23/11/2011

Processo Ruby, tra i testi Cristiano Ronaldo

Processo Ruby, tra i testi Cristiano Ronaldo

L'UDIENZA. Ammessa una lista di 214 testi: tra gli altri Clooney e Canalis

Continua...


13/05/2010

Ristrutturazioni, la lista di Anemone: 370 interventi anche per politici e prelati

Ristrutturazioni, la lista di Anemone: 370 interventi anche per politici e prelati

LE CARTE DELL'INCHIESTA. Il costruttore della «cricca» eseguì tre lavori nelle abitazioni di Bertolaso

 

Diego Anemone, l'imprenditore al centro della «cricca»
Diego Anemone, l'imprenditore al centro della «cricca»


PERUGIA - Le società di Diego Anemone avrebbero effettuato tre ristrutturazioni nelle case del capo della Protezione civile Guido Bertolaso. Due volte sarebbero stati invece svolti lavori nell'appartamento privato dell'ex ministro Claudio Scajola, quella dimora con vista Colosseo per la quale l'architetto Angelo Zampolini aveva versato 900.000 euro. Alla mamma del funzionario Mauro Della Giovampaola sarebbe stata mandata una squadra in una casa di Ostia, mentre il commissario per i mondiali di nuoto Claudio Rinaldi avrebbe avuto gli operai per ben tre volte.

Tra le «voci» anche Claps
La lista degli appalti e delle commesse ottenute dal costruttore — accusato di aver corrotto politici e funzionari per aggiudicarsi i lavori pubblici, in particolare quelli inseriti nei Grandi Eventi — svela la sua rete di relazioni. Il documento, allegato agli atti dell'inchiesta, è stato sequestrato nel suo computer al momento dell'arresto. Contiene l'elenco dei 370 incarichi svolti tra il 2003 e il 2008, poco prima che l'indagine della magistratura rivelasse l'esistenza di una «cricca» in grado di pilotare le assegnazioni. L'analisi del documento è stata affidata agli investigatori della Guardia di Finanza che stanno controllando tutte le voci per verificare la regolarità delle procedure e soprattutto accertare se alle persone citate nella lista è stata emessa regolare fattura. Ma anche scoprire che cosa ci sia dietro alcune diciture che appaiono al momento incomprensibili. Per fare un esempio è citato due volte "Claps Potenza" che subito rimanda al caso della ragazza ritrovata morta nel soppalco, ma non si capisce in realtà a che cosa si riferisca.

Lo «scambio» sugli appalti

La scorsa settimana, durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi, Bertolaso — che è indagato per corruzione — aveva svelato l'esistenza di un contratto di consulenza ottenuto da sua moglie per il rifacimento dei giardini del circolo Salaria Sport Village di Anemone e confermato come lo stesso costruttore si fosse occupato di alcuni lavori di falegnameria nel suo appartamento. Probabilmente sapeva che gli investigatori lo avevano già scoperto e ha detto di voler chiarire i termini della questione. Non ha però parlato di altri due incarichi che Anemone avrebbe svolto privatamente per suo conto. E su questo si concentra adesso l'attenzione dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. I magistrati sospettano infatti che questi «favori» elargiti dall'imprenditore siano la contropartita per gli incarichi ottenuti per il G8 de La Maddalena, i Mondiali di Nuoto e le celebrazioni dell'Unità d'Italia. Stesso discorso riguarda le case e le successive ristrutturazioni effettuate per Scajola e Pittorru. Entrambi hanno comprato appartamenti (uno l'ex ministro, due il generale) con soldi che sarebbero stati messi a disposizione dal costruttore e adesso si scopre che il «pacchetto» prevedeva anche interventi strutturali nelle dimore. Un beneficio del quale avrebbero goduto anche alcuni funzionari delle Infrastrutture. Nella lista c'è un riferimento alla figlia di Maria Pia Forleo, la responsabile dell'ufficio contratti, interrogata a Firenze nelle scorse settimane proprio sui regali che avrebbe ottenuto anche da altri imprenditori. Anche Della Giovampaola e Rinaldi — anche loro sotto inchiesta — dovranno esibire le eventuali fatture di pagamento per smentire l'ipotesi dell'accusa che i lavori privati siano stati in realtà una ricompensa per l'atteggiamento favorevole dei confronti del Gruppo Anemone.

