10/09/2010

Obama: “Siamo in guerra con il terrore, non con l’Islam”

Obama: “Siamo in guerra con il terrore, non con l’Islam”

Il presidente Usa: “L’11 settembre sarà un’ottima occasione per ricordare il rispetto fra tutte le religioni che caratterizza la nostra Nazione”. E sul pastore Terry Jones: “Bruciare il Corano è contrario ai principi di questo Paese”

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Leone attacca addestratore a Las Vegas: le immagini-choc

Leone attacca addestratore a Las Vegas: le immagini-choc

LAS VEGAS - L'esibizione permanente di leoni dentro l’hotel MGM stava per finire in tragedia: all’improvviso un leone si avventa sul proprio istruttore che alla fine riesce a scappare. Un momento di terrore ripreso da due coniugi in viaggio di nozze.

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23/05/2010

Orrore all'arena, torero ferito ma salvo

Orrore all'arena, torero ferito ma salvo

Momenti di terrore a Las Ventas di Madrid. Il toro ha trafitto Julio Aparicio alla gola. Il matador dopo sei ore di intervento è fuori pericolo

 

MADRID - Terribile incidente alla corrida: un toro ha infilzato con così tanta ferocia il matador Julio Aparicio, che il corno destro del grosso animale gli ha trafitto la mascella. Un intervento di sei ore per il 41enne. Che ora è fuori pericolo. Una sequenza choc per i 20mila spettatori nell'arena Las Ventas di Madrid: venerdì sera il torero Julio Aparicio è stato gravemente ferito durante la sedicesima corrida della «feria» di San Isidro.

COLPITO QUANDO ERA A TERRA - Il torero è improvvisamente caduto e si trovava a terra quando «Opíparo», un toro di 530 chili, lo ha colpito con una cornata. Un corno gli è penetrato nel collo ed è uscito dalla bocca sfiorandogli l'aorta. Aparicio è stato sollevato da terra, mentre il pubblico nell'arena ammutoliva. Due spettatori sarebbero svenuti alla vista dell'agghiacciante scontro, riferisce la stampa del Paese. Il corno destro ha perforato la mandibola, poi la lingua ed è infine uscito dalla bocca del torero.

FUORI PERICOLO - Dopo i primi soccorsi sulla pista è stato trasportato d'urgenza in ospedale dov'è stato sottoposto ad un delicato intervento durato oltre sei ore. Nel frattempo è fuori pericolo, cosciente e in condizioni stabili, hanno comunicato i medici. La sua mascella è a pezzi, quella superiore è fratturata. «Ciò nonostante, ha avuto una fortuna incredibile perchè tutti gli altri organi sono stati risparmiati - è quasi un miracolo», ha spiegato il medico Máximo García Padrós. Intanto nei forum e blog spagnoli si discute sulla necessità o meno di pubblicare le tremende immagini con così grande evidenza sui media. Aparicio, detto anche «Julito», è considerato uno dei toreri più popolari a Madrid. Nella sua carriera ventennale è stato ferito finora due volte dentro l'arena. Non è invece ancora chiaro quale sarà il destino di «Opíparo».

 

Elmar Burchia


02/05/2010

Deportation Day, se il parco divertimenti diventa un gulag

Deportation Day, se il parco divertimenti diventa un gulag

Lavori forzati, interrogatori sotto tortura e nessuna libertà. In Lituania ha aperto un parco che è stato già nominato il più strano d'Europa. E per chi preferisce il divertimento all’insegna del terrore, ecco qualche altra idea

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Di
menticate montagne russe e castelli stregati, oggi il divertimento passa per il terrore. Avete mai immaginato la vita di un detenuto durante il periodo sovietico? Ora, grazie a Deportation Day, potete rivivere i momenti terribili della vita di un deportato in un gulag.

Deportation Day è un parco divertimenti costruito in Lituania, tenendo conto di tutte le testimonianze dei sopravvissuti al regime di Stalin: i turisti faranno un passo indietro nella storia e passeranno quattro ore fra interrogatori, lavori forzati e torture.

