27/03/2012

La collezione di capolavori nascosta in miniera. Alla ricerca dell'ultimo tesoro nascosto dalle S.S.

La collezione di capolavori nascosta in miniera. Alla ricerca dell'ultimo tesoro nascosto dalle S.S.

ARTE E STORIA. Sculture e dipinti appartenenti al barone ungherese Hatvany sepolti dalle SS nei Monti Metalliferi: un radar scova i tunnel

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27/01/2012

Bot a 6 mesi, rendimenti scesi all'1,96%. Lo spread scende sotto quota 400.

Bot a 6 mesi, rendimenti scesi all'1,96%. Lo spread scende sotto quota 400.

Collocati tutti e 11 miliardi dell'offerta. Il rendimento dell'ultima asta del 28 dicembre era stato del 3,25%

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03/06/2011

Il Tesoro Usa esce dal capitale di Chrysler Per Fiat partecipazione potenziale al 98%

Il Tesoro Usa esce dal capitale di Chrysler Per Fiat partecipazione potenziale al 98%

Il linghotto pagherà 500 milioni di dollari per l'acquisto del 6% delle azioni. L'ad Marchionne: «Grazie Obama. Ora acceleriamo il nostro progetto di creare un costruttore globale»

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15/04/2011

Crolla canone Rai, gettito a -37,5% La Rai smentisce: cresciuto di 15 milioni

Crolla canone Rai, gettito a -37,5% La Rai smentisce: cresciuto di 15 milioni

FISCO - Gli incassi di gennaio- febbraio mesi in cui cade la scadenza. L'incasso è stato di 938 milioni di euro, 562 in meno rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente

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21/08/2010

Superenalotto, nessun 6. Jackport record

Superenalotto, nessun 6. Jackport record

Il montepremi per l'estrazione di martedi prossimo sarà di 119 milioni di euro: è attualmente il più alto al mondo. I NUMERI DELLA COMBINAZIONE VINCENTE

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Supervincite al lotto, quando i milioni portano guai

Supervincite al lotto, quando i milioni portano guai

A poche ore dall'estrazione del Superenalotto con un montepremi da record ecco le storie di chi, con il tesoro, ha trovato problemi seri: tra i perseguitati dalla camorra e i beffati dalla sfortuna. Perché i soldi, si sa, non sempre portano la felicità

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22/06/2010

Il tesoro di Madoff: «Nascosti 9 miliardi»

Il tesoro di Madoff: «Nascosti 9 miliardi»

Le voci: «Il finanziere ha versato i soldi sui conti di amici». Lo avrebbe confessato ai compagni di cella

 

Bernard Madoff (Afp)
Bernard Madoff (Afp)

NEW YORK — «Prima di essere arrestato ho fatto in tempo a far sparire nove miliardi di dollari. Li ho trasferiti sui conti di tre persone di mia fiducia». L’ultima voce che esce dal carcere di Butner, in North Carolina, dove Bernard Madoff è recluso da quasi un anno (dei 150 che deve scontare), è anche la più clamorosa: il più grande truffatore della storia avrebbe raccontato ad alcuni compagni di cella di essere riuscito a sottrarre agli investigatori una parte consistente dei 65 miliardi frodati ai suoi clienti.

Ma lo stesso Madoff teme — ammesso che quello che dice sia vero — che il suo tesoro non sia affatto «al sicuro». L’identità dei tre amici ai quali l’ha affidato, infatti, sarebbe nota al suo ex luogotenente Frank DiPascali. E il recordman del crimine finanziario — scrive il New York Post sulla base delle confidenze ricevute da un detenuto — ritiene che DiPascali, che è in carcere e rischia una condanna a 125 anni di reclusione, stia usando queste informazioni per strappare una condanna più mite. In effetti, qualche mese fa gli investigatori del caso Madoff avevano inviato una lunga lettera a Richard Sullivan, giudice distrettuale della Corte di Manhattan, chiedendogli di comminare all’ex braccio destro di Madoff una pena molto ridotta in considerazione del contributo «straordinariamente importante » da lui dato alle indagini. La lettera (dieci pagine) pare che illustri in dettaglio tali contributi, ma proprio per questo è stata secretata.

