10/11/2010

Brasile: multa record per il Comune dell'Amazzonia con più disboscamento

Brasile: multa record per il Comune dell'Amazzonia con più disboscamento

Circa 5,2 milioni di euro. Il municipio di São Félix do Xingu ritenuto responsabile anche per le azioni di privati sul suo territorio

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28/07/2010

La Catalogna bandisce la Corrida

La Catalogna bandisce la Corrida

Chiuderanno le plaza de toros nella Comunità autonoma spagnola. A deciderlo il Parlamento della Regione con 68 sì, 55 no e 9 astenuti. Per Brigitte Bardot si tratta di "una vittoria della democrazia"

 

 

Mai più corride a  Barcellona. Il parlamento della Catalogna ha, infatti, approvato l'iniziativa  legislativa popolare per l'abolizione del cruento spettacolo nella Regione autonoma. 68 i voti a favore, 55 i contrari e 9 astensioni. Arrivata nel parlamento regionale lo scorso dicembre, l'iniziativa era stata promossa  dall'associazione animalista Prou! con il sostegno di 180mila firme. Essa aveva inoltre ricevuto l'appoggio della Società mondiale per la protezione degli animali, che aveva raccolto 140mila adesioni in 120 Paesi. La decisione del parlamento catalano è stata salutata con soddisfazione dalla celebre attrice Brigitte Bardot, da anni agguerrita pasionaria dei diritti degli animali. Per BB si tratta di "una vittoria della democrazia e della dignità sopra la crudeltà".

Col voto odierno la Catalogna diventa la prima regione della Spagna continentale a vietare la corrida sul suo territorio e la  seconda dopo l'arcipelago della Canarie, che ha proibito lo spettacolo simbolo del Paese nel 1991. In ogni caso la norma entrerà in vigore nel gennaio 2012; fino ad allora la Plaza Monumental potrà ancora programma le corride. Secondo alcuni la decisione della Catalogna rappresenta, da un punto di vista politico-culturale, l'ennesima presa di distanza della Regione da Madrid e dal dibattito sulle tradizioni spagnole. Per la Comunità autonoma essa avrà comunque un contraccolpo economico. Gli impresari del business delle corride hanno, infatti, già chiesto un'indennità pari ai 300 milioni di euro.


10/06/2010

Gerulemme è stata divisa. Sull'iPhone

Gerulemme è stata divisa. Sull'iPhone

La Apple scarica la responsabilità su Yahoo!, gestore del servizio. Il meteo del palmare prevede due previsioni separate: una per la parte ebraica e l’altra per la quella araba


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GERUSALEMME – La Road Map, gli accordi di Annapolis, le risoluzioni Onu, la legge israeliana, il piano saudita, i Due Popoli e i Due Stati, i prenegoziati, le mura, le nuove costruzioni degli ultraortodossi, le demolizioni nei quartieri arabi: roba vecchia. E l’avanti-indietro alla Casa Bianca di queste settimane, Abu Mazen e Netanyahu a colloquio con Obama? Roba inutile. Lo status di Gerusalemme, su cui il mondo s’accapiglia da sessant’anni, qualcuno l’ha già definito: diviso in due, l’Ovest di qua e l’Est di là. Per vedere il miracolo diplomatico, basta che accendiate il vostro iPhone e andiate sull’icona del meteo: se provate a chiedere che tempo fa/farà nella Città della Pace, il palmare vi risponderà con lo schermo vuoto. Gerusalemme, non pervenuta. Perché la domanda, secondo l’applicazione della Apple, non è politicamente corretta.

DUE PREVISIONI SEPARATE - E l’unica risposta possibile è quella, surreale, di due diverse previsioni del tempo: una per la parte ebraica e l’altra per la parte araba. Da città senza tempo a città senza meteo. Sotto il cielo di Jahvè, stando all’iPhone, sole e nuvole cambiano a poche centinaia di metri di distanza. La casa produttrice del palmare scarica la responsabilità su Yahoo!, gestore del servizio meteo. Ma da Yahoo! per la verità non sanno che cosa commentare: la scelta di dividere in due la città, dice un responsabile che non vuol essere citato, è stata probabilmente presa in automatico, pescando in qualche banca dati informatica. Strano, però: fino a tre settimane fa, Gerusalemme era indicata come una città unica e non divisa. Chi e perché ha corretto? Piovono commenti, anche questi (ovvio) ispirati alla latitudine. «Non c’è niente di cui stupirsi – osserva il quotidiano Al Quds (Gerusalemme, in arabo) -. La Apple non fa che uniformarsi alle direttive internazionali. Solo Israele ha proclamato unilateralmente Gerusalemme "capitale unica e indivisibile" del suo Stato. Ma nessuno al mondo ne riconosce questa unicità». «Tutto questo è ridicolo – dice un cliente iPhone sul sito ebraico Shalom Life -. Le previsioni, le temperature, la longitudine e la latitudine sono identiche a Est e a Ovest. A meno che, con questo cambiamento, non si sia voluta riconoscere l’idea che Gerusalemme sia già capitale di due Stati diversi».