La studentessa Sandra Ronde lo ha provato. Questa la sua testimonianza: “Siamo stati accolti da alcuni ufficiali sovietici che ci hanno informato che non avevamo alcun diritto. Abbiamo indossato tutti gli stessi vestiti e ci hanno assegnato un numero; non ci era permesso parlare una lingua diversa da quella russa (che io non parlo). Dopo i lavoro forzati, hanno chiamato il numero di quattro persone che non avevano lavorato abbastanza, ed io ero uno di loro: stavano per giustiziarci e ci hanno messo in una cella buia. Poi abbiamo appreso che Stalin era morto e siamo stati liberati”. Un’esperienza forte ma, a detta di Sandra, molto interessante. Più che un parco divertimenti, Deportation Day potrebbe essere definito “una lezione di storia”: l’intento è quello di far rivivere in prima persona ciò che hanno subito milioni di sovietici solo qualche decina di anni fa.

Un vero inferno, non c’è che dire. Eppure in Europa Centrale e Orientale non è l’unico parco a tema di questo genere. 


Sullo stesso principio si basa Išgyvenimo Drama, parco inaugurato nel 2008 e ispirato ad un bunker sovietico. Catapultati nel 1980 a Vilnius, quando la Lituania era ancora parte dell’Urss, i turisti si ritrovano a vivere in un bunker scavato a cinque metri di profondità: guardano in tv programmi sovietici,  imparano a memoria l’inno nazionale e subiscono un vero e proprio interrogatorio.

Non solo storia. Nel resto del mondo proliferano i parchi-divertimento ispirati al mondo dei videogiochi, della letteratura, della natura e (poteva mai mancare?) del sesso. Al di là dell’avventura, spesso il comun denominatore è proprio l’originalità.

Se l’idraulico in salopette blu vi fa impazzire, scegliete il Nintendo Amusement Park dove potrete vestire i panni di Super Mario, con tanto di baffetti; se vi piace sguazzare in piscina scegliete fra il giapponese Seagaia Ocean Dome e il sontuoso Suoi Tien Cultural Park di Saigon, dove potrete anche giocare coi coccodrilli.

La soluzione per chi ama la letteratura è Dickens World, decisamente discutibile il parco danese Bon Bon Land dove vedrete tartarughe col mal di mare e cani che rilasciano strani odorini; infine, pensato per i più lussuriosi, Love Land nato in Corea del Sud, dove tutto parla di sesso
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Floriana Ferrando

 

 


30/04/2010

Napoli, raid dei disoccupati. Cassonetti e bus in fiamme

Napoli, raid dei disoccupati. Cassonetti e bus in fiamme

Una cinquantina di persone hanno effettuato un blitz nel centro del capoluogo campano, bruciando cassoni dell’immondizia, distruggendo autobus di linea e terrorizzando i passanti. Un arresto. Sul caso indaga la Digos.

 

 

 

Raid mirati, veloci, nel pieno centro della città. Cassonetti incendiati, cinque autobus distrutti. Soprattutto la paura, tra la gente, tra bimbi, anziani che si sono trovati in balia di una cinquantina di persone, alcuni dei quali incappucciati, animati solo dalla furia e dalla violenza. Pomeriggio di guerriglia urbana a Napoli dove i disoccupati organizzati sono tornati ad agire. Uno di loro è stato arrestato. La Digos ora indaga.

E' accaduto tutto a via Foria, nel pieno del pomeriggio. Il racconto dei testimoni è preciso e descrive attimi di puro terrore. Stefano, autista dell'autobus numero 201, in tre mesi ha subito già due raid. "Ci siamo abituati", esordisce. Poi, racconta. "Li abbiamo visti sbucare, in circa cinquanta da vico Colonne - racconta - hanno catapultato e incendiato i cassonetti, poi hanno iniziato a distruggere i nostri mezzi. Con delle pinze hanno tagliato le camere d'aria delle ruote, e con martelletti e punte di trapano hanno rotto i vetri. Il bus era affollatissimo e i passeggeri hanno iniziato a urlare. A bordo c'era anche una donna con un bimbo di soli pochi mesi. Appena mi sono reso conto di quello che stava accadendo, ho aperto le porte e ho fatto scendere tutti"


09/02/2010

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

Paranormal activity, malori in sala Il Codacons : «Vietiamolo ai minori»

 

