12/10/2009
Carfagna: «Vietare il burqa in classe»
Carfagna: «Vietare il burqa in classe»
«La tolleranza non può diventare una minaccia alla nostra civiltà». Il ministro per le Pari opportunità: situazione delle immigrate allarmante, ne parlerò con Maroni e Gelmini
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| Mara Carfagna (Fotogramma) |
MILANO - Vietare burqa e niqab nelle scuole: la proposta è del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che ha intenzione di parlarne con i colleghi dell'Interno Maroni e dell'Istruzione Gelmini. «Sono assolutamente favorevole a una legge che vieti in Italia il burqa e il niqab (velo che copre la donna lasciando scoperti solo gli occhi, ndr), simboli di sottomissione della donna e ostacolo a una vera politica di integrazione - ha spiegato il ministro -. Non in quanto simboli religiosi, bensì per le storie che nascondono, storie di donne cui vengono negati diritti fondamentali come l'istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione. Vietare burqa e niqab nelle scuole, luogo primario di integrazione ed emancipazione, può essere un segnale importante».
«SITUAZIONE ALLARMANTE» - La condizione delle donne immigrate in Italia, ha spiegato la Carfagna intervenendo alla presentazione dei risultati di un anno di attività del numero verde «Mai più sola» promosso dall'Acmid donna onlus, «ci preoccupa e ci allarma» a causa di «tradizioni, culture e modi di trattare le donne che spesso sono incompatibili» con quelli italiani. «Occorre far capire alle donne che vengono nel nostro Paese che da noi le donne godono di pari diritti e di pari dignità rispetto agli uomini, e che non c'è spazio per culture, tradizioni o religioni che vogliono confinare la donna in uno stato di soggezione e di inferiorità. La tolleranza non può diventare una minaccia alla nostra civiltà. Il tempo sta per scadere, è in atto un tentativo di sopraffare secoli di civiltà, di instaurare un regime che nega i diritti».
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| Tag: carfagna, ministro, pari opportunità, immigrazione, burqa, niqab, vietato, classe, scuola, proposta, tolleranza, minaccia, civiltà | OKNOtizie |
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07/09/2009
Un quartiere a luci rosse a Barcellona
Un quartiere a luci rosse a Barcellona
SPAGNA. Il partito dei Verdi propone di istituire nella città una zona di tolleranza come ad Amsterdam
BARCELLONA – Il quartiere a luci rosse esiste già: è la zona più turistica di Barcellona, attorno alla Rambla. Non resta che decidere, realisticamente, di delimitarlo e legalizzarlo, spostandolo magari in un'area meno centrale, meno visibile e meno rappresentativa: la proposta è firmata dagli ecosocialisti di Iniciativa per Catalunya-Verts secondo partito di governo della capitale catalana, con esplicito riferimento al modello e all'esperienza di Amsterdam e delle sue ragazze in vetrina. Se è un’utopia, e forse anche un errore, pensare di poter debellare la prostituzione, meglio sarebbe circoscriverla a una «zona di tolleranza»: non case chiuse, ma strade in cui le artigiane più antiche del mondo possano lavorare senza problemi con la legge e con la pubblica decenza. Gli ecosocialisti non spiegano, e più probabilmente non sanno, come affrontare il nodo principale: la prevedibile rivolta degli abitanti di qualunque quartiere, anche periferico e mal illuminato, che venisse prescelto per ospitare la prostituzione, a beneficio della quiete del resto della città. L'idea di un «Barrio Rojo», inoltre, mal si concilia con la linea politica del sindaco socialista Jordi Hereu, più propenso a proibire per legge il mercato del sesso sulle Ramblas e possibilmente in qualunque altro punto della mappa cittadina, «come forma di lotta per la dignità». Hereu ha in mente una proposta di legge, da presentare in consiglio, ma non avrà i voti degli alleati di ICV: «Vietare non serve, come non serve eludere il dibattito sulla regolarizzazione» dice il leader del partito, Joan Herrera, che spera nell’appoggio del capo di governo, José Luis Rodriguez Zapatero. Al quale si è rivolto, senza molto successo, anche il sindaco: «È un suo problema» si è smarcato il premier.
Tra le colonne dei portici vicino al mercato della Boqueria, a Barcellona, nei vicoli del Raval e del Barrio Gotico, nelle ultime notti – a dire il vero - passeggiano più poliziotti che nigeriane in hot pants. Le prostitute si sono spostate di un chilometro al massimo, in un estenuante rimpiattino notturno che, sabato notte, si è concluso con il magro bottino, per gli agenti, di 16 arresti, dodici uomini e appena quattro falene rimaste impigliate nella retata.
Troppo poco per placare l’ira dell’opinione pubblica e dei residenti, dopo la pubblicazione di un reportage fotografico sul quotidiano «El Pais» che mostrava, nitide e senza censure, scene di sesso mercenario a cielo aperto. Quel che si poteva immaginare accadesse negli alberghi a ore o in qualche parcheggio buio, avveniva alla luce dei lampioni, davanti alle saracinesche chiuse dei negozi frequentati, di giorno, dai turisti, tra le colonne dell’area più caratteristica di Barcellona. Le foto documentavano quel che gli abitanti dei palazzi circostanti scrivevano e descrivevano da mesi nella rubrica delle lettere dei quotidiani locali. Ma hanno ottenuto un effetto molto più dirompente in tutta la Spagna, o «un notevole malessere», per usare le calibrate parole di Zapatero, con successivi dibattiti sull’opportunità di pubblicare immagini normalmente racchiuse nel cellophane delle riviste pornografiche. «Vari giornali, incluso El Pais, avevano già trattato la questione del degrado del centro di Barcellona – osserva Milagros Perez-Oliva, difensora del lettore del quotidiano -, però nessuno aveva ottenuto il minimo effetto sulle istituzioni. Finché non sono state pubblicate queste foto».
Elisabetta Rosaspina
11:31 Scritto in CURIOSITA' | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
| Tag: barcellona, proposta, ecosocialisti, spagna, zona, turistica, città, partito, verdi, istituire, tolleranza, prostituzione, amsterdam | OKNOtizie |
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