03/11/2010

Prince torna in Italia e accende Roma

Prince torna in Italia e accende Roma

Dopo un'assenza dal nostro Paese di 8 anni l'artista di Minneapolis si è esibito al Palalottomatica incantando 6mila persone. Nelle due ore di musica grandi successi e nessun pezzo dal nuovo album

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08/10/2010

Pooh, in arrivo un nuovo disco e un tour in tutta Italia

Pooh, in arrivo un nuovo disco e un tour in tutta Italia

"Dove comincia il sole" uscirà il 12 ottobre e per la prima volta non si avvarrà della collaborazione di Stefano D'Orazio, il batterista storico del gruppo. Roberto Facchinetti: "Abbiamo ancora molte cose da dire"

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07/08/2010

A Torino il "Beautiful day" degli U2

A Torino il "Beautiful day" degli U2

Fan in delirio per l'attesa apertura del nuovo tour della band irlandese. Due ore e mezza di concerto per un totale di 23 brani classici che hanno fatto la storia del gruppo.

 

 

 

Gran concerto quello degli U2 a Torino per l'attesa apertura del nuovo tour 360ø 2010. Una festa d'agosto per 45.000 fan che per i loro beniamini irlandesi hanno anche rimandato le ferie (pochi i vip già invece numerosi per la lista nella tappa romana dell'8 ottobre, l'ultima del tour europeo che quest'anno apre e chiude proprio in Italia). Poi sarà la volta, l'anno prossimo, degli Stati Uniti.

Le danze si sono aperte, puntuali, alle 21:20, quando Bono è apparso sulla pedana del palco più "pesante" (180 tonnellate di acciaio) e mastodontico della storia del rock mondiale.

La serata, due ore e mezza, per un totale di 23 brani cantati da un Bono apparso in buone condizioni ha mantenuto le promesse riuscendo a coinvolgere al massimo il pubblico anche per via di un sapiente mix di brani classici della storia della band, dall'iniziale "Beautiful day" (dopo l'apertura vera con "Space Oddity" di David Bowie a "Magnificent", una bellissima versione di "Miss Sarajevo", cantata in italiano nella parte di Pavarotti, a brani nuovi. Inediti sono stati "North Star", melodica e romantica storia di pace e di amore, eseguita al buio e "Glastonbury", ballata scritta per il festival irlandese omonimo a cui la band non ha potuto partecipare in primavera. Bono stesso ha spiegato che si trattava di due inediti.

Tra i brani della serata anche "Until the End of the World", "Vertigo", "Mlk", una sorta di ninna nanna per Martin Luther King, (durante la quale scorrevano immagini sul grande cono circolare centrale di Aung San Suu Kyi, morta in Birmania), "One"; "Streets"; "Walk on", verso la fine è anche passato un video del vescovo Desmond Tutu, che chiede al mondo di lottare per la giustizia e la salute di tutti. Gran finale con "Moment of surrender" e "Rocket man" di Elton John.


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26/05/2010

Bono esce dall'ospedale dopo l'operazione alla schiena

Bono esce dall'ospedale dopo l'operazione alla schiena

Il cantante si era infortunato nel corso delle prove del tour. Il leader degli U2 accusava una parziale paralisi a una gamba. Sul palco negli Usa non prima del 2011

 

Il manager di Bono Paul McGuiness con il profesor Joerg Christian Tonn (Ap)
Il manager di Bono Paul McGuiness con il profesor Joerg Christian Tonn (Ap)

MONACO DI BAVIERA - Bono, il leader degli U2, è uscito dall’ospedale di Monaco di Baviera dove era stato operato d’urgenza a seguito di una paralisi parziale a una gamba, ma dovrà rinviare al 2011 il tour previsto negli Stati Uniti. Il cantante si è infortunato proprio nel corso delle prove del tour mondiale della band irlandese. La notizia è stata diffusa dal sito internet del gruppo musicale.