Politici e prelati
Nell'elenco sequestrato ci sono le palazzine delle Fiamme Gialle e la sede della Protezione civile di via Vitorchiano a Roma, ma anche la camera da letto e la cucina di Palazzo Chigi. Ci sono il carcere minorile di Casal del Marmo e la sede del ministero del Tesoro, la sede dell'avvocatura e quella di Forza Italia, il palazzo dei congressi dell'Eur e una dicitura ancora misteriosa: «Appartamento via Arno del papa». Ci sono gli uffici del ministero per le Politiche Agricole e quelli dei servizi segreti in piazza Zama. E poi ci sono i lavori effettuati al Viminale grazie alla concessione del Nos, il nulla osta di sicurezza. Incarichi che Anemone sarebbe riuscito a ottenere grazie ad Angelo Balducci, potente Provveditore ai lavori pubblici che lo avrebbe favorito anche nell'ambito dei Grandi Eventi grazie alla possibilità di procedere a trattativa privata e fornendogli di fatto — nell'arco di tutti questi anni — l'esclusiva sulle opere che venivano autorizzate dai suoi uffici. Monsignor Francesco Camaldo, dal quale l'autista tunisino Ben Laid Hidri Fathi ha raccontato di aver accompagnato spesso Anemone, è citato in relazione all'Università Cattolica San Giovanni. E poi ci sono i lavori effettuati per l'attuale vicepresidente del Csm Nicola Mancino quando era ministro dell'Interno. Per alcune persone — per esempio Vietti, Lisi, Lupi — sono inseriti soltanto i cognomi e bisognerà verificare di chi si tratti realmente. Altri, come i vertici della polizia Antonio Manganelli e il suo predecessore Gianni De Gennaro sono inseriti nella lista ma nel primo caso si tratta di lavori non effettuati e nel secondo di interventi pagati e regolarmente fatturati.

Gli amici famosi
Negli atti depositati nelle scorse settimane ci le intercettazioni telefoniche di Anemone e di Balducci con numerose persone e nel corso di alcune conversazioni si parla anche di favori dati e ricevuti. Frequenti sono i contatti con Giancarlo Leone, potente funzionario Rai, che veniva contattato per far lavorare nelle fiction Lorenzo Balducci, figlio attore dell'alto funzionario. Il suo nome è contenuto nella lista delle «commesse», così come quello del regista Pupi Avati o del produttore cinematografico Andrea Occhipinti. È stato proprio Hidri Fathi a raccontare come Balducci facesse regali costosi ai registi pur di agevolare la carriera del ragazzo. Decine e decine di nomi apparentemente non forniscono alcun elemento di interesse per l'inchiesta, ma si dovrà verificare la posizione di tutti coloro che hanno rivestito incarichi pubblici per verificare se i rapporti con il costruttore celino in realtà interessi che riguardano gli affari. Per questo sarà probabilmente interpellato l'ex direttore generale di Alitalia Zanichelli e verranno verificate le posizioni di alcuni ufficiali della Guardia di Finanza e alcuni agenti della polizia inseriti nell'elenco, per verificare che tipo di legame avessero con Anemone e se abbiano mai subito pressioni o richieste di favori.

Fiorenza Sarzanini


04/05/2010

Scajola: "Non posso continuare a fare il ministro"

Scajola: "Non posso continuare a fare il ministro"

Le dimissioni dopo la vicenda dei presunti fondi neri per l’acquisto di un appartamento: "Un ministro non può sospettare di abitare in una casa in parte pagata da altri". Al suo posto forse Paolo Romani. La Procura conferma: Scajola non è indagato

 

 

 

"Sto vivendo da dieci giorni una situazione di grande sofferenza, sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti. In un’inchiesta giudiziaria in cui non sono indagato. Per difendermi non posso continuare a fare il ministro". E' iniziata così la conferenza stampa di Claudio Scajola al Ministero dello Sviluppo Economico per annunciare le dimissioni dall'incarico. Secondo alcune indiscrezioni il viceministro Paolo Romani potrebbe sostituirlo al dicastero.

Intanto, la Procura conferma che l'ormai ex ministro non è indagato. E il procuratore della Repubblica di Perugia, Federico Centrone, annuncia che Scajola "si presenterà come persona informata dei fatti e come tale lo sentiremo".

"Un ministro della Repubblica non può sospettare di abitare in una casa in parte pagata da altri. Questa è la motivazione principale, quella più forte che mi spinge a dimettermi, convinto di essere estraneo a questa vicenda", ha aggiunto Scajola. "Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciterebbero le azioni necessarie per l'annullamento del contratto".

Scajola ha ricordato di essere legato a Berlusconi "da un affetto profondo da lui ricambiato". E, quanto al futuro del governo, ha osservato che le sue dimissioni "permetteranno all'esecutivo di portare avanti il lavoro importantissimo che sta facendo per l'Italia".

