14/12/2010

Processo Thyssen: il pm chiede 16 anni e 6 mesi per l'amministratore delegato

Processo Thyssen: il pm chiede 16 anni e 6 mesi per l'amministratore delegato

Per l'azienda proposta una sanzione di 1,5 milioni di euro. Guariniello ha chiesto anche la condanna a 13 anni e 6 mesi per altri 4 dirigenti

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21/04/2009

Sicurezza sul lavoro, nuove norme contestate: una lettera a Napolitano

Sicurezza sul lavoro, nuove norme contestate: una lettera a Napolitano

 

Processo Thyssen, denuncia dei parenti delle vittime: le nuove regole assolverebbero i vertici aziendali. Sacconi: «interpretazione capziosa. pronti, se necessario, a riscrivere il testo»

 

Un momento del processo Thyssen in corso a Torino (Ansa)
Un momento del processo Thyssen in corso a Torino (Ansa)

TORINO - Tra il malumore dei parenti e dei colleghi delle vittime del rogo alla Thyssen Krupp è ripreso a Torino il processo a sei dirigenti della multinazionale dell'acciaio per la morte dei sette operai nell'incendio di 16 mesi fa. La polemica è legata al progetto di riforma del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, che secondo la Fiom Cgil contiene una norma che potrebbe sottrarre gli imputati dalle loro responsabilità. In aula una donna ha esposto un piccolo cartello con i volti delle vittime e la scritta «non uccideteli una seconda volta». I familiari hanno anche scritto una lettera al presidente Giorgio Napolitano e gliela faranno avere tramite Antonio Boccuzzi, sopravvissuto al rogo e deputato del Pd, in occasione della visita odierna del capo dello Stato a Torino. La prima parte dell'udienza è stata dedicata al controesame dei consulenti della difesa.

CGIL - Lunedì la Fiom Cgil puntava il dito proprio contro la riformulazione dell'articolo 10 bis del Testo unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Una modifica «di cui non si sentiva il bisogno, al di fuori della delega al governo, con il chiaro intento di bonificare i processi, anche quelli in corso, salvando i top manager dalle loro responsabilità» ha detto Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e responsabile per il sindacato dei metalmeccanici della Cgil dell' Ufficio salute e sicurezza. La nuova formulazione dell'articolo 10 bis «prevede infatti che la responsabilità del datore di lavoro - avevano spiegato Elena Poli e Sergio Bonetto, avvocati del foro di Torino - sia subordinata ad alcune condizioni tra le quali spicca quella di cui alla lettera 'd', in base alla quale la responsabilità è esclusa se l'evento sia imputabile a preposti, medico competente, progettisti, fabbricanti e soprattutto ai lavoratori, per violazione delle norme previste dal testo unico sulla sicurezza». La norma è «retroattiva, per cui il primo effetto si avrà sui processi in corso. Di fatto, si elimina la possibilità di accertare la responsabilità di chi sta più in alto, in moti casi top manager e amministratore delegato» aveva detto Poli. «Siamo di fronte a un'altra porcata che sta passando nel silenzio generale - ha affermato il segretario generale Fiom, Gianni Rinaldini - sulla base delle richieste fatte dalla Confindustria. Siamo di fronte a uno stravolgimento del Testo unico sulla sicurezza grave e inaccettabile, tanto più in considerazione del processo in corso sul rogo della Thyssen».

FERRERO E DAMIANO - Una denuncia quella della Cgil che era stata accolta anche dal segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero per cui «Se passasse questa norma infatti i livelli più alti di un'azienda non sarebbero più responsabili dei gravi infortuni sul lavoro che si verificassero in quell'azienda». Dello stesso parere Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro ed attuale responsabile Lavoro del Pd. «La nostra preoccupazione è forte circa il depotenziamento delle sanzioni e circa il tentativo di scaricare le responsabilità penali dal vertice aziendale ai livelli inferiori. Vogliamo verificare se la riduzione drastica delle responsabilità del datore di lavoro e dei dirigenti, comporta il rischio di addossarla al lavoratore quando avviene un infortunio. Non vorremmo che si pensasse che in primo luogo le responsabilità sono del lavoratore e poi, proprio se non ci sono responsabilità sue o del suo superiore, del datore di lavoro. Su questo argomento - conclude Damiano - intendiamo sviluppare uno specifico approfondimento per poter intervenire con decisione e riportare all'ispirazione originale, voluta dal governo Prodi, i contenuti conclusivi del decreto».