I PRECEDENTI - L’iPhone non è il primo strumento elettronico a doversi confrontare con le divisioni geopolitiche del Medio oriente. Anche molti navigatori per automobili, per esempio, contengono spesso programmi diversi per Israele e per i Territori palestinesi. Parecchie strade di Gerusalemme Est, nella parte araba, sono segnalati dai gps con i nomi ebraici (per esempio, è quasi impossibile trovarvi luoghi come la più famosa via di negozi, la Salaheddin, o arterie di comunicazione come la Nablus Road). E quando si va da quelle parti, in genere non restano che le cartine. O il caro, vecchio sistema di chiedere ai passanti: sempre che il meteo non dia pioggia e ci sia gente in giro, a Gerusalemme Est.

Francesco Battistini


01/05/2010

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

«Secessione da Roma» Frosinone e Latina giurano a Fossanova

Referendum insieme con i «ribelli» di Rieti e Viterbo

 

ROMA — Il passo fino al santuario del Doctor Angelicus è lungo, forse troppo. «Ma noi lo faremo, sì, faremo il giuramento ». Certo suona bene, il Giuramento di Fossanova, però ha un retrogusto leghista, no? «Embè? Bossi sta combattendo per il suo territorio! Bravo! Noi per il nostro», dice intrepido Antonello Iannarilli, Pdl di tendenza forzista, presidente della Provincia di Frosinone: «Berlusconi non mi caccia, ma se mi caccia prenderò altre strade...». A parole sono decisi, decisissimi: basta con Roma padrona, se non ladrona. Il 17 maggio i consigli provinciali di Frosinone e Latina, in seduta comune, firmeranno un’intesa per far partire un referendum assieme agli altri «secessionisti» delle Province di Rieti e Viterbo. L’obiettivo sembra quasi una bestemmia: una Regione senza Roma, la Regione delle Province. «Si chiamerà la Ventunesima », anticipa Iannarilli, anche se detta così più che una regione sembra una legione, manco a dirlo, romana. Lo scenario del giuramento dovrebbe essere suggestivo, uno dei più carichi di senso e storia del basso Lazio. Fossanova. L’Abbazia. Dove morì Tommaso d’Aquino, mentre spiegava il Cantico dei cantici ai monaci cistercensi. Sarà duro e vagamente blasfemo star lì, sette secoli e spiccioli più tardi, a spiegare ai congiurati consiglieri provinciali come e quando bisognerà staccarsi dall’odiata capitale che «dati di Unioncamere alla mano, è cresciuta solo lei negli ultimi quarant’anni, a scapito di Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti », insomma, a sbrogliare una faccenda di conti e spartizioni a pochi metri dalla stanza dove spirò il Dottore Angelico.

Ma ecco un contrattempo che dà alla rivolta un vago profumo di pochade. All’Abbazia cadono dalle nuvole. Tra i chiostri dove per la prima volta si sposarono gotico e romanico, i secessionisti laziali sono dei perfetti sconosciuti. «Chi viene? Noi non ne sappiamo nulla! », ride soave fratel Marco, uno dei quattro francescani polacchi che hanno preso il posto dei monaci. Beh, magari il superiore sa... «Macché. Noi a pranzo ci diciamo tutto, nemmeno lui sa nulla. E poi qui è tutto vincolato dalla Soprintendenza». «I frati non ne sanno nulla? Beh, tocca a Cusani organizzare », replica Iannarilli senza un plissé. Logico. Fossanova è nel territorio di Latina e Armando Cusani è il presidente della Provincia di Latina. Ma nel pomeriggio prefestivo l’organizzatore è introvabile. Che i congiurati si riuniscano nell’Abbazia o nel parcheggio dei pullman turistici lì tra i boschi pontini, la questione politica, anticipata ieri dal Tempo, non cambia. E crea imbarazzi. In soldoni, l’idea dei nuovi poteri capitolini previsti dalla legge su Roma ha generato gelosie e malumori. Inoltre la giunta appena sfornata dalla Polverini ha scontentato tanti, troppi. Specie nelle province. «A Roma ha vinto la Bonino. Noi l’abbiamo fatta eleggere, Renata: con 160 mila voti. E a Frosinone manco un assessore?», sbottano i rivoltosi. Francesco Storace, uno che ha il dono di dire pane al pane, la spiega così: «Idea eccellente. Era di Andrea Mondello prima del mio governo regionale, io la rilanciai. Nella prima stesura la devolution prevedeva la Regione di Roma, e la Regione delle Province è la salvezza del resto del Lazio. Peccato però che, ci fosse stato un assessore ciociaro nella giunta Polverini, della salvezza del Lazio non ne avrebbero mai parlato!».