Scene di Panico, vomito e persino un ricovero a Napoli: la mussolini scrive a Bondi. L'associazione dei consumatori farà azioni legali per ottenere lo stop per chi ha meno di 18 anni

 

Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)
Una scena di «Paranormal activity» (Ipp)

MILANO - Terrore nelle sale, gioia alla cassa. «Paranormal activity» sbarca nei cinema italiani e, a causa del suo grande successo (è al secondo posto nella classifica degli incassi in Italia questa settimana) attira nel buio della sala anche molti minori. Che ne escono terrorizzati. Causando l'ira delle associazioni dei genitori e di quelle dei consumatori per il fatto che la pellicola non sia stato vietata a chi ha meno di 18 anni. Tanto che il Codacons sta «studiando azioni legali a tutela degli spettatori minorenni del film, attualmente in programmazione nel nostro Paese».

LA NOTA - «I casi accertati di attacchi di panico e gli altri effetti psicologici registrati nei minorenni, legati alla visione della pellicola - spiega il Codacons in una nota - dimostrano chiaramente l'esigenza di vietarne la visione ad un pubblico di età inferiore ai 18 anni». «Ma c'è anche un altro scenario che potrebbe aprirsi», aggiunge il presidente dell'associazione, Carlo Rienzi. «I minorenni che in questi giorni hanno subito effetti legati alla visione del film, quali attacchi di panico, tremori, vomito, stato di choc, ecc..., potrebbero richiedere il risarcimento dei danni in tribunale». L'associazione ricorda come già nel 2007, proprio grazie ad un ricorso del Codacons, il Tar del Lazio dispose che il film di Mel Gibson «Apocalypto» fosse immediatamente vietato ai minori di anni 14, allo scopo di evitare conseguenze negative per i più giovani.

LA RUSSA: «STOP AL TRAILER IN TV» - Sulla vicenda si è espresso anche il ministro della Difesa che ha chiesto di vietare il passaggio del trailer del film in tv, almeno nelle fasce non protette e che comprendono un pubblico di minorenni. «Ho visto mio figlio che aveva paura di quello spot, di quel trailer passato in tv - ha detto Ingnazio La Russa. La tv dice tante parole, si fa un gran parlare di fasce protette, di programmi e poi infilano in una fascia oraria "frequentata" da bambini 10 trailer di quel film, che poi credo facciano più paura del film stesso».

MUSSOLINI - Anche Alessandra Mussolini, presidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, lancia in una nota «un allarme al ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi» sul film. L’esponente del Pdl spiega infatti che si tratta di un «film ad alto contenuto ansiogeno e non vietato ai minori, che sta provocando numerosi casi di attacchi di panico e di problemi psicologici tra i giovani».

I CASI - Certo una pubblicità migliore di questa «Paranormal acttivity» non se la poteva aspettare. Un film del terrore che fa veramente paura, di questi tempi, è merce rara. Ma cosa è successo veramente in questi giorni nelle sale italiane? Le cronache raccontano di gente che lascia la sala e addirittura di una ragazzina ricoverata a Napoli. «Sabato notte - riferisce un infermiere del 118 partenopeo - si sono verificati diversi episodi di attacchi di panico durati più di mezzora, cosa insolita in questi casi, e talora neanche l'arrivo dell'ambulanza è servito a calmare i soggetti colpiti da crisi. Altri spettatori sono stati colpiti da vomito e da tremore. Il caso più grave quello di una ragazzina di 14 anni che, in evidente stato catatonico, è stata portata in ospedale».
Una cosa però è certa. La polemica manderà ancora più gente nelle sale. E il film, che, costato 15.000 dollari (circa 11.000 euro), ha incassato solo negli Usa 48 milioni di dollari (oltre 35 milioni di euro), promette di continuare a fare ottimi risultati al botteghino anche nel nostro Paese.