Chiamato in causa nella vicenda di una compravendita di una casa con presunti soldi in nero , Scajola è rientrato ieri sera a Roma da una missione in Tunisia. E stamane avrebbe avuto un colloquio telefonico con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


03/05/2010

Anemone: mai dato soldi a Zampolini L'opposizione: Scajola parli o si dimetta

Anemone: mai dato soldi a Zampolini L'opposizione: Scajola parli o si dimetta

Di pietro: «stanno emergendo fatti di una gravità inaudita». I legali dell'imprenditore: chiarirà tutto quando uscirà dal carcere. E l'Idv: mozione di sfiducia contro il ministro

 

Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola (Emblema)
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola (Emblema)

MILANO - La casa acquistata al Colosseo continua ad essere una spina nel fianco per il ministro dello Sviluppo economioco, Claudio Scajola. Su di lui si concentra il fuoco incrociato delle opposizioni, con l'Idv che annuncia una mozione di sfiducia e il Pd che insiste nel chiedere che l'esponente del governo si rechi in Parlamento a riferire sull'accaduto. Ma anche dall'interno del Pdl ci sono prese di posizione in contrasto con la linea di solidarietà e di difesa ad oltranza fino ad ora adottata dal centrodestra: il «finiano» Fabio GranataStampa. auspica un «opportuno passo indietro» del ministro». «Ferma restando la solidarietà umana, chi è colpito da accuse circostanziate - tali da negare, evidentemente, l'esistenza di un fumus persecutionis - dovrebbe fare un'autonoma riflessione politica, e anteporre alle proprie legittime aspirazioni di esercitare l'azione di governo l'opportunità di fare un passo indietro per il bene del Paese e della maggioranza stessa», ha spiegato il parlamentare in una intervista alla

«MAI DATO DENARO» - Intanto gli avvocati di Diego Anemone, il costruttore coinvolto nell’inchiesta sui lavori per il G8, respingono tutte le accuse, sottolineando che gli addebiti rivolti al loro assistito sono «pura fantasia». I legali, riferendosi alle notizie degli ultimi giorni, hanno parlato di «vicende senza il benchè minimo riscontro». «Non ho dato denaro a nessuno, tanto meno ad Angelo Zampolini, e non ho contribuito ad acquistare le case di nessuno» ha detto lo stesso Anemone, citato dall'Ansa. La smentita arriva dopo la pubblicazione dei verbali in cui l'architetto Zampolini rivelava di avere portato assegni circolari direttamente al ministero per la stipula del rogito.

«CHIARIRÀ TUTTO» - «Anemone chiarirà tutto una volta uscito dal carcere» ha aggiunto l'avvocato Riitano, uno dei suoi legali. La misura cautelare disposta nei suoi confronti dal gip di Perugia Paolo Micheli è di tre mesi e terminerà domenica prossima. L'ipotesi sulla quale sta lavorando la procura di Perugia è che fosse riferibile a Diego Anemone il denaro depositato in banca dall'architetto Zampolini, che aveva lavorato anche per lo stesso imprenditore, e quindi utilizzato per formare assegni circolari. Titoli poi impiegati - secondo la ricostruzione accusatoria - per l'acquisto di case nella disponibilità del ministro Claudio Scajola, dei figli di Angelo Balducci e del generale della guardia di finanza Francesco Pittorru.

«RIFERISCA IN AULA O LASCI» - Sul fronte politico lo scontro è ai massimi livelli. Il Pd chiede d'altra parte al ministro di spiegare con urgenza in Aula quanto sta emergendo: se Scajola continuerà a sottrarsi al confronto, i democratici ne chiederanno le dimissioni dal governo. «Scajola - ha detto il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina - deve riferire in Parlamento sui fatti sempre più gravi che emergono dietro l'acquisto della sua abitazione al Colosseo». E anche l’Udc chiede chiarimenti a Scajola. «Alla luce delle ultimi fatti a lui attribuiti, riteniamo che il ministro Scajola non possa esimersi dal venire in Parlamento per un chiarimento sul suo presunto coinvolgimento nell'ambito dell'inchiesta sul G8 di L'Aquila», ha spiegato il presidente dei senatori Udc, Gianpiero D'Alia.

LA MOZIONE DI SFIDUCIA - I leader dell'Idv, il presidente Antono Di Pietro e il capogruppo a Montecitorio Massimo Donadi, hanno invece annunciato il deposito alla Camera di una mozione di sfiducia individuale nei confronti di Scajola. «A prescindere dal fatto giudiziario, che va accertato nelle sedi competenti, riteniamo ci sia una grande responsabilità politica» scrive Di Pietro, augurandosi che «le altre forze politiche non si tirino indietro».

