15/10/2011

Tagli per 6 miliardi. Al Tesoro i fondi della banda larga. Statali: smentito taglio dei buoni pasto

Tagli per 6 miliardi. Al Tesoro i fondi della banda larga. Statali: smentito taglio dei buoni pasto

SPARITO IL MILIARDO PER L'EDILIZIA SANITARIA. Tensioni tra i ministri, Letta media Via libera del Consiglio dei ministri alla legge di Stabilità. Una nota di Palazzo Chigi: «Non figura nella versione definitiva della legge di Stabilità. Polemica fuori luogo e strumentale»

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28/12/2010

Tasse e sanità: tutte le novità da gennaio

Tasse e sanità: tutte le novità da gennaio

Famiglie ed economia. Ecco cosa è destinato a cambiare nel nuovo anno e nei successivi con la manovra di contenimento del deficit

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13/10/2009

Tangenti sanitarie, il pm chiede il giudizio per il ministro Fitto e l'editore Angelucci

Tangenti sanitarie, il pm chiede il giudizio per il ministro Fitto e l'editore Angelucci

 

Le richieste al gup. I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione

 

 

Fitto nel suo ufficio di presidente della Regione Puglia

 

 

BARI - Si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per 78 dei 90 indagati la discussione dell’udienza preliminare a carico, tra gli altri, del ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto (Pdl), e dell’editore e imprenditore romano Giampaolo Angelucci. La richiesta è stata fatta dalla pubblica accusa al termine dell’udienza del procedimento «La Fiorita», che si celebra dinanzi al gup Rosa Calia di Pinto. All’udienza, che si concluderà il 30 novembre prossimo, è costituita parte civile la Regione Puglia.

I fatti contestati fanno riferimento al periodo compreso tra il 1999 e il 2005, quando Fitto era presidente della Regione Puglia, e si prescriveranno tutti entro il 2012. A Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia, si contestano i reati di associazione per delinquere, peculato, concussione, corruzione, falso, abuso d’ufficio e illecito finanziamento ai partiti.

Il reato di corruzione contestato a Fitto ed Angelucci riguarda una presunta tangente di 500.000 euro pagata - secondo i pm - da Angelucci al movimento politico creato da Fitto per le regionali dell’aprile 2005, «La Puglia prima di tutto». Il danaro fu elargito - sostiene la procura - per ottenere dalla giunta regionale pugliese, nel 2004, l’aggiudicazione dell’appalto settennale da 198 milioni di euro per la gestione di undici Residenze sanitarie assistite (Rsa). Per questi fatti Angelucci, il 20 giugno 2006, fu posto agli arresti domiciliari per alcuni giorni; per Fitto, essendo frattanto divenuto parlamentare di Forza Italia, la magistratura barese chiese alla Camera l’autorizzazione a procedere all’arresto, richiesta che fu negata dall’aula di Montecitorio.

Secondo la difesa di Fitto, i reati contestati sono insussistenti, anche perchè il finanziamento elettorale ricevuto fu regolarmente registrato. «Gli atti documentano l’assoluta infondatezza delle accuse, come la difesa dimostrerà dinanzi allo stesso gup», afferma il difensore del ministro, Francesco Paolo Sisto. «Da circa 4 anni sulle vicende giudiziarie dell’onorevole Raffaele Fitto continuano ciclicamente ad essere date delle "non notizie". Ogni passaggio meramente formale - lamenta Sisto - costituisce pretesto per intonare una cantilena che ricorda l’impianto accusatorio nei minimi dettagli». «Ecco quindi che la discussione di oggi, normale passaggio dell’udienza preliminare che si concluderà solo il 30 novembre prossimo, diviene, come in precedenza, occasione - secondo il legale - per ribadire che la Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio di Fitto. Se siamo in udienza preliminare è ovvio che in precedenza c’è stata una richiesta di rinvio a giudizio: ciò nonostante gli atti documentano l’assoluta infondatezza delle accuse, come la difesa dimostrerà dinanzi allo stesso gup». «Rimane quindi ferma la fiducia - conclude Sisto - nella serena valutazione del giudice, sia pure nell’amarezza suscitata da questa ingiusta e sterile cantilena».

Prima della discussione il gup ha ammesso sette imputati al giudizio con rito abbreviato e per altri cinque, tra cui l’imprenditore campano Alfredo Romeo (accusato di turbativa d’asta e di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio), ha disposto l’invio degli atti alla procura di Roma per competenza territoriale. Ha inoltre respinto tutte le eccezioni del difensore di Fitto, l'onorevole Francesco Paolo Sisto (Pdl), relative alla inutilizzabilità delle intercettazioni e di alcuni atti d’indagine.

L'inchiesta fu un ciclone che si abbattè su direttori generali di Ausl pugliesi, funzionari pubblici e vertici del gruppo della cooperativa barese «La Fiorita» per l’assegnazione di gare d’appalto per i servizi di pulizia, guardiania, ausiliariato e smaltimento di rifiuti speciali in alcune Ausl. e portò nell’aprile del 2005 all’arresto di 14 persone.