ALMENO OTTO SETTIMANE DI CONVALESCENZA - L'intervento che si era reso necessario a causa dei dolori lancinanti e una parziale paralisi che lo aveva colpito alla parte inferiore di una gamba, generata da una forte compressione del nervo sciatico e da una lesione al legamento di una vertebra. Il cantante, secondo il manager Paul McGuinness, dovrà fare una convalescenza di almeno otto settimane. Per questo motivo gli U2 hanno annullato le 16 date americane del tour 360 degrees e il loro concerto atteso di giugno al festival di Glastonbury in Inghilterra, uno dei più importanti d'Europa, che quest'anno festeggia i 40 anni. L'artista ha telefonato personalmente all'organizzatore di Glastonbury Michael Eavis. «Sono addolorato - ha detto Bono, citato sul sito degli U2 - Volevamo davvero esserci e fare qualcosa di speciale. Abbiamo persino scritto una canzone proprio per i festival». «È stato evidente dalla nostra conversazione che gli U2 sono molto delusi - ha commentato Eavis - Chiaramente, eravamo ansiosi di suonare al Pyramid Stage, e noi eravamo ansiosi di vederli. Al momento non possiamo dire chi possa essere il possibile sostituto. Ma vogliamo solo inviare a Bono i migliori auguri per una completa e pronta guarigione». Sul sito del gruppo il primo concerto europeo confermato resta comunque quello di Torino del 6 agosto 2010.


22/05/2010

U2, Bono Vox operato d'urgenza alla schiena

U2, Bono Vox operato d'urgenza alla schiena

Il cantante della band irlandese era rimasto ferito durante le prove. Il tour, che sarebbe dovuto partire il prossimo martedì a Salt Lake City, è stato posticipato. Le variazioni delle date saranno decise in base alle sue condizioni di salute

 

 

 

Operazione d'urgenza alla schiena per Bono, rimasto ferito durante le prove dell'ultimo tour degli U2. Lo storico cantante della band irlandese dovrà trascorrere alcuni giorni in un ospedale di Monaco, prima di tornare a casa per proseguire la convalescenza.
Il tour, che avrebbe dovuto prendere il via martedì prossimo a Salt Lake City, negli Stati Uniti, è stato posticipato. Dopo gli Usa, gli U2 dovrebbero fare tappa a Torino il 6 agosto e a Roma, per la chiusura, l'8 ottobre. Il portavoce del gruppo, Paul McGuinness, ha fatto sapere che le variazioni delle date saranno decise in base alle condizioni di salute di Bono.


17/11/2009

Il tour di Gheddafi: cappuccino in centro e notte con le ragazze

Il tour di Gheddafi: cappuccino in centro e notte con le ragazze

 

IL VERTICE DI ROMA. «Solo» mezz’ora di ritardo con Berlusconi

 

(Ansa)

ROMA — Un piatto di pasta tricolore, ieri sera a Palazzo Chigi, col suo «caro amico Sil­vio Berlusconi», baciato da­vanti ai fotografi all’arrivo, mentre un po’ infreddolite dal­l’altra parte della città, nella villa di via Caldonazzo, l’aspet­tavano fiduciose altre 200 mo­delle dell’agenzia Hostes­sweb, pronte a sorbirsi la le­zione di Corano. Secondo giorno di Ghedda­fi a Roma per il vertice Fao: non sono mancate le sorpre­se. La tenda beduina questa volta non c’è, è rimasta in Li­bia, rivelano a mezza bocca in ambasciata. Il leader per due notti di seguito avrebbe dor­mito nella residenza vicino a via Cassia. Lo dimostrano an­che le imponenti misure di si­curezza: il quartiere è blindato ormai da 48 ore. Nome in codice: Personali­tà. I Nocs e circa 50 agenti del­l’Antiterrorismo vigilano in queste ore su Gheddafi. Quan­do passa la sua «carovana» (al­meno venti macchine di scor­ta con i mitra nel bagagliaio) un cono d’ombra elettronico isola i percorsi: telefonini, gps e telecomandi diventano inuti­lizzabili, il campo sparisce, ca­dono le chiamate.

