a casa di Vespa, ho ripetuto ciò che dico ormai da settimane e cioè che ci sarebbe bisogno di un armistizio». Che cosa vuol dire? «Se fossi il Presidente del Consiglio farei un appello: di fronte alla gravità della crisi economica e alla difficile situazione del Paese chiederei a tutte le forze politiche una responsabilità più ampia». Un governo di larghe intese, guidato da Berlusconi? «La guida la sceglie il Capo dello Stato. Ma se Berlusconi assumesse questa iniziativa sarebbe intelligente perché ne avrebbe solo da guadagnare: a quel punto caricherebbe di responsabilità chiunque, di fronte a quell'offerta, decidesse di sbattere la porta in faccia». Si rischierebbe di perdere partiti come la Lega e l'Idv, che si sono sempre dichiarati contrari a questo tipo di ipotesi. «Problemi loro. Ma ci sarebbe un'assunzione chiara di responsabilità. E credo che nel Pd siano in molti a rendersi conto che così non si può andare avanti: mancano ancora tre anni alla fine della legislatura e non può essere disperso il tempo necessario alle riforme. Ormai è già troppo tardi e, comunque, se non si farà questo passaggio prevedo che qualcuno, a breve, punti a percorrere la scorciatoia delle elezioni anticipate».
Ma davvero Berlusconi non le ha offerto nulla in quella cena da Vespa? «A cena no». E in altre occasioni? «Che Berlusconi pensi a rafforzare il suo governo è comprensibile, ma per quanto mi riguarda non c'è alcun interesse a partecipare a questo esecutivo: sarebbe ridicolo e umiliante. Bossi è un esperto di ribaltoni. Io no. Penso sempre ai miei elettori». C'è chi sostiene che l'Udc potrebbe sostituire i finiani. «Ritengo offensivo pensare che possa interessarmi una vendetta contro Fini per la scelta che portò due anni e mezzo fa alla creazione del Pdl. Non ho mai coltivato nella mia vita politica miserie simili». Può essere invece un alleato? «Mi auguro che Fini ritenga positivo il mio ragionamento e la necessità di un'alleanza tra forze che puntano a realizzare riforme importanti per il bene del Paese». Quali? «Penso alle grandi riforme economiche. In questi giorni ci stiamo lamentando della spesa delle Regioni, ma non ci rendiamo conto di quante grandi opere sono state annunciate da questo governo e non realizzate: fate una verifica sull'attuazione delle delibere del Cipe...».
Roberto Zuccolini
12:25 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, pier ferdinando casini, governo, riforme, alleanze, tensioni, maggioranza, opposizione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
07/07/2010
Rissa alla Camera, seduta sospesa
Rissa alla Camera, seduta sospesaTensioni nel corso della discussione sul ddl Meloni sulle comunità giovanili. Insulti e spintoni tra Barbato (Idv), colpito da un pugno, e alcuni deputati del Pdl. Il dipietrista in ospedale
ROMA - Seduta sospesa in aula alla Camera per la rissa scoppiata tra Franco Barbato dell'Idv e alcuni deputati del Pdl. Il dipietrista sarebbe stato colpito da un pugno al volto. Più tardi Barbato ha avuto un malore e c'è chi parla addirittura di uno svenimento. Accompagnato dal capogruppo Idv Massimo Donadi in infermeria a Montecitorio, il medico gli ha consigliato di recarsi in ospedale per ulteriori accertamenti.
LA RICOSTRUZIONE - La bagarre è scoppiata nel corso della discussione sul ddl Meloni sulle comunità giovanili. Dopo la richiesta di rinvio del testo in commissione da parte del Pdl, con l'accordo di tutti i gruppi e dello stesso ministro della Gioventù, Francesco Barbato (Idv) ha innescato la miccia. Il deputato Idv ha accusato Meloni di «essere vecchia perché ricorre a una logica di vecchia politica che fa rabbrividire anche Pomicino e Mastella». E il motivo, continua Barbato, «è che Meloni, con questo ddl, vuole finanziare la sua corrente, quella di Alemanno e del suo assessore regionale Lollobrigida che gestirà questi finanziamenti» per le comunità giovanili. A quel punto contro il deputato, a quanto riferito da diversi testimoni, si è scagliata Barbara Saltamartini del Pdl insieme con altre colleghe. Subito sono scattati i commessi a tentare di separare i contendenti, ma c'è stata molta confusione e Barbato ha avuto la peggio. «È stato colpito da un pugno al volto», ha poi riferito il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi. «Di quanto è successo in aula sono prova i segni visibili intorno all'occhio e le ferite sul volto di Barbato».