Ad aprile scorso nella Procura di Bari arrivarono quattro ispettori inviati dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per accertare eventuali comportamenti irregolari nella conduzione delle due inchieste, a carico delle società «La Fiorita» e «Cedis», che vedono coinvolto il ministro Fitto. Contro l’ispezione ministeriale si scagliarono nove senatori del Pd, che in una interrogazione parlamentare firmata anche dai magistrati in aspettativa, Gianrico Carofiglio e Alberto Maritati, denunciarono «una interferenza nell’attività giurisdizionale, interferenza munita di un’oggettiva forza di intimidazione nei confronti dei pubblici ministeri, e soprattutto dei giudici che si occupano delle vicende che vedono come imputato il ministro Raffaele Fitto». Parole che suscitarono la dura replica dell’ex governatore pugliese che parlò di «casta togata che siede pro tempore sui banchi del Senato».


18/09/2009

Fermato l'imprenditore Tarantini

Fermato l'imprenditore Tarantini

 

Il procuratore: «Spaccio di stupefacenti e pericolo di fuga». È al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state alle feste del premier

 

Tarantini (Ap)
Tarantini (Ap)

BARI - La Guardia di Finanza ha sottoposto a fermo l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, al centro delle inchieste sulla sanità in Puglia e su un giro di escort che sarebbero state portate anche nelle residenze del premier, Silvio Berlusconi. Il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati, ha spiegato che Tarantini è stato fermato per spaccio di stupefacenti e perché, secondo informazioni investigative, «c'era un pericolo di fuga e un forte inquinamento delle prove».

LA CONFERMA - La notizia del fermo è stata confermata da uno degli avvocati difensori di Tarantini, Nico D'Ascola. Il provvedimento cautelare è del pubblico ministero Giuseppe Scelsi, controfirmato da Laudati.


04/09/2009

Bari, indagini su fondi illeciti a politici del centrosinistra

Bari, indagini su fondi illeciti a politici del centrosinistra

 

In corso verifiche su presunti finanziamenti illeciti a esponenti locali e nazionali. Dopo le intercettazioni, partiti gli accertamenti contabili

 

 

Desiree Digeronimo.jpg

Bari - La Procura antimafia di Bari ha in corso accertamenti per verificare se vi siano stati finanziamenti illeciti da parte di imprenditori locali non solo verso politici del centrosinistra pugliese ma anche nei confronti di esponenti di partiti politici del centrosinistra nazionale. Gli accertamenti vengono compiuti nell'ambito dell'inchiesta del pm inquirente della Dda Desireé Digeronimo sulla gestione politica e amministrativa dell'assessorato regionale alla Sanità e su una parte dell'attività, nel settore sanitario, svolta della giunta regionale pugliese guidata da Nichi Vendola.

A quanto si è saputo, le verifiche sui presunti finanziamenti illeciti ai politici non sarebbero frutto di un'indagine conoscitiva ma sarebbero verifiche contabili avviate dopo l'ascolto di intercettazioni telefoniche ed ambientali compiute nei confronti di imprenditori e dell'allora assessore pugliese alla Sanità e ora senatore del Pd Alberto Tedesco, dimessosi il 6 febbraio scorso dopo aver appreso di essere indagato. Dalle intercettazioni emergerebbero infatti i nomi di politici regionali e nazionali del centrosinistra.

L'indagine, nell'ambito della quale sono in corso gli accertamenti sui presunti illeciti finanziamenti, è a carico di una quindicina di persone e riguarda una presunta associazione per delinquere capeggiata - secondo l'accusa - da Tedesco, finalizzata alla corruzione, concussione, abuso di ufficio, voto di scambio, illecito finanziamento ai partiti e truffa. Per alcuni reati, e nei confronti di alcune persone, si ipotizza l'aggravante di aver favorito una associazione mafiosa. Proprio per verificare la presunta esistenza di illeciti finanziamenti ai partiti, alla fine del luglio scorso il pm acquisì i bilanci e la documentazione bancaria dalle sedi baresi di cinque partiti: Pd, Prc, Sinistra e Libertà, Socialisti Autonomisti, e Lista Emiliano.

Intanto si è appreso che martedì 8 settembre la commissione parlamentare sulla Sanità ascolterà il procuratore della Repubblica di Bari, Emilio Marzano, e alcuni dei sostituti che indagano sulle vicende sanitarie regionali. L’incontro avverrà presso la prefettura di Bari in mattinata. Questa mattina, invece, il sostituto procuratore della Dda, Desiree Digeronimo (nella foto), sta continuando gli interrogatori e tra questi ci sarebbe anche quello di un medico chirurgo della provincia di Bari.