Tutto vero? Un avvertimento a DiPascali? O, magari, è solo la sparata di un mascalzone dall’ego ipertrofico che, a parte qualche «incidente di percorso» (faccia spaccata a pugni), a Butner gode di una popolarità da grande star del crimine? Difficile dirlo con certezza. E, se di avvertimento si tratta, meglio non prenderlo troppo sottogamba, visto che nel carcere della Carolina Madoff frequenta assiduamente boss mafiosi del calibro di Carmine Persico, ex capo della cosca dei Colombo. Farsa o dramma? Tutta la vicenda Madoff, dal modo grottesco in cui ha costruito la sua megatruffa ai racconti di questo suo primo, seguitissimo anno di detenzione, oscilla tra i due estremi. «Quando è arrivato, il 14 luglio dell’anno scorso, sembrava una visita del presidente», ha raccontato un detenuto: «Elicotteri, sirene, mezzo carcere sprangato e tutti i detenuti che volevano avvicinarlo, toccarlo, avere l’autografo».

Madoff non firma nulla («poi se li vendono su eBay»), ma la popolarità nella quale è immerso non gli dispiace affatto. Non manca mai di vedere le trasmissioni che lo riguardano, insieme agli altri detenuti. E quando qualcuno lo apostrofa «Bernie, li hai fatti fessi, gli hai fregato milioni di dollari», lui corregge compiaciuto: «Miliardi amico, miliardi». Benché adulato dai detenuti— molti dei quali gli chiedono consigli finanziari — e circondato da amici di peso come Persico e Jonathan Pollard, un analista dei servizi segreti della US Navy che, si è scoperto, era in realtà una spia di Israele, Madoff ha vissuto anche momenti drammatici: a metà dicembre è stato trovato in una pozza di sangue, il naso rotto, il volto tumefatto, fratture ad alcune costole. Pare che sia il risultato di un tentativo di estorsione, ma «radiocarcere» ha parlato anche della vendetta di un cliente truffato. Bernard, interpretando alla perfezione il codice omertoso che vige dietro le sbarre, ha minimizzato con gli inquirenti: «Mi sono fatto male da solo cadendo: sono svenuto, colpa di un nuovo medicinale antidepressivo che mi è stato prescritto». Pare che ci sia stato anche un altro episodio di scontro fisico, ma meno grave: un diverbio con un detenuto finito a schiaffi e pugni.

Ma nel complesso Madoff non sembra soffrire troppo lo stato di reclusione: in un lungo reportage dal carcere, la rivista New York Magazine scrive che la detenzione ha restituito al re del crimine finanziario la possibilità di dire quello che pensa dopo il periodo delle indagini e del processo nel quale è stato costretto a fare la parte del pentito, a scusarsi con le sue vittime. «Vadano a farsi fottere », ha detto più volte ai suoi compagni di detenzione: «Li ho riempiti di soldi per vent’anni. Non gli bastavano mai, volevano investire sempre di più. E adesso mi faccio 150 anni. Dovevo uscire da questo gioco sei o sette anni fa». Insomma, una minitruffa che gli è sfuggita di mano. Ma, ora che è in carcere a vita, l'etichetta del maxitruffatore non gli dispiace. «La cosa che più l’ha fatto soffrire — dice un altro detenuto —— è il libro nel quale la sua amante Sheryl Weinstein ha raccontato la loro storia. Ha temuto di perdere la moglie. E’ lì che ha cominciato a imbottirsi di antidepressivi. Ma Ruth Madoff continua a venire a trovarlo».

Massimo Gaggi


06/06/2010

A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"

A caccia del tesoro di Napoleone Uno storico: "So dove l'ha sepolto"

Via agli scavi nelle campagne di Mosca. Ottanta tonnellate d´oro furono saccheggiate dai francesi nel freddo autunno del 1812

 


MOSCA - Il tesoro di Napoleone, ottanta tonnellate d'oro saccheggiate dall'esercito francese nell'autunno del 1812, sarebbe ancora intatto, sepolto sotto un cumulo di terra a poche centinaia di chilometri da Mosca. Che sia vero o meno, la caccia è già cominciata e giornali e tv si stanno preparando per seguire le prime operazioni di scavo la mattina del 12 giugno. Le guiderà lo storico Aleksandr Serjoghin che è convinto di aver finalmente localizzato, con un metodo che definisce "alla codice da Vinci", un patrimonio da restituire al governo russo. Segretissime, per ovvii motivi, le coordinate dell'area di scavo. Il più fidato collaboratore di Serjoghin, Vladimir Poryvajev, precisa solamente che "si trova in un triangolo tra le città di Smolensk, Elnja e Kaluga. A circa trecento chilometri dalla capitale".