 

Redazione online


«Portai gli assegni al ministero e li diedi a Scajola per il rogito»

«Portai gli assegni al ministero e li diedi a Scajola per il rogito»

L'inchiesta. I verbali di Zampolini. E si indaga su un alloggio venduto a Rinaldi dal figlio di Lunardi

 

L'abitazione con vista sul Colosseo acquistata dal ministro Claudio Scajola e oggetto di attenzioni da parte dei magistrati (Ansa)
L'abitazione con vista sul Colosseo acquistata dal ministro Claudio Scajola e oggetto di attenzioni da parte dei magistrati (Ansa)

ROMA — «Il giorno del rogito portai gli assegni circolari direttamente al ministero, dove si doveva stipulare l’atto. Ricordo che erano presenti il ministro Claudio Scajola, le due venditrici e il notaio. Consegnai i titoli direttamente al ministro». Così, nel verbale del 23 aprile scorso, l’architetto Angelo Zampolini, accompagnato dal suo legale Grazia Volo, racconta il suo ruolo nell’operazione immobiliare del 2004 per l’acquisto dell’appartamento al Colosseo. E smentisce categoricamente la versione fornita dallo stesso ministro che ha escluso di aver ricevuto altri soldi oltre ai 610.000 euro che risultano nel documento notarile. Il racconto del professionista coincide con quello verbalizzato dalle due sorelle Papa, le proprietarie che si sono divise i 900.000 euro e li hanno depositati ognuna sui propri conti correnti. In quel momento Zampolini non sa che agli atti è già stata acquisita la testimonianza di Laid Ben Fathi Hidri, l’autista tunisino di Angelo Balducci che ebbe il compito di prelevare i soldi in contanti e di consegnarli al professionista, come del resto aveva già fatto molte volte in passato. «Vi darò una versione che non vi sembrerà credibile — quasi si giustifica — perché io quei soldi li ho ricevuti da un cittadino tunisino che collaborava con Anemone, ma non saprei come rintracciarlo». I magistrati lo informano che i carabinieri del Ros lo hanno rintracciato e soprattutto che l’uomo ha già ammesso di aver consegnato «buste dal contenuto sconosciuto a vari soggetti, alcuni anche ministri».

Le case della «cricca
Tra loro ha fatto il nome dell’ex titolare delle Infrastrutture Pietro Lunardi che adesso dice: «Conosco Balducci e Anemone, ma con loro ho sempre avuto rapporti regolari». I magistrati appaiono interessati ad alcune operazioni immobiliari e in particolare ad un appartamento nel quartiere Monti, a Roma, che il figlio di Lunardi ha venduto a Claudio Rinaldi, il commissario per i Mondiali di nuoto indagato dai pm di Perugia con l’accusa di essere inserito nella «cricca». Vogliono chiarire i loro rapporti nell’ambito di un accertamento che riguarda tutti gli immobili gestiti dalla «cricca» . Quanto è stato scoperto sinora alimenta infatti il sospetto che in alcuni casi gli appartamenti siano stati utilizzati per ricompensare chi aveva consentito ad Anemone di aggiudicarsi appalti pubblici. L’attenzione si concentra su uno scritto, sequestrato a Balducci al momento dell’arresto, che sembra dimostrare come lo stesso Provveditore non sia in grado di giustificare alcune «entrate» finanziarie poi utilizzate per l’acquisto di immobili intestati ai figli. Case che, dice l’accusa, sono state comprate con il denaro messo a disposizione, almeno in parte, dall’imprenditore Diego Anemone.

I finanziamenti occulti
Nel giugno 2009 Balducci e gli altri scoprono che la procura di Roma sta indagando sulle concessioni per i Mondiali di nuoto e, come dimostrano le intercettazioni, cercano di approntare una difesa credibile. Il Provveditore contatta l’avvocato Patrizio Leozappa. Gli chiede un incontro insieme al commercialista Stefano Gazzani «in modo tale che noi abbiamo la possibilità di chiudere un documentino». Lo scritto, che doveva servire da promemoria interno, viene invece trovato dagli investigatori. La premessa è eloquente: «Le presenti note hanno l’obiettivo di illustrare in via di sintesi il quadro delle iniziative, aventi una certa rilevanza economica, intraprese nel corso degli ultimi anni dai componenti della famiglia dell’ingegner Angelo Balducci». Nel documento è scritto chiaramente come di alcune operazioni non ci sia traccia della provenienza dei soldi. Il primo capitolo sulle operazioni riguarda gli «Immobili intestati a Lorenzo Balducci», il figlio attore del provveditore alle opere pubbliche. Ed ecco l’annotazione: «Appartamenti di via della Pigna acquistati dalla società A.E.G. srl nell’anno 2004 al prezzo di euro 1.900.000 ( oltre Iva pari a euro 270.000). Furono pagati mediante mutuo bancario per euro 1.695.748 e con assegno bancario dell’ingegner Angelo Balducci per euro 270.000. La differenza di euro 204.251 deve essere giustificata. In atto non si forniscono indicazioni. Bisognerebbe consultare la venditrice A.E.G.. Appartamento di via Latina 43 con box in via Populonia 5 acquistato nel 2003 a prezzo di euro 86.000 da soggetti privati. Non c’è traccia nell’atto e nei conti bancari della famiglia di movimenti di tale cifra». Il secondo capitolo è invece dedicato agli «Immobili intestati a Filippo Balducci», l’altro figlio, socio di Anemone nel Salaria Sport Village. È scritto: «Appartamento in via Aldo Manuzio 36, acquistato da privati nel 2000 al prezzo di 49.579 quietanzato in atto. Appartamento in via dei Cartari 11, acquistato al prezzo di 1milione di euro, del quale risulta pagato con assegno dell’ingegner Angelo Balducci solo euro 130.000. Il saldo fu corrisposto mediante assegni circolari tratti dal conto corrente dell’architetto Angelo Zampolini per complessivi euro 670.000. Di euro 200.000 a saldo dell’operazione non c’è traccia bancaria». Le modalità di questo acquisto sembrano ricalcare in fotocopia quelle seguite per acquistare l’appartamento intestato al ministro Claudio Scajola.

