21/08/2010
Tenta di rapire una tredicenne Serbo arrestato dai carabinieri
Tenta di rapire una tredicenne Serbo arrestato dai carabinieriNEL VICENTINO. L'uomo ha cercato di caricarla in un furgone, un'amichetta riesce a farlo fuggire
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16/08/2010
Musica: tentato linciaggio per la cantante Tila Tequila su un palco dell'Illinois
Musica: tentato linciaggio per la cantante Tila Tequila su un palco dell'Illinois
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01/07/2010
Litiga con la moglie e poi strangola il figlioletto di 2 anni nel Leccese
Litiga con la moglie e poi strangola il figlioletto di 2 anni nel LecceseTragedia familiare. Il fatto è accaduto in località Torre San Giovanni, in via Monte Pollino, sul litorale di Ugento
UGENTO (LECCE) - Un uomo ha strangolato il figlioletto di due anni durante un violento litigio con la moglie e poi ha tentato di togliersi la vita. Il fatto è accaduto in località Torre San Giovanni, in via Monte Pollino, sul litorale di Ugento.
LA RICOSTRUZIONE - L'omicida ha 25 anni. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, durante una violenta lite familiare, colto da un raptus, il giovane ha messo le mani intorno al collo del figlioletto, strangolandolo. Poi, resosi conto di ciò che aveva fatto, ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene. Quando sul posto è arrivato personale del '118', il giovane non avrebbe detto subito la verità, ma avrebbe raccontato che il piccolo aveva avuto un malore. È bastato poco però ai soccorritori per capire che cosa fosse realmente accaduto. L'omicida è ora ricoverato nell'ospedale di Casarano dov'è piantonato dai carabinieri; la sua vita non è in pericolo.
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28/04/2010
Tenta il suicidio, incendiando l'auto: muore la figlioletta di sette mesi
Tenta il suicidio, incendiando l'auto: muore la figlioletta di sette mesiSulla tangenziale di benevento: Sul posto una scatola di fiammiferi. La mamma è stata estratta dalle lamiere in tempo, nulla da fare per la piccola. La donna di 33 è stata arrestata

BENEVENTO - Un tentativo di suicidio di una donna nel Beneventano si è trasformato in un tragico rogo, costato la vita a una bimba di sette mesi. La donna, Daniela Liguori, di 33 anni, è stata arrestata in serata con l'accusa di omicidio volontario.
L'auto sulla quale viaggiava ha preso fuoco su un rettilineo, morta carbonizzata la piccola Ilaria. La donna si è salvata per miracolo, ma è ora agli arresti dopo un lungo interrogatorio da parte del personale della Squadra mobile nel reparto di psichiatria dell’ospedale «Rummo» di Benevento.
LA DINAMICA - Erano da poco passate le nove quando la Liguori alla guida della sua «Fiat Multipla» con a bordo la figlia Ilaria, percorrendo il rettilineo compreso tra la rotonda di Pentri e Pietrelcina, ha finito la sua corsa oltre la carreggiata, mentre le fiamme sviluppatesi all'interno della vettura avvolgevano la bimba senza darle scampo. Sul posto sono intervenuti, insieme a carabinieri e polizia anche vigili del fuoco e uomini del 118: solo grazie all'intervento immediato è stato possibile estrarre ancora in vita la madre dalle lamiere.
LE IPOTESI - È stata quasi subito scartata l'ipotesi di un incidente (il tratto è un lungo rettilineo con perfetta visibilità). Ha così preso corpo l'ipotesi terribile di un tentativo di suicidio, di un gesto disperato della mamma, finito nella maniera più tragica. La donna, infatti, potrebbe prima aver appiccato il fuoco alla Multipla finendo poi contro un albero. Uno scenario confermato più tardi dal padre della neonata, un ex parcheggiatore abusivo 46enne, che ha descritto agli inquirenti una situazione familiare difficile, dovuta principalmente ai problemi economici della coppia.
LA VERSIONE DEL PADRE - L'uomo ha raccontato agli investigatori di aver accompagnato insieme alla donna a scuola le altre figliolette di 9 anni, 7 e 6 anni. Il padre avrebbe portato le tre bimbe all’interno della scuola, mentre la madre restava in auto con la più piccola. Appena uscito dalla scuola, l’uomo, però, non avrebbe più trovato né l’auto, né moglie e figlia. In seguito, avvertito della tragedia, è stato colto da malore. Sul posto, a pochi metri dall’auto, sarebbe stata trovata anche una scatola di fiammiferi. Forse usati per dare fuoco alla vettura.