Cauto, molto cauto Maurizio Stirpe, presidente di Confindustria Lazio: «La prospettiva di una secessione affascina sempre la gente. E io capisco l’amarezza degli amministratori di Frosinone che chiedono più attenzione. Ma noi, come industriali, stiamo lavorando in senso opposto: vogliamo fondere le associazioni territoriali». Non dev’essere un pomeriggio facile nel palazzo della Regione sulla Colombo. La Polverini è immersa nelle trattative con l’Udc, ballano poltrone (in gergo politichese: si valorizzano le competenze...). Una sua portavoce avvisa durissima che la governatrice non parla da due giorni di questa storia delle Province («ma che fa, mica lo scrive?»). «Toni sbagliati», dirà molto più tardi lei, Renata, a margine di un evento sportivo: «Un posto in giunta per il Pdl di Frosinone? Lavoreremo...». Curiosamente, viene mandato avanti un consigliere uscente, Donato Robilotta: «La Polverini non c’entra con la protesta delle Province, è polemica vecchia ». Mica vero. I ribelli rincarano: «Noi, traditi dai partiti. Ma Renata non ci ha difeso». Il vaso di Pandora degli egoismi sembra aperto, spiega Giuseppe De Rita: «Ognuno va per proprio conto, pensi alle vicende dell’Olimpiade di Torino, dell’Expo’ di Milano e all’infelice idea della Formula Uno a Roma ». Alemanno è comunque l’unico politico di rango a tirar fuori subito la testa: «Roma non se ne va dal Lazio. La Regione è l’area vasta della Capitale». Ma ormai le lingue sono imbrogliate. «Area vasta? Area metropolitana? Il sindaco di Roma ci offende», tuona Iannarilli: «Basta elemosina’ da questi. Ma che, stamo a scherza’?». E già tremano le volte che diedero riparo all’Aquinate.

Goffredo Buccini


07/08/2009

Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti

Nevica cemento sulle Alpi Dieci seconde case ogni una di residenti

 

Dossier di legambiente e del ministero dell'Ambiente sulle località di montagna. E' il rapporto registrato in un Comune del Cuneese: ma il record è di Bardonecchia, con 7892 alloggi di vacanza

 

Bardonecchia Alta Val Susa

Se i dati generali sulla cementificazione del territorio in Italia sono agghiaccianti, con un'area pari a Lazio e Abruzzo sepolta in 15 anni sotto case, capannoni e strade, anche prendendo in esame una zona che si immagina "vergine" come quella dell'arco Alpino, la situazione non migliora. Anzi.

CEMENTIFICAZIONE - Il cemento è dilagato anche tra le valli, infilandosi attraverso un pertugio che in alcuni casi è diventato un fiume in piena: le seconde case. In una località del cuneese, Frabosa Sottana, si è arrivati anche a stabilire il record di dieci abitazioni di vacanzieri di fronte a una di residenti, che probabilmente non ha uguali in altri parti del mondo, o almeno non in mezzo alle montagne. Sul sito del Comune, a scanso di equivoci, si legge infatti che «Frabosa ha un territorio molto esteso di 37kmq dai 490 metri di Gosi, la frazione al confine con il comune di Villanova Mondovi per arrivare agli oltre 2280 metri del Mondolè e comprende le frazioni di Pianvignale, Alma Ressia, Riosecco S. Giacomo e Miroglio. Il comune conta circa 1500 abitanti residenti, ai quali occorre aggiungere oltre seimila seconde case, che pongono il comune piemontese ai primi posti in Italia per numero di alloggi stagionali».
Nonostante l'indubbio impegno messo sul fronte dell'edilizia "turistica" da questo comune del cuneese, il record nazionale assoluto di seconde case sull'arco alpino resta ancora saldamente a un'altra località piemontese: Bardonecchia, che nel suo territorio ospita ben 7892 seconde case, a fronte di 1429 abitazioni occupate da residenti. Sono dati contenuti in un rapporto curato Legambiente, realizzato con il contributo del ministero dell’Ambiente, che si concentra proprio sulla qualità turistica delle località alpine dal particolare punto di osservazione costituito dalla quantità di seconde case, dette anche "letti freddi", per il fatto di essere alloggi chiusi e inutilizzati per gran parte dell'anno.