«ACQUISIRE IL VIDEO» - Ancora ignoto il deputato che ha sferrato il pugno (secondo altre ricostruzioni, si è trattato di uno schiaffo violento). «Nella confusione non sono riuscito a vedere chi fosse», ammette Donadi che però chiede al presidente della Camera Gianfranco Fini di 'acquisire' il video dell'episodio per prendere le opportune misure disciplinari.
LE REAZIONI - «Non intendo dare la parola a nessuno che intenda intervenire su quanto accaduto. Che è molto grave - dichiara la presidente di turno Rosy Bindi, riaprendo la seduta. - . Rinvio ogni considerazione a una riunione di presidenza e alla capigruppo». Fabrizio Cicchitto si scusa in aula per la reazione di alcuni deputati del Pdl. «Chiedo scusa per alcuni colleghi che hanno reagito in aula», dice il capogruppo. «Lo faccio in primo luogo perché in tutta la mia storia respingo la violenza», spiega, «e in secondo luogo perché alle provocazioni di Barbato si risponde con intelligenza politica». Quanto a Barbato, aggiunge, «ritengo indegno il suo modo di fare politica».
Redazione online
15:19 Scritto in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: politica, roma, parlamento, camera dei deputati, rissa, seduta sospesa, tensioni, discussioni, ddl, meloni, comunità giovanili, insulti, spintoni | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
03/02/2010
Obama sfida la Cina «Riceverò il Dalai Lama»
Obama sfida la Cina «Riceverò il Dalai Lama»
Tensioni USA-CINA. pechino: ci opporremo con forza. L'incontro previsto il 16 febbraio. Si terrà quando il leader spirituale tibetano sarà negli Stati Uniti
| Il leader spirituale del Tibet Dalai Lama (Ansa) |
WASHINGTON - Barack Obama, incurante degli avvertimenti cinesi, ha confermato che riceverà il Dalai Lama quando il leader spirituale tibetano sarà negli Stati Uniti. Lo ha riferito la Casa Bianca rivelando che il presidente americano aveva informato già lo scorso novembre delle sue intenzioni l'omologo Hu Jintao durante la visita a Pechino. La visita del Dalai Lama negli Stati Uniti è prevista a partire dal prossimo 16 febbraio. Il presidente Obama aveva rinunciato a ricevere il Dalai Lama nell'ottobre scorso, quando il leader spirituale tibetano era andato a Washington, per evitare conseguenze sulla sua missione in Cina del mese successivo. Ma Obama ha promesso che lo riceverà entro quest'anno.
LA REAZIONE - Zhu Weiqun, responsabile del Partito comunista cinese per le etnie e gli affari religiosi, ha affermato in una conferenza stampa che il suo governo si opporrà con forza ad un eventuale incontro tra Obama e il Dalai Lama. Secondo il responsabile di Pechino «i rapporti tra il governo centrale e il Dalai Lama sono una questione interna alla Cina». «Ci opponiamo a qualsiasi tentativo di una forza straniera di interferire con le questioni interne cinesi usando come pretesto il leader spirituale tibetano», ha aggiunto. Accuse definite «senza fondamento» dai rappresentanti del Dalai Lama, che hanno annunciato di aver chiesto ai cinesi «di mettere fine alle accuse di separatismo contro Sua Santità». Il ministro degli Esteri della Cina ha poi dichiarato di essere «fermamente contrario» a qualsiasi incontro fra il presidente Usa Barack Obama e il leader spirituale tibetano in esilio Dalai Lama. Ma Zhaoxu ha detto in una dichiarazione che la Cina «si oppone fermamente a che il leader degli Stati Uniti abbia contatti con il Dalai Lama con qualsiasi pretesto e in qualsiasi forma».