SACCONI - Le accuse della Cgil erano state respinte dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che le aveva definite «Frutto di un odioso pregiudizio e di un processo sommario alle intenzioni». Sacconi aveva spiegato che «la norma contestata vale la pena di ricordarlo non è in vigore perchè soggetta, come l'intero testo, al parere delle Regioni e delle Commissioni parlamentari» e ha lo scopo di «definire con certezza la responsabilità di qualunque datore di lavoro, dal più piccolo al più grande. Questa responsabilità- precisava Sacconi in una nota- riguarda non solo i doveri diretti del datore di lavoro, non solo tutte le carenze riferibili ad altri soggetti ma pur sempre dal datore conosciute o conoscibili, ma anche tutti i comportamenti omissivi che determinino quanto meno un concorso di colpa». E «poiché l'intenzione del governo è questa e solo questa, sarà possibile rimuovere - continuava il ministro - anche la più malevola e capziosa interpretazione, come ogni incertezza interpretativa, attraverso, se necessario, un'attenta riscrittura del testo». Su possibili ripercussioni sul processo alla Thyssen, «non si vede come questa norma possa interferire» con un processo nell'ambito del quale «vengono imputate ai dirigenti dell'azienda gravissime responsabilità che arrivano a configurare l'omicidio doloso, tanto sarebbe stato non solo il livello di conoscenza ma addirittura di consapevolezza dei rischi immanenti per i lavoratori».


15/01/2009

THYSSEN: SI' A TELECAMERE IN AULA, RINVIO AL 22 GENNAIO

THYSSEN: SI' A TELECAMERE IN AULA, RINVIO AL 22 GENNAIO


TORINO - Le telecamere entrano al processo ThyssenKrupp. La Corte d'Assise di Torino, dopo una lunga camera di consiglio, ha deciso di accogliere le numerose richieste presentate da emittenti Tv. L'udienza e' stata aggiornata al 22 gennaio quando verranno discusse una serie di questioni preliminari.

I giudici hanno dato il via libera alle telecamere perche' - come si legge nell'ordinanza - il processo ha ''oggettive caratteristiche di rilevante interesse sociale'' sia per la materia trattata sia per la gravita' dei reati contestati (l'omicidio volontario all'amministratore delegato e l'omicidio con colpa cosciente per altri cinque dirigenti).

E' ''doveroso'' permettere ai cittadini di conoscere e vedere lo svolgimento delle udienze ma - ha aggiunto la Corte - per evitare che le telecamere creino inconvenienti verranno collocate tutte insieme in un punto preciso dell'aula. A favore delle telecamere si era pronunciata la pubblica accusa: la pm Francesca Traverso, citando tra l'altro il processo Cusani e il processo Andreotti e facendo riferimento a casi di cronaca piu' recenti, aveva fatto presente che ''l'autorizzazione e' stata concessa in passato per vicende in cui l'attenzione del pubblico aveva connotazioni morbose, non come in questo caso, dove l'interesse e' concentrato sui reati e non sugli imputati''.

Anche le parti civili si sono dette d'accordo con una unica nota leggermente dissonante, quella dell'avvocato Alberto Mittone, patrono della Provincia di Torino, autore alcuni anni fa di un libro con una analisi sull'invadenza dei media nelle vicende giudiziarie, che al parere favorevole ha accompagnato una precisazione: ''Le telecamere non devono intaccare il sereno e regolare svolgimento del processo''. Il ''no'' era stato pronunciato dalle difese: ''Volevamo evitare - ha detto l'avvocato Ezio Audisio - che i media avessero il sopravvento sul processo. Oltre alle riprese e' importante vedere come queste verranno utilizzate. Per questo siamo grati alla Corte per gli accorgimenti che ha preso''.