CRESCE IL MALESSERE TRA I RESIDENTI - «Abbiamo cercato di quantificare le dimensioni di un fenomeno, associato alla speculazione immobiliare, che nella percezione dei residenti è diventato sempre più un elemento di malessere – ha spiegato Damiano Di Simine, responsabile dell'Osservatorio Alpi di Legambiente – troppe seconde case producono degrado del paesaggio, oneri a carico delle amministrazioni locali, e spesso concorrono al declino delle stazioni turistiche montane, oltre che al generale scadimento delle condizioni di vita di paesi in cui, per gran parte dell'anno, le case chiuse prevalgono su quelle abitate dai residenti». Il problema dell'eccesso di seconde case è presente in tutto l'Arco alpino ma mentre altrove, soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, si sta cercando di arginare il fenomeno attraverso vincoli urbanistici e misure fiscali di disincentivo, da noi la speculazione immobiliare d'alta quota pare inarrestabile, ed è assecondata da provvedimenti come i condoni edilizi e l'attuale Piano casa. «Siamo estremamente preoccupati per le conseguenze che il Piano casa, per come attuato da regioni come Lombardia, Veneto e Friuli, potrebbe determinare sulla crescita insostenibile delle volumetrie e degli alloggi utilizzati come seconde case, e per questo ci appelliamo ai sindaci affinché, ove possibile, introducano limiti all'applicazione di questa norma per tutelare non solo l'ambiente, ma anche la qualità turistica del proprio territorio» ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Sebastiano Venneri.

L'ESEMPIO POSITIVO DELL'ALTO ADIGE - Se parte delle Alpi si è "innevata" di costruzioni, spesso anche brutte e comunque lontane dalle tradizioni dell'architettura locali, secondo la fotografia offerta da Legambiente ci sono ancora zone dove si è saputo salvaguardare il rapporto tra turismo residenziale e paesaggio. Esistono intere regioni, come l'Alto Adige, dove le seconde case sono una presenza assolutamente marginale. La provincia sudtirolese è indicata infatti da Legambiente come un modello turistico di successo con una dotazione di posti letto superiore a un terzo dell'intera accoglienza turistica alpina, ma distribuita in modo così capillare da portare benefici all'intera comunità, e con una presenza di seconde case ridotta al 20% del patrimonio immobiliare delle 75 località turistiche altoatesine esaminate dal rapporto. Anche qui qualche nota dolente c'è, come in Val Badia e a Nova Levante, dove le seconde case hanno numeri simili o superiori alle residenze. Ma sono comunque "rose e fiori" rispetto al quadro nazionale che vede le località più cementificate concentrate nelle regioni del Nord-Ovest: i 25 comuni "top" per quantità di seconde case sono Piemontesi (8), lombardi (7), veneti (5), valdostani (3) e trentini (2).

Stefano Rodi


28/06/2009

Provincia di Firenze : Carla Fracci nuovo assessore alla cultura

Provincia di Firenze : Carla Fracci nuovo assessore alla cultura

 

L'annuncio del Presidente Barducci: «sono emozionato e orgoglioso». «È un punto di riferimento per la cultura italiana. E’ una donna con forte senso civico, con idee per il territorio»

 

 

 

Carla Fracci (Omniroma)
Carla Fracci (Omniroma)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FIRENZE - Carla Fracci sarà il nuovo assessore alla Cultura della Provincia di Firenze. Lo annuncia «con molto orgoglio e anche con una certa emozione» il Presidente della Provincia Andrea Barducci. «Carla Fracci - afferma Barducci annunciando la nomina- è un punto di riferimento per la cultura italiana e non solo. E’ una donna con forte senso civico, con idee per il nostro territorio, dove da molti anni vive, e con la capacità di metterle a frutto. Ma soprattutto, e questo è il punto che mi preme di più, è un’artista, e penso che in questo momento a Firenze ci sia bisogno dello sguardo, della sensibilità di un’artista, che aiuti a svolgere un lavoro serio sulla cultura. Per questo abbiamo deciso di chiedere alla signora Fracci di lavorare con noi, e siamo davvero felici che lei abbia accettato».

IL RESTO DELLA GIUNTA - «Sulla composizione finale della giunta stiamo ancora lavorando - aggiunge il presidente -. Posso solo dire che sarà rappresentata la coalizione, che saranno rappresentati i territori, e confermare i nomi di Elisa Simoni alla formazione, Alessia Ballini alle politiche sociali e allo sport, Laura Cantini vicepresidente e delega alle infrastrutture, Tiziano Lepri al bilancio e personale, Pietro Roselli all'agricoltura e Stefano Giorgetti al patrimonio e edilizia. Entro martedì al massimo daremo gli altri nomi».