Il dibattito sull'esistenza del tesoro di Napoleone è cominciato più o meno subito dopo la disfatta dell'esercito francese. Di sicuro, nella sua avanzata estiva del 1812, il gigantesco esercito napoleonico, composto da 800mila uomini, aveva saccheggiato tutto il saccheggiabile nelle città e nei villaggi conquistati. Secondo la ricostruzione degli storici russi, i soldati francesi avevano accumulato nei loro zaini un piccolo tesoro privato tra gioielli e monete di almeno dieci chili a testa. Ma il saccheggio vero e proprio avvenne dopo il 14 settembre quando, pur fiaccato dalle sanguinose battaglie di Smolensk e di Borodino, l'esercito francese entrò a Mosca. Come è noto i russi avevano incendiato edifici, magazzini, scorte di viveri nella cosiddetta "operazione terra bruciata". Rendendosi conto dell'inutilità di occupare una città deserta, senza cibo e rifornimenti Napoleone ordinò la ritirata. Ma prima, forse per rabbia, forse per vocazione, fece compiere uno dei più minuziosi saccheggi che la storia ricordi. Sui famosi 200 carri furono caricati gioielli, candelabri, cornici e dipinti preziosi, perfino il grande crocifisso d'oro del campanile "Ivan il terribile" nel cuore del Cremlino.


Della ritirata nell'inverno russo si sa tutto. I soldati percorsero la Staraja Smolenskaja, verso Smolensk, soffrendo la fame, il gelo e gli attacchi della cavalleria cosacca. Ed è lungo la Staraja Smolenskaja che per anni si è cercata traccia dei duecento carri di bottino mai arrivati in Francia. In epoca sovietica furono trovati una decina di zaini pieni di refurtiva, ma niente di più. Adesso Serjoghin avrebbe scoperto che durante la fuga un piccolo contingente di militari francesi si sarebbe allontanato dagli altri per nascondere il tesoro in un luogo sicuro. Nell'area top secret individuata sono state trovate cinture, bottoni e munizioni di soldati napoleonici. Inoltre gli abitanti della zona avrebbero affermato di aver sentito la leggenda popolare di un centinaio di francesi apparsi dal nulla che avrebbero scavato per una notte intera nelle campagne per poi dileguarsi. Serioghjn è convinto di avere una mappa precisa di quel luogo. Il tutto grazie a un matematico russo emigrato in Francia, Roman Aleksandrovic, che ha scovato in un archivio il ritratto di un funzionario napoleonico celebre per aver sempre curato la custodia dei valori.


Il quadro presenta due singolarità: il cappello a tricorno insolitamente posato per terra e un cielo stellato dipinto persino con più cura dei dettagli del resto del quadro. Secondo Aleksandrovic, cappello e posizione delle stelle nasconderebbero il segreto. Il team russo è sicuro del successo ed è già in vena di dediche e di scelte simboliche. "Cominceremo il 12 giugno - spiega Serjoghin - proprio perché è il 198esimo anniversario dell'invasione francese". Errore grossolano per uno storico. Il 12 giugno è la data del calendario giuliano allora in vigore. In realtà la data corretta sarebbe il 23 giugno. Ma è probabile che, una volta diffusa la notizia, si voglia fare in fretta. Ottanta tonnellate d'oro potrebbero scatenare troppe tentazioni.

NICOLA LOMBARDOZZI


25/12/2009

In carcere Francesca Tanzi Teneva in casa parte del "tesoro"

In carcere Francesca Tanzi Teneva in casa parte del "tesoro"

 

Erano 26 le opere d'arte nascoste dalla figlia dell'ex patron della Parmalat. Revocato alla donna il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali

 

Francesca Tanzi
Francesca Tanzi

MILANO - Triste vigilia di Natale in carcere per Francesca Tanzi. Alla figlia dell’ex patron della Parmalat è costata cara la scoperta in casa di 26 opere d’arte, tra cui quadri di artisti importanti, da parte della Guardia di Finanza l’11 dicembre durante le operazioni per il recupero del cosiddetto "tesoro" di Tanzi sfuggito agli investigatori dopo il crac del colosso alimentare. Per questo motivo, infatti, il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha revocato alla donna il beneficio dell’affidamento in prova ai servizi sociali ottenuto dopo un patteggiamento per il coinvolgimento nella vicenda Parmalat.