10/05/2009

Ecopass, annullate 3 multe su quattro

Ecopass, annullate 3 multe su quattro

 

POLEMICHE SUL TICKET. I giudici di pace: accolti i ricorsi. Il Comune non presenta la documentazione del ministero

 

 

 

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Tre multe Ecopass su quat­tro annullate. I risultati delle sentenze cominciano ad arri­vare sul tavolo del coordina­tore dei giudici di pace mila­nesi, Vito Dattolico. Cinquan­tacinque i documenti deposi­tati finora: 42 ricorsi accolti, 13 bocciati. «Alla base del gran numero di multe annul­late — spiega Dattolico — c’è un vizio di fondo. E cioè che il Comune non produce la do­cumentazione che dimostre­rebbe la legittimità dell’istitu­zione della zona a traffico li­mitato ». Vicenda complicata. C’è una sentenza, depositata pochi giorni fa, che è destina­ta a far scuola. È una senten­za di accoglimento, che dà ra­gione al multato e torto al Co­mune. Tra le righe si sostiene la tesi che Palazzo Marino avrebbe dovuto ottenere dal ministero l’autorizzazione per creare una nuova Ztl, dai confini diversi rispetto a quel­la istituita dal precedente sin­daco Albertini. «Ci sono dei dispositivi — spiega Dattoli­co — che lo dicono aperta­mente: ogni nuova Ztl regola­mentata da telecamere richie­de l’autorizzazione ministeria­le ». «Abbiamo chiesto ai fun­zionari comunali di trasmet­terci i documenti, ma finora nessuno l’ha fatto», aggiun­ge. E così, se nel ricorso si fa riferimento a questo punto, il verbale staccato mesi prima ha ottime probabilità di di­ventare carta straccia.

La que­stione s’intreccia a un proble­ma di fondo. I rappresentanti del Comune quasi mai si pre­sentano alle udienze. Che so­no tante, tantissime. Ci vor­rebbero battaglioni di vigili e funzionari che ovviamente non ci sono. «Ma se il Comu­ne producesse una volta per tutti i documenti, non ci sa­rebbe bisogno di una presen­za quotidiana alle udienze» sottolinea Dattolico. E poi il principio della buona fede. Ancora il caso di scuola della prima sentenza: «In alcuni varchi c’è una oggettiva con­fusione di cartelli e di segnala­zioni. Per cui l’elemento sog­gettivo può prevalere». «La politica della mobilità non può essere dettata dai giudici di pace» insorge il verde Enri­co Fedrighini, grande spon­sor dell’Ecopass morattiano. «L’unica cosa a cui si aggan­cia Dattolico è la scarsa pre­senza dei rappresentanti del Comune in sede di udienza. Gli uffici dell’assessorato han­no ottenuto tutte le autorizza­zioni possibili e immaginabi­li ». Fedrighini chiede incon­tri, seminari, corsi di forma­zione: «Bisogna che i giudici vengano adeguatamente for­mati e istruiti rispetto a una materia così delicata, altri­menti si lascia il campo alle furbizie legali». Una valanga di ricorsi si di­ceva. Solo nel periodo tra lu­glio 2008 e aprile 2009 sono arrivate 4.864 domande d’an­nullamento per le multe Eco­pass. A cui vanno sommate le 5.715 per gli accessi nelle set­te nuove corsie preferenziali nate insieme al ticket. Quasi il 30% di tutti i ricorsi piovuti sui tavoli di Dattolico e dei suoi collaboratori. Il ticket è materia da campagna eletto­rale. Filippo Penati, a dispet­to del sostegno dei Verdi, è un feroce oppositore di Eco­pass. La notizia dei primi ver­bali annullati offre il destro: «Il sindaco Moratti abbia co­raggio e con un provvedimen­to di autotutela del Comune annulli tutte le multe dell’Eco­pass ».

Andrea Senesi


08/04/2009

Truffa al servizio sanitario nazionale, 720 denunciati per esenzione ticket

Truffa al servizio sanitario nazionale, 720 denunciati per esenzione ticket

 

Tra i denunciati anche lavoratori dipendenti, imprenditori e dirigenti pubblici e privati. I richiedenti esibivano false certificazioni al fine di sottrarsi al pagamento delle spese mediche

 

BARI - Truffa al Servizio sanitario nazionale: con questa accusa i militari della Guardia di Finanza di Bari hanno denunciato 720 persone, a conclusione di un'indagine effettuata nelle strutture ospedaliere della provincia del capoluogo pugliese.

FALSE CERTIFICAZIONI - Analizzando un elevato numero di prescrizioni mediche per prestazioni sanitarie, e dai successi controlli incrociati (autocertificazioni e comparazioni con le dichiarazioni dei redditi), le Fiamme Gialle hanno scoperto che i richiedenti, al fine di sottrarsi al pagamento dei «ticket», dichiaravano false certificazioni. Tra i denunciati figurano anche lavoratori dipendenti, imprenditori, dirigenti pubblici e privati e liberi professionisti.