Fiorenza Sarzanini


01/05/2010

Scajola, le rivelazioni del testimone: «Consegnai buste anche a ministri»

Scajola, le rivelazioni del testimone: «Consegnai buste anche a ministri»

L'INCHIESTA. L’autista e il caso dell'appartamento al Colosseo: portai 500 mila euro. Nei verbali il nome di Pietro Lunardi

 

L'abitazione con vista sul Colosseo acquistata dal ministro Claudio Scajola e oggetto di attenzioni da parte dei magistrati (Ansa)
L'abitazione con vista sul Colosseo acquistata dal ministro Claudio Scajola e oggetto di attenzioni da parte dei magistrati (Ansa)

ROMA - Buste dal «contenuto sconosciuto» consegnate a «vari soggetti, alcuni dei quali ministri» per conto di Angelo Balducci e del costruttore Diego Anemone. Un nuovo testimone interrogato dai magistrati di Perugia rivela inediti e clamorosi dettagli sui rapporti con i potenti di chi gestiva gli appalti pubblici e in particolare quelli per i Grandi Eventi. Racconta il suo ruolo di intermediario anche nell’operazione pianificata per l’acquisto dell’appartamento poi intestato a Claudio Scajola, all’epoca titolare del dicastero per le Attività Produttive. E poi - tra le persone incontrate - fa il nome di Pietro Lunardi, all’epoca titolare delle Infrastrutture. Le carte processuali messe a disposizione degli indagati svelano l’esistenza di conti all’estero dello stesso Balducci e del commissario per i Mondiali di Nuoto, Claudio Rinaldi. Alla richiesta di arresto per quest’ultimo, per il commercialista Stefano Gazzani e per l’architetto Angelo Zampolini - respinta dal giudice che ritiene competente la magistratura romana e ora all’esame del tribunale del Riesame - sono allegati verbali e informative che ricostruiscono la rete di rapporti alimentata dai componenti della "cricca".

I contanti del tunisino
Il 25 marzo scorso viene interrogato a Firenze Laid Ben Hidri Fathi che, come si legge nell’istanza dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnese, «in passato è stato l’autista tuttofare e uomo di fiducia di Angelo Balducci e di Diego Anemone e da loro aveva ottenuto deleghe bancarie per operare sui conti correnti». Nel 2004 l’uomo si appropria di 200.000 euro e sparisce. Ricompare nel 2006 e, dopo aver chiesto perdono, riallaccia i contatti con i due. Qualche giorno fa viene convocato anche a Perugia. Così il suo verbale viene ricostruito nel documento stilato dai magistrati dell’accusa: «Il cittadino di origine tunisina ha riferito di aver conosciuto Angelo Balducci molti anni fa lavorando presso l’agenzia immobiliare Toscano di via Salaria e di aver cominciato a lavorare con lui come autista tuttofare quando lo stesso era Provveditore alle opere pubbliche del Lazio. Di aver lavorato come dipendente di fatto del Balducci, ma di essere stato di volta in volta formalmente assunto e retribuito da imprese che con Angelo Balducci lavoravano con appalti da lui concessi per la carica ricoperta».