I RAPPORTI - Il monito di Pechino arriva mentre i rapporti fra i due paesi sono già tesi per la controversia su Google e la vendita di armi americane a Taiwan. Ma Zhaoxu, portavoce del ministero degli esteri cinese, ha detto in una conferenza stampa che la vendita di armi americane alla «provincia ribelle» danneggia profondamente gli interessi fondamentali della Cina. Le società coinvolte nella vendita delle armi affronteranno, ha detto Ma, «sanzioni corrispondenti». Fra le imprese che potrebbero essere colpite ci sono Sikorsky Aircraft, Lockheed Martin, Raytheon e McDonnell Douglas. Il 21 gennaio scorso il segretario di stato americano Hillary Clinton, parlando al «Newseum» di Washington, il Museo dedicato alla libertà di stampa, criticò duramente la Cina per la sua decisione di oscurare il motore di ricerca Google e accusò neanche troppo velatamente Pechino di essere responsabile di una serie di cyberattacchi. «Chi lancia cyberattacchi ne subirà le conseguenze. Paesi o individui responsabili di cyberattacchi dovrebbero subire la condanna internazionale. In un mondo interconnesso un attacco sulla rete di una nazione può essere un attacco a tutti», disse la Clinton, che inserì la Cina nella lista nera dei Paesi che «recentemente hanno ristretto la libertà di internet» assieme a Tunisia, Arabia Saudita, Uzbekistan e Vietnam. La risposta di Pechino non si fece attendere: il ministero degli Esteri scrisse il giorno successivo che il discorso della Clinton «nega la realtà ed è dannoso» per le relazioni bilaterali.
Redazione online
10:52 Scritto in ESTERI | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala
| Tag: esteri, tensioni, cina, usa, incontro, obama, dalai lama, pechino, opposizione, sfida, leader spirituale, tibet | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
08/06/2009
Noemi a Fiorello: la politica non fa per me
Noemi a Fiorello: la politica non fa per me
SU TV Sorrisi e Canzoni L'INTERVISTA DELLA 18ENNE. La giovane di Portici risponde alle provocazioni del mattatore su Sky: «Ho altre ambizioni»
NAPOLI - Noemi Letizia non entrerà in politica. Ad annunciarlo è la diretta interessata, che in un'intervista concessa a Tv Sorrisi e Canzoni, ha spiegato: «La politica? Non fa per me. Mi spiace deludere Fiorello, ma nel mio futuro non ci sarà un ingresso in politica. Ho altre ambizioni». La 18enne di Portici, al centro delle polemiche nelle ultime settimane per l'amicizia con il premier con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha risposto così alle provocazioni del mattatore di Sky, che alla vigilia delle elezioni, l’aveva indicata come protagonista politico della migliore campagna elettorale.
LA BATTUTA E LA REPLICA - «Se dovessi votare il politico che ha fatto la miglior campagna elettorale - aveva dichiarato Fiorello - voterei per Noemi. L'unica faccia che si vede in giro è quella di Noemi, di sua madre, suo padre, dell'ex fidanzato e anche del salumiere e del verduraio di Noemi». «Per me è un onore essere citata da Fiorello - ha detto Noemi -. È un mito e spero mi inviti al suo show. Ci andrei a piedi. Però lo preferivo quando aveva il codino. Era più figo. Ma gli anni passano per tutti».
BAGARRE AL SEGGIO - Noemi Letizia vota, accompagnata dal padre e dalla madre, e al seggio, a Portici (Napoli) scoppia una polemica sulle procedure adottate. Quando è arrivata le porte sono state chiuse, per il tempo del voto, e si sono registrati momenti di tensione, con forti proteste dei giornalisti, anche a causa della decisione di accogliere la richiesta della giovane di farsi accompagnare fino all'urna dal padre, Benedetto Letizia, estraneo al seggio perché iscritto in altra sezione.