Redazione online


15/01/2010

Rapina in banca con ostaggi, caccia ai tre malviventi in fuga

Rapina in banca con ostaggi, caccia ai tre malviventi in fuga

 

Venerdì mattina alla Bnl di via Saccardo a Milano, zona Lambrate. Bottino oltre centomila euro. Poco prima un portavalori aveva consegnato il denaro alla filiale

 

 

Agenti sul luogo della rapina (Photoviews)
Agenti sul luogo della rapina (Photoviews)

MILANO - Momenti di terrore venerdì mattina alla Bnl di via Saccardo, zona Lambrate: tre banditi, con pistole spianate, hanno fatto irruzione nella banca, hanno immobilizzato clienti e dipendenti in una stanza e hanno preso in ostaggio il direttore, costringendolo a consegnare un'ingente somma, poi si sono dileguati. Il bottino, secondo le prime informazioni, sarebbe di circa 120 mila euro. Una somma elevata dovuta al fatto che, poco prima, un portavalori potrebbe aver consegnato il denaro poi sottratto dai malviventi, evidentemente molto bene informati.

L'ASSALTO - La polizia, che indaga sull'episodio, ha riferito che tre banditi, tutti probabilmente italiani, due armati di pistola, sono entrati intorno alle 11.10 nell'agenzia della Banca Nazionale del Lavoro di via Saccardo. Due avevano il volto coperto da sciarpe mentre un altro era camuffato con barba finta. Il trio ha minacciato dipendenti e clienti e li ha chiusi all'interno di un sgabuzzino. Poi, i rapinatori hanno costretto il direttore dell'agenzia a consegnare i sacchetti contenenti il denaro: 120 mila euro.

LA FUGA - Per due dei malviventi la fuga è scattata in scooter, mentre l'altro si è allontanato a piedi. Immediata la telefonata alla polizia, ma dei rapinatori al momento non c'è traccia. Nessuno, tra dipendenti e clienti, è rimasto ferito o ha chiesto l'intervento di un'ambulanza.

corriere.it


25/09/2009

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

Consiglio di Sicurezza, sì a risoluzione su disarmo e non proliferazione

 

Approvato all'unanimità il testo presentato dagli Usa. La riunione presieduta da Barack Obama

 

Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)
Obama, Brown e Hatoyama (Reuters)

NEW YORK - Via libera del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite alla risoluzione sul disarmo e la non proliferazione nucleare. Il testo, proposto dagli Stati Uniti, è stato approvato all'unanimità. Ad annunciarlo è stato il presidente Usa, Barack Obama.

STORICO - Si è trattato di un vertice storico. È la prima volta, infatti, che un vertice del Consiglio di sicurezza viene guidato da un presidente degli Stati Uniti da quando è stato costituito, nel 1946. E si è trattato inoltre del quinto meeting del Consiglio di sicurezza riunito a livello di capi di Stato, ed il primo a concentrarsi esclusivamente sulla proliferazione e il disarmo nucleare. «Ho convocato questo (vertice) per poter affrontare al più alto livello una minaccia fondamentale alla sicurezza di tutte le nazioni: la diffusione e l'utilizzo delle armi nucleari», ha detto Obama. «Questa importante istituzione è stata fondata agli albori dell'era nucleare, in parte perché la capacità umana di uccidere deve essere limitata, e nonostante abbiamo evitato un incubo nucleare nel periodo della Guerra Fredda, oggi affrontiamo una proliferazione di una complessità che richiede nuove strategie e nuovi approcci». Obama ha sottolineato che l'anno prossimo sarà «assolutamente critico» per determinare l'efficacia degli sforzi per fermare la diffusione e l'uso delle armi nucleari.

IL TESTO - La risoluzione presentata dagli Usa chiede «ulteriori sforzi nell'ambito del disarmo nucleare» ed esorta tutti i paesi che non hanno ancora firmato il trattato di non proliferazione nucleare del 1970 (Npt) a sottoscriverlo al più presto. La risoluzione chiede inoltre di porre fine alla proliferazione di armi nucleari, e ricorda ai membri dell'Npt di rispettare la promessa di non sviluppare armi atomiche. I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza -- Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia -- sono tutti dotati di bombe atomiche. La risoluzione non menziona Paesi specifici, ma l'esortazione agli Stati che non hanno firmato il Tnp a partecipare allo sforzo per giungere al disarmo è un riferimento a India e Pakistan (mentre Israele non ha mai ammesso ufficialmente di avere ordigni atomici). La risoluzione, senza nominare direttamente Iran e Corea del Nord, menziona anche le «grandi sfide esistenti al regime di non proliferazione nucleare».