Buste e soldi per i ministri
E ancora: «La conoscenza con Anemone avviene nel 2000, sempre tramite Balducci che con Anemone appare "essere in società", come specifica il testimone. A quel periodo risale la stretta collaborazione con Anemone, che lo avrebbe autorizzato anche ad operare su alcuni conti delle società del Gruppo. Proprio nell’ambito dell’attività di gestione dei fondi di spettanza delle ditte di Anemone, Fathi fa il nome di Angelo Zampolini, soggetto a cui più volte lo stesso dice di aver consegnato somme in denaro, in quanto persona "che faceva operazioni immobiliari per conto di Balducci e Anemone con intestazione ad altre persone"». Ed ecco la rivelazione: «Riferisce poi l’ex autista di una serie di contatti che per conto di Balducci e di Anemone lo stesso avrebbe intrattenuto con vari soggetti, alcuni dei quali ministri, a cui consegnava messaggi o buste di contenuto sconosciuto, per conto di Balducci e dello stesso Anemone ». L’uomo fa il nome di Pietro Lunardi e su questa circostanza i magistrati hanno avviato verifiche per scoprire a quale scopo avvenissero questi incontri. Intanto si concentrano sull’acquisto dell’appartamento per Claudio Scajola. E scrivono: «Riferisce in particolare lo stesso Hidri Fathi che in un’occasione ha consegnato all’architetto una somma di 500.000 euro in contanti (che aveva precedentemente provveduto a cambiare in banconote di più grosso taglio presso altra banca), che tale consegna è avvenuta non presso lo studio di Zampolini, ma nei pressi, vicino Largo Argentina. Tale somma, nella narrazione del Fathi sarebbe dovuta servire (perché di ciò informato direttamente da Zampolini) all’acquisto di un immobile dietro il Colosseo». I magistrati non sembrano avere dubbi sul fatto che questa operazione riguardi proprio il ministro perché, sottolineano, «Fathi afferma di aver consegnato i 500.000 euro in contanti in Largo Argentina e proprio all’agenzia della Deutsche Bank che si trova a quell’indirizzo sono stati emessi gli assegni circolari per 900.000 euro poi girati alle venditrici e di cui i 500.000 euro appaiono costituire parte della provvista versata in contanti». In ogni caso, il 23 aprile scorso, interrogato dai magistrati dopo aver subito una perquisizione andata avanti per ore, è Zampolini a confermare tutte le circostanze raccontate dal testimone. Poi aggiunge: «Oltre a Fathi, anche altri autisti e la segretaria di Anemone si occupavano di consegnarmi i contanti».

I conti milionari all’estero
Ora si va avanti con nuove verifiche. Mentre la Guardia di Finanza analizza tutte le operazioni gestite da Zampolini attraverso 240 conti correnti, i magistrati hanno avviato la procedura per una richiesta di rogatoria internazionale. Dalla Banca d’Italia sono infatti arrivate le segnalazioni su depositi che si trovano in Lussemburgo e in Svizzera gestiti da una società, oltre a quelli già scoperti che riguardano San Marino e che sarebbero stati attivati in alcuni casi proprio da Gazzani. Un’accusa che il suo avvocato Bruno Assumma smentisce «così come quelle di corruzione e riciclaggio che siamo pronti a smontare». Scrivono i pubblici ministeri: «Bankitalia ha qui trasmesso una nota con allegate una serie di segnalazioni per operazioni sospette (evidenziate dagli organi di controllo interno bancario degli istituti di credito a seguito della diffusione della notizia dell’indagine) e una nota proveniente dalla procura del Lussemburgo con cui viene segnalata l’esistenza di conti correnti in istituti bancari di quello Stato a favore di Claudio Rinaldi e Angelo Balducci, rispettivamente per un importo di 2 e 3 milioni di euro circa. Conti correnti intestati a una società fiduciaria - la Cordusio spa - di cui i suddetti sono beneficiari e che presentano un numero progressivo, segno certo non insignificante che depone per il loro collegamento. Nella segnalazione della procura lussemburghese viene altresì evidenziato che l’indagato Rinaldi ha un altro conto acceso in Svizzera sulla cui entità nulla è indicato».

 

 

Fiorenza Sarzanini


17/04/2010

Torino, notte con sparatoria in strada Muore per difendere il nipote ferito

Torino, notte con sparatoria in strada Muore per difendere il nipote ferito

È accaduto poco prima della mezzanotte nel popolare quartiere di San Donato. La vittima, un italiano di 41 anni, era accorso in aiuto del parente trentenne ferito dopo un violento litigio

 

TORINO - Interrogatori a ritmo serrato in Questura a Torino per far luce sulla sparatoria che nella notte si è conclusa con un morto. La squadra omicidi della polizia ha interrogato tre testimoni presenti nelle vicinanze del luogo della sparatoria avvenuta questa notte nel quartiere San Donato e costata la vita a Roberto Palumbo, 41 anni. Deve essere invece ancora interrogato Michele Sannino, 36 anni, nipote della vittima, ferito di striscio da uno dei colpi sparati in via Macerata angolo via Dronero.