SI E' PRESENTATA IN CARCERE SPONTANEAMENTE - E’ stata la stessa donna, che ha una bambina di due anni e mezzo, a presentarsi al carcere di Modena per costituirsi dopo che gli era stato annunciato per telefono il provvedimento dei giudici bolognesi. Arrestata il 17 febbraio 2004 con il fratello Stefano e quattro manager della Parmalat, Francesca Tanzi fu scarcerata l’8 marzo successivo. Il 20 febbraio 2007, Francesca e Stefano Tanzi chiusero il conto con la giustizia patteggiando insieme ad altre 15 persone, di fronte al Gup di Parma Domenico Truppa, la prima, una pena a tre anni e 5 mesi di carcere, il secondo a 4 anni e 10 mesi. Successivamente Francesca Tanzi ottenne l’affidamento in prova ai servizi sociali che sarebbe terminato tra pochi mesi.

Giuseppe Guastella


25/11/2009

Brunetta attacca Tremonti «Io sono un economista, lui no»

Brunetta attacca Tremonti «Io sono un economista, lui no»

 

POI LA NOTA: «È professore di scienza delle finanze e di diritto finanziario, QUINDI GIURISTA». Il ministro della Pubblica amministrazione: «Io sono più rigorista di lui, ma nel rigore si può fare lo sviluppo»

 

Renato Brunetta (La Presse)
Renato Brunetta (La Presse)

MILANO - La partita su tagli e rigore tra Tremonti e Brunetta è tuttaltro che chiusa. Prova ne è l'ultimo affondo del ministro della Pubblica amministrazione sul collega titolare del Tesoro. «Io sono più rigorista di Tremonti, ma nel rigore si può fare lo sviluppo: io queste cose le conosco bene perché io sono un economista, Tremonti non è un economista» è l'accusa di Brunetta, che torna così a polemizzare col ministro dell'Economia. «Sarà bene discutere già nel Consiglio dei ministri di venerdì» del «cambio di passo» verso lo sviluppo «richiesto anche dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia» ha aggiunto Brunetta. «Nessun attacco, nessuna polemica» ha però precisato in un secondo momento il minsitro della Pubblica amministrazione attraverso una nota. «Io sono professore ordinario di politica economica e finanziaria, il ministro Giulio Tremonti è invece professore ordinario di scienza delle finanze e di diritto finanziario. Il primo è quindi un economista, mentre il secondo è un giurista».

«GLI STRANAMORE SONO ALTRI» - Illustrando una nuova iniziativa per ridurre il peso della burocrazia, il ministro della Pa è tornato comunque sui temi che lo dividono da Tremonti: «Ci sono molte riforme che non costano, ma fanno risparmiare. Questo è un ministero - ha aggiunto - che non chiede soldi alla Finanziaria: sono altri gli Stranamore». Il riferimento, esplicito, è al richiamo di Tremonti che martedì, parlando di tagli, aveva definito un comportamento «da irresponsabili prestare attenzione ai tanti dottor Stranamore», sottolineando che non esistono «ricette magiche» e che «c'è un tempo per gestire la crisi e un tempo per fare altro».

«ORA BISOGNA GESTIRE LA RIPRESA» - Il ministro ha condiviso pienamente «il cambio di passo richiesto dal presidente di Confindustria Marcegaglia: è nelle cose - ha detto - perché abbiamo gestito bene la crisi, ma ora bisogna gestire altrettanto bene la ripresa e credo che il governo sia assolutamente in grado nella sua collegialità di farlo, certamente anche nella Finanziaria». Secondo il ministro, questo non vuol dire «spendere di più, ma qualificare la spesa». Alla domanda se avesse già avuto modo di parlare con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle tensioni tra lui e Tremonti, Brunetta ha risposto: «Ha cose più importanti da fare». Mentre alla critica del collega Franco Frattini, secondo il quale sarebbe meglio discutere di questi problemi nelle sedi di partito, Brunetta risponde: «Infatti se ne discuterà, oggi stesso, ma del Comitato economico del Pdl non facciamo parte né io, né Frattini». Infine, sempre sui temi dello sviluppo, Brunetta ha osservato, rispondendo a una domanda, che «le banche stanno lavorando, rimettendo a posto i conti. Sarebbe meglio - ha concluso - che insieme curassero anche di più i loro clienti».