24/09/2009

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

Nazioni Unite, l'esordio di Obama: «Una nuova era basata sul rispetto»

 

Il leader usa: «Non possiamo fare da soli, serve l'impegno di tutti». Il presidente americano all'Assemblea generale dell'Onu: «La democrazia non sia imposta dall'esterno»

 

Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)
Barack Obama durante il suo intervento (Reuters)

NEW YORK - Esordisce rispolverando il tema vincente della sua esaltante campagna elettorale: «La speranza e il cambiamento sono possibili». Lancia i «quattro pilastri» della politica americana: «Disarmo, pace, clima ed economia». E chiede a tutti i Paesi «una nuova era di impegno». Barack Obama interviene per la prima volta da presidente Usa davanti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite ed elenca le sfide che il mondo si trova a dover affrontare: «Estremisti che stanno cercando di seminare il terrore, conflitti che si protraggono all'infinito, genocidi e atrocità di massa, sempre più nazioni con armi nucleari, calotte polari che si sciolgono, persistente povertà e malattie pandemiche». «Dico tutto questo - afferma il leader Usa - non per seminare la paura ma per affermare un fatto: le nostre azioni non sono state ancora alla altezza della vastità delle sfide esistenti».

DIREZIONE NUOVA - Per questo, secondo Obama, «è giunto il momento che il mondo si muova in una direzione nuova. Dobbiamo impegnarci per il reciproco rispetto e dobbiamo farlo da subito. Sono consapevole dell'aspettativa che circonda il mio incarico, ma so che non ha radici in quello che io rappresento, ma nel fatto che il mondo è scontento dello stato e vuole cambiare. L'America è pronta a guidare questo cambiamento». Il leader Usa ribadisce che il suo Paese non può fare da solo: «Tutti devono cooperare contro il terrorismo e per il clima. I nostri destini sono condivisi. Chi ha criticato l'America in passato per avere agito da sola non può adesso aspettare che sia l'America da sola a risolvere i problemi del mondo». Obama rilancia dunque il multilateralismo: «È il momento di condividere le responsabilità nella risposta globale alle sfide globali».

DISARMO - A proposito del disarmo, Obama afferma che bisogna «fermare la diffusione di armi nucleari». Il presidente americano tende la mano a Iran e Corea del Nord perché accettino la via negoziale e rinuncino alla proliferazione nucleare. Nel suo appello rivolto dalla tribunetta dell'Assemblea generale, Obama dice che «il futuro non appartiene alla paura» e riconosce il diritto di Pyongyang e Teheran di garantire «il benessere e la ricchezza dei loro popoli», ma senza che questo rappresenti «una minaccia alla sicurezza internazionale». E sulla questione mediorientale il leader americano lancia una provocazione. «Non sono ingenuo, so che questo è un obiettivo difficile, ma dobbiamo chiederci se vogliamo seriamente la pace, o se invece la vogliamo solo a parole. È il momento di rilanciare il negoziato senza precondizioni, nell’ottica di una soluzione permanente delle questioni in gioco: la sicurezza di israeliani e palestinesi, i confini, i profughi e Gerusalemme».

 

ECONOMIA - Non manca l'impegno sulla crisi economica. Al vertice del G20 di Pittsburgh dei prossimi giorni, assicura, «lavoreremo insieme con le più grandi economie per disegnare una struttura per la crescita che sia equilibrata e sostenibile».

PACE - Obama cita poi Roosevelt: «La pace non è il lavoro di un uomo solo - dice - di un partito, di una Nazione. Non c’è una pace delle nazioni grandi o piccole, la pace è il frutto della cooperazione di tutto il mondo». «L'Onu - continua Obama - è fatta di Stati sovrani e purtroppo questo organismo troppo spesso diventa un forum di discordia, piuttosto che di consenso, è un teatro per giochi politici e per fare sfogo a tensioni piuttosto che risolvere problemi. Dopo tutto, è facile salire su questo podio e puntare il dito contro gli altri, alimentare divisioni. Quello sono capaci tutti a farlo». E poi aggiunge: «La democrazia non può essere imposta dall'esterno. Ogni società deve trovare la sua strada e nessuna strada è perfetta. Gli Stati Uniti - osserva - sono stati troppo spesso selettivi nella loro promozione della democrazia«. Secondo Obama, però, «ci sono alcuni principi di base che sono universali» e l'America «non vacillerà mai negli sforzi di far rispettare il diritto dei popoli in ogni angolo del mondo di determinare il loro destino».