CONDIZIONI ECONOMICHE - Alla base del gesto della mamma molto probabilmente le precarie condizioni economiche che avrebbero determinato nella donna un grave stato depressivo. Il marito della Liguori, infatti, non lavora più e la coppia doveva ricorrere a parenti e amici per tirare avanti.
Redazione online
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30/12/2009
Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino
Ragazza aggredita nel box sotto casa, salvata dall'arrivo di un condomino
Il responsabile descritto come un immigrato di carnagione scura. Tentato stupro martedì sera in zona Cenisio. Forse in azione lo stesso uomo degli stupri di Affori e Isola
MILANO - Una donna di 32 anni è stata aggredita martedì sera da un uomo di colore che ha tentato di spogliarla e l'ha baciata. L'aggressore è stato messo in fuga da un condomino che si è avvicinato. L'episodio è avvenuto in zona Cenisio a Milano. Gli investigatori non escludono che questo episodio possa essere stato commesso dallo stesso uomo che ai primi di novembre ha aggredito un'altra donna in zona Affori con le stesse modalità: sorprendendola nel box di casa e riuscendo a portare a termine una violenza sessuale dopo averla rapinata. La descrizione combacia anche con quella dell'aggressore che ha colpito per strada al quartiere Isola.
L'AGGRESSIONE - La donna è rientrata a casa con la sua auto e, secondo quanto ha raccontato alla Polizia, è stata aggredita da un uomo alto circa 1.70, dalla carnagione scura, all'apparenza africano, che le ha strappato la catenina d'oro, un bracciale d'argento, e si è fatto consegnare 100 euro. Dopo averla rapinata l'ha spinta nell'auto e l'ha palpeggiata e baciata. La giovane ha gridato e chiesto aiuto colpendo il vetro della macchina. Un condomino, Francesco R., 45 anni, è stato attirato dalle urla e da uno zainetto abbandonato dall'aggressore nel box. Nella fuga l'uomo ha spintonato il condomino, è riuscito a recuperare lo zaino e poi si è dileguato scavalcando un cancello. Sul posto è stato chiesto l'intervento del 113. La vittima non ha riportato lesioni, ma si è rivolta al centro antiviolenze del Policlinico Mangiagalli di Milano per un aiuto psicologico.
I PRECEDENTI - Secondo gli inquirenti, l'aggressore potrebbe essere lo stesso responsabile di due episodi analoghi avvenuti a novembre, in via Pellegrino Rossi (Affori) e in via Borsieri (Isola). Nel primo caso la vittima, aggredita nello scantinato in casa, aveva attirato l'attenzione dei condomini spegnendo i contatori della luce, mentre in via Borsieri angolo via Pepe una ventunenne era stata rapinata, trascinata in un parcheggio e costretta a un rapporto orale dal suo aggressore.
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31/08/2009
Uccide moglie e figlio e cerca il suicidio
Uccide moglie e figlio e cerca il suicidio
Un disoccupato in una frazione di Reggio Emilia: «Una mattanza». L'uomo è in coma dopo aver preso farmaci e alcol. In fin di vita un altro figlio di 4 anni e la padrona di casa
REGGIO EMILIA - Strage famigliare la scorsa notte a Sabbione, frazione di Reggio Emilia. Davide Duò, ex operaio ceramista disoccupato di 47 anni di origini torinesi, ha ucciso nel sonno la moglie Sandra Pattio (45) e il figlio Thomas (19), ha ridotto in fin di vita l'altro figlio Marco di 4 anni ed Elisabetta Detti, padrona di casa 79enne che da tempo li ospita, amica della madre di sua moglie. Dopo di che ha tentato il suicidio ingurgitando alcol e farmaci in quantità. Quindi intorno alle 4,15 ha chiamato il 112, ma prima dell'arrivo dei carabinieri è uscito di casa e probabilmente a seguito di una caduta ha battuto la testa. È stato trovato in coma e ricoverato all'ospedale di Reggio Emilia.
«MATTANZA» - La strage è stata compiuta, secondo i primi accertamenti, utilizzando una mazzetta da muratore e un coltello per disossare i prosciutti. Secondo gli investigatori si è trattato di «una vera e propria mattanza». Le prime ipotesi propendono per un disagio di natura psicologica forse legato alla mancanza di lavoro. Duò da tempo soffriva di depressione ed è definito «un tipo ombroso» da chi lo conosce. I suoi parenti, che vivono nella vicina Scandiano, lo sentivano pochissimo e da tempo non lo vedevano.