Gli esperti del settore la chiamano la «Bolla», una barriera traspa­rente ma invulnerabile. È la va­ligetta del Jammer. Una misu­ra a prova di attentato. Ma il raís è davvero impre­vedibile, per gli uomini della sicurezza i piani cambiano di continuo. L’ultima volta che è stato a Roma, a giugno per il G8, il Colonnello libico scese dalla sua limousine a largo Goldoni, era venerdì sera, e co­minciò a camminare per via Condotti, piazza di Spagna, via del Babuino, fino a piazza del Popolo, mandando in tilt le guardie che lo seguivano. Anche ieri è andata così. Dopo la mattinata trascorsa alla Fao, nel pomeriggio il raís (biancovestito) ha deciso di prendersi un cappuccino da Teichner in piazza San Loren­zo in Lucina, mentre un elicot­tero lo seguiva dall’alto. Gran­de agitazione tra gli uomini della scorta (una trentina) ma anche divertita curiosità dei passanti e degli altri avventori del bar. Cappuccino e bicchie­re d’acqua. Foto, saluti e poi via verso Palazzo Chigi, per la cena con Berlusconi, accolto da un picchetto d’onore e dal­la banda dell’Arma dei carabi­nieri in divisa storica, che ha suonato gli inni nazionali dei due Paesi. Il nostro premier, comunque, è stato fortunato: solo mezz’ora di ritardo da par­te del Colonnello, praticamen­te niente rispetto alle due lun­ghissime ore che a giugno fece­ro infuriare a tal punto il presi­dente della Camera, Gianfran­co Fini, da fargli annullare il previsto dibattito a Montecito­rio sulla politica estera nel Me­diterraneo. Lo strappo fu ricu­cito a stento. Malgrado la security, però, qualcuno l’altra sera è riuscito comunque a bucare le maglie della rete: una cronista si è fin­ta hostess anche lei e si è tro­vata così a tu per tu con Ghed­dafi impegnato nel sermone. Lo scoop le è valso un’intervi­sta della Bbc.

Ma ieri, nella vil­la di via Caldonazzo, in occa­sione del secondo appunta­mento con le modelle del­l’agenzia Hostessweb, è cam­biata completamente la musi­ca: controlli dei documenti co­me alla frontiera, per evitare il rischio di nuove infiltrate. Le duecento ragazze partite da via Veneto con i pullman alle otto di sera hanno dovuto la­sciare malvolentieri all’ingres­so anche cellulari e borsette. Poi è incominciata per loro la lunga attesa. Quasi tre ore. Mai far aspettare una signora: non si diceva così una volta? Stavolta, però, c’era almeno il buffet. Acqua, tramezzini e pizzette: non esattamente una cena di gala, comunque le hostess hanno potuto risto­rarsi rispetto al digiuno della prima sera. Dentro, rivolte al raìs, tante domande su reli­gione, adulterio, violenza ses­suale. C’erano pure Rea Beko e Francesca Grasso, invitate di nuovo dall’ambasciata libi­ca avendo mostrato, domeni­ca, un certo interesse per l’Islam. Solo a una domanda il Colonnello non ha risposto. È stato quando una ragazza gli ha chiesto se fosse al cor­rente delle feste a Villa Certo­sa dell’amico Silvio Berlusco­ni. Gheddafi l’ha guardata ne­gli occhi, le ha sorriso, poi s’è messo un dito sulle labbra. Si­lenzio.

FOTO GALLERY DELLE DUECENTO RAGAZZE

Fabrizio Caccia


14/10/2009

In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la Grimaldi

In viaggio su una crociera-gay senza preavviso, coniugi contro la Grimaldi

Marito e moglie di Trevi hanno chiesto un risarcimento alla compagnia napoletana per l'insolito tour sulla tratta civitavecchia - barcellona

 

La crociera gay «Revuelta» (da www.gay.it)

 

La crociera gay «Revuelta» (da www.gay.it)

 

NAPOLI - Strana «disavventura» per due coniugi umbri che si sono trovati a viaggiare su una crociera della Grimaldi rigorosamente dedicata ai gay. Marito e moglie di mezza età, residenti a Trevi, sostengono di non essere stati avvisati del «particolare» tipo di viaggio sulla nave «Cruise Barcellona» della compagnia napoletana, che da Civitavecchia approda nel capoluogo catalano. I coniugi ritengono di aver prenotato un viaggio «normale» e perciò hanno chiesto alla Grimaldi un risarcimento di 3mila euro.

La notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria. La coppia di Trevi si sono rivolti all’avvocato Antonio Francesconi che ha scritto alla compagnia senza però - ha spiegato - ricevere al momento alcuna risposta. «Non è una questione di discriminazione - ha detto il legale - ma solo di godimento del viaggio. Uno spiacevole equivoco che però va risarcito».