15:32 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (1) | Segnala
| Tag: elezioni, napoli, portici, bagarre, polemiche, noemi, voto, procedure, porte chiuse, tensioni, proteste | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
05/05/2009
Per la prima volta sono i latifondisti a essere cacciati dall'Amazzonia
Per la prima volta sono i latifondisti a essere cacciati dall'Amazzonia
Scattata in Brasile l'esecuzione di una sentenza che difende le terre degli Indios. Tensione per l'allontanamento forzato dei grandi coltivatori. Il governatore: «Diventerà uno zoo umano»
![]() |
| Un gruppo di Makuxi (F. Watson/Survival) |
Prima di lasciare le loro proprietà bruciano tutto, per non lasciare niente agli Indios. Per la prima volta a essere cacciati dalla loro terra, nell'Amazzonia brasiliana, non saranno gli indigeni: sono loro ad avere vinto, per la prima volta, una battaglia legale che riconosce i loro diritti e vieta ai latifondisti di frazionare un'altra fetta di foresta. A dover fare le valige, con le buone o con le cattive, sono i bianchi. Scaduta la data limite di 45 giorni per il ritiro volontario dei non-indios, la polizia federale brasiliana ha infatti cominciato le operazioni di espulsione dei grandi coltivatori di riso (arrozeiros), dei latifondisti e dei contadini che ancora occupano abusivamente la terra indigena Raposa/Serra do Sol, nello stato amazzonico settentrionale di Roraima.
LA RESISTENZA DEI LATIFONDISTI - Il capo degli "arrozeiros", Paulo Cesar Quartiero, accusato di molteplici episodi di violenza contro i nativi locali e di danni all’ambiente, ha resistito quasi 12 ore allo sgombero opponendosi a una pattuglia di 25 agenti. La sua Fazenda Providencia, riferiscono i giornali brasiliani, è stata assegnata dal "tuxaua" (capo indigeno) Avelino Pereira della comunità di Santa Rita a dieci famiglie di nativi che vivranno di agricoltura. Le autorità locali stimano che il ritiro forzato degli occupanti da Raposa si protrarrà, tra le tensioni, almeno per due settimane.
LA DECISIONE DELLA CORTE - Con una decisione che avrà ripercussioni anche sulle terre indigene ancora da demarcare, il Supremo tribunale federale brasiliano si era pronunciato a metà marzo per l’allontanamento dei bianchi confermando l’omologazione in area continua e senza frazionamenti di Raposa, 1,7 milioni di ettari abitati da 17.000 indigeni Macuxi, Wapixana, Ingariko, Patamona e Taurepang, già firmata dal presidente Lula nel 2005 a conclusione di un iter legale durato quasi 30 anni.
IL GOVERNATORE: «DIVENTERA' UNO ZOO UMANO» - A peggiorare le cose è intervenuto anche il governatore di Roraima, José de Anchieta Júnior, da sempre contrario ai diritti degli Indios. Nelle dichiarazioni al quotidiano "Globo" non ha certo nascosto il suo disappunto per la decisione della Corte suprema: « Non pretendo nè voglio discutere oltre. Ne abbiamo già parlato a fondo. La riserva indigena di Roraima si trasformerà in un autentico zoo umano. Senza contatto con i Bianchi, quelli che vedremo vivere là saranno animali umani».
NUOVE INSIDIE PER GLI INDIOS - Nella sentenza ci sono comunque alcune clausole che potrebbero avere gravi conseguenze per gli Indiani in tutto il Brasile. I giudici della Corte Suprema hanno infatti stabilito che i governi federali dello stato brasiliano – alcuni dei quali notoriamente anti-Indiani – dovrebbero essere coinvolti in modo più attivo nei processi di demarcazione dei territori indigeni. La loro partecipazione potrebbe rendere le demarcazioni più lente e difficoltose. La sentenza sancisce anche che i popoli indigeni non debbano essere consultati su progetti di sviluppo che, pur riguardando le loro terre, vengano dichiarati “di interesse nazionale”. I giudici hanno anche stabilito che i territori indigeni che sono già stati demarcati (e mappati) non devono essere ampliati. Questo preoccupa in modo particolare tribù come i Guarani, a cui sono state riconosciute legalmente solo piccole aree di terra prima della costituzione del 1988 che garantisce i loro “diritti originali” sulle terre ancestrali. Ana Paula Souto Maior, avvocato della ONG brasiliana ISA (Istituto Socio Ambientale), ha commentato: «Alcune di queste condizioni sono allarmanti e non resta che vedere che tipo di impatto potranno avere sui numerosi territori che ancora aspettano di essere demarcati o ampliati».