L'udienza di oggi è iniziatq, con quasi due ore e mezzo di ritardo rispetto all'orario previsto, a causa della sostituzione dei tre giudici popolari che nei giorni scorsi erano stati intervistati da un quotidiano. Il presidente della Corte Maria Iannibelli ha spiegato brevemente che i tre giudici popolari hanno "letto con sorpresa" un articolo che li riguardava e "hanno spiegato di non avere espresso né giudizi né parerì sul processo". "Ma per spirito di servizio - ha spiegato la presidente - hanno chiesto di astenersi per non creare intralci processuali". La loro domanda è stata accolta e sono stati subito sostituiti.

Sono due, su un totale di sei, gli imputati del processo che erano presenti stamattina nella maxi aula 1 del Palazzo di Giustizia di Torino. Si tratta di Raffaele Salerno, direttore dello stabilimento di Corso Regina Margherita, e Cosimo Cafueri, dirigente con funzioni di responsabile dell'Area Ecologia Ambiente e Sicurezza.

In aula anche numerosi familiari degli operai morti. La maggior parte di loro indossa le magliette con i volti delle sette vittime.

"Li hanno ammazzati loro e devono andare in galera". Rosina De Masi, la mamma di una delle sette vittime del rogo della ThyssenKrupp esprime così il suo dolore fuori dalla maxi aula 2 del Palazzo di Giustizia dove stamattina è in programma la prima udienza del processo per la tragedia dell'acciaieria torinese. "Mi spiace solo - aggiunge la donna - che molto probabilmente non avranno l'ergastolo". Come già era accaduto in occasione dell'udienza preliminare, sono numerosi i familiari delle vittime, gli amici e i colleghi di lavoro che seguiranno l'udienza. Uno striscione listato a lutto delle rappresentanze sindacali della Thyssenkrupp è stato esposto all'ingresso del Palazzo di giustizia.


Processo Thyssen: sostituiti 3 giudici popolari, per intervista a un quotidiano

Processo Thyssen: sostituiti 3 giudici popolari, per intervista a un quotidiano

 

Primo colpo di scena all'inizio del dibattimento sul rogo del dicembre 2007 in cui persero la vita 7 operai. La madre di giuseppe demasi, vittima dell'incendio: «li hanno ammazzati»

 

 

TORINO - Primo colpo di scena. È iniziato, con quasi due ore e mezzo di ritardo rispetto all'orario previsto, il processo contro i sei manager della Thyssen che dovranno rispondere del rogo avvenuto nello stabilimento torinese il 6 dicembre 2007 in cui persero la vita 7 operai.

Un momento del processo (Emblema)
Un momento del processo
Motivo del ritardo è stata la sostituzione di tre dei 6 giudici popolari che nei giorni scorsi erano stati intervistati da un quotidiano. Il presidente della Corte Maria Iannibelli ha spiegato brevemente che i tre giudici popolari hanno «letto con sorpresa» un articolo che li riguardava e «hanno spiegato di non avere espresso nè giudizi nè parerì sul processo». «Ma per spirito di servizio - ha spiegato la presidente - hanno chiesto di astenersi per non creare intralci processuali». La loro domanda è stata accolta e sono stati subito sostituiti.

IL DOLORE DI UNA MADRE - Come durante le udienze preliminari sono numerosi i familiari, gli amici e i colleghi dei sette operai. «Li hanno ammazzati loro e devono andare in galera. Anche loro sanno di essere colpevoli» ha detto Rosina Demasi, madre di Giuseppe, vittima 26enne del rogo, che è stata tra le prime a entrare nella maxi aula 1 del Tribunale di Torino. All’ingresso del Palazzo di giustizia è stato esposto uno striscione, listato a lutto, delle rappresentanze sindacali dell’azienda tedesca.