GHEDDAFI - Subito dopo l'intervento di Obama, è toccato al leader libico, Muhammar Gheddafi, che si è congratulato con il presidente Usa (che però non è rimasto in sala ad ascoltarlo ed è uscito insieme al segretario di Stato, Hillary Clinton): «È un raggio di luce nel buio - ha dichiarato Gheddafi - Nessuno potrà dire cosa sarà l'America dopo Obama, saremmo contenti se fosse presidente per tutta la vita», ha aggiunto il colonnello. Gheddafi, vestito con una tunica marrone, con un berretto scuro sulla testa, si è poi scagliato contro la Carta dell'Onu, contro il Consiglio di sicurezza («dovrebbe essere chiamato Consiglio del terrore») e si è detto contrario a nuovi seggi permanenti. Il colonnello ha poi detto che nessuna nazione ha il diritto di interferire negli affari di altri Paesi, neanche in caso di dittature. E a proposito del virus dell'influenza A ha affermato che «potrebbe essere stato prodotto in un laboratorio militare ed essere uscito fuori controllo». Gheddafi, al suo primo intervento davanti all'Assemblea generale, ha parlato per un'ora e 35 minuti, ben oltre il quarto d'ora previsto per i leader della Terra.


24/04/2009

Terrore dal notaio, spara e uccide due persone: poi si costituisce

Terrore dal notaio, spara e uccide due persone: poi si costituisce

 

Entra nello studio ed esplode sei colpi. Morti sul colpo Francesco Terracciano, 70 anni e Paolo Salineri di 39

 

 

 

L'esterno dello studio legale di Ladispoli (Foto Faraglia)
L'esterno dello studio legale di Ladispoli (Foto Faraglia)

Duplice omicidio a Ladispoli in uno studio legale di viale Italia 110. Un uomo con una pistola in mano, ha aperto il fuoco e ucciso l’avvocato napoletano Francesco Terracciano, 70 anni, e un suo collega Paolo Salineri di 39 anni. Ferito gravemente anche il figlio del professionista, Marco, 33 anni, avvocato e presidente della municipalizzata «Trasporti Cerite» della cittadina balneare. L'uomo che ha sparato si è costituito in serata, poco dopo le 22, nel commissariato Primavalle. Si chiama Santo Barbino, ha 67 annai, imprenditore originario di Reggio Calabria.

L'OMICIDA - Era stato proprio Marco Terracciano a fare il nome dell'omicida prima di perdere i sensi ed essere portato all'ospedale San Camillo di Roma. In gravi condizioni dopo aver ricevuto tre colpi di pistola al petto, è stato operato d'urgenza ai polmoni. Il nome dell'omicida era scritto sull'agenda di Francesco Terracciano tra gli appuntamenti del pomeriggio.

LE IPOTESI - All'origine dell'omicidio ci sarebbe l'esasperazione dell'imprenditore, condannato a risarcire un dipendente che, difeso da Francesco Terracciano, aveva vinto una causa di lavoro. A quanto si è appreso, l'imprenditore voleva uccidere soltanto l'anziano legale, quindi l'avvocato Salineri ed il figlio di Terracciano si sarebbero trovati per caso nello studio ed avrebbero tentato inutilmente di disarmarlo. L'assassino, che si è allontanato a piedi nel centro di Ladispoli dopo aver sparato almeno sei pallottole, era stato descritto come «una persona che aveva già minacciato i professionisti» dal sindaco di Ladispoli.

LA MOGLIE - «È un pazzo». Queste le uniche parole contro l'assassino pronunciate da Wanda Bolognesi, la moglie dell'avvocato penalista e civilista Terracciano. Con il figlio Marco, Terracciano aveva lo studio legale a Ladispoli ed era stato anche pretore onorario a Civitavecchia.

Rinaldo Frignani e Manuela Pelati


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