![]() |
| Un indios di Raposa durante la visita al Papa a Rom |
Stefano Rodi
18:45 Scritto in CRONACA ESTERA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: brasile, lotta, indios, terre, latifondisti, cacciati, sentenza, difesa, territori, tensioni, allontanamento, coltivatori, opposizione | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
02/05/2009
Primo Maggio la festa è finita «Ora una fondazione salverà il concerto»
Primo Maggio la festa è finita «Ora una fondazione salverà il concerto»
Grande successo della manifestazione: 800 mila giovani. E' stata la serata di Vasco e del suo «Mondo che vorrei»
| Vasco Rossi sul palco (Eidon) |
La festa è finita ed è tempo di bilanci. Mentre gli uomini dell'Ama finiscono di ripulire le strade intorno a San Giovanni (la piazza era già linda dall'alba, a onor del vero) e i tecnici iniziano a smontare le strutture del palco, gli organizzatori della grande festa che ha portato al Concertone del Primo Maggio oltre 800 mila giovani si dicono soddisfatti. Ma preoccupati per il futuro.
UNA FONDAZIONE PER NON RISCHIARE - Il successo della serata non cancella la sensazione di aver rischiato grosso. All'inizio di aprile l'organizzatore Marco Godano aveva denunciato che il Concertone rischiava la camcellazione per un buco di 900 mila euro nel bilancio. I soldi, alla fine, sono stati reperiti grazie ad un maggiore impegno di Unipol e ad alcuni nuovi sponsor privati. Ma ora Godano lancia un progetto-salvataggio per gli anni a venire: vorrebbe «che il Concerto del Primo Maggio diventasse una fondazione dove possano trovare posto una grande fondazione bancaria, lo Stato (il ministero dei Beni Culturali), i sindacati e i privati».
| I fan di Vasco con i loro striscioni sotto il palco del 1° maggio (Eidon) |
WOODSTOCK ITALIANA - Questo evento «è una piccola grande Woodstock italiana» dice Godano e insiste: «Deve trovare una base solida, altrimenti sono convinto che morirà». Godano ha sottolineato che «c'era il rischio che all'80% non si sarebbe fatto niente». Poi, commentando la tensione del pubblico per la star della serata, racconta: «La presenza di Vasco Rossi, che viene con un progetto artistico ed una cover pensata per il Primo Maggio, oltre a far sì che il concerto abbia contenuti autoriali e artistici importanti, fa sì che fra trent'anni si parlerà ancora di questo concerto». E' stato Vasco, insomma, a salvare il concerto quest'anno: grazie a lui sono arrivati in tanti da tutta Italia, grazie a lui si sono mossi nuovi sponsor, sicuri che l'evento avrebbe avuto grande risonanza.
IL TOCCO DELLA STAR - «Ciao bella gente, ciao popolo del rock». Così alle 22 Vasco Rossi saluta il pubblico che lo ha atteso per tutto il pomeriggio: 800 mila persone che lo hanno più volte chiamato con ole e che gli hanno dedicato decine di striscioni. Questo concertone del Primo Maggio è stato tutto nel segno di Vasco. E a lungo il conduttore Sergio Castellitto ha faticato a scaldare il pubblico. Entusiasta soltanto dopo il tramonto, per «Io diventerò qualcuno» cantato da uno scatenato Caparezza. La platea si era risvegliata verso le 20.30, dopo un pomeriggio passato a sbadigliare e a rispondere alle sollecitazioni di Castellitto, con continue richieste di vedere la star: Vasco. La folla degli spettatori, in gran parte ragazzi tra i 15 e i 30 anni lo ha aspettato impaziente e spesso il silenzio della platea ha gelato il clima. In piazza San Giovanni i giovani giunti per assistere alla kermesse organizzata dalle tre confederazioni sindacali, adesso sono felici.