LA VITTIMA - La vittima sarebbe accorsa in aiuto del nipote trentenne. Quest'ultimo, da una prima ricostruzione, avrebbe avuto un violento litigio in strada, per motivi ancora da chiarire, con un altro uomo. Insulti, qualche spintone, alcuni schiaffi. La situazione è poi degenerata all'arrivo della vittima, che voleva difendere il nipote: l'assassino ha infatti estratto una pistola e, prima di fuggire, ha sparato diversi colpi. Ad avere la peggio è stato proprio Palumbo. Soccorso dal 118, è morto al suo arrivo all'ospedale Maria Vittoria. Non sarebbe grave, invece, il nipote: il giovane, che si trova ora all'ospedale Giovanni Bosco, avrebbe già fornito alla polizia le prime indicazioni utili per identificare l'assassino.

Redazione online


03/03/2010

Omicidio Fragalà, indagato ex cliente

Omicidio Fragalà, indagato ex cliente

 

Attesa per l'esame del Ris dei suoi vestiti e del casco. L'uomo si sarebbe voluto vendicare perché convinto di non essere stato difeso bene dal legale

 

 

Il luogo dell'agguato (Ansa)
Il luogo dell'agguato (Ansa)

PALERMO - C'è un indagato per l'omicidio di Enzo Fragalà: è un ex cliente del noto penalista aggredito la scorsa settimana a colpi di bastone e morto dopo tre giorni di agonia. L'uomo in passato era stato condannato, a suo avviso, «ingiustamente» ed era convinto di non essere stato difeso bene dal legale, che aveva seguito in prima persona il suo caso, su cui vige il silenzio. Si trattava di un processo di microcriminalità, estraneo a reati di mafia. Il giovane, che corrisponderebbe alla descrizione fornita da alcuni dei testimoni sentiti dagli inquirenti, covava rancore nei confronti del legale.

ESAME SUI VESTITI - Ma sarà solo l'esame del Ris dei suoi vestiti e del casco a stabilire se effettivamente ci sono tracce di sangue o saliva del penalista ridotto in fin di vita a colpi di bastone e poi morto dopo tre giorni di agonia. I Carabinieri stanno anche passando al vaglio l'alibi del giovane fornito per la sera di martedì scorso. Ma l'uomo indagato, per un atto dovuto, per consentirgli di nominare un difensore in attesa di un atto irripetibile che verrà svolto giovedì a Messina, non sarebbe l'unico su cui i Carabinieri indirizzano l'attenzione.

APPLAUSO ALLA CAMERA - Intanto Enzo Fragalà è stato ricordato con un lungo applauso unanime dell'Aula della Camera ed un minuto di silenzio. Il presidente Gianfranco Fini ne ha ricordato la «barbara e vile aggressione che ha riempito tutti di sdegno», aggiungendo che Fragalà «portò in Parlamento una passione civile da tutti riconosciuta e la convinta adesione ai principi della Costituzione, spendendo il suo impegno per il rispetto pieno ed incondizionato della legalità contro ogni mafia. Fragalà credeva al rispetto della legge - ha proseguito Fini - credeva al primato della legge come presupposto della libertà contro ogni forma di mafia. Ne sentiremo la mancanza. È stato e sarà un fulgido esempio per le giovani generazioni di avvocati».


27/02/2010

E' morto l'avvocato Fragalà

E' morto l'avvocato Fragalà

 

Era stato aggredito martedì sera a bastonate da uno sconosciuto. Fini: «Gli spietati responsabili del suo vile assassinio siano quanto prima assicurati alla giustizia»

 

Enzo Fragalà (Ansa)
Enzo Fragalà (Ansa)

PALERMO - L'avvocato penalista ed ex parlamentate di An, Enzo Fragalà, è morto nel reparto di rianimazione dell'ospedale Civico di Palermo, dov'era in come dopo l'aggressione di martedì scorso. Fragalà aveva 61 anni ed era attualmente consigliere comunale del Pdl a Palermo. Martedì sera uno sconosciuto, che lo attendeva con un casco in testa davanti al suo studio legale vicino al palazzo di giustizia lo aveva massacrato con una mazza di legno. Al brutale agguato hanno assistito tre testimoni. Solo l'intervento di uno di loro ha messo in fuga il killer che si è accanito sulla vittima con una ferocia inaudita. Immediatamente portato all'ospedale Civico in fin di vita, il penalista è stato operato due volte, ma i medici hanno da subito definito disperate le sue condizioni.

INDAGINI - Sul caso indagano i carabinieri del reparto operativo coordinati dai pm Nino Di Matteo e Carlo Lenzi e dall'aggiunto Maurizio Scalia. Il fascicolo, a carico di ignoti, originariamente iscritto per tentativo di omicidio, ipotizza l'omicidio volontario. Finora gli inquirenti hanno seguito la pista professionale puntando su quattro o cinque recenti casi trattati dal legale

LESIONI -
Il professionista e uomo politico aveva subato gravi lesioni cerebrali ed era in coma dal momento dell'aggressione. I medici della II Rianiminazione dell'ospedale Civico avevano da subito descritto un quadro clinico estremamente grave e ancora nell'ultimo bollettino, alle 11 di questa mattina, avevano parlato di prognosi «strettamente riservata».