La coppia aveva ottenuto il viaggio con una raccolta punti. Dopo averlo scelto sul catalogo - ha spiegato l’avvocato Francesconi - i due si erano «messi in contatto con la compagnia per la prenotazione senza però che nessuno facesse riferimento alla crociera gay». Una volta a bordo, il 19 settembre scorso, marito e moglie si sono imbattuti - riferisce legale - in una nave «a tema», con feste e spettacoli «tutte» dedicate ai gay. «Una situazione di palese imbarazzo per i miei assistiti - ha concluso l’avvocato Francesconi - che al ritorno hanno deciso di chiedere il


29/09/2009

Intervista a vanity fair: «Il nostro sogno è schiattare sul palco»

Intervista a vanity fair: «Il nostro sogno è schiattare sul palco»

 

I Pooh chiudono a Milano il tour per il «ritiro» di Stefano D'Orazio. «Continuare? Sì, ma servono nuovi stimoli»

 

I Pooh in concerto (Barbaglia)
I Pooh in concerto (Barbaglia)

MILANO - Continuare o fermarsi dopo una lunghissima carriera? E' l'interrogativo che molti musicisti si pongono in questi anni. Perché la generazione del rock, del pop, dell'ex beat italiano, è ora sui senssant'anni, chi più (a volte anche molto di più) chi meno. E così anche in Italia c'è chi dice basta, come Stefano D’Orazio, una vita nella leggenda dei Pooh e che a 61 anni, chiude. Senza farsi mancare un giro d'addio, ovvero il tour esitivo che il gruppo più longevo d'Italia ha effettuato: chiusura il 30 settembre a Milano, al Forum di Assago. Sarà l'ultima notte insieme? Che faranno gli altri tre, ovvero Roby Facchinetti, il tastierista (65 anni) Dodi Battaglia, il chitarrista (58) e Red Canzian, il bassista (57)?. «Non lo sappiamo. Cinquanta per cento andiamo avanti, cinquanta finiamo qui».

«CERCHEREMO NUOVI STIMOLI» - Ne hanno parlato in una intervista a Vanity Fair, tra ricordi e battute. Come questa: «Il nostro sogno è schiattare sul palco» dice Red. Il che significa che i Pooh molto probabilmente non si fermeranno. L'intenzione, diecono, era arrivare al cinquantenario del 2016». La decisione di stefano ha messo in discussione l'idea. «Abbiamo dovuto condividerla per forza. Altrimenti l’avremmo offeso. E noi siamo suoi amici sul serio» dice Red. E Dodi: «Non la capisco, ma la rispetto». Insomma, il futuro è ancora indefinito, ma pare che un futuro ci sarà. « La voglia di continuare c’è - dice Dodi - dobbiamo capire come. Abbiamo bisogno di nuovi stimoli, grandi progetti, cose mai fatte prima. per esempio lavorare con i più grandi musicisti internazionali. Abbiamo una storia da difendere: per continuità e qualità, pochi hanno fatto come noi».


13/09/2009

Elton John vuole adottare un orfano ucraino

Elton John vuole adottare un orfano ucraino

 

Il piccolo ha 14 mesi e ha perso i genitori a causa dell'aids. Il cantante ha annunciato la decisione durante il tour della sua fondazione in Ucraina

 

LONDRA - Elton John vuole adottare un bambino. In visita in Ucraina nel quadro dei tour della sua Fondazione contro l'Aids, il cantante britannico ha suonato "Circle of Life" per i bambini di un orfanotrofio, molti dei quali hanno perso i genitori a causa dell'Aids. L'Ucraina registra il tasso di crescita più veloce di Hiv. Due anni fa il cantante si esibì in un concerto gratuito sulla principale piazza di Kiev, a cui assistettero decine di migliaia di persone, allo scopo di segnalare il problema dell'Hiv e dell'Aids.