UNA CANZONE A SORPRESA - Vasco arriva con il suo cappellino verde e il giubbotto di pelle chiara e comincia l’esibizione - suonerà per 45 minuti - con le note di «Stupendo». Poi annuncia: «Questa sera vi volevo fare una sorpresa, una cosa nuova, vediamo se mi riesce», dice, e attacca «Sono un ragazzo di strada...». In scaletta storici brani che accarezzano i fan come «Vieni qui» e «Sally». Il pubblico recita a memoria anche «C'è chi dice no», poi arriva «Gli spari sopra». Vasco parla ai suoi ragazzi e raccomanda: «Non date troppo ascolto a quello che sentite in televisione, e soprattutto nei telegiornali». La rockstar è tornata.
| Il pubblico del concerto a piazza S.Giovanni (Eidon) |
Alle 22.39, Vasco prepara i suoi: «E con questa vi saluto» dice attaccando «Il mondo che vorrei». Tuttavia, dopo che ha lasciato il palco, Castellitto lo richiama per cantare «Un senso». Il concerto prosegue con Paola Turci e Paolo Fresu che suonano e cantano per accompagnare liriche lette da Claudia Gerini e Castellitto, ma i fan di Vasco sono soddisfatti e cominciano a lasciare la piazza.
FISCHI E APPLAUSI - Il pubblico aveva fischiato forte quando Castellitto aveva interrotto il concerto, alle 20.55, per dare la linea al Tg3. E anche il telegiornale, aprendo sul Concertone, parlava di «attesa per Vasco Rossi». Insomma, un concerto tutto improntato sul grande cantautore, che tuttavia non ha negato soddisfazione ai gruppi rocker e ai solisti più bravi. Applausi per gli Afterhours, che dopo la prima canzone citano il G8 di Genova. Bis per i Subsonica e per il trionfale ingresso - a bordo di una biga - di Caparezza. Che poi aveva trascinato tutti a ballare insieme togliendo le magliette e tenendole alte sulla testa. Non c'era stata altrettanta empatia con i pur bravi cantanti e le band emergenti che si erano esibiti nel pomeriggio - da Roberto Angelini a Marta sui Tubi, da Dente agli Smoke - non per i Nomadi. Più calore per il Supergruppo.
| Franz Di Cioccio, con la Pfm al Concertone (Eidon) |
LA BANDA COMUNALE - Castellitto era riuscito finalmente a coinvolgere i ragazzi quando aveva citato «le parole che non ci piacciono» - mafia, camorra, sacra corona unita, racket, pizzo... - prima di introdurre Sergio Cisco con il brano ritmato «I cento passi». Poi il conduttore aveva parlato di via XX Settembre, nel silenzio rotto dagli applausi quando Castellitto aveva ricordato che in via XX Settembre a L'Aquila c'era la Casa dello Studente, con il suo pesante tributo di vittime del terremoto: «Siccome quei ragazzi erano lì a studiare, per me sono come dei morti sul lavoro». Poi era salita sul palco la banda comunale di Introdacqua (L'Aquila): la solidarietà con l'Abruzzo ferito si era fatta palpabile nella partecipazione con cui il pubblico seguiva l'inconsueta esibizione.
Quando la banda ha attaccato «Il mondo che vorrei» di Vasco - tema portante dalla giornata e della campagna di solidarietà a favore dei figli dei morti sul lavoro -, migliaia di ragazzi l'hanno cantata a squarciagola. E mentre ancora si spegnevano le ola per Vasco, era arrivata sul palco la Pfm, che aveva trascinato tutti a cantare «Il testamento di Tito» di Fabrizio De André.
11:07 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: festa del lavoro, scontri, manifestazioni, tensioni, incidenti, feriti, festa, violenze, aggressioni, manifestanti, cortei, arresti, primo maggio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook
01/05/2009
Primo maggio, scontri a Berlino e Istanbul
Primo maggio, scontri a Berlino e Istanbul
Tensione in Turchia: si temono scontri violenti come quelli dello scorso anno. Tafferugli anche ad Amburgo. Nella capitale tedesca lanci di bottiglie contro la polizia, 29 agenti feriti
| Un momento della protesta di Berlino (Reuters) |
MILANO - Sono iniziate all’insegna della violenza le celebrazioni del primo maggio in Germania e in Turchia. A Berlino e ad Amburgo le autorità parlano di decine di poliziotti feriti tra gli agenti; a Istanbul gli scontri si sono avuti invece nella mattinata in concomitanza con la formazione dei primi cortei delle manifestazioni per la festa dei lavoratori.