FINI: «ASSICURARE L'ASSASSINO ALLA GIUSTIZIA» - «Il presidente della Camera Gianfranco Fini nel messaggio inviato alla famiglia. «Ho appreso con profondo dolore la notizia della tragica scomparsa dell'amico Enzo Fragalà, la cui vita è stata stroncata da una violenza barbara e cieca. Con lui scompare un valente parlamentare, un illustre giurista e un insigne avvocato penalista». «Enzo - scrive ancora Fini - ha saputo esprimere la sua passione e la sua lealtà alle Istituzioni e ai cittadini con l'impegno politico e con un'intensa attività di promozione dei diritti umani, riconosciutagli a livello internazionale. Auspico vivamente che gli spietati responsabili del suo vile assassinio siano quanto prima assicurati alla giustizia».

PARLAMENTARE DI AN DAL 1994 AL 2006 - Esponente di primo piano del Movimento sociale italiano, Fragalà, era poi stato parlamentare di Alleanza nazionale dal 1994 al 2006, dalla XII alla XIV legislatura. Era stato componente della commissione parlamentare d'inchiesta sul dossier Mitrokhin. Attualmente era consigliere del Pdl al Comune di Palermo, dove era subentrato da primo dei non eletti ad Alessandro Aricò, divenuto deputato regionale in occasione delle ultime elezioni regionali. Era uno dei più noti avvocati penalisti di Palermo e si era occupato di importanti processi di mafia. Docente di materie giuridiche all'Università di Palermo era sposato e padre di due figli.


24/02/2010

L'avvocato Fragalà aggredito a bastonate

L'avvocato Fragalà aggredito a bastonate

 

Due testimoni hanno assistito all'aggressione: «Il sicario lo stava aspettando». Ex deputato di An, è tra i più noti penalisti di Palermo. L'agguato all'esterno del suo studio. E' «gravissimo»

 

Enzo Fragalà (Emblema)
Enzo Fragalà (Emblema)

PALERMO - L'avvocato Enzo Fragalà, uno dei più noti avvocati penalisti di Palermo, ex parlamentare di An, è stato aggredito questa sera a bastonate da uno sconosciuto sotto il suo studio legale in piazza Vittorio Emanuele Orlando, di fronte il palazzo di giustizia del capoluogo siciliano. Il professionista, che è anche consigliere comunale, è stato trovato riverso per terra, in una pozza di sangue e privo di conoscenza, dai colleghi del suo studio che lo hanno trasportato all'ospedale Civico. Secondo le prime informazioni le sue condizioni sarebbero «gravissime» secondo i medici che gli hanno riscontrato un violento trauma cranico. L'avvocato è stato traportato subito in sala operatoria per un intervento finalizzato a ridurre la vasta emorragia cerebrale causata dai colpi ricevuti. Sull'episodio sono in corso indagini dei carabinieri.

Il luogo dell'aggressione (Ansa)
Il luogo dell'aggressione (Ansa)

«UN AGGUATO» - L'aggressione ad Enzo Fragalà è stata «un vero e proprio agguato», stando al racconto degli unici due testimoni oculari che hanno assistito al raid. Ai carabinieri hanno riferito che l'aggressore, che indossava un casco integrale e un giubbotto, ha atteso l'avvocato davanti al palazzo dove ha sede il suo studio legale. Non appena il penalista è uscito dal portone, il sicario lo ha colpito alle spalle con un bastone e ha continuato ad infierire anche quando Fragalà è stramazzato per terra. Solo la presenza dei due testimoni, che hanno cominciato a gridare, lo ha fatto desistere. A quel punto è fuggito di corsa in direzione della vicina via Volturno, dove quasi certamente lo attendeva un complice. Secondo i carabinieri, che stanno conducendo le indagini, è ancora prematuro azzardare un movente: l'aggressione, spiegano, potrebbe essere collegata sia all'attività professionale dell'avvocato sia al suo impegno politico.

GLI AMICI IN OSPEDALE - Una folla di avvocati e amici si è subito recata davanti all'ingresso dell'ospedale Civico di Palermo, in attesa di avere notizie sulle condizioni del penalista .Le indagini dei carabinieri sono coordinate dal Pm di turno, Nino Di Matteo. I militari stanno ascoltando, oltre ai due testimoni oculari dell'agguato, i colleghi dello studio del penalista.

Redazione online