LEV - Nel corso di una conferenza stampa, scrive la Bbc online, l'artista ha annunciato di voler adottare uno di loro, Lev, 14 mesi. «David e io abbiamo sempre parlato di adozione», ha spiegato il cantante seduto accanto al suo compagno David Furnish con il bimbo in braccio. «David ha sempre voluto adottare un bambino e io gli ho sempre risposto di 'no' perché ho 62 anni e penso che con il lavoro che faccio, con i viaggi, non sarebbe giusto per il bimbo, ma dopo aver visto Lev vorrei tanto adottarlo, non so come faremo, ma ha rubato il mio cuore e quello di David: oggi ho cambiato idea»


12/05/2009

Gli Eagles: con le droghe si spreca tempo

Gli Eagles: con le droghe si spreca tempo

 

A giugno in Italia: «Show di tre ore. Tutti i nostri classici e qualche nuovo brano». Don Henley: se fossimo stati più saggi avremmo realizzato più dischi

 

la band (Ansa/Epa)
la band (Ansa/Epa)

MILANO — «Hotel Califor­nia? È un viaggio dall’innocen­za all’esperienza, verso la matu­rità ». Parola di Donald Hugh Henley (classe 1947), più noto come Don Henley. Una leggen­da del rock americano. È il fon­datore, batterista, voce e coau­tore di numerosi brani degli Eagles, probabilmente il grup­po musicale country-rock di maggior successo nella storia della musica. Il loro disco The­ir Greatest Hits (1971-1975) ha venduto solo negli Stati Uniti 29 milioni di copie. La band, che dalla sua nascita nel 1971 ha avuto diversi rimpasti, sarà in Italia il 13 giugno (Milano, Forum). Il loro ultimo album, dopo anni di silenzio, si intito­la Long Road Out of Eden. E Don Henley confessa che rea­lizzarlo non è stata una passeg­giata: «Difficile conservare il nostro suono e allo stesso tem­po cercarne uno nuovo. Anche utilizzando strumenti esotici provenienti dall’India e dall’Af­ghanistan».

Lo show che approda in Ita­lia, più che un concerto è una maratona. «Dura tre ore. Tutti i nostri classici, più alcune del­le nuove canzoni, che ci aiuta­no a mantenerci ancora fre­schi. Abbiamo speso un sacco di soldi nella produzione. Tut­to nuovo: dal palco, alle luci, agli schermi giganti».

Per i classici della band qualche ritocco. «Alcuni suo­neranno esattamente come gli originali, altri avranno qualche nuovo arrangiamento. Dopo il concerto italiano faremo una pausa e io porterò in vacanza la mia famiglia e i miei bambi­ni sul lago di Como. Sicura­mente non ospite della gente famosa che ha casa da quelle parti: di solito non frequento quel giro. Voglio andare a Co­mo perché mia nonna aveva origini italiane e i suoi antena­ti emigrarono da Genova in America e si stabilirono in una cittadina del Texas chiamata Como. Diciamo che mio padre è nato a Como, però è una Co­mo nel Texas. Ecco perché vo­glio vedere il lago di Como, quello vero».

Desperado e Tequila sunri­se sono altre due canzoni che squarciano il cuore e richiama­no i fans ai concerti degli Ea­gles. «Per DesperadoTe­quila Sunrise è invece una cre­atura di Glenn, nata sotto la moda dell’omonimo cocktail: si beveva della tequila pura e poi si buttava giù della birra». Ma quanto c’è ancora di country nella musica degli Ea­gles? «Parecchio. Ma nel coun­try di oggi non c’è più l’anima vera della campagna. Noi Ea­gles comunque le nostre radici le abbiamo nel rock’n’roll». Tensioni all’interno della band? «Certamente, come in qualsiasi gruppo. Ad ogni con­clusione di tour ne abbiamo abbastanza l’uno dell’altro e an­nunciamo che sarà l’ultimo». Una delle defezioni più trau­matiche fu quella di Don Fel­der. «In verità ne siamo stati contenti, perché sono subito diminuiti i problemi fra di noi. L’arrivo del nuovo chitarrista, Stewart Smith, è stato come una scintilla di vitalità». La ri­cetta degli Eagles resta un mi­stero. «C’è una vecchia battuta che dice: per comporre una canzone serve il 10% di ispira­zione e il 90% di traspirazione. Abbiamo avuto la fortuna di trovarci in un ambiente nel quale operavano gente come Jackson Browne e Randy New­man e abbiamo potuto osserva­re come operavano». — spiega Don Henley — sono stato in­fluenzato da un compositore del 19˚secolo, Stephen Foster, che descrisse il Sud nelle sue canzoni, e da Ray Charles.

Paure? Rimpianti? «Nei primi anni ab­biamo sprecato tempo nelle droghe. Ma era lo stile di vita di quel periodo: tutti lo faceva­no negli anni Sessanta e Settan­ta. Se fossimo stati più saggi avremmo prodotto un paio di album in più».