BOTTIGLIE SUGLI AGENTI - Nella capitale tedesca gli scontri si sono scatenati a margine di una festa di strada nel quartiere orientale di Friedrichshain. I manifestanti hanno scandito slogan anti-capitalismo e hanno dato vita ad un lancio di bottiglie e di pietre contro la polizia: il bilancio è stato di 29 agenti feriti e 12 persone fermate. Numerosi bidoni della spazzatura sono stati incendiati e alcune pensiline degli autobus distrutte. Danneggiati anche tram e auto parcheggiate lungo le strade. La polizia ha comunque precisato che in precedenza il raduno, a cui hanno partecipato circa 2mila persone, era stato pacifico. Ad Amburgo, nel corso di altri tafferugli, ci sono invece stati tre poliziotti feriti. Le forze dell’ordine si aspettano altri problemi nella giornata di oggi, dato il fitto programma di manifestazioni e cortei convocati con svariate piattaforme da estrema destra, sindacati e formazioni di sinistra. La crisi economica - che ha alimentato la disoccupazione e la rabbia collettiva per la diseguaglianza dei redditi, oltre che per la trasformazione di molti quartieri popolari in quartieri residenziali di lusso - ha fatto crescere i timori in tutto il paese di una festa dei lavoratori particolarmente tesa.
| La polizia turca tiene i manifestanti lontani da piazza Taskim, a Istanbul (Reuters) |
ALTA TENSIONE A ISTANBUL - Non meno preoccupate le autorità turche. La polizia ha disperso e caricato in mattinata un primo gruppo di manifestanti che stava cercando di dirigersi verso piazza Taksim. E tutto lascia pensare a una giornata di scontri e semi-guerriglia urbana, come ormai avviene regolamente almeno da tre anni. I sindacati, infatti, chiedono di manifestare a Taksim, la piazza centrale di Istanbul in cui nel 1977 persero la vita 36 persone. La prefettura e il governo negano puntualmente l’autorizzazione adducendo motivi di ordine pubblico. «Ci aspettiamo un atto di buon senso da parte delle sigle sindacali», ha detto giovedì il prefetto Guler. Le autorità si sono dette disposte solo a concedere l'accesso ad una delegazione di non più di 2 mila persone a cui sarà concesso di deporre corone di fiori per i caduti. Il problema, però, sono le oltre 70 sigle fra sindacati minori e associazioni che domani marceranno sulla piazza a ogni costo e senza compromessi. «Torneremo a Taksim perché vogliamo celebrare il Primo Maggio in modo degno e perché vogliamo farlo da popolo libero» hanno dichiarato alcuni sindacati indipendenti. Dalle 5.30 del mattino la città è quindi completamente bloccata e il comprensorio di Taksim transennato. Le principali sigle sindacali temono che la manifestazione possa avere lo stesso epilogo dell’anno scorso e di due anni fa, quando migliaia di manifestanti furono sgomberati a suon di manganelli, lacrimogeni e idranti da una polizia inferocita. Di mezzo ci andarono anche un centinaio di giornalisti, che furono percossi dalle forze dell’ordine, riportando in qualche caso ingenti danni anche alle apparecchiature tecniche. L’anno scorso a Sisli, un quartiere del centro di Istanbul, la polizia è arrivata a caricare i manifestanti fino alle porte di un ospedale. Il Primo Maggio quest’anno arriva in una Turchia sconvolta dalle indagini sull’organizzazione segreta Ergenekon, accusata di aver destabilizzato la vita politica turca almeno negli 11 anni e che potrebbe essere anche causa dei morti a Taksim. Le indagini si stanno allargando a macchia d’olio, coinvolgendo anche tanti esponenti curdi e di estrema sinistra.
11:14 Scritto in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: festa del lavoro, scontri, manifestazioni, tensioni, incidenti, feriti, festa, violenze, aggressioni, manifestanti, cortei, arresti, primo maggio | OKNOtizie |
|
del.icio.us
|
|
Digg